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Urbani. I canti e gli incanti di Paolo Battista. Dal 12 agosto.

Metto in questo post una nota che alcuni mesi fa chiesi a mio fratello  Paolo, poeta, musicista e pittore e che poi non ha trovato spazio sul blog. Lui irpino che ha scelto di vivere a Roma, questa estate è tornato in Irpinia e per la prima volta  le sue poesie, raccolte nella silloge “Canti urbani”  sono presentate ad Avellino martedi 12 agosto al Guernica Art e Cafè di Viale Italia  alle 19,30. Contemporaneamente saranno in esposizione fino al 24 agosto alcune sue opere. Segnalo questo appuntamento, anche con imbarazzo visto che è mio fratello, perchè credo che nel calderone degli eventi, questa piccola cosa, che tra l’altro vede anche la partecipazione di Paolo Saggese, merita di essere incoraggiata tentando di capire le interrelazioni possibili tra la metropoli e la montagna dei paesi, attraverso la espressione comunicativa di chi , combattuto,  vive in bilico. Forse anche recuperando o ascoltando coloro che per rabbia, odio, tristezza sono andati via da questi territori che si può ricostruire l’Irpinia stessa.

Luca Battista
 

 

 

CANTI URBANI

Il mio nome è Paolo Battista e da dieci anni vivo a Roma. Attratto dalle letture giovanili di Pasolini, dal cinema onirico e sublime di Fellini e dall’arte classica sparsa in ogni angolo della città, mi spinsi nel lontano 1999 in un avventura che oggi ritengo fondamentale per la mia crescita artistica e personale. Gli studi alla Sapienza (simbolo storico negli anni delle rivolte studentesche e quindi fonte di curiosità e attrazioni) in Letteratura Musica e Spettacolo e la ricerca poetica-pittorico-musicale hanno contraddistinto in modo netto questa mia seconda vita. All’inizio ricordo le difficoltà dovute ad un cambiamento così repentino dalla verde esplosione della flora irpina alla grigia monumentalità di palazzi e cemento della capitale: cambiava il modo di respirare, di guardare le cose, di percepire gli odori, di comunicare con la gente: iniziavo ad acquisire nuove coscienze sociali-politico-culturali: ed era interessante! Lo è tutt’ora, anche se la vita nelle metropoli contemporanee rischia di rendere ancora più anonime le individualità comprimendo valori e spacciando finte solidarietà. Ed è proprio contro questo tipo di cultura estetizzante e dominatrice che cerco di indirizzare la mia arte; attraverso la poesia dei Canti Urbani, ed. Il filo(genn. 2008) dove la mia anima si traduce in versi interrogativi, fragili, curiosi, a volte romantici alla riscoperta di cosa si cela dietro le facciate di edifici troppo belli, dietro i volti di persone che sacrificano la loro esistenza per qualcosa di futile e opprimente che da tempo ormai ha soppresso la loro immaginazione, dietro il rapporto complicatissimo tra l’individuo e una società che non ci rappresenta; attraverso la musica, da sempre direi l’unica arte capace di unire i popoli e attenuare le loro tragedie. Suono in una band da parecchi anni, tanti che forse ho perso il conto e sono sempre più convinto che non ci sia strumento migliore per coinvolgere, per comunicare, per non disperdere gli ultimi residui d’amore che ancora si respirano nell’aria, proprio per questo suo potere comparativo che oltre le persone unisce tanti tipi di talenti differenti, come appunto la scrittura, la melodia e in un certo senso anche il cinema con la pratica video; ed infine la pittura, riscoperta in modo viscerale negli ultimi anni. Molto più acerba rispetto alla musica o alla poesia ma ugualmente importante per il grado di comunicabilità, di manualità e corporeità che è in grado di provocarmi. Le mie opere sfruttano,se così si può dire, tutti i materiali di scarto della città: tutto quello che la gente rifiuta. Vetro, legno, plastica, ferro, colle, smalti, acrilici, lana, cotone, pelli, carta sono gli strumenti dei miei lavori, per un’arte che cerca di esprimere la pressante quotidianetà che ci soffoca coi suoi ritmi usa e getta vertiginosi. Devo questo proprio a tutte le esperienze di cui si compone il mio percorso esistenziale; non posso prescindere dalla totalità dei miei primi anni vissuti ad Avellino, che sommati alle seguenti esperienze europee con epilogo(almeno fino a questo momento) capitolino, hanno fatto di me quello che sono. Oggi quando ritorno nella mia città natale vivo il tutto come una sorta di riappacificazione che prima respingevo, l’unicità della potenza naturale che esprime l’Irpinia la rende un posto unico al mondo, ed è per questo che l’amo, oltre all’importanza che la memoria dovrebbe avere in ognuno di noi e che purtroppo lentamente sta svanendo con la tanto criticata generazione dei padri. Credo nell’arte e nella cultura come mezzo di solidarietà indifferentemente dal luogo da cui provieni. Amo l’Irpinia ma anche i colli laziali e la riviera ligure, quindi spero che la mia identità originaria riesca ad acquisire il valore dovuto e non si disperda in una globalizzazione che,per usare le parole di studiosi eminenti, si sta ineluttabilmente liquefando.

Paolo Battista

 
 
 
 
 

 

 

 
 
 

 

 

 

 

 

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Written by lucabattista

11 agosto 2008 a 1:25 pm

Una Risposta

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  1. LUNA CALANTE

    Cola
    colante
    colabrodo
    di lacrime:
    Luna
    calante
    colabrodo
    e bersaglio:
    rosa
    colante
    colabrodo
    di sangue:
    la civilizzazione
    della coscienza!
    L’ennesima bugia
    colante
    colabrodo
    d’inganni:
    buio
    calante
    colabrodo
    e miraggio:
    il tradimento
    della coscienza!
    Un sanguinolento
    fruscio
    di casualità
    nell’anonimato
    nottilucente.
    Un’occhiata
    colante
    colabrodo
    rimembrante:
    sanguinante!
    Spegnersi,
    alimentarsi,
    rigenerarsi
    nella realtà
    colante
    colabrodo
    e disastro:
    scaglie
    di luce
    violastra
    nel sonno
    calante
    colabrodo
    delirante:
    la caduta
    e la ruggine
    della coscienza!

    Paolo battista...versi tratti da CANTI URBANI

    30 agosto 2008 at 12:44 am


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