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post-convegno al Goleto 1 / l’AGRICOLTURA

dopo la proiezione de “La voce del paesaggio”  e di “Ecovillaggi”, al Goleto abbiamo parlato di AGRICOLTURA … pratica da rilanciare con e per i giovani in Irpinia; il prezzo della pasta, nel’ultimo anno, è aumentato del 30% (come il gasolio); il pane è salito del 13%; … pensare che il Formicoso è il granaio della Campania (produce il 72% del grano duro) … sul Corriere della Sera di ieri -22.8.08- leggo che altrove i ragazzi si stanno già muovendo …  (leggete almeno il paragrafo “giovani, campioni innovazione”)   _a.v.

Mentre industria e servizi non crescono è boom per l’economia legata alla terra

L’agricoltura ha messo il turbo

In Italia Gli ultimi dati registrano una crescita del 6,9% in un comparto che da anni sembrava in contrazione

In un’Italia dall’economia ferma, c’è un settore che ha messo il turbo. È l’agricoltura, che nel primo trimestre è cresciuta del 6,9% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre l’industria ha registrato un aumento dello 0,6% soltanto e i servizi un misero 0,2%. A confermare la performance del settore primario sono arrivati i dati preliminari Istat. La decrescita dello 0,3% del Prodotto interno lordo è dovuta a una diminuzione del valore aggiunto dell’industria, a una sostanziale tenuta dei servizi. Tiene botta solo l’agricoltura, che conferma la crescita del suo valore aggiunto e, dopo anni duri, ha ritrovato la forma. Ma qual è il segreto? «Negli ultimi anni è cambiato l’imprenditore agricolo, che ha capito di doversi occupare anche di trasformazione e commercializzazione», spiega Federico Secchioni. Per il presidente di Confagricoltura, il cambiamento è avvenuto soprattutto nei settori viti-vinicolo, lattiero- caseario, e orto-frutta. Le insalate già preparate e confezionate sono un esempio. Più indietro il settore dei cereali, che ha una trasformazione industriale più complessa.

L’imprenditore moderno
La «svolta» dell’imprenditore agricolo è stata analizzata anche da un’indagine del Censis del marzo scorso. In Italia, dice il Centro studi investimenti sociali, esiste un nucleo vitale di imprenditori che sta proiettando in avanti l’agricoltura e che costituisce una «minoranza trainante » portatrice di una cultura moderna del fare azienda. Innovazione, orientamento al mercato e ottimizzazione dei fattori produttivi e dell’organizzazione sono gli ingredienti necessari per essere un agricoltore moderno. Il Censis ha individuato cinque protagonisti di questa nuova fase. Tra questi c’è Gabriella Fantolino, che ha deciso di portare avanti la passione del padre Andrea, fondatore di un’azienda di produzione e commercializzazione di uova. Qual è il loro punto di forza? «Seguiamo il nostro prodotto dall’inizio alla fine, cioè dal mangime per le galline a quando le uova arrivano sullo scaffale del supermercato —racconta Gabriella Fantolino —. Siamo noi a gestire lo spazio della vendita, abbiamo anche prodotto i mobili. Il nostro prodotto è fresco e imballato giornalmente, non possiamo trascurarlo nella parte finale dell’atto economico. Cerchiamo di fare in modo che il passaggio tra noi e il consumatore sia ridotto ai minimi, è lui il nostro vero cliente». Oltre a Fantolino, sono stati premiati anche la celeberrima azienda viti-vinicola Castello Banfi, Campoverde Agricola specializzata nella produzione e commercializzazione di pesche, nettarine e clementine, l’azienda di ricerca, ibridazione, selezione e marketing di varietà di rose Nirp international e il big del latte Cirio Agricola.

Giovani, campioni d’innovazione

Anche Coldiretti ha la sua classifica di agricoltori «top», selezionati dalla sezione giovani. Il concorso si chiama «Oscar Green» e premia le esperienze migliori di innovazione. Il vincitore di quest’anno per la categoria «esportare il territorio» è Giuseppe Riggio, che gestisce un’azienda agricola in provincia di Reggio Calabria. E che ha inventato l’adozione a distanza di un maiale di razza pregiata. Suo l’allevamento di suini grecanici, da cui ricava salumi naturali senza conservanti venduti direttamente al pubblico. Altre cinque le idee creative premiate. Davide Borghi di Reggio Emilia si è aggiudicato la vittoria per la categoria «Stile e cultura d’impresa» per aver recuperato la tradizione dell’allevamento di asini con la produzione di latte, alimenti e cosmetici a base di latte d’asina. Roberta Creta di Pietravairano (Ce) è stata premiata nella categoria «Campagna Amica» per aver creato prodotti innovativi come la gelatina di vino Aglianico. Paolo Marostegan di Camisano (Vi) ha vinto per la categoria «Sviluppo locale» con l’offerta del pacco famiglia. Gianenrico Spoldi di Trigolo (Cr) ha il primato nella categoria «Energia per il futuro» allevando maiali dai quali ottiene anche energia da biogas. Vincitore nella categoria «Oltre la filiera» è Alessandro Demarchi (Moretta, Cuneo) che ha razionalizzato la filiera che mette in relazione imprenditori agricoli e grande distribuzione.

I primati in Europa
Il successo si misura anche facendo il paragone con il resto d’Europa. «Se ci confrontiamo con le altre agricolture emerge che il valore aggiunto per ettaro, ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dalla nostra agricoltura è oltre il triplo di quella statunitense, doppia di quella inglese ed è superiore del 70% di quelle di Francia e Spagna—dice il presidente di Coldiretti Sergio Marini —. Tutto rimanda a due sole parole: qualità ed eccellenza. Questo dato lo voglio consegnare a chi ancora associa l’agricoltura italiana ad arretratezza imprenditoriale. Siamo ottimi imprenditori ». Uno sguardo ai dati fa capire da dove proviene l’orgoglio agricolo. Secondo i dati di Coldiretti, l’agricoltura italiana ha conquistato due leadership europee: del biologico, con quasi 50 mila imprese e oltre un milione di ettari, e dei prodotti tipici con 171 prodotti a denominazione o indicazione di origine protetta riconosciuti dall’Unione europea. Senza dimenticare il ruolo di primissimo piano in campo enologico, con 487 vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (Igt).

Politica e natura
Ma nel successo di quest’anno non va dimenticata madre natura, che nel 2008 è stata, e ci si aspetta sarà, molto generosa. «Il 2008 si preannuncia un anno di campagne positive — spiega Giuseppe Politi, presidente della Cia (Confederazione italiana agricoltori) e vice-presidente del Copa (Comitato delle organizzazioni professionali agricole dell’Ue) —. Ci aspettiamo raccolti più che buoni per cereali, frutta e uva. Sarà un buon anno anche per l’olio d’oliva». Il settore va bene e anche la politica è tornata a interessarsene. «La motivazione che ha determinato un ritorno del settore è dovuta al fatto che l’agricoltura contribuisce alla stabilità economica — spiega Federico Secchioni —. Prima si pensava che l’approvvigionamento potesse essere fatto da altri Paesi, oggi ci si è accorti che l’agricoltura è determinante anche per i Paesi avanzati. Per questo sta tornando nell’agenda economica. Il voucher è stata una risposta positiva da parte del governo». Orgoglio e crescita, ma anche problemi. Il più grave è l’aumento dei costi di produzione. La responsabilità va ricercata soprattutto nell’impennata del prezzo dei concimi, dei mangimi e dei prodotti energetici (+10 per cento).

 

Fausta Chiesa
22 agosto 2008

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RAGAZZI, COMUNITARI, MA VI SEMBRA ANCORA COSI’ INDECOROSO RIPRENDERE L’IDEA di coltivare la “TERRA” QUI IN IRPINIA ?  A parte il fatto che oggi l’agricoltura di qualità “fa tendenza”, i TITOLI DI STATO RENDONO solo il 4% annuo … IL GRANO circa il 30% …

In 20 anni a Sant’Angelo dei Lombardi si è passati da circa 2000 capi di bestiame (latte e carne) a 20 …

Per chi possiede un ettaro di terreno, ha ancora senso fare la fila per aspettare un posto in fabbrica, al centro commerciale o in un call center a 600 euro al mese ?  Ricordo una frase letta da qualche parte : “comprate un pezzo di terreno, è l’unico bene che non si fabbrica più”.

E’ mai pensabile una megadiscarica in un campo di grano ?

Mi hanno detto che in contrada “eremiti”, a Morra de Sanctis, un ragazzo ha avviato un allevamento di maiali allo stato brado, in un bosco di querce; produce sopressate, vende carne di maiale e sta andando alla grande. 

Il territorio agricolo, la terra è la nostra fabbrica

il paesaggio, il nostro riposo                

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Gianni Fiorentino segnala anche :  http://www.repubblica.it/mobile/articolo/ortofrutta-rincari-fino-al-200-per-cento-nel-percorso-che-va-dal-campo-alla-tavola/2008-08-23/1287743

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Una Risposta

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