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La verità è nemica della vanità

Il Cristo in Croce in  due tempere antiche su tavola di Giovanni Spiniello

“Spreco dei sentimenti, spreco della pace, spreco della verità, spreco delle identità, spreco dei luoghi…. L’opera vuole essere un tentativo sincero di rendere il “non visibile” visibile agli occhi del cuore….”

 

 

di Giovanni Spiniello

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L’opera “Gesù è amore senza misura” è nata da una proposta di Luca Battista.

Il rapporto con Luca è cominciato più di dieci anni fa e da allora c’è sempre stata una vera e profonda comunicazione.  Infatti già negli anni ’90 l’Associazione Tracce, ricca di energie giovani e di palpitanti indicazioni culturali, organizzò a San Felice di Capriglia presso la Scuola elementare una mia mostra, in occasione della festa patronale. L’evento “Reminescenze fossili e Cartoggettografie Multicolorate” fu un vero e proprio viaggio verso i luoghi dello Spirito e della Memoria, teso a dislocare nella periferia il discorrere e la ricerca dell’arte, inserendo e portando avanti la funzione dell’arte nel sociale attraverso incontri e interventi. L’allestimento della mostra fu a cura della Rivista Tracce di cui Luca era il presidente e l’animatore principale.

Fu innanzitutto l’incontro con una rete di giovani, l’accendersi di un’empatia che nella struttura scolastica ebbe un momento anche di alta professionalità e vide attivarsi una serie di giovani professionisti che, già all’epoca, si segnalavano per la validità delle loro idee e l’originalità delle loro proposte.

Conoscevo quindi l’alta professionalità e l’intelligenza creativa di Luca ed è per questo che, quando mi è stata proposta l’idea di interagire nuovamente con San Felice attraverso il suo filtro, ho accolto con gioia la sua proposta.

Venendo all’opera, adesso, vorrei sottolineare che l’intento espresso tramite il Cristo è stato quello di realizzare il rapporto intimo tra verità e vanità. Il tema della verità nemica della vanità mi ha coinvolto in modo totale e ha coinvolto tutte le mie energie in un patto segreto e chiaro con l’Altissimo che sentivo agire tramite la mia mano, come se  la mia opera stesse ad accogliere la sua intima volontà.

Il Cristo è il Principe della Pace, come ebbe a dire Monsignor Don Sergio Melillo, vicario di Avellino. Il concetto del mio Cristo ruota tutto intorno alla parola spreco e all’idea di amore.

Spreco dei sentimenti, spreco della pace, spreco della verità, spreco delle identità, spreco dei luoghi. Un consumismo che tutto omologa, che rende tutto vano e confonde il concetto di verità, esaltando il futile e l’inutile, il non richiesto, il bisogno indotto e non necessario.

Ma c’è anche l’amore, il dare la propria vita per gli altri, la generosità, l’altruismo.

L’opera vuole essere un tentativo sincero di rendere il “non visibile” visibile agli occhi del cuore, allo sguardo di una mente pura che osserva con amore, semplicità e innocenza. Il volto è raffigurato un momento dopo, quando Gesù è ormai lontano dal dolore terreno, nell’incontro felice con il Padre che rappacifica, unisce, perdona e dona la calma all’uomo che ritorna da un lungo viaggio.

Egli sembra allontanarsi dalla materia, nell’espressione corporea e nella mimica gestuale e facciale, per diventare uno e trino, come a sottolineare l’accoglienza racchiusa nell’espressione “venite a me voi che siete soli, sconsolati e stanchi”.

Giovanni Spiniello

Associazione Culturale Giovanni Spiniello Onlus

Piazza Duomo 2 – sito web www.giovannispiniello.it

 

Post-presentazione di Luca Battista

 

In occasione del 5° appuntamento degli incontri itineranti “Architettura in Irpinia”, che si svolge a Nusco sabato 29 novembre, ed il cui tema è “ REINTERPRETANDO IL FARE / mestiere, qualità, innovazione: una strada per la sostenibilità  tra craft-design e recupero architettonico”, per la prima volta verranno esposte due inedite opere del Maestro Giovanni Spiniello . Due tele in tempera antica su tavola,  il cui soggetto è il Cristo in Croce, pensate per essere collocate sull’altare della Chiesa di San Felice da Cantalice in Capriglia Irpina , restaurata nel 2007, e caso studio del convegno di architettura.

Durante i lavori di  restauro della Chiesa di San Felice, si è tentato di promuovere, anche nella comunità caprigliese,   le istanze di rinnovamento  e di adeguamento ai canoni ormai consolidati e codificati in numerosissimi documenti ufficiali vaticani della sistemazione dei simboli religiosi e delle icone, all’interno della chiesa rinnovata.

Per questo in un normale divenire storico, fu  proposto  la ridefinizione dell’apparato iconografico e simbolico dell’altare della Chiesa di San Felice. Ecco quindi, la necessità di immaginare la presenza del “Corpo di Cristo” o del “Cristo in croce”  a dominare l’aula ecclesiastica, dal posto deputato che è sopra l’altare.-

La richiesta di immaginare insieme un nuovo segno per lo spazio liturgico, ha visto coinvolto l’artista irpino Giovanni Spiniello e  partiva dalla necessità di discutere intorno ad un bozzetto.

La passione, la gioia, la vita di Giovanni Spinello, è andata oltre il  semplice bozzetto, per produrre due inedite e significative tempere antiche su tavola, dalle dimensioni significative di 70 cm di larghezza e  170 cm di altezza.

“Gesù è amore senza misura”,  e l’altra opera “La vanità è  nemica della verità” restituiscono  in sé il mistero profondo del sacrificio di Cristo.-

Giovanni con altruismo e con amore ha regalato, a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di visitare lo studio, a Piazza Duomo, ad Avellino,  nelle settimane pre-natalizie del 2007, un intensa emozione.-

Forse non si è voluto  o non si è potuto rendere condivisa ad una più ampia comunità il senso di un “idea di amore” legato al Cristo , “Principe della Pace”.

Resta di questa esperienza purtroppo, oltre alla dichiarazione di lavoro che impreziosisce la pubblicazione dedicata al restauro della Chiesa di San Felice,  soltanto una simulazione fotografica di quello che avrebbe potuto rappresentare per la Chiesa di San Felice di Capriglia il Cristo di Giovanni Spinello, e che invece non si è voluto o potuto portare neanche in visione alla comunità parrocchiale del piccolo paese irpino.

L’Irpinia, probabilmente, ha altri luoghi pronti ad esaltare ed arricchirsi di una così importante e potente visione del Cristo in Croce. A Nusco,  finalmente potranno ammirarsi tali potenti visioni del Cristo.

 

 

 

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3 Risposte

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  1. il titolo del brano è molto seignificativo. è anche molto vero. quanto da imparare, specie se dopo un’affermazione, giusto per parlare, si dice il suo opposto. tutto nella massima banalità.

    alfonso

    28 novembre 2008 at 9:29 am

  2. Non capisco il commento precedente. E’ forse vanitoso , pubblicizzare un lavoro ed affermare che si è perduta una occasione ?
    Io che sono di quella comunità parrocchiale , mi dispiaccio di non avere oggi, nella piccola chiesa di San Felice, un’opera di così alto valore.
    Quanto al maestro, persona umile e profonda, la vanità non mi sembra che possa essere un aggettivo che gli appartiene.
    fiore

    fiore

    30 novembre 2008 at 11:37 am

  3. no! stavo soltanto riflettendo sul titolo. chiedo scusa per aver dato una brutta impressione

    alfonso

    1 dicembre 2008 at 9:38 am


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