COMUNITA' PROVVISORIA

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1980-2008: luci e ombre in Irpinia

QUI IL TESTO DEL SERVIZIO  http://www.touringclub.it/qui/articolo.asp?Key=1916 

copertina-touring-web1980-2008 LUCI e OMBRE in IRPINIA”         
A leggerlo, molte più ombre che luci e la percezione di uno schiacciamento di visuale sui problemi di Napoli.
L’Irpinia, pur distante geograficamente e culturalmente, appare come periferia della metropoli …
Passaggi frettolosi sulla qualità della ricostruzione e giudizi sommari sulle possibili prospettive.
Foto in b/n, scure, ombrose … quanto di peggio si possa fare per promuovere un territorio … 
Il convegno ‘architettura in irpinia’ – incontri itineranti-, di metà gennaio 2009, sarà l’occasione per aprire una riflessione sulla ‘comunicazione’ dell’immagine del nostro territorio.

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Written by A_ve

5 dicembre 2008 a 1:52 pm

Pubblicato su Angelo Verderosa _

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20 Risposte

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  1. uno dei nostri compiti è anche quello di illustrare le bellezze dell’irpinia d’oriente (insieme ai suoi mali vecchi e nuovi).
    stiamo facendo un buon lavoro
    ma c’è ancora tanto da fare.
    nei prossimi mesi dobbiamo anche immaginare di costruire un nostro opuscolo dell’irpinia d’oriente, immagini e testi, una guida diversa dalle altre, una guida aggiornata da chi qui ci vive adesso.
    le guide che ci propinano sono copie da altre guide.
    armin

    armin

    5 dicembre 2008 at 5:45 pm

  2. Ho letto l’articolo (ma non ho visto le foto) e non mi sembra negativo, anche se in parte superficiale, ma un articolo del genere non puo’ essere tanto diverso. “Vale la pena di andarci, In Irpinia…i borghi conservano il fascino di una storia millenaria” dice. E critica anche, ma sono critiche costruttive, secondo me. Per esempio dice che in Irpinia manca l’idea di cooperare, “di fare fronte comune” per valorizzare i prodotti Irpini. Infatti molti producono vino dai loro vigneti, ma questi vini non sono sempre buoni e, quando sono buoni, non sono consistenti da anno ad anno perché non sono fatti con metodi moderni. Se i produttori di un paese si riunissero in cooperativa e assumessero un enologo esperto, potrebbero produrre vini che sarebbero consistentemente migliori di quelli che si producono in casa ora e avrebbero anche la capacità di venderli fuori dell’Irpinia. Non c’è nessuna ragione per non avere per esempio “Aglianico dell’Irpinia d’Oriente” oltre che al Taurasi. Non si fa questo perché “il mio vino è meglio del tuo” e perché ci sono “beghe di paese” come dice l’articolo. Ed il vino è solo un esempio.

    Secondo me la Comunità Provvisoria dovrebbe organizzare gruppi di persone dedicate a cambiare questo modo di pensare della gente locale. Un cambiamento del genere non sarà facile, ci vorrà tempo, pazienza e molto lavoro e dedizione. Ma soprattutto convinzione che vale la pena farlo.
    Si comincerà così a dare una risposta alla vecchia domanda “perché vende e si va via?”

    Raffaele Ruberto

    5 dicembre 2008 at 11:44 pm

  3. Un mio contributo sui momenti della tragedia e le prime settimane dopo la tragedia è su questo blog:
    http://tauzero.wordpress.com/2008/12/06/irpinia-viaggio-dentro-il-terremoto/.

    teoraventura

    6 dicembre 2008 at 12:12 pm

  4. Sentendo i vari commenti e critiche, anche mie, ho letto e riletto più volte l’articolo e, purtroppo, annche se l’autore invita a venire in irpinia, vi è una presentazione “triste” della nostra terra; tristezza accentuata dalle foto in un bianco e nero “opaco”, tale da accentuare “povertà e disagio” riportati ei testi. Mi sono ripromesso, ed invito anche voi a farlo, di riformulare l’articolo sotto una luce “colorata”, mettendo in risalto le nostre ricchezze ed anche tutte le attività ed iniziative degne di rilievo, con un degno corredo fotografico.
    Può essere un primo momento di riflessione e di stimolo per tutti. Diamoci da fare!!!!

    Agostino Della Gatta

    7 dicembre 2008 at 10:45 am

  5. “L’irpinia è bella, l’irpinia è più bella della toscana”, a volte così si dice; forse è vero.
    Purtroppo abbiamo Napoli a 100 km di distanza e non Firenze…

    Luigi Capone

    7 dicembre 2008 at 12:10 pm

  6. Mi sono pizzicato a lungo sulla pancia per ptermi distogliere dall’idea di intervenire.Ma alla fine non ho resistito e…….
    “… che bizzarra creatura è mai l’uomo, capace di rendere fastidioso e pericoloso a se stesso ciò che potrebbe godere con sicurezza in buona compagnia, per il solo capriccio di volersi appropriare a sua guisa del mondo e dei suoi contenuti.”Goethe, Viaggio in Italia.
    Una valanga di sensazioni e umori ‘negativi’ mi ha progressivamente assalito a leggere queste note “d’attenzione” e questa concessione di “altra chance” per consigliare un benaccolto ‘turista ‘ a visitare la mia Irpinia.Io paradossalmente con queste considerazioni e analisi inviterei il malaccorto visitatore a restarsene a casa a consumare un buon pasto in famiglia, a leggersi un buon libro , meditare sui “mala tempora” del nostro paese o peggio ,malevolmente, a incupirsi o adirarsi davanti ad un televisore.
    “Ruvida terra d’irpinia” è la sagra del luogo comune per un viaggiatore disattento, superficiale e in alcuni tratti banale al limite del sottile ‘razzismo’antropologico. Il clichè del viaggiatore ‘non colto e sensibile’ è ricco di annotazioni futili e superficiali: i briganti, la lentezza etnica, borghi devastati dal cattivo gusto ma salvaguardati da un generico “ fascino di una storia millenaria”, il rilevo di un ‘esotismo ,come un paese straniero, una macchiettistica descrizione di uomini seduti in fila davanti i bar, e donne vocianti che escono dalla chiesa,( Ricordate l’affettuoso e poetico “ I basilischi” della Wetmuller ?) pastori che si prendono cure delle vacche e….tante altre baggianate dello stesso stile pretenzioso e sciocco.Il confronto dello spirito delle “bucoliche “ di un viaggiatore come Virgilio in terre mantovane o di ansia di riscoperta del ‘classico’ dei vari intellettuali europei dell’800 come Goethe , Keats, Shelley, Byron in terra italiana potrebbe sembrare un offesa o un insulto all’intelligenza e al senso comune dei viaggiatori di oggi.
    Parlare di una civiltà contadina facendo riferimento ad una enfatica “sua maestà l’ulivo”, al tartufo nero di Montella, alla primizia castagna, alle vacche podaliche e al suo fromaggio, al morso di scamorza,affumicata col cuore di latte, naturalmente abbinato al richiamo , falsamente illuminato e moderno, ad una mancanza di “imprenditorialità .capace di investire sul proprio potenziale” ecc ecc ecc . Si finisce nella favola postmoderna di “un mondo a parte” . Ma aprte di che? Mi scusi . Mi fermo qui perché mi accordo che nel procedere nei rilievi sono assalito da una “adirata passione campanilistica” che potrebbe dare qualche ragione ad un scritto così ritualmente banale ed inutile anche per un rivista con finalità semplicemente informative e turistica.
    mauro orlando

    mercuzio

    7 dicembre 2008 at 4:48 pm

  7. Direi che condivido fortemente l’analisi di Mauro Orlando, l’idillio pastorale è il rischio nel quale si cade troppo stesso, il filo su cui si cammina. L’epoca del voyage pittoresque è finita da un pezzo, per fortuna e, mi dispiace doverlo ammettere, ma intorno a noi vedo chiusura, cecità e rancore.
    L’idea del “mondo a parte” che ha conservato un suo fascino non mi convince per le persone che abitano questo ipotetico mondo, più che per le cose.
    La “storia millenaria” è stata ignorata e violentata e negata per troppo tempo, e continua ad essere un fastidio per la maggior parte degli abitanti di questa terra. Lo dico, purtroppo, con cognizione di causa, ed è chiaro che non includo nessuno di voi comunitari in questo amaro giudizio.
    Però i luoghi comuni sono troppi,e poche le forze davvero vitali.
    Tra queste c’è sicuramente la cp.
    Mi è dispiaciuto non partecipare agli ultimi incontri, ma il lavoro mi ha portata altrove.
    un abbraccio
    elda

    eldarin

    7 dicembre 2008 at 5:48 pm

  8. a dire il vero a me la presentazione del touring club è sembrata non solo piuttosto veritiera ma per nulla svalutante, anzi se fossi nativo d’irpinia andrei quasi orgoglioso delle cose che ho letto. mi preoccuperei invece che l’agognata modernizzazione possa far perder quel sapore così tipico della terra irpina, che la guida, torno a dirlo, mi sembra abbia colto abbastanza bene

    sergiogioia

    7 dicembre 2008 at 8:10 pm

  9. Quanto mi piace la replica di Luigi Capone … direi che dice tutto … aggiungerei solo che ” quello che oggi è, trae origine da un ieri menefreghista e d’occorrenza di sane origini partenopee .

    Pompilio

    8 dicembre 2008 at 9:43 pm

  10. sciacquatevi la bocca prima di nominare napoli, è una città unica al mondo che non potete capire perchè avete il cervello quanto uno spillo

    sergiogioia

    9 dicembre 2008 at 5:13 pm

  11. parlate di una cosa che non conoscete, come fanno tutti i beoti

    sergiogioia

    9 dicembre 2008 at 5:14 pm

  12. Parlando beotamente di una cosa che non conosco, proverei a porre il tema del post da un altro punto di vista: articolo o meno, bianco e nero o colore, “immagine” o non immagine, arriveranno comunque. Non è che aspettano che l’Irpinia sia ben rappresentata dai media per accorgersi della sua esistenza: è che tengono l’opzione Irpinia nel cassetto in attesa che gli convenga. Quando l’evento inatteso (si fa per dire) del terremoto gliene ha dato l’occasione, l’Irpinia è stata un formidabile volano per il ciclo del cemento e l’incubatore di tutta una fase economico-politica. Dopo hanno pensato a farci dei buchi e metterci i rifiuti. Prima o poi arriveranno di nuovo, a fare altro. Il punto è cosa troveranno ad aspettarli: una società viva, attraversata da un salutare conflitto tra posizioni politico-culturali che si confrontino apertamente, sulla lettura di ciò che è stato e la scelta di ciò che dovrebbe essere? Un corpo che riflette su di sé? La retorica del “fascino di una storia millenaria” profusa da chi guarda da fuori un po’ superficialmente può far torto all’Irpinia; l’invocazione di un posto al sole, proveniente dal suo interno ma poco problematizzata, può far danni altrettanto, per quanto animata da buone intenzioni. C’è il rischio che si prendano la terra e ne facciano un simulacro di plastica. La qualità e l’utilità del ruolo giocato da chi arriva può dipendere almeno in parte dal fatto che chi accoglie sia impegnato o meno nella costruzione democratica di una soggettività matura e consapevole. In ogni luogo non si dovrebbe rinunciare mai a discutere sul tema “come vogliamo vivere, come vogliamo che sia questa nostra terra?”. Ma questo processo non può avere corso senza uno spazio pubblico. Quando vengo giù da voi e apro i giornali locali non mi pare di trovarne traccia nel dibattito della politica, né certamente me lo aspetto. D’altra parte, un luogo come la Comunità provvisoria può contribuire a promuoverlo, ma in sé è altro. Da dove potrà venire fuori? Sia chiaro, parlo di voi per parlare di tutti noi.

    Michele Citoni

    9 dicembre 2008 at 7:11 pm

  13. Le posizioni “radicali” di Luigicapone, Pompilio e specularmente di Sergiogioa finiscono nel più banale volgare “luogo comune” identitaria al nord e al sud ,malattia senile del democraticismo populistico e cultura di fondo per le comunità autoritarie, xenofobe,intolleranti e morte a discapito delle comunità provvisorie, inoperose,libere,aperte e vive nel rispetto delle identità e diversità “sale della terra ” in generale e per l’irpina in particolare da sempre terra del lavoro anche duro , del diritto della sua identità ma assieme di ingresso del diverso e di soggiorno stanziale o nomade sopratutto del sogno , della speranza della costruzione dei diritti dell’attesa , dell’accoglienza, dell’intimità, della solitudine, del silenzio, della musica, della gioia , della soffrenza ,del dolore, dei colori ,dei sapori,degli odori…….Mai a contrasto ostile escludente ma in confronto includente,libero con altri sogni ,speranze che non si vogliono imporrre autoritariamente per vie amministartive ,politiche e anche culturali.Questo per me e il confronto possibile con Napoli ,la sua regale storia secolare ,la sua nobile e popolaresca cultura letteraria e musicale , la sua umanità ricca di chiaroscure tonalità e articolazioni……ricche di esperienze autentiche e umanamente evocative e propositive.
    mauro orlando

    mercuzio

    10 dicembre 2008 at 1:33 pm

  14. io non ho fatto nessun luogo comune banale e volgare, mercuzio, attento, mi sono solo stufato di tanti troppi irpini meschini alla settentrionale e ignoranti alla meridionale

    sergiogioia

    10 dicembre 2008 at 2:41 pm

  15. meschini per che cosa e ignoranti perche? O forse era meglio lasciar stare? Non mi sembra il modo di giusto ed utile di discutere in un blog che ha tutto l’interesse di particolare sensibilità ma sopratutto di rispetto reciproco.

    mercuzio

    10 dicembre 2008 at 4:01 pm

  16. non l’avevo con te, come era ovvio, ma con troppa gentaglia che ho incrociato da un anno e mezzo a questa parte.

    sergiogioia

    10 dicembre 2008 at 7:42 pm

  17. […] Servizio TCI e dibattito on-line su https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/12/05/3715/ […]

  18. il processo di napoletanizzazione dell’umanità è inarrestabile, ha interessato anche la provincia di Avellino , resistono pochi anonimi paesi dell’irpinia d’oriente, che vorrebbero appartenere al tavoliere delle Puglie sitibonde e non alla terra flegrea . Io personalmente sto dalla parte di Sergio Gioia ,amo Napoli, dove ho vissuto studiato e lavorato per molti anni. Non saprei vivere senza Napoli. Ho conosciuto città meno belle e francamente nonmi vergogno di essere napoletano nato in Irpinia Alta Irpinia per me è un valore aggiunto e non sottratto Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    14 gennaio 2009 at 8:31 am

  19. è così bello essere nati e vivere in irpinia e avere a pochi chilometri il fulcro del colore e del calore del mondo…!

    sergiogioia

    14 gennaio 2009 at 2:09 pm

  20. Elenco dei meschini alla settentrionale e ignoranti alla meridionale.
    L’elenco verrà trascritto integralmente da Sergio Gioia sicché potremo decidere,ognuno di appartenere alla prima categoria o all’altra qualora il nostro nome non compaia né nella prima né nella seconda.
    Un po’ come i guelfi ed i ghibellini.
    Questo blog funziona solo a commento femminile estatico dei post poetici paesologici e non che Franco introduce e sui quali le rappresentanti in rosa sensibili gracili vulnerabili esprimono commenti pro utilizzando tutto l’alfabeto degli aggettivi sentimentali di chi si innamora delle poesie di Franco.
    Lasciamo che il blog resti solo questo ,cosi’ eviteremo di litigare, non avremo voci contro e soprattutto non andremo a provicare la suscettibilità delle comunitarie vicine lontane di tutte le età . IO MI SCHIERO CON ANTONELLA BUKOVAZ E SE LA INCONTRASSI NE SAREI FELICE ALLA SOLA VISTA…Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    14 gennaio 2009 at 3:06 pm


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