COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

PATAFISICA PROVVISORIA

___ da un commento anonimo

Premessa: con queste riflessioni non voglio stabilire in maniera assoluta e definitiva quello che per me stesso è bene e quello che è male, ma ciò che è saggio e ciò che è scellerato verso l’altro da me medesimo; su basi patafisiche.    Le fessure umane son divenute troppo larghe per contenere con parchezza e pacatezza l’infinita ingordigia spasmodica dell’uomo che corre, corre; corre per arrivare a mete sempre diverse, e così facendo non assapora l’infinito contenuto in poche gocce di affastellato calore, di traguardi posseduti e non compresi. Calma! Respirate profondamente, irrorate gli alveoli polmonari e lasciar fiorire la piantina di ginepro.
Perché voler entrare nella cruna di un minuscolo ago, nella quale per addentrarsi è necessario essere esseri asfittici e non invece vitali, enormi, incontenibili, instancabili cammelli. Il mio cammello potrebbe decidere, come fan molti, di indossare una maschera da inerte filamento e gabbare l’ago, ma riemerge appena in tempo perché comprende che in quel caso portando a fine il suo scopo……….!?!, violenterebbe irrimediabilmente l’ago, e magari verrebbe al fine, anche cento volte ed una ancora, in tutti i sensi, perpetrando però un’infamia che danneggerebbe con un sol’ atto il mondo intero; indi sé stesso.
Tu, un turista della “clemenza”, vedi il mondo come un ago e noi come cammelli che vogliono “sagacemente” spingersi dentro, dentro la sua cruna. L’inghippo è proprio qua. Io da folle visionario contento delle diversità, intese in maniera inclusiva, aggiungente, percepisco il mondo come un universo di fragranze magnifiche nelle loro sfumature lussureggianti fatte di croccante ed appetibile dolcezza, ma anche nell’accezione ostica e per questo non meno degne, comunque impalpabili ed allo stesso tempo devastanti nel loro donarsi in maniera totale senza riserve; nella loro interezza !
Denudiamo le travestite coscienze da approssimative vesti, maschere che la corteccia sociale ci pone addosso plasmando univoche ed impersonali volontà. Occorre libero arbitrio! Ora!
Tutti i “pazzi” sono armati, sempre, di un’acuta e cauta speranza .

Homo faber fortunae suae, sta a significare letteralmente l’uomo è l’artefice della sua sorte.

L’embrionale consapevolezza del rapporto tra l’uomo e il “mistero” non può essere concesso o negato per legge, ma è una libertà di ogni singola persona, non intesa come facoltà più o meno consona alle circostanze di indossare infinite apparenze.
E’ fondamentale riconoscere la necessità di altro da sé; perché tale libertà possa esprimersi, specie se all’interno di una comunità intesa come luogo di libera espressione e di ascolto partecipato, in cui confrontarsi in maniera solidale e diretta, de visu, guardando negli occhi, anche virtuali, le persone e non il contrario. Mi piace pensare che il sintagma Comunità Provvisoria possa avere significati non preconfezionati; MA significati patafisici. La Patafisica è un movimento incessante e mutevole verso qualcosa. Appunto una dimensione PROVVISORIA.
“La Patafisica è in divenire, non cerca di raggiungere nessuna costruzione chiusa, con pretese totalitarie e incessantemente dall’esperienza. Nessun dogma, nessuna limitazione, nessuna intolleranza, nessun fine ultimo, nessun riduzionismo, nessuna formula pretenziosamente definitiva, sintetica e globale. Se anche una verità unica, una verità superiore, una verità chiave esistesse, e se anche si chiamasse Dio, essa non potrebbe restare che indeterminata, restare la suprema irraggiungibile meta verso la quale si muoverebbe incessantemente, patafisicamente, una pluralità, continuamente accresciuta, risistemata e risistemabile di simboli dal significato frammentario, PROVVISORIO, e solo parzialmente accessibile. Poiché non esistono differenze categoriche essenziali e definitive. Le categorie sono delle classificazioni artificiose che generano delle differenze convenzionali, artificiali, e niente affatto essenziali.
Anche se il Principio di Indeterminazione non fosse valido per la storia e per i fatti esso sarebbe pur sempre valido per il nostro modo di conoscerli e di interpretarli, andiamo signori! Prendiamo il nostro coraggio a due mani e fluire, fluire signori, con coraggio” . Alfred Jarry
Checcè? Allora? Coraggio signori,pensare!Dire! Azione!

Il mio è un’ appello alla responsabilità personale, al ruolo dell’uomo nella natura, affinché prenda coscienza della realtà nella quale gli esseri umani sono messi in gioco ed intrisi di passioni positive e/o negative……. che siano. Certuni non riescono ad interpretare emozioni e sentimenti tipicamente umani e riconducendosi alla vasta natura, dove siamo immersi sin dalla nascita, cerchiamo, ognuno a proprio modo di disvelare e comprendere, interpretando, sfumature ed antinomie, squilibri e contraddizioni pur presenti.

La follia,la diversità ha destato in me un’attrazione eziologica viscerale, trasformata oggi in malia.
Che cos’è la normalità ? Che cos’è la follia? ….. e la pazzia ?
Forse avevano ragione i vetusti elleni
I maggiori beni ci giungono per mezzo di una follia (manía), concessa per un dono divino.
Sapiente è (colui che entra in con _tatto, in relazione con le “cose”) colui che sa molte cose per natura ! Chi impara ha bisogno della ratio.
Gli arcaici greci, coloro che imposero i nomi agli Dei, non valutarono la follia come un male o una turbamento; infatti chiamarono proprio con il nome di «folle» (maniké) l’arte più bella, quella per cui si osserva il futuro … la fede, I SOGNI. Mentre, quella indagine del futuro che gli uomini prudenti fanno per mezzo della sola ragione, cercando di dare alle supposizioni umane (presentimento e apprendimento), la chiamarono “arte” <> (oionistiké). … I conSapevoli antichi greci sostenevano che la follia, che è divina……., è più euritmica della prudenza che nasce solamente tra gli “uomini” che radicalizzano la secolarizzazione.
D’altra parte, l’esistenza di contrasti e «difetti» negli uomini sono comprensibili e naturali. Non è più tempo di porsi in atteggiamenti divinatori, meramente illusori, ma restituiamo a noi stessi la “follia” di un sogno possibile, perché reale, l’essere individui pensanti ed agenti

La follia è la determinante radicata a livello ancestrale nella comprensione della coscienza individuale e collettiva, ques’ultima non esiste. Le coscienze personali, le personalità individuali si rivelano manifestandosi con l’apertura di orizzonti che si può presumere sia la miglior condizione par la libera espressione della propria individualità: dove il proprio modo si manifesta sostanzialmente come nuovo e non più legato alle antiche tradizioni, è naturale che ne risulti favorita la ricerca e spesso l’approdo a nuovi stili di pensiero che si traducono agli altri da sé come comportamenti illimitatamente insoliti.
In una società nella quale si tende a desoggettivare l’individuo per mandare avanti un durissimo e miope appiattimento verso il basso in termini di gusti, modalità espressive, costumanze etc. ecc., in questo tipo di società che non favorisce lo sviluppo del singolo individuo in termini di scelte e dove le istituzioni non perseguono il nobile scopo di formare globalmente, nella sua interezza riempita da caratteristiche irripetibili e non paragonabili a nessun altro individuo perché appunto soggettive, in questo consorzio umano va inserita la diversità.
/ Non si fa quello che si vuole, tuttavia si è responsabili di quello che si è. / (Jean-Paul Sartre)

“La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”. F. Basaglia
Ogni Organismo, risponde in maniera differenziata, agendo secondo precise leggi biologiche e biochimiche adeguandosi ogni istante, alle varie esigenze di stimolazione esterna dell’atmosfera nella quale vive; infatti tutte le variazioni iono atmosferiche, anche minime, modificano ad ogni istante le cariche bio-elettroniche dei liquidi dei corpi dei vari organismi viventi.
Il corpo umano è la sede di uno slancio organico la cui proliferazione è difficile da contenere. Basta una piccola mutazione, qualche reazione chimica nei tessuti a legittimare uno sviluppo ipertrofico della mente e dei sensi. Produzione di buchi, voragini dello spirito, dove eaculare frustrazioni. Per far ciò occorerebbe che dai genitali sbocciassero delle escrescenze vegetali invece che carne e sangue. Questo cambiamento è inevitabilmente accompagnato da un violento risveglio dell’istintualità inesplorata ed animale. L’uomo racchiude nel suo inconscio una potenza dalla portata sterminata, se questo potere viene liberato gli esiti possono essere patafisici.
La possibilità di interagire con gli altri e il mondo si estende oltre il proprio corpo. Tutto ciò è racchiuso nella mente umana.
IL bisogno dell’uomo di esser se stesso, creare rapporti interpersonali soddisfacenti, in cui potersi esprimere creativamente, ed anche di trovare forme di espressione all’interno del proprio mondo sociale, senza per questo dover tradire la propria natura. Questo cozza con lo status quo esistente che verrebbe sconvolto se ci si comportasse, imprimendo al proprio agire volontà personale e che va a contrastare non pochi poteri e soprattutto interessi.
Homo faber fortunae suae, sta a significare letteralmente l’uomo è l’artefice della sua sorte.

P.S.: monica sono inpreziosito dai tuoi affettuosi ringraziamenti,in quanto alla principessa è marcatamente, delicatamente, magnificamente indisponente e questo la rende straordinaria

Naturam expellas furca, tamen usque recurret:
Anche se caccerai la natura con la forca, essa ritornerà. (Orazio).
Significa che non vi è cosa più difficile che spogliarsi della propria NATURA.

Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui. Tutti gli uomini sono pazzi, e chi non vuole vedere dei pazzi deve restare in camera sua e rompere lo specchio. …………………………………

Written by A_ve

1 gennaio 2009 a 7:23 pm

36 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. che commento! che intuizioni! che personalità!

    sergiogioia

    1 gennaio 2009 at 8:19 pm

  2. bravo angelo!
    hai fatto bene a promuovere a post il commento di basilio. è molto intenso.
    armin

    comunitaprovvisoria

    1 gennaio 2009 at 8:25 pm

  3. basilio è un grande e nel 29 frigentino ha rappresentato in pieno la comunità provvisoria … adesso è tempo che i pensieri del 2008 lascino il posto alle azioni del 2009

    è tempo che i nuovi comunitari incontrati a fine 2008 assumano ognuno il proprio ruolo e contribuiscano alla rinascita di questa nostra terra interna e silenziosa

    è tempo che la comunità provvisoria assuma il ruolo che le spetta in questa società irpina ridotta allo sfascio da chi penseva di essere politico e invece era solo un affarista manovratore

    è tempo che la comunità provvisoria provi a sostituire l’immagine periferica taggataci da napoli con l’immagine di una centralità che ci dà la ‘terra’
    è tempo adesso di lavorare insieme, abbiamo almeno 4 missioni iniziali:
    – avviare, dopodomani 3 ad aquilonia, la riflessione trentennale sui cambiamenti introdotti dal terremoto; utilizziamo la ricostruzione ‘d’autore’, seppur in gran parte fallita, per capirne limiti e attualità >>> avviamo un turismo architettonico
    – avviare la stesura e la pubblicazione della ‘GUIDA’ paesologica/paesaggistica/emozionale/alternativa/ dei LUOGHI irpini ‘da non perdere’; iniziamo a stratificare testi, foto, video; importantissime le rubriche umane: ‘irpini da evitare’ / ‘irpini da conoscere’; franco >>> prova ad avviare un testo, una pagina tipo, un paese tipo
    – portare avanti l’idea del PARCO dell’IRPINIA d’ORIENTE; c’è molto da lavorare _ il 2009 si apre bene: i militari sloggiano e il filo spinato è stato rimosso
    – avviare la scelta della prima casa della comunità provvisoria; abbiamo ricevuto varie proposte, si tratta di iniziare da qualche parte; servono spazi in cui ospitare gli ‘amici della comunità provvisoria’; l’irpinia ha bisogno di ospitare ‘menti aperte’ e nuovi sognatori.

    COMUNITARI TUTTI (vecchi e nuovi) 2009 NUOVE BUONE AZIONI per la nostra terra

    verderosa

    1 gennaio 2009 at 9:17 pm

  4. La GUIDA è una cosa lodevole…che va già impostata nei titoli e nell’indice… già ad Aquilonia possibilmente… immediatamente può realizzarsi su piattaforma on-line.. poi si possono recuperare le esperienze che ognuno ha già fatto anche per farla diventare concreto progetto editoriale e/o di promozione turistica.

    Il PARCO DELL’IRPINIA D’ORIENTE . va definito… non è un parco naturalistico .. è un concetto più profondo che si avvicina (da un punto di vista più strettamente tecnico-operativo) di più ad una concezione di Programmazione Strategica di un territorio.

    Proviamo noi a costruire il Piano Strategico dell’Irpinia d’Oriente. Ci vuole grande impegno anche politico (di coinvolgimento) ed economico (di coinvolgimento dell’imprenditoria privata).
    E’ necessario organizzare forse una importante giornata di confronto (Amici della Terra rinnova la sua disponibilità a farsi carico della organizzazione e dei contenuti).

    La riflessione sui MUTAMENTI provocati dal dopo sisma del 1980 è una mia antica scommmessa di approfondimento e di ricerca.
    Rimando ad un post dove introduco una azione già piuttosto progettata ed ora con le persone giuste, qui nella Cp, perfezionabile ed attivabile.

    Ecco ad Aquilonia, dal paese dell’illustre e compianto prof. Beniamino Tartaglia, si dovrà agire.
    Le parole , belel, non seguite da azioni sono come le caramelel per i bambini…

    Allora procuriamoci un tavolo dei fogli e dei post it che lavoriamo ad Aquilonia !

    Luca b.

    lucabattista

    1 gennaio 2009 at 9:56 pm

  5. ”…andiamo signori! Prendiamo il nostro coraggio a due mani e fluire, fluire signori, con coraggio” . Alfred Jarry
    Checcè? Allora? Coraggio signori,pensare!Dire! Azione!”

    vulcanico autentico basilio

    Dario

    1 gennaio 2009 at 10:51 pm

  6. meno male qualcuno riprende, magari anche soltanto nominalmente, il tema della PATAFISICA.
    forse è giusto non parlarne più, vista l’evoluzione del mondo. tuttavia non credo sia del tutto superato il motivo che l’ha fondata

    alfonso

    2 gennaio 2009 at 10:20 am

  7. Pregiatissimo e illustre collega dott Vago,
    colgo l’occasione per rappresentarle che ho avviato da tempo una ricerca per cercare di realizzare il marea a Brescia cosniderato che l’Orlando, un amico comunitario, era molto furioso…..

    http://www.girodivite.it/Il-Clown-Nanosecondo-e-l-Orlando.html

    Ora per tentare di far passare il suo cammello nella cruna dell’ago cerco di parlare meno del passato e di come questo abbia condizionato il nostro futuro perchè credo che ci sia bisogno di realizzare subito l’isola che non c’è e quindi porsi il problema di realizzare anche il mare a Cairano. Antonio il fornaio mi ha chiesto se gli diamo una mano.

    Per questo sono molto interessato alla realizzazione di un PARCO MULTISENSIORALE GIOIOSO EMOZIONALE PER SOGNATORI PRATICI con lievitatura naturale e senza conservanti, come l’illustre collega.

    La cosa che mi piacerebbe riproporre alla vostra attenzione è come si possa realizzare insieme e meglio la BIBLIOTECA DELL’ANIMA dove tutti noi possiamo raccontare e scrivere la nostra fiaba.

    Sognatori pratici? Si! Ho coscienza che l’uomo del XXI secolo non potrà essere altro che i suoi sogni, partendo non più dal passato ma dal tempo presente per costruire il futuro.

    Patafisicamente parlando sono per realizzare una comunita’ per sognatori pratici e con alcuni amici stiamo cercando già di realizzarla realizzando se possibile cerchi locali:

    http://sognatoripratici.blogspot.com/

    dico ciò perche sono convinto come lei , illustre collega, che la biopolitica ci sta inquinando i vestiboli auriculari facendoci diventare autistici.

    Lo sò lo status qui, quo e qua è una cozza che si attacca allo scoglio e ci impedisce di ropere lo specchio e già lo specchio.

    Sono d’accordo con lei che ci dobbiamo spogliare tutti della propria natura. Io, l’ho fatto da un pezzo e spero che sempre più persone abbiamo il coraggio di farlo per liberarsi del noi.

    con estrema e più folle stima,
    Nanosecondo

    Nanosecondo

    2 gennaio 2009 at 10:42 am

  8. C’è un corso alla Libera Pluriversità di Napoli (un’idea geniale dell’altro mio mondo dall’altra parte della mia terra, Napoli) che si occupa di Patafisica. Per motivi di distanza forse non parteciperete mai, ma un mio desiderio sarebbe far incontrare la realtà Comunitaria e quella “mitappara” partenopea. Questo gruppo di Napoli, di cui faccio parte attivamente, fa questo e molto altro. A mano a mano vi renderò partecipe. Per ora: http://liberapluriversita.wordpress.com/

    ursula

    2 gennaio 2009 at 12:02 pm

  9. perchè non potrebbero venire a frequentarli anche dall’irpinia, noi non facciamo un viaggio ogni volta per andare da loro? ma loro si vergognano di stare vicino a napoli, quando in alt’italia vengono scambiati per napoletani e diffamati per questo anzichè difenderci preferiscono rimarcare che non hanno niente a che fare con noi…e così svendono il loro vicino per farsi belli con il banale razzista del nord. ma, come diceva goffredo parise, chi non ama napoli è uno stupido

    sergiogioia

    2 gennaio 2009 at 12:33 pm

  10. Eviterei di dire “loro” o “noi”. Pericolosissimo. Quello che si vuole fare è esattamente il contrario. E’ la nostra terra tutta che ci interessa.

    ursula

    2 gennaio 2009 at 1:15 pm

  11. Ah sè! Ha ragione Ursula. Dovremmo cercare tutti di superare il noi per ricstruire l’io misurando meglio la circoferenza della terra con un giro in tondo.

    Certo per fare questo dovremmo specchiarci tutti e riconfigurarci fuori dal passato per vedere il futuro. Non sò se potrebbe essere utili (fatemelo sapere) il mio corso accelleratissimo: “COME COSTRUIRSI IN CASA UNA MOTO DEL TEMPO?”

    Nanos

    Nanosecondo

    2 gennaio 2009 at 3:02 pm

  12. Basilio ha ricordato a tutti noi quello che illustri pensatori, poeti, psichiatri democratici hanno nel corso dei secoli approfondito: il rapporto tra natura e cultura da un lato(visione antropologica) e il demone che regna incostratato nella mente umana, dunque nel pensiero che pensa .
    Da molti anni , non soltanto nei libri che ho scritto, vado sostenendo in contesti diversi non solo accademici , la differenza tra avere un problema di salute, potendolo risolvere, ed essere un problema esistenziale, dovendosi attrezzare a gestirlo nel migliore dei modi.
    Basilio centra con la sua riflessione il cuore del problema: la comunità provvisoria per quanto ho constatato in questo primo anno di attività è un sistema salvavita, una sorta di tentativo disperato di gestire in maniera più incisiva il disagio esistenziale acuito dal post terremoto e dall’autismo corale. In questo senso la comunità provvisoria fa bene a cercare(trovandoli) nuovi proseliti, nuove strade, nuovi paradigmi progettuali.
    Aspettiamo di conoscerne contenuti, metodologie e forme, come si dice dalle mie parti ” a lu ffrie se sente l’addore”. R.Q.

    rocco quagliariello

    2 gennaio 2009 at 6:48 pm

  13. Un bocciolo, se bèn curato, diviene sempre un fiore, mostrandosi al fine in tutto il suo fulgore.
    Ben trovati.
    Cominciamo con l’affermare che si può èssere artisti anche sènza creare, vivèndo una vita non condizionata, creando il proprio presente attimo per attimo con autodeterminazione, nella diversità che è differenza inclusiva e arricchente.
    Nessun dogma, nessuna limitazione, nessuna intolleranza, nessun fine ultimo, nessun riduzionismo, nessuna formula pretenziosamente definitiva, sintetica e globale.
    Plutarco sosteneva che le dottrine pedagogiche potevano suddividersi in due gruppi: quelle che considerano l’allievo ( L’ESSESE UMANO ) un “vaso da riempire” e quelle che lo considerano invece “una fiaccola accesa”.
    Il dolore bisogna radicalmente rimuovendolo ad ogni costo ?
    Ogni giorno è un giorno buono per arricchirsi della bellezza e della diversità degli esseri umani, dell’altro da sé stesso .
    La bellezza degli esseri umani risiede nella diversità.
    Ad esempio, l’unità di una famiglia si ha non quando tutti sono uguali ed omogenei, ma quando vi è un bilanciamento tra i diversi membri della famiglia che porta poi ad un “equilibrio di forze”, ad un rispetto reciproco e ad una pacifica e piacevole convivenza.
    Il concetto di tempo modella le nostre esperienze di vita sociale; come gli orari ed i ritmi condizionino i nostri comportamenti
    Che cos’è la normalità ? Che cos’è la follia ?
    ….. e la pazzia ? …. e la diversità?
    Quando un fenomeno sociale può mutare e dirsi evolutivo oppure involutivo ?
    Parlare di “diversità come valore” può sembrare quasi banale e scontato.
    Oggi si parla molto di educazione interculturale o alla mondialità, decisamente incentrata sulle tematiche dell’accettazione delle differenze e sul superamento dei pregiudizi, degli stereotipi. Ciò che propongo in questa sede è di applicare le stesse considerazioni alla vita quotidiana dei gruppi, al loro sviluppo interno, alla scoperta di quelle differenze tra i membri che sono valore irrinunciabile e a quelle che sono frutto delle nostre fantasie e che in quanto tali diventano dannose.
    Non si vuole naturalmente fare il processo a nessuno.
    Le differenze tra gli esseri umani, le diversità, le peculiarità di ognuno sono la ricchezza stessa di ogni situazione sociale, allo stesso tempo si è abituati in maniera più o meno conscia a considerarla un pericolo, un rischio. Basta pensare al desiderio, di molti, di assimilare ognuno a sé, a dire – di fronte ad una persona palesemente diversa da se medesimo – “lui è uguale”. Se ci si sofferma a riflettere e si immagina un “bambino normodotato” ed un disabile, forse molti (anche per buona educazione o per “buona coscienza”) sono portati a dire che dobbiamo considerarli uguali, più difficilmente si è portati a dire “LUI È DIVERSO E PERTANTO VA BENE COSI’ “.
    Per molto tempo la stessa pedagogia scolastica ( sono un sociologo – insegnante ), è andata – sia pur implicitamente – verso l’annullamento delle differenze: si veniva educati e formati ad essere tutti uguali, ad assomigliare ai genitori, a non essere diversi.
    “ Essere normali “ significa rispettare sia le leggi formali, sia le leggi non scritte che controllano la nostra vita morale stabilendo la distinzione tra bene e male, vizio e virtù, successo e fallimento. Chi si allontana dalla norma in dato luogo ed in un tempo determinato ( variabili spazio-tempo) è invece “anormale”, diverso dagli altri.
    E’ DIVERSO chi si sente tale: chi non riesce a rientrare nella norma perché è incapace di comportarsi e di vivere come gli altri o perché crede in altri valori e in altri modelli di vita, e\o è capace di ascoltarsi ed ascoltare, rispettando congiuntamente se stesso e l’altro da sé. E’ diverso chi viene considerato tale e pertanto viene emarginato ed escluso. Chi è privo di requisiti fisici o sociali ritenuti indispensabili: la salute, la bellezza, l’intelligenza, il benessere economico, ecc. . Gli altri sono invece coloro che sono – o credono di essere – “normali” che rispettano le regole del gioco e che in virtù della loro posizione sanciscono la diversità. Meschini ! Eppure la distinzione tra normalità e anormalità, sebbene inevitabile e necessaria non è, come già accennato, un valore assoluto o eterno, ma una convenzione di un dato tempo in un determinato luogo, che può essere messa in discussione, valutata, modificata.
    Non sempre la diversità è anormalità. Anche senza uscire dai limiti della norma, esistono delle differenze naturali con cui dobbiamo inevitabilmente confrontarci: noi siamo diversi dagli altri e gli altri sono diversi da noi. La donna, ad esempio, che ha percorso un cammino di sviluppo che continua ad ampliarsi, non dimenticando però di essere comunque diversa dall’uomo, e rispettandone le differenze: il pensarsi come uguali agli uomini, ha costituito insieme l’orizzonte di riferimento e la garanzia affettiva per potersi pensare e sperimentare come diverse dagli uomini, senza che la diversità fosse immediatamente concepita come una diminuzione (rispetto agli uomini), o come una minaccia (rispetto alla solidarietà cercata con le altre donne). Anche questo è mutamento.
    Diversità perciò come concetto positivo e negativo assieme, a seconda del senso e del valore che ognuno di noi, nelle varie situazioni, dà del termine.
    Diversificazione come necessità della vita, come dato ineluttabile, come valore e ricchezza per lo scambio e la crescita umana. Difformità come difficoltà cui andiamo incontro nel momento in cui per primi ci si sente diversi, esclusi, “fuori luogo”; come difficoltà nell’incontro con l’altro diverso da me, ma non perché di altro colore o razza, semplicemente perché “altro” ed in quanto tale pericoloso.
    L’altro mette in gioco il proprio modo di vedere, mette in discussione la nostra vita perché crea il confronto, ci mette in discussione. Sembra quasi che le definizioni positive e negative di differenza si inseguano, ogni aspetto positivo ne porta dietro uno difficile da accettare, uno che pone dei problemi; e non è scontata la voglia ed il desiderio di mettersi in discussione.
    La differenza non dovrebbe più essere un elemento da tollerare ma un bene da tutelare.
    Il conflitto non nasce dal confronto tra culture diverse, ma dalla diversa concezione che ognuno ha del diverso, ovvero tra coloro che pensano che l’altro è talmente diverso da sé da non poter instaurare un dialogo con coloro che pensano che l’altro è uguale a loro stessi.
    Quasi tutte le teorie sociali contemporanee prendono come punto di partenza della ricerca uno stadio già avanzato, lasciando lo studio delle fasi precedenti all’Antropologia culturale. Viviamo in un mondo in cui il ritmo del mutamento e la portata della trasformazione sociale sono rilevanti e fondamentali. Tutto ciò è tanto più vero se si pone mente al fatto che gli stessi sociologi, per descrivere i cambiamenti devono far ricorso ad altri termini, primo fra tutti, la modernità, intesa come la riformulazione continua delle conoscenze. Concetto patafisico; a chi non annovera ciò, è legittimo che non ne parli neppure nominalmente.
    Un’altro termine di cambiamento molto attuale è quello della globalizzazione , che non ha una definizione ovvia, però la si può intendere come unificazione del mondo. Negli ultimi anni è avvenuta un’estensione delle relazioni sociali globali, che vanno al di là dei confini delle nazioni e che operano quindi in campo internazionale. La globalizzazione degli ultimi trenta anni dipende molto dall’invenzione della comunicazione elettronica moderna, che ha reso quest’ultima istantanea e molto più possibile di quanto non lo fosse mai stata prima ma, al contempo, molto impersonale e fredda.
    “Ogni nazione ha il governo che si merita” (Joseph de Maistre). E’ anche un po’ colpa nostra?
    Certamente SI ! Per aver rispetto di sé è doveroso averne per gli altri da sé.
    Si sa che per ottenere qualcosa bisogna crederci, si deve lottare. In questo stato di cose sembra che i “burattinai” abbiano praticato sordidamente lobotomie di massa, cambiando e/o anestetizzando radicalmente volontà, personalità divenute magma molliccio.
    Stiamo assistendo in maniera attonita ad una anomia sempre maggiore; ad uno scollamento sociale senza precedenti e, come potrebbero fare degli spettatori annoiati che non hanno interesse alla rappresentazione scenica ma solo dove e per quanto tempo sedersi, quasi non gli riguardasse direttamente, combattono per sedere in prima fila mostrando “orgogliosi” al mondo oggetti che non scelgono appunto in maniera soggettiva, personale e che probabilmente neppure desiderano
    C’è qualcosa di sinistro nel livore che aleggia e che permea gran parte del corpo sociale, che per definizione non ha univoche volontà, c’è odore minaccioso di riattivazione di regimi funesti, abilitati con gravità presuntuose da marionettista che contrastano con l’evoluzione dell’uomo d’oggi (involuzione). C’è l’intenzione, non detta, ma chiaramente intesa da molti, l’eco di quell’accusa di disfattismo tirata fuori da un manipolo di manigoldi al “potere” con preoccupante costanza ogni qual volta si è tentato di dar cittadinanza alla libera espressione, con la scusa che l’interesse generale lo richiedeva, che la gente era “vogliosa di normalità”.
    Ogni tratto somatico è degno ma il naso deve anche (come senso percettivo) esser capace di scovare il tumore nascosto come tartufo sotto le belle apparenze, il palato addestrato a percepire l’aceto che si nasconde sotto la pastosità del vino. Non bisogna distogliere lo sguardo dalla piaga purulenta, tapparsi il naso e innalzare un bel peana, intonato con scopo di propiziazione in occasione di (ulteriori ed inumani) sacrifici, per annientare e/o dominare future diversità.
    Certamente per innestarmi in un proficuo ragionamento di quanto è stato detto non posso, per onestà intellettuale ridurre come fan molti, soltanto alla pax destruens, ma è necessario pensare a una pax costruens articolata, che oggi si è tradotta in una situazione bicorne, in cui da una parte sono sorti e stanno sorgendo mille nuovi “micro centri”, dall’altra però si sono percorse anche strade più originali e più creative ed efficaci, che più ottimisticamente gli autori ed i protagonisti delle lotte multidimensionali in prima persona hanno prodotto.
    Ora l’immagine è distorta, la narrazione spezzata; la visione si contorce, si avvinghia e si aggroviglia su se stessa nella creazione allucinata di Naked lunch (Il pasto nudo, 1991), uno dei film più riusciti e complessi (com’è giusto che sia considerando la fonte da cui è tratto: l’omonimo libro di W.Burroughs). Qui l’inconscio si manifesta in tutto il suo orrore. La macchina da scrivere di uno scrittore, alter-ego di Burroughs, si trasforma in un enorme scarafaggio che parla tramite un ano trasudante posto sul dorso; come una figura guida, degna di ogni discesa agli inferi che si rispetti, esso indica la strada verso l’interzona. IRPINIA terra di mezzo; SOCIOLOGIA scienza di confine.
    Se le pulsioni di vita e quelle di morte ci guidano, a nostra insaputa, nella remota dimensione dell’immagine e del sogno, al risveglio quella che noi crediamo essere la voce della ragione sembra sussurrare: arrivate dove volete, purché lo facciate con dolcezza, ma in realtà questa è solo una forma sublimata di un grido lacerante.
    “Gloria e vita alla nuova carne” W.Burroughs.

    Persona: per-sonare: significa letteralmente suonare atttttraverso. Parlare attraverso la maschera, non per celare ma per comunicare; in relazione.
    Maschera: persona: essere oltre.
    L’essere umano non è un essere di pura ragione, è anche istinto, sentimeno(anina) e spirito.
    Dirigiamo le nostre energie verso una nuova e dinamica antroposofia……………..
    Da sempre, mi addolorano le persone che non pensano; vorrei persone che pensano, individui. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti. Ben lontano da ogni intellettualismo, qui appare che cosa significa vita spirituale: significa pensare e poi decidere. Infatti chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita, mentre solo gli audaci cambiano il mondo.
    Alcuni(. . .) istituzionalizzarono la diseguaglianza come se fosse inerente alla società umana. Rousseau concepiva la propria proposta per un nuovo contratto sociale come un’alternativa a questa forma fraudolenta imposta da pochi. Oggi “questi pochi scellerati ” hanno portato tutto il mondo in un baratro economico-sociale devastante. J J. Rousseau spiega come il desiderio di essere considerati dallo sguardo altrui, aveva potuto, sul lungo periodo, corrompere l’integrità e l’autenticità degli individui all’interno di una società, quella moderna, segnata dalla dipendenza reciproca, dalle gerarchie e dalle diseguaglianze. Rousseau affermava che l’uomo fosse, in natura, buono, e venisse corrotto in seguito dalla società; vedeva questa come un prodotto artificiale nocivo per il benessere degli individui.
    La concezione della chiesa cattolica a riguardo del libero arbitrio precedente al Concilio di Trento (1545-1563), secondo la quale ogni persona è libera di fare le sue scelte, si contrappone alle varie concezioni DETERMINISTICHE: IL FATO, PREDESTINAZIONE, IL DESTINO secondo le quali la realtà è in qualche modo già SCRITTA, appunto predeterminata.. Attualmente la chiesa ha cambiato il suo credo e, in modo incomprensibile si è ribaltato, per cui si assiste ad un evangelismo sostenitore del libero arbitrio e ad un cattolicesimo che non riconosce la capacità umana in grado di fare delle scelte se non mediate dall’istituzione ecclesiale.
    Ogni uomo ha in sé una naturale predisposizione alla giustizia e alla pace; queste sono legge naturale prima che legge sociale. Diversamente, né la pace né giustizia sarebbero realizzabili.
    E’ vero che lo “stato di natura fra individui” probabilmente non si è mai realizzato
    Foucault ci ammonisce nel non cercar di isolare la diversità nel tentativo di renderla totalmente razionale ed inoffensiva, tramite la possibilità di controllarla socialmente con il CONTROLLO.
    Who watches the watchmen ?
    Non voglio aprire qui una querelle sui meriti presunti o reali che siano della C. P., la sociologia non è sociografia, non è la scienza della società, è la scienza dell’interconnessione del sociale , MA voglio fare un appello nel tentativo di riappropriarci della sana ed aggiungo vitale e certamente degna capacità di indignarsi con disciplina e garbo, rispetto alle autarchie oligarchiche imperanti, espresse attraverso autosufficienze salvifiche ed autoreferenziali. Il male che secondo me, anche da osservatore delle dinamiche sociali allargate in qualità di sociologo ed innamorato dell’essere umano, ci sta portando sempre più velocemente all’interno di anomie sociali implosive che trovano risposta rappresentativa nel vetusto ma attualissimo quesito latino: quis custodiet ipsos custodes: chi controllerà i controllori?… ( e le poliedriche “Messaline “ ? ) In Italia spesso i controllati ed i controllori collimano.
    Bau bau, miao frrrr, squit. Zitt zit.
    “L’evoluzione sociale”, intesa nell’accezione di “inconsapevole involuzione” mediante l’utilizzo smodato e non accorto ( messaggi subliminari ) di utensili, TV, PC, ecc. etc., fa dell’uomo lo schiavo di una vita subordinata agli oggetti e lo rende felice solo in apparenza. Quasi si assiste ad un paradosso nel vedere alcuni, in realtà moltissimi, esser totalmente dipendenti dalle macchine. Il mutamento, l’alterazione, spesso è irrimediabile se l’umano è in età evolutiva: pargolo, bambino, fanciullo, appunto in fase di crescita formativa.; perché quello che il bambino assorbe è non solo violenza ma anche un “imprinting”, uno stampo formativo tutto centrato sul vedere.
    Assistere continuamente a spettacoli violenti causa conseguenze in una mente ancora in fase di formazione come quella del bambino: una permanente difficoltà di distinguere la realtà dalla finzione (visto che spesso nessun adulto è presente per fare da mediatore e chiarificatore); la disumanizzazione orientata sul soggetto: di fronte a tanta violenza il bambino può acquisire una vera mancanza di immedesimazione nella sofferenza altrui; la disumanizzazione: il bambino può iniziare a ritenere che in fondo gli altri siano oggetti, reificando quindi il prossimo, che diventa ai suoi occhi una cosa e non una persona. Per gli adulti capaci di intendere e di volere invece assistere a spettacoli violenti potrebbe non determinare alcun effetto negativo. I bambini da soli di fronte alla televisione non sono ancora capaci di distinguere la realtà dalla finzione.
    Abbiamo, tutti ed ognuno una mastodontica responsabilità.
    Infatti in democrazia tutti dovrebbero avere uguali possibilità di sviluppo della propria unicità e diversità. Un’ uso maldestro dei mezzi di comunicazione di massa che con la sempre maggiore globalizzazione, accentuata dalla ragnatela grande quanto il mondo World Wide Web, rischia invece di provocare uno scadimento collettivo delle coscienze critiche. Vale in questo caso il detto: il sonno della ragione genera mostri.
    Manteniamo la fiaccola accesa! Accesa e viva nella diversità ba.

    basilio

    3 gennaio 2009 at 2:12 am

  14. oh! cristo! un altro logorroico!!! E fatela finita! Che non se ne puo’ piu’. Occupate spazio e tempo degli altri facendo cosi’ un affronto molto grave! E se tutti i sociologi che non trovano spazio o ascolto altrove volessero invadere lo spazio concesso dalla C.P. … dove andremmo a finire? Se continuate cosi’ siete dei normali e volgari approfittatori! Capisco che e’ concesso a tutti esprimersi, me compreso, ma ne state approfittando. E basta!

    ilfesso

    ilfesso

    3 gennaio 2009 at 2:53 am

  15. non capisco poi perche’ date ascolto a uno che ha riproposto un’intera pagina di wikipedia sulla patafisica come suo prodotto e gli date pure spazio (basta digitare nella prima pagina di wikipedia ‘patafisica’ e vi ritroverete praticamente l’intero post). Dobbiamo dare ascolto a tali cose? Dobbiamo perdere tempo? E va bene, perdiamolo pure, ma non dite che e’ un contributo originale: trattasi di vile copia seppure occasionalmente arricchita.

    ilfesso

    ilfesso

    3 gennaio 2009 at 3:07 am

  16. ma il “mondo è bello perchè è …a-variato” diceva il grande e saggio Totò. E la Comunità Provvisoria (che è un piccolo mondo in costruzione) ha bisogno come il pane di questa “bella famiglia di pinate ed animali” con i loro sogni colorati o burrascosi, le loro fantasie originali o riprodotte, le loro parole eccessive e colorate anche quando costruiscono labirinti , le loro vite gioiose e tristi ecc. ecc. Solo nella libertà della espressione e dell’accoglienza potremmo disincentivare i retori ,i parolai, gli ipocriti, i politici politicanti, i poeti e letterati a tutti i costi, i filosofi pret-a-porter, e tutta quella umanità ‘varia ed eventuale’ anche simpatica,accattivante,poliedrica ma sostanzialmente ‘sciocca’. E noi preferiamo aggettivi profondi e propositivi come “provvisorio” per qualificare la nostra Comunità per rispetto per noi e per i nostri padri che ce l’hanno preparata e consegnata in questo spirito.
    Ma ricordiamoci che anche gli sciocchi hanno diritto all’accoglienza sapendo che …..
    ….ci sono due specie di sciocchi: quelli che non dubitano di niente e quelli che dubitano di tutto .E spesso anche noi facciamo fatica a distinguerci da loro.
    mercuzio

    mercuzio

    3 gennaio 2009 at 10:01 am

  17. Illustrissmo ed esimio collega Prof. Vago,

    non si preoccupi tanto anche Dante Alighieri ha copiato la divina commedia da Maometto, ed ormai è risaputo che anche i Vangeli furono un pò scopiazzati da altri scritti sacri. Tutto è gia scritto solo i fessi non lo sanno e fanno un sacco di errori.

    Semmai la questione è se quando copiamo trasformiamo bene a nostra immagine e somiglianza il senso della scrittura per detenerne un potere attraverso il nostro sapere anche per far finta di dare ragione agli altri e per leccare il culo per intenderci.

    In questo apprezzo molto il suo senso universalistico dello stare “FUORI MISURA” , pèrchè comprendo che la sua è UNA RICERCA ILLUMNINATA DI VEDERE CHI RESISTE e poi non obbliga nessuno a leggere, credo?

    pER QUESTO HO letto con molta attenzione la sua escursione termica nel cuore del problema infinito DEL NOI E DELL’IO.

    in proposito sarebbe il caso avviare una ricerca su quanto misurano gli scritti dei fessi che si dicono corti a differenza di lei che si considera lungo.

    Altra cosa da ricercare è pro-lisso CHE DOVREBBE STARE per lesso, NEL SENSO DI stracotto, ammosciato?

    qUI MI SONO CHIESTO SE ANCHE fesso è sinonimo di lesso? e, quindi anche il fesso di per se è pro-lisso? a favore del lesso e del fesso anche perchè pro significa a favore e non contro?

    Ecco credo sia necessario essere sempre più “FUORI MISURA” per recuperare tutte le letture e capirci bene. Personalmente sono a favore dI TUTTI I FESSI anonimi CHE NON VOGLIONO ANDARE ALLA GUERRA. io sono per disertare ed anche per dissertare.

    Ultima domanda: ma l’anima dei fessi anonimi e più grande o più piccola dei fessi dichiarati come lei, perchè credo che anche lei è un fesso se scrive di quelle cose che altri fessi non riescono a leggere?

    Io credo che sia più piccola quella dei fessi anonimi, la sua è immensa.

    Comunque esimio collega non disperi credo che c’è sempre tempo, anche per i fessi anonimi, di riscrivere la propria anima, se proprio non sanno come fare basta copiare.

    nanos

    Nanosecondo

    3 gennaio 2009 at 10:51 am

  18. su questo blog e nella comunità provvisoria siamo felici di avere Basilio; spiace che ilfesso e mercuzio non lo conoscano de visu; Basilio ha atteso un anno prima di mettere un commento: l’idea di pubblicarlo come post è venuta dopo.
    il problema del blog e del web (anche se 2.0) è ancora questo: senza la conoscenza diretta della persona, attraverso lo scritto si genera aggressività; il nuovo o diverso viene visto come estraneo (e spesso viene attaccato).
    Importante perciò incontrarci, riunirci come stamane ad Aquilonia.
    Lo facciamo dall’inizio e quindi con vantaggio anche rispetto a quello che solo ora accade ad esempio nei social network come facebook (si formano ‘gruppi’ e poi si incontrano)_
    – – –
    un avviso:
    da inizio 2009, wordpress permette di ridurre significativamente lo spam; sono stati azzerati IP e nick name che finivano in spam; è stato aumentato il numero di link pubblicabili in un commento_ sarà quindi più facile e più libero commentare; rimane lo spam solo sulle parole volgari (il blog è seguito anche da ragazzi).
    presto sarà rimossa anche l’immissione di nome ed e.mail con l’intento di facilitare i commentatori;
    speriamo che vengano meno i commenti anonimi (finora ce ne sono stati molti, spesso tesi a denigrare la singola persona e non tanto quello che si scriveva)_

    verderosa

    3 gennaio 2009 at 12:21 pm

  19. w basilio.

    ho appuntamento con lui a grottaminarda – destinazione aquilonia. arriviamo con la moto del tempo e vio sconfiguriamo tutti.

    nanos

    Nanosecondo

    3 gennaio 2009 at 12:28 pm

  20. ops….dimenticavo… conservateci qualcosa da mangiare! anche se credo che arriviamo prima di voi…….

    Nanosecondo

    3 gennaio 2009 at 12:31 pm

  21. L’altro da sè mette in gioco il proprio modo di vedere, mette in discussione la nostra vita perché crea il confronto, ci mette in discussione……..

    “Semplicemente” voli pindariri: nessun nesso apparente. Capisco che per alcuni i “timidi”, non vili, approfittatori, volgari….(quanti gratuiti improperi), è semplice svilire un costrutto seppur’ articolato e non voglio infierire, dovrei violentarmi.
    Non mi aspetto che “la civetta di Minerva spieghi le sue ali se non dopo che il crepuscolo sia caduto”, così quando accadrà sarò inebriato di gioia da condividere.

    basilio

    3 gennaio 2009 at 12:39 pm

  22. Bravo Basilio, chi ti conosce sa che ciò che hai scritto è il tuo pensiero, il tuo modo di essere, il tuo modo di vivere e di porti con gli altri.
    Con amicizia e stima
    Antonio morgante

    antonio morgante

    3 gennaio 2009 at 12:59 pm

  23. caro basilio,

    la grana della tua voce è energia comunitaria e provvisoria.

    viva

    dario

    Dario

    3 gennaio 2009 at 1:18 pm

  24. ROMEO -Basta, via, Mercuzio, basta! Stai parlando del nulla!
    MERCUZIO – Sì, di sogni, che sono i figli d’un cervello pigro, fatti solo di vana fantasia, che sono inconsistenti come l’aria, più incostanti del vento, che ora scherza col grembo gelido del settentrione, ed ora, all’improvviso, in tutta furia, se ne va via sbuffando e volge il volto alle stillanti rugiade del sud.
    Caro verderosa
    non capisco l’accoppiamento del mio scritto con quello de ‘ilfesso’……Mercuzio è fatto della stessa pasta di basilio e di nanosecondo ma è amico anche di Romeo e non sopporta i Montecchi e Capuleti.Tuttavia ……’io darei la mia vita perchè anche ‘il fessso’ continui ad avre diritto di cittadinanza nella nostra Comunità Provvisoria !
    mauro orlando

    mercuzio

    3 gennaio 2009 at 2:13 pm

  25. orlando non si capisce se sei tu ilfesso o fai il fesso per non far capire quant’è fesso chi se la prende con basilio(viva i commenti anonimi a quando i posts?)

    Anonimo

    3 gennaio 2009 at 11:04 pm

  26. a Napoli ho imparato ,tra l’altro, che ” io non so fesso ma faccio o’ fesso pecché facenno o’ fesso te piglio pe’ fesso”…
    non so se puo’ servire allo spirito comunitario ma tra post di “fessi” e post di “anonimi” mi sembra di essere capitato ,senza volerlo, in quelle sale cinematografiche dove si avverte il pubblico che “in sala sempre a luci spente” di modo che nessuno vede nessuno ma tutti vedono il film a tripla quadrupla quintupla “luce rossa”…Rocco Quagliariello alias aruspice roccioo implacabile

    rocco quagliariello

    4 gennaio 2009 at 6:38 am

  27. Il problema non è l’anonimato ma quello che l’anonimo generalmente scrive. Non è mai propositivo, costruttivo,critico spesso rancoroso, accidioso, invidioso ecc sentimenti freddi e negativi.Si introduce di forza, con la sorpresa e con l’astuzia, senza permeso e senza esser stao invitato.Escludere tuttavia -o peggio vietare- la sua intrusione non è logicamente accettabile, eticamente ammissibile, democraticamente persegibile.
    Il problema è psicologicamente e politicamente solo suo.Ha deciso consapevolmente di avere un rapporto con la nostra CP senza diritto, familiarità, consuetudine…solo un fastidio e un disordine nell’intimità o nella nostra identità. Purtroppo non basta l’immunità per preservare una nostra eventuale identità comunitaria ma continuare a sopravvalutare le nostre azioni e pensieri virtuosi e a sottovalutare o ridiemnsionare quelli di diversa qualità e finalità.
    mauro orlando.

    mercuzio

    4 gennaio 2009 at 9:54 am

  28. Ma che strani esseri siete!
    Ancora vi occupate come ‘comari’ di sapere: chi scrive, chi é che sta dietro (e perché non davanti, sopra, sotto?), chi disturba, chi e che cosa ecc. Indagate su ci sono e non vi chiedete se pure voi pensate le stesse cose.
    Che importanza può avere: CHI sono, COME sono, DOVE sono, QUANDO sono, PERCHE’ sono. Non perdete mai ‘il brutto vizio’. Se vi limitate solo a questo allora non siete quella novità (per altro relegata nella remota Irpinia) che può cambiare le sembianze culturali e politiche a una certa terra. Siete invece ‘come sempre’, ‘come ce ne sono tanti’. Eppure fate finta di sapere cosa è la rete. Sparate sentenze sugli altri con la stessa semplicità con cui si vendono le pataccate sulle bancarelle.
    Partecipando alle ‘discussioni vostre’ io vi faccio crescere (lo so sono presuntuoso). Dovreste ringraziarmi. L’anonimato sulla rete è una pratica antica, legale, democratica, diffusa, che serve solo a difendersi dall’invadenza, nella sfera personale, connessa al mezzo e alla curiosità delle ‘comari ciarliere’.
    Esiste un mondo parallelo che neanche immaginate che vi possa guardare (anzi sapete che c’è ma ne rifiutate scientemente l’accettazione, tanto è distante dalla vostre ‘normali vite’ e dai ‘vostri buoni e tranquillizzanti equilibri’). Un mondo resosi anonimo che naviga, impara, parla, partecipa ai cambiamenti del mondo avendo lasciato il proprio istinto di indagare attraverso il concreto dell’essere umano e dimenticato da tempo l’esistenza del proprio corpo.
    Vedete, quello che scrivete, soprattutto se prolisso e contorto, è una delle tante forme di oppressione che usate cinicamente contro chi vi circonda. Un antico brutto vizio. Una sorta di imperialismo piccolo e meschino ampio lo spazio fisico su cui dominate e del quale vi sentite signori.
    Non è vero che esiste la libertà di non leggere (come ha scritto qualcuno), quella non è una libertà è solo un modo miope di vedere le cose. Accettando l’assunto che si possa scegliere di non leggere, si impedisce coscientemente agli altri di aver rapporti con chi ha scritto: una volta eliminate le possibilità di conoscenza diretta (a causa del mezzo) resterebbe solo quella ‘elettronica’ di fatto impedita in tal modo. Penso invece, a quanto pare ‘da solo’, che debba esistere solamente la libertà di leggere, dissentire e di rifiutare, DOPO (solo DOPO) aver letto.
    Quella che per voi è ‘semplice’ prolissità è un’azione che vi rende prigionieri degli ‘opportunisti ciarlieri’ invece di ‘aprirvi alla democrazia’ (sempre che lo abbiate come obiettivo). Infatti se questi ultimi scrivono ‘lasciando la libertà di non essere letti’ significa che scrivono per se stessi, sono narcisi autoreferenziali, cioè inutili al resto degli uomini. Andrebbero stroncati immediatamente perché in contrasto evidente con gli interessi del blog.
    Ma voi non lo fate. E non lo farete, si capisce. Siete ipocriti: sapete che la prolissità è di fatto una provocazione, che vi dà fastidio effettivamente quanto ne dà a me, che tanti usandola si mangiano un po’ della vostra libertà, ma non farete una sola mossa, non scriverete o direte una sola parola contro, lasciando a me tale incombenza. In fondo e’ sempre piu’ comodo stroncare un fesso anonimo come me che attaccare un proprio simile.
    Però proprio in quanto fesso io solo vi chiedo scusa per essere stato prolisso. Fortuna che non vi conoscerò, se no vi vendichereste subito.

    ilfesso

    ilfesso

    4 gennaio 2009 at 2:21 pm

  29. orlando si capisce che sei tu con l’anonimato introdotto sono sicuro ne legeremo delle belle e sono d’accordo un po di briò non guasta e la verità che senza registrarmi uno come me non avrebbe scritto

    chiedo ai politicanti dell’ultimora ma è mai possibile che a calitri uno che è stato eletto con il centrosinistra e fa ancora il sindaco poi debba anche fare il presidente della comunita montana con il paranoico di de mita e con il nuovo centrodestra ? ma i calitrani ancora esistono o sò diventati tutti fessi ?

    Anonimo

    4 gennaio 2009 at 2:45 pm

  30. Innanzitutto : Grazie a basilio per averci data questa possibilità di esprimerci e di esporci con grande libertà e con dovizia di argomenti,umori, concetti, idee, tic ,gaffes, luoghi comuni …insomma con tutta la gamma espresiva della nostra “varia e eventuale” umanità!?
    Una mia dichiarazione chiara va fatta: Io sono Mauro Orlando e sono responsabile e consapevole di ciò che scrivo al di là delle interpretazioni libere o strumentali, malevoli o benevoli,esplicite o implicite che ognuno ne voglia e ne possa fare.Io sono di preferenza convinto che la libera espressione del pensiero in uno spazio democratico come un “blog” non sia anonima e non c’è “pratica antica (!),legale, democratica e diffusa” che non mi suggerisce il sopetto di una giustificazione un pò ipocrita e farisaica.
    Al ‘fesso’ con spirito ricordo un pò di aforismi sul suo omonimo ‘stupido’ non come deterenza o presunzione educativa e meno che meno divieto ma solo come a consiglio a ritagiarsi comunque uno spazio ‘intellettualmente e civilmente’ accetabile nella famiglia.
    Uno stupido è uno stupido, diecimila sono una forza storica. (Longanesi)
    -La paura di essere fregati è sintomo sicuro d’imbecillità.
    -Un sot trouve toujours un plus sot, qui l’admire. – Uno sciocco trova sempre uno più sciocco che l’ammira (Boileau)
    -Gli uomini hanno il dono della parola non per nascondere i pensieri ma per nascondere il fatto che non li hanno. (Kierkegaard)
    -L’uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola. (Kierkegaard)
    -Nessuna qualità umana è più intollerabile nella vita ordinaria, che l’intolleranza. (Leopardi)
    -Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. (Cipolla)
    -I peggiori esseri sono i vigliacchi mascherati da cattivi.
    -Solo i deboli hanno paura di essere influenzati. (Goethe)
    -La differenza tra il saggio e lo sciocco è che il saggio fa errori più gravi perché nessuno affiderebbe decisioni importanti a uno sciocco.
    -Chiunque può eliminare un nemico idiota, ma bisogna essere artisti per eliminare quelli svegli.
    -Un uomo, per quanto tu lo possa ritenere stupido, sarà pur sempre meno stupido di quanto tu lo creda. (Viazzi).
    All’anonimo calitrano non so cosa cosnsigliargli.
    Solo questo che ho trafugato da qualche parte.
    Sulla stupidità umana ci sono molte teorie; ma soprattutto si sa che essa è fonte di quasi tutti i nostri problemi e spiegazione del perché le cose non funzionano. Poi quando la causa non è la stupidità le conseguenze sono molto peggiori perché sono stupide le nostre reazioni e i tentativi di soluzione.

    Tutti interagiamo con la stupidità. Come sosteneva Wittgenstein noi facciamo cose intelligenti perché facciamo anche cose stupide. Nel raffronto scopriamo quali sono le une e le altre. La stupidità poi la trasferiamo nella relazione con il nostro prossimo così, secondo degli interlocutori, si spande, accresce, si ridimensiona o guarisce. Il guaio maggiore avviene quando la stupidità non è solo più nostra, che sarebbe sempre un male che si può almeno controllare, ma quando essa agisce nelle persone che hanno potere sul destino di molti. Nasce così il “potere stupido”.
    Mauro Orlando
    via quarena 4
    Bedizzole (BS)
    orlando.mauro@libero.it
    http://www.mauroorlando.it

    ……esageriamo come diceva Totò a Peppino perchè se no dicono che siamo taccagni perchè poveri!

    mercuzio

    4 gennaio 2009 at 3:56 pm

  31. Carissimo orlando infuriato,
    se non ci fossero bisognerebbe inventarseli gli anonimi, i fessi, sono un pò come il coyote (nella tradizione dei nativi d’america= o bastian contrari, nella sostanza: i bastardi creatori di scompiglio e solo attraverso il caos può rinascere la fantasia.

    Sulla questione dell’essere lunghi la continuo a pensare allo stesso modo non mi sono mai comprato libri da leggere con più di 300 pagine alla 301 vado in crisi esistenziale. Un suggerimento poi quando si affrontano la lettura di un testo lungo, di solito nelle ultime righe o pagine si può trovare la sintesi.

    w dr. vago
    w i fessi
    w i bastardi
    w gli anonimi (alcolisti e non)
    W i fuori misura: quelli che non si accontentano mai!

    abbasso tutte le censure!
    nanos

    nanosecondo

    4 gennaio 2009 at 8:58 pm

  32. quanto ai calitrani:
    I calitrani sanno che quel sindaco ‘è il miglior sindaco possibile ora’ e se lo tengono ben stretto. Egli rappresenta perfettamente i tempi che corrono: diremmo così un GianoBifronte dei tempi moderni capace di restare a galla in queste burrasche politiche. Vi chiedo: è da condannare il sindaco che così si barcamena o il suo ‘imperatore di nusco’ che pur di restare al centro dell’attenzione rinnega tutta la sua storia? In fondo il sindaco di Calitri non ha giurato mai fedeltà ‘ad una storia’ ma solo ai suoi concittadini. Ed aggiungo perché i calitrani dovrebbero cambiare un sindaco che permette loro di avere ‘un uomo al comando’ indipendentemente dalle svolte politiche che si susseguono? E che sono scemi? Dovrebbero ‘dimettere’ questo sindaco e quindi questo presidente di Comunità Montana per eleggerne un altro? E chi glielo garantisce ai Calitrani che così facendo avranno lo stesso potere? Fessi forse, ma scemi no.

    EnzLu

    enzlu

    4 gennaio 2009 at 9:10 pm

  33. giudizioso nanosecondo
    con gioia e piacere leggo le tue parole sempre leggere come i tuoi sogni e profonde come l’anima della nostra terra irpina quando con amore ci ricordi il mondo incantato della nostra infanzia contadina irpina e le premure silenziose delle nostre mamme ancora innamorate e premurose per la felicità (eudaimonia dei greci)ordinata dei ‘demoni’ buoni dei propri figli.La mia furia è quella creativa delle Baccanti mai cattiva o incattivita delle sofferenze degli spiriti anonimi o palesi.So che con te potrei benissimo parlare come il mio alterego Mercuzio e ripetere con te nella parte dell’amico Romeo’ il dialogo che il grande poeta inglese mi ha trafugato in una delle mie vite precedenti.
    ROMEO -Stanotte ho fatto un sogno.
    MERCUZIO -Anch’io.
    ROMEO -Davvero. E che cosa hai sognato?
    MERCUZIO -Che quei che sognano spesso soggiacciono…
    ROMEO -Che soggiacciono! Giacciono. A dormire. Sognando cose vere.
    MERCUZIO -Ah, ho capito: da te c’è stata la regina Mab.
    ROMEO – Regina Mab? Chi diavolo è costei?
    MERCUZIO – La mammana del regno delle fate; e si presenta sempre in una forma non più grossa d’una pietruzza d’agata al dito indice di un assessore; viaggia su un equipaggio trainato da una muta di piccoli esserini, e si posa sul naso di chi dorme; i raggi delle ruote di quel traino sono formati da zampe di ragno, il mantice dall’ali di locuste, le briglie da sottili filamenti d’esili ragnatele; i pettorali dai rugiadosi raggi della luna; la frusta ha il manico d’osso di grillo e la sferza d’un filo sottilissimo; il cocchiere, a cassetta, è un moscerino tutto grigio-vestito, non più grande della metà d’uno di quei vermetti che si tolgono fuori con lo spillo dal dito d’una pigra fanciulletta; il cocchio è un guscio cavo di nocciola lavorato così da uno scoiattolo falegname o da qualche vecchio tarlo; son essi i carrozzieri delle fate l’uno e l’altro, da tempo immemorabile. In questo arnese, Mab va cavalcando, la notte, pei cervelli degli amanti, e allora questi sognano d’amore; o per le rotule dei cortigiani che sognan subito salamelecchi; o sulle dita d’uomini di legge che sognan subito laute parcelle; talvolta sulle labbra delle dame, e queste sognano d’esser baciate, e spesso sulle loro labbra Mab irritata dai loro fiati guasti pei troppi dolci, lascia delle pustole. Talvolta anche galoppa su pel naso d’un sollecitatore di favori a pagamento, e quello, allora, in sogno, sente l’odore d’una petizione; talvolta va a solleticare il naso col crine d’un porcello della decima, ad un prevosto e quello allora sogna un altro benefizio parrocchiale. Talora passa con il suo equipaggio sul collo d’un soldato militare, e allora questi sogna a tutto spiano di tagliar gargarozzi di nemici, brecce, imboscate, lame di Toledo, brindisi con bicchieri senza fondo; poi, d’improvviso, gli rulla all’orecchio il tamburo e lui salta su di botto, si sveglia, e dopo avere smoccolato per la paura un paio di bestemmie, se ne ricade giù, morto di sonno. È quella stessa Mab che nella notte intreccia le criniere dei cavalli e fa dei loro crini sbarruffati, unti e bisunti, dei magici nodi che a districarli portano disgrazia. È lei la maga che quando le vergini giacciono a letto con la pancia all’aria, le preme perché imparino a “portare” e le fa donne di “buon portamento”. È lei che…
    ROMEO -Basta, via, Mercuzio, basta! Stai parlando del nulla!
    MERCUZIO – Sì, di sogni, che sono i figli d’un cervello pigro, fatti solo di vana fantasia, che sono inconsistenti come l’aria, più incostanti del vento, che ora scherza col grembo gelido del settentrione, ed ora, all’improvviso..
    , in tutta furia, se ne va via sbuffando e volge il volto alle stillanti rugiade del sud.”
    Ma vedo in altri spazi di questo Blog che si annunciano arrivi ‘onorevoli’ con promesse non di sogni e fantasticherie ma di conoscenze e impegni che noi dovremmo ricercare in noi stessi istruiti da tanta storia di soprusi, offese e torti fatti a vario titolo ai nostri nonni e ai nostri genitori.Ecco. io sabato a Calitri non ci sarei stato comunque e non invidio quelli che ci saranno.
    Ma io sono Mercuzio che riesce anche a scherzare nel momento del suo morire violento.
    mauro orlando

    mercuzio

    5 gennaio 2009 at 12:31 am

  34. Mauro mercuzio perchè non prendi un aereo e sabato 10 accanto a Franco Arminio ed al senator Pancho Pardi moderi la tavola rotonda…
    sarebbe interessante anche perchè non la tua presenza si sarebbe in otto nonostante l’assenza annunciata di Lancilotto…
    Con stima Rocco Quagliariello alias aruspice roccioso implacabile

    rocco quagliariello

    5 gennaio 2009 at 8:39 am

  35. Grazie ho già dato……..la politica ‘parlata’ e ‘rappresentata’ non mi intriga tanto neanche quando è interpretata da ‘angeli’ poetici ed ‘arcangeli’ retorici e giustizialisti.La politica quando esaspera ed enfatizza l’assunzione di valori e si fa eticistica di fatto si incammina sulla necessità di produrre capicarismatici.Questa persona , che dichiara di vivere sempre in modo esclusivo e autoreferenziale la politca come valore non è mai solo solo un prodotto naturale o angelico ma è sempre e comunque un prodotto artificiale, di una particolare macchina partitica che ,proprio nel suo modo di funzionamento, nel suo modo di essere edi funzionamento nel paese e nel parlamento ha la necessità di elaborare leader che diventano capi. E il capo è uno che deve curare una immagine di sè di persona con una dedizione assoluta al valore , alla propria fede; è un tipo santo , di una volta, incontaminato e puro in un mondo di demoni poitcanti corrotti e impuri e deve convincere sempre della sua purezza e della purezza e incontaminazione deella sua dedizione al potere.Io in modo modetamente credo ad un impegno politico individuale,consapevole,e attivo ma sopratutto responsabile.Credo limitatamente in una democrazia della responsabilità piuttosto che delle convinzioni o valori.Weber temeva i politici che hanno visioni complessive o etiche comunque da imporre .Io penso che per questo tutte le chiese monoteistiche sono aperte e verranno accolti abraccia aperte.La politca comunque ha sempre la necessità di convincerci che si impegnerà per cambiare le cose non per permetterci di stare meglio e id poter dare il meglio di noi.Per aristotele -che se ne intendeva- la politica non deve risolvere problemi dei singoli non è inventata per mettere a posto le cose. Le cose sono a posto di loro.La politica riguarda propriamente l’uomo in quanto tale .Non l’uomo universale in generale ma quello determinato dalle proprie condizioni materiali determinate.Bisogna capire quali sono le condizioni che rendono l’uomo uomo cioè ‘sè stesso, in differenza rispetto agli altri e pur con la necessità di sentirsi o fare comunità. Ma vedo che mi faccio prendere la mano e le parole…….. come è nella loro natura ridiventano i cavalli-anima di Platone che hanno bisogno di morso e redini ben salde.
    Ricambio la stima nella sua rocciosa implacabilità
    mauro orlando

    mercuzio

    5 gennaio 2009 at 9:31 am

  36. C’era una volta vago,

    vagheggio a lungo finchè arrivò una fata che lo trasformò in vagone.

    Il suo sogno era quello di andare alla ricerca del suo amore, e cosi si agganciò ad un treno di valige pieni di pensieri cattivi.

    I pensieri andavano veloci e locomotiva che stava proprio davanti a vagone li tirava su per la salita, sperando di portali lontani.

    Locomotiva si sentiva risospinta in salita e si accorse di vagone ad una curva sul ponte.

    Affacciatasi all’indietro, sperò di fermarsi presto allo scambio.

    Il semaforo ormai rosso di fuoco fece fermare locomotiva di botto. Nell’attesa dell’espresso in quell’alba mattutina si parlarono d’amore intorno ad un cappuccino.

    L’atmosfera era ideale e ben presto si creò in quello scambio una ferma certezza per i due: da ora in poi e senza nessun ritardo mentale potevano ripartire insieme per affrontare altri e bellissimmi viaggi nella comunità provvisoria.

    Un forte allagamento emozionale però rischiò di tenerli alla deriva tra due memorie vaghe ed emotive di viaggi passati.

    Ma la fata verdina diede il via libera al semoforo e i pensieri cattivi ripartirono con le loro valigie.

    Ad una nuova stazione arrivò trafelato un poeta dall’aldila che con uno strumento fondametale che gli permetteva di riconscere il passato, presente e futuro accese con una sua poesia una passione invisibile. Il vapore acqueo usci dai fianchi di locomotiva e avvolse vagone in un caldo abbraccio.

    Erano arrivati alla frontiera di un paese sconosciuto e la poesia scritta in una lingua incomprensibile a loro rischiava di non essere essere capita.

    Per fortuna arrivò capo stazione che tradusse la poesia. Mnemosinato al massimo trasferì la tradotta di vagone e locomitiva su un binario solitario, siggilando così per sempre il loro amore.

    nanos

    p.s. ops dimeticavo la traduzione della poesia:

    “Vagone stava,
    su un binario morto,
    quando locomotiva
    l’agganciò”

    Innesto e scambio,
    corteccia e vagone,
    al semaforo rosso,
    si è tradotto l’amore.

    E, cosi vissero felice e contenti.

    Cosi si stoccarono di un linguaggio amorevole ed augurale.

    E, si corteccia e vago si innamorarono mentre semaforo era un pò geloso e li teneva bloccati li nel fraseggio dello scambio.

    Cosi subbentrò il poeta che era in lui e lui divenne poeta. vago che era si era trasformato in vagone-poeta

    Nanosecondo

    8 gennaio 2009 at 10:48 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: