COMUNITA' PROVVISORIA

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HO VISSUTO

DSCN0262___ di Salvatore D’Angelo >>>> Ho vissuto (quasi) tutti gli avvenimenti. Ho registrato tutto. con gli occhi e col cuore. volti di uomini donne gesti sorrisi piccoli scazzi. tutto. le timidezze. le espansività. le invasività. stamani mi sento come un’anfora ricolma. che ora trabocca. mi prende una commozione improvvisa. un nodo alla gola che si scioglie in lacrime che salgono agli occhi. sono felice e allo stesso tempo come se mi svegliassi da un’anestetico.    Ad ogni modo un grazie ad Angelo Verderosa e Franco Arminio. unici indispensabili imprescindibili. ma che sarebbero nulla senza l’apporto di quelli che hanno collaborato a questa follia che ha visto insieme i frammenti di un mondo che viaggia in direzione ostinata e contraria al flusso della corrente. Mario Festa il grande sannita e il gruppo + a sud.  Laura Ruberto con la sua voce dolce impastata di california e

cairano. anne demijttenaere ninfa dell’arte dei boschi .ute (e luca) sibricht presi dall’irpinia d’oriente. cinzia sarto e alessandra cinelli . i loro quattro minuti e mezzo di pura poesia. la loro commozione. zi carmiluccio che mi ha salutato con un bacio tenero e fanciullesco. luca battista mario perrotta maria “mimma” tolmina iolanda e david ardito. federico iadarola salvatore di vilio anna ebreo e tutti quelli del laboratorio fotografico. federico verderosa e tutti i ragazzi delle università al lavoro intorno alla cupola di fabrizio caròla. agostino della gatta lo staff della pro loco il suo presidente al lavoro nel refettorio con fare spiccio ma efficace. i mesali e le donne della cucina. nanos patagosha clown sciusciù e tutti gli altri della banda altcheckuprossoclown.ursula iannone e l’intrepida straordinaria elda martino. i tantissimi ospiti. andrea gobetti speleologo e scrittore giacomo di stefano il navigatore di un altro po. paolo muran che ci ha fatto dono di “bignozzi e toselli” le ombre tristi – e fraterne- de “la vita come un viaggio aziendale”. paolo de falco e tutti gli altri documentaristi. fulvio wetzl e valeria di “mineurs”. e poi guido giannini e mario dondero due grandi fotoreporters. e gli scrittori mauro minervino andrea di consoli tuccio salzarulo angelo ferracuti livio borriello . i poeti adelelmo ruggeri viola amarelli antonella anedda e giovanna marmo (straordinarie) gaetano calabresi michele panno e il resto del gruppo della “terra dell’osso”. Il generoso acuto “bibliotecario” sul campo mauro “mercuzio” orlando e la bella elegantissima edda. enzo basile il gruppo slow food la banda di calitri e vinicio capossela e – incredibile!- i settantasette traboccanti architetti capeggiati da bruno gravagniuolo.lidia curti e iain chambers e i viaggi nel cratere. i musicisti che hanno suonato ogni sera. canio loguercio e la sua performance. antonello matarazzo. la presenza bella e discreta di vittorio iannino.le nottate in bianco al forno di antonio luongo. dario bavaro monica rosapane e adriana rocco. il momento sulla rupe la discussione sotto i tigli di piazzetta san leone i momenti autogestiti. michelle e il jim crow trio i folska caterina pontrandolfo i lumanera i poeti del sax vittorino curci e pasquale innarella. michele citoni, l’occhio discreto che tutto ha ripreso e che ci farà dono di un dvd senza eguali, ne sono certo. Le performances del gruppo hypocrites teatro paolo battista e la band de “della stessa materia delle stelle” il tempo un po’ inclemente e tutte le botteghe laboratori esposizioni. uno fra tutti gli scuretti di pietrantonio arminio. Il sindaco luigi d’angelis i cairanesi e franco dragone che ha permesso che questa follia divenisse realtà e si trasformasse in sindrome. la sindrome di cairano 7x. sì, davvero grazie a tutti e chiedo perdono se – di getto- ora dimentico qualcuno. tutti i volti sono dentro di me, anche quelli non identificati . ciascuno mi ha dato qualcosa. a qualcuno spero di aver dato qualcosa. questo è il tesoro. il valore di cairano 7x. Non resta che fermarsi un po’ a goderne o a riprendersi dagli effetti della sindrome . per poi riflettere comunitariamente costruttivamente e poter ripartire per cairano 7x 2 . s

salvatore d’angelo.

saldan@libero.it

Salvatore D’Angelo http://www.acapofitto.splinder.com 1

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Written by comunitaprovvisoria

1 luglio 2009 a 8:17 am

Pubblicato su Salvatore D'Angelo

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12 Risposte

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  1. ERRATA CORRIGE : ovviamente “un’ anestetico” va inteso senza accento. e la frase “ciascuno mi ha dato qualcosa. a qualcuno spero di aver dato qualcosa.” contiene quel “qualcuno” che è estraneo al concetto. va invece letta come “ciascuno mi ha dato qualcosa. a ciascuno spero di aver dato qualcosa”.

    Salvatore D'Angelo

    1 luglio 2009 at 9:02 am

  2. Ho vissuto con intesità estrema due momenti bellissimi della mia vita. Frutto di un percorso difficile ma che ha colto la luce della luna negli occhi di tanta gente che resterà ad illuminare per sempre il mio cammino anche nelle notti più buie.

    Flumeri e Cairamo sono due atti creativi e ricreativi. dove ognuno ha potuto verificare i propri limiti ma anche la gioia per superare il dolore.

    Non c’è gioia se non ci si mette a confronto con il dolore, ma il dolore può essere superato attraverso la consapevolezza che non si è più soli.

    Oggi ho pubblicato sul bolg
    http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/2009/06/oggetto-raduno-flumeriprima-pagina-di.html

    ..in questo caso nelle parola di MagicaEmy c’è la cosapevolezza di essere passata per la stessa piazza (mercato) senza mai incontrare nessuno…..

    ho di Patagoscha che … E poi la luce della luna scendeva sui miei occhi, immaginificando la notte….

    Ecco il council all’alba che abbiamo fatto a Cairano e preludio di un nuovo giorno.

    Personalmente , inutile dirlo, sono felice di aver vissutocosì intensamente questi due momenti. E con immenso piacere domenica pomeriggio ho accompagnato la mia carissima amica giornalista free Lance di Roima Daniela Da Milano …che ci ha seguito per tutta la tre giorni del raduno…anche a Cairano per far conoscenre quest’altro momento “provvisorio”.

    Certo nessuno è perfetto d’altronde il clown ..il mio clown gico molto sui mie difetti……e cerca di trasformarli……la magia gentile si è avverata anche questa volta.

    La sera di domenica a Cairano ero stanchissimo ma mi ha fatto un piacere immenso incontrare il mio angelo Mercurzio e la la sua CherubinEDDA. Ed in loro compagnia ascoltare “cartoline dai morti”…credo che siano le cose più (tragi) comiche scritte da Franco.

    Lo immagino anche lui vestito da angelo che legge queste sue “cartoline dai morti” …… anche lui come Mauro ..un pò “incustodito”…..

    Un grazie particolare a Salvatore D’angelo per tutto quello che rappresentato e che lui sà..fin dal primo incontro e dall’esperienze chge abbiamo costruito insieme a Orta d’Atella ed a Succivo.

    Grazie di cuore. Nanos

    Grazie Nanos

    Nanosecondo

    1 luglio 2009 at 9:15 am

  3. A Cairano non servono le ali.
    Qui a Venezia si (purtroppo)

    Ancora a tutti Voi, a Tutti Voi, un grazie commosso

    giacomo

    unaltropo

    1 luglio 2009 at 7:09 pm

  4. Ehi, Sal (Robert Plant Comunitario), Mineurs a parte, stamperò per metterlo in cornice il tuo post!

    Approfitterò per raccontare che oggi, con solito dispiacere, per delle faccende sono andato ad Avellino. Ho incontrato un conoscente che a mezza bozza mi ha chiesto “…allora Cairano?” (sull’altra mezza un sorrisetto ironico). Ho risolto la risposta accennando Vinicio Capossela: “…scivola, scivola vai via, via da me. Canzoni e poesie, pugnali e parole, i tuoi ricordi sono vecchi ormai… scivola vai via, via da me…”
    Che pensi avrà pensato?

    Dovevo tornare a casa e forte era la voglia malinconica di imboccare Direzione Lioni per Cairano.
    Comunità (sempre con Vinicio): “…tequila bum bum.”

    vittorio

    1 luglio 2009 at 8:55 pm

  5. Caro Vittorio, grazie per il Robert Plant comunitario. Mi piace! Sabto c’è un’ottima occasione per rivedere Cairano e la sua bella gente. Vediamoci lì per fare una prima valutazione dell’evento e metterci subito all’opera per Cairano 7×2. Ci sarai?
    Un saluto
    Saldan

    Salvatore D'Angelo

    1 luglio 2009 at 11:22 pm

  6. In questi giorni mi trovo spesso a pensare alla scorsa settimana. A tutti voi. A quelli che passando hanno fatto cenno con la testa, a quelli con cui ho scambiato sorrisi, a quelli con cui ho fatto piacevoli chiacchierate, a quelli che, aihmè, non sono riuscito ad incontrare.
    Sono felice se penso di essere stato parte di questa magia ma un pò mi sento malinconico al pensiero che sia passata così in fretta.

    Mia nonna, sapendo della mia precoce malinconia, mi diceva sempre: partire è ritornare…. e ritrovare. E così mi do conforto!
    Spero di rivedervi presto.

    Antonio

    antonio di tucci

    1 luglio 2009 at 11:28 pm

  7. Naturalmente un affettuosissimo saluto al navigatore del Po, al nostro caro giacomo de stefano, che ora mi immagino solcare anse e correnti del Po, verso sinistra e verso destra, da oriente a occidente e viceversa, anche lui in direzione ostinata e contraria rispetto al flusso della corrente (non solo metaforica) e me lo immagino capace di fare poderose bracciate controcorrente , vogare davvero “un altro po” ..un altro po …e sempre un altro po verso l’isola che stavolta c’è…che sia Cairano o le vedute da comacchio o da piacenza, le anse o le rive di un fiume davvero ostinato e contrario rispetto alla deriva del mondo…. sì, con persone così belle ce la faremo e non c’è illusione migliore per crederci!

    Ciao giacomo! Alla prossima!

    Salvatore D’Angelo

    Salvatore D'Angelo

    1 luglio 2009 at 11:32 pm

  8. Caro Angelo,

    ti voglio ringraziare di avermi offerto l’occasione di partecipare a questo workshop con visita dell’architettura del cratere, non avrei potuto sperare altrimenti di avere un incontro così ravvicinato con l’area e il problema della ricostruzione, con una guida ricca e competente come la tua e l’incontro con persone e intellettuali così interessanti.

    Mi congratulo con te e con tutti gli altri (a partire da Franco, e poi Ursula, Elda, Stefano, Luca, Federico, Agostino, Antonio, Michele), e con gli organizzatori dei laboratori in particolare Mario e Pietrantonio e mi scuso con tutti quelli che non menziono per l’organizzazione di una occasione imperdibile che ci ha offerto incontri visioni musica teatro e deliziosi cibi, oltre che una grande ospitalità.

    un abbraccio, Lidia

    lidia curti

    2 luglio 2009 at 4:00 pm

  9. – Cumm staje la vigna a te?

    – Eh, auanno nun la stac curann. Ji nun m la figh cchiù, figl’m eia a la Svizzera, nun aggio truvat nisciun ca me la curava.

    – E che bbuo fa, facimm viecchie.

    Sono stati giorni intensi, questi di Cairano 7x. Chi legge questo blog oppure i giornali locali fino alle pagine più interne, oppure ha dimestichezza con la rete, ha saputo dell’esistenza di questo esperimento che per 7 giorni ha portato più di cento persone ad abitare Cairano e altri paesi dell’Alta Irpinia, risiedendo nelle abitazioni lasciate vuote dallo spopolamento e dall’emigrazione (Cairano ha a disposizione circa 4000 vani per una popolazione di 380 persone, di cui solo 6 bambini che frequentano la scuola elementare). A parte i nomi più ridondanti (Vinicio Capossela, giornalisti e scrittori come Paolo Rumiz e Andrea Di Consoli, il fotografo Mario Dondero, il jazzista Innarella) a Cairano si sono alternati registi, professori universitari di Architettura, archeologia, scienze ambientali, intellettuali e simili, cuochi irpini, oltre ai volontari della Pro Loco che hanno offerto un prezioso supporto logistico e ai membri della comunità provvisoria. La direzione artistica è stata curata da Franco Arminio, il patrocinio è stato della Fondazione Dragone, fondata da Franco, cairanese emigrato in Belgio e produttore del Cirque de Soleil.

    Gran parte della gente dell’Alta Irpinia, però, non è venuta a conoscenza di questo evento, sicuramente estraneo ai canoni locali del divertimento e dell’intrattenimento. I destinatari erano sicuramente esterni, appartenenti ad alti livelli di istruzione, una platea selezionata già all’origine. Tuttavia, il programma era talmente ricco che tutti potevano scegliere di partecipare a qualche laboratorio o concerto.

    I sette giorni di Cairano rappresentano un tentativo di ripensare al presente e al futuro del nostro territorio, che si sta spopolando non solo a causa dell’emigrazione di giovani dal buon livello di istruzione, di meno giovani e di intere famiglie, ma anche a causa dell’assenza di risposte complessive e articolate, che pur ci sono state in altre aree del Sud (Basilicata, Cilento, Sardegna).

    Però, tra le altre cose, si sa che “il Sud, tra il problema e la soluzione, ha sempre preferito il problema”.

    In tempi di crisi economica globale, ora che si parla di ciclo corto dell’economia, di ridare vitalità all’agricoltura diffusa e biologica, di ripensare lo sviluppo, un territorio come il nostro, che è naturalmente predisposto a questo tipo di cose, non può restare fermo. Chi dice che da noi non c’è niente sbaglia. Un solo elemento tra i tanti, il paesaggio ad esempio, altrove ha rappresentato la base di partenza per alimentare circuiti economici virtuosi.

    Belle parole, teorie, concetti generali, i miei, che cozzano troppo con la realtà oggi esistente nelle nostre zone come nel resto d’Italia. Lo scambio di battute che ho riportato all’inizio del post l’ho ascoltato a Tarantino, a Teora, sabato scorso, tra due signori anziani. Il declino dell’agricoltura, dopo il terremoto del 1980, ha rappresentato il contraltare principale all’industrializzazione post sisma, con il risultato che oggi abbiamo sempre meno contadini e anche salvare il posto di lavoro nelle fabbriche delle aree industriali della 219 è sempre più arduo. In compenso, incombe l’ipotesi della discarica sul Formicoso. Alcune voci insistenti dicono che a settembre inizieranno i lavori di costruzione di uno sversatoio di rifiuti da 40 ettari.

    Altra nota dolente è la desolazione della politica; proprio mentre a Cairano c’erano persone che da tutta Italia venivano a scoprire questi luoghi, a Calitri la Comunità Montana Alta Irpinia veniva commissariata perché i sindaci non trovavano l’accordo sul bilancio (otto sindaci di centrodestra e otto di centrosinistra). Se si pensa che l’unica possibilità di reazione per i nostri comuni può essere quella di fare rete sui problemi comuni, pensate come è possibile farlo quando l’ente che li raccoglie subisce continuamente l’instabilità delle lotte politiche (nate, bisogna dirlo, dal cambio di rotta dettato dall’on. De Mita in tutti gli enti della provincia). Siamo deboli, non solo per colpa della politica, e quando si è deboli si diventa facilmente terra di conquista. Negli ultimi mesi, inoltre, “Irpinia” ha significato male assoluto per quanto riguarda i paragoni con altre ricostruzioni dopo eventi catastrofici, senza nessun tipo di approfondimento sulle cause, su come sono andate le cose, se la colpa è stata dei veri terremotati o di alcuni speculatori. L’anno prossimo ricorrerà il trentennale, ma già si prefigura una frammentaria commemorazione, una passerella di poche ore che morirà subito, quando invece le nostre comunità dovrebbero pensare a un percorso di tutela e recupero della loro memoria, superando i campanilismi e rispettando anche le diversità di opinione (personalmente questa sarebbe una scommessa a cui mi piacerebbe dedicare tempo e lavoro).

    Tutte queste note, che posso sembrare in bilico tra pessimismo e nichilismo sono invece, secondo me, gravide di spunti positivi, che se ben coltivati possono segnare un’inversione di tendenza per i nostri territori. Come diceva Danilo Dolci, bisogna “far presto, e bene, perché si muore”.

    Stefano Ventura- dal blog teoraventua

    Salvatore D'Angelo

    2 luglio 2009 at 7:14 pm

  10. Grazie Salvatore, concordo con te. Un altro po’ sempre, mai fermare il dono, il dare, il cuore pensante.
    Sono tempi di cambiamento, di liberazione. MA serve sempre un altro po’ di qualcosa.

    Il tuo blog è veramente intenso. Mi ha quasi spaventato per la ricchezza di parole importanti.

    A presto Dai, vieni qui, o in viaggio verso Istanbul, sulla barca grande. Viaggio alle radici dei suoni del Mediterraneo.
    Appena è pronto il programma (da agosto ad ottobre) te lo invio g

    unaltropo

    2 luglio 2009 at 7:53 pm

  11. Caro Salvatore,
    grazie per questo tuo post e grazie per le tue parole a commento della mia lettera che sta appena sopra (sembra che l’ha scritta un extraterrestre per come si sono spaziate le righe).
    In essa non è che potevo dire tutto; volevo principalmente parlare della nuova raccolta di Franco e di domenica mattina all’alba.
    E allora, per esempio, non ho detto di quel caffè che ci siamo preparati alle quattro e mezza.
    Era molto buono. Cercavamo di non fare il minimo rumore, per non svegliare nessuno nella casa. Sembravamo due amici di vent’anni in viaggio all’estero, in un “momento di utopia”.
    Ho preso questa espressione, “momenti di utopia”, da Fabrizia Ramondino, la scrittrice della quale, con tanta passione e trasmettendoci passione, ci hai detto venerdì scorso, appena venerdì scorso.
    Mica male fosse oggi venerdì scorso.
    Ciao Salvatore, un abbraccio
    Adelelmo

    Adelelmo Ruggieri

    3 luglio 2009 at 6:00 am

  12. “Due amici di vent’anni all’estero, in un momento di utopia”…è vero caro adelelmo, l’ho detta anche ad altri amici questa sensazione vissuta a cairano. un po’ come tornare ai vent’anni, quando tutto è una possibilità una promessa, un giocarsi tutto e nulla con lo stesso ottimismo.E poi ti rispondo con un “discorso libero indiretto” di versi che tu ben conosci: si sta lì e si vive sapendo che “si ha la stessa misura del volto, due occhi, due mani, e i piedi e le dita dei piedi contro la punta delle scarpe insabbiate marroni e si cammina non badando a ciò che si dice, senza presumere”. perchè ciò che è più importante è l’atto di esserci, la stessa presenza lì, alle quattro del mattino senza fare il minimo rumore lo “stare rivolti/ in cucina / a guardare l’acqua che bolle/ senza dolersene/senza fantasticare”.. perchè di certo “dietro la parete c’è un ragazzino/ che “sulla pagina di epica naviga chino”.
    e vuoi vedere che quel ragazzino è l’utopia dei nostri vent’anni materializzatasi lì a cairano dallo zainetto delle nostre emozioni?

    un abbraccio e un “fraterno saluto”

    Salvatore

    Salvatore D'Angelo

    3 luglio 2009 at 9:05 am


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