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La Speculazione dell’Eolico: i Palazzinari dell’Energia

scavo_eolLo sviluppo delle energie rinnovabili è necessario per un futuro libero da ricatti energetici e da rischi incontrollati per il clima e l’ambiente del Pianeta e per la società. Tuttavia non ci sarà alcuno sviluppo positivo consentendo speculazioni e spreco di denaro degli utenti per installazioni, come le torri eoliche, che non potranno fornire alcun contributo risolutivo al fabbisogno dell’energia, mentre, già oggi, danneggiano in modo irreversibile il paesaggio naturale, culturale e agricolo su cui si fonda l’identità della nazione. Un gravissimo pericolo incombe sull’immagine, il significato e l’economia di boschi, colline, coste lacustri, montagne, fauna selvatica, borghi storici, testimonianze archeologiche. Per consentire un adeguato sviluppo delle energie rinnovabili utili e promettenti (ad esempio solare, biomasse e mini-idrico), senza devastazione ambientale e senza speculazione, occorre subito riformare le regole di incentivazione, stabilire rigorose linee guida a tutela del paesaggio e investire il più possibile in efficienza energetica. È necessario fermare uno sviluppo selvaggio dell’eolico, l’ultima delle speculazioni territoriali, la più insidiosa rispetto a quelle tradizionali perché dipinta di verde.

La difesa del paesaggio irpino parte anche e soprattutto da queste considerazioni.

Luca Battista

Perché il gioco dell’eolico non vale la candela

Sintesi dell’intervento di Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra in occasione della Conferenza Stampa La Speculazione dell’Eolico: I Palazzinari dell’Energia

I dati attuali e futuri della produzione elettrica da fonte eolica e il suo contributo effettivo all’obiettivo europeo di fonti rinnovabili L’eolico rappresenta oggi un contributo del tutto marginale al bilancio energetico, pari al 5,3% dei consumi finali di energia prodotta da fonti rinnovabili e allo 0,25% dei consumi finali complessivi. Questo marginalità resterà tale anche in futuro: in base alla Position Paper del Governo italiano che stima il contributo massimo di ogni fonte rinnovabile agli obiettivi europei, nel 2020 la produzione eolica, pur triplicando i propri impianti, sarà pari al 7,9% dei consumi di energia prodotta da fonti rinnovabili e al 1,3% di consumi finali complessivi. Quanto costano e quanto costeranno in bolletta gli incentivi alle fonti rinnovabili L’onere per l’incentivazione delle fonti rinnovabili, invece, non sarà marginale e, nel 2020 arriverà a pesare per 7 miliardi sulle bollette degli utenti (cittadini e imprese). Nell’opinione pubblica c’è forse disponibilità a pagare cifre così elevate per tutelare l’ambiente ma non per incentivi inutili o dannosi. Il potenziale delle fonti rinnovabili: quelle utili, quelle promettenti, quelle inutili e dannose Abbiamo visto, nella scheda 1, che le stime di potenziale delle biomasse per il raggiungimento dell’obiettivo europeo, arrivano al 40% dei consumi finali di energia da fonti rinnovabili. Gli operatori del settore confermano queste potenzialità, prevedendo l’uso dei residui agricoli e un marginale ricorso a colture dedicate. L’incentivazione di questa fonte risulta dunque utile e giustificata se si eviterà di finanziare impianti a filiera lunga che utilizzano oli vegetali o biomasse importati dall’estero. Per ciò che riguarda il potenziale energetico accessibile per il solare fotovoltaico, Domenico Coiante sostiene che “basterebbe l’utilizzo di 3.700 km2 (cioè il 19% dei terreni marginali abbandonati del centro-sud, o l’1,2% del territorio nazionale) per produrre l’intero fabbisogno elettrico nazionale (circa 310 TWh). Pur trattandosi di un esercizio puramente teorico, visto che il potenziale accessibile è indipendente dalle limitazioni tecniche (problemi di connessione in rete, accumulo) ed economiche, esso serve a illustrare quanto questa fonte sia promettente e quanto risultino giustificati gli ingenti incentivi destinati al suo sviluppo. Infine, per illustrare il potenziale limitato dell’eolico, abbiamo scelto un grafico dell’Anev, l’associazione di produttori eolici, che ammette una curva discendente nello sviluppo degli impianti eolici a partire dal 2014 e una potenza che non potrà superare i 16.200 MW al 2020 (2% dei consumi finali lordi) anche considerando i ripotenziamenti degli impianti più vecchi. I livelli di incentivazione dell’eolico in Europa E’ difficile addentrarsi in questo argomento a causa della scarsità di dati ufficiali sul costo degli impianti e del fatto che i produttori di energia eolica in Italia stimano costi sempre crescenti allo scopo, presumiamo, di mantenere alti e stabili i contributi percepiti attraverso i certificati verdi. Per questo motivo abbiamo preferito riprodurre un grafico della Commissione europea che ha posto a confronto le rendite dell’eolico (incentivo + prezzo di vendita, sottraendo i costi) nei diversi paesi europei: il livello della rendita dei produttori è massimo per l’Italia fra tutti i paesi dell’Unione (circa 100 euro/MWh per un sito eolico di media produttività). Tanto per evidenziare le differenze, la rendita in Germania è inferiore a 10 euro/MWh, e vale solo per i siti con maggiore ventosità. In Spagna, la rendita è inferiore a 20 euro/MWh, quindi è un quinto circa di quella italiana. E’ noto che gli incentivi possono indurre fenomeni occulti di “ritocco” dei prezzi dell’offerta, a danno dei consumatori. Ma quando il livello di incentivazione è eccessivo, come in Italia, la distorsione è smaccatamente evidente e di notevole entità. Quando l’incentivo è necessario e quando diventa speculazione Prendendo a riferimento il costo medio degli impianti eolici stimato in Europa, Domenico Coiante ha elaborato un grafico che mostra come gli impianti con ventosità equivalente a circa 1.600 ore risultino già competitivi in assenza di incentivi. Con l’incentivazione vigente in Italia risultano redditizi anche i siti con appena 900 ore. Ciò spiega il gran numero di nuove autorizzazioni richieste (52.000), in parte già approvate, in parte in fase istruttoria, addirittura eccedenti le previsioni dell’Anev. Il consumo territoriale dell’eolico in confronto alle altre rinnovabili Comunemente si considera che gli impianti di energia rinnovabile abbiano bisogno solo di sole e vento, risorse primarie gratuite. Purtroppo non è così. Occorre anche una risorsa importante come il territorio. In un paese, come l’Italia, ad alta intensità abitativa, il territorio è un bene prezioso, sia per la sua relativa scarsità per gli usi primari, agricoli, silvicoli e zootecnici, sia per la conservazione di habitat necessari alla biodiversità. La figura elaborata indica per l’eolico un uso di territorio sette volte superiore a quello del fotovoltaico integrato. Se è vero che l’uso del suolo non è esclusivo per l’eolico (consente altri usi, agricoli o pastorali), occorre ricordare che questo indicatore non risolve il problema più grave di questa fonte: l’impatto paesaggistico. Infatti la visibilità si estende ben oltre il territorio compromesso direttamente o indirettamente per l’installazione delle torri. La maggior convenienza e necessità di una politica di incentivi per l’efficienza energetica Diversamente dagli incentivi per le fonti rinnovabili, che generalmente comportano un maggior esborso in bolletta e, quindi, generano costi per la collettività, gli incentivi per l’efficienza energetica riducono i costi in bolletta e comportano benefici economici per la collettività. Una politica di forte incremento ed incentivazione dell’efficienza energetica consentirebbe: · di ridurre la dipendenza energetica dall’estero; · di raggiungere più agilmente l’obiettivo europeo di fonti rinnovabili, espresso in percentuale sui consumi finali di energia; · di ottenere vantaggi economici e occupazionali derivanti dalla diffusione di tecnologie e servizi innovativi; · di conseguire un’effettiva riduzione di emissioni di CO2 con strumenti domestici. Infine, senza contare il contributo in settori diversi dall’elettricità, l’Enea stima in 73 TWh l’energia elettrica che può essere risparmiata nel 2020. Questo dato corrisponde alla produzione elettrica di circa 7 grandi centrali nucleari della taglia ipotizzata dal nostro governo (1.300 MW), che dovrebbero essere realizzate nei prossimi anni per poter entrare in funzione a partire dal 2020. Detto con parole semplici, il potenziale di risparmio energetico realizzabile nel nostro paese è a portata di mano e rende del tutto inutile realizzare nuove centrali nucleari.

http://www.amicidellaterra.it/adt/index.php?option=com_content&task=view&id=619&Itemid=1 http://www.viadalvento.org/ http://www.radioradicale.it/scheda/283556

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Una Risposta

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  1. Faccio notare che le fonti non convenzionali, nelle loro molteplici forme, hanno un vantaggio:la distribuzione pressochè uniforme sul territorio, ovvera ominicratica, lo stesso costituisce una grave limitazione se vengono pensate come fonti energetiche convenzionali;
    una competizione di questo tipo le porta ad essere perdenti.
    In Italia manca il “piano energetico”, che è un concetto che è sfuggito ai governi di destra quanto a quelli di sinistra passando anche per quelli di centro, ma è l’unica cosa che può mettere ordine, ordine razionale, su queste cose e allora l’energia, specie quella “solare” si produrrà dove serve con filiera corta e le città non potranno crescere a dismisura e i paesi trarrano da questo nuova linfa vitale.
    La concentrazione urbana oltre ogni limite nasce da un erroneo concetto, ovvero lo stereotipo dell’energia gratuita a buon mercato.

    Gianfranco Frascione

    Gianfranco Frascione

    21 luglio 2009 at 10:42 am


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