COMUNITA' PROVVISORIA

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comunità provvisoria e SUD

Goleto Verderosa 17di GIOVANNI VENTRE / Irpinando _____ Con grande piacere ho letto stamane sul mattino di Avellino l’intervento di Franco Arminio  in cui parla in modo estremamente chiaro di quello che intende essere la comunità provvisoria in questo Sud troppo spesso vituperato e mortificato da gente “inutile” alla causa del Sud, anzi dannosa, che grazie ad una manciata di voti ed alle amicizie influenti amministra i nostri luoghi pur nella povertà di idee e di cultura degli stessi. Franco è splendido quando dice : “ Parlano del Sud quelli che lo hanno ferito  e quelli che lo vorrebbero morto” infatti il dramma vero e che non ne parlano coloro che veramente lo amano, che vorrebbero avere le stesse opportunità che si danno al Nord. … “ e comunque noi siamo qui in questa terra sfrangiata, manomessa e comunque incantata”  eccolo l’atto d’amore di chi ama svisceratamente la sua terra, la definisce “sfrangiata” Franco, credo che intenda dire dai contorni non ben delineati. E poi ancora “ Comunità provvisoria nasce da una intuizione “certe baracche non servono più a niente”  e chiama i politici locali “ professionisti dell’intrallazzo”.  Il termine baracche sta a significare qualcosa di provvisorio, di scadente, di incerto, grazie al quale gli intrallazzatori “ quelli che hanno un occhio alle amicizie ed uno al portafoglio”  evocano la volontà di non far cambiare nulla, le baracche non devono diventare case, teatri, piazze, luoghi dove la gente possa trovare la sua dimensione e dare il meglio di se, ma devono restare baracche in cui domina il nulla che produce altro nulla e che va a sfociare nel nulla in cui viviamo. “ questa è un’epoca in cui non ci sono binari e caselli obbligatori “ un messaggio ai tanti giovani in fuga dalla nostra terra, bisogna rimboccarsi le maniche ed intraprendere la propria strada senza contare sul bastone sporco e pesante del politico di turno, un bastone che aiuta a percorrere un poco di strada ma poi diventa un fardello per la vita. “ bisogna inventarsi la giornata”.  ho trovato persone bellissime in questa comunità. Donne ed uomini che stanno fuori da ogni nicchia, persone che hanno slanci generosi. E’ gia un nuovo Sud questo, un sud enorme, inimmaginabile da uno come Bossi, ma anche dai sordi e dai miopi politicanti delle nostre contrade. E’ il sud che ha reso sacro il Formicoso che ha trasformato la rupe di Cairano in un trampolino da cui tuffarsi nel futuro.”  Un sud dove ogni giorno nasce una nuova idea, e Cairano ne è il simbolo. Io mi sento parte integrante della comunità e sono fiero ed onorato di esserlo, a Cairano ho conosciuto la genialità introversa di Franco, la vulcanicità eruttiva della mente di Angelo Verderosa, il genio semplicistico di Mario Festa, la dignità di Edda e la cultura di Mauro Orlando, l’amore per il paese di Antonio Luongo, la simpatia prorompente di Agostino della Gatta, il fascino e l’intelligenza di Elda Martino … ci vorrebbero 100 pagine per nominare tutti i compagni di questo viaggio meraviglioso … ma vi garantisco vi porto tutti nel mio cuore con gioia e non arrecate alcun peso al mio cammino, anzi …

Ritorniamo all’analisi dell’articolo …   “ questo non è il sud delle logiche dei finanziamenti pubblici, del pessimismo di stato alimentato da chi pensa che i paesi possano vivere solo di elemosina”.

E qui Franco pone l’accento sulla importanza di camminare con le proprie gambe, un percorso anche breve ma pregno di dignità ed amor proprio. “ crediamo alla via della decrescita e non ai miraggi del progresso ingabbiato nella galera del consumare e del produrre.”  Crediamo, è questo il nostro motto, la quiete dei piccoli borghi a fare da contro peso alla invivibile esistenza delle città, e inneggiamo alla fuga dal consumismo sfrenato  che genera produzioni inutili e dannose con ripercussioni gravissime sull’ambiente e sulla qualità della vita, inoltre maggiore è il consumismo e maggiori sono le tonnellate di rifiuti da eliminare. “portiamo affetto ai luoghi più affranti e sperduti, alle persone che sono rimaste sole in mezzo ai paesi, a chi non ha paura di pensare a Dio, alla morte, alla poesia.  Che bello questo passaggio, in esso è racchiusa l’esistenza di centinaia di piccoli borghi dove la vita scorre lenta ed inesorabile. Comunità provvisoria per una settimana ha rianimato il bellissimo borgo di Cairano, stando vicino a quella gente che ha avuto la forza pur tra mille difficoltà di non fuggire in cerca dell’Araba Fenice, quelle persone che si ritrovano appunto troppe volte a pensare a Dio, alla morte pur vivendo in una poesia o vivendo di poesia come certamente vive Franco. “ Non cerchiamo raccomandazioni ma racconti”  le raccomandazioni vituperano ed annullano l’uomo, i racconti invece ci fanno conoscere il passato e le sofferenze di intere generazioni che hanno vissuto con poco meno di nulla. Questi racconti devono essere recuperati e diventare patrimonio della comunità provvisoria e delle comunità locali. I racconti di Cairano, quelli di Onna o quelli di Canicattì. “ ammiriamo i contadini ce lavorano la terra nella sagra quotidiana del sudore e non chi organizza le sagre della nostalgia”  I contadini sono l’essenza di questa terra dura, forte, a volte nemica e strapparle un raccolto significa vincere la più faticosa delle maratone, eppure nessuna medaglia viene conferite a questi uomini e donne che ogni giorno, col sole, con la neve, con il vento, si dedicano alla loro terra ed ai loro animali, mentre i soliti intrallazzatori organizzano le sagre della nostalgia, mettendo in piazza bancarelle di prodotti tipici e sperperando migliaia di euro per far esibire il cantante di turno invece di predisporre un piano condiviso di manifestazioni che portino turisti veri e soprattutto che invoglino gli stessi a comprare una casa a Senerchia o a Cairano  e far si che gli stessi portino altri turisti e che qualcuno di questi diventi residente facendo il percorso inverso a quello dei nostri figli che fuggono ammaliati dalle luci e dai rumori delle città. “la comunità provvisoria è viva pure quando si è soli o in compagnia di pochi. È viva quando andiamo a vedere e a sentire come soffrono e come guariscono le persone e le cose.”  Un chiaro messaggio a noi di comunità provvisoria e a  coloro che vogliono farne parte, essere tanti è bene ma non indispensabile, importante è essere attenti a percepire quelle sofferenze che Franco sottintende, il mal di vivere, la solitudine, la paura, la sfiducia, il menefreghismo e l’egoismo, cercare per quanto possibile di guarire chi ne è affranto donando loro una nuova speranza da impiantare con il sacrificio ed il sorriso di noi comunitari. Allo stesso modo dobbiamo far capire a chi governa che bisogna intervenire  sui  luoghi devastati da anni di politiche anti territorio  ( discariche, immissione di fumi pericolosi, amianto, scarichi abusivi nei nostri fiumi, rifiuti ingombranti gettati nei valloni delle nostre bellissime montagne ( ma come ce li portano???). Insomma ci vorrebbe un rinascimento meridionale. Termina Franco in questo modo  “ questa è grande vita, questo è sud. Altro che le gabbie salariali e i vecchi e nuovi assistenzialismi, altro che la penosa melina di chi per stare nei paesi si è tarpato le ali. È la lobby degli zoppi che fingono di camminare. Forse siamo malati anche noi, ma almeno stiamo provando a volare.”  Un vero inno a far parte di questo progetto, non accontentarsi ma chiedere di più, e come noi tutti gli abitanti dei piccoli paesi dovrebbero provare a volare nella speranza di una nuova migrazione che porti benessere e felicità ad una terra intrappolata dalle sue stesse paure. I nostri figli hanno diritto a vivere e lavorare nella loro terra, vicini ai loro cari, ai luoghi della loro infanzia, i nostri figli hanno diritto a non essere figli di nessuna terra. Sentirsi stranieri in  patria è la cosa peggiore che possiamo augurare alle future generazioni. Grazie Franco, grazie per questi tuoi messaggi di amore per la nostra terra che ci nutrono e ci fanno crescere consapevoli che un giorno da Cairano voleranno tanti e tanti messaggi da inondare il mondo della nostra storia, della nostra voglia di essere cittadini di un mondo dove nord e sud siano solo dei punti cardinali. Io già sto fremendo in attesa di poter iniziare a programmare Cairano 7X2, una nuova storia, un nuovo amore. 

P.S.  anche a mare io parlerò di comunità provvisoria, di Cairano e del Formicoso …

13 Risposte

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  1. Straordinario e bravissimo Giovanni Ventre, sottoscrivo in pieno!….all’ennesima potenza, se possibile, dal momento che condivido e guardo a tutto questo, con “questi” occhi, con lo sguardo rivolto alle immani devastazioni apportate alla mia terra, quella delle pianure, della Campania (una volta) Felix ed ora…infelix, sommersa da miasmi e fumi indefinibili, dove la cifra connotativa sembra essere una linea di unto e di polvere che pervade tutto… Ma quanto amore e voglia di lotta c’è ancora sepolto vivo! Basta crederci per riportarlo alla luce!… Altro che livore e rancore malato!

    Salvatore D'Angelo

    24 agosto 2009 at 12:28 PM

  2. caro giovanni
    meritavi di essere citato nel mio articolo. alla prossima occasione!
    la nuova irpinia adesso si può fare. dipende solo da noi.
    caro salvatore
    ci vediamo a settembre.

    Arminio

    24 agosto 2009 at 1:31 PM

  3. Grazie Giovanni!

    Agostino Della Gatta

    24 agosto 2009 at 3:10 PM

  4. Sono commosso e felice per la nstra bella famiglia ‘comunitaria’!
    Continuiamo così ……ci faremo solo del bene.
    mauro orlando

    Mercuzio

    24 agosto 2009 at 3:33 PM

  5. Giovanni Ventre è un uomo entusiasta e solare, lontano e libero da rancori, accidie e meschinità, ergo è un vero tesoro per questa comunità che mi sembra costellata di tante preziose perle, tutte da non perdere,da conservare e custodire e, soprattutto,da valorizzare.
    un abbraccio
    e’

    p.s. grazie, franco, il tuo manifesto per il Sud è intenso e sentito e dice molte delle cose che, almeno io, sento dentro di me. grazie per il tuo impegno e per l’amore che porti a questa terra.

    p.s. del p.s. forse dovremmo tutti allenarci a dire grazie a chi si espone in prima persona.

    eldarin

    24 agosto 2009 at 4:30 PM

  6. il post di giovanni è strordinario anche in considerazione del fatto che è lui è tra quelli non citati nell’articolo. mauro ed elda hanno partecipato a tutte le cose che tra bisaccia e ariano abbiamo fatto questa estate. salvatore è il nostro compagno d’occidente. un abbraccio a tutti oggi che sono un pò triste e sconsolato.

    Arminio

    24 agosto 2009 at 5:18 PM

  7. Un bellissimo Post di Michele Fumagallo, di un anno fa esatto (parte della mia vita che porto nel cuore) iniziava con la frase:
    “Cari amici, anche per risollevare il morale di Franco, voglio raccontarvi…”
    Qui ci vuole ed io la ripeto. Come ripeto la conclusione che era questa: “Cari amici, caro Franco, se può consolarvi, esiste anche questo in terra d’Irpinia.”

    Per tentare di ricambiare, solo per pomeriggio e serata dell’altro ieri, a Elda + Gruppo Archeologi, a Franco sempre straordinariamente Franco, a Basilio, ad Angelo, a Mauro “Mercuzio”, a Michele Citoni, a Luca nonchè per questo Post di Giovanni (con commenti relativi), urge qualcosa qui a Lapio!

    vittorio

    24 agosto 2009 at 6:16 PM

  8. giovanni ventre n°1

    verderosa

    24 agosto 2009 at 7:47 PM

  9. rocco
    si sentono i padroni del nostro destino..la nostra terra è ben altro.
    …se bastasse una poesia, una mangiata, una riflessione sulla rupe a supplire il lavoro della terra, lo studio approfondito delle vocazioni dei singoli paesi, la ricerca universitaria….

    michela

    25 agosto 2009 at 7:43 am

  10. arieccola…

    Michela

    25 agosto 2009 at 1:19 PM

  11. “Parlano del Sud quelli che lo hanno ferito e quelli che lo vorrebbero morto”. Bravo Franco ed io aggiungo che parla di Castelfranci uno di quelli che l’hanno già seppellito e condannato a morte insieme al meraviglioso bosco circostante (quintali di cemento armato e una fasulla fabbrica ridotta persino a deposito di immondizia napoletana). E fai attenzione: nella comunità provvisoria entrano così come sono stati allevati: come sepenti pericolosissimi, untuosi, viscidi, putridi, luridi, infami pronti al morso di spalle. Ed entrano come poeti bucolici, arcadici, pastorali. Ti assicuro che non sanno nemmeno l’alfabeto greco ma, ben sapendo il significato di questi termini letterari, tenteranno di tutto per entrare e partecipare alle vostre benemerite iniziative. Vedrai come ti aduleranno, vedrai come diabolicamente si insinueranno vuoi per obliare le scelleratezze degli anni’80 vuoi per una sorta di psicoterapia onde guarire con la pretesa d’esser poeti, critici letterari, raffinati recensori nei vari convegni già organizzati e da organizzare. Io li conosco dalla testa ai piedi ed hanno una furbizia tale da coprire qualunque malaffare e gabbare chiunque e in qualunque modo. Io li conosco da una vita e ti posso dare per certo due cose. Primo. Sono mendaci e traditori: appena volti le spalle già ti hanno pugnalato con le calunnie. Secondo. La loro è una pseudocultura, artificiale, artefatta: nelle lingue e letterature classiche sono ignoranti come le pecore. Terzo. La loro formazione di base al massimo comprende nozioni di motori a scoppio, tubi catodici e ruote dentate. Quarto. Non sono stati capaci di ottenere una misera cattedra benché autentici democristiani al tempo del massimo potere nuscano.

    Quinto. La cosa più importante: dai titoli accademici del 18 politico al governo amministrativa non hanno fatto altro che distruggere
    ogni sia pur minimo segno di civiltà irpina in paese ed in campagna.

    Castelfranci è mostruoso, irriconoscibile, senza identità per poetastri e giunte senza didnità. Caro Franco, io osservo, noto quanto impegno e volontà profondi per la civiltà irpina: ma, attento ai serpentelli letali che linguettano alla De Mita quando li vedi o li senti parlare.

    Andrea De Carolis

    15 settembre 2009 at 4:37 PM

  12. [“Comunità provvisoria nasce da una intuizione e… chiama i politici locali “professionisti dell’intrallazzo”…

    Non cerchiamo raccomandazioni ma “racconti”
    Le raccomandazioni vituperano ed annullano l’uomo, i racconti invece ci fanno conoscere il passato…]. Cioè: ciò senza di cui l’uomo nasce belluino senza alcuna forma di civiltà identitaria e cultura amica amorevolmente condivisa.

    [Questi racconti devono essere recuperati e diventare patrimonio della comunità provvisoria e delle comunità locali].

    Il concetto latino di “comunitas” indica l’esatto contrario dello stupro urbanistico che ha ridotto i medievali borghi irpini a periferie urbane che rende sconosciute le persone: isolate, apolidi, nemiche, aggressive, degradate. Si confronti come si viveva nei nostri paesi prima dell’80, come si vive oggidì e come si vive alle vele di Scampia. E: se degrado urbano-paesaggistico allora “degrado sociale”.

    Grazie Franco per avermi ispirato questa breve riflessione. Io non serbo odio e rancore verso la tal persona o il tale amministratore: però mi ribello allorché manca il minimo pentimento o il minimo riconoscimento del gravissimo errore commesso.

    Forse ora è più chiaro quanto volevo esprimere alzando esageratamente i toni: amo troppo le cose belle, scomparse, perdute, distrutte, che non vedremo in più per un pugno di dollari.

    Enzo Saldutti

    17 settembre 2009 at 7:07 am


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