COMUNITA' PROVVISORIA

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Due principi “imprenditoriali” per Cairano 7x.

blog_1E’ giusto,  riprendere  l’invito di Franco Arminio in relazione alla necessità di raccogliere proposte per Cairano  7x del 2010.  Il blog, questo enorme spazio aperto, può funzionare come luogo dove si esercita una sorta di “brain-storming” , circostanziato e motivato,  di idee e proposte. E’ utile, però ,percorrere questa strada a patto che serva anche ad emendare qualche posizione,  che può erroneamente apparire un pò rigida sul significato politico e culturale che deve supportare il programma di Cairano 7x  -2010.  Per questo motivo voglio proporre da subito questo intervento , molto serio e dettagliato di Michela Mat che è un commento su quanto detto da Franco Dragone in Belgio a noi tutti e suggerisce una angolazione, un punto di vista. Infatti credo con convinzione, che il successo di Cairano 2010 nel tempo sarà garantito principalmente dalla capacità di  progettare tenendo conto di diverse prospettive, di diversi punti di vista. La esclusione di angolazioni che possono apparire molto particolareggiate o tecnicistiche , in realtà depotenzia  una visione prettamente culturale che rischia così di diventare troppo ideologica. E credetemi, per ridare senso ad una azione politica per i paesi e per il paesaggio tutto serve tranne che non dialogare con il pensiero politico-culturale che è ancora dominante. (Luca Battista)

Nel suo vademecum dragone ha lanciato due basilari principi imprenditoriali, mi permetto di intervenire, tentando di fare un po’ di ordine, almeno dal mio punto di vista che è rigorosamente aziendale. I due principi:
1) Partire dal mercato, dai bisogni insoddisfatti dei clienti , in questo caso i fruitori dell’evento
A tale proposito, dice Dragone non interessa la quantità, ma la qualità. Tradotto in termini di marketing, sta dicendo che questo non vuole essere un evento di massa, deve essere un evento curato nei particolari che non è per tutti, ma solo per coloro, per quanto pochi essi possano essere, che ne apprezzano l’offerta, i benefici, insomma è per un’elite culturale e, quindi è un evento di nicchia. Ne consegue che non sono i numeri che possono misurare il successo di iniziative come questa, ma l’adeguatezza del target rispetto alla proposta di offerta dell’evento. In poche parole chi partecipa all’evento di cairano fa parte di un segmento di persone con caratteristiche esclusive e differenzianti e molto ben connotate, ad esempio, amanti dell’arte in tutte le sue forme espressive, amanti della natura, dei luoghi incontaminati, per cui l’evento dovrebbe essere in grado di attrarre solo e soltanto queste persone, cioè se ci va chiunque, qualcosa non ha funzionato
2) Essere diversi. Ma diversi da chi? Dai concorrenti e chi sono i concorrenti? Sono quelli che mirano a soddisfare gli stessi bisogni Una volta individuato il target, distinguersi dai concorrenti significa individuare il vuoto di offerta da occupare, cioè predisporre delle iniziative che consentono di attivare un meccanismo di isolamento dagli altri eventi, o dalle altre iniziative culturali in generale, per cui questo evento è così diverso da non potersi più neanche confrontare con le altre offerte culturali. E da dove traiamo le diversità? Naturalmente si parte da ciò che si ha, e cioè risorse e competenze. Ma non tutte! Dragone dice solo quelle che rappresentano delle specificità. E cioè? In gergo aziendale, una risorsa si dice firm specific quando possiede tutte queste caratteristiche insieme: inimitabilità, durabilità (nel tempo non è soggetta a deprezzamento) appropriabilità (si devono poter trarre dei benefici, cioè capacità di creare valore per qualcuno), sostituibilità (non esistono sostituti di quella risorsa), superiorità competitiva (i nostri concorrenti non ce l’hanno una migliore della nostra) E qui veniamo ai talenti. I talenti fanno parte delle risorse, partire dai talenti del territorio, censirli e capire come possono andare a fare leva sulle altre specificità per valorizzarle Cioè ancora una volta, come per la domanda, il processo non è top down, ma bottom-up, partire dal basso, perché l’offerta dell’evento cairanese dovrà parlare di cairano e di tutti i luoghi dell’alta irpinia , cioè dovrà essere un prodotto che non può e non deve avere senso al di fuori dei confini di questo territorio, insomma non può essere esportato, non può vivere altrove, ma ciò non toglie che possa essere un prodotto di nicchia globale, perché il target a cui si rivolge non è un target locale, ma può essere anche nazionale ed internazionale. In poche parole chi apprezza l’offerta dell’evento cairanese può vivere in irpinia, nelle langhe, ma anche a new york, a Toronto, nell’africa subsahariana etc. In pratica una nicchia può essere tale in funzione della tipologia di offerta, della tipologia di cliente, ma potrebbe non esserlo in termini di area geografica, cioè il cliente, pur nella sua specificità potrebbe vivere in qualsiasi parte del mondo.

Ps
A proposito di specificità, non sarebbe il caso di prendere in considerazione, tra gli altri, anche gli esponenti del nostro artigianato artistico, coinvolgere nell’evento le botteghe artigiane specializzate nella lavorazione delle ceramiche, del ferro battuto, della pietra, della paglia, dei ricami a tombolo? Penso che facciano a tutti gli effetti parte del nostro patrimonio artistico-culturale e poi potrebbero contribuire a costruire quella vera economia di cui parla dragone
Michela Mat

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Written by lucabattista

5 ottobre 2009 a 10:48 pm

5 Risposte

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  1. Sono profondamente d’accordo con l’esigenza posta da Luca e da Michela. Autocitarsi è antipatico, però consentitemelo: se provate a rileggere i miei “Appunti da Cairano”, oltre alla letterarietà dei testi (tra cronaca, reportage e poesia), troverete esposte in filigrana proprio le domande a cui cerca di rispondere Michela. In altre parole, mi domandavo (e cercavo di capire):
    a) Cosa è stato Cairano 7x? Quali sono stati i tratti distintivi della proposta e del progetto?
    b) A quale pubblico si è rivolto (implicitamente ed esplicitamente)? Chi l’ha poi davvero frequentato? Per rispondere a quali bisogni?
    c) Se è stato diverso, in che senso lo è stato? E’ davvero “altra Italia” quella che si sta vivendo a Cairano?, ecc. ecc.
    Penso che si debba procedere ad un bilancio il più possibile completo (bilancio economico, sociale, culturale…) dell’esperienza già effettuata e da lì ripartire per la successiva progettazione. Il punto di vista “rigorosamente aziendale” di Michela deve poter dialogare con quello paesologico-letterario, estetico-territoriale o politico-culturale degli altri protagonisti, organizzatori e/o frequentatori. Mi pare che l’annotazione di Luca sia essenziale: «La esclusione di angolazioni che possono apparire molto particolareggiate o tecnicistiche , in realtà depotenzia una visione prettamente culturale che rischia così di diventare troppo ideologica.»
    Teniamoci il più lontano possibile dall’ideologia; il che non significa tenersi lontani dalle idee (ben venga, quindi, il brainstorming), dalle visioni, dalle immaginazioni, dalle speranze di futuro. Ovviamente credo che Michela sappia che il suo linguaggio “rigorosamente aziendale” non può rappresentare, organizzare, progettare tutta la realtà. “Targettizzare” è un modo di individuare e comprendere alcuni aspetti (importanti) del mondo. “Targettizzarlo” tutto non si può. Sarebbe ideologia. Quella antica, dell’homo oeconomicus. Ma l’uomo, come si sa, non è soltanto economia. Una persona venuta con una sua amica a Cairano per meditare, certamente sa che “non di solo pane, vive l’uomo”

    Donato Salzarulo

    6 ottobre 2009 at 8:53 am

  2. “disponibilità intellettuale è cercare di capire vedere sentire quello che l’altro vuol dire” (dragone, 2009)
    Grazie Luca, hai dimostratro apertura mentale, che io reputo segno di intelligenza. Grazie anche a Donato, è fondamentale rispondere ai quesiti che tu hai posto, servono a fare chiarezza. Comunque, io non ho fatto nient’altro che interpretare le parole di dragone
    Sono circa 11 anni che faccio ricerca nell’ambito delle discipline economico-aziendali e se c’è una cosa che ho maturato alla perfezione è la capacità di distinguere senza remore il linguaggio imprenditoriale dagli altri linguaggi. Vi assicuro che dragone parla proprio questo linguaggio. E vi traduco un’altra sua frase: “ essere un pò parassiti, attaccarsi alle emergenze …”che avrà voluto dire? Chi non conosce il funzionamento dell’impresa non sa che l’impresa fa proprio questo: trasforma le minacce in opportunità e i punti di debolezza in punti di forza. L’impresa è attenta a tutte le negatività, ma non per criticarle, e i bisogni d’altra parte cosa sono? Non sono mancanza? L’impresa scava nell’animo umano ascolta e osserva ciò che manca e lì si attacca come un parassita. Nessun bisogno si inventa o si crea dal nulla, i bisogni esistono, possono essere espressi o latenti, l’impresa non fa nient’altro che portarli alla luce e servirli con devozione.. E chiedo a Donato che scherzosamente mi ha redarguito dicendomi che non si vive di solo pane, hai mai letto “un mondo senza povertà” di Yunus? yunus è un nobel per la pace e non è un economista! Ebbene lui nel suo libro parla di impresa sociale che non è attenzione! il fallimento dell’impresa che deve farsi sociale, ma, esattamente il contrario, il fallimento di un certo modo sbagliato di intendere il sociale (e per tale intendo volontariato, fondazioni, associazioni culturali) che deve farsi impresa ne deve assimilare le logiche per poter operare. Yunus dice che ormai le fondazioni sono in crisi perché dedicano la gran parte del loro tempo al fund raising invece di operare per le finalità per cui sono sorte. Molti continuano a credere che le organizzazioni no profit non debbano produrre profitti, errato! Le organizzazioni impropriamente dette no profit, al pari di quelle profit, devono produrre profitti, l’inica cosa che contraddistingue le prime dalle seconde è che il profitto non si divide tra i soci, ma viene reinvestito all’interno dell’organizzazione per finanziare le iniziative future che servono a perseguire le finalità sociali e garantire la continuità nel tempo dell’attività. Che sia una battaglia culturale, un evento, un festival, la logica è sempre la stessa ed è quella dell’impresa Allora, Donato, di cosa si vive?

    Michela

    6 ottobre 2009 at 6:34 pm

  3. «Allora, Donato, di cosa si vive?» Anche di questi dialoghi, Michela, che non so se siano “impresa”. E, se lo sono, lo sono soltanto nel senso in cui usava la parola mia madre: “Che impresa capirsi tra gli esseri umani!”. Mia madre era una sostenitrice dell’incomunicabilità ante-litteram. Chiaramente in quest’occorrenza la parola “impresa” significava “fatica”, “lavoro difficile e rischioso”, ecc. Quest’impresa del capirsi tra esseri umani non sempre è retribuita e non sempre procura profitti da reinvestire per finalità sociali o private. Molte attività, pur essendo “imprese” nel senso di mia madre, non stanno (o non si trovano) sul mercato: la cura e l’allevamento dei figli da parte dei genitori, ad esempio; le relazioni d’amicizia e d’amore; i giri in bicicletta sul Formicoso o le partite fra scapoli e ammogliati, ecc. ecc. «Degli uomini son varii li appetiti: / a chi piace la chierca, a chi la spada, / a chi la patria, a chi li strani liti» poetava Ariosto. Quando scrivevo che il punto di vista “rigorosamente aziendale” non rappresenta tutto il reale, volevo dire soltanto questo. Per il resto, sono d’accordo con te. Come potrei mettere in dubbio che, facendo ricerca da 11 anni nell’ambito delle discipline economico-aziendali, conosci alla perfezione il “linguaggio imprenditoriale”? Se tu mi dici che Dragone usa questo linguaggio, prendo atto. Non ho motivo per contraddirti. Sulla questione dei bisogni, siccome anche la scuola-impresa, tenta di soddisfarne alcuni, potrei confrontare il mio linguaggio col tuo. O, per lo meno, potremmo confrontare le relative assunzioni teoriche. Le teorie sui bisogni, come tu certamente sai, provengono anche da discipline psicologiche, sociologiche e filosofiche. Yunus non l’ho letto, ma le cose che scrivi sull’impresa sociale, mi trovano del tutto consenziente. Infine, scherzavo sul tuo “bisogno di meditazione”, non intendevo “redarguirti”; non mi permetterei. Al contrario, sostenevo la tesi di Luca, sulla necessaria apertura pluridisciplinare. Penso che la Comunità provvisoria abbia molto da guadagnare dal confronto e dal dialogo con persone come te.

    Donato Salzarulo

    7 ottobre 2009 at 2:26 pm

  4. Il dialogo va bene a due ed è comprensibile. Ma mi aspetto , e lo chiedo con VIVA VOCCE, che il confronto si allarghi.
    Chi ha lavoarto per CAIrno 7x dovrebbe cominciare a rimettersi all’opera.
    Quanto meno compendendo e commentando ciò che si tenta di scrivere e poi partecipare al confronto. Forza compagni ed amici, scrivete su Cairano 7x 2010.

    luca b

    7 ottobre 2009 at 3:54 pm

  5. Leggo con interesse codesto post e condivido le riflessioni di Michela sull’ analisi dei bisogni emergenti da parte degli utenti e/o del territorio.
    Condivido e, nel mio piccolo, lotto per l’ attuazione del “fare impresa sociale”.

    E’ tanto tempo che non vi seguo, per scelta, ma anche per difficoltà di comunicazione con alcuni dei responsabili di codesto blog e di Cairano 7X.
    Il brain storming si fa anche rispondendo a coloro che chiedono, offrono e si propongono di partecipare a Cairano 7X : quando a domanda esplicita, non si ricambia con risposta esplicita,fosse anche negativa, ma con il silenzio…vuol dire che siamo/siete ancora lontani dalla effettiva pratica del brainstorming e della meditazione.

    HERA-Klescampania

    10 ottobre 2009 at 9:21 pm


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