COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

9 gennaio 2010- 1° seminario di paesologia

<<COMPRATE la TERRA, è un bene CHE NON Se ne PRODUCE PIU’>> …  “a grande richiesta”  il ‘post’ rimane in prima pagina per un altro po’ di giorni; i COMMENTI sul Seminario del 9 gennaio 2010 (ormai è storia) si infilano qui (siamo ben oltre i 200). I commenti sono liberi; non è attivata alcuna moderazione (quando capita è per meri problemi tecnici di wordpress tipo link, sprawl, ecc.)_  E’ possibile inserire i TESTI per l’ALMANACCO come commento, saranno poi ripresi come ‘post’.  (viva pasquale innarella) ECCO LE  FOTO : http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157623056743917/show/ 

sabato 9 GENNAIO 2010 la COMUNITA’ PROVVISORIA ha tenuto il 1° SEMINARIO di PAESOLOGIA nel Castello d’Aquino a  Grottaminarda (avellino), uscita sulla A16 Napoli-Bari.

Gli atti del seminario saranno curati e raccolti da Mauro Orlando; coordinamento operativo, grafico e di impaginazione : Amici della Terra; gli interventi (corredabili di immagini) devono essere spediti (oltre che messi nei commenti) ad amiterav@libero.it _ Nelle prossime ore Luca Battista pubblicherà un post operativo per la realizzazione del catalogo.
– – Il convegno è durato l’intero giorno. Abbiamo pranzato assieme, all’una  / / /  Interventi (con video–foto–performance) della durata max. di 7 (sette) minuti.  / / /  Hanno partecipato -con intervento- 38 comunitari e non; la partecipazione è stata libera, aperta, e con gloria x tutti; aspettiamo adesso altri interventi da pubblicare nll’ALMANACCO di PAESOLOGIA 2010 

organizzazione COMUNITA’ PROVVISORIA /  introduzione FRANCO ARMINIO / VIDEO DOCUMENTAZIONE  di MICHELE CITONI /  RACCOLTA e  PUBBLICAZIONE ATTI a cura di MAURO ORLANDO / logistica  IRPINIATURISMO – AMICI DELLA TERRA

 …  nello spirito di  un simposio in cui ognuno, indipendentemente dal suo ruolo, apporta il suo contributo nella definizione e costruzione della “Paesologia”. 

… Non parleremo di Cairano7x ma sicuramente anche per Cairano7x 

… si tratta di una riflessione collettiva, persone provenienti da tutta la regione e anche da fuori, cercano di guardare i paesi dal loro personale punto di vista. Ci saranno scrittori, architetti, imprenditori, artigiani, registi, attori, fotografi, contadini, operai, impiegati. Dopo la pausa per il pranzo, i lavori riprenderanno con una discussione collettiva sugli interventi della mattinata.

Tutte le relazioni e gli interventi andranno a confluire nel 1° ALMANACCO di PAESOLOGIA.

… Un segnale importante in una terra abituata a demoralizzare e a demoralizzarsi; un segnale che sta arrivando un tempo nuovo, il tempo dei paesi, dei paesaggi,  della paesologia.

 interventi di:
Fausto Altavilla, Marcello Anselmo, Luca Battista, Paolo Battista, Dario Bavaro, Paolo Bruschi, Gaetano Calabrese, Vito Cappiello, Michele Ciasullo, Biagio Cillo, Salvatore D’Angelo,  Luigi D’Angelis, Alex Daguerre, Agostino Della Gatta, Andrea Di Consoli, Mario Festa, Gianni Fiorentino, Francesco g., Sergio Gioia, Federico Iadarola, Vittorio Iannino, Antonio Luongo, Enzo Maddaloni, Elda Martino, Pietro Mitrione, Mauro Orlando, Mario Perrotta, Rocco Quagliariello, Donato Salzarulo, Michele Sisto, Raffaele Spagnuolo, Enzo Tenore, Giovanni Ventre, Antonio Vespucci, Angelo Verderosa, Federico Verderosa.

VIDEO PROIEZIONI
Scuola di paesologia, di Franco Arminio
Lampi a Cairano, di Michele Citoni
Paesi paesaggi paesologia, di Federico Iadarola ed Anna Ebreo
Cairano 7X, di Antonella Zarrilli

SAX dal VIVO : PASQUALE INNARELLA !!!

i primi contributi scritti  : 

massimiliano borelli https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/12/15/interrogare-il-paesaggio/#more-8013 

mauro orlando https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/12/02/una-piccola-tappa-verso-la-paesologia/

elda martino https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/11/30/paesologia-le-fonti/

franco arminio + prime adesioni https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/11/22/almanacco-di-paesologia-numero-zero/

altre adesioni : https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/12/09/paesologia-2/

https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/11/26/9-gennaio/

342 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Io ci sono come sai….e sto ripensando ad un possibile alleggirimento critico delle mie pesantezze e prigioni filosofiche di abitare la terra e “i piccoli paesi” nello spirito della “paesologia”.

    mauro orlando
    sono sempre favorevole alle feste nello spirito comunitario….ma perchè il 30?

    mercuzio

    22 dicembre 2009 at 11:39 am

  2. Carissim*, questa volta cercherò di esserci. Vi ho seguito poco negli ultimi mesi e, a dirla tutta, c’è che la depressione non è una esclusiva irpina…

    Michele Citoni

    22 dicembre 2009 at 12:46 pm

  3. Io ci sarò come sempre.

    giovanni ventre

    22 dicembre 2009 at 1:04 pm

  4. Sono a disposizione anch per una serata comunitaria, qualsiesi data mi sta bene.

    giovanni ventre

    22 dicembre 2009 at 1:05 pm

  5. Io ci sono per entrambe!!!
    Per il 9 ci sono sia per l’organizzazione che per un eventuale intervento.

    Agostino Della Gatta

    22 dicembre 2009 at 1:26 pm

  6. spero che tutti sentano il bisogno di farsi vivi. non mi pare il momento di stare sulla soglia. grazie intanto a chi ha sentito il dovere di palesare subito la propria partecipazione

    Arminio

    22 dicembre 2009 at 1:57 pm

  7. va bene anche il 30, il 9 io e mio fratello veniamo e diciamo due parole

    sergio gioia

    22 dicembre 2009 at 3:09 pm

  8. confermo la mia prenotazione di intervento per la data del nove gennaio duemiladieci, castello di Grottaminarda, con un intervento di 11 minuti, possibilmente collocato in scaletta al penultimo, prima delle conclusioni arminiane, come già specificato in altri post su analogo argomento

    per il capodanno invece non credo di poter partecipare
    mentre plaudo all’idea proposta da franco soprattutto nella prospettiva di iniziare in allegra compagnia il primo giorno dell’anno duemiladieci che sarà sotto ogni buon auspicio l’anno della paesologia.

    cordialità Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    22 dicembre 2009 at 7:38 pm

  9. ci sono per il 9 gennaio
    il tema che vorrei trattare puo’ essere sintetizzato in: lo sviluppo possibile e la cura del paesaggio

    per il capodanno perche’ no?

    marioperrotta

    22 dicembre 2009 at 8:08 pm

  10. Bene, in un altro post ho chiesto di partecipare e di voler conoscere pubblicamente cosa avrei potuto offrire, ad esempio narrativa e poesia dialettale, ecc., ovviamente con tempi e modi concordati e possibilità di dibattito nel previsto incontro del 9 gennaio 2010, ma non ho avuto alcuna risposta. Sarà stata distrazione o, forse, non sono gradito? Vorrei sapere bene per assicurare la mia presenza e farmi dono, occhei?
    Faccio presente che per me non è un periodo buono per gravi problemi di salute in famiglia, ma il mio cuore, per quanto addolorato, trova ancora la forza di sorridere e per augurarvi tante belle cose, Gaetano Calabrese poeta errante dell’Irpinia.

    Calabrese

    22 dicembre 2009 at 9:28 pm

  11. riconfermo la mia adesione anche con un intervento.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 10:17 pm

  12. ho parlato al telefono con calabrese, gradito un suo intervento in versi, puro dialetto lionese, durata massima tredici minuti, ai poeti dialettali sono concessi due minuti in più. aspetto anche l’intervento di salvatore salvatore.
    ci sarà con un suo intervento anche francesco fodarella dell’ariano folk festival
    vi prego di estendere a tutti i vostri amici l’invito per l’evento e di farlo fin da ora. chi non farà relazioni potrà comununque partecipare alla sessione dei parlamenti finali.
    il convegno va inteso anche come uno degli atti preparatori a cairano 7x
    staera a lioni è ufficialmente partita l’organizzazione per l’evento del 2010. sarà una settimana straordinario. il meglio delle arti e del pensiero dall’italia e dall’europa
    converrà a cairano.

    Arminio

    22 dicembre 2009 at 10:24 pm

  13. confermo, confermo, confermo.

    la giornata sarà documentata da MICHELE CITONI

    la raccolta degli atti sarà curata da MAURO ORLANDO

    se c’è qualche sponsor per la stampa si faccia avanti

    verderosa

    22 dicembre 2009 at 10:33 pm

  14. L’almanacco di paesologia numero zero. Così si intitolerà la giornata e già prefiguro una sorta di congresso . Interventi di dieci minuti ciascuno , se si arriva a trenta persone iscritte a parlare arriviamo a sei ore di fila di parole . Non credo che poi ci possa essere spazio per il dibattito.Circolo comunitario.
    Allora io propongo, dalle 10,00 all 13 sono tre ore , quindi 180 minuti. Dieci minuti ciascuno massimo diciotto persone iscritte a parlare.
    Tra queste i rappresentanti delle associazioni, istituzioni, agenzie che accompagnano l’avventura di Cairano 7x e che si sono particolarmente distinti nel 2009 e cioè almeno : Anab, amici della Terra, Slow Food, I Mesali, Pro Loco, Sindaco di Cairano. Irpinia Turismo, Accanto, damedia.
    E’ il vero inizio di Cairano 7x 2010 , dopo la serata del 21.12.09 al carcere borbonico di Avellino , dove si sono viste molte cose prodotte (video, immagini) da chi ci è stato a Cairno. Anzi suggerisco, chiedendo a Franco, di scegliere due o tre cose lì visionate e riproporle nella giornata del nove gennaio. Casomai il pomeriggio prima dei parlamenti comunitari.
    Attendo riflessioni, su questo commento. Così si abbozza una locandina, una brochure da far girare almeno via web.
    Saluti comunitari e riprendendo un vecchio adagio:
    VIVA LA COMUNITA’ PROVVISORIA
    VIVA L’IRPINIA.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 10:37 pm

  15. Quindi, senza che nessuno si prende collera, la giornata va organizzata come una vera e propria giornata di approfondimento. La mattina relazioni, secondo le modlaità che il realtore propone (audio, slide, immagini, video, solo parole), Pomeriggio discussione su quello che si è ascoltato la mattina e solo su quello. NOn tutti potranno fare un intervento strutturato mi pare ovvio.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 10:42 pm

  16. Ovviamente, la giornata di studio che si intitola “Almanacco di paesologia .numero zero” non sarà schiacciata su Ciarano 7x . Anzi di quello non si dovrà parlare. E’ necessario raccogliere una sintesi degli interventi. E strutturare un minimo di segreteria organizzativa.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 10:47 pm

  17. almanacco di paesologia
    di certo sarà il titolo dei lavori che raccoglieremo.
    per la giornata del nove può anche andar bene almanacco, che è cosa singolare
    oppure seminario internazione l di paesologia
    ma anche raduno,
    anche parlamenti di paesologia
    non è male.
    certo che ci dovranno essere i video, qualcuno può intervenire anche con una performance teatrale.
    il convegno paesologico non è pensabile come un convegno usuale.
    è importante che ci siano anche ospiti extra irpini, a parte il sannio e il casertano dove abbiamo ottimi amici
    siamo scoperti sul versante cilento, per non dire della lucania e degli altri monti.
    da questo punto di vista dobbiamo darci molto da fare

    arminio

    22 dicembre 2009 at 10:49 pm

  18. è bene che l’almanacco cominci già qui sul blog, è bene che si cominci a fare girare un pò di idee, le nostre idee….

    arminio

    22 dicembre 2009 at 10:52 pm

  19. propongo un intervento massimo di 5 minuti, possibilmente con immagini o video di supporto o sottofondo. L’intervento dovrebbe essere presentato in forma sintetica, non piu’ di 300 parole, entro la fine dell’anno e non oltre il 2 gennaio. Entro il 9 l’intervento dovrà essere presentato in formato word e rientrare in massimo 5 cartelle A4, carattere times news romans 12, spaziatura singola.

    In questo modo si garantisce una larga partecipazione ed abbiamo il materiale degli atti pronto il giorno dopo.

    La scelta dei contributi video deve essere fatta per raccontare quanto piu’ possibile l’evento….sono pronto a fare una nuova versione dei mio video.

    aventi con le altre proposte

    marioperrotta

    22 dicembre 2009 at 10:52 pm

  20. io farò una breve introduzione e mi preoccuperò di stendere un filo che dia spazio a tutti.
    serve una mano organizzativa, specialmente per fare arrivare a tutti gli italiani dell’appennino che a grottaminarda parleremo dei loro problemi ma anche delle loro opportunità.
    penso che il trenta gennaio dovremmo vederci da qualche parte per definire l’organizzazione e festeggiare l’anno nuovo.

    arminio

    22 dicembre 2009 at 10:55 pm

  21. beh seminario internazionale presuppone ospiti non italiani. raduno di paesologia mi sembra meglio.
    Comunque si scelga il titolo. E poi il numero delle persone. Io sono preoccupato che raccogliedo gli interventi di tutti non si riesce poi a strutturare il dibattito. E’ molto interessante il fatto che la comunicazione può essere fatta in tanti modi. anzi lo deve musica, teatro, poesia fotografia e così via.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 10:57 pm

  22. se facciamo un almanacco interessante
    di sicuro troviamo anche un editore.
    forza, il tempo per mettervi a lavore c’è tutto.
    le vacanze natalizie sono penose. questo appuntamento può essere il lievito per sentirci in compagnia.
    il tempo degli interventi è di undici minuti come massimo, tredici per i poeti, ma si può anche intervenire con una relazione che duri un minuto. al limite si può partecipare anche con un aforisma, si deve respirare un’aria di entusiasmo e libertà
    e così sarà, ne sono certo.

    arminio

    22 dicembre 2009 at 10:59 pm

  23. Sono in sintonia con Mario. Un supporto organizzativo, e di segreteria, ovviamente lo può dare Amici della Terra. Se per voi va bene.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 11:00 pm

  24. ah.. per Natale.. gli auguri migliori me li ha fatti Franco (anzi non me li ha fatti..me le si presi da me) ..”al massimo posso augurarti un natale di moderata infelicità “.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 11:02 pm

  25. allora io propongo questo:
    seminario di paesologia,
    castello di grottaminarda, 9 gennaio

    invece il resoconto dei lavori potrebbe avere questo titolo:
    almanacco di paesologia
    storia per parole e immagini del 9 gennaio a grottaminarda

    arminio

    22 dicembre 2009 at 11:03 pm

  26. ok.

    luca b.

    22 dicembre 2009 at 11:10 pm

  27. Fate l’almanacco, importante tentativo di pensiero collettivo nell’orgia delle solitudini che dalle città è salita anche sui monti. Cinquanta pagine, cinque euro, carta riciclata…..

    Nicola

    22 dicembre 2009 at 11:13 pm

  28. come contributo alle spese per l’almanacco ci sono i quattrocento euro del ricavato della vendita di nevica e ho le prove
    a lapio

    p.s.
    quando si mette in moto angelo la cp cambia marcia….
    è bene andare a grotta, dopo pranzo per digerire andiamo a vedere una parte del paese che quasi nessuno conosce

    arminio

    22 dicembre 2009 at 11:20 pm

  29. Sarò presente per ragionare insieme del nostro paesaggio irpino visto dal treno

    pietro mitrione

    22 dicembre 2009 at 11:45 pm

  30. ovviamente seminario di paesologia non s’intende che si debba parlare dei miei libri. una cosa è la scrittura e una cosa è lo sguardo paesologico. la scrittura è solo mia, lo sguardo paesologico è un patrimonio collettivo ed è ora di affermare che è un patrimonio dell’irpinia. in fondo ci sono voluti trent’anni per trovarlo questo sguardo, adesso siamo pronti, adesso da questo sguardo possono scaturire tante cose.

    Arminio

    23 dicembre 2009 at 12:00 am

  31. OK, Franco, bene Amici!

    ——— PROPOSTA ATTUATIVA ———————

    VIDEO “ZIBALDONERIA” in Power Point = 3 minuti;
    PERFORMANCE “VIVA VOCE P:D:I:-))” di Poesia Dialettale Inedita:°-)) = 8 minuti;
    SIC ET NUNC:) Omaggio di silloge con pagine originali acquarellate a tutti i presenti = 1 minuto (perchè aiutato da tre ospiti, miei collaboratori)
    e per finire…1 minuto di V:A:S:°_°)), cioè di Vigorosi Abbracci Sannitici(quelli da collezione!°_°))=
    Grazie, e sono già all’opera, Gaetano Calabrese!

    Calabrese

    23 dicembre 2009 at 12:11 am

  32. c’è la ves
    e c’è la vas
    vigorosi abbracci sannitici. complimenti a calabrese!

    Arminio

    23 dicembre 2009 at 12:16 am

  33. Ci vorrebbe una carovana itinerante di paesologia. Non potete pensare solo all’Irpinia.

    michele musacchio

    23 dicembre 2009 at 12:35 am

  34. è un seminario di studio e di lotta. deve essere chiaro che noi non siamo degli esteti e dei sognatori fuori dal mondo, siamo sognatori ma ben decisi a tenere i nostri sogni dentro questo mondo.
    lo stesso discorso vale per cairano 7x. la cultura non come orpello ma come rigenerazione.

    arminio

    23 dicembre 2009 at 1:02 am

  35. …..sento una grande energia …..e non ne ho mai avuto il benchè minimo dubbio!
    Al lavoro….tutti ….nessuno si senta escluso.

    mercuzio

    23 dicembre 2009 at 9:09 am

  36. Il post aggiunto su Face:
    oltre un mio intervento credo di potermi occupare dell’organizzazione logistica con Elda in modo da evitare sorprese dell’ultimo minuto, oltre che della stampa del materiale necessario…….
    se raccogliamo tutto il materiale un po di giorni prima prepariamo una “cartella” da distribuire…….
    ed in parte della comunicazione provvedendo a trasmettere il comunicato stampa/invito a tutti i miei contatti ecc…..
    DIAMOCI DA FARE e, ribadisco, Cairano deve essere UN tema, non IL tema!

    Buona Giornata

    @ Luca: poi ci organizziamo insieme, però sia chiaro che tutto il materiale deve arrivare due giorni prima, sia per verificarlo che per programmarne le visualizzazioni.

    Agostino Della Gatta

    23 dicembre 2009 at 9:36 am

  37. il tema è la paesologia….
    mi aspetto visioni originali, mi aspetto che qualcuno in questi giorni vada in qualche paese e ci porti notizie fresche….
    occhio ai dettagli
    non dobbiamo fare un festival del lamento
    non è un seminario paesanologico.
    può essere un grande evento culturale
    le forze ci sono
    occorre una slancio generoso e senza riserve
    basta con la stitichezza emotiva….

    arminio

    23 dicembre 2009 at 10:45 am

  38. non è male che i convegnisti si premurino di leggere, se non l’hanno mai fatto, almeno due di questi tre libri:
    cristo si è fermato a eboli, levi
    il giorno del giudizio, satta
    vento forte tra lacedonia e candela, arminio

    arminio

    23 dicembre 2009 at 11:51 am

  39. Ecco il mio Abstract: (299 parole)
    I Seminario di Paesologia
    Castello di Grottaminarda (Avellino)
    sabato 9 gennaio 2010

    Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio – ing. Mario Perrotta, libero professionista, Avellino.
    Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV). Abstract.

    Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il Programma Attuativo Regionale del Fondo Aree Sottoutilizzate (PAR FAS) della Regione Campania fa propri i quattro macro-obiettivi indicati nel Quadro Strategico Nazionale (QSN), ovvero: a) sviluppare i circuiti della conoscenza; b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.
    Il programma FAS contribuisce alla rimozione degli ostacoli strutturali che rallentano lo sviluppo e, contemporaneamente, mette in campo azioni d’impulso per accrescere la competitività dei territori, ricercando, per ogni realtà locale, la tipologia di intervento più appropriata. Il PAR FAS è finalizzato, in definitiva, ad incidere sui fattori economici che, pur presentando potenzialità di sviluppo, risultano sotto-utilizzati, promuovendo e rafforzando i territori e le comunità favorevoli alla crescita economica, attraverso azioni volte a colmare il gap infrastrutturale ed a favorire l’innovazione. La qualità della vita; l’inclusione sociale; l’ambiente e le pari opportunità, sono considerati componenti e attivatori essenziali del potenziale di sviluppo e fattori decisivi di innovazione.
    Ricordare gli obiettivi del nuovo programma straordinario di intervento, l’ultimo in agenda per i nostri territori, circoscrive e mette in evidenza quali punti aggredire e da che punto partire. Questi sono e saranno i “mesi del fare”, delle proposte e delle azioni concrete. Ora, come mai è accaduto negli ultimi 50 anni, è in gioco il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. La “cura del paesaggio” significa in altre parole “valorizzare le specifiche identità e potenzialità locali, rintracciabili nelle aree urbane e rurali e nei sistemi produttivi locali”, utilizzando vecchie e nuove discipline del sapere, come ad esempio la paesologia, e rimarcando che non c’è voglia di “tornare al passato” ma solo la ferma consapevolezza di andare verso un “futuro possibile”.

    marioperrotta

    23 dicembre 2009 at 12:12 pm

  40. credo di poter intervenire sul tema sulla paesologia, nella giornata della paesologia, nel castello di Grottaminarda al convegno nazionale internazionale di paesologia, preludio all’almanacco di paesologia, prelusio della cattedra universitaria di paesologua

    con mia figlia Chiara, etnoantropologa, due lauree, dottoranda con borsa di studio Università di Siena ho discusso molto sulla paesologia di arminio.

    a lei Franco dedico’ una copia con speciale dedica del libro “vento forte” che sia Chiara che il sottoscritto avbbiamo letto e riletto.

    il mio contributo,pertanto, si avvarrà della preziona collaborazione in chiave etno antropologica di mia figlia.

    le parole chiave intorno alle quali ruoterà il mio contributo di undici minuti saranno:

    l’intuizione arminiana, la civiltà rurale dell’alta irpinia, essere contadini nella testa non solo nelle mani, progresso piuttosto che sviluppo, organizzare la speranza nella prospettiva della rinascita dei borghi in cui siamo nati vissuti cresciuti per introdurree la civiltà dell’amore, dei talenti, della creatività, della conoscenza. Occhio sul passato da conservare sguardo proiettato al futuro da costruire abitando il presente in un modo rivoluzionario non violento pacifista ecologista territorialista; un avvenire che non sia alle nostre spalle ma nelle cose concrete che si riescono a realizzare nel tempo che ci viene assegnato.
    Grazie, garbatamente Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    23 dicembre 2009 at 12:34 pm

  41. I Seminario di Paesologia
    Grottaminarda 9 gennaio 2010

    PER ALLONTANARSI DA UN PUNTO DI NON RITORNO.
    Traccia dell’intervento:
    Paesologia come traccia per reinterpretare il ritorno alla terra, per ricodificare l’uso di un paese, per indicare la strada a nuovi cittadini, per capire in che modo i paesi possono contribuire a rallentare l’avvicinamento al punto di non ritorno della crisi ambientale.

    Luca Battista , Amici della Terra Irpinia

    luca b.

    23 dicembre 2009 at 12:42 pm

  42. Se c’è posto io vengo.Vorrei presentare l?università Popolare dell’Irpinia.Insieme agli altri del gruppo

    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    23 dicembre 2009 at 12:49 pm

  43. caro michele
    certo che c’è posto. e ci sarà posto anche per lanciare la battaglia contro la centrale

    Arminio

    23 dicembre 2009 at 12:59 pm

  44. Prima bozza elenco degli interventi.

    I° Seminario di Paesologia.
    Grottaminarda 9 gennaio 2010 Castello

    Mercoledì 23 dicembre ore 14,00.
    Raccogliendo le adesioni già pervenute sul blog,e su fb, raccolgo ad oggi l’elenco degli interventi (durata max 7-11 minuti), ovviamente i titoli sono tutti in divenire, come le adesioni e le conferme.

    1) Franco Arminio: Introduzione da Lettera sulla Paesologia.

    2) Francesco g. (blog E’ tempo dis crivere) : Spazi vuoti

    3) Rocco Quagliariello

    4) Michele Ciasullo : L’università popolare dell’Irpinia.

    5) Gaetano Calabrese : Zibaldoneria. V.A.S.

    6) Salvatore D’Angelo

    7) Mauro Orlando : …una piccola tappa verso la “paesologia”

    8) Elda Martino

    9) Mario Festa (+ A sud) :

    10) Luca Battista (Amici della Terra) : Per allontanarsi da un punto di non ritorno (?)

    11) Angelo Verderosa (Accanto) : Resistenze (?)

    12) Mario Perrotta : lo sviluppo possibile e la cura del paesaggio

    13) Agostino Della Gatta (Irpinia Turismo)

    14) Pietro Mitrione : paesi, paesaggio e paesologia dal treno

    15) Raffaele Spagnuolo (EPT)

    16) Paolo Battista

    17) Enzo Maddaloni : ..c’è la merda, la paglia e il contadino (?)

    luca b.

    23 dicembre 2009 at 1:48 pm

  45. e se appellassimo l’evento “paesologicamente parlando”.
    Comunque potrei preparare anche io qualcosa con una serie di foto dei luoghi paesologicamente meno impestati dagli untori post terremoto. Raccontare con delle foto la nuova Irpinia e la nuova speranza.

    giovanni ventre

    23 dicembre 2009 at 3:43 pm

  46. Anche se negli ultimi mesi ho avuto dei problemi con la rete che non mi hanno permesso dei collegamenti giornalieri seguo con attenzione il lavoro della Comunità provvisoria e conseguente pensiero paesologico, che rispetto e condivido… ed ogni volta che posso scappo tra la tranquillità delle colline irpine e/o viterbesi, più vicine a questa mia necessità provando così sulla mia stessa pelle quelle suggestive sensazioni che solo posti del genere possono dare. E proprio per questo che credo che per spingere le persone ad andare nei paesi, a respirare l’aria delle montagne, a cibarsi di noci e castagne, a passeggiare tra i sentieri ingialliti o colorati, a visitare quanti più piccoli o sterminati luoghi la natura ci regala, bisogna che si cominci dalle città…si, perché l’uomo ha bisogno di essere indirizzato ed è importante fargli capire che tutto quello che ora sta consumando rimpinzandosi lo stomaco, un giorno si ritorcerà contro la sua stessa persona con viscidi sbudellamenti, profonde incisioni, vomitevoli suture. La terra e la carne sono il fulcro di un pensiero marxista, che rovinato da revisionismi polemici è stato ridotto in polvere dagli uomini… si proprio quegli uomini, che dovevano essere la locomotiva della storia sono diventati succubi delle loro stesse macchinazioni rischiando così una catastrofe umanitaria già sfiorata altre volte…ed è qui che interviene la natura, la poesia e con essa la paesologia che dovrebbero osservare e stemperare gli umori delle nostre abitudini rassicuranti indirizzadoci verso nuovi spazi dell’anima che possano riempire questa presunta inesistenza che i palazzi, i tram, le strade, le prigioni domestiche stanno sommergendo con il loro petrolio e presunzione e squilibrio e dominio. Quante generazioni ancora dovranno vivere l’esperienza della presunta civiltà per capire che non c’è bisogno di tutto questo marasma metallico per vivere bene e uscire dalle proprie case e dare dignità e identità a luoghi non ancora contaminati dall’industrializzazione dove sassi e alberi fanno da cornice e dove non ci sono automobilisti che bestemmiano? Tante sicuramente, ma dovranno avere delle brave guide, qualcuno che indichi loro il percorso senza dettare regole o codici, qualcuno che inciampi nelle cose per evitare la buca a qualcun altro. Bisogna partire dal basso, o meglio dal popolo ( senza essere populisti ), o meglio dalle scuole, o meglio dalle coscienze: una rivoluzione culturale e sociale che assesti colpi ben precisi e solidali e dia alle civiltà di domani la possibilità di vivere meglio, di scegliere senza fuorvianti tranelli politici o terrorismi mediatici. In fondo sono proprio i quartieri e più in generale le periferie tanto simili a piccoli paesi che hanno più bisogno d’aiuto… tra l’altro quanti i questi paesi da anni si svuotano per riempire gli spazi suburbani che pur essendo parte delle città vengono estraniati senza possibilità di recupero!? Sono proprio questi luoghi (sub)urbani che hanno bisogno di architetture naturalistiche e parchi dove far giocare i bambini e luoghi d’incontro e condivisione e partecipazione. Il problema è “che prima o poi tutti dovremo porci di fronte a quei doveri e in via transitoria abbandonare a un dato momento qualcosa dei nostri privilegi o dei nostri diritti, a beneficio della collettività “. Credo che abbia ancora senso essere definiti poeti, sono un poeta e attraverso la poesia cerco di capire quali sono le cose che straziano la collettività indignandomi, indugiando, aggirandomi tra i vicoli di città che hanno consumato tutta la nostra essenza primitiva, oserei dire “ pagana “, popolare, rustica ed hanno fatto della terra e della carne cibo da digerire ed espellere attraverso buchi neri e bisturi taglienti. Ed è proprio quello il momento migliore, quando mi sposto verso definizioni non abituali e aria meno intossicata, quando esco dal mio corpo, assaggio nuove fragranze e rossi crepuscoli e raccolgo chicchi d’eternità e bellezza: l’autostrada è alle mie spalle, la natura spalanca le sue fauci e mi ci tuffo dentro a pesce. Il problema è che l’uomo ha distorto le comodità e il progresso ed ha frantumato gioie e sentimenti con la cultura dell’apparire, fregandosene della terra e della carne. Sono un uomo, prima di essere un poeta, come sono uomini i paesologi e per capire quali sono i veri problemi dell’uomo bisogna che si parli alla persone che vivono i centri urbani per rallentare quel processo d’industrializzazione che ci sta lentamente portando alla bancarotta esistenziale e comunitaria…ed ecco che per parlare agli uomini c’è bisogno di una poesia della crisi delle città che in comunione con la paesologia (s)drammatizzi quet’epoca in rovina attraverso pensieri positivi, taglienti e indagatori, parole forti e decise, versi dannati e spietati : un’armonia nuova, rivoluzionaria… con l’ambiente circostante.

    un saluto a tutti e spero tanto di liberarmi per il 9…

    paolo battista

    23 dicembre 2009 at 5:35 pm

  47. allora:
    @agostino
    sentiamoci per l’organizzazione logistica anche con mauro.
    @luca
    fammi sapere cosa serve
    @mauro
    ricordati di parlare con santina per la convenzione
    domani vi do abstract e titolo dell’intervento.
    saluti e baci e auguri

    eldarin

    23 dicembre 2009 at 8:55 pm

  48. grazie a luca e a tutti gli altri.
    sarà un convegno scrupoloso e utopico, serissimo e delirante, guarderemo le zampe ferite del mondo….

    arminio

    23 dicembre 2009 at 9:29 pm

  49. fatemi capire se riusciamo a vederci il trenta o il due da qualche parte. un brindisi collettivo non sarebbe male.
    in questi giorni avrò da lavorare giorno e notte
    all’inizio dell’anno devo spedire il nuovo libro paesologico.

    arminio

    23 dicembre 2009 at 9:42 pm

  50. vediamoci il due sera da qualche parte; si farà qualcosa in giro o spetta sempre a noi organizzare qualcosa ?

    verderosa

    23 dicembre 2009 at 10:22 pm

  51. io mi rendo disponibile per il due. potremmo fare un giro a melfi a vedere il bellissimo museo archeologico e la chiesa rupestre con l’immagine di federico II
    oppure fare una reunion de lavoro in irpinia, fatemi sapere.

    arminio

    24 dicembre 2009 at 11:43 am

  52. pure io mi rendo disponibile per il due gennaio duemiladieci e mi piace l’idea arminiana di melfi chiesa rupestre con il mecenata federico II ed il museo archeologico davvero incantevole.

    mi piace questa data poichè anticipa di sette giorni l’evento del nove gennaio.

    attendo la conferma, grazie

    garbatamente Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    24 dicembre 2009 at 12:45 pm

  53. Alcune sere fa ad avellino alcuni ragazzi alla domanda nel cerchio “perchè sto qua adesso?…” hanno risposto più o meno quasi tutti alla stessa maniera “mi sento solo”.

    Mi chiedo se questa è una condizione solo di chi vive nei paesi o anche una condizione oggi di chi vive la città. Se stiamo all’uso degli antidepressivi oggi in campania “u paese ru sole” (a differenza dei paesi scandinavi) restano i farmaci più usati ed in particolare nei grossi agglomerati urbani.

    La solitudine quindi non è solo fisica ma anche mentale e di valori.

    Per il 9 ho già annunciato su facebook che vorrei fare un piccolo intervento sulla figura del clown (colonus , contadino, lo zotico, l’inurbano) e/o Pagliaccio (colui che si rotolano nella paglia e nella merda) ….e qui cito il sommo poeta “ma dove stanno le cacate di vacca, di capra, e di pecore per le strade dei paesi ….e dove sta il grano e la paglia…..?

    su questo tema avanzo la proposta di un laboratorio di ricerca del clown (durata quattro giorni) da fare a cairano prima semmai dell’evento stesso cairano x 7 per riportare altri clown in piazza nei giorni dell’evento e semmai nell’occasione fare anche li un incontro di approfondimento sulla figura del clown.

    fatemi sapè che ne pensate

    a presto nanos

    Nanosecondo

    24 dicembre 2009 at 12:46 pm

  54. a me va bene tutto…..basta saperlo per organizzarsi
    mauro

    mercuzio

    24 dicembre 2009 at 2:27 pm

  55. per me il due va bene, però organizzate voi dove e come. io ci sono.
    auguri!!!!

    eldarin

    24 dicembre 2009 at 7:38 pm

  56. ah, sì, va bene, nel caso anche il due.
    auguri di nuovo

    eldarin

    24 dicembre 2009 at 7:41 pm

  57. Complimenti per l’iniziativa. Mi pare che fate tutto senza soldi pubblici, un miracolo per il sud

    roberto frasca

    24 dicembre 2009 at 9:37 pm

  58. Per il due ci sono anch’io!!

    Agostino Della Gatta

    25 dicembre 2009 at 9:24 pm

  59. La rivincita della campagna
    L’Italia rurale cresce. Gli Italiani che vivono in comuni definiti rurali sono quasi 23 milioni, il quaranta per cento della popolazione, circa cinquecentomila in più rispetto a 10 anni fa. Questi ed altri dati sono raccolti in un libro di Corrado Barberis, appena pubblicato dall’editore Donzelli, che presenta una situazione assai diversa da quella di chi pensa che l’Italia rurale sia in continuo declino. Il libro sembra mostrare invece che, per molti aspetti, l’Italia di campagna pareggia i conti con le città. Nei piccoli paesi crescono i consumi e i redditi, e gli Italiani che nel passato, anche in quello recente, hanno abbandonato le campagne per fuggire dalla miseria, ora sembrano riscoprire i valori dello stile di vita nei piccoli centri e delle zone rurali. E anche se i tre quarti dei comuni rurali contano meno di 300 abitanti per chilometro quadrato, la popolazione complessivamente è più “ricca”, colta e dinamica del passato.

    http://www.albergodiffuso.com/turismo_nei_borghi.html

    albergo diffuso

    26 dicembre 2009 at 12:37 pm

  60. io il 2 ci sono, come sempre.

    giovanni ventre

    26 dicembre 2009 at 3:38 pm

  61. Perchè il 2 non ci vediamo a Cairano?
    mauro

    mercuzio

    26 dicembre 2009 at 6:32 pm

  62. in questi giorni ho lavorato come un folle, chiuso in casa, lontano dai commerci con gli umani. vedo che il natale ha chiuso il discorso sul convegno. bene, ma adesso vogliamo riaprirlo, vogliamo vedere se troviamo il modo di raccgoliere tutto il buono che c’è in giro? vi ricordo che da damani alla 16 e per cinque giorni la paesologia sarà ospite a fahereneit su radio tre.

    arminio

    27 dicembre 2009 at 11:34 am

  63. aspetto anche indicazioni sull’incontro del 2. a me pare indispensabile vedersi prima del 9.

    arminio

    27 dicembre 2009 at 11:36 am

  64. il due va bene, dove e a che ora?
    grazie

    eldarin

    27 dicembre 2009 at 5:06 pm

  65. propongo un luogo in cui non siamo mai stati, rocca san felice, gesualdo, trevico, monteverde, non andiamo sempre negli stessi paesi…

    sergiogioia

    27 dicembre 2009 at 6:28 pm

  66. il due a gesualdo non sarebbe male e abbiamo il ristorante di uno dei cuochi di cairano

    arminio

    27 dicembre 2009 at 8:12 pm

  67. Gesualdo è il luogo adatto per gli auguri del nuovo anno. L’anno della paesologia nella terra del principe dei musici inizierebbe nel migliore dei modi.
    Complimenti a Sergio che l’ha proposto .
    In attesa Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    27 dicembre 2009 at 9:56 pm

  68. di contadini oggi ho parlato a fahereneit.

    l’appuntamento continua con altri voci paesologiche ogni giorno alle quattro fino a venerdì.

    ***

    Ogni tanto per vecchiaia muore qualcuno

    che non cercava potere né vittoria

    e questa era finissima cultura.

    Ogni paese era una tela di eroi,

    la miseria per cui lavoravano oscurava

    la grandezza di ciò che davano.

    Qualche tempo fa ero in una scuola di Candela, un paese in provincia di Foggia dove c’è tanta terra ed è tutta coltivata a grano. Chiesi ai ragazzi chi di loro fosse figlio di contadino. Nessuno alzò la mano. In quella scuola i figli di contadini c’erano, ma forse si vergognavano, è una parola che non piace, è legata a una storia di grandi fatiche e di piccoli guadagni. Non a caso oggi molti [Continua…] di quelli che lavorano in campagna amano definirsi imprenditori agricoli. La parola imprenditore evoca l’idea di grandi profitti anche se in agricoltura questi profitti sono sempre più una chimera. L’Italia non è più un paese di contadini, lo si dice spesso ed è una grave inesattezza. I contadini ci sono ancora, c’è ancora chi lavora la terra nonostante decenni di politiche che hanno messo al centro del nostro modello di sviluppo l’automobile al posto dell’albero, il cemento al posto della zolla di terra. Adesso che questo modello di sviluppo è palesemente e forse irrimediabilmente in crisi, sarebbe il caso di rimettere in circolazione la parola contadino e di assegnare ad essa un nuovo prestigio. Curiosamente sono i ricchi i più accesi fautori del ritorno alla terra, sono quelli che meno hanno vissuto i disagi della campagna a farsi venire la fregola di fare l’olio o il vino, anche se spesso si limitano a mettere il loro nome sulle bottiglie e mandano nei campi i giovani extracomunitari. Il segnale è comunque incoraggiante. L’Italia non ha più molto suolo agricolo. E’ tutto un brulicare di case, capannoni, officine. E’ il momento di usare la gomma più che la matita, ridare alla terra spazio e respiro. Sogno un mondo che sappia coniugare il computer e il pero selvatico, in cui le persone sappiano potare un albero e navigare in internet. Intanto si tratta di difendere con le unghie e con i denti quelli che alla campagna ancora si dedicano. Altro che calciatori, politici e veline, bisogna dare onore a chi sta nelle stalle, nelle vigne, a chi semina, a chi raccoglie le olive e le castagne. Bisogna organizzare una campagna pubblicitaria non per un prodotto ma per chi lo produce. Altro che mulino bianco, fateci vedere lo sterco e il fango, fateci vedere i contadini.

    comunitaprovvisoria

    28 dicembre 2009 at 7:45 pm

  69. DOMANI ALLE 18 A MATERDOMINI, RISTORANTE SETTEBELLO,
    PRESENTAZIONE DI
    nevica e ho le prove

    comunitaprovvisoria

    28 dicembre 2009 at 8:21 pm

  70. Mi pregio di attaccare a questa meravigliosa bacheca una mia poesia dedicata alla speranza.

    UNA NUOVA SPERANZA

    Son là, sempre più soli
    cani randagi
    in cerca di una carezza
    di una calda brezza.

    Zecche attaccate alla madre terra
    su grinze di pelle cadente
    di un corpo esangue
    dove la vita langue

    luoghi incantati, “ricchi” di vita
    negativi sfocati, stampe ingiallite
    fabbriche d’ozio, mercati del nulla
    è qui che l’esister si annulla

    piazze truccate, imbellettate
    monumenti all’inutile
    uniche urla lo spirar del vento
    che spazza via speranze e sgomento

    nuvoli informi si susseguon nel cielo
    turbinare continuo nel panorama supino
    parole barocche inutili e sciocche
    morsi dolorosi all’ombra delle rocche

    dell’Appennino son le sentinelle
    cadenti signore che un dì furon belle
    cassetti impolverati rinchiudono sogni
    riposti dal tempo dei tempi

    vecchie panchine, ospizi ferrosi
    ricoveri certi di vecchi inoperosi
    lunghi inverni assedian la vita
    l’odore acre del fumo storia infinita

    mongolfiere sospese
    su burroni insidiosi
    percorsi vitali assaliti
    da rovi copiosi

    Sguardi spenti, schiene curvate
    son tante le vite consumate
    domani una nuova alba
    annuncerà la solita esistenza scialba

    viviamoli ancora
    diamogli attenzione ora
    riempiam le strade ad oltranza
    dando vita ad una nuova speranza

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    28 dicembre 2009 at 8:23 pm

  71. Come vent’anni fa… quand’ero a mia insaputa manovalanza nel dopoterremoto. Partendo da Sicignano io e la mia amica fotografa Enza Polito imboccheremo l’ofantina all’altezza di Contursi, usciremo a Lioni un saluto Rocco Sasso se lo becco a Frigento e poi saremo con voi a Grottaminarda. Il 9 p.v. è sottinteso.
    Lucrezia Ricciardi

    lucrezia

    28 dicembre 2009 at 8:36 pm

  72. Domani su “buongiornoirpinia” ci dovrebbe essere un mio scritto sulla nostra iniziativa del 9 gennaio.
    Per i lettori di questo blog ci sono argomenti e idee già lette ma ho voluto far conoscere la nostra iniziativa e i nostri argomenti anche a questa testata che regolrmente mi ospita con rispetto e stima….
    mauro orlando

    sergiogioia

    29 dicembre 2009 at 12:56 pm

  73. Domani su “buongiornoirpinia” ci dovrebbe essere un mio scritto sulla nostra iniziativa del 9 gennaio.
    Per i lettori di questo blog ci sono argomenti e idee già lette ma ho voluto far conoscere la nostra iniziativa e i nostri argomenti anche a questa testata che regolrmente mi ospita con rispetto e stima….
    mauro orlando

    mercuzio

    29 dicembre 2009 at 1:52 pm

  74. metto qui di seguito il testo che ho letto oggi a fahrneit.
    adesso vado a caposele per presentare “nevica e ho le prove”.
    domani alle 16.00 a farheneit parlerò dell’appennino-

    DESOLAZIONE

    Il vecchio alfabeto del paese ha perso ogni lettera. Dalla a di asino alla z di zappa, passando per la m di mulo, per p di pecora, per la c di contadino. Il nuovo alfabeto sembra cominciare dalla lettera d, dalla desolazione.
    I paesi lasciati dai loro abitanti non restano vuoti, vengono invasi dalla desolazione. La senti appena arrivi, la senti se fai la scelta di andare in un giorno qualsiasi, non quando c’è la festa del patrono, non ad agosto, quando il paese si abbiglia come villaggio turistico. La desolazione è una cosa nuova per i paesi. Prima c’era la miseria. Arrivavi e vedevi case fatiscenti, strade di polvere o di fango a seconda della stagione, vedevi bambini che giocavano tra la merda degli asini e dei maiali, i vecchi con le coppole e le mantelle, le donne con gli scialli, un mondo assai simile a quello mirabilmente descritto da Carlo Levi. E questa visione è durata per millenni, praticamente fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso. Poi la modernizzazione, la rottamazione della civiltà contadina ha fatto posto a una modernità posticcia. In questo passaggio è andata via la miseria materiale ed è arrivata la miseria spirituale. Il paese non è più povero, ma è abitato da gente rancorosa, maldicente, abituata a fallire la propria vita e a far fallire la vita degli altri. È arrivata la stagione dei disertori, di quelli che non sapendo andarsene lontano hanno deciso di voltare le spalle al paese e di farsi la casa in periferia. Così quando arrivi al centro sei dentro un curioso effetto vuoto. Oggi i paesi hanno il buco al centro. La gente abita l’orlo dove è più facile farsi la casa grande, dove puoi arrivare nel tuo domicilio senza scendere dalla macchina. Un paese oggi è un luogo che ha più case che abitanti e questo è il principale motivo della desolazione. È una desolazione particolare, capace di infonderti anche un lieve senso di beatitudine se hai i sensi spalancati e capisci che in un paese c’è sempre tanto per chi ha due minuti di vita tra le dita, uno per sé e l’altro per il mondo, per chi sente l’urgenza di allontanarsi da tutto e di avvicinarsi a tutto. Un’osservazione intensa e clemente del mondo esterno produce benefici effetti sul tuo spirito. Vai per vedere un paese, ma alla fine è il paese che ti vede, dice qualcosa di te che non sa dirti nessuno.

    comunitaprovvisoria

    29 dicembre 2009 at 5:15 pm

  75. una giornalista del mattino poco fa mi ha chiesto per un suo pezzo che uscirà in questi giorni qual’è stato secondo me l’avvenimento più importante in irpinia.
    le ho detto che è stato cairano7x. spero che gli amici comunitari abbiano la stessa convizione.
    la prima occasione per dimostrarlo è il 9 gennaio a grottaminarda.
    per la festa di inizio anno si potrebbe pensare a un viaggio a melfi domenica 3 gennaio. è un posto pieno di cose meravigliose.
    si tratta di darsi un’appuntamento, tipo nove e trenta a calaggio e partire, tutto qui…

    comunitaprovvisoria

    29 dicembre 2009 at 5:20 pm

  76. sto ascoltando alle ore 16 su radio tre trasmissione fahreneit la voce del paesologo che da ieri ci intrattiene per circa quattro minuti,con voce mesta e timbro teleradiofonico.

    ieri la lettura sui contadini, oggi sulla desolazione

    il conduttore saluta arminio, arminio legge il suo componimento per quattro minuti ,poi saluta tutti e rimanda alle ore 16 del giorno successivo.

    l’impressione che si ricava è di una grande tristezza che va oltre la desolazione, sono quattro minuti terribili che non passano mai,eppure intensamente lirici ,di grande impatto sull’ascoltatore.

    La conoscenza del paese, per il paesologo, diventa folla dentro il cuore, estensione di sensibilità, dilata la propria esistenza in quella degli altri come accade alla madre nei confronti del figlio.

    Ogni madre è dentro il figlio con palpabile consistenza, come il paesologo è nel paese ed il paese in lui.

    nei paesi ci vuole una grande vasca zampillante non necessariamente ornamentale per fare pulizia profonda del ciarpame e del sudiciume stratificato coperto da profumo che peggiora la situazione, mentre si avrebbe l’esigenza di r espirare un sano sanificante profumo di pulito.

    Puoi raccontare la realtà inventandoti nella mente una storia, mentre puoi raccontare storie descrivendo la realtà, documentandola: questo ritorno al neo realismo pasoliniano, questi comizi d’amore e di disperazione,non possono prescindere dalla realtà, né possono ad essa dare torto, ma possono provare a modificarla.

    L’anno che verrà duemiladieci si preannuncia anno della paesologia, un neorealismo della modernità post sismica non post bellica.

    Buon duemiladieci a tutti, comunitariamente

    Garbo e Gentilezza Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    29 dicembre 2009 at 6:20 pm

  77. A calaggio domenica 3 Gennaio alle ore 9.30. Ragazzi è ora di ricomciare. Franco ce la sta mettendo tutta, facciamo anche noi la nostra parte. Domenica voglio vedere uno sciame ronzante e festante.
    Ventre Giovanni

    giovanni ventre

    29 dicembre 2009 at 6:51 pm

  78. scusate ma calaggio dov’è?

    mercuzio

    29 dicembre 2009 at 7:06 pm

  79. il viaggio a melfi prima o poi sideve fare. se non ci raccogliamo adesso vuol dire che lo faremo in seguito.
    intanto oggi alle 16 a fahereneit parlo di appennino

    Arminio

    30 dicembre 2009 at 12:42 pm

  80. L’invito arminiano era par tito come occasione di scambio di auguri per il duemiladieci.
    Che si fosse realizzato a melfi o a gesualdo poco importava.
    Importava invece che si svolgesse il due gennaio in previsione di sabato nove.
    Aver proposto una data diversa per una giornata paesologica piuttosto che per lo scambio di auguri ha prodotto scarso intere sse e mancata adesione. Non è piaciuta l’immagine dello “sciame ronzante e festante”. Peccato! Una caduta di stile che poteva essere evitata.
    Cerchiamo di non commet tere simili errori il nove gennaio. Tutto il resto sa di superfluo aggiunto non necessario.
    Garbatamente Rocco Qua gliariello

    rocco quagliariello

    30 dicembre 2009 at 2:07 pm

  81. queste sono le cose che ho detto oggi alla radio.
    domani, sempre alle 16.00, parlo di anziani

    APPENNINO

    La parola di oggi è Appennino. L’Italia ha una lunghissima colonna dorsale: montagne, altipiani, colline, schiene di terra che si abbassano verso il mare, in cui ogni paese è una vertebra isolata. È un’Italia alta e tortuosa, ogni paese ti sembra vicino ma per arrivarci devi fare ancora cento curve.
    Questa colonna sta perdendo poco a poco la sua linfa. La gente sceglie di abitare nelle città e, quando sceglie i paesi, ha sempre cura che siano comodi e pianeggianti. Nessuno vuole stare nei luoghi più impervi, quelli dove gli inverni sono lunghi e senza turismo.
    L’Appennino è l’Italia che avevamo e che rischiamo di perdere per sempre. La gente ci ha vissuto per millenni consumando quel poco che bastava a sostentarsi.
    Eppure io guardo all’Appennino come alla vera cassaforte dei paesi, una cassaforte piena di monete fuoricorso. Ci sono zone in cui il paesaggio è ancora incontaminato ed è come deve essere: solitario e sprecato.
    Cosa augurarsi per queste terre? Più che chiedere politiche d’incentivazione, verrebbe voglia di incentivare l’esodo, in maniera tale che tornino le selve, che la natura riassorba le folli smanie cementizie che non hanno edificato niente di bello e che non hanno portato reddito.
    Una nazione con un filo di montagne disposto in tutta la sua lunghezza dovrebbe ricordarsi più spesso di questa sua geografia.
    È curioso che le nostre montagne, vere e proprie palestre all’aria aperta, siano frequentate più dagli stranieri che dagli italiani.
    Io credo che sia arrivato il tempo di considerare l’Appennino come il luogo in cui si raccoglie la forza del passato e quella del nostro futuro.
    Dalla Liguria alla Calabria, adesso, è tutta una storia di frane e spopolamento, di vecchi dismessi e di scuole che chiudono, di paesi allungati, deformati dal valzer delle betoniere.
    Forse questo è il momento di invertire questa storia, di considerare che anche in un piccolo paese è possibile una grande vita.

    comunitaprovvisoria

    30 dicembre 2009 at 6:32 pm

  82. non mi pare ci sia aria di gita a melfi il tre.
    a questo punto ci vediamo direttamente a grottaminarda il nove. speriamo che questo tempo serva a caricare gli entusiasmi.

    comunitaprovvisoria

    30 dicembre 2009 at 7:18 pm

  83. spero che dopo le feste si riaccendano i parlamenti paesologici. io intanto continuo a lavorare, non sono queste le mie feste. stasera sto a casa, a fare quello che faccio sempre. nel pomeriggio, alle quattro, parlo di anziani a radio tre. la mia irpinia non è quella che questa sera starà sotto il palco ad avellino a sentire gigi d’alessio.

    arminio

    31 dicembre 2009 at 11:04 am

  84. (non so dove scriverlo e lo poso qui).

    Auguri di buon anno a tutti i frequentatori della C.P.!

    Che il 2010 sia un nuovo inizio per chi si è fermato,
    una giusta pausa per chi ha corso,
    un prosieguo fruttuoso per chi ha tenuto il passo.

    Che ognuno possa ritrovare se stesso.
    Che ognuno possa perdersi un pò….

    enzlu (il solito, però)

    enzlu

    31 dicembre 2009 at 4:34 pm

  85. questo l’argomento di cui ho parlato oggi alla radio.
    domani, sempre alle 16.00, chiudo con la parola silenzio

    ANZIANI

    Per me, andare in certi paesi è come visitare un reparto di geriatria all’aria aperta. I vecchi sulle panchine, le vecchie sulle sedie e sugli scalini davanti alle case, sono persone che hanno già regolato i conti con l’aldiquà e adesso stanno espletando le pratiche per l’aldilà.
    In certi paesi del Sud la gente diventa decrepita, sembra che la vecchiaia sia un pozzo senza fondo. Eppure gli anziani che abbiamo ora sono gli ultimi in circolazione. Hanno tratti forti, facce lungamente esposte alla fatica, al freddo e al sole. I giovani di adesso, quando saranno vecchi non avranno queste facce, questi corpi contorti dall’artrosi, questo modo di conversare che non è mai concitato, che è un parlare senza animosità, lento, lievemente ipnotico, circolare. Un parlare appreso quando vivere in un paese significava stare con gli altri e sentirsi insieme agli altri. Forse le cose stanno così: una volta si era tristi tutti insieme, adesso ognuno è triste per conto suo. Ora si esce a prendere un poco di luce, per la vecchia abitudine di stare in mezzo agli altri, ma non c’è più nessuno. I giovani si muovono nelle macchine, sono indaffarati o comunque cercano di mostrarsi indaffarati.
    Gli anziani sono gli ultimi relitti rimasti a galla di una civiltà che affonda nella marea del consumo. Hanno tutti una lingua, uno stile, non sono mai sgraziati, sono innocenti. Non era così quando erano giovani.
    La civiltà contadina era una civiltà offesa e per questo non sempre capace di gentilezze e di garbo. I vecchi e le vecchie che vediamo adesso con la loro aria smarrita, sono stati genitori oppressivi, si sono concessi e hanno concesso poco.
    Abbiate cura di andare in giro. Non rimanete fermi come uno straccio sotto il ferro da stiro. Andate nei paesi e provate ad ascoltare gli anziani, a far loro compagnia.
    Provate a praticare una nuova forma di turismo, il turismo della clemenza. Facilmente vi potrà capitare di essere trattenuti per un braccio da un anziano che ancora vi vuole parlare, perché oggi per loro il male più grande è non trovare ascolto, non poter raccontare una vita che era epica anche quando era banale.
    Andate a vedere la ragnatela delle rughe, gli occhi su cui campeggiano le grandi impalcature della morte. La vita non è uno show televisivo e gli anziani sono qui a ricordarci la gloria e la miseria di stare al mondo.

    comunitaprovvisoria

    31 dicembre 2009 at 6:26 pm

  86. ^^^ – V:) A:)^^ S:))^^^ –

    VIGOROSI ABBRACCI SANNITICI!
    BUON ANNO 2010 A TUTTI
    vicini e lontani,
    nel cuore e nei pensieri,
    Gaetano Calabrese.

    Calabrese

    31 dicembre 2009 at 11:02 pm

  87. Auguro ai comunitari un 2010 ricco di impegno e soddisfazioni, sperando di “allargare” ad altre energie che abbiamo visto esserci sul territorio.

    Francesco B

    1 gennaio 2010 at 2:06 am

  88. ragazzi,le feste sono finite, queste feste strane che fanno le persone più tristi e nervose….
    adesso viene la festa nostra se vogliamo…..

    Arminio

    1 gennaio 2010 at 1:22 pm

  89. In comunità provvisoria è festa ogni volta che ci incontriamo, io mi sento come quando da bambino papà ci portava alla festa del paese vicino.

    giovanni ventre

    1 gennaio 2010 at 4:49 pm

  90. oggi ho parlato di silenzio a chiusura del mio vocabolario paesologico su radio tre.
    fatevi vivi in questi giorni, dobbiamo arrivare a grotta sulle ali dell’entusiasmo

    Ogni paese ha il suo silenzio. Dipende dalla forma. Il silenzio di un paese concavo, appoggiato in una valle, è diverso dal silenzio di un paese convesso che sta in cima a una montagna. E poi c’è la disposizione delle case, la presenza della vegetazione, l’esposizione geografica, il fatto di essere a nord o a sud, la vicinanza o meno a una città, perfino il reddito ha influenza sul tipo di silenzio che percepisci dentro un paese. Girando per i posti più affranti e sperduti immagino di essere diventato un esperto di silenzio. Quello di Cairano non è come quello di Montaguto, penso a due luoghi della mia Irpinia. E perfino nello stesso paese il silenzio subisce numerose variazioni, quello estivo non è come quello invernale, quello del mattino non è come quello della sera, quello di un giorno in cui è morto un giovane è diverso da quello di un giorno in cui è morto un anziano. Queste sono ipotesi paesologiche. Di una cosa sono sicuro però: il silenzio vissuto per un giorno è assai diverso da quello che si vive ogni giorno. Il silenzio che sente la vedova nel suo vicolo, col figlio a Torino e il marito al cimitero, con le vicine di casa deportate al paese nuovo, è un silenzio cattivo, che fa tanto male. E’ il silenzio delle porte chiuse, della case abitate solo dai ragni e dalle faine, dei pochi giovani che passano senza nemmeno salutare. Non basta tenere la televisione accesa tutto il giorno per arginare questa valanga di silenzio che sommerge ogni cosa. La vedova era abituata a vivere in un paese che era una trama di racconti e di storie. Al forno, davanti alle fontane, vicino al camino, ogni occasione era buona per farsi compagnia con le parole. E quando non si parlava comunque potevi sentire il rumore di chi lavorava. Adesso non si sente il martello del fabbro, non si sente la sega del falegname, non si sentono nemmeno i versi degli animali. Adesso nei paesi c’è un solo rumore, il rumore del coma. Chi viene dalla città e arriva nel paese per qualche ora, trova un silenzio che gli fa tanto bene, un silenzio che gli fa credere di essere in un luogo di pace e tranquillità. Non è affatto vero, il paese, oggi, è un luogo snervante, in cui non è per niente facile rilassarsi. I motivi sono tanti, compreso il silenzio e il suo perenne rimandarci alle cose che ci mancano, che non ci sono più. A me questo non dispiace. Giro per i paesi proprio per le cose che non ci sono più. In fondo le delusioni, le mancanze sono le stampelle a cui si sorregge la mia scrittura.

    Arminio

    1 gennaio 2010 at 6:18 pm

  91. Cari amici,
    mi scuso per non avere ancora mandato un breve estratto del mio intervento, perchè non l’ho ancora scritto. Ho problemi in questi giorni. Ma il titolo , che concepisco adesso, sarà questo : LA PAESOLOGIA NON E’ UNA MISTICA, MA UN MODO NUOVO DI ESSERE PARTE ATTIVA DEI/NEI PAESI:UN’IPOTESI DI PAESOLOGIA PER IL CAMBIAMENTO.
    Spero di inviarvene estratto prima del nove. E che fino ad allora vada tutto bene.
    Un grande 2010 e un pensiero affettuoso per tutti.

    Salvatore D’Angelo

    Salvatore D'Angelo

    1 gennaio 2010 at 8:26 pm

  92. non ho capito come siamo rimasti per la locandina. aspetto lumi da luca. credo anche che ognuno dei relatori in questi giorni debba darsi da fare. la paesologia non si fa il nove a grottaminarda, si fa ogni giorno. lo spirito non è quello di una passerella, ma di una festa, una festa che segue un lavoro, il lavoro di questi mesi e di questi giorni.

    Arminio

    2 gennaio 2010 at 1:38 pm

  93. nello spirito “provvisorio” pure questa giornata, si sta tentando di organizzare in modalità non proprio consueta. E’ tutto, come sempre un lavoro in continua evoluzione, a scapito ovviamente della organizzazione puntuale, del rispetto delle tempistiche e così via.
    Ho immediatamente inviato alcune osservazioni (fatte da alcuni comunitari via mail) pervenute sul lavoro che era già stato fatto (locandina, brochure, immagine coordinata, bozza degli inteventi) , chiedendo una scelta . Ovviamente le opinioni a volte sono divergenti : /tipo mettiamo il titolo dell’intervento / non mettiamo il titolo dell’intervento ; o ognuno parla per se o è bene che si parli anche per nome di un gruppo /associazione per cui si lavora o ci si impegna ; ed ancora è brutta la foto di Cairano / ne mettiamo un’altra .
    Io credo che a questo punto sia necessario improragabilmente ad horas:
    1) definire il titolo degli interventi:
    2) preparare l’abstract dell’intervento max 300 parole (entro il 4 gennaio)
    3) preparare un intervento che può vedere l’ausilio di video, foto, suoni, musica o fatto solo di queste cose che duri max 7 minuti.
    4) indicare altri relatori non presenti nella prima bozza / elenco:
    5) tutti i relatoti indicati nella prima bozza elenco devono far pervenire il titolo del loro intervento altrimenti , potranno solo eventualmente partecipare al dibattito;
    6) e’ necessario definire chi conduce il seminario, nella sessione mattutina e nella sessione pomeridiana;
    7) definire le modalità (cOSTO A PERSONA E MODALITà DI PRENOTAZIONE ad esempio al momento della registrazione al seminario) DELLA COLAZIONE DI LAVORO , PRANZO.
    8) immagine coordinata locandina e brochure da far girare via web e da stampare per la eventuale cartella stampa, da distribuire, è ovviamente sempre modificabile, salvo tempi. Allora se non piace la foto di Cairano si indichi l’alternativa che abbia le stesse caratteristiche dimensionali e di tonalità. )non c’è più tempo per rimettersi a ragionare sull’impostazione grafica)
    9) La verità e che per il 5 gennaio dovrebbe essere tutto definito per tentare anche di avere una buona campagna stampa, considerato che non ci sta addetto stampa per questa giornata.

    luca b.

    2 gennaio 2010 at 5:04 pm

  94. avevo comunicato in vari modi che avevo intenzione di dire qualcosa insieme a mio fratello ma non mi ritrovo nell’elenco. in un certo senso ne sono contento perchè nel frattempo me ne era passata la voglia. parteciperò al convegno in silenzio perchè in fondo per me la paesologia è essenzialmente silenzio, ascolto, rinuncia all’egocentrismo

    sergio gioia

    2 gennaio 2010 at 7:00 pm

  95. Sergio, sei un grande, come sempre. Ci vediamo a Grotta. Un augurio di un felice e proficuo Anno Nuovo a te e a tutti coloro che ami.

    giovanni ventre

    2 gennaio 2010 at 7:12 pm

  96. troppo buono, direbbe ciro ferrara

    sergio gioia

    2 gennaio 2010 at 7:54 pm

  97. PER AMOR DI DIO, FERMATE LUCA B. PRIMA CHE LA CAROVANA PAESOLO GICA DERAGLI.
    MASSIMO TRECENTO PAROLE, ENTRO IL QUATTRO GENNAIO, TITOLO ALTRI MENTI EVENTUALMENTE SI POTRÀ PARTECIPARE SOLO AL DIBATTITO… Questo è l’aspetto insostenibile in sopportabile, militaresco della c.p. che non si intende modificare e che fa perdere credibilità al progetto
    un pò di calma e gesso grazie
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    2 gennaio 2010 at 7:56 pm

  98. luca dobbiamo sentirci per telefono.
    sergio, la scaletta è tutta da definire.

    Arminio

    2 gennaio 2010 at 8:33 pm

  99. caro luca
    ci possiamo vedere il cinque mattina al tuo studio, alle 9.30
    e definiamo il da farsi

    Arminio

    2 gennaio 2010 at 8:44 pm

  100. Ragazzi, io la mattina del 9 p.v. sono impegnato a scuola e finirò alle 14.30, quindi non posso partecipare ai lavori della mattinata e sarò a Grottaminarda alle 15 e 20 al massimo.
    Spero mi comprenderete e che questa mia partecipazione non alteri la necessaria ed urgente programmazione. Del resto, io sono un poeta e la poesia va vissuta nella voce e nel canto.
    Donerò comunque cinque testi inediti in una plaquette-omaggio autografata (da piegare a cura e dei riceventi°_)) e lascerò una copia-testimonianza per la doverosa raccolta degli atti del seminario.
    Se ci sono problemi per la mia partecipazione come qui assicurata e confermata, datemi comunicazione per e-mail.
    Vigorosi Abbracci Sannitici sempre, Gaetano Calabrese °_°))))
    == gaetanocalabrese(ciocciola)tin(punto)it===

    Calabrese

    2 gennaio 2010 at 9:00 pm

  101. caro gaetano
    nessun problema, leggi nel poomeriggio

    comunitaprovvisoria

    2 gennaio 2010 at 11:30 pm

  102. Titolo del mio intervento di undici minuti senza vi deo e senza sonorità mu sicali, solo concetti rifles sioni pensieri idee
    “paesologia come pesa tura delle anime per orga nizzare la speranza”
    grazie Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2010 at 1:39 am

  103. a parte i dettagli, che comunque saranno definiti,
    ognuno può avviare la sua campagna di stampa.
    la comunità se è orizzontale lo deve essere anche nell’impegno. ognuno faccia la sua parte. c’è il telefono, ci sono le mail, c’è facebook. insomma, chi vuole può fare arrivare la notizia del seminario ovunque e a chiunque. faremo una cosa grande e diversa se l’approccio all’evento sarà inusuale. niente spettatori dunque, nessuno è in panchina, c’è solo da lavorare.

    comunitaprovvisoria

    3 gennaio 2010 at 12:38 pm

  104. martedì mattina – 5 gennaio – ( dalle ore 9,30 alle ore 10,45 ) riunione operativa , ad avellino, sede di adt.
    Confermata.

    luca b.

    3 gennaio 2010 at 1:45 pm

  105. Mi candido ad un intervento nel quale esporrò la velenza di un territorio e delle potenzialità che hanno i luoghi (paesi) nella attrazione di un particolare segmento turistico in considerazione delle indicazioni dettate dall’UNESCO ad inizio millennio. le tre T: Territorio, Tipicità, Tradizioni.

    giovanni ventre

    3 gennaio 2010 at 4:00 pm

  106. Concordo con Luca.

    Credo che 7 minuti di intervento siano più giusti. Diversamente si corre il rischio di non avere tempo per tutti.

    Una sintesi di 300 parole è poco piu’ lunga di molti degli interventi presenti in questo articolo del Blog.

    L’idea di avere l’almanacco pronto in stampa il giorno dopo aiuterebbe a veicolare il messaggio della comunità provvisoria.

    L’insieme delle sintesi degli interventi potrebbe, inoltre, costituire una comunicazione per la stampa e per gli organi di informazione eventualmente presenti.

    Un po’ di organizzazione non guasta. Auguri per un 2010 paesologicamente intenso

    marioperrotta

    3 gennaio 2010 at 5:22 pm

  107. io alle 9.30 sarò da luca. spero che vengano anche altri.
    l’evento se ci crediamo può essere importante.

    comunitaprovvisoria

    3 gennaio 2010 at 5:30 pm

  108. inizialmente quindici minuti, poi undici minuti, adesso il comunitario Mario indica nel tempo di sette minuti la durata congrua di ogni intervento.

    mica siamo ad un congresso di partito, mica si deve eleggere il segretario nazionale, insomma di questo passo sarà sufficiente la presenza fisica al castello di Grottaminarda per essere immortalato nella foto di gruppo e comparire sul blog, della serie c’ero anch’io.

    L’almanacco è una cosa: deve essere formalmente ed esteticamente bello, contenutisticamente interessante

    Il seminario è ALTRA COSA!!!!!!

    Non necessariamente le due cose devono essere simili o contestuali: l’almanacco segue il seminario, il tempo che intercorre tra il seminario e l’almanacco è il tempo della riflessione, dell’autocritica, della congratulazione, della gratitudine.

    L’ansia con cui si intende far coincidere pressocchè i due momenti è INSOPPORTABILE.

    garbo gentilezza ed un po’ di calma paesologica non guastano. L’entusiasmo non necessariamente significa adrenalina velocità e stato d’animo ansiogeno.

    Grazie Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2010 at 7:50 pm

  109. ci vediamo da Luca alle 9.30.

    giovanni ventre

    4 gennaio 2010 at 11:12 am

  110. Raccolgo l’invito di Luca Battista, e sintetizzo in non più di trecento parole circa il senso del mio intervento, che posto nell’abstract che segue. Se serve, provvedo a inviarlo anche all’indirizzo mail di Luca.

    LA PAESOLOGIA NON E’ UNA MISTICA, MA UN MODO NUOVO DI ESSERE PARTE ATTIVA DEI/NEI PAESI:UN’IPOTESI DI PAESOLOGIA PER IL CAMBIAMENTO.

    di Salvatore D’Angelo

    (abstract)

    Cosa sia la paesologia ormai è chiaro a tutti quelli che frequentano la Comunità Provvisoria o leggono i libri di Franco Arminio. Io lo riassumerei nel modo seguente :

    “ una maniera non invasiva e intelligente di porre i paesi al centro di una nuova idea della qualità della vita, non legata necessariamente al modello produttivo postcapitalista.”

    Ancora oggi più del 42% della popolazione italiana vive nei paesi ; il fenomeno di violenta e caotica inurbazione degli anni cinquanta-.settanta si è arrestato o ha cambiato di segno. Ma non è tutto oro quel che riluce; il modello di vita post capitalista ha portato nei paesi un tratto indelebile, che Franco Arminio coglie in termini drammaticamente poetici e letterari : la desolazione, umana, geoambientale, sociale. La desolazione come sintomo di crisi di un sistema e di un modello di vita.

    In questo senso la paesologia non è né la mistica della crisi né l’agognare il ritorno al “bel tempo andato” e nemmeno il contrapporre le “piccole patrie” locali alla “corruzione” dell’urbanesimo.

    Essa è una forma di “nuovo umanesimo” dal segno inequivocabilmente democratico, popolare, sinergico, aperto al mondo, perché pone l’uomo, il rapporto con l’ambiente in cui vive, il legame con la terra , la sua cultura e civiltà, al centro di ogni e qualsiasi idea di “sviluppo e/ o programmazione sul territorio. Perché verso di esso si pone non in termini predatori o di sfruttamento, bensì con sguardo , intelligenza e cuore “clementi”.

    Dunque l’atteggiamento paesologico propugna un rapporto attivo , dialettico con e nei paesi; propone un rapporto dialettico non conflittivo con chi detiene il potere decisionale; , esso esercita, nel modo di proporsi, l’inalienabile diritto a essere elemento propositivo e riequilibratore, di contrasto a tutto ciò che tende a trasferire nei paesi un modello di vita e di sviluppo che ha prodotto desolazione, barbarie di nuovo tipo, caduta di umanità.

    Pertanto la paesologia e chi la propugna , in tal senso, si fa “soggetto politico” nel significato più alto e classico della locuzione, e dunque promuove attivamente il “cambiamento“ attraverso le sue proposte : le sentinelle del territorio, il turismo della clemenza, l’università popolare , i movimenti di lotta per la salvaguardia dell’ambiente, idee nuove di concepire la programmazione territoriale, gli insediamenti abitativi, una cultura e un’arte non di consumo o di rapina, né tecnocratiche, ma che si sviluppano invece sotto il segno di questo nuovo umanesimo.

    Salvatore D'Angelo

    4 gennaio 2010 at 1:53 pm

  111. grazie salvatore. oltre al testo, molto bello, sarà importante la tua presenza.
    invita chi vuoi, ovviamente

    arminio

    4 gennaio 2010 at 6:22 pm

  112. bel testo salvatore, bello proprio

    sergio gioia

    4 gennaio 2010 at 7:09 pm

  113. complimenti, LA PAESOLOGIA NON E’ UNA MISTICA, MA UN MODO NUOVO DI ESSERE PARTE ATTIVA DEI/NEI PAESI:UN’IPOTESI DI PAESOLOGIA PER IL CAMBIAMENTO condivido totalmente

    luciano

    4 gennaio 2010 at 7:38 pm

  114. Ora cominciamo a commentare i testi degli interventi in scaletta per il nove gennaio…

    non me ne vogliano coloro che impaginano commenti sotto l’egida “comunità provvisoria”, ma il bello della diretta è un’altra storia, un’altra cosa, non pensata non scritta a tavolino, non programmata, tutto rigorosamente in diretta a presa diretta, come la realtà che ci circonda, nessuna imboscata e nessun compitino fatto a casa.

    se cominciamo a commentare gli interventi ci aspettiamo non solo i giudizi ma anche il voto nel merito ed in condotta, seguendo le riforma gelmini.

    Insomma, la paesologia è forse un’appendice della figura obsoleta del “maestro elementare” ,specie protetta in via di estinzione???

    Scusami Salvatore, ma il compitino non è stato richiesto in via ufficiale: è solo un’idea partorita da Luca B e da Mario Perrotta.

    Per gli almanacchi c’è tempo, c’è tempo, direbbe Fossati.

    Con garbo e gentilezza comunitariamente
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    4 gennaio 2010 at 7:44 pm

  115. Bellissima iniziativa. Mi dispiace di non poterci essere, perchè sò a Milano. In bocca al lupo a tutti.

    franco festa

    4 gennaio 2010 at 9:14 pm

  116. A proposito di commenti, certo anche quest’ansia di chiosare sempre e comunque qualsiasi cosa rompe i coglioni anzichenò. Diciamocelo con garbo e gentilezza comunitaria.

    Michele Citoni

    4 gennaio 2010 at 10:06 pm

  117. propongo di non usare espressioni “forti” sul piano personale da ora fino al 9 gennaio per non turbare quel poco di armonia nel gruppo che sarà presente al convegno. si può criticare tutto ma restino fuori parole pesanti, grazie affettuosamente

    sergio gioia

    4 gennaio 2010 at 10:24 pm

  118. Hai ragione. Mi scuso per la forma.

    Michele Citoni

    4 gennaio 2010 at 10:30 pm

  119. NON è QUESTIONE DI COMPITINO ! Se poi si vogliono raccogliere riflessioni e pensieri , in una pubblicazione , prima da distribuire via web, e poi magari ( se il contenuto potrà essere ritenuto all’altezza da qualche editore) pure in forma di libro, da consegnare alle memorìe della biblioteca, ci vuole un minimo di organizzazione e di “lavoro” di raccolta e di organizzazione.
    Non ci sarà nessuno che “sbobinerà” gli interventi, non ci saranno registrazioni audio , considerato che tutto è in completa autogestione. Ed io , in realtà che non ci ho mai creduto ad organizzare eventi , convegni e così via senza uno straccio di un euro (perchè lo trovo profondamente ingiusto perchè è comunque e sempre produzione di lavoro, intellettuale, immateriale forse, ma è sempre produzione di lavoro)mi sono impegnato a fondo nelle proposte legate alle attività della comunità provvisoria perchè ritengo che contengano gli sviluppi pragmatici di un pensiero libertario. (potrò pure sbagliarmi, ma tant’è ). Figurarsi allora un mio atteggiamento militeresco o rigidamente regolato. Per l’amor di Dio , lo scrivo io !
    In verità (anzi con molti dubbi) se un seminario di paesolgia deve servire a chiarire la evidenza che esiste un gruppo di individui(variamente impegnati) – quindi non solo Franco Armino – che credono nel senso e nei significati che stanno dietro l’attività di ricerca e di scrittura dello stesso Arminio, interpretandola e fornendo altre chiavi di lettura, non si può andare allo sbaraglio. Cioè se un seminario deve essere, allora sia: nello spirito provvisorio certamente , ma che almeno venga distribuito (alla stampa, per esempio.. si alla “stampa bellezza !!”) materiale di sintesi, ben riconoscibile e che il ritmo degli intervnti sia equilibarto e la successione degli stessi sia organizzata.
    va bene così, per ora , ci vediamo sabato nove gennaio .

    luca b.

    4 gennaio 2010 at 11:09 pm

  120. certo che deve essere un seminario.
    chi vuole può anche improvvisare, tutto è lecito, ma è chiaro che solo i testi scritti saranno raccolti.
    io sono convinto che bisogna raccogliersi intorno a delle esperienze. cairano è una. i seminari di paesologia sono un’altra.
    ci vogliono questi momenti, altrimenti il nostro diventa un ronzio che nulla stringe….

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 12:43 am

  121. a ragà scusate se non vi ho mandato ancora nessun testo (mi atterrò hai tempi dati per l’intervento di ognuno) ma , ancora ieri sto un pò incasinato come al solito …ieri splendida serata al palazzetto dello sport con Goccia, Mecala, Nannateca e Scimmietta. E, cena comunitaria immaginifica. So tornato a casa stanotte alle due. e sti giorni so stati tutti un pò così. Mi sto dando da fare a girare i paesi dell’irpinia per capire come il clown c’entra con la paeseloggia. Poi ve lo dirò sabato sera. E, si la mattina non riesco a venire (come annunciato già). Non che provi sfiga ma se vi è possibile metteti al 16,9 come seguenza d’intervento (?).

    Ieri mi so sentito con il mio angelo custodo Mercuzio mi ha detto che viene pure lui. uaoo.

    cia nanos

    Nanosecondo

    5 gennaio 2010 at 8:54 am

  122. ops…il palezzetto dello sport era quello di Ariano Irpinico…..

    Nanosecondo

    5 gennaio 2010 at 8:55 am

  123. ops….il giro dei paesi dell’irpinia per è partita due anni fà circa e con la mia moto del tempo ho percorso diverse strade che mi hanno portato a comprendere diverse cose. La stessa esperienza del Comitato RNCD è nata in questo contesto “provvisorio e paesologico” e credo che sia espressione viva della stessa esperienza. Questo mi ha dimostrato che è possibile intervenire, anche con modalità diverse. Lo stesso clown è uno “stato” e non appartiene a nessuna comunità perchè crea di nuove. Anche ieri sera ne ho avuto testimonianza ad Ariano Irpinio. La nostra (la mia) sarà solo una testimonianza, che si può. Lo strumento è l’utopia, l’immaginazione più che della volontà.

    ci vediamo il 9 pomeriggio.
    Nanos

    Nanosecondo

    5 gennaio 2010 at 9:09 am

  124. ci sarò anch’io.

    sabbatino guarino

    5 gennaio 2010 at 9:34 am

  125. abstract dell’intervento di Rocco Quagliariello al Seminario di Paesologia in programma presso il Castello di Grottaminarda(AV) sabato nove gennaio duemiladieci

    Titolo: Paesologia come pesature delle anime per organizzare la speranza.

    Parole chiave: pesature dell’anima , organizzazione della speranza, sguardo osservazionale paesologico, approccio antropologico della paesologia,civiltà rurale, insegnamento universitario di scienze paesologiche.

    Abstract
    Trasformare la timidezza in forma , il conflitto in convivenze contrapposte in buona sostanza un tentativo laborioso di scoprire un tesoro inconsciamente cercato per una vita intera, ,lunghi anni di sacrifici , un prodigioso connubio tra una storia di generazioni e generazioni , il significato più profondo della ricerca antropologica.
    Il paese, il borgo, la piazza, gli abitanti, il paesaggio.
    Artigianato della vita, passato e presente fusi nello stesso sintagma: scheggia frammento testimonianza.
    Eppure la speranza ha a che fare con una dimensione unitaria dell’essere umano,dove la volontà e l’intelletto si uniscono dando origine a qualcosa di superiore che conferisce sapore alla personalità.
    Una forma di tensione complessiva della sua vita, il sapore di fondo, la musica che fuoriesce quando si pone in confronto con i suoi simili che lo ascoltano, lo percepiscono, ciò che un uomo interiormente è si percepisce col terzo genere di conoscenza, la pesatura delle anime, una bilancia psicostatica dentro ciascuno di noi, giacchè ciascuno è in grado di capire quanto pesa la propria e l’altrui personalità e di sentire se chi abbiamo di fronte è in vendita, in svendita, o autenticamente vero. La speranza destinata a rimanere tale,non a trasformarsi in sapere, come una specie di luce verso cui camminare con i piedi nella terra, verso un orizzonte che non sia la conoscenza, semmai il senso, la prospettiva etica dell’esistenza.
    I contadini,divenuti agricoltori da mezzadri, sapevano perfettamente come lavorare la terra nel ciclo inesauribile delle stagioni che mutavano e tornavano , preparavano il lavoro con meticolosa accortezza, tenace perseveranza, organizzavano la loro speranza col sudore della fronte, esposti alle intemperie, fortificati dal contatto con l’humus e la natura. Questa speranza si è trasformata in civiltà rurale niente affatto sostituita da quella industriale o post industriale.
    Nelle pietre la storia, nella terra il sospiro lieve della fatica , nell’anima la volontà e l’intelligenza nello spirito la speranza, nella speranza il senso della vita.
    Tutto questo ed altro ancora è Paesologia.
    Grazie Rocco Quagliariello

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 10:18 am

  126. mancano ancora molti amici all’appello. aspettiamo fiduciosi. il 9 gennaio non va in scena la solita irpinia.

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 10:22 am

  127. è questo il bello di comunità provvisoria, l’intreccio di tanti fili che insieme formano una ragnatela su cui i ragni affamati di amore per la propria terra e di cultura per la propria mente tessono in continuazione l’intreccio asimmetrico di nuovi camminatoi, questo incontro del 9 gennaio nasce dall’incrocio di tante idee, di tante personalità, di tante professionalità messe per una volta al servizio del bene comune. Mi auguro che parteciperanno in tanti perchè finalmente c’è qualcuno capace di esprimere idee che non siano covate nei soliti nidi della politica, personaggi che parlano una nuova lingua totalmente estranea al politichese del nulla a cui si assiste da ormai troppo tempo e che avviluppa strangolandolo l’esistere di intere comunità. A Franco Arminio, ad Angelo Verderosa, a Elda Martino, ad Agostino della Gatta, ad Antonio Luongo,a Luca Battista, a … tutti i comunitari vada la mia stima ed il mio affetto nella speranza di una nuova alba che possa rischiarare oltre le nebbie mefitiche una nuova terra ed una nuova speranza per i nostri figli e per i figli dei nostri figli.

    giovanni ventre

    5 gennaio 2010 at 10:58 am

  128. LIEVITO, è l’immagine che io ho di questa cosa informe che si è messa in movimento. “Dalla Maiella al Pollino” se l’unità territoriale si restringe la pasta inesorabilmente si ammoscia. Occhio.
    Lucrezia

    lucrezia

    5 gennaio 2010 at 11:53 am

  129. cara lucrezia
    è chiaro che tutta la montagna del sud deve essere chiamata all’appello.
    il guaio è che dalla montagne si guarda con sospetto a quello che avviene su altre montagne. è tutto qui il problema, avvicinare le montagne….

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 2:11 pm

  130. grazie caro giovanni
    per l’entusiasmo che ci metti.
    stamattina ad avellino abbiamo concordato un pò di dettagli organizzativi. il seminario è già iniziato, è su questa colonna. questa è la colonna dei generosi…

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 2:14 pm

  131. bella notizia: avremo con noi per tutta la giornata anche le preziose improvvisazioni musicali di pasquale innarella, un altro esempio di grande irpinia.

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 2:16 pm

  132. chiamate un amico di paese. conteremo quanti paesi sono rappresentati. se avete un amico a taurasi, a montefredane, a gesualdo e così via….
    chiamate, chiamate, il seminario si fa per i paesi….

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 2:18 pm

  133. luca gentilmente cambia la foto anche sul blog.
    è importante che si veda cairano.
    il legame tra l’evento di sabato e cairano7x è evidente.

    Arminio

    5 gennaio 2010 at 3:48 pm

  134. La paesologia è la declinazione irpina di governance.
    Costituisce comunità plurali di attori, individuali e collettivi, esterni alla politica formale, per produrre forme di governo collaboranti in cui sono enfatizzate la partecipazione democratica e la dimensione locale.
    E offre una chiave innovativa per individuare la dimensione locale come soggetto e oggetto dell’azione di governo.
    Infatti, pone al centro della sua indagine i territori in carne ed ossa. Che non stanno dentro alle mappe che li rappresentano e ancora meno nei confini amministrativi, che pure ancora oggi pretendono di perimetrare l’azione delle “autonomie locali”.
    La paesologia non assegnerebbe mai le sponde opposte dello stesso corso d’acqua a province o addirittura a regioni differenti!.
    Questo porta naturalmente a definire i problemi da affrontare e le singole issues quali confini di riferimento. Con due importanti conseguenze.
    La prima è che i territori e le popolazioni cambiano costantemente e gli individui non sono costretti entro una sola appartenza, così che il concetto di comunità permanente definita da un territorio si aggiorna a quello di comunità provvisoria.
    La seconda è che la paesologia irpina è uno strumento per il mondo, la dimensione locale dell’umanità…

    paolo

    5 gennaio 2010 at 4:23 pm

  135. caro paolo
    questo tuo intervento contiene alcune idee stimolanti ed è ben degno di comparire nell’almanacco!
    mi piacerebbe che tuttti provassero a tirare fuori un pò di pensieri e a lasciare il freno a mano. già siamo in salita, è stupido avanzare con i freni azionati.

    intanto mi è pervenuta notizia di una grande e bella sopresa che ci sarà nella giornata di sabato. c’è entusiasmo, ci sono scintille che si accendono
    anche in quest’epoca cupa e fatua.

    comunitaprovvisoria

    5 gennaio 2010 at 6:42 pm

  136. tra le proiezioni ci sarà anche THE FABLE
    di antonello matarazzo. dura meno di cinque minuti ma è un bellissimo video e molto paesologico

    comunitaprovvisoria

    5 gennaio 2010 at 6:45 pm

  137. Caro Angelo,
    ci sarò senz’altro sabato prossimo, anche con intervento.
    Non sono riuscito a confermarlo sul sito della Comunità provvisoria. Per favore, puoi provvedere tu a segnalarlo.
    Grazie e a sabato,
    Biagio Cillo

    comunità provvisoria

    5 gennaio 2010 at 7:04 pm

  138. Sono un irpino espatriato a Varese.
    Complimenti a voi tutti.
    Mi viene voglia di tornare in Irpinia. Da qui sembra un sogno.

    antonio maglione

    5 gennaio 2010 at 7:26 pm

  139. …salve, il 9 gennaio sarò presente al convegno :)…

    albina moscariello

    5 gennaio 2010 at 8:24 pm

  140. Qualche dritta per dormire? Vorrei venire dal venerdì, per essere puntuale il 9.

    Michele Citoni

    5 gennaio 2010 at 8:43 pm

  141. Stavolta non posso e non voglio mancare. Ci sarò e mi premurerò di inviare in tempo utile un contributo.
    Sento nell’aria vibrazioni intense fatte anche di nuovi lessici arricchiti di preziose forme antiche. Perciò acutamente invitanti.
    wow!

    Fausto Altavilla

    5 gennaio 2010 at 9:31 pm

  142. Spero di trovare qualche libro di paesologia. Ho letto solo il fortissimo vento forte tra lacedonia e candela

    mario di prenda

    5 gennaio 2010 at 11:46 pm

  143. Sono molto fiducioso, credo che sabato sarà un grande evento come quando si tracciano i solchi per per la fondazione di una nuova città. Ci vediamo sabato a Grotta, un abbraccio a tutti!

    mario festa

    6 gennaio 2010 at 2:24 am

  144. Sabato 9 gennaio saremo in due al seminario.
    M. F.

    Mariano Fresta

    6 gennaio 2010 at 10:08 am

  145. volevo dire che in due partiremo da Caserta per assistere al seminario di Grottaminarda. Certamente i partecipanti saranno moltissimi, altro che due. Mi scuso per l’ambiguità della frase precedente.
    m. f.

    Mariano Fresta

    6 gennaio 2010 at 10:20 am

  146. Io sto lontano. Aspetto l’almanacco!!!!!!!!!!!!!

    aldo gliglioli

    6 gennaio 2010 at 12:27 pm

  147. Ciao.Come non essere presenti,spero che non nevichi sarebbe per me un handicap serio spostandomi dai campi flegrei con piccola utilitaria.Un saluto a tutti renato

    renato

    6 gennaio 2010 at 1:03 pm

  148. Una comunità che si sfilaccia e non corre ai ripari rapidamente si frantuma. Quando il singolo si individualizza si rifugia fatalmente nei suoi difetti. La comunità va così lentamente in affanno, entra in uno stato di sofferenza e quando questa diventa una febbre epidemica il fenomeno può divenire irreversibile fino alla morte cerebrale dell’organismo.
    E ogni visitatore disincantato può certificarne il decesso.

    Ho difficoltà a dire che cosa voglia significare per me la paesologia, mi è più agevole affermare ciò che non deve essere. Non mi piacerebbe che si riducesse a una descrizione fantastica, a un raccontarsi a vuoto, a una lista di miserie e cruderie fine a sé stessa, a un reciproco aspro rinfacciarsi inadeguatezze o inadempienze che per loro natura sarebbero del tutto incapaci di esiti utili.

    Il linguaggio della poesia è più adatto e più profondamente espressivo di quello scientifico – lo ammette un grande fisico premio Nobel Werner Heisenberg – perché sfrutta la duttilità e le evocazioni prodotte da significati nascosti delle parole. Perciò la poesia, il pensiero assorto e introspettivo è il linguaggio giusto per parlare di paesologia. Omnia munda mundis.

    Ma dopo aver parlato, dopo aver indagato e descritto la propria e altrui depressione, dopo aver urlato la propria sofferenza, sarà necessario cercare una via di uscita possibilmente non velleitaria, anche partendo da una piccola cosa (ma che diventerebbe gigantesca nella scala della paesologia).
    Un esempio (per carità, è solo un esempio)? Comincerei con il battermi per contenere (se non interrompere) quella sciagurata tendenza a invadere le nostre campagne (o quel che ne resta) con nuove case che mai nessuno abiterà, con capannoni industriali che rischieranno di restare inattivi, che andrebbero ad aggiungersi tristemente agli infiniti altri che già esistono e che danno ulteriore forma fisica alla desolazione che si respira.

    Spazio quindi a una iniziativa, questa sì schiettamente politica!, per richiedere nuovi e più opportuni indici urbanistici per certe aree, vincoli salvaguardie e protezioni. E promozione di un impegno di ciascuno per il controllo e la difesa. Spero vivamente che si intenda (anche) questo quando sento parlare di “sentinelle”.
    Su forza!, non tutti i buoi sono scappati dalla stalla!

    Vorrei parlarne sabato prossimo con voi, carissimi argonauti.

    Fausto Altavilla

    6 gennaio 2010 at 1:06 pm

  149. caro fausto
    certo che dobbiamo parlare e non solo sabato.
    il guio di questi incontri è il giorno dopo, è questo scemare ognuno verso i propri impicci.
    adesso è il momento di dare la spallata.
    possiamo costuire anche una sorta di carta con alcune proposte precise, vediamo che aria tira. il convegno è già iniziato qui e non finisce la sera del nove. dobbiamo costituire una sorta di assise permanente.

    Arminio

    6 gennaio 2010 at 3:17 pm

  150. propongo di dedicare il seminario alla memoria del prof. Werner Johannowsky, scomparso da pochi giorni. E’ stato un grande archeologo ed un grande studioso dei nostri territori. A lui si deve, ad esempio, la valorizzazione e la tutela di molti importanti siti archeologici dell’alta Irpinia.

    Ho avuto la fortuna di conoscerlo pochi mesi fa e l’onore di condividere con lui delle riflessioni su ricerche che da oltre un anno sto elaborando sulla valle del Sabato.

    Il mondo dell’archeologia e non solo perde un grande studioso ed un grande uomo.
    mario

    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    6 gennaio 2010 at 4:13 pm

  151. ok mario, magari tu ed elda ne farete un breve ricordo.

    venerdì uscirà un mio pezzo sul mattino intorno al seminario e domenica un intervista su ottopagine.

    chi vuole può mandare qualcosa ad altri giornali. insisto: è un’impresa collettiva.

    Arminio

    6 gennaio 2010 at 4:55 pm

  152. In settimana uscrirà un mio contributo su BuongiornoIrpia che annuncia anche il seminario
    mauro

    mercuzio

    6 gennaio 2010 at 5:12 pm

  153. Il Centrodonna Avellino-progetto “Eliseo” aderisce con convinzione al 1° seminario di Paesologia. Sappiamo che accogliere e valorizzare quello che si muove nelle nostre comunità potrà preparare generazioni di giovani che inventeranno un modo nuovo di abitare il nostro territorio aprendolo a incroci oggi appena intuibili.
    per il Centrodonna Franca Troisi

    Centrodonna Avellino

    6 gennaio 2010 at 5:20 pm

  154. finalmente ci sono riuscitato. ho inviato il mio intervento ,….abstrac (ma che roba è una cosa che porta la befana?) ma forse la befana ….ma so risucito a mannà in tempo inutile la copia a mauro e verd&rosa…solo che non so se riesco a veni la mattina ancora a desso però nel primo pomeriggio so da tutti voi…. ho girato anche un comunicato che ho ricostruito dai vostri tetsi alla mia listamaiala di giornalisti, giornali e giornali e radio tv pure satellitari…. spero cosi che verranno un sacco di gente a questo 1° seminario sulla paesologia….

    in verità non ho capito ancora se la paesologia può essere liquida , solida o eterea….O MEGLIO SENSAZIONALE.

    io credo che sia eterea/SENSAZIONALE ..cercherò di dimostraverlo con un ESPERIMENTO SCIENTIFICO.

    Clown “Dottore” Nanosecondo …scienziatissimo inventore della moto del tempo ….. e patafisico e che fisico più che eccezionale d’eccezione….cia

    nanosecondo

    6 gennaio 2010 at 6:09 pm

  155. Gentile Dottore A.V.,
    la ringrazio dell’invito. Purtroppo per motivi di lavoro non potrò assistere al seminario che trovo molto interessante, soprattutto per l’approccio. Il paesaggio, infatti, è patrimonio di tutti, tecnici e non, studiosi e semplici operai.

    Continuo tuttavia a sostenere che il paesaggio è un sistema complesso costituito anche dai suoni e dagli “echi culturali” che lo caratterizzano e lo rendono così stupendamente variabile ed unico in ogni dove. Non a caso stiamo lavorando per salvaguardare l’antica arte campanara. Il suono delle campane, infati, ha caratterizzato il paesaggio per circa un millennio, scandendo i tempi di lavoro, quelli religiosi e quelli civili. Il suono delle campane delimitava il territorio delle nostre comunità, costituiva una sorta di cinta sonora oltre la quale imperava il male, il pericolo, il mistero, i barbari, ecc…. Ed ogni comunità aveva un suo linguaggio campanario.

    Prima di salutarla, vorrei segnalarle un gruppo di Fano che si occupa di argomenti affini al vostro. Il 27 gennaio daranno avvio al “Corso di fotografia a Colbordolo”, sesta edizione dedicata al “paesaggio”; diretto da Marcello Sparaventi, in collaborazione con Claudio Cesarini, Antonino Palella, Natale Patrizi, Gianluca Vincenzetti, Gianni Volpe. Per informazioni: 347 2974406 http://www.centralefotografia.com

    Con l’occasione le auguro un felice 2010 ed un proficuo svolgimento dei lavori.

    Giuseppe Torre
    Comitato per la promozione del patrimonio immateriale
    giuseppe.torre (at) gmail.com
    Mob. 347 64 43 038

    Giuseppe Torre

    6 gennaio 2010 at 8:10 pm

  156. caro torre
    grazie per il suo intervento.

    agli amici comunitari in zona: domani alle 16 saremo al castello per veriche sui luoghi che useremo.
    a seguiro mini convegno da ciotola
    la paesologia è in ogni luogo

    arminio

    6 gennaio 2010 at 8:30 pm

  157. Oggi ho girato l’annuncio del seminario alla mia listamaila di giornali, giornalisti e giornalai di salerno e della regione

    questo è il primo:
    http://www.dentrosalerno.it/

    Nanosecondo

    6 gennaio 2010 at 11:06 pm

  158. Per me è impossibile sabato 9 essere lì, e mi dispiace molto non esserci
    Nei prossimi giorni proverò a scrivere qualcosa che poi lascerò su questa colonna di commenti.
    Un abbraccio carissimo a tutti gli amici comunitari, buon lavoro.
    Felice anno nuovo.
    Adelelmo

    Adelelmo Ruggieri

    7 gennaio 2010 at 10:13 am

  159. anche la citta di ariano ci ospita..

    http://www.blipper.it/citta-di-ariano.html#url=det

    Nanosecondo

    7 gennaio 2010 at 10:39 am

  160. CP e politica
    Provo a contaminarvi con alcune riflessioni sugli aspetti fra la comunità provvisoria e politica.
    Per come si sta evolvendo il percorso culturale e l’approccio alla gestione del territorio , nel quadro di una purissima novità che tiene conto dei guasti dell’urbanizzazione selvaggia e del non luogo-paese,la paeosologia può rappresentare una leva potente per il cambiamento di una mentalità di amministrazione degli enti.L’irpinia d’oriente con voi può rappresentare, per caratteristiche intrinseche, un laboratorio serio ed un esempio trasferibile a tutta la dorsale appenninica (centro-meridionale)con i suoi migliaia di non luoghi-paese. In forza di questo ragionamento l’attegiamento della CP nei confronti della politica non può essere snobbistico o lontano ma insistente,perfidamente costruttivo,tenacemente culturale,per convincere chi amministra che la strada della desolazione dei paesi della bandiera bianca (come li chiama Arminio)è la stessa strada in cui camminano loro e camminiamo tutti.Spesso quello che si trova di fronte è una politica di apparato politicante,poltronista ecc. ecc. ecc.,ma le rivoluzioni(culturali) costano sacrifici e il confronto anche stancante può aprire varchi nella formazione generale della classe politica e nella scivolosa “opinione pubblica”. Un movimento culturale che a trentanni dal terremoto può tracciare una linea di demarcazione netta ,un spartiacque fra gli errori della cementificazione e della polverizzzaione dei paesi e il ripristino di una sensibilità e di un approccio diverso e migliore alla gestione del territorio può rappresentare una sfida di non poco conto.
    Spero di poter venire ad ascoltarvi a Grotta. Il vento che non sta mai fermo comincia a soffiare anche nella piana.Saluti
    Angelo Castelluccio -Foggia

    Angelo Castelluccio

    7 gennaio 2010 at 1:36 pm

  161. da mario festa : in mattinata interverrà anche BENNI IANNITTI, amministratore di PIEDIMONTE MATESE _ se possibile tra i primi interventi.

    verderosa

    7 gennaio 2010 at 2:09 pm

  162. ci saro finalmente e non vedo l’ora di esserci! a presto

    antonio d'agostino

    7 gennaio 2010 at 2:44 pm

  163. Richiesta legittima di co noscere la scaletta degli interventi previsti in mat tinata e di quelli previsti nelle prime ore pomeri diane dopo la pausa pran zo. Per esigenza di traspa renza di serietà di effica cia organizzativa. grazie.
    Rocco Quagliariello in garbata attesa di puntua le riscontro alla presente.

    rocco quagliariello

    7 gennaio 2010 at 2:58 pm

  164. Leggete Ottopagine!!!
    L’edizione del 5 gennaio 2010. La trovate in archivio su http://www.ottopagine.it.
    Lo speciale è il dossier delle “sentinelle dell’Ufita” per dire alla centrale turbogas un NO deciso e fortemente motivato.
    La valle dell’Ufita è una porzione d’Irpinia che rivendica il suo ruolo di centralità, la sua posizione strategica, che può comportare “vero” progresso per tutta la zona circostante attraverso uno sviluppo sostenibile, a misura umana.
    Le sentinelle dell’Ufita ringraziano Ottopagine.

    michele ciasullo

    7 gennaio 2010 at 3:39 pm

  165. Caro Angelo,
    anche se non frequento spesso, seguo la comunità provvisoria grazie alle tue comunicazioni e ai mezzi di informazione.
    Per sabato avrei pensato di completare il mio intervento di Nusco, che purtroppo non fu completato per motivi di tempo.
    il tema è: ” lo stereotipo e l’innovazione nella comunicazione del marketing territoriale”; ci sta nei 10 minuti e ha bisogno del proiettore, che ne pensi? a presto Mario Marciano

    mario marciano

    7 gennaio 2010 at 3:56 pm

  166. Cari amici della c.p.,
    purtroppo sabato non sarò a grottaminarda perchè lontano dall’irpinia. Credo comunque che quello che si sta mettendo in moto è importante e mi complimento con voi per il grande lavoro e la grande dedizione alla valorizzazione del nostro territorio.
    Spero di essere con voi più spesso nel futuro, e attendo con impazienza l’almanacco della paesologia che preparerete.

    Stefano

    teoraventura

    7 gennaio 2010 at 8:05 pm

  167. Sento tanta energia dei comunitari in questo Blog comenei momenti migliori ! Rendiamo questa tappa paesologica un momento non solo scientifico importante ma profondamente amicale.Tutte quelli che a vario titolo saranno presenti sono essenziali per la bella e felice riuscita del seminario.Grottaminarda (mio paese di nascita )è non solo lieta di ospitare tanta bella compagnia ma orgogliosa di mettere a disposizione il meglio di sè per una accoglienza generosa ed essenziale nello spirito e nello stile degli incontri della Comunità provvisoria.Il Castello d’Aquino residenza di una famiglia che ha dato i natali al grande Tommaso sarà la cornice giusta per una iniziativa che ha la presunzione e la semplicità di essere uno dei momenti di riflessione nuova ed originale non solo dei piccoli paesi della nostra Irpinia ma di tutti i piccoli paesi dalla grande vita del lungo dorsale appenninico italiano.Venite con generosità e ricchezza di cuore e torneremo tutti più ricchi nell’anima di pienezza e bellezza.
    Vi aspetto numerosi ma sopratutto gioiosi nel cuore e pieni nella mente.
    mauro orlando

    mercuzio

    7 gennaio 2010 at 8:06 pm

  168. abbiamo appena terminato una visita al luogo del seminario.
    la saletta in cui si parla non è molto grande, ma c’è una sala accanto che sarà attrezzata con un monitor. chi non trova posto potrà seguire in video i lavori.
    considerato che gli interventi previsti sono una quarantina, è essenziale cominciare puntuali. alle 9.30 si parte, a prescindere da chi deve ancora arrivare. anche questa è una novità.
    alle 11.30 pausa caffè.
    13.30 pausa per il pranzo.
    si riprende alle 15.30.
    il programma del pomeriggio è molto fitto.
    alternereno video e interventi, poi ci sarà la sorpresa e poi i parlamenti finali.
    si chiude alle 21.00, quando i custodi del castello ci cacceranno…..
    chiedo in particolare agli amici comunitari di essere presenti già a partire dalla 9.00. ci sono ancora alcune cose da definire.
    la notizia del semimario sta girando, domani esce il mio articolo di presentazione sul mattino.

    arminio

    7 gennaio 2010 at 8:17 pm

  169. adesso mi hanno scritto alcuni amici dalle murgie, verranno anche loro.
    saremo veramente tanti….

    arminio

    7 gennaio 2010 at 9:42 pm

  170. ovviamente la precendenza sugli interventi sarà concessa agli amici che provengono da fuori provincia.
    questo seminario serve anche a sancire che la comunità provvisoria non è chiusa tra le mura irpine…..
    se non saremo stanchissimi
    alla fine andremo anche a cena. sarà una giornata fittissima e vasta…..

    arminio

    7 gennaio 2010 at 10:52 pm

  171. CARI TUTTI,
    non è un congresso di partito, non si interviene per garantirsi la candidatura. occhio ai pensieri più strampalati, alle immaginizazioni più scatenate. l’importante è alla fine raccogliere per bene i vari fili che riusciremo a dipanare dalla matassa.
    sono le sei del mattino, abbiate cura del vostro risveglio…..

    Arminio

    8 gennaio 2010 at 6:15 am

  172. Mi aspetto molto da questo seminario. Mi pare un fatto di grande importanza, un nuovo modo di fare cultura…..

    aldo

    8 gennaio 2010 at 8:05 am

  173. Sono ad Aquilonia, stranamente non soffia il solito vento sostenuto, all’alba ero sulla soglia, ammiravo questo paesaggio unico, vero, coinvolgente e mi chiedevo come mai il vento era immobile, qui è un evento. Credo che si fosse fermato perchè era in ascolto, per non coprire col suo turbinare continuo la novella di Grottaminarda, il cielo è plumbeo ma il vento silenzioso entre dentro di me e mi induce a pensare che stamattina è la vigilia di un grande giorno per l’Irpinia, per tutte le zone interne, per tutti gli uomini r donne che con passione saranno presenti e statene certi, il giorno dopo soffierà un vento impetuoso, il vebnto della rinascita, il vento della positività che riuscirà a portare via le nubi cariche di pioggia acida degli uomini del nulla fare per nulla cambiare. Un abbraccio a voi tutti e buona vita da Giovanni Ventre. Per Franco, alle 9 sarò a Grotta. Ciao e … grazie.

    giovanni ventre

    8 gennaio 2010 at 8:23 am

  174. il titolista del mattino oggi ha messo un bel titolo alla prosecuzione del mio articolo in pagina interna.
    si para di umanesimo delle montagne.
    è un’idea molto grande e noi siamo solo quelli che stanno tracciando qualche graffio, poi dovranno venire i solchi…
    intanto sul fronte meteo domani non c’è alcun rischio neve. a gennaio in irpinia il pericolo è quello….

    arminio

    8 gennaio 2010 at 9:09 am

  175. metto qui un contributo che arriva da topolò. andate a vedere dov’è e cosa fanno….

    caro franco, mi chiedi un intervento circa la paesologia, a me che da sempre sono vissuto in gruppi di case che ho chiamato paesi e che raramente raggiungevano i 50 abitanti: una cellula, quindi, dell’organismo “paese”, come tu lo intendi se ben ricordo (“un paese deve avere almeno 600 abitanti”). In questi ultimi mesi ho viaggiato in maniera inusitata per le mie abitudini. Viaggiato tra città che potrei sintetizzare con un “tutte uguali”, in Europa, ma così sarebbe stato anche se i voli mi avessero portato in altri continenti. Ho scattato foto alle quali ho dovuto in seguito aggiungere il nome della località, per distinguerle l’una dall’altra. Erano tutte città. Luoghi ostili alla memoria. Non ho, invece, un solo paese sottotitolato, sono tutti chiaramente diversi l’uno dall’altro, anche nella stessa zona dove le tipologie architettoniche, i materiali usati, tendono a uniformarsi.
    Il paese è una comunità unica, un solitario, un sempre diverso, un virtuoso delle variazioni, ha storie che sono solo sue. Sogna l’omologazione ma lo fa prendendo la via sbagliata, quella opposta. Tacendo, il paese insegna le infinite sfumature di un colore. Addirittura il silenzio è diverso, paese per paese. Ci sono spartiti intonsi che attendono la scrittura di quei silenzi.
    Mi sono così ritrovato, in questi mesi, in quelle città, a desiderare fortemente la visita verso piccoli centri, di campagna o di montagna, per il semplice motivo che solo così avrei potuto capire come si vive lì. Non so nulla della Romania, essendo stato a Bucarest; se fossi stato quaranta chilometri più in là, in un borgo di poche case potrei parlarne per giorni. La città tutto mostrando tutto nasconde. Il paese nel suo pudico celare in realtà tutto o quasi, inavvertitamente svela. Forse a causa di ciò il paese ha una carica erotica che la città si sogna di avere.
    buon lavoro, ciao
    moreno miorelli

    arminio

    8 gennaio 2010 at 9:39 am

  176. Preciso che per “erotico” non intendo in senso “trasgressivo-penico”, va inteso come “sentire forte la vita”, cosa che in città non mi accade, anzi…i sensi mi si ammutoliscono
    moreno miorelli

    arminio

    8 gennaio 2010 at 9:45 am

  177. il contributo di miorelli è molto stimolante e dà anche un’idea del tipo di interventi che mi aspetto. pochi luoghi comuni e tanto pensiero nuovo, ognuno parta dal suo corpo più che dalla sua testa, un convegno paesologico è anche una cerimonia dei sensi…..

    arminio

    8 gennaio 2010 at 9:47 am

  178. PaesAgire

    Il mio intervento a pieve di soligo è previsto per il 16 gennaio. A seguire una nota sulla manifestazione

    ***
    PaesAgire, manifestazione culturale promossa dall’Amministrazione comunale di Pieve di Soligo, con la Regione Veneto, nasce da un’esigenza molto precisa: condividere un’idea di paesaggio con la propria comunità – una comunità fatta di professionisti che progettano lo sviluppo, di amministratori che lo pianificano, di uomini di cultura che riflettono su di esso e sui suoi effetti, di cittadini che vivono i cambiamenti.

    Nei 14 appuntamenti in programma, oltre alle 5 proiezioni di cinema d’autore, il calendario di PaesAgire prevede dibattiti, incontri e conferenze, 1 mostra d’arte contemporanea e 3 laboratori didattici: tutti eventi che entreranno nel merito del delicato rapporto tra tutela del paesaggio e pianificazione urbanistica, tra conservazione e sviluppo, nell’esigenza di trovare soluzioni progettuali per insediamenti più armonici con l’ambiente, sulla base di un’idea di paesaggio condivisa con la comunità. Un’idea di paesaggio che guardi lontano, che valga per l’oggi ma valga, soprattutto, per il domani.

    Abbiamo pensato che attingere alle arti della parola e dello sguardo fosse la strada migliore per avvicinare il pubblico alla riflessione che tanti artisti contemporanei (pittori, registi, poeti, scrittori) stanno facendo sulle tematiche delle trasformazioni del paesaggio e sugli effetti che queste trasformazioni hanno prodotto, non soltanto nella scelta dei linguaggi espressivi ma anche nel vissuto delle persone comuni.
    Ma è il cinema senza ombra di dubbio il medium che più di ogni altro ha scandagliato il paesaggio italiano e le sue mutazioni, lasciandoci indelebili testimonianze. Perché la pellicola registra spietatamente ciò che l’occhio talvolta si rifiuta di vedere, non bluffa, non mente.

    PaesAgire è organizzata da Antennacinema e gode del patrocinio della Provincia di Treviso, della Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, di Unindustria Treviso, dell’Ordine degli Ingegneri, dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, dello IUAV di Venezia, della Delegazione FAI di Treviso e del sostegno del Consorzio per la Tutela del Prosecco di Conegliano – Valdobbiadene.

    PaesAgire è realizzata in collaborazione con La Cineteca di Bologna, La Fondazione Centro sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e con Jolefilm.

    arminio

    8 gennaio 2010 at 10:35 am

  179. Colgo con affetto l’invito di Franco a scrivere qualcosa sui paesi e sull’arte di descriverli. Io mi occupo di paesi e di comunità, ma in senso più socio-politico che non culturale. Anche se ho ben chiara la lezione di Bruce Chatwin e, ultimamente, di Alain de Botton.
    Il mio è solo un altro modo di parlare di luoghi e persone. Magari un compromesso tra la poesia del mio amico Franco (che leggo da anni insospettabili, quando faceva i raid sul Diario dell’Unità!) ela voglia dei “paesani” di leggersi e talvolta di compiacersi. Perchè da troppi anni, ormai, si è dato addosso alla paesanità, alla comunità minore, al lessico di un paese come quello famigliare (Natalia Ginzburg docet).
    Mi viene in mente quella canzone di Gaber ” … Com’è grande la città, come è bella la città…” quando i quartieri di Milano si configuravano paesi rispetto al Centro. Ecco, anche quelle erano comunità con lessici e modi di essere. Verrò a trovarti nel pomeriggio a Grottaminarda. La mattina vado a trovare Baiano!

    Marika Borrelli

    8 gennaio 2010 at 10:35 am

  180. questo è mio il pezzo che è uscito oggi sul mattino

    Il giorno della paesologia

    Credo sia la prima volta che in Irpinia si faccia un incontro in cui si discute intorno a un’idea nata e cresciuta qui. Pensare i paesi coi nostri pensieri e non con quelli degli altri, questo è il punto di partenza.
    Mentre scrivo questo articolo, sul blog della Comunità Provvisoria ci sono quasi duecento commenti intorno al seminario di domani. Considero che siano pochissimi. Io sono sempre portato a dare attenzione a chi non c’è. Si parla di paesi, ma forse domani non avremo nessuno che viene da Monteverde o da Bagnoli, da Solofra o da Fontanarosa. Noi parliamo di montagne, pensiamo a una regione che vada dal Pollino alla Maiella, ma il guaio è che le montagne non si guardano tra loro. Dai paesi non si guarda agli altri paesi, si guarda lontano o alle pianure. Ed ecco che a un ragazzo di Gesualdo che commenta i post di Grillo non gli sembra il caso di fare lo stesso con un blog fatto in Irpinia, oppure si va a passare il capodanno a Parigi e ci si vergogna di averlo passato a Trevico.
    Gli irpini mitizzano solo la politica. Qui un bravo scrittore non diventa mai un personaggio pubblico. E lo stesso accade per un bravo giornalista, un bravo imprenditore, un bravo architetto.
    Il convegno di domani è organizzato senza finanziamenti. Questo è un primo punto importante. Secondo punto: non abbiamo invitato persone famose, magari provenienti da fuori. Chi voleva partecipare si è liberamente prenotato sul blog e domani avrà la parola. Noi crediamo in questa terra. Sappiamo anche che un meccanismo così libero lascia spazio a un po’ di confusione e a qualche nota stonata, ma nel complesso ci stiamo accordando, stiamo diventando un coro. Mi pare un miracolo che questo accada in un momento in cui l’occidente viene definito la società degli individui, (io preferisco parlare di autismo corale), ed è ancora più difficile se si considera che l’Irpinia è una terra dove la gente da sempre tende a dividersi più che associarsi.
    Confesso una cosa: l’idea del convegno mi è venuta questa estate quando in Abbruzzo, a Celano, sono stato invitato a un convegno internazionale di paesologia. Così recitava la locandina. Mi sono stupito che qualcuno avesse pensato di utilizzare una parola che credevo facesse parte solo del mio laboratorio di scrittura. Alla fine il convegno non è stato così ampio come nei propositi dell’organizzatore. Mi sono ritrovato sul palco insieme a Dacia Maraini e altre due persone. Dei trenta sindaci che avevano aderito ne ho visti solo cinque. In Abruzzo ci riproveranno l’anno prossimo. Intanto noi ci proviamo qui. Ma lo spirito è completamente diverso. A Grotta verrà chi è stato a giugno a Cairano. Verranno dal casertano e dal Sannio, verranno molti amici napoletani e anche dal Cilento. Insomma, avremo molte Campanie domani mattina nel centro dell’Irpinia.
    Cosa vogliamo fare? Cosa vogliamo dire? Intanto vogliamo mettere insieme delle persone e non solo per un giorno e poi tutti a casa, il nostro è un tentativo di unire persone che non si sarebbero mai incontrate.
    Il seminario di domani è singolare anche perché ci saranno molti interventi scritti, lungamente ponderati e che confluiranno in un almanacco di paesologia, prima sul Web e poi, forse, anche su carta. Non sarà la solita adunata lamentosa in cui girano i soliti concetti bagnati nel vittimismo e nel rancore. Vorrei sentire un’Irpinia addolorata ma serena, consapevole di stare in questa epoca senza avere nessuno davanti e nessuno dietro. Ogni luogo è disteso sul panno del mondo e ogni luogo è chiamato a inventarsi, se non una sua economia, almeno un suo modo peculiare di stare nel mondo globalizzato.
    Bisogna smuovere le passioni che ci sono, bisogna mettere al lavoro le intelligenze che ancora non sono fuggite. Non abbiamo traiettorie precise e definite, procediamo senza un disegno strategico, ma con una forte spinta sentimentale, non abbiamo la pretesa di insegnare chissà che e neppure vogliamo piacere a tutti.
    Parleremo di paesi e di montagne. Non per promettere leggi di sostegno come fanno quelli dei partiti, leggi che non sono mai state fatte. Non abbiamo invitato sindaci e altri politici, ma se verranno ne avremo piacere e potranno parlare come gli altri, non abbiamo limiti di tempo. Si comincia alle nove e mezza e possiamo finire anche a mezzanotte. Non saranno solo ragionamenti, ci saranno proiezioni video, letture, perfomance teatrali. La paesologia raccoglie il lavoro di fotografi e architetti, di archeologi e musicisti, di poeti e scrittori, registi di cinema e di teatro, fornai, insegnanti, impiegati, contadini. Tutte queste persone non vengono a Grotta per illustrare la loro bravura, ma per sporgersi fuori dalla propria disciplina nel tentativo di trovare un terreno comune. È un grande convegno sull’orlo, sul confine. Noi pensiamo che oggi non esistono periferie e se esistono sono centrali, pensiamo che dalle zone più marginali può venire un nuovo umanesimo. Forse la parola è troppo grossa, allora limitiamoci a dire che può venire un modo meno arrogante di abitare il mondo, può venire un filo di clemenza verso i luoghi e le persone che arrancano, ma anche proposte con un peso politico che speriamo qualcuno, qui o altrove, possa raccogliere.

    arminio

    8 gennaio 2010 at 11:04 am

  181. ringrazio qui ma lo farò anche domani i grottesi per la loro squisita ospitalità.
    ovviamente ringrazio in primo luogo elda e mauro.
    un grazie particolare anche a luca e agostino, oltre al solito angelo….

    arminio

    8 gennaio 2010 at 11:46 am

  182. domani la paesologia è anche sul corriere del mezzogiorno. sto meditando un grande raduno delle migliori energie intellettuali del sud. devo solo capire in che paese farlo.

    Arminio

    8 gennaio 2010 at 11:59 am

  183. Ho sperato fino all’ultimo di poter prendere l’aereo o il treno ed essere presente domani a questo importante seminario di paesologia. Purtroppo, come Franco sa, non mi è possibile. Subito dopo la Concezione si è dimesso il Sindaco di Cologno e sono impegnato in questi giorni in una laboriosa e defatigante “partita politica” . Io sono l’uomo delle tre P: Poesia, Pedagogia, Politica…Sono settimane queste in cui la Politica sta “rubando” buona parte del mio tempo e delle mie energie.
    Non appena possibile, farò pervenire la mia paginetta scritta. Intanto auguro a tutti voi un buon lavoro e vi saluto caramente. Donato

    Donato Salzarulo

    8 gennaio 2010 at 12:01 pm

  184. egidio iovanna, scultore irpino e comunitario della prima ora, ci invita nella sua bottega di pietra, domani a grottaminarda. per un caffè dopopranzo , prima di riprendere il convegno.

    verderosa

    8 gennaio 2010 at 12:15 pm

  185. se il tempo è buono possiamo anche chiacchierare nel bel giardino del castello prima di riprendere i lavori.
    grazie a iovanna, come dicevo
    i grottesi sono ospitali

    Arminio

    8 gennaio 2010 at 12:18 pm

  186. SENZA CINTA DI MURA
    Paese
    Paesaggio

    Per il 1° Seminario di Paesologia
    Grottaminarda, 9 gennaio 2010

    Non ricordo di che paese si tratta. So che è in Abruzzo, questo sì. So che a un certo punto, d’improvviso, arriva. So che la volta che lo vidi mi parve bellissimo.
    Poi, inevitabilmente, dovetti proseguire. Ricordo come fosse adesso. Mi fermai un po’ di tempo appena fuori del paese, e lo guardai ammirato alla stessa maniera che avrei guardato La primavera di Botticelli agli Uffizi.
    Non poche volte mi sono chiesto il significato profondo di questa parola: “paese”, e di quest’altra: “paesaggio”. Nella seconda, “paesaggio”, c’è un che di abusato. E poi c’è quel suffisso, “–aggio”, con quel suono suo. C’è una pagina bellissima di Conrad, in “Destino”, quando prende a raccontare di come una parola può impadronirsi di un corpo sociale, o qualcosa del genere, e tutto inizia a vorticargli intorno, a farla diventare altro da quello che realmente è. Per “paesaggio” è un poco successo questo.
    È una parola da tutelare in ogni occasione teorica, per poi distruggerla in ogni occasione pratica, distruggendo lo stesso paesaggio, calpestandolo.
    Forte, comunque, il suffisso “-aggio”. La sua base deriva dal tema di un verbo. Ma non è sempre così. In passaggio è così. In paesaggio no. Ed è forte quella sua derivazione da “-aticus”, con l’eco aspra di cosa disabitata, di fiera non addomesticata. Parola sicuramente complessa “paesaggio”. Cosa diversa è “paese”.
    Ho ripreso a pensare a quel posto d’Abruzzo. Di sicuro lo vidi tantissimo tempo fa, una volta che stavo andando a Bominaco, a vedere i dipinti parietali di San Pellegrino. All’improvviso apparve, e mi parve un naviglio incagliato nel verde dell’altopiano.
    La cosa assai speciale di questa parola, “paese”, è che significa contemporaneamente, sto leggendo da un vecchio Zingarelli: la “grande estensione di territorio abitato e coltivato”, “nazione, stato”, “città, villaggio, borgo”, insomma: “tutto il mondo è paese”.
    Tuttavia la sua derivazione è meno totalizzante; “paese” arriva da pagus, villaggio, un’altra volta –aggio.
    Ma qui, in “villaggio”, il sistema di significati è davvero speciale, perché se “villa” è “la casa signorile fuori città” e alcune altre cose ancora, “villaggio” è una cosa soltanto per Zingarelli, è il piccolo paese di campagna “senza cinta di mura”.
    E come non bastasse questo in “pagus” c’è dell’altro, perché questa parola dicono che inizialmente stia insieme a “pangĕre” che vuole dire “conficcare a terra la pietra di confine”.
    Eccoci.
    Dentro di me penso che il segreto profondissimo di questa parola, “paese”, sta in questo conficcarsi a terra della pietra di confine.

    Una delle cose specialissime delle pitture parietali di San Pelligrino a Bominaco è che le diverse storie sono confuse tra di loro. Come non vi fosse continuità temporale tra le parti. Stanno tutte nello stesso spazio, ma è come se il modo in cui si precedono susseguono non contasse. Singolarissima cosa in uno spazio, quello di San Pellegrino, dominato per una sua grande porzione dai “calendari”.

    Cerco nella rete il paese che tantissimi anni fa mi lasciò incantato a guardarlo come fosse un meraviglioso dipinto, insieme prigioniero e insieme liberato nella realtà delle cose.
    Per arrivare a Bominaco da qui dove sto i modi sono due, o dalL’Aquila, o da Popoli. Di sicuro è percorrendo la Statale 17 che lo vidi.
    In questo momento vorrei essere lì.
    Percorrere quella strada.
    Ritrovare quel paese.
    Ritrovarmi in esso.

    Adelelmo Ruggieri

    8 gennaio 2010 at 12:45 pm

  187. ABSTRAC ATTACC & COLLA.
    (brano preso asputo dall’intervento di Nanos)

    “….I Pagliacci ci vivono bene dentro si “affascinano” da soli. Certo i Pagliacci, i Clown non appartengono a nessuna comunità (per questo libertaria/o) o meglio ancora se “provvisoria”, perché loro ne sognano sempre di nuove. E, come viandanti, vagabondi vanno sempre in giro per paesi a spegnere centrali super luminosamente tecnologiche e si innamorano di un’asina..si Rosy…,anche loro hanno coscienza del bisogno di decrescita, e per questo si vestono di frammenti di stoffe che sono pezzo dell’anima di chi li ha indossati. E così possono illuminanare con i loro cuori gli animi delle persone.

    Il clown per questo è ecologico. “Eco” non Narciso e per questo anche lui piange quando ascolta questa parola e come lo “scemo del villaggio” parla da solo dei suoi amori e delle sue tristezze e ne ride e cosi per un attimo sente la sua voce e si fà dono della sua solitaria compagnia.

    Per questo il clown non è merito, è grazia come lo può essere un paesaggio di un altura o la valle con un fiume. Si anche lui scorre si muove e vola.”

    Nanos

    P.S. ci vediamo domani uaoooo

    Nanosecondo

    8 gennaio 2010 at 12:52 pm

  188. con quasi duecento commenti al post sul 1° seminario di paesologia, oggi il blog della COMUNITA’ PROVVISORIA compie 2 anni. circa 600.000 visite, con una media di 800 lettori al giorno.

    verderosa

    8 gennaio 2010 at 1:08 pm

  189. grazie ad adelelmo per il suo prezioso intervento.
    presto verrà da noi a presentare il suo ultimo libro.
    graie anche a nanos per il suo sfrenato giocare…..
    grazie ancora ad angelo, il blog è nato per merito suo

    Arminio

    8 gennaio 2010 at 1:16 pm

  190. il poeta mimmo cipriano mi ha mandato sue poesie paesologiche. ne metto qui una.

    Vestiamo panni d’entroterra
    quelli di chi non conosce il mare
    che ha la faccia sporca di fango
    e le dita nere, senza i lampioni
    a darci la luce e solo mezze voci.
    Ma io ricordo che i lampioni
    erano accesi sopra al paese
    e respirando nel freddo riuscivo
    a dare vista alla mia voce.

    Arminio

    8 gennaio 2010 at 4:42 pm

  191. DIALOGO TRA IL POETA E I BAMBINI

    I bambini:
    Perchè te ne vai così lontano dalla piazzetta?

    Il poeta:
    Vado in cerca di maghi
    E principesse.

    I bambini:
    Chi ti Insegnò la strada
    Dei poeti?

    Il poeta:
    La fonte e il ruscello
    Della canzone antica.

    I bambini:
    Te ne vai lontano
    Dal mare e dalla terra?

    Il poeta:
    S’è riempito di luci
    il mio cuore di seta,
    di campane perdute
    di gigli e di api,
    e me ne andrò tanto lontano,
    più in là dei mari,
    accanto alle stelle,
    accanto alle stelle,
    per chiedere a Cristo
    Signore che mi ridoni
    la mia anima antica di bambino,
    matura di leggende,
    con il berretto di piume
    e la sciabola di legno.

    (Federico Garzia Lorca)

    Il Clown è poesia fatta persona perchè è il nostro bambino interiore…..cia nanos

    Nanosecondo

    8 gennaio 2010 at 6:40 pm

  192. ci sarò, mi è passata anche (perchè doveva passare pure altro!) l’influenza.
    sono curioso, elettrico, ho voglia di ascoltare il racconto della mia terra.
    a domani

    enzo t.

    enzo tenore

    8 gennaio 2010 at 9:21 pm

  193. Ci tengo particolarmente e farò di tutto per esserci domani.
    Qui di seguito, comunque, il mio contributo con qualche contenuto un po’ più esplicito del precedente inviato nei giorni scorsi.

    Contributo al 1° Seminario di Paesologia
    Grottaminarda 09/01/2010

    Una comunità che si sfilaccia e non corre ai ripari rapidamente si frantuma. Quando il singolo si individualizza si rifugia fatalmente nei suoi difetti. La comunità va così lentamente in affanno, entra in uno stato di sofferenza e quando questa diventa una febbre epidemica il fenomeno può divenire irreversibile fino alla morte cerebrale dell’organismo.
    E ogni visitatore disincantato può certificarne il decesso.
    Ho difficoltà a dire che cosa voglia significare per me la paesologia, mi è più agevole affermare ciò che non deve essere. Non mi piacerebbe che si riducesse a una descrizione fantastica, a un raccontarsi a vuoto, a una lista di miserie e cruderie fine a sé stessa, a un reciproco aspro rinfacciarsi inadeguatezze o inadempienze che per loro natura sarebbero del tutto incapaci di esiti utili.
    Il linguaggio della poesia è più adatto e più profondamente espressivo di quello scientifico – lo ammette un grande fisico premio Nobel Werner Heisenberg – perché sfrutta la duttilità e le evocazioni prodotte da significati nascosti delle parole. Perciò la poesia, il pensiero assorto e introspettivo è il linguaggio giusto per parlare di paesologia. Omnia munda mundis.
    Ma dopo aver parlato, dopo aver indagato e descritto la propria e altrui depressione, dopo aver urlato la propria sofferenza, sarà necessario cercare una via di uscita possibilmente non velleitaria, anche partendo da una piccola cosa (ma che diventerebbe gigantesca nella scala della paesologia).
    Un esempio (per carità, è solo un esempio)? Comincerei con il battermi per contenere (se non interrompere) quella sciagurata tendenza a invadere le nostre campagne (o quel che ne resta) con nuove case che mai nessuno abiterà, con capannoni industriali che rischieranno di restare inattivi e che andrebbero ad aggiungersi tristemente agli infiniti altri che già esistono e che danno ulteriore forma fisica alla desolazione che si respira. Con la sola conseguenza – che è sotto gli occhi di tutti – di avere, di giorno come di notte, la sensazione della città diffusa ma con una popolazione invisibile.
    Chissà che cosa ne direbbe oggi Italo Calvino ?
    Intanto, concordo con Franco Arminio: sento anch’io che è il momento di dare la spallata al sistema politico, che è stato sempre del tutto inefficace se non assente su questi temi. Questa casta politica vanesia e vaniloquente non ha tempo per simili ‘quisquilie’. A noi il non arduo compito di neutralizzarne la influenza.
    Sarebbe, perciò, un bel segnale e si respirerebbe aria pulita – e non solo figuratamente – se, mettiamo, riuscissimo a far abbattere qualche preesistenza immobiliare ingombrante e parassitaria, un eco-mostro nostrano insomma, e dio solo sa quanto imbarazzo ci sarebbe nella scelta!.
    Penso a qualche viadotto elicoidale (un esempio ce lo abbiamo molto vicino a noi e che gareggia in bruttezza con il suo gemello della Valle dei Templi di Agrigento) piuttosto che qualche fatiscente ma mostruosamente invadente capannone sedicente industriale.
    Vogliamo finalmente fare qualcosa di importante per i nostri tanto celebrati paesaggi? Allora, spazio a una iniziativa, questa sì schiettamente politica!, per richiedere nuovi e più opportuni indici urbanistici per certe aree, vincoli salvaguardie e protezioni. E stimolare l’impegno di ciascuno per il controllo e la difesa. Spero vivamente che si intenda (anche) questo, quando qui sento parlare di “sentinelle”.

    Occorrerà pensare, subito, a qualcosa di semplice e forte insieme.
    Provo a suggerirne una. A me sembra possibile promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare la legge urbanistica regionale, con l’obbligo di immediato adeguamento per tutti i piani regolatori comunali.
    Basterebbe, sul tipo della Legge urbanistica della Regione Toscana:
    1. aumentare almeno fino a 5-7 ha la superficie del lotto minimo per la edificazione nelle aree agricole
    2. escludere tassativamente la edificabilità per alcuni ambiti territoriali di particolare pregio
    3. imporre norme veramente vincolanti alle ristrutturazioni e ai restauri nei centri storici (obbligo all’uso di materiali locali, tinteggiature strettamente legate alla tradizione dei luoghi, ecc.)
    4. limitazioni alle forme e ai rapporti dimensionali.
    Proposte come questa, insieme ad altre di tipo simile, potrebbero ben entrare a far parte di quella ‘Carta delle Intenzioni della Comunità Provvisoria’ alla quale credo stiano pensando Franco e molti altri di noi.
    Emanciparsi nei fatti da paesi non-luoghi, come alcuni li definiscono, richiede uno sforzo da parte di tutti, senza temere di sporcarsi le mani con la Politica, perché quella con la P maiuscola non sporca, anzi… !
    Concludendo, per carità, evitiamo di vagheggiare (o profetizzare) ulteriori e improbabili entità territoriali, che sarebbero puri ectoplasmi senza radici. Un esercizio simile non è né utile né tanto meno efficace. Sarebbe come autocondannarsi a restare in un limbo associativo di carattere infantile, perché tremendamente autoreferenziale.

    Fausto Altavilla

    Fausto Altavilla

    8 gennaio 2010 at 10:28 pm

  194. cari e nuovi amici provvisori, non riesco proprio a scendere domani, ma ho cercato di diffondere la cosa a Trevico.
    vi auguro un buon incontro con un brano del modenese Ugo Cornia.
    “Quando passeggio per Guzzano [paese piccolissimo dell’appennino modenese], dove il lavoro della morte è visibile, ogni due o tre anni passo vicino alla mia concimaia, e mi viene di colpo in mente Checco (Francesco Lodovisi), un vecchio di novant’anni, che una volta, quando avevo cinque anni, ha fatto una corsa bestiale urlandomi di star fermo, e ha ucciso a bastonate una vipera che stava due metri davanti a me, in mezzo alla strada, e che io non avevo visto. Oppure, ogni tanto, quando vado in giro per il Fosso del Doccione mi arriva in testa mio nonno. Perché i posti tipo Guzzano, grazie al fatto che non producendo più futuro sono già morti, anche se per un po’ esisteranno ancora, sono completamente in mano ai morti. A Guzzano ogni cosa è la cosa di un morto. I vivi ormai sono troppo pochi per impadronirsi di queste cose dei morti come succede in città e per riuscire a farle proprie. La stalla di Attilio, anche Attilio è morto da più di dieci anni, è rimasta la stalla di Attilio, e anche la stalla di Celeste è rimasta la stalla di Celeste. Anche i noci del mio orto sono noci di mio nonno o noci miei. Io a Guzzano, molto spesso, nelle ricevute, non sono Ugo Cornia, ma sono “eredi Bacchetti”(mio nonno). Quindi la mia testa, quando passeggia per Guzzano, automaticamente, anche quando le sembra di comunicare col contemporaneo, in realtà è sempre in comunicazione con le opere e le voci dei morti, perché il contemporaneo in buona parte e un perdurare dei morti, e i vivi, che dal settanta in poi sono stati sempre più minoritari, non hanno avuto veramente la forza di snaturare completamente la roba dei morti, anche se ci hanno provato, perché il vivente per sua natura, esistendo, deve snaturare le cose dei morti per farle sue. Quindi Guzzano di adesso è una piccolissima cosa dei viventi incastonata nell’immensa cosa dei morti.”

    silvia la ferrara

    8 gennaio 2010 at 11:32 pm

  195. I Seminario di Paesologia – Castello di Grottaminarda (Avellino) – sabato 9 gennaio 2010
    Contributo per il primo numero dell’Almanacco di Paesologia, storia per parole ed immagini del 9 gennaio 2010 a Grottaminarda (AV).

    Lo sviluppo possibile: la cura del paesaggio

    Premessa
    Nell’ottica della programmazione regionale unitaria il Programma Attuativo Regionale del Fondo Aree Sottoutilizzate (PAR FAS) della Regione Campania indica i quattro macro-obiettivi contenuti nel Quadro Strategico Nazionale (QSN), ovvero: a) sviluppare i circuiti della conoscenza; b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori; c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza; d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.

    Il programma FAS vuole contribuire alla rimozione degli ostacoli strutturali che rallentano lo sviluppo e, contemporaneamente, intende mettere in campo azioni per accrescere la competitività dei territori, ricercando, per ogni realtà locale, la tipologia di intervento più appropriata. La qualità della vita, l’inclusione sociale, l’ambiente e le pari opportunità, sono considerati componenti essenziali allo sviluppo e fattori decisivi di innovazione.

    Alla partenza di questo nuovo quadro di azioni di sostegno trovo necessario riflettere, ferme restando le premesse, sul reale scenario territoriale che ci troviamo ad affrontare. Allo stesso tempo ritengo importante verificare, fin da subito, che determinati principi vengano declinati nella giusta misura ed, in definitiva, si riesca a passare responsabilmente dalla stagione delle giuste enunciazioni di principio alla stagione delle corrette pratiche di governo e trasformazione dei nostri territori.

    L’evoluzione dei paesi e lo sprawl urbano
    Per secoli i nostri piccoli comuni, in un perfetto equilibrio di risorse, hanno garantito l’alimentazione degli uomini e degli animali e, nello stesso tempo, hanno assicurato la possibilità di realizzare una serie di strutture idonee all’abitazione, alla produzione ed alla costituzione dei servizi necessari alla vita. In tutti i casi in cui il suolo veniva destinato alle “attrezzature”, nella consapevolezza della sottrazione al suo utilizzo per il sostentamento naturale, era attentamente valutata la possibilità di utilizzi intensivi, anche per venire incontro ad esigenze di difesa e di controllo territoriale.

    Con il mutamento delle condizioni socio economiche e la trasformazione del meccanismo di approvvigionamento dei beni di consumo, che ha esteso a territori spesso molto distanti dal nucleo originario il ruolo di serbatoio di risorse naturali, il suolo ha cominciato ad essere considerato come una risorsa attraverso la quale, nel soddisfacimento della domanda di sviluppo demografico, perseguire altri obiettivi. La diffusione del Borgo nel territorio, molto spesso accompagnata dall’idea di “produrre ricchezza” piuttosto che servizi e strutture necessarie alla vita della comunità, ha generato –non solo in Italia- quello che in molti oggi definiscono lo “sprawl urbano”.

    “Sguaiatamente sdraiato” è la traduzione più vicina al significato di questo nuovo termine dell’Urbanistica contemporanea. Lo sprawl può essere considerato un modello di “aggressione territoriale”, che non ha precedenti nella storia Italiana, ed un meccanismo di sviluppo, che negli ultimi 50 anni, ha caratterizzato buona parte della crescita delle Città.

    In Italia non esiste ancora un osservatorio nazionale sul “consumo di suolo” ma alcune Regioni italiane hanno quantificato il fenomeno. In Emilia Romagna, ad esempio, la crescita delle aree urbanizzate è stata, tra il 1976 ed il 1994, del 73% e negli anni 1994-2003 del 52%, rispetto al preesistente. In definitiva, in poco più di trenta anni, la crescita ha coinvolto una porzione di territorio aggiuntiva del 163% rispetto a quella precedente gli anni ‘70. Molto spesso, il livello di urbanizzazione non è accompagnato da analogo livello di incremento demografico e l’applicazione di norme urbanistiche all’interno dei territori dei singoli comuni ha prodotto un esubero di dotazioni infrastrutturali, a cui non corrisponde un analogo incremento della qualità della vita.

    Il punto cruciale del ragionamento è, allora, proprio questo. Come intervenire su questo processo di sviluppo che, evidentemente, non ha possibilità di proseguire con lo stesso ritmo ? E’ ancora oggi possibile immaginare che per i prossimi 30 anni, rispetto ad una naturale crescita demografica che in Italia è tendenzialmente molto contenuta, ci apprestiamo, ancora una volta, a raddoppiare i nostri territori urbanizzati ?

    La paesologia e lo sviluppo possibile
    Chi pensa che discipline come la “Paesologia” possano rappresentare un nostalgico ritorno al passato, evidentemente, non ha voglia – o forse convenienza – di fare i conti con la realtà. La realtà non ci parla solo di una devastazione dei paesaggi del nostro territorio senza precedenti, argomento sul quale la denuncia lanciata della Paesologia è chiara ed, alle volte, emotivamente efficace. La realtà del nostro paese e della nostra Regione, invece, è sempre più marcatamente caratterizzata da indici e segnali premonitori che avvisano e suggeriscono una decisa inversione di tendenza.

    Come è ancora oggi possibile immaginare lo sviluppo ed il mantenimento di determinati comparti produttivi alimentari, anche di eccellenza, del nostro territorio se nello stesso tempo si continua a compromettere il naturale processo di depurazione dei suoli e delle acque ? Come è ancora possibile prevedere attrazione turistica per territori sistematicamente spogliati dalle loro identità e specifiche vocazioni ? Perchè continuare a sommergere, con ostinato ed indiscriminato impulso verso la modernità, i nostri borghi storici -espressione di storie millenarie- con architetture ed edifici che non sopravviveranno, per tecniche e materiali costruttivi, ai prossimi 80 anni ?

    La cura del Paesaggio, con l’obiettivo di governare l’evoluzione urbanistica in forme sostenibili da un punto di vista delle risorse naturali non rinnovabili ed ancora disponibili, suggerisce una serie di buone pratiche e nuovi modelli di trasformazione territoriale. L’attenzione al paesaggio non è oggi una questione “estetica” ma “etica”. E’ necessario che una “nuova etica” nell’uso delle risorse sia chiaramente indicata e responsabilmente adottata da tutti gli attori della trasformazione del territorio.

    Aver ricordato gli obiettivi del nuovo programma straordinario di intervento europeo, l’ultimo in programma per i nostri territori, circoscrive e mette in evidenza i punti fondamentali da cui cominciare, ed in qualche caso, ricominciare. La “cura del paesaggio” significa, in altre parole, valorizzare le specifiche identità e potenzialità locali, utilizzando una nuova etica che abbia la forza di dichiarare che non c’è voglia di “tornare al passato” ma solo la ferma, ed in questo caso davvero ostinata, consapevolezza di voler andare verso un “futuro possibile”, nel rispetto dei reali bisogni del nostro territorio e delle nostre popolazioni.

    Mario Perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com

    marioperrotta

    9 gennaio 2010 at 10:31 am

  196. Caro Franco, oggi deve essere il tuo giorno astrale, quando le congiunture astronomiche non hanno Saturno contro. Proprio oggi, dicevo, sulle pagine di cultura de La Repubblica R2 (36) Marco Lodoli ha recensito il tuo “Nevica e ho le prove”. Accenna del tuo cupio dissolvi, distribuito nelle storie e nelle poesie, e, quindi, nei paesi oggetti del tuo viaggio interiore. Parla anche della passività rancorosa che illividisce il tempo della provincia.
    Paragona il tuo libro ad un saggio riuscito di sociologia.

    Sono contenta che la stampa nazionale ti abbia dedicato un po’ di spazio.

    Marika Borrelli

    9 gennaio 2010 at 4:44 pm

  197. cara marika
    in verità da anni i miei libri vengono recensiti in termini entusiastici su tutti i giornali nazionali. lo stesso lodoli aveva recensito sempre su repubblica
    il circo dell’ipocondria.
    comunque oggi la recensione più bella è uscita a grottaminarda. il seminario di oggi vale più di mille recensioni.

    Arminio

    9 gennaio 2010 at 10:17 pm

  198. è stata una grandiosa giornata oggi. più di cento presenti, una trentina i volti storici della comunità provvisoria, quindi una settantina di persone venute per la prima volta, che spero ritorneranno…

    sergio gioia

    9 gennaio 2010 at 10:53 pm

  199. grazie sergio, sei il primo a riaprire le danze…
    mi piace scrivere il duecentesimo commento. come ho detto alla fine della giornata
    adesso speso che il seminario continui sul blog. i lavori non si sono chiusi. sono molto curioso di vedere le reazioni dei prossimi giorni.
    p.s.
    cara marika
    mi ha colpito il tuo commento, mi sono ricordato che già negli anni novanta franco marcoaldi recensì con grande ammirazione sempre su repubblica il mio primo libro in prosa, diario civile. e quel giornale direi che è non è uno dei più attenti al mio lavoro, ho sempre avuto molto più spazio su l’espresso, per esempio.
    il fatto che sto in irpinia so bene che porta a una sorta di effetto riduttivo. non lo sconto solo io, lo scontiamo tutti, tranne i politici, solo loro qui sono considerati più di quel che valgono…
    la comunità provvisoria è nata anche per questo, per ammirare le persone senza bisogo di timbri esterni. se fossi venuta oggi a grotta avresti visto molte persone degne di ammirazione.

    Arminio

    9 gennaio 2010 at 11:03 pm

  200. sono un sognatore inguaribile. pensavo che dopo una giornata come quella di oggi un pò di amici fossero tornati a casa con la foga di continuare il discorso, subito e senza indugi, a oltranza, con eccesso, con veemenza. veramente ho dei tempi solo miei, sento un’urgenza che forse è solo mia, che forse è follia…..

    Arminio

    9 gennaio 2010 at 11:30 pm

  201. Ricordo bene di avertelo promesso, ma a mio figlio è venuto un febbrone che mi ha inchiodata a casa per assisterlo. Scusami. Un abbraccio.

    Marika Borrelli

    10 gennaio 2010 at 12:01 am

  202. faccio subito una ulteriore proposta operativa:
    1) pubblichiamo subito l’elenco effettivo degli interventi per informare chi non c’era come si è evoluto il convegno;
    2) per la redazione dell’albo che ne dite di individuare delle categorie di interventi per accorpare le problematiche sollevate ?
    3) indicherei nell’albo anche i contributi video: foto, montaggio, musiche, tecnica utilizzata, etc. etc.
    4) spettacoli e musiche: testo del racconto letto da Gianni e repertorio suonato da Pasquale;

    buon riposo
    mario
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    10 gennaio 2010 at 12:05 am

  203. mario mi io adesso non riesco a dormire
    mi si è accesa la testa
    vorrei sentire un ardore senza fine….
    vediamo domani
    ma la prima serata post grottamminarda è stata deludente.
    dobbiamo usare il convegno di grotta come un punto di non ritorno. prima o poi dobbiamo lasciarla la vecchia irpinia. una data ci vuole, e scegliamoci la data del 9 gennaio 2010

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:09 am

  204. gmail
    comunità provvisoria
    facebook.
    stasera questo è il mio triangolo
    delle bermude,
    sono nel mare della comunicazione
    ma spesso è un mare
    in cui non c’è nulla da pescare,
    buono solo a credere
    che avvisti e sei avvistato
    e intanto stai già per affondare.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:20 am

  205. una volta feci l’esperimento di scrivere su un colonna di commenti una poesia dietro l’altro. mi presi il lusso di un eccesso, di un delirio….
    vorrei più spesso che qui ci fosse questo intreccio di sogni e concretezza. oggi al convegno mi pare che molti interventi abbiano cercato troppo il filo del buon senso, ci si poteva concedere più azzardi. detto questo, oggi grottaminarda era molto lontana da rosarno, eravano un sud di cui nessuno sospetta l’esistenza, nemmeno noi stessi, forse….

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:24 am

  206. tutto questo mio scrivere a oltranza
    tutto un puntare il mondo con il fucile
    delle parole
    per frantumarlo con l’ampia rosa degli aggettivi
    per tenere a mente i vivi ai morti e i morti
    ai vivi
    e sentirti alla fine
    dagli altri assai lontano
    specialmente quando arrivano
    a portata di mano.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:36 am

  207. lo sapevo che per me il convegno
    sarebbe cominciato dalla fine
    forse perchè amo parlare
    quando resto solo
    quando sono a terra
    e ogni amico, ogni nemico
    è un uccello in volo.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:40 am

  208. a mario festa, al suo elogio dello spazio non privato….

    pensavo di ritrovarvi qui
    già stasera
    pensavo a una sera nuova
    tutti affacciati alle finestre di questa casa
    e invece ognuno è a casa sua.
    se la casa è di qualcuno
    non è mai la tua.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:00 am

  209. ad alex daguerre….

    non è che capisco bene cosa dici
    ma capisco che dici quel che voglio dire
    senza aggiungere quel che aggiungo io,
    questa vecchia paura di morire.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:02 am

  210. ad agostino….

    agostino somiglia a certi amici
    che sappiamo buoni
    ma poi scopri che sono meglio ancora
    ed è per questo che la loro anima
    è mite
    e sola.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:05 am

  211. ad angelo

    architetto che lavori ogni giorno
    a questa casa
    che non finisce mai.
    una casa provvisoria,
    una felicità densa
    anche se irrisoria.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:07 am

  212. io nella vita penso sempre
    a chi non è venuto
    a chi manca
    a chi non ti dà aiuto.
    sono loro i miei bastoni
    la merda su cui fioriscono
    le mie passioni.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:11 am

  213. a mauro

    filosofo mancato
    perché pensa
    sneza badare a essere pensato

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:13 am

  214. a nanosecondo

    guardatevi negli occhi ha detto
    mentre leggeva l’infinito di leopardi
    nella stanza scura.
    pure l’infinito ha le sua mura….

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:15 am

  215. Oggi a Grottaminarda ho partecipato alla giornata paesologica offrendo il mio contributo nel semi nario di paesologia svolto si nel locale castello .
    È stata per me la giornata della svolta.
    Ho percepito bellezza e pienezza, entusiasmo e gioiosa autentica condivi sione.
    Desidero ringraziare pub blicamente Franco Arminio
    cui ho manifestato senti menti di rinnovata amici zia, Mauro Orlando che ci ha ospitato in modo impec
    cabile nel suo paese di origine con l’autorevole briosa presenza di Edda
    tutti coloro che hanno re so possibile l’evento.
    L’anno che si è aperto sarà l’anno della paesologia, as pettiamo che venga pub blicata la raccolta”cartoli ne dai morti” come pure il nuovo libro paesologico annunciato per l’anno ven turo.
    Rivedremo pubblicamen te, privatamente il film documentario “di mestie re faccio il paesologo” la cui visione potrà essere consigliata nelle scuole di ogni ordine e grado.
    Personalmente mi adope rerò affinché le scienze paesologiche diventino materia di insegnamento universitario,cattedra di paesologia,come pure at tendo il decollo definitivo dell’università popolare d’irpinia.
    Sarà un anno memorabile di cui non dovremo vergo gnarci,quanto piuttosto andare fieri.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    10 gennaio 2010 at 1:16 am

  216. a luca

    luca si dice amico della terra
    e vorrebbe andare sulla luna con Dragone.
    ti saluto da qui
    dall’orlo del burrone.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:19 am

  217. salvatore e salvatore

    ne conosco due a succivo di nome salvatore.
    vengono spesso qui da noi.
    appartengono alla gente qualunque
    dunque agli eroi.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:27 am

  218. mi dispiace non esserci stato oggi, spero solo di poter “recuperare” il più possibile.

    Franco, non sei solo, decine di occhi silenziosi ti scrutano anche in questa notte, e, lo sai, alcuni di questi non sono tanto benevoli

    Francesco B

    10 gennaio 2010 at 1:29 am

  219. a michele

    a lui la poesia già l’ha fatta
    un altro poeta
    per niente esteta
    uno che ama l’armata brancaleone
    la disfatta.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:36 am

  220. a elda

    avete visto come ha parlato?
    l’avete voi ascoltata?
    non è di qui
    non è per noi che respira.
    se volete colpirla
    non c’è bisogno di mira,
    perchè lei è vasta,
    per ucciderla
    un respiro cattivo
    vi basta.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:44 am

  221. sono arrivato alla fine, dal fondo riparto, dalla grotta (grottaminarda), dalla favola di elda, dalla voce di gianni, dal respiro di pasquale, dal vociare cavernoso del racconto della fine.
    non riesco a chiudere gli occhi.non dormo.

    credo che il problema non sia il cuore ma l’orecchio,
    ho avuto l’impressione che non ce ne fossero abbastanza e che questo non rendesse grazia alla meraviglia che ho ascoltato.

    bisogna raccontare questa giornata, come dice mario, che non finisca con oggi.

    bisogna essere risonanti…casse armoniche
    mi metto al lavoro
    parto dalla fine

    enzo tenore

    10 gennaio 2010 at 6:16 am

  222. franco, non sei solo. Stiamo decantando le sensazioni provate a grotta…alcune da brividi. Emozioni forti da trasmettere e riproporre.
    ….è da ieri che penso al corpo come ad una scatola di cibo per gatti, da spalmare sulla ciotola della vita!!

    annusca

    10 gennaio 2010 at 8:46 am

  223. L’unico ad essere lasciato solo sono io ……a Grottaminarda senza comunitari! Per allontanare da megli spiriti neri della mia adolescenza inquieta che mi cosnsigliarono di abbandonare la mia Irpinia oggi visiterò il Cimitero per andare a snetire e guardare negli occhi tutti i compagni dei miei tremori e furori.Ho aperto le mie finestre sperando di sentire ancora il vocio vivo di chi si incamminava verso il Castello.E vi ho rvisto tutti allegri,leggeri e belli come il sole in primavere ,,,,in Irpinia.
    Grazie a tutti per avervi perso cura del mio piccolo e ditratto paese anche se solo per un giorno.
    Questa è la Comunità comunità che io avevo incontratolaprima volta a Cairano ed ho ritrovato nelle parole ,i volti,i sorrisi nella grotte con la muisica ,la favole e i racconti dei morti viventi di Franco…..

    mercuzio

    10 gennaio 2010 at 9:37 am

  224. ops….. dai franco …..sta storia del muro non mi convince…..e poi mi ricorda il muro del pianto……io vedo uno specchio invece nell’infinito ..un pò quello di alice nel paese delle meraviglie. per superare ogni limite come il gabbiano livingston …vorrei organizzare un laboratorio per insegnare a tutti i comunitari provvisori a costruirsi la moto del tempo. dal 12 al 15 giugno a Cairano voglio fare dono di questo……mezzo di locomozione che possa unire in bater d’occhio tutti i comunitari provvisori e non farli sentire più soli.

    e così….nessuno sarà “passero solitario”… di campagna.

    Famme sapè che ne pensi?

    Cia Nanos

    P.S. “……e questa siepe che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude ……”.

    Il clown è lo specchio dell’immaginazione e della creatività dell’animo umano. E la finestra, il paesaggio, la paesologia sul cuore (non un muro)…. come l’infinito di Leopardi. Lo sgaurdo non esclude perchè “…sedendo e mirando(sulla panchina di Mario Festa), interminati spazi di là da quella (scavando a conmetodo a cipolla come l’archeologa Elda), e sovraumani Silenzi (paesologici), e profondissima quiete (il clown, …….nel cor non si spaura.

    mercuzio

    10 gennaio 2010 at 9:57 am

  225. A me è andata di lusso. Una dedica e un libro prestigiosi, e che incontri!, un’impennata della crescita di capitale sociale.
    Ho pensato, dormendo, alla stessa maniera di Mario (sarà la stessa scuola?), di catalogare i filoni del seminario. Io vi ho visto:
    1) le persone dentro CP (Mauro, Rocco, Enzo)
    2) per interessarsi di (Federico, Angelo, Mario P.)
    3) perché (Alex, Salvatore, Luca, Fausto)
    4) come (ELDA, Pasquale, Mario M.)
    5) con chi (Raffaele, me)
    6) per fare (Pietro, Antonio)
    Confesso che temevo e temo la sindrome di Atlante (sentirsi il mondo sulle spalle). Mi piace di averne trovata solo un pò e quindi aver trovato i più con il cuore allegro (o priezza coma ha detto il grande attore nella grotta).
    Ho delle idee operative. Le metto in ordine casuale.
    1. L’Orto provvisorio (ho un piccolo fondo in Chiusano per cominciare a metterci a lavorare sull’idea di Angelo, la Terra. O semplicemente a sentire le cicale d’estate)
    2. Borse di studio autofinanziate per liceali e universitari da immettere nel circuito della CP (andare in un paese come Grotta e tornarsene come una compagnia errante mi intristisce un pò. Non ho visioni biografiche dell’impegno, ma l’aria da combattenti e reduci che un pò ci trasciniamo a causa della nostra età non giova). Bellissimo sul punto l’intervento di Vespucci sul rinnovamento della classe dirigente a Conza (e ancora di più sulla fiera del libro per ragazzi). Ieri per esempio c’erano gli assessori di Aquilonia e Grotta. Ragazzi. Bisogna non lasciarli sfuggire!)
    3. La banda provvisoria. Sì, una banda, che costruisca ragazzi con la grammatica della musica per suonare la paesologia. Qui Pasquale ha un software spaventoso, ha fatto un lavoro bellissimo a Roma, e perché non qui?

    paolo

    10 gennaio 2010 at 11:29 am

  226. pure l’infinito ha le sue mura…
    mi pare un bel verso, ma forse bisogna fare un corso di alfabetizzazione alla poesia….
    stamattina sono stravolto, tutto il giorno a passare il microfono, a raccomandare brevità….
    ci sono stati momenti straordinari ieri
    ma, lo ripeto ancora,
    vorrei sentire ardore anche il giorno dopo…
    caro mauro
    filosofo mancato si riferisce al fatto
    che non sei uno alla vattimo
    mi pare sia chiaro, insomma
    non volevo sminuirti…
    grattaminarda alla fine è stata generosa.
    gli oratori erano tutti sconosciuti, non potevamo aspettarci che il paese vibrasse per noi….
    per fare questo dovevamo invitare uno di ragazzi che va a cantare da maria de filippi….

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 11:39 am

  227. sono convinto che gli effetti della giornata di ieri si cominceranno ad avvertire tra poco. Come un’onda derivante da un sisma. Lo tsunami potrebbe essere più forte e violento di quanto immaginiamo. Potrebbe cominciare a travolgere tante ipocrisie e menzogne che ricoprono più del cemento e sono molto più difficili da eliminare.

    Franco, la tua poesia riesce a scalzare il velo delle ipocrisie e delle menzogne ed è questo il motivo per cui qualcuno vorrebbe non ascoltarla. L’impegno, allora, deve essere tanto più convinto quanti più miserabili tentativi di nascondere le verità riusciamo a mettere in evidenza.

    Qualunque verità scomoda, sconveniente o politicamente incorretta va svelata e comunicata.

    C’è una cosa che ieri avrei voluto dire, ma per rispetto all’ospitalità ho evitato di accennare. Avrei voluto far notare come proprio il comune di Grottaminarda soffre dello “sprawl urbano” e di come ha estremo bisogno di ricostruire un tessuto urbanistico che sia espressione di una identità. Ho forse trascorso poco tempo in giro per il paese con l’occhio di chi deve vedere oltre che guardare. L’impressione che si ricava ogni volta che si passa da Grottaminarda è quella di un “centro urbano” deformato dalla presenza del casello autostradale. Questo fenomeno non è nuovo. Anche le ferrovie hanno prodotto questa deformazione dei centri urbani. Ma bisogna riconoscere che un casello autostradale alle porte di una cittadine è un altra cosa. C’è molto da fare, secondo me, per riportare questi paesi adagiati ai margini delle grandi strade, a comunità in cui si sia un elemento caratteristico e con cui identificarsi. Conto di ritornare a Grottaminarda, a rivisitare la sua biblioteca, il suo museo, il castello, il rione Fratte, la chiesa di San Michele ed il suo Campanile. Meritano molto di più di un mio veloce e fugace passaggio.

    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    10 gennaio 2010 at 11:58 am

  228. magari a grotta ci torniamo insieme a fare il giro che dici, lo facciamo con tutta la comunità, camminare all’aperto e guardare è la nostra vocazione più specifica.
    sugli effetti del convegno dipende da quello che faranno quelli che ieri erano lì. già oggi bisognerebbe scrivere ai giornali locali e dire quello che è accaduto e far notare la sproporzione tra la nostra ricchezza e la miseria altrui…
    ma queste cose non posso farle sempre io. che senso ha?

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:03 pm

  229. Ci siamo , c’è un’altra Irpinia, ed un altro Sud, ed un’altra idea di Italia.
    Per ora non ci hanno ancora ammazzati.
    L’almanacco di paesolgia che costruiremo, con la stessa forza scaturita dalla giornata di ieri , sarà un pietra angolare del decennio che sta per iniziare , e che sono sicuro sarà molto meno breve di quello appena trascorso, perchè si costruiranno le fondamenta del modo futuro di stare al mondo.
    Tutto il mio impegno per cotruire, editare, impaginare, raccogliere il materiale che confluirà nell’almanacco, è fin da adesso garantito.
    La paesologia, la comunità provvisoria , non è solo Franco Arminio : l’argomento più diffuso,spesso con fare sprezzante e dispregiativo, usato dai nostri “tanti nemici”, ieri è stato facilmente confutato e dimostrato l’esatto contrario.
    Buone giornate a venire.. oggi io sono contento perchè ieri c’erano tutte (quasi tutte) le persone che in questi due anni sono state importanti per costruire altro senso da stratificare nel mio corpo.
    Chi non c’era ieri ha poi perduto l’irripetibile, unico, tragicomico, viaggio di performace teatrale e di interazione con il COCIS (grazie a Paolo Capozzo e Gianni Di Nardo e tutti gli altri), negli abissi della terra… da quei “morti”, che ci hanno spedito cartoline più vive dei vivi !

    luca b.

    10 gennaio 2010 at 12:09 pm

  230. P.s. prego Franco, o chi ha tempo oggi, ( io scrivo da fuori sede), di pubblicare un post per raccogliere i commenti e le riflessioni sulla giornata di ieri, spostando anche questi ultimi. Per semplice comodità di lettura e di ricerca. La comunicazione ha bisogno di spazi facilmente fruibili. :)

    luca b.

    10 gennaio 2010 at 12:13 pm

  231. e io prego angelo di rimettere questo post in testa al blog ancora per un pò di tempo
    per continuare il discorso, gli altri post vanno a seguire.
    la paesologia come esercizio letterario è cosa mia, il resto è patrimonio di tutti e ieri era evidente.
    vedremo se lo sarà anche oggi.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:23 pm

  232. Franco, mi oppongo con fraterna durezza al tuo post. Polemizzare e polemizzare sui giornali locali serve solo se vogliamo competere sul terreno della politica “formale”. Vogliamo fare questo? Basta chiarirselo e se possibile una volta per tutte. A me non interessa e comunque se pure mi interessa molto ma molto di più la politica agibile in chiave paesologica. Dopo un incontro come quello di ieri metterci a parlare delle “miserie altrui” (e poi chi siamo noi per metterci in cattedra?) e come mettere una frittura di paranza in congelatore per mangiarla ghiacciata!

    paolo

    10 gennaio 2010 at 12:26 pm

  233. scusami, mi sono espresso male…
    volevo dire che bisogna comunque segnalare il bello che c’è stato, non farlo passare con un giorno qualsiasi. la miseria altrui apparirebbe sottintesa….
    mo mi sono spiegato?
    e spiegami pure il progetto di cui mi dicevi ieri.
    ora non c’è più tempo di mezzi toni. ti pare
    bisogna scendere decisi sulle cose.
    io sto qui tutto il giorno a seguire che accade.
    se non sento sufficienti ardori da domani prendo altre vie. non è che voglio fare il capriccioso
    è che stanotte sono stato sveglio tutta la notte per lavorare…..

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 12:40 pm

  234. IMPORTANTE PER AVVIARE LA IMPAGINAZIONE DEL 1° ALMANACCO DI PAESOLOGIA !

    Raccolgo l’invito di Mario Perrotta, circa la organizzazione dell’almanacco di paesologia.
    1) Va bene l’idea delle sezioni e degli argomenti.
    2) Ovviamente aggiungo di più, che considerato una stesura certa in .pdf per la pubblicazione in web, ogni intervento deve essere (può essere, se si vuole), corredato di immagini, a commento e a supporto di quello scritto (3 – 4 immagini).
    3) Ci sarà anche una sezione , più piccola però, ad anche più sintetica, di contributi arrivati da persone che ieri non sono state a Grottaminarda.
    4) Immagino pure in coda al libro, una sintetica raccolta dei nomi e dei volti con tre righe di presentazione di chi ha contribuito alla realizzazione dell’almanacco. (Questo per me è molto rilevante perché restituisce il senso ampio e profondo della interrelazione e dei deviarsi punti di vista).
    5) Ancora una sezione dell’almanacco, breve (un sedicesimo) può raccogliere la sintesi con immagini e commenti di Cairano 7x 2009.
    6) Inoltre si può immaginare una sezione centrale, per esempio un sedicesimo di pagine o un trendaduesimo dedicate alla pubblicazione di una ventina/trentina di foto rappresentative del nostro sentire forniteci e scelte dai nostri grandi fotografi che ci accompagnano (su tutti il nostro irpino Federico Iadarola).
    7) tutti coloro che ieri hanno parlato , preparino o rivedano o semplicemente reinvino il testo scritto da pubblicare (possibilmente coerente con quanto detto a voce a Grottaminarda) a questo indirizzo
    amiterav@libero.it
    affinché si possa cominciare a lavorarci sopra. Ovviamente chiedo massima collaborazione e disponibilità. Il lavoro è a gratis.

    Scegliamo il formato , iniziate con i suggerimenti.

    luca b.

    10 gennaio 2010 at 12:44 pm

  235. p.s. : Caro Franco…. io sulla luna ..come Marcoffio.. forse ci voglio andare veramente.. ma credo che poi pure da lì , non troverò quel che cerco, e tenterei di arrivare su Marte.. e così via.

    luca b.

    10 gennaio 2010 at 12:47 pm

  236. caro luca
    mi fa piacere che ti sei accorto dell’omaggio in versi, non è scontato che ciò accada…
    il fatto è che noi la luna, marte e così via
    sono da cercare qui….

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:06 pm

  237. attenzione all’effetto nicchia: non possiamo viaggiare in irpinia come dentro un’astronave.
    meno compiacimenti e più denunce, più lotta…..
    io quando ero da solo ho fatto molte battaglie
    adesso che sono in compagnia dovrei farne di più….
    altrimenti che compagnia è?

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 1:13 pm

  238. Questa notte ho riavvolto più volte la pellicola della giornata di ieri. Fra qualche giorno forse capirò meglio il suo valore, per il momento ho fissato una immagine, quella della terra di cui parlava Angelo Verderosa. Anche mio nonno era contadino, dei suoi cinque figli e sedici nipoti nessuno più lo fa eppure aveva molta terra.

    Mario

    10 gennaio 2010 at 1:46 pm

  239. oggi vi volevo solo ringraziare, da domani ci si rimette al lavoro per tutto ciò che si dovrà fare.
    intanto, davvero, grazie a tutti.
    elda

    eldarin

    10 gennaio 2010 at 2:08 pm

  240. @mario perrotta
    caro Mario, con l’Associazione Portaurea abbiamo tenuto un convegno molto vivace sul centro storico di grotta, tra poco usciranno gli atti e ce ne saranno di sorprese sulla “città dei servizi” e dell’autostrada!
    ne riparliamo a voce. intanto ti ringrazio per le tue osservazioni e per la tua attenzione.
    e’

    eldarin

    10 gennaio 2010 at 2:11 pm

  241. vedo che il mio post mattutino è in attesa di moderazione…. Franco, vi trovi l’idea di ieri e altre due, come è mio costume minimaliste alquanto …

    paolo

    10 gennaio 2010 at 2:55 pm

  242. Cara Elda, sono convinto che a Grottaminarda c’è un mare di cose sepolto sotto tonnellate di calcestruzzo. E questa consapevolezza mi fa convincere, ancora una volta, che è necessario dire basta. Basta ad un uso dissenato delle risorse, basta ad una corsa verso, probabilmente, un suicidio collettivo, di tipo morale, fisico e sociale. Che dire delle case a ridosso del castello, con tanto di loggia balcone ad arco, tipo villetta al mare del litorale di Baia Domitia ? Con tutto il rispetto per chi l’ha ideata, ma siamo proprio sicuri che quell’architettura “moderna” è espressione della cultura di Grottaminarda?

    Alla prossima riunione della vostra associazione chiamami. Organizziamo subito un giro insieme per il centro antico ed il vero cuore di Grottaminarda. Sono curioso di vedere i resti dell’impianto Longobardo e la grotta della chiesa di San Michele (chiaramente un segno longobardo…) e tutto quello che tu ritieni importante.

    marioperrotta

    10 gennaio 2010 at 3:46 pm

  243. ringrazio ancora una volta tutti quelli che sono venuti. a fine giornata ho fatto un accorato appello a stare qui, a tenerci stretti a questo blog. so che molti non amano questo strumento ma è l’unico che abbiamo. cerchiamo di usarlo, per favore. io ieri sera via mail ho ringraziato tante persone e ringrazio adesso anche chi ha offerto il caffè e i doldi di mezza mattina. vorrei che tutti ricordassero sempre che queste cose non si fanno da sole, ma richiedono qualche sacrificio…

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 6:04 pm

  244. mi arrivano dei commenti taglienti da “osservatore”. ciao, sono paolo bruschi, piacere. Rispondo solo per smentirti su un fatto. Prima di ieri ci eravamo visti dal vivo con i comunitari solo in una occasione al termine della quale avevo espresso il mio disappunto per la “vaghezza” degli argomenti. Ieri, come hai visto, mi hanno dato tribuna e una affettuosa accoglienza. Quindi non direi che è CP un circolo chiuso. concordo anche che c’è un pò dell’autoreferenzialità di cui parli, ma mi sembra perdonabile se anche un critico come te è stato tutto sommato interessato fino al termine della riunione. Piuttosto prendo spunto dal tuo post per porre quella che nelle assemblee si chiama mozione d’ordine. Evitiamo di parlare male di tutto quello che è stato fatto … dall’Umanità fino a ieri e concentriamoci solo su quello che NOI possiamo fare domani. Ho fatto tre proposte mi piacerebbe sapere che ne pensi. p.s. ieri eravamo ospiti di un paese. parlarne male come fate in tanti produce l’unico risultato di non avere ospitalità per il futuro. Può un sindaco ospitarci e prometterci ancora ospitalità se noi diciamo che il suo paese è una merda? io non ne ho le competenze ma non andrò da ospite in un posto per dire che non è bello. Al massimo se posso mi impegno per migliorarlo…

    paolo

    10 gennaio 2010 at 6:12 pm

  245. @ Paolo
    L’autoreferenzialità sembra un rischio latente perchè le cose le organizziamo da noi e li facciamo da noi, al’interno dei saperi, delle volontà e del lavoro dei vari comunitari. Però è sbagliato immaginare che gli incontri siano fatti “per cantarcela e suonarcela”.
    Non è mai stato così. Bisogna pure rispettare i diversi modi , che i comunitari hanno di porsi nei confronti della politica e delle istituzioni.
    Il problema in Irpinia è proprio questo: anche ieri sui quotidiani locali si titola a tutta pagina : Grottaminarda il seminario di arminio. (!??) Ma non è così ! Chi ci è stato ha visto ed ascoltato che non è stato proprio il seminario di Arminio. La Comunità provvisoria è eccezioanle perhè è un insieme di persone e non è solo Franco arminio.
    L’altra occasione a cui accenna Paolo, di incontro, non credo che fu vaga: si presentarono (con intento dichiarato sin dal manifesto e nei comunicati di stampa) tre esperienze concrete di uso e proposta per un territorio. E quello fu fatto. Poi se il dibattito finale, che in realtà non era proprio previsto (perchè la sala si doveva lascirala alle 19,30 ) fu un pò monopolizzato dal nostro arminio, e perchè mancò a dire il vero la risposta delle associazioni presenti che pure erano state invitate ad interevnire.

    luca b.

    10 gennaio 2010 at 6:56 pm

  246. Amici, prendiamoci le critiche e gli elogi, prendiamoci tutto quello che viene. Il punto è che noi ci siamo, ci siamo tutti e che, chi vuole, è il benvenuto. Non è un luogo chiuso la nostra comunità, è apertissimo a chiunque voglia venire a esplorarlo, a fare proposte, a raccontare sogni. Franco è la comunità, Noi siamo la comunità, e c’è ancora spazio per tanti.
    Grotta, il mio paese, è stata ospitale, ed è ben consapevole delle sue brutture, così come delle sue (rimanenti) bellezze.
    Chi ieri ci ha ascoltato, chi veramente ci ha ascoltato, ha sicuramente compreso il senso di ciò che sta accadendo.
    Riconosciamo a Franco ciò che ha fatto e fa, e riconosciamo a noi stessi ciò che facciamo.
    Insomma, diciamo “grazie”, lo sappiamo fare.
    La questione è chi c’è e cosa facciamo. Il resto è il resto di niente.
    al lavoro!
    e’

    eldarin

    10 gennaio 2010 at 7:11 pm

  247. proposta operativa numero 3
    1) rassegna stampa
    2) pubblichiamo gli interventi del seminario e la rassegna stampa sul sito di cairano7x 2009.
    Potrebbe essere il prologo al cairano7x 2010

    Prendo atto delle critiche e della classifica dell’osservatore. Tutti i punti di vista sono utili a migliorare e correggere quello che i “protagonisti” alle volte non vedono.

    Personalmente mi fa piacere leggere anche commenti di questo tipo. Sarei estremamente felice di conoscere chi li fa ma questo, mi rendo conto, è chiedere troppo.

    Alla fine – devo aggiungere – dopo il bellissimo spettacolo nelle grotte ci sono state delle proposte operative a cui si sta lavorando e che vedranno luce su questo Blog a breve.
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    10 gennaio 2010 at 7:24 pm

  248. io ieri mi sono limitato a far girare il microfono. non ho detto una sola parola sul mio lavoro e in verità ne ho sentito poche anche dagli altri e va benissimo, non era un convegno sulla mia opera letteraria ma su un’idea che spero diventi patrimonio collettivo e non solo dei comunitari. anche nell’intervento finale non ho parlato di me ma solo invocato la presenza sul blog.
    bene comunque ogni osservazione, anche anonima se non è ingiuriosa e l’osservatore non lo è.
    aspetto gli altri e confermo che ci vuole più lotta e meno compiacimento.
    caro luca
    non mi pare di avere letto alcun titolo che parlava del seminario di arminio, ma è normale legare la paesologia al mio nome.

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 7:42 pm

  249. poco fa parlavo al telefono. lui mi diceva che ha imbarazzo a venire in irpina perchè gli sembra una terra destinata a morte sicura. gli ho spiegato che non è così, gli ho parlato della comunità provvisoria e mi ha detto che il nostro ragionamento è l’unica speranza.
    secondo me abbiamo veramente un compito importante, ma adesso dobbiamo stringere. oggi mi aspettavo di più. voglio sperare che sia stata la pausa domenicale. domani vediamo chi c’è….

    Arminio

    10 gennaio 2010 at 9:36 pm

  250. Caro Franco,
    dopo la intensa giornata di ieri mi sono rituffato nelle mie cose quotidiane, come penso un po’ tutti. Fare il comunitario richiede impegno e questo va aggiunto alle altre fatiche, che spesso già da sole basterebbero. Viene poi un tempo in cui se non aggiungi quell’impegno alle altre fatiche è come se ti mancasse qualcosa. Io vivo distante e capisco che non è sufficiente la solidarietà senza il presidio al pezzo.
    Questa sera, dopo una domenica di lavoro, mi sono messo a leggere i numerosi testi pervenuti al blog, dedicandoci qualche ora.
    Me lo aspettavo: dopo il tuo accorato appello a farsi vivi con assiduità su questo unico strumento che la C.P. possiede, un fiume di messaggi sono pervenuti e, come era prevedibile, non è mancata né la lode sperticata né la critica virulenta. A dire il vero, non capisco né l’una né l’altra.
    Io ieri a Grottaminarda ho visto l’avanguardia di un popolo che ha deciso di mettersi in cammino verso una meta primitiva e ambiziosa. Riprovare il gusto di una vita mite e degna, da vivere nel luogo liberamente prescelto.
    Veniamo al tuo invito alla lotta, che mi pare un punto di particolare interesse. Proprio a questo fine vorrei rilanciare la mia proposta di promuovere una modifica alla legge urbanistica regionale per evitare in futuro di dover assistere impassibili ad altre dissennate inondazioni di cemento (o sprawl urbanistico, come più dottamente viene chiamato). A margine del seminario, ne ho parlato con Mario Perrotta e qualcun altro. Penso che si potrebbe fare qualcosa di interessante.
    L’idea è di produrre il testo modificato dell’articolo dii legge interessato e poi partire con un grande convegno ad Avellino dove presentala proposta e cominciare la raccolta delle necessarie firme a supporto.
    Datemi un parere.
    P.S. Ho ancora nella mente quella trave di cemento armato incredibilmente appoggiata su quelle colonne romane nei sotterranei di Lacedonia, che ci ha mostrato Elda.

    Fausto Altavilla

    11 gennaio 2010 at 1:03 am

  251. io sono un addolorato ma il mio è un dolore che combatte. ho trovato belle persone qui
    è una grande irpinia
    ma a costo di essere petulante
    voglio di più e lo voglio subito
    capisco che ognuno ha i suoi tempi
    io vi dico i miei
    lotta e rigore
    subito
    voglio vedere un fuoco di iniziative appiccato da più parti e
    voglio un almanacco paesologico che sia veramente tale
    e non una collezione in cui ognuno resta confinato nei suoi pensieri di sempre.

    comunitaprovvisoria

    11 gennaio 2010 at 1:12 am

  252. il precedente commento è mio, di arminio

    comunitaprovvisoria

    11 gennaio 2010 at 1:13 am

  253. Sabato ho davvero rivisto la Comunità Provvisoria.
    Un grazie a tutti e spero di cuore che si possa continuare così, ognuno con le proprie idee, le proprie capacità, i propri sentimenti…….ma tutti verso una direzione…..la nostra Hirpinia, la nostra terra, la nostra “paesologia”, i nostri amici, le nostre attività, le critiche……………va tutto bene, purchè si continui ad andare avanti e non si abbandoni l’immane lavoro che stiamo facendo, per noi e per chi con piacere condivide e contribuisce, e soprattutto con la consapevolezza che dobbiamo portare “fuori” queste nostre esperienze.
    Buona ripresa

    Agostino Della Gatta

    11 gennaio 2010 at 10:12 am

  254. cari amici
    per me è stata la seconda notte di poco sonno. devo consegnare le cartoline e il libro paesologico
    e poi c’è questo mio carattere di merda che non mi fa godere niente, neppure la straordinaria giornata di sabato. vi prego, vi prego per l’ultima volta
    cercate di non distrarvi, di non stare con un piede dentro e uno fuori, abbandonatevi a questa battaglia….
    p.s.
    ho messo nel post che segue una mia intervista su una rivista di architettura e poi altri tre post. ieri non li ha letti quasi nessuno. capisco che se ne va via tempo e che io forse scrivo troppo.
    se volete queste cose le posso proporre altrove.
    quando scrivo su nazione indiana, il principale blog letterario italiano, ricevo d media una settantina di commmenti.

    Arminio

    11 gennaio 2010 at 10:20 am

  255. ..ops approposito di terra perchè non vedete di trovarmi un luogo dove poter costruire con l’aiuto degli architetti , geometri , un castello per realizzare una scuola di clown ed una comunità libertaria per sognatori pratici che tornano a zappare la terra. un vecchio casolare che diventa progetto didadittico e pedagocico di una paesologia dove tutti noi ritorniamo a pensare di vacche, di capre di asini in compagnia di clown (colonus: contadino, lo zotico, l’inurbano, colui che si rotola nella paglia) ancora capaci di mettersi difronte ad una sepia è vedere l’infinito……???(senza muri)

    aho fatevi senti voglio fare un progetto comunitario (senza fondi CEE). voglio costruire la TERRA DEL SORRIso PER GAURDARCI NEGLI OCCHI (A SPECCHIO) e farci vedere la via del cuore.

    ieri sera a Grottaminarda il lavoro per la comunità provvisoria e continuato caro Franco sono andota via alle 21,00 da casa di Mercurzio il mio angelo custodo…stiamo ricostituendo l’associazione RADUNO NAZIONALE CLOWN DOTTORE che nasce dal mio viaggio in Irpinia con la moto del tempo e che allarga i suoi confini provvisori al sannio, alla maiella all’irpnia d’oriente e di ponente….

    ecco questo è il mio viaggio nella paesologia.

    e adesso incominciamo tutti a pensare di vacche!

    cia nanos

    p.s. simm fort….

    Nanosecondo

    11 gennaio 2010 at 10:41 am

  256. ops…ieri è uscita una mia (non voluta) intervista su un giornale dell’irpinia………ho parlato del mio viaggio……..

    uaoo

    adesso vado però….bbbrbrbbrbrbrbebbbbeeerrrrr

    Nanosecondo

    11 gennaio 2010 at 10:42 am

  257. aho! me so scordato ….e li c’era un’altro pezzo della comunità……provvisoria …di clown dottori e sociali…..e c’era il mitico agostino, la principessa Naiza, il mio angelo custode Mercirzio, le dottofesse Caramella, Mecala e Squasapasa venute giu da Cairano e poi c’era pure Lampione…..e ne verranno tanti altri, per prendersi cura prima di se stessi e poi degli altri. e si caro franco se non diventiamo tutti uomini di medicina siamo già malattia.

    tu vuoi curare i paesi ma prima devi oprenderti cura di te…..se non non puoi curare nessuno.

    ecco dovremmo capovolgere il senso delle cose e della realtà ….. attraverso l’immaginazione …..non più muri infiniti ma siepi …che ci guardar oltre….la nostra punta del naso.

    il paradiso per il clown sta proprio li alla sua punta del naso, basta sporgersi un pò con gli occhi più in la per vederlo.

    biosognerebbe proporsi come comunità provvisoria di partire dal concetto di responsabilità nel senso che è inutile continuare a parlare di terra e di paesi se non rivendichiamo noi la “proprietà di un paese abbandonato”.

    certo ci sono diverse esperienze che in aprte sono anche fallite in questo senso ….ma se il problema è “forse” perchè non provarci.

    Da cariano x7 quest’anno deve partire un progetto di costruzione di una nuova comunità …per chi ci sta…..per essere auto sufficienti,…… per dimostyrare che si può vivere con i frutti della terra…… ecco i laboratori dovrebbero essere finalizzati a costruire una comunità indicando dei modelli……mi è paciuto molto l’intervento di Mario festa con la panchina coperta per ospitare viandanti…… io ne riempirei i paesi di quella panchina …..

    in verità credo che la dovremmo smettere di piangerci addosso ….. è praticare l’utopia che proponiamo “abitare la terra”…nel concreto..non più in versi………in citazioni o dichiarazioni di principi…..

    Ecco stiamo lavorando come clown dottori insieme a molti amici della comunità provvisoria …per realizzare una COMUNITA, LIBERTARIA PER SOGNATORI PRATICI: CLOWN DOTTORI E SOCIALI perchè siamo convinti sempre più che se non diventiamo tutti uomini di medicina siamo già malattia.

    UNA TERRA DEL SORRISO insomma che ricomincia a pensare di vacche , di capre , e meno di spot e teorie la pesologgia può essere logica o illogica non dovremmo “uscire fuori” con l’aiuto del nostro clown (il nostro bambino interiore) dagli schemi dati, dalle maschere…..dai rancori e dalla voglia di lottare e fare rivoluzioni….la vera rivoluzione parte da noi dagli altri….cambia tu e cambia la realtà che ti circonda provare per credere….

    cose piu potente secondo te la volontà o l’immaginazione?

    cia nanos

    Nanosecondo

    11 gennaio 2010 at 11:07 am

  258. Vabbe’ non ho ancora avuto risposta alla mia domanda.
    Solo forse (così l’ho percepito) un involontario riferimento da parte di Franco quando esige “un fuoco di iniziative appiccato da più parti”. Allora, ripeto, si tratta di preparare una proposta di modifica di una egge regionale da sostenere con una raccolta di firme (moltissime).
    Vorrei costituire un piccolo team che si coordinerà via mail/blog. L’obiettivo è di organizzare un evento ad Avellino entro il mese di Marzo.
    Chiedo di potermi coordinare con Mario Perrotta e con altri che possano essere interessati. Per favore confermate.
    Io conto di predisporre un testo di integrazione entro due o tre giorni. Raccoglierò, in questa settimana, un po’ di materiale informativo su esperienze di altre regioni e lo farò circolare.
    Resto in attesa.

    Fausto Altavilla

    11 gennaio 2010 at 12:23 pm

  259. fausto
    forse non lo hai capito
    che qui devi insistere e insistere. mica dici una cosa e arriva la risposta. altrimenti non sarebbe irpinia e non sarebbe l’italia che è….
    io fino a quando ce la faccio vado avanti e sono disponibile a tutto, anche alla tua proposta, ovviamente, ma devono lavorarci altri in questo caso, dobbiamo dividerci i compiti.
    altrimenti riavvio il mio blog personale e finisce la storia.

    Arminio

    11 gennaio 2010 at 1:15 pm

  260. Sabato è stata una giornata intensa e bella. Grazie di cuore a tutti. Bellissime anche le dediche di Franco.
    Fausto, mandami l’indirizzo e-mail via sms, ho accumulato un po’ di materiale anche internazionale sullo sprawl.

    Michele Citoni

    11 gennaio 2010 at 1:24 pm

  261. biene che lo citoni abbia signalato le poesie.
    qui non siamo in televisione, qui le poesie e le parole poco omologate devino sempre avere la precendenza su tutto. il paesaggio lo hanno spezzato quelli che non leggono le poesie, mi pare chiaro….

    vito

    11 gennaio 2010 at 1:32 pm

  262. @ Fausto, sono pronto a coordinarmi e potremmo immaginare pure una riflessione più complessiva sul piano casa della regione campania. Ovvaimente il gruppo diAdT (ma questo ormai è scontato) è sempre disponibile a fare il lavoro sporco. Tiriamo fuori un idea progetto, e troviamo pure sponsorizzazioni.

    luca b.

    11 gennaio 2010 at 1:58 pm

  263. @fausto
    Quadro legislativo in Campania
    La Legge Regionale num. 16 del 22.12.2004 ha introdotto nel secondo articolo il principio di “minimo consumo di suolo”;
    La Legge Regionale num. 13 del 13.10.2008 ha introdotto l'”osservatorio sul Paesaggio”;

    La nostra proposta di integrazione ai precedenti principi potrebbe essere finalizzata all’individuazione di “buone pratiche” e/o “indici territoriali” per rendere concrete le applicazioni sul territorio, fermi restanti i concetti discussi a Grottaminarda, oramai condivisi anche nella Pianificazione Regionale.

    @ michele
    sono interessato alle informazioni di cui parli in merito all’osceno abuso del territorio (sprawl urbano)
    ti invio la mia mail su FB

    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    11 gennaio 2010 at 2:33 pm

  264. per quanto riguarda la proposta di Fausto, io, per le mie competenze, sono a vostra disposizione.
    anche da mercoledì mattina.
    saluti
    elda

    eldarin

    11 gennaio 2010 at 2:33 pm

  265. ripropongo qui alcuni versi dedicati ad alcuni dei comunitari. li avevo messi subito dopo il seminario ma sono stati travolti dalla pausa domenicale….

    a mario festa

    pensavo di ritrovarvi qui
    già stasera
    pensavo a una sera nuova
    tutti affacciati alle finestre di questa casa
    e invece ognuno è a casa sua.
    se la casa è di qualcuno
    non è mai la tua.

    ad alex daguerre….

    non è che capisco bene cosa dici
    ma capisco che dici quel che voglio dire
    senza aggiungere quel che aggiungo io,
    questa vecchia paura di morire.

    ad agostino….

    agostino somiglia a certi amici
    che sappiamo buoni
    ma poi scopri che sono meglio ancora
    ed è per questo che la loro anima
    è mite
    e sola.

    ad angelo

    architetto che lavori ogni giorno
    a questa casa
    che non finisce mai.
    una casa provvisoria,
    una felicità densa
    anche se irrisoria.

    a mauro

    filosofo mancato
    perché pensa
    senza badare a essere pensato

    a nanosecondo

    guardatevi negli occhi ha detto
    mentre leggeva l’infinito di leopardi
    nella stanza scura.
    pure l’infinito ha le sua mura….

    a luca

    luca si dice amico della terra
    e vorrebbe andare sulla luna con Dragone.
    ti saluto da qui
    dall’orlo del burrone.

    a salvatore e salvatore

    ne conosco due a succivo di nome salvatore.
    vengono spesso qui da noi.
    appartengono alla gente qualunque
    dunque agli eroi.
    a michele
    a lui la poesia già l’ha fatta
    un altro poeta
    per niente esteta
    uno che ama l’armata brancaleone
    la disfatta.

    a elda

    avete visto come ha parlato?
    l’avete voi ascoltata?
    non è di qui
    non è per noi che respira.
    se volete colpirla
    non c’è bisogno di mira,
    perchè lei è vasta,
    per ucciderla
    un respiro cattivo
    vi basta.

    arminio

    11 gennaio 2010 at 2:57 pm

  266. @ Fausto
    Eccomi. Chiamami (io non posso) se servo.
    EnzLu

    enzlu

    11 gennaio 2010 at 3:00 pm

  267. Grazie caro Franco!!

    agostino somiglia a certi amici
    che sappiamo buoni
    ma poi scopri che sono meglio ancora
    ed è per questo che la loro anima
    è mite
    e sola.

    …..ma sempre disponibile e aperta. GRAZIE
    e speriamo che tutto ciò sia sempre più di buon’auspicio!!!!

    Agostino Della Gatta

    11 gennaio 2010 at 3:38 pm

  268. @ fausto
    fai una prima stesura e mettila sul blog, come concordato a grotta
    vorrei estremizzare : il ‘piano casa’ va bloccato ; non si dovrebbe poter realizzare nuovi volumi edilizi fino a che non saranno utilizzati tutti i vani utili presenti nella regione ; >>> ri-abitare i paesi dell’entroterra spendendo soldi sui collegamenti ferroviari tra appennino e città costiere ;

    @ enzo : ti saluto affettuosamente e con riverenza

    @ agostino : come il vino, migliora, migliora

    verderosa

    11 gennaio 2010 at 4:02 pm

  269. Per uno sviluppo reale delle economie delle zone in terne non si può fare a meno di collegare le stesse alla costa, il treno è oggi più che mai il mezzo atto a collegare le varie realtà. Non a caso Francesco de Sanctis nel lontano 1890 volle una tratta capace di collegare la città di Avellino alle zone interne, la Avellino Rocchetta Sant’Antonio. Non ci sarà mai sviluppo se non si collega l’Irpinia con Napoli e con Salerno.

    giovanni ventre

    11 gennaio 2010 at 5:18 pm

  270. Che posso dire, sabato a Grottaminarda avevo un terribile dolore persistente alla parte facciale sinistra, per una forte nevralgia. Nonostante ciò ho voluto esserci perchè avevo immaginato che sarebbe stato un incontro memorabile. Credo che il seme che con tanta pazienza è stato piantato e sistematicamente annaffiato stia dando ottimi frutti, altro che pero selvatico, io ho degustato una mela dolce e succosa. Quanta partecipazione, quanto amore, quanta speranza nelle parole di coloro che si sono alternati al microfono e la cosa più bella e che tutti ascoltavano tutti. Una cosa fuori dagli schemi, una cosa che solo in una comunità orizzontale come la nostra poteva accadere. Ora non bisogna oziare, bisogna agire, bisogna operare, tutti insieme in nome di un credo condiviso. Le nostre terre da terre sofferenti a terre di speranza. A voi tutti un augurio di buona vita.

    giovanni ventre

    11 gennaio 2010 at 5:47 pm

  271. per Nano: la fattoria c’è, è ad Aquilonia, ci sono gli animali, c’è il fieno, c’è la vita. Se vuoi sono a tua disposizione per organizzare qualcosa.

    giovanni ventre

    11 gennaio 2010 at 5:49 pm

  272. A fausto e agli altri…..
    “Io ieri a Grottaminarda ho visto l’avanguardia di un popolo che ha deciso di mettersi in cammino verso una meta primitiva e ambiziosa. Riprovare il gusto di una vita mite e degna, da vivere nel luogo liberamente prescelto.
    Veniamo al tuo invito alla lotta, che mi pare un punto di particolare interesse. Proprio a questo fine vorrei rilanciare la mia proposta di promuovere una modifica alla legge urbanistica regionale per evitare in futuro di dover assistere impassibili ad altre dissennate inondazioni di cemento (o sprawl urbanistico, come più dottamente viene chiamato). A margine del seminario, ne ho parlato con Mario Perrotta e qualcun altro. Penso che si potrebbe fare qualcosa di interessante.
    L’idea è di produrre il testo modificato dell’articolo dii legge interessato e poi partire con un grande convegno ad Avellino dove presentala proposta e cominciare la raccolta delle necessarie firme a supporto”.
    Le pressioni psicologiche di Franco in questo momento non devono indurci per impazienza ad affastellare in modo non meditato ediscusso sollecitazioni operative e concrete che vanno prima di tutto discusse ed approvate.Andiamo con ordine. Primo obiettivo raccogliere il materiale prodotto per realizzare l’Almanacco come testimonianza e strumento della Comunità provvisoria ad uso interno ed esterno.Tutte le idee e le sollecitudini emerse nelle comunicazioni per raccontare e definire la “paesologia” dovranno trovare spazio grafico documentale come testimonianza di un evento e come strumento identificativo non dottrinale di un movimento “allo stato nascente”.
    Trovo pertanto intempestivo ,inappropriato e non corretto (alemno per ora) la scelta di un percorso di forme di impegno comunitario e/o individuale nelle articolazione legislative della politica policata o politicante.
    Due sono gli errori possibili dopo una giornata di così intensa pratica di nuova cultura politica :farsi prendere dall’ansia di attivismo operativo in ambiti che per ora non ci competono o da pacificata e beatificata soddisfazione degli ottimi risultati ottenuti a Grottaminarda.La democrazia anche nei movimenti ha le sue metodolgie, i suoi tempi e le sue scelte che devono essere sempre e comunque proposte, discusse e condivise.
    mauro orlando

    mercuzio

    11 gennaio 2010 at 6:00 pm

  273. Certi anche l'”osservatore” ha le sue ragioni, ci vorebbe sempre un’uscita vero qualche obiettivo definito. Ma qualsiasi convegno o assemblea dovrebbe concludersi anche così, con qualcuno disposto a farne la sintesi poetica…

    Michele Citoni

    11 gennaio 2010 at 6:01 pm

  274. Volevo dire “vorrebbe” e “verso”.

    Michele Citoni

    11 gennaio 2010 at 6:02 pm

  275. …e “Certo”. Eppure sono astemio.

    Michele Citoni

    11 gennaio 2010 at 6:04 pm

  276. Al seminario per una questione di tempo non ho esposto tutto quanto avevo preparato. di seguito il mio intervento completo per chi volesse

    PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE
    la Conferenza Generale dell’UNESCO, nel corso della sua 32° sessione,
    ha approvato a Parigi la “Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio
    Culturale Immateriale“
    . Nella convenzione, nell’articolo 2, viene fornita la seguente definizione
    di Patrimonio culturale immateriale:
    “Si intendono per “patrimonio culturale immateriale” pratiche,
    rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come
    gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati
    ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui
    riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale.
    Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione
    in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai
    gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione
    con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e
    continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e
    la creatività umana

    La definizione di questo patrimonio culturale immateriale si manifesta
    attraverso cinque ambiti dell’attività umana:

    a) tradizioni e espressioni orali, incluso il linguaggio, intesi
    come veicolo del patrimonio culturale intangibile;

    b) arti dello spettacolo;

    c) pratiche sociali, riti e feste;

    d) conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo;

    e) artigianato tradizionale.

    TURISMO: I PERCHE’ DI UNA SCONFITTA
    La parte di Italia che prendo in considerazione è quella indicata da Comunità
    Provvisoria, dal Pollino alla Maiella. È un territorio che include quattro regioni
    dell’Appennino meridionale, la Lucania, la Campania, il Molise e l’Abruzzo.
    Questa parte d’Italia si caratterizza dal fatto che il territorio è prevalentemente
    pedemontano e montano, territori che tranne pochi casi vivono di una particolare
    economia agricola – pastorale – silvicola e che negli ultimi decenni si è tentato
    Inutilmente, visti i risultati, di industrializzare sovvertendo la logica dei territori stessi.
    Oggi questi territori grazie alle indicazioni date dall’UNESCO possono
    avere una nuova entità mirata al recupero di quel patrimonio immateriale
    che li caratterizza. La storia stessa di questa parte d’Italia è controversa e
    in alcuni casi è stata travisata da interpretazioni personalistiche di chi ha
    fatto propri in modo campanilistico gli scritti degli storici del tempo, si
    pensi ad esempio la Sannio Hirpino. Tutti i territori in questione hanno un unico ed imprescindibile fattore che li accomuna, le radici contadine impiantate da generazioni di uomini laboriosi
    in continua lotta con una terra “avara” a cui strappare un raccolto capace
    di sfamare la famiglia e riuscire a sopportare un altro inverno in nome di una
    sopravvivenza sofferta e dolorosa. Il miraggio dell’emigrazione, del partire in
    cerca di un futuro migliore, di una vita decente, la speranza di poter assicurare
    ai figli quello che era stato negato loro. Lo scontro con la realtà che in molti,
    tanti casi era ben diversa dai sogni e dalle speranze. Il ritorno mesto alla vita
    grama e la sopportazione di coloro che avevano perso anche l’ultimo treno.
    La rinascita della economia negli anni sessanta ha poi in un certo modo
    sovvertito le cose, un po’ di “l’America” era qui, il lavoro garantiva dignità e
    guadagno, i paesi crescevano e con essi l’economia fino agli anni ottanta
    Poi avvenne quello che tutti sappiamo, un devastante sisma colpì l’Irpinia e
    parte della Basilicata e per queste zone dopo il dolore delle perdite vi fu la
    nascita di una nuova economia trainata dalla ricostruzione che seppur in
    modo “scellerato” diede nuova parvenza ai paesi crollati e assicurò benessere
    per i successivi 15 anni. Per le provincie in questione i contributi giunti dal
    governo centrale avrebbero dovuto creare una nuova economia,
    l’industrializzazione di fatto ha messo a nudo la mancanza di idee progetto,
    l’assoluta inadeguatezza di una classe dirigente a programmare uno sviluppo
    reale, si è preferito pensare al subito ed avviare una ricostruzione sul modello
    “scialapopolo”, tanti soldi poco controllo e nessuna considerazione
    per il territorio, per la sua natura e per le sue tradizioni. Il cemento armato
    ha “ucciso” in molti casi la bellezza dei paesi.

    LE VALENZE DEL TERRITORIO

    I territori in questione possono vantare numerosi punti di forza.

    a) Bellezza paesaggistica

    a) Tradizioni e cultura popolare

    a) Ricchezza di testimonianze storiche

    a) La produzione di prodotti tipici di eccellenza

    a) Il vento, l’acqua, il sole, i pascoli ed il grano

    a) Il lavoro delle mani

    a) la quiete

    UN NUOVO TURISMO PER UN TURISMO VERO
    Le scelte sconsiderate nello sfruttamento dei fondi europei per l’attrazione
    di flussi turistici nelle zone dette “interne” è sotto gli occhi di tutti. Un fiume
    di euro sperperati in sagre paesane e convegni che nulla hanno apportato in
    termine di incremento di presenze turistiche sul territorio, parlo principalmente
    per l’Irpinia ma credo sia lo stesso per le altre zone delle terre dell’osso.
    Ricordo che il turismo occupa in Italia l’11,4% del PIL contro ad esempio l’8 %
    del settore automobile. È questo un dato importante e rilevante.
    Bisogna dare una netta sterzata e lasciare la strada asfaltata per
    incamminarsi sui sentieri scoscesi delle nostre zone. Bisogna dare
    al turista fruitore il vero senso delle nostre terre, portare nelle fiere
    di settore, grazie ad un consorzio la vera anima popolare e contadina
    delle terre di mezzo, porre l’accento sulle specificità del territorio, è
    importantissimo che si attui un tavolo di programmazione a cui
    siedano tutti, dagli imprenditori turistici ai sindaci, ai consulenti
    turistici.,Solo così possiamo ottenere qualche risultato. Bisognerebbe
    seppellire definitivamente il morto che si manifesta sotto forma
    di un campanilismo becero e autodistruttivo, il discorso va esteso
    anche ai grandi attrattori turistici, dalla Costiera Amalfitana al
    Cilento, da Pompei a Napoli, da Paestum a Pietrelcina.
    Impariamo a cooperare in nome di uno sviluppo possibile e duraturo.
    Le zone interne hanno da offrire un turismo diverso, non di massa
    ma di nicchia, il turismo del buon mangiare, del buon bere, del buon
    dormire, il turismo del buon vivere, il turismo dell’anima, del vento
    e del pane, come lo definisce Franco Arminio Per questo è
    importantissimo clonare uno slogan per definire inequivocabilmente
    un luogo, una provincia e le sue potenzialità. Ad esempio Castellamare
    di Stabia, famosa per le acque minerali ha creato il seguente slogan :
    “facciamo acqua da tutte le parti” che sottintende una forte
    connotazione legata al turismo termale delle acque. Nel mondo
    del turismo globale non possiamo restare fuori dai giochi.
    È ora di aprire le porte al mondo, se De Sanctis nel 1890
    pensò ad una ferrovia che portasse fuori dall’isolamento
    gran parte dell’Irpinia, non vedo come sia possibile nel
    2010 non inserire nei piani di sviluppo programmatico
    collegamenti ferroviari con il resto d’Italia e in particolare
    con la costa, Salerno e Napoli potrebbero essere dei
    punti di partenza per uno sviluppo reale del turismo
    dell’economia delle zone interne. Solo così possiamo pensare
    di attrarre turisti dalla costa. Creazione di un Parco
    dell’Irpinia d’Oriente che sia anche un Museo del Territorio

    I DIECI DETTAMI

    Suscitare interesse nel turista fruitore

    Consorzio turistico

    Specificità del territorio (creazione di parchi tematici e marchi di qualità)

    Tavolo di programmazione e collaborazione

    Morte al campanilismo sciocco e deleterio

    “Strappare” turisti ai grandi attrattori confinanti

    Slogan e pubblicità mirata

    Collegamenti con la rete ferroviaria nazionale

    Organizzazione di work shop dedicati

    Collaborazione fattiva tra enti privati

    CONCLUSIONI

    Il turismo potrebbe essere assieme alla agricoltura di qualità il
    laccio emostatico atto a frenare l’emorragia copiosa che sta
    svenando le zone interne del meridione d’Italia. Abbiamo il
    dovere morale e civico di dare una speranza a questo corpo
    esangue. Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo assistere
    inermi ad una morte annunciata. Urliamo la nostra voglia di
    risorgere, di essere protagonisti di un cambiamento epocale.
    Profondiamo ogni nostro sforzo, dando fondo a tutte
    le energie per ridare dignità a queste terre da sempre
    martoriate ed umiliate, terre schiave di un pensare
    comune teso a mettere in risalto le negatività e a
    nascondere vergognosamente le potenzialità di
    territori e popoli che non sono secondi a nessuno.
    Impariamo a gridare la nostra appartenenza, la nostra
    voglia di essere presenti nel mondo dei cambiamenti,
    di essere parte non secondaria di uno sviluppo sostenibile
    in nome di un vivere migliore in territori dalla immensa
    valenza paesaggistica – culturale eno – gastronomica
    di queste terre contadine a cui si vuole dare il benservito
    in nome di un progresso sciocco e non duraturo. Le nostre
    radici sono invece profonde, spesse, lunghe, difficili da
    estirpare, sono le radici di un mondo rurale fatto di paesi
    in cui ancora forte è il legame con la madre terra, un
    legame imprescindibile frutto dei sacrifici di centinai
    di generazione di uomini contadini
    I nostri valori devono essere le roccaforti del turismo
    rurale. I nostri vini, i nostri pascoli, i nostri boschi,
    le nostre sorgenti, il nostro vento, le nostre vette
    innevate, i nostri altipiani aridi, le nostre distese di
    grano, i castagneti, i tartufi, le nocciole, le arti, le
    nostre tradizioni popolari, i siti archeologici, i musei,
    i nostri dialetti … questo è il patrimonio della nostra
    terra e abbiamo il dovere di mostrarlo con orgoglio
    al mondo traendo da essi il necessario alla autonomia
    economica di questi luoghi. Io sto investendo in quella
    parte di Irpinia dove maggiore è l’esodo verso le città.
    Ad Aquilonia, nell’Irpinia d’oriente presto ci sarà una
    oasi in cui realizzare i miei sogni e dare una speranza
    a coloro che credono che nulla si possa fare in questo
    lembo di Italia.

    A FRANCO ARMINIO

    È deleterio aspettare ancora, è ora di agire.
    Diamoci una mano e insieme percorriamo
    la strada in salita dello sviluppo sostenibile.
    Franco Arminio con la sua scrittura sta
    aprendo una strada maestra, sta facendo
    parlare delle nostre terre, dei nostri paesi,
    dei nostri luoghi, i suoi libri possono
    essere gli ambasciatori del nuovo turismo.
    Credo che in qualsiasi altro posto, Arminio
    sarebbe stato nominato “ambasciatore”
    del turismo in Irpinia, qui invece lo si ignora
    politicamente perché scomodo. Arminio
    racconta i misfatti, Arminio mette in piazza
    il proprio animo, e lo fa soffrendo, perché
    Arminio ama la sua terra, ama la gente che
    lo circonda, ama sputtanare e sputtanarsi
    in nome dell’amore viscerale per i luoghi
    della sua esistenza. Qui io propongo tra
    serio e faceto di nominare Franco
    ambasciatore delle terre sofferenti.

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    11 gennaio 2010 at 6:04 pm

  277. Non capisco la preoccupazione di Mauro verso la ritrovata voglia di produrre un’idea che cerca sostanzialmente di scalfire qualche “tabu'” nella pianificazione territoriale in italia e nella nostra provincia. Il tabu’ in questione è che il suolo, ovvero la terra, non è un bene illimitato.

    Se lo spirito di questo gruppo è collaborare, ognuno con le sue competenze, non è azzardato o avventuroso trattare tematiche che sono per qualcuno “pane quotidiano” da qualche decennio.

    Non credo sia estraneo o difficile il confronto con le regole che governano il territorio. Non so se sono “politicate” o “politicanti”, ma per certo sono le regole che dagli anni ’70 la nostra Regione ha prodotto e dalle quali è giusto partire.

    Non capirei diversamente, allora, il senso del nostro impegno: continuare a parlare solo a noi stessi? Vogliamo dare ragione all’osservatore? Nel frattempo che si effettua la redazione dell’almanacco continuare a produrre idee non è affrettato. I nostri territori non possono più aspettare.

    Ritengo utile, quindi, riportare all’attenzione di tutti i contenuti dei primi tre articoli della “Convenzione europea del paesaggio”, in vigore in Italia dal 1 settembre 2006, e che è parte integrante del nostro Piano Territoriale Regionale, approvato alla fine del 2008. L’unico problema, ancora da superare, è che i contenuti del PTR a riguardo sono considerati come delle “Linee Guida”, alle quali dovrebbero uniformarsi tutti gli strumenti di pianificazione di livello provinciale e comunale.

    Alla vigilia della stesura della versione definitiva del nostro Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale i suggerimenti scaturiti dal seminario sulla paesologia potrebbero contribuire a materializzare le linee guida in azioni concrete di governo del territorio. Mi sembra un obiettivo molto concreto e nobile per i nostri territori.

    I seguenti tre articoli sono un ottima base, inoltre, per costruire un documento finale di sintesi sulle idee discusse a Grottaminarda.

    Articolo 1 – Definizioni
    Ai fini della presente Convenzione:
    1. “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni;
    2. “Politica del paesaggio” designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l’adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio;
    3. “Obiettivo di qualità paesaggistica” designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro ambiente di vita;
    4. “Salvaguardia dei paesaggi” indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento umano;
    5. “Gestione dei paesaggi” indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali;
    6. “Pianificazione dei paesaggi” indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi.
    Articolo 2 – Campo di applicazione
    Fatte salve le disposizioni dell’articolo 15, la presente Convenzione si applica a tutto il territorio delle Parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati.
    Articolo 3 – Obiettivi
    La presente Convenzione si prefigge lo scopo di promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione dei paesaggi e di organizzare la cooperazione europea in questo campo.

    cordialmente
    Mario Perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com

    marioperrotta

    11 gennaio 2010 at 6:32 pm

  278. mauro
    ma se qualcuno si mette in movimento va bene e c’è anche una certa urgenza.
    ti stimo e ti voglio bene, ma
    considera che c’è la necessità di dare peso politico alla nostra attività. noi siamo in una certa irpinia e la subiamo ogni giorno.
    ovviamente parlo di politica non nel senso di candidarsi alle regionali. me lo hanno già proposto e ho rifutato.
    l’almanacco, ribadisco, non può essere la riproposizione esatta di quello che si è detto sabato.
    bisogna che ognuna si sforzi di andare verso questo nuovo pensiero collettivo che abbiamo chiamato paesologia

    arminio

    11 gennaio 2010 at 6:40 pm

  279. grazie mario per questo bel contributo.
    vorrei ricordare a tutti che c’è da saltare un fosso,
    c’è un’irpinia giovanile letteralmente alla deriva
    a cui non riusciamo a parlare in nessun modo.
    cairano 2010 ha senso se facciamo azione politica e la facciamo con coraggio.

    arminio

    11 gennaio 2010 at 6:46 pm

  280. metto anche qui l’intervista apparsa in un post. mi pare pertinente. alla fine questa colonna di commenti potrebbe fare storia….

    metto qui un’intervista uscita stamattina su ottopagine. parlo poco del seminario di ieri perchè l’intervista è del giorno prima (per esigenze d’impaginazione)

    ****

    Mi pare che per te questo sia un periodo particolarmente attivo. Si è appena svolto a Grottaminarda il primo Seminario nazionale di Paesologia. Com’è andato?

    Non spetta a me dirlo. Bisognerebbe chiederlo alle molte persone che hanno parlato e a quelle, ugualmente numerose, che sono venute solo per ascoltare. Penso che bisognerà aspettare i prossimi giorni e i prossimi mesi per vedere che frutti ci saranno. Di sicuro ripeteremo questa esperienza ogni anno. È un necessario approfondimento teorico per il gruppo della Comunità Provvisoria. Facciamo tante cose, ma la principale è sicuramente Cairano7x. Abbiamo cominciato benissimo l’anno scorso, adesso si tratta solo di proseguire.

    Ci puoi già dire come sarà la prossima edizione?

    Abbiamo deciso di selezionare ancora di più gli ospiti e gli eventi, vogliamo che i giorni di Cairano siano all’insegna di uno scambio fattivo e reale tra tutti coloro che saranno con noi. Ognuno degli ospiti potrà vivere il paese e lasciare in esso una traccia tangibile della sua presenza. Comunque il protagonista più grande sarà sempre Cairano, la sua rupe, le sue grotte, il suo vento.

    E’ un periodo di grande fervore per te, come riesci a conciliare tutto?

    Il tempo si trova, quando si vuole. E poi bisogna fare delle rinunce. Per fare il paesologo non bisogna pensare al portafogli. Ma sono contento così. Sto incontrando, in Irpinia e fuori, tante belle realtà, è questo il mio stipendio, il fatto di trovare persone che ancora credono in qualcuno, in qualcosa. Devo anche dire che mi occupo molto meno del mio paese. E non mi era mai capitato. Quando sto a Bisaccia praticamente non esco. Resto a casa a scrivere e a studiare

    E il Formicoso?Pericolo sventato?

    Per ora pare di si. Quella è una faccenda su cui ho speso tante energie e se il pericolo dovesse ripresentarsi non mi farò certo pregare. Posso dire di essere uno dei pochi utenti del Formicoso. Ci vado appena posso. Adesso lì si stanno svolgendo i lavori per una grossa centrale elettrica, spero che tutto sia sotto controllo. Quando si sbanca la terra in luoghi così isolati può esserci sempre qualche tentazione criminosa.

    Come giudichi la politica nella nostra provincia?

    È un’altra delle cose di cui ho deciso di non occuparmi. Il Partito Radicale mi ha chiesto di candidarmi alle Regionali e forse me lo chiederanno altri partiti. Penso che non accetterò, in questo momento mi interessano di più il furore e la passione che vedo nelle persone che mi stanno intorno e che credono insieme a me nella paesologia. E’ un modo diverso di fare politica, un’azione più profonda, tesa a cambiare l’ethos della nostra terra.

    Del PD cosa pensi?

    Penso che candidarmi con questo partito al Senato sia stato un errore. Rispetto alcune persone che vi militano, ma nel complesso mi pare una creatura sterile, capace solo di accapigliarsi per definire e ridefinire continuamente gruppi dirigenti che in realtà non dirigono un bel niente.

    E la tua attività letteraria?

    È singolare che mi venga fatta questa domanda dopo quella sulla politica. Io in effetti non ho fatto altro che scrivere. Sono più di trent’anni che lavoro a testa bassa. Negli ultimi anni sono arrivate molte soddisfazioni, ma, per chi scrive, non conta mai quello che hai fatto, sei sempre proiettato in quello che stai facendo o che vorresti fare.

    Nei prossimi giorni invierò le mie “Cartoline dai morti”. Si tratta di un libretto che uscirà in primavera per Nottetempo, un editore piccolo ma molto prestigioso. Intanto sto lavorando al mio nuovo libro paesologico. Dovrebbe uscire all’inizio del 2011. Poi ci sono tante altre iniziative. Da un po’ di tempo alla scrittura affianco l’attività di documentarista. Girerò un documentario sul paesaggio irpino e continuerò i miei giri paesologici per l’Italia. Andrò a parlare, oltre che dei miei libri, anche del film che Andrea D’Ambrosio, il regista di “Biutiful country”, ha girato su di me. S’intitola “Di mestiere faccio il paesologo”.

    Tutto questo attivismo sorprende in una persona che spesso viene accusata di pessimismo, non credi?

    Il mio è un dolore che combatte. Vivere in Irpinia addolora e poi c’è il sottofondo mai estinto della cultura contadina che da queste parti è stata sempre una cultura un po’ cupa. Certo per loro i pericoli erano tanti, bastava che morisse un maiale e l’annata diventava un disastro. Adesso spesso si soffre per le emozioni che non arrivano. Siamo circondati da un’umanità che vive per proteggersi dalla vita più che tuffarsi in essa. E non credo che astenersi dalla vita sia la cura per guarire dal pessimismo.

    È l’umanità che descrivi nei tuoi libri? Possibile che ci sia solo questa gente in giro?

    Mi è capitato di scrivere che i buoni ci sono ancora, ma sono attori non protagonisti. Io sto cercando di raccogliere le persone che stimo, sto cercando di farle interagire. La Comunità Provvisoria esiste ormai da due anni, ed è più viva che mai. Il seminario di ieri è stato la traccia di un solco che può fondare un’altra Irpinia, meno vittimista e più immaginativa, meno legata ai divi della politica e più propensa a tirare fuori i propri talenti.

    Mi pare di intravedere un Arminio nuovo, o almeno diverso, in queste parole…

    Non so, io sono uno che oscilla, ho grandi ardori civili, ma anche grandi mestizie. L’unica cosa certa è che qui non mi sento solo come in passato. Ho trovato interlocutori importanti. Posso lavorare con piacere con un fotografo irpino e con uno di Berlino, posso frequentare gli anziani di Andretta e i docenti del Politecnico di Milano. Mi pare un buon modo di abitare questa terra. Nei paesi c’è più intensità che nelle città, l’importante è non vivere la provincia come una prigione. L’importante è andare e venire. Avere relazioni qui e altrove.

    Basta questo per stare bene?

    No, è chiaro che non basta. Ci vuole una dedizione profonda ai luoghi e alle creature che li abitano. E bisogna pensare di appartenere a una specie, quella umana, che ha creato molti guai al pianeta e se non cambia radicalmente atteggiamento nel giro di breve tempo farà danni irreversibili. Mi piace perfezionare la mia voce di scrittore, mi piace riuscire a dire sempre meglio le cose che voglio dire, considero comunque che l’essere vale più del dire. Una giornata come quella di ieri a Grottaminarda vale assai più di un premio Strega. Oltre le attività specifiche di ognuno, è fondamentale trovare una nuova spinta collettiva, ideale e sentimentale, per far fronte al coma morale in cui pare caduto tutto l’occidente. C’è da inventare un nuovo umanesimo e forse nelle montagne questa invenzione è più facile. Bisogna esporsi, essere coraggiosi e anche un po’ folli. È il momento di osare, di scatenare l’immaginazione. Quest’epoca ha tanti difetti, ma almeno ti chiama a inventarti la giornata senza passare in piste predefinite. La strada è lunga, l’importante è partire da se stessi, proteggere le proprie verità, non partecipare alla quotidiana pagliacciata delle finzioni a cui ci ha abituato la società dello spettacolo.

    arminio

    11 gennaio 2010 at 6:49 pm

  281. @ angelo
    grazie…….
    speriamo solo che non passi troppo tempo e diventi…..aceto!!!!

    Agostino Della Gatta

    11 gennaio 2010 at 6:54 pm

  282. Interessante tutto ciò. mandatemi più materiale possibile. grazie Luigi Gioli

    luigi

    11 gennaio 2010 at 7:02 pm

  283. ……….grazie!!!!!!!!

    Salvatore Di Vilio

    11 gennaio 2010 at 7:31 pm

  284. adesso temo lo sprawl sul blog… sapendo che forse sono il primo a “stendermi sguaiatamente” sul blog. L’ultimo intervento di mauro è sacrosanto. Dobbiamo correre ma se non sappiamo dove e perché saranno dolori. Poiché è inevitabile strutturare CP e il blog a temi forse è il caso di definirne titolo, contenuto e finalità, in un quadro di insieme paesologico e condiviso. Sennò qua l’unica idea che si verifica è la mia, cioè la banda provvisoria ma nella sua accezione peggiore.

    paolo

    11 gennaio 2010 at 7:31 pm

  285. Dare peso politico alla nostre iniziative è non solo sacrocsanto ma doveroso.Ilproblema èmettersi d’accordo non in modo accademico sul significato da dare alla “politica”.
    A mario chiedo di specificare non solo la necessità di una nuova normativa o convenzione regionale sul territorio.A me interessa conoscere metodo, tempo,percorso e strumenti umani e tecnici che mettiamo a disposizione per realizzare un percorso politico di tale impegno.Si accennava ad una raccolta di firme di iniziativa popolare con quali uomini e quali mezzi e per quanto tempo.Voi non state proponendo una semplice discussione interna o pubblica ma un percorso politco che richiede impegno specifico e quotidiano di risorse umane.
    La discussione è cominciata……

    mercuzio

    11 gennaio 2010 at 7:44 pm

  286. dunque, cerchiamo di prospettare una possibile situazione contestualizzandola, senza contesto non ci si intende ed ognuno produce cio’ che meglio sa fare.

    Franco ci chiede di animare il blog comunitario di contenuti e proposte originali, che non rispondano ad esigenze di retorica e neppure ad esercizi di auto propaganda, soprattutto dopo la giornata epocale di sabato scorso.

    orbene:

    le elezioni regionali sono alle porte, chi vi scrive potrebbe, se le circostanze diventassero “favorevoli” scendere in campo non solo per raccogliere una parte della “semina” paterna, quanto piuttosto per contribuire ad evitare di vedere sui manifesti elettorali e nelle trasmissioni di tribuna elettorale le solite facce, le solite cariatidi immarcescibili.

    questo è uno dei motivi per cui in questo momento non esco alla scoperto con una proposta eclatante in ambito comunitario, mentre invece cerco di persuadere le persone che incontro e con le quali mi relaziono sulla validitò del mio slogan elettorale, lungamente meditato e ponderato.

    Premesso cio’, esprimo con chiarezza solidarietà all’atteggiamento prudente di Mauro Orlando che ha saggezza da vendere non solo in prospettiva di analisi ma anche in ambito di partecipazione e di cittadinanza attiva.

    Il “furore” arminiano accende gli animi ma produce anche partecipazione di contributi nei quali la retorica è prevalente rispetto all’originalità e, soprattutto, non si percepisce voglia di lottare, impegno concreto a contribuire nel tentativo di creare le condizioni per una maniera nuova di abitare il mondo.

    Ho notato l’assenza di Antonio”fornaitec” a Grottaminarda e questo mi addolora non poco.

    Come pure il distaccato serafico disincantato “ululato” del carissimo Enzo Luongo mi induce a ritenere possibile un suo riavvicinamento non solo al blog, in questo senso l’affettuoso saluto di Angelo deve ritenersi corale per quanto mi riguarda

    In sintesi,
    per i progetti e le iniziative concrete attendiamo il risultato delle elezioni regionali, nel frattempo inviamo a Luca o Mauro gli interventi per l’almanacco di paesologia anno 2010 che mi auguro possa essere esteticamente bello e contenutisticamente interessante ricco e fecondo.

    Poi c’è Cairano 7x edizione 2010…

    Ancora c’è l’Università popolare di Irpinia.

    Franco continuerà a girare l’Italia per diffondere la paesologia e potrà sentire il calore e l’affetto sul blog ma anche nel privato.

    Sarebbe imperdonabile per ogni comunitario non impedire che Franco riprenda a scrivere solo sul blog personale, una pulsione recidiva che ritorna , ma che va assolutamente contrastata con il calore umano e con i contributi comunitari che le attese di Franco esigono per andare avanti e non tornare indietro, per crescere e non implodere. Grazie.
    Un caro affettuoso saluto Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    11 gennaio 2010 at 8:03 pm

  287. caro Paolo il Blog è nella sua natura uno sprawl di pensieri ed emozioni. C’è una bella differenza, però, con quello che coinvolge il territorio.

    La reversibilità della azioni (posso sempre correggere e specificare) è infinitamente più semplice rispetto alle azioni prodotte, per esempio, da una pessima norma urbanistica.

    La politica, in questo mi rifaccio ad un maestro, è l’arte di tessere relazioni e, nello stesso tempo, sapere accettare che un politico ideale non esiste, perchè il mondo non è perfetto. Le leggi, le norme ed i regolamenti, allora, sono un efficace antidoto agli errori, la cura che la democrazia ha sempre utilizzato per governare le azioni degli uomini. Platone su questo aveva ragione e continua ad averla, in base alla mia esperienza personale, ancora oggi. Una buona regola è un’ottima medicina.

    E’ giusto, mauro, dire “come fare” oltre che è “necessario fare”. Coralmente, una parte del Blog, sta infatti costruendo una proposta di come fare. Le risorse sono le stesse messe in campo a Cairano: entusiasmo e amore per la nostra terra, senso civico e sacrificio. Prossimamente su questo blog sprawl, e non solo, ovviamente.

    cordialmente
    mario perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    11 gennaio 2010 at 8:12 pm

  288. abbiamo in passato intrapreso diverse azioni come comunità provvisoria : ora che la compagnia è folle e numerosa è tempo di riprenderle e portarle a segno. una su tutte : il PARCO REGIONALE DELL’IRPINIA D’ORIENTE https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/no-alla-discarica-del-formicoso/il-parco-dellirpinia-doriente/
    (all’interno del post altri link utili)_
    Dobbiamo sicuramente riprendere l’azione di osservazione e denuncia sui mali del territorio (sanità, cementificazione, inquinamento, spreco di denaro pubblico). Il blog è uno strumento utile e potente. Utilizziamolo.
    Per il piano casa andiamo avanti; aspettiamo il testo di Fausto.
    Concordo con Franco e con l’osservatore: meno autocompiacimento e più azione politica.

    a Rocco : affettuosamente accetta l’invito a non candidarti. questa regione non ti meriterebbe.

    verderosa

    11 gennaio 2010 at 8:46 pm

  289. ecco una pratica del buon fare

    http://paesaggio.regione.puglia.it/osservatorio/main_login_page.php?info=DENIED

    questo lo potrebbe fare la comunità provvisoria

    @ verderosa
    la proposta, per il momento, è in preparazione a 4 mani. mario e fausto

    cordialmente
    mario perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    11 gennaio 2010 at 8:55 pm

  290. in relazione al parco dell’Irpinia d’oriente è necessario avere gli estreni del deposito allaregione della proposta di legge, che fu detto, (sui giornali allora) fece l’onorevole Giusto. Io non sono riusciti a trovarli.

    luca b.

    11 gennaio 2010 at 9:09 pm

  291. riporto il post che ho scritto anche nella colonna dei commenti, dopo aver riflettuto per l’intera giornata di ieri sul nostro Seminario di Paesologia.

    Ed è su questa parola. Paesologia, che, spero me lo consentiate, vorrei soffermarmi.

    E’ vero che ognuno di noi ha dato il suo contributo, così come è vero, ugualmente, che è a Franco Arminio che dobbiamo questa definizione e questa intuizione.

    Grottaminarda ci ha accolti senza battere ciglio, ha accolto con curiosità questa nuova disciplina, fatto che, credo, sarebbe stato impossibile qualche anno fa.

    Che cosa vogliamo fare noi adesso?

    Progetti? Proposte?

    Certo che si.

    Ma ciò che io ritengo essenziale, dopo l’incontro di Sabato e in vista della messa in rete del nostro primo Almanacco, è una chiara ed inequivocabile adesione di ciascuno di noi a quelli che sono i principi fondanti della “scienza” paesologica.

    Il che significa, a mio modestissimo avviso, una presa di posizione netta, una linea complessivamente unitaria e, all’interno di essa, un dibattito vivace e animato.

    Al margine, ma solo fisico, di questo post, vorrei ringraziare l’atelier di Egidio Iovanna, una sorpresa, una cosa del tutto nuova per un paese come Grotta, per troppi anni bollato semplicemente come il paese dell’autostrada. La disponibilità e la gentilezza di Egidio, così come quella di chi ci ha ospitati, sono il segno di un’apertura che dobbiamo sfruttare al meglio.

    Al nostro interno, e fuori di noi, ci sono idee, sogni, utopie, furori.

    Mettiamoli insieme, facciamoli dialogare con entusiasmo, con gioia. Abbandoniamo una volta per tutte le vecchie manie recriminatorie che abbiamo ereditato dalla nostra bella terra.

    E abbracciamola questa scienza arresa, tendiamole la nostra mano, diamole vigore e forza con le nostre voci e con i nostri sorrisi. Facciamo in modo che le nostre competenze dialoghino fra di loro e con lei e che, da questo, venga fuori il nostro progetto comune per questa terra.

    Nel mio intervento ho volutamente dichiarato la consaguineità dell’archeologia e della paesologia, e l’ho fatto perché è per queste somiglianze inevitabili e necessarie che mi sono avvicinata alla cp e a tutti voi.

    Io vedo ardore, lo intravedo negli occhi e nelle voci di chi c’è e di chi ancora potrà venire. Ed è in questo ardore che confido fortemente.

    Mi sento di dover ringraziare Franco per averci fatto incontrare, lo faccio apertamente, qui ed ora, perché bisogna anche saper dire “grazie”.

    Grazie a Franco, quindi, e grazie a Mauro, Agostino,Edda, Angelo, Luca, Fiorella, Ursula, Gianni, Dina, Paolo, Antonio, Enzo e atutti quelli che non nomino ma che ho nel cuore e in testa.

    Grazie a voi, amici miei. E’ per voi che sento di voler lottare e di volermi esporre.

    e.m.

    eldarin

    11 gennaio 2010 at 10:35 pm

  292. Non ululo. Non l’ho fatto e lascio l’incombenza ai veri animali.

    Ma dove si parla della mia terra, amo ascoltare per capire, prima di parlare.
    Dunque oserei dire qualcosa.
    La natura della C.P. prevede proprio ciò che in queste ore sta succedendo.
    Il fine era proprio quello di formare una ‘rete’ tra persone con formazione, esperienze ed ambizioni diverse. Tutte però affette da uno smodato, irrazionale, quasi istintivo, prima che cosciente, affetto per la propria terra.
    Nelle prime intenzioni, magari non proprio perfettamente delineate, ciò era evidente.

    Poi c’era una sorta di ‘patto sociale’ tra i partecipanti, “si poteva entrare nella C.P. senza essere invitati, ed uscire senza essere cacciati dalla C.P.”. (ciò è quello che ci distingue da ogni altra iniziativa di questi incerti tempi).

    Ciò era ed è noto a tutti oltre che ai soci ‘fondatori, o promotori’ che dir si voglia. Forse inconsapevolmente avete reso concreto quel disegno.

    L’iniziativa realizzata a Grottaminarda, E’ FINALMENTE LA C.P.!!.

    Questa C.P., così resa, è proprio il luogo in cui (quella mia idea vecchia) “l’entropia culturale, fatta di sogno, cultura e politica” di questa terra e di un suo gruppo di affezionati figli, diviene concreta.

    Non mi spaventerebbe, e così dovrebbe essere per Voi, né l’eccesso di “riflessione”, necessaria sempre, in una terra dove è meglio essere ‘guardinghi’ per ragioni evidenti di storia, né l’eccesso di azione senza la quale non si finalizzerebbe l’autocoscienza derivante dall’eccesso di riflessione.

    E’ normalissimo che il gruppo C.P. possa essere flessibile, non solo a parole ma concretamente e via via, secondo necessità, capacità e obiettivi possa dare i natali a gruppi e sottogruppi con obiettivi non antitetici, ma complementari (!), in cui nessuno può arrogarsi il diritto di rappresentanza unica del gruppo e neanche dare patenti di autenticità, generando e sancendo, così di fatto, una sorta di scissione’ ogni volta ci sia da “fare o pensare” qualcosa.

    Tranquilli: nessuno rappresenta nessuno, ma tutti nel contempo certamente si sentono ogni volta ben rappresentati da tutti gli altri! Ecco la novità, ecco la C.P.!
    Questo sarebbe oggi un bell’obiettivo. Questo dovete avere per obiettivo.

    Perché è la natura di ogni singola motivazione in favore dell’una o dell’altra scelta, che unisce i componenti della C.P. non un potere di rappresentanza ‘autentica’ che non è mai stato conferito ad alcuno, né da questi quindi può essere trasferito ad altri.

    Siete plasticamente il grande crogiolo delle forze residue e forse anche stremate di questa terra. Non distruggetevi distinguendovi. Questa terra ha troppo bisogno di tutti, anzi di ognuno.
    E’ l’equilibrio dovuto all’esperienza, quello che ognuno si sentirà di inserire nell’azione, appassionata comunque, che sceglierà di intraprendere, che garantirà tutti con gli altri.

    Tutti i possibili ambiti ed i relativi orizzonti che vorrete scegliere, sono buone azioni a difesa di questa terra e delle future generazioni per le quali lavoriamo. Non perdete l’orizzonte! C’è da qualche parte, al momento celato, ‘il grande timoniere’: il destino di questa terra.

    “Fare e pensare” in qualsiasi ordine li mettiate non sono in contraddizione: sono la C.P.! Devono convivere, è necessario e non pericoloso!
    E’ solo questione di un ‘sensibile equilibrio’.

    Senza diversificazione ed entusiastico, ingenuo, equilibrio saremmo un’accolita, non una comunità.

    EnzLu (il solito, però)

    enzlu

    11 gennaio 2010 at 10:36 pm

  293. … ma, insomma, non vi basta la ‘potenza evocatrice e generatrice’ di questa fenomenale ragazza a darvi la ragione per partecipare in qualsiasi forma?
    EnzLu (l’altro)

    enzlu

    11 gennaio 2010 at 10:40 pm

  294. la sorpesa più vera è stata vedere enzlu, l’altro giorno a grottaminarda.
    E sono lieto pure del comemnto sopra riportato, perchè ho sempre letto con attenzione e riflessione comemnti e post del signore in questione.

    luca b.

    11 gennaio 2010 at 10:52 pm

  295. propongo di riprendere il seminario agli stati generali del compleanno di arminio il 19 febbraio…

    sergio gioia

    11 gennaio 2010 at 11:06 pm

  296. Bella l’iniziativa. Belle le tematiche. Bello l’interesse per l’ Hirpinia. E’ bello vedere che c’è una fetta di Irpini che bada SERIAMENTE alla nostra terra.

    Permetteteci una sola considerazione,però.
    Non eravamo presenti all’incontro ma dalle foto su Flickr, si nota una scarsa presenza di nuove generazioni: il futuro, oggettivamente parlando, dei nostri luoghi.

    Riprendendo il concetto di Enzlu, la Rete che si è venuta a creare, dovrebbe trovare il modo di raggiungere ANCHE il target giovanile, e se quest’ultimo risulta disinteressato, trovare un modo o/e un mezzo per renderlo partecipe.

    Un in bocca al Lupo ai Lupi D’irpinia.

    Forum Nova Hirpinia

    11 gennaio 2010 at 11:30 pm

  297. “..possiamo tentare di fermare gli eserciti,ma non possiamo fermare un’idea quando il suo momento è giunto!” A.Dumas (padre)

    Attenzione però!…adesso stiamo solo preparando il terreno per una buona semina…per il raccolto bisognerà aspettare!
    Noi siamo figli di padri ammalati,siamo tutti fortemente convinti,ma non sappiamo di che!…non sappiamo cosa vogliamo veramente ,ma lo vogliamo subito e scambiamo la nostra fretta nevrotica per urgenza!
    Adesso dobbiamo essere capaci di passare dagli slogan a una riflessione sistematica e oggettiva .
    Le persone che ho sentito sabato sono una grande risorsa per L’Irpinia e non solo.
    Adesso la sfida che abbiamo di fronte è indicare un percorso ed un approdo.

    “Cosa sai fare?”,gli chiese la donna:” so digiunare,so aspettare ,so pensare” rispose Siddharta
    H-Hesse

    michele ciasullo

    12 gennaio 2010 at 12:07 am

  298. Vi anticipo un articolo che uscirà venerdì sul settimanale “Unico”.
    L’UMANESIMO DELLE MONTAGNE

    “Andate nei paesi allora, andate dove non c’è nessuno in giro. Abbiate cura di credere alla bellezza sprecata del paesaggio, portate il vostro fiato alle sperdute fontanelle del respiro” Franco Arminio, Elda Martino, Angelo Verderosa , Mauro Orlando, sono solo alcuni tra i tanti fautori del pensiero paesologico. Esiste un blog (https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/) che declina al meglio lo slogan “pensare globale, agire locale” la paesologia è un po’ tutto questo: Sguardo largo e piedi a terra, consapevolezza di uno status quo e volontà di riscatto. Quello che trovo in questo blog é qualcosa che pulsa laddove si crede che tutto sia spento, “dal Pollino alla Maiella” bleffando dice l’occhiello del blog, è l’ombelico irpino invece l’ orizzonte di questi blogger, ma questo non conta granchè, ciò che conta è che questi signori attraverso la rete mandano addirittura segnali di accellerazione. Alla desolazione, al senso di sconforto, alla marginalità apparente di questo bistrattato “entroterra” stanno cercando di rispondere attraverso la regina delle infrastrutture, attraverso la “CULTURA” si vuole infatti leggere, riscoprire, percorrere e finalmente VIVERE il proprio territorio. Questa è la novità.,
    Al castello d’Aquino di Grottaminarda (Av) il 9 gennaio scorso si è tenuto il 1° seminario sulla paesologia, la giornata di pioggia a noi (un Pestano e due Alburnine-dicasi quindi ”Lucani”) non ci ha scoraggiati, insieme ad un piccolo esercito di poeti, filosofi, insegnanti, archeologi, medici, impiegati, architetti, economisti, pubblicitari, casalinghe ed altra umanità, ci siamo messi in marcia per questo appuntamento. Al tam tam lanciato via web hanno risposto persone che risiedono in svariate località e città campane, questa giornata paesologica si svolta senza salamelecchi per nessuno e quindi si è autofinanziata, non c’erano i personaggi della cultura infiocchettata e non c’erano i tromboni della politica, mi è parso quindi un dialogo orizzontale, ogni intervento ha aggiunto stimolanti e variegati tasselli alla versione paesologica del “vivere in provincia”. C’era poesia infilata dappertutto, in una grotta sotto il castello c’è stata poi a conclusione della giornata anche una appendice teatrale.
    Da questo convegno ho tratto nuovi spunti di riflessione: Tutti i paesi si assomigliano svuotati come sono di quel sangue e di quella energia umana che esonda invece nelle caotiche strade cittadine e lungo la costa…ma non è stato sempre così l’archeologia, la storia, ci danno un contributo che capovolge e stravolge l’assetto attuale della nostra geografia e dei suoi baricentri. L’archeologia ci insegna che non esistono zone periferiche, anche sulle montagne più impervie (penso a Moio della Civitella) ci sono tracce di imponenti insediamenti, la presenza umana si addensava sulle alture e l’agricoltura ancorava la popolazione a vasti territori. Attorno ai reticoli di strade d’età romana hanno prosperato importanti municipia, Volcei, Aeclanum erano parti integranti e vitali di un vasto impero, con la stessa magnificenza si edificavano Roma e Pietrabbondante. Non c’erano posti “sperduti” tutto era centro e tutto era periferia la cura per i luoghi, l’arte edificatoria, strade, ponti, acquedotti, fori, templi, la civiltà affermava così se stessa ovunque. Si pensava e si realizzava in grande, poi l’impero si è frantumato e le dinamiche migratorie hanno fatto il resto. Per farla breve e per arrivare ai giorni nostri c’è da dire che paghiamo due volte lo stesso fenomeno, città sovraffollate e paesi spopolati, entrambi invivibili. Dei problemi della città si parla tutti i giorni, è cronaca ed in tanti se ne occupano, di questa Italia che qualcuno definisce “minore” invece se ne parla molto poco, quasi come se non esistesse, su questa dorsale appenninica spolpata è rimasto solo l’osso e non sorprende che nessuno si occupi seriamente della vita e del futuro dei suoi abitanti, i paesi appenninici sono visti e si vedono essi stessi come riserve indiane destinate ad autoestinguersi. Cosa si può fare per evitare questo allarmante scenario che molti prefigurano?
    Piccole lampadine si accendono ma attualmente non so rispondere. Forse necessita un nuovo umanesimo che parta proprio dalle zone interne, uno sforzo collettivo, un piano strategico. Ma poi penso, se il paese è un luogo dove “non si può barare” questo fuggi fuggi si comprende meglio: Nessuno vuole più guardarsi allo specchio. Si tornerà al proprio paese quando faremo pace con noi stessi.
    11 gennaio 2009 Lucrezia Ricciardi

    lucrezia

    12 gennaio 2010 at 12:12 am

  299. e allora vediamo di tirare le fila per un pò di cose da qui a due mesi.

    prima iniziativa, molto sperimentale:
    la comunità provvisoria e i giovani.
    contattare i forum giovanili e tutte le altre associazioni di ragazzi. ci vuole chi se ne occupa.
    direi che a inizio si può fare un incontro
    intitololato: i giovani irpini e la comunità provvisoria. si potrebbe fare al goleto. anche qui musica poesia e teatro alla fine. data possibile: metà marzo.

    seconda iniziativa:
    la comunità provvisoria e il piano strategico.
    come vorrebbero spendere i soldi europei, cosa suggeriamo noi.
    questa è una cosa da fare ad avellino, data migliore inizio febbraio.

    terza iniziativa:
    la petizione sull’urbanistica, e questa è una cosa da avviare subito.

    quarta iniziativa: le sentinelle del territorio.
    sempre in questa colonna di commenti sarebbe bello che ci fosse almeno ogni giorno qualcuno che ci raccontasse qualcosa dal suo paese, qualcosa legato a quello che vediamo fuori. a parte la colonna di elda a lacedonia, l’altro giorno al seminario abbiamo portato pochi exempla di come stanno le cose….

    quinta iniziativa: viaggio a melfi, data possibile fine febbraio

    arminio

    12 gennaio 2010 at 12:33 am

  300. ovviamente poi c’è l’almanacco di paesologia.
    direi che dovrebbe essere pronto per il 19 febbraio, cinquantesimo compleanno del paesologo….

    arminio

    12 gennaio 2010 at 12:35 am

  301. allora i post che riguardano la paesologia li possiamo mettere anche su questa colonna diventa tutto materiale da cui estrarre roba per l’almanacco.
    allora ecco l’intervista che ho fatto a una rivista di architettura

    0036 [SPECULAZIONE] Paesi, paesaggi, paesologia e Franco Arminio
    Franco Arminio è un ipocondriaco per curarsi scrive. Vive a Bisaccia, un comune campano di 4.400 anime. Quasi giornalmente va a fare visita ai piccoli comuni della sua zona, cammina, osserva, chiacchiera e spesso consuma il suo pranzo (un panino imbottito) seduto su una panchina, quando la trova. Dopo anni di attività pedestre ha inventato una nuova scienza la paesologia.[1]

    Salvatore D’Agostino: In Italia ci sono:
    835 comuni con meno di 500 abitanti
    1138 comuni fra i 500 e 999 abitanti;
    1669 comuni fra i 1000 e 1999 abitanti;
    1010 comuni fra i 2000 e 2099 abitanti;
    702 comuni fra i 3000 e 3999 abitanti;
    488 comuni fra i 4000 e 4999 abitanti.
    Per un totale di 5842 su 8100. Cioè circa il 72% dei comuni hanno meno di 5000 abitanti pari a una popolazione di circa 15.000.0000 milioni su 60.000.000, quindi il 25% della popolazione italiana vive nei piccoli paesi.
    Scrivi «Un paese è un luogo dove non si può barare».[2]
    Sono tutti luoghi da bandiera bianca?[3]

    Franco Arminio: Non credo che siano tutti paesi da bandiera bianca. I paesi da bandiera bianca in realtà sono molto pochi. Sicuramente non sono paesi da bandiera bianca quelli vicini alla città o quelli in pianura. il fatto che quindici milioni di italiani vivano nei piccoli paesi non significa che vivano in luoghi simili. Ogni paese è un po’ un caso a sé e quelli di cinquecento abitanti sono assai diversi da quelli di quattromila. Rimane il fatto impressionante che si parla poco di paesi e dei loro problemi. La paesologia nasce proprio dalla constatazione che ci sono i paesi e non se ne parla. Al massimo ci sono quelli che scrivono del proprio paese.

    SD: «”E’ da li che a me è venuta la voglia, o è tornata, di guardare non solo sempre avanti, ma anche oltre il bordo della strada. Per “PAESAGGIRE” come dice Zanzotto.
    No! Il paesaggio non è il panorama che si può comprare in cartolina, perché ci siamo dentro noi nel paesaggio!!
    PAESAGGIRE! IMMAGINARE!!
    Non solo nel virtuale, ma anche nel reale. Leggere i segni di quello che accadrà domani in quello che hai intorno adesso; il paesaggio non è una quinta da teatro che si possa tirare via così insieme al resto… senza che insieme strappino anche noi dalla scena. E’ per questo che ci sentiamo rigidi, spaesati, impauriti…»[4]
    Marco Paolini inizia così il suo viaggio, prima veneto e dopo italiano, facendo suo lo sguardo del poeta Andrea Zanzotto[5], il ‘paesaggio’ non è una visione estetica ma un deposito di tracce. La paesologia?

    FA: Con Zanzotto ho avuto una lunga frequentazione epistolare e anche telefonica quando scrivevo solamente in versi. Ho sempre amato il suo lavoro. Lui, come me, ha una precisa geografia della scrittura, nel senso che scrive quasi sempre all’interno dello stesso paesaggio. La paesologia non è una visione estetica, ma una forma di attenzione per i luoghi più sperduti e affranti. Ovviamente si può descrivere qualunque paese, ma credo che a me riesca meglio parlare dei luoghi più desolati, che poi spesso sono i luoghi più vicini al mio paese. La paesologia è un viaggiare nei dintorni, è la soluzione di chi non riesce più a stare nel proprio paese ma non riesce neppure a lasciarlo. Quando parlo di paesi parlo soprattutto di paesaggi, direi che sono la cosa che sento di più. Mi ricordo quando vado in un luogo più la curva di una collina che il profilo di un viso.

    SD: Alla 10° Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia dal tema “Città. Architettura e società” del 2006, il curatore del padiglione tedesco Philipp Oswalt presentò, la ricerca sulle ‘Shrinking cities’ ovvero le città che si contraggono: «La decrescita porta – esattamente come a sua volta la crescita – a trasformazioni di carattere fondamentale, cui corrispondono modifiche dei principi, dei modelli di azione e delle pratiche che di conseguenza generano nuove tendenze all’interno della società. Il fenomeno della contrazione urbana è dovuto a diversi processi di trasformazione. Nei vecchi paesi industrializzati, nei quali principalmente si è riscontrato il fenomeno del ritiro urbano negli ultimi decenni, le cause principali sono dovute alla suburbanizzazione, alla deindustrializzazione, al calo demografico e ai cambiamenti politici seguiti alla caduta del comunismo.»[6]
    In Germania vi è una programmazione nei confronti di queste realtà, l’IBA di Berlino a tal proposito ha stilato 10 principi.[7]
    In Italia, molte città si sono contratte ma contrariamente alla sensibilità politica/accademica tedesca sono stati agevolati interventi non organici che favoriscono la cementificazione coatta.
    Qual è il rapporto tra il costruito e gli abitanti nei paesi che vai a visitare?

    FA: Nei paesi ci sono più case che abitanti, penso soprattutto ai paesi svuotati dall’emigrazione, quelli che stanno nelle zone più interne e montuose. Spesso sono stati proprio questi emigranti ad alimentare la cementificazione. Molti tornano nei paesi proprio per fare prendere aria alle loro case, chiuse tutto l’anno. Un’altra cosa che mi colpisce è che i paesi abbiano il buco a centro. Quelli che non sono andati via hanno realizzato una sorta di emigrazione in periferia. Io li chiamo i disertori sociali. A causa loro i paesi sono abitati più nei loro margini che al centro. E questa conformazione del costruito contribuisce a creare una sorta di effetto vuoto che si ha andando in giro per i paesi. Sarebbe opportuno riportare nuovi residenti creando delle facilitazioni chi decide di comprare casa nei piccoli centri. D’altra parte sarebbe anche il caso di bloccare la costruzione di nuove case, ma favorire solo la ristrutturazione di quelle ubicate nei centri storici.

    SD: È possibile ristrutturare le abitazioni del nucleo più denso dei paesi, non credi che per gli emigranti o gli abitanti siano case povere, inospitali, vecchie?

    FA: Ieri sono stato ad Accadia[8], in provincia di Foggia. C’è un pezzo di paese interamente ristrutturato, ma completamente vuoto. Ora vorrebbero affidarlo a un’agenzia turistica, ma è una scelta che non ha senso. La sfida vera è portare nuovi residenti nei paesi. Il patrimonio edilizio è notevole, come quantità e qualità. È una situazione che ho constatato di persona in moltissimi paesi. Magari ci sono zone in cui le case sono povere e inospitali, ma sarebbe meglio risistemarle piuttosto che costruire ancora case nuove.

    SD: Non credi che questi luoghi amabili per il turista di passaggio siano incompatibili con le esigenze abitative dell’uomo contemporaneo?

    FA: In parte si. D’altra parte “l’uomo contemporaneo” deve capire che non può usare gli spazi a suo piacimento. E penso che alla logica di casa bella in un luogo brutto debba subentrare una logica in cui la bellezza del luogo sia più importante della bellezza della casa. L’uomo contemporaneo deve lasciare il delirio della dimora autistica e deve tornare ad abitare di più gli spazi collettivi. Se ognuno vuole abitare in una reggia è chiaro che fra poco non ci sarà più terra e il mondo diventerrà un gigantesco deposito di materiale edile. Purtroppo da questo punto di vista l’italia è all’avanguardia.

    SD: «Il centro storico è in rovina, il resto è periferia, una periferia dispersa casa per casa. Solita storia di una comunità in fuga dal passato». Franco Arminio[9]
    Per Vincenzo Cerami «l’Italia di oggi è un’unica città senza soluzione di continuità».[10]
    La fuga di cui parli è osservabile sorvolando il nostro territorio.
    Che cos’è la periferia nelle piccole comunità?

    FA: Io frequento i luoghi italiani dove questa città diffusa si interrompe. Penso alla Lucania, al Molise, alla Sardegna. L’italia costruita dalle betoniere è veramente sconsolante.
    Le periferie nei piccoli centri sono i luoghi dei disertori, i luoghi di chi ha voltato le spalle al suo paese, ma non ha avuto il coraggio di andarsene lontano.

    SD: Che cos’è la paesanologia?

    FA: La paesanologia è la disciplina praticata dagli storici locali, dai presidenti delle pro loco. Sono figure a tutti note, non credo sia necessario aggiungere altro.

    SD: «Una volta nei piccoli luoghi si guardava il mondo come una faccenda che avveniva altrove. Il paese era un altro mondo.»[11] e «Adesso è quasi l’una. Accenda (sic) la videocamera su una vespa dove un tipo del paese vende due orologi a cinque euro. Mi dice che ha pure gli accendini porno e che se voglio incontrarlo posso andare su youtube o su facebook. Adesso l’incontro reale è sempre più solo l’occasione per darsi appuntamento nel mondo virtuale, un appuntamento che spesso si evade perché dimentichiamo il nome o perdiamo i numeri che ci hanno dato.»[12]
    Qual è la visione del mondo nei paesi oggi?

    FA: Difficile dire qual è la visione del mondo nei paesi oggi. Direi che salvo eccezioni c’è un sentimento piccolo, che è quello di entrare in questo mondo, senza rendersene conto che la grandezza di un paese oggi sta proprio nel suo essere fuori dal mondo. Un mondo spento e velleitario dovrebbe incoraggiare più spinte che centrifughe e non le ossessive spinte centripete a cui ancora assistiamo.

    SD: «Franco Arminio uno dei poeti più importanti di questo paese, il migliore che abbia mai raccontato il terremoto e ciò che ha generato scrive in una sua poesia: “Venticinque anni dopo il terremoto dei morti sarà rimasto poco. Dei vivi ancora meno”. Siamo ancora in tempo perché in Abruzzo questo non accada. Non permettere che la speculazione vinca come sempre successo in passato è davvero l’unico omaggio vero, concreto, ai caduti di questo terremoto, uccisi non dalla terra che trema ma dal cemento».
    Roberto Saviano conclude così il suo articolo dedicato al terremoto abruzzese del 6 aprile 2009, teme «la maledizione del terremoto non è soltanto quel minuto in cui la terra ha tremato, ma ciò che accadrà dopo».[13]

    FA: Ormai è normale definire con la parola terremoto anche tutto quello che accade dopo, con la fase di ricostruzione. La via che mi sento di suggerire è quella di ricostruire i paesi più che le case. Un paese è qualcosa di più che un insieme di case, questo bisogna sempre ricordarselo.

    SD: Lo scrittore Angelo Ferracuti nel 2005 ti venne a fare visita, ecco come descrisse Bisaccia:
    «Venerdì 18 novembre 2005.
    9.00
    Ho preparato il bagaglio. Anche questo breve viaggio è finito e penso che ho visto un altro piccolo pezzo di mondo. Il cielo è aggrottato, per le strade annusi aria di neve. Prima di andarmene faccio un giro per il paese. Le casette in pietra del corso, ‘equilibrio e la grazia dei caseggiati fanno a cazzotti con il cemento del paese nuovo. Stanno come la civiltà alla barbarie. Vicino alle scuole elementari c’è la chiesa, ma sembra un osservatorio della Nasa. circolare, e davanti ha una specie di strano obelisco con in cima quello che sembra un radar. Forse è un misuratore del cattivo gusto, del brutto, e qui ce n’è davvero tanto. È quasi tutto opera di un geniale architetto napoletano».[14]
    L’architetto napoletano è Aldo Loris Rossi, anch’esso bisaccese, chiamato a ricostruire il paese dopo il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.
    «Io quando muoio non voglio essere portato in questa chiesa –la stessa descritta da Angelo Ferracuti- e non voglio che sia questo prete a dire la messa». Franco Arminio[15]
    Oggi le due Biasccie si osservano, forse si fronteggiano. Dopo 29 anni come e dove vivono i bisaccesi?

    FA: Ci sono tre paesi. Il nuovo, il vecchio e il cimitero. Oggi, almeno a Bisaccia, il paese dei morti mi pare di gran lunga il più vivo. Ho sempre pensato al mio paese come a un luogo particolare, un luogo con una combustione intellettuale molto forte. Adesso e piuttosto precipitosamente questa anomalia del mio paese va scemando. Stiamo diventando uno dei tanti luoghi spenti dell’appennino meridionale. I bisaccesi vivono male e dicono di stare malissimo, come tutti i meridionali. È un paese di cattivo umore e di cattiva volontà, luogo ideale per i miei esercizi di anatomopaesologia. Non ci sono slanci speranzosi. La vitalità è così bassa che perfino i rancorosi sembra abbiano perso le unghie e i denti.

    SD: Questa non è una domanda ma una richiesta: un consiglio agli architetti, urbanisti e ingegneri delle piccole comunità.

    FA: Un architetto che lavora nel suo paese dovrebbe sempre ricordarsi che se fa una porcheria dovrà vedersela davanti agli occhi ogni giorno. In un piccolo paese ci vuole una grande architettura, questa è l’idea che dovrebbe guidare il lavoro dei tecnici.

    11 gennaio 2010

    Intersezioni —>SPECULAZIONE

    Come usare WA —————————————————Cos’è WA

    __________________________________________

    Note:

    [1] «La paesologia è una forma di attenzione. È uno sguardo lento, dilatato, verso queste creature che per secoli sono rimaste identiche a se stesse e ora sono in fuga dalla loro forma.» Franco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Laterza, 2008, p. 180
    «In realtà il mondo in cui viviamo è perfettamente simile a quella cosa un po’ opprimente che è un posto di cinquecento abitanti, La società globale è la società della ruralità di massa. Niente piazza, niente vita comunitaria, ognuno è un pastore che pascola le sue pecore morte. Veramente non c’è scampo. Poi uno può decidere di non pensarci, può capitare che ci si diverta passeggiando in riva al mare o facendo l’amore in una stanza d’albergo, può essere che si stia bene su una panchina del proprio paese, tutto può essere, ma siamo nel campo delle deroghe, delle eccezioni. La regola, la legge che si profila sembra seguire la curva delirante della mia disciplina: paesologia, tanatologia, teratologia. Detto altrimenti: il mondo è un paese, il paese è morto, dunque il mondo è un inferno abitato da mostri.» op. cit., p. XIII
    «La paesologia non si occupa di chi parte ma di chi resta. È la disciplina che segue chi non avanza a vele spiegate, ma chi inciampa, chi sente la vita che si guasta giorno per giorno, paese per paese.» op. cit., p.186

    [2] Franco Arminio, op. cit., pp. XII-XII

    [3] «Va di moda assegnare le bandiere ai luoghi. C’è chi assegna la bandiera blu alle migliori località di mare e chi quella arancione ai paesi più belli. La scuola di paesologia potrebbe assegnare la bandiera bianca ai paesi più sperduti e affranti, i paesi della resa, quelli sulla soglia dell’estinzione. Ce ne sono tanti e sono i meno visitati. Non hanno il museo della civiltà contadina, non hanno il negozio che vende i prodotti tipici, non hanno la brochure che illustra le bellezze del posto, non hanno il medico tutti i giorni e la farmacia è aperta solo per qualche ora. Sono i paesi in cui si sente l’assenza di chi se n’è andato e quella di chi non è mai venuto. Non hanno neppure stranezze particolari: gli abitanti non sono tutti parenti tra di loro, non fanno processioni coi serpenti, non fanno la festa degli ammogliati, non hanno dato i natali a una famosa cantante o a un politico o a un calciatore. Non hanno neppure particolari arretratezze, hanno l’acqua calda in tutte le case, hanno le macchine e il televisore, tutti hanno di che mangiare e un tetto dove dormire.» op. cit., p. IX

    [4] Marco Paolini, I Cani del gas’, Einaudi, Torino, 2002

    [5] Andrea Zanzotto, La Beltà, Mondadori, Milano, 1968

    [6] Città in contrazione presso la 10° Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia, 2006

    [7] IBA ristrutturazione urbana 2010. Nuove prospettive per le città in cambiamento

    [8] 10 luglio 2009 [ndr data dell’email]

    [9] Franco Arminio, op. cit., p. 147

    [10] Intervista a Vincenzo Cerami su ‘Fahrenheit’ radiotre, 5/12/2007

    [11] Franco Arminio, op. cit., p. 179

    [12] Franco Arminio, mattinata a candela, blog Scuola di paesologia, 27 marzo 2009

    [13] Roberto Saviano, La ricostruzione a rischio clan ecco il partito del terremoto, La repubblica, 14 aprile 2009 (qui)

    [14] Angelo Ferracuti, Le risorse umane, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 204

    [15] Franco Arminio, op. cit., p. 49

    Approfondimenti:

    Blog Scuola di Paesologia, Corriere del Mezzogiorno

    Blog Comunità provvisoria

    Cairano 7x

    Libri di Franco Arminio

    Franco Arminio, Il vocabolario di Fahrenheit, Programma radio tre del 28/12/2009-01/01/2010

    arminio

    12 gennaio 2010 at 12:44 am

  302. nella giornata appena trascorsa siamo andati di molto oltre i mille contatti. era da tempo che non accadeva.
    direi che è il caso di mantenere questa media. per farlo basta scrivere e parlare in giro di questo blog.

    Arminio

    12 gennaio 2010 at 12:48 am

  303. Franco: notizie di Antonio “fornaitec” ?

    Ritengo che la comunità ritrovata non possa fare a meno del suo prezioso contributo, per me è una persona eccezionale,oltre che un vero autentico amico.

    Il blog sta andando “a manetta” parafrasando un gergo tipicamente giovanile.

    Invito i giovani, cioè i ragazzi dai sedici ai venticinque anni, ad intraprendere una proficua collaborazione con il blog comunitario nella sezione “giovani” che Angelo vorrà implementare, con il contributo di Michele Ciasullo

    Buona giornata Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    12 gennaio 2010 at 7:48 am

  304. sulla prima iniziativa, cp e i giovani, ripropongo le mie prime due idee-sprawl:
    1) borse di studio
    2) banda musicale

    1) Dobbiamo coinvolgere su due-tre temi individuati altrettanti laureandi-laureati (urbanistica? fondi strategici? campagne archeologiche?) dove al nostro interno abbiamo le professionalità per un proficuo tutoraggio e metterli a studiare.
    2) riprendere la cultura popolare delle bande-musicali “in chiave Innarella” coinvolgere ragazzi delle superiori e metterli a suonare. Sarebbe un botto!

    Dobbiamo formare giovani di valore(i) che siano quanto di più lontano dalla sindrome di Nino Zichella, quello inserito sempre in qualche progetto pilota.

    paolo

    12 gennaio 2010 at 9:10 am

  305. il commento di LUCREZIA RICCIARDI, per una più agevole lettura, è stato impaginato da angelo come post

    https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/01/12/l%e2%80%99umanesimo-delle-montagne/

    grazie lucrezia, grazie ‘lucani’

    comunità provvisoria / avviso

    12 gennaio 2010 at 9:56 am

  306. Carissimo Giovanni Ventre, ho letto il tuo messaggio uaoooo ma è bella sta storia

    “per Nano: la fattoria c’è, è ad Aquilonia, ci sono gli animali, c’è il fieno, c’è la vita. Se vuoi sono a tua disposizione per organizzare qualcosa.”

    Ora vorrei venirti a trovare quando tu sei disponibile. Purtroppo per me ora i sabati e domenica li tengo (quasi tutti) impegnati fino al 2023…..e quindi dorvemmo fare un pomeriggio infrasettimanale.

    rispondimi alla email che ti ho inviato sul tuo link sito.-….. =:o)

    cia nanos

    Nanosecondo

    12 gennaio 2010 at 10:18 am

  307. @ nano e giovanni ventre

    se posso essere utile
    sono a vs disposizione ( usatemi! )per quanto state immaginando ad aquilonia, essendo amministratore di quel comune posso dirvi che ci sono diverse strutture inutilizzate o sottoutilizzate che abbiamo intenzione di rivitalizzare.

    un saluto
    enzo t

    enzo tenore

    12 gennaio 2010 at 11:09 am

  308. qualcosa non quatra nel vostro gruppo a sentire il dirigente dell ente provincia e turismo a grottaminarda al seminario e sentirlo ieri alla conferenza stampa su fuoco barocco ad avellino. si spenderanno tra poco trecientomila euro con maschere e marionette importate da culture minori e non si va in alcuna dico alcuna direzione dei tanti propositi detti sabato al seminario.
    non quatra e non c’è coerenza
    ritiro il gradimento inizialmente espresso
    invito la comunita e in particolare il suo capo arminio a dire che ne pensa

    Anonimo

    12 gennaio 2010 at 11:29 am

  309. Carlo Petrini, in un articolo apparso su Repubblica il 21 maggio 2008, con il titolo “Una cultura da cambiare”
    affronta la problematica del nuovo modo di intendere l’economia applicata alla pianificazione dei territori.

    Rispetto alla conservazione e tutela del paesaggio è una rivoluzione culturale in cui è forte il collegamento ai temi trattati dalla nostra “paesologia”. In molti punti dell’articolo sono evidenti i riferimenti all’approccio paesologico: ascolto, soprattutto.

    Tra i punti che mi hanno colpito c’è una domanda che rivolge al lettore: “quanto costa l’ orrore di un cartello che, in mezzo a colline vitate, avvisa che respirare può essere pericoloso?”. Ecco di seguito lo stralcio dell’articolo, che suggerisco di leggere con attenzione. Gli strumenti della cura ci sono, tocca a tutti noi metterli in pratica. Anche a costo di apparire retorici ed entusiasticamente non originali.

    @fausto altavilla
    sono a buon punto con una proposta da sottoporre ai tavoli di concertazione dell’Amministrazione Provinciale di Avellino ai fini della redazione del nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.

    ” [……] L’ economia del “non fare” ha le sue radici nella cultura dell’ osservare. E del chiedersi: che bisogno ce n’ è? L’ economia del “non fare” ha uno sguardo lungo, non ragiona in termini di ritorni immediati: ha i tempi della natura, non quelli della finanza. Investe a lunghissimo termine e ha straordinari ritorni, perché è un’ economia che non si occupa solo di denaro. Si occupa di culture, di identità, di territori, di origine, di storia e di storie; si occupa di paesaggio, di turismo, di conoscenza, di salute e di bellezza; si occupa di vigne, di imprenditoria, di mercato, di relazioni, di comunità, di coerenza.

    Siamo capaci di calcolare queste spese? Quanto costa una collina distrutta? Quanto costa un paesaggio devastato? Quanto costa un anziano che si immalinconisce perché il figlio non curerà più la vigna? Quanto costa l’ orrore di un cartello che, in mezzo a colline vitate, avvisa che respirare può essere pericoloso? Quanto costa un bambino che cresce in mezzo alla bruttura? I crociati del fare insorgeranno: con la cultura del non fare non ci sarebbero nemmeno le vigne, diranno. Troppo facile esagerare. Troppo facile far finta di non capire che quando parliamo di economia del non fare stiamo parlando, semplicemente, di economia della cura.

    E la cura è una cosa seria, complessa e delicata. Che richiede sensibilità, competenza e dedizione. Perché non si può, mai, curare solo una parte. Ecco cosa ci chiede la Terra con la sua voce stanca: che ci si prenda cura di lei. Che la si smetta con gli interventi, le violenze, le conquiste. Che ci si metta in ascolto, per capire dove duole, cosa le fa male, cosa le fa bene. Deponiamo le armi del fare, smettiamo di considerarci padroni a casa d’ altri. Cerchiamo di non disturbare, di non interrompere, di non sporcare. Ascoltiamola e prima o poi capiremo che la cura che serve a lei, è la stessa che serve a noi. Se non ci alleniamo in questo esercizio, gli unici messaggi che riusciremo a cogliere resteranno quelli delle catastrofi. E dopo ogni catastrofe i falsi crocerossini del fare si rimettono all’ opera, mentre i curatori del far bene vedono allontanarsi il traguardo del benessere. Carlo Petrini”

    cordialmente
    mario perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    marioperrotta

    12 gennaio 2010 at 11:41 am

  310. @ Mario
    Si , credo che si è in grado di calcolare quanto costano le”spese” che ai elencato. Nell’intervento che ho fatto a GRottaminarda, proprio questo ho tentato di spiegare.
    L’ISEW , per esempio, Indice di Benesere Economico Sostenibile, è un tentativo serio e riuscito di mettere i decisori politici a confronto con dati economici seri, che vanno al di là del PIl. L’almanacco di paesolgia, conterrà anche questo approfondimento.
    http://www.foe.co.uk/community/tools/isew/index.html

    luca b.

    12 gennaio 2010 at 1:57 pm

  311. @ nano e giovanni ventre

    vi ho scritto un email se fosse possibile vederci un pomeriggio insieme a voi ….ne possiamo parlare meglio dell’idea che cio nella capaccia.

    cia nanos

    Nanosecondo

    12 gennaio 2010 at 2:16 pm

  312. caro anonimo
    quando fai domande così lecite che bisogno c’è di essere anonimi?
    in ogni caso ho scritto proprio ieri sera a spagnuolo in merito ai suoi rapporti con la comunità provvisoria.
    tengo a precisare che non è dagli altri che deve venire la soluzione ma dal lavoro di ognuno di noi.
    e io lavoro ogni giorno…..
    domani parlo di paeosolgia al carcere di lauro
    sabato sono a treviso per un convegno pure dedicato tutto alla paesologia.
    la cp non ha padroni ed è una creatura collettiva. il guaio è che molti preferiscono ancora stare alla finestra.
    sono dei fessi, non è tempo di aspettare grazie
    la grazia è in quel che facciamo noi….

    Arminio

    12 gennaio 2010 at 4:34 pm

  313. mettoqui il pezzo scritto da ugo santinelli e uscito ieri sul mattino

    Grottaminarda possiede un castello normanno da poco restaurato, e accanto uno splendido campanile. A cucire lo spazio tra il castello e il campanile, aree bitumate anonime e brutture edilizie post-sisma. Ottimo esempio pratico per incontrarsi nelle salette del castello e discutere di paesologia, convocati dalla «Comunità Provvisoria». Alla fine della densa giornata, si comprenderà che la paesologia è una scienza informe, duttile, dove devono funzionare al meglio olfatto e vista ancor più della ragione. Molto democratica, perché tutti possono dichiararsi cultori della materia, definirne a piacimento confini e livelli. Franco Arminio, che dell’informe scienza è antesignano, tenta di domare i tempi troppo stretti per gli interventi, tutti esondano mossi più da passione che da logorrea convegnistica. Anche gli strumenti di esercizio sono i più vari. Si dichiarano a modo loro paesologi, scrittori e poeti – naturale, visto il mestiere esercitato dal padrone di casa – medici e musicisti, architetti e pensionati a spasso, imprenditori del turismo e dell’agro-alimentare, archeologi e filosofi, irpini altrove in trasferta da decenni e neo-irpini che ci leggono come sciuponi delle nostre «ricchezze naturali», manco affiorasse l’oro. Affiora, ma non si palesa appieno, il dissidio tra chi impacchetterebbe il meglio dell’Irpinia per proporlo ad un flusso turistico di nicchia, elitario nella sapiente fruizione, e chi ritiene la paesologia applicata come cosciente e quotidiana modifica dei propri comportamenti. Una paesologia innanzitutto degli irpini per gli irpini, poi se vengono gli altri da fuori, tanto meglio. La «Comunità» discute di continuo attraverso il proprio blog dove gli interessati potranno trovare gli scritti preparatori e gli interventi che dovevano esser letti nell’occasione, accantonati per un dialogo occhi negli occhi. Persino gli occhi finiscono per ascoltare, complici le immagini e i video proiettati di continuo, accanto ai relatori. Provvisorio o provvisoria è parola molto adoperata, rimpallata tra le voci, ma non è sinonimo di debole, incerto, inutile. Provvisorio come sguardo non definitivo, rivolto ai muri di un paese o alle persone. Noi mutiamo di identità, i muri si sgretolano, i volti scandiscono il passaggio del tempo, i pendii ora di verde lucido per la pioggia scivolano verso il basso, talvolta purtroppo con la velocità di una frana, i paesi nascondono altri paesi che aspettano di essere riletti. Nella discussione del pomeriggio risulta centrale l’intervento della Elda, archeologa per passione e per mestiere: sfata l’interessata vulgata delle aree interne in cui l’antico è assente, ridotto a pietre anonime affogate nel terreno, giusto per essere inutili ostacoli all’edilizia e all’urbanistica trionfante di fine secolo. La Elda illustra tutto con l’esempio di Lacedonia, dove terme romane e sovrastanti edifici di culto sono stati ruspati via, per decisione di tecnici e amministratori locali. La discussione di Grottaminarda è stata ricca, persino in modo inaspettato. Si sfogliano i giornali, quelli de «Il manifesto» hanno inviato il narratore Angelo Ferracuti in Sardegna, e dedicano un paginone ai giovani indipendentisti sardi, determinati e non violenti. Ferracuti, per inciso, scrive che ciò che ha visto e ascoltato gli ricorda molto la «Comunità Provvisoria». L’Irpinia saldata ai destini della Sardegna? Discussione ricca di sentimenti e ragioni per l’assenza dei politici di professione, ma l’Irpinia dei politici di professione ha vissuto la fine dell’anno rinchiusa nello scontro di fedeltà, tra piattaforma logistica e accordo di reciprocità avellinese, in nome di strategie – piani o scelte che siano – evocate, invocate e non scolpite. Un cerchio autistico e rituale da spezzare con altri incontri; per non essere gli spettatori di un teatrino quotidiano dalle infinite repliche. Magari, se la «Comunità Provvisoria» cominciasse a lambire Avellino, anche per sfuggire all’idea di un’Irpinia fatalmente rinchiusa tra i monti, dal Pollino alla Maiella secondo i termini posti sul blog, mentre i corridoi trans-europei prima o poi solcheranno terre a noi vicine e scavalcheranno mari oltre le coste sarde. E se le parole ascoltate avessero la forza di costringere gli amministratori a decisioni condivise per l’uso degli ultimi fondi comunitari, anche quelli, ahimè provvisori.

    Arminio

    12 gennaio 2010 at 4:45 pm

  314. Posto qui di seguito l’intervento letto a Grottaminarda, per l’almanacco. Magari lo invio anche a Luca , se è più pratico. Sono dell’idea , per la proposta di Fausto Altavilla, di organizzare un GRUPPO DI LAVORO (io ci sto) che organizzi il modo migliore per organizzare la petizione per la modifica della legge regionale urbanistica. Direi che occorre svolgere una funzione di informazione e stimolo, per poi fare da coordinamento, come CP, per portare a buon fine l’iniziativa, approfittando anche del “megafono” delle imminenti elezioni regionali.
    La scaletta delle iniziative proposta da Franco Arminio mi convince molto, e credo che ci si possa e si debba lavorare con convinzione, dando tutti il proprio contributo, ciascuno facendo quel che sa e quel che può, ma facendo.
    L’altra grande iniziativa da agganciare alla petizione è la proposta di legge regionale per il Parco Naturale dell’Irpinia d’Oriente, anche come disinnesco” di eventuali futuri tentativi di “monnezzizzare” a discarica il Formicoso.

    Salvatore D'Angelo

    12 gennaio 2010 at 9:25 pm

  315. LA PAESOLOGIA NON E’ UNA MISTICA,
    MA UN MODO NUOVO DI ESSERE PARTE ATTIVA DEI/NEI PAESI:UN’IPOTESI DI PAESOLOGIA PER IL CAMBIAMENTO.

    di Salvatore D’Angelo

    Cosa sia la paesologia ormai è chiaro a tutti quelli che frequentano la Comunità Provvisoria o leggono i libri di Franco Arminio. Io lo riassumerei nel modo seguente:
    “ una maniera non invasiva e intelligente di porre i paesi al centro di una nuova idea della qualità della vita, non legata necessariamente al modello produttivo post capitalista.”

    Ancora oggi più del 42% della popolazione italiana vive nei paesi ; il fenomeno di violento e caotico inurbamento degli anni cinquanta-.settanta si è arrestato o ha cambiato di segno. Ma non è tutto oro quel che riluce; il modello di vita post capitalista ha portato nei paesi un tratto indelebile, che Franco Arminio coglie in termini drammaticamente poetici e letterari : la desolazione, umana, geo ambientale, sociale. La desolazione come sintomo di crisi di un sistema e di un modello di vita.

    Questo è tanto più vero quanto più il modello urbanocentrico, filiazione diretta dell’industrialismo, è in crisi permanente e aggravata dalla globalizzazione, dalle delocalizzazioni di interi comparti industriali verso l’est europeo e l’estremo oriente.

    Le zone interne e le pianure, le dorsali appenniniche, siti di una civiltà agricola millenaria dai tratti ben marcati, nel cinquantennio che va dagli anni Quaranta ai Novanta, hanno subito un processo di svuotamento umano , e allo stesso tempo di assalto selvaggio da parte di modelli produttivi e di vita urbanocentrici.

    Da un decennio a questa parte tale processo ha assunto un altro segno: le zone interne, le dorsali appenniniche, hanno subito una re-urbanizzazione “stanziale”, Per capire ciò che voglio significare; basta leggere i reportages di Franco Arminio a proposito della ricostruzione post terremoto , sulla maniera di costruire sull’orlo” dei paesi, mentre il tradizionale centro diventa “vuoto”, con modelli costruttivi che poco o nulla hanno a che vedere con il “segno” architettonico di una civiltà altissima e funzionale a un modello che ora è messo ai margini.

    Parimenti, le pianure hanno subito veri e propri stupri geo ambientali, il cui segno distintivo sono stati prima le fabbriche “cattedrali nel deserto, senza alcun legame organico con l’ambiente circostante, costrette a chiudere o a forti ridimensionamenti in poco meno di un ventennio, e ora gli enormi centri commerciali che sorgono come funghi, ma che subiranno lo stesso destino, a causa della globalizzazione selvaggia del commercio. I sintomi sono già manifesti qui e là.

    Modelli catapultati dall’alto, che non creano ricchezza vera, ma rapinano il territorio, svuotano le piccole attività e specializzazioni locali, disperdono un patrimonio di cultura lavorativa immenso , con la sola funzione di moltiplicare capitali nati e trasferiti altrove attraverso il riciclo di capitale “sporco” locale.

    Qual ‘ è il risultato di questo “modello di sviluppo”?

    Basta guardarsi intorno: pianure devastate , avvelenate, colline e montagne aggredite in maniera dissennata, con quelle poche oasi naturali (il Formicoso, i parchi cilentani) proposte come immense discariche ; cioè ancora una volta il territorio al servizio di un modello di vivere e di produrre che ha ampiamente mostrato tutti i suoi limiti.

    Attenzione, amici, non vi sto proponendo uno schema di lettura meramente socio-economico all’interno di una cornice ideologica, come qualcuno potrebbe obiettare per il riflesso condizionato di un pensiero che fa dell’ideologia della morte delle ideologie il nuovo vestito della canzone antica della rapina del territorio e delle risorse da parte di un capitalismo che ora ha la veste sempre più impalpabile della finanziarizzazione.

    Al contrario, queste riflessioni sono il portato di un corretto atteggiamento “paesologico”.

    In questo senso la paesologia non è né la mistica della crisi né l’agognare il ritorno al “bel tempo andato” e nemmeno il contrapporre le “piccole patrie” locali alla “corruzione” dell’urbanesimo.

    Essa è una forma di “nuovo umanesimo” dal segno inequivocabilmente democratico, popolare, sinergico, aperto al mondo, perché pone l’uomo, il rapporto con l’ambiente in cui vive, il legame con la terra , la sua cultura e civiltà, al centro di ogni e qualsiasi idea di “sviluppo e/ o programmazione sul territorio. Perché verso di esso si pone non in termini predatori o di sfruttamento, bensì con sguardo , intelligenza e cuore “clementi”.

    Un anno di osservazione e di partecipazione alle iniziative della Comunità Provvisoria mi fanno convincere sempre di più che coniugare computer e pero selvatico non è solo uno slogan suggestivo né una velleità, ma una strada percorribile.

    Tutto quello che sin qui è venuto fuori, la proposta di legge per un Parco dell’Irpinia d’Oriente, la costruzione dell’Università Popolare dell’Irpinia, l’evento di Cairano 7x, la pratica del TURISMO DELLA CLEMENZA,con le visite attente e dolci ai paesi, la riscoperta in termini nuovi delle proprie tradizioni, l’idea di una nuova guida al territorio, il riproporre la tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio come un modo intelligente di fare cultura e sviluppo attraverso una corretta proposta turistico-ambientale; l’idea di elaborare delle linee guida a base paesologica da proporre alle amministrazioni locali per i loro Piani regolatori e programmi di fabbricazione,; l’interrogarsi su forme di sviluppo alternative poggiate sull’eolico e sul fotovoltaico, su un sistema di trasporti, anche privato, che punti a forme alternative di energia…insomma tutto questo nasce da un corretto atteggiamento paesologico, inteso come forma di nuovo umanesimo, che non è una velleità, ma un modo di essere e di agire, e ciò facendo,un modo per praticare una serena, positiva obiezione all’esistente.

    Dunque la paesologia propugna un rapporto attivo con i paesi e nei paesi; propone un rapporto dialettico, non conflittivo con chi detiene il potere decisionale; essa esercita l’inalienabile diritto a essere elemento propositivo e riequilibratore, di contrasto a tutto ciò che tende a trasferire nei paesi un modello di vita e di sviluppo che ha prodotto desolazione, barbarie di nuovo tipo, caduta di umanità.

    Insomma una maniera programmaticamente attiva di praticare una serena e positiva obiezione all’esistente, che si interroga nel rapporto provvisorio con l’ambiente e con la vita stessa e , nell’interrogarsi ad alta voce e collettivamente, fa rete per produrre nuovo senso, nuovi significati.

    La paesologia e chi la propugna si fa “soggetto politico” nel senso più alto e classico della locuzione, e dunque promuove attivamente il “cambiamento“ attraverso le sue proposte, le idee nuove, una cultura e un’arte non di consumo o di rapina, né tecnocratiche, che si sviluppano invece sotto il segno di questo nuovo umanesimo.

    A tal proposito l’evento di Cairano 7x è stato uno spartiacque in quanto maniera possibile di fare cultura, arte e politica sotto una forma diversa . Mi piace ricordare l’apporto decisivo di un privato, Franco Dragone, ma mi piace anche sottolineare quella settimana di potenzialità straordinarie: intellettuali e gente comune a stretto contatto, dove la si è praticata, sia pure con tutti i limiti organizzativi dell’ assoluta novità, la strada di fare arte e cultura in armonia con l’ideale paesologioco: non eventi di puro consumo, ma confronti di realtà alternative che hanno un rapporto dolce, non invasivo con il territorio.

    Mi piace ricordare , tra tutte le altre, le esperienze di Arte nella natura proposta da Anne Demijttenaere, che utilizza solo materiali presenti in natura stessa, che opera e disegna gli elementi naturali come alberi, arbusti, erbe, saggine; l’idea di Arte in casa proposta da Pietrantonio Arminio; le pregevoli iniziative culturali e musicali di Vittorio Iannino a casa sua a Lapio, la riscoperta dei corsi d’acqua attraverso la barca a vela di Giacomo De Stefano, tutti indizi che anche nella cultura è possibile avere un approccio con l’habitat, non invasivo, non di rapina, non artificiale.

    Che la paesologia e chi la propugna possa e debba farsi soggetto politico permanente, ebbene invito tutti i Comunitari presenti a interrogarsi, a riflettere su questo passaggio delicato; li invito a pensare alto e in grande, a sgombrare il campo da ogni equivoco legato alla politica politicante o alle tradizionali categorie . Li invito a liberarsi una volta e per tutte dalla sindrome del rancore, del retropensiero malizioso. Credere in una rete di forme alternative di vivere la propria età, praticarle queste forme di vita vuol dire mettere da parte il pensiero negativo, le meschinità, gli opportunismi tipici di chi è legato a un passato morto, mummificato.

    Credere nel nuovo vuol dire praticare la trasparenza, fare sinergia, praticare il metodo delle leadership orizzontali diffuse, dove ciascuno sia soggetto consapevole e cosciente, che metta a disposizione propria e degli altri capacità e specializzazioni individuali ,dove ciascuno liberamente faccia quel che sa per dare gambe e vita all’ utopia del possibile, del realizzabile, con atteggiamento non strumentale, bensì con trasparente metodo di interscambio per una comune costruzione di eventi e per una nuova pratica di arte e cultura.

    Fare tutto questo con fiducia, con spirito di apertura al mondo, con la forza delle proprie radici , diverse, ma mai contrapposte alle altrui, perché non sia più vero ciò che Pasolini coglieva già nel 1952-53 e che è poeticamente espresso in questa Poesiola Notturna :

    Non ha fondo questo vuoto
    che spalanca la stagione,
    rinnovata nell’ignoto
    assillante la ragione,

    se vaneggia su animali
    sensi desti ai nuovi spazi.
    Quando un poco necessari
    eravamo, come sazi,

    è bastata questa ala
    di tepore, perché vano
    ci paresse ogni segnale

    dell’ancora sconosciuto
    nostro essere: e lontano
    il reale tempo umano.

    Grazie per l’attenzione.

    Grottaminarda, Sabato 9 gennaio 2010, giorno del mio compleanno.

    Salvatore D'Angelo

    12 gennaio 2010 at 9:26 pm

  316. anche oggi è andata. direi che l’appello che ho fatto nel finale del seminario non è stato raccolto da tutti,
    ma forse molti non hanno dimestichezza col mezzo.
    invito chi ce l’ha a portare sguardi nuovi, la comunità è l’unico organismo vivo in una marea di cose morte…..

    comunitaprovvisoria

    12 gennaio 2010 at 10:48 pm

  317. Caro Franco per i prossimi incontri valuta che c’è sempre la disponibilità del comune di Bonito. il 12 febbraio c’è “m’illuminio di meno” -giornata del risparmio energetico. In questa giornata si potrebbe organizzare un incontro (magari coinvolgendo tutti i forum comunali della provincia) chiudere con con cena a km0 a lume di candela;-)
    L’anno scorso parteciparono diversi comunitari all’appuntamento!

    david ardito

    13 gennaio 2010 at 2:54 am

  318. IL CLOWN E LA PAESOLOGIA
    di Nanosecondo

    Il Comitato Promotore RNCD è nato a Flumeri (AV), con il solo obiettivo di promuovere un evento, realizzato a Giugno del 2009. Il 29 gennaio 2010 c’è l’assemblea dei soci fondatori per la ricostituzione in associazione “Comunità RNCD” del Comitato Promotore.

    Nasce o meglio rinascere qui una “Comunità, Libertaria per sognatori pratici di Clown Dottori e Sociali”, per chi si è perso la Comunità.

    Il fulcro della nostra pratica comunitaria (anch’essa provvisoria) è sempre e solo il singolo individuo, la singola persona, il singolo uomo e la singola donna, il singolo clown: “uomo intero”.

    Un esperienza questa che è cresciuta nel contesto della “Comunità Provvisoria” e non solo. Un’esperienza che ha intrecciato altre esperienze e che si sta riprogrammando al nuovo.

    “Nuova Era”? Ma chi sa! Solo presa di coscienza del fatto che per cambiare la realtà che non ci piace dobbiamo “prenderci cura” di noi stessi, nei contesti di vita dove agiamo. La stessa Paesologia è il contesto naturale per eccellenza per “ritornare alla ri-creazione”.

    Un grazie a voi tutti ed in particolare ad Angela Stanco da Flumeri, Agostino Della Gatta da Nusco, Linda Iurato da Ariano (anche se Palermitana di origine (quest’anno faremo a giugno il raduno proprio a Palermo, e stiamo cercando di non accavallare le date con l’altro evento per noi importante di Cairanox7), Michele Ciasulli da Flumeri, Mauro Orlando da Desenzano sul Garda nativo di Grottaminarda…..e, si! Il mio angelo custode Mercurzio; Basilio Muto da Flumeri, Emilia Iorillo da Flumeri, Patrizia da Trevico, Carmela Longo (Dottofessa Caramella) da San Salvatore Telesino (BN), Pasqualina Salvatore (Dottofessa Squasapasa) da San Lorenzello; Mario Festa (Dottor Potlak) e Carmela D’Antonio (Dottofessa Mecala) di Montesarchio; Luciana Palumbo; Antonio Morgante; e tanti, tanti altri che non possono nominare tutti se non Franco mi lincia. Insomma, un sacco di persone di “esseri umani” dell’Irpinia e del Beneventano ognuna di loro co-creatrice del nuovo, anche qui in buona compagnia.

    Questa esperienza è, e nasce da un idea del mio Clown Nanosecondo, di “allestire” in giro per l’Irpinia (e non solo) “AMBULATORI di COCCOLE”. Siamo stati tre volte in missione in Abruzzo nei campi tenda dei terremotati e cosi si è realizzato anche un gemellaggio tra Flumeri (AV) e Filetto una Frazione dell’Aquila. Da molti anni giro con la mia moto del tempo per paesi e città, un idea che mi “affascina” proporre è quella anche di un Clown “Sociale” co-creatore di nuove comunità.

    Il clown “sognatore pratico” che utilizzando l’utopia, come unico strumento costruttivo, (e qui chiedo a tutti gli architetti di darmi una mano) cerca di operare attraverso il V postulato di Euclide ed il teorema di Archimede sulle spirali, ed anche grazie al suo amicissimo scienziatissimo Renato Palmieri, realizzare la “quadratura dei cerchi” comunitari.

    In questo caso più che la volontà conta l’immaginazione. C’è bisogno di costruire castelli in aria. Per questo ho chiesto tempo fa ad Angelo (no… non Mercuzio) si l’architetto (angioletto diavoletto) Verde&Rosa di darmi una mano per costruire “castelli in aria”. Si anche quella “Squola di disertori” anche se potrebbe andar bene pure una casa di paglia.

    Insomma, i Pagliacci ci vivono bene dentro la paglia, si “affascinano” da soli. Certo i Pagliacci, i Clown non appartengono a nessuna comunità (per questo più che libertari: liberati.), meglio ancora se “provvisoria”, perché loro ne sognano sempre di nuove. E, come viandanti, vagabondi vanno sempre in giro per paesi a spegnere centrali super illuminate per poi innamorarsi di un asina:Rosy.

    E, si…,anche loro hanno coscienza del bisogno di decrescita. I Clown per questo si vestono di frammenti di stoffe che sono pezzo dell’anima di chi li ha indossati. E così possono illuminare con i loro cuori gli animi delle persone.

    Il clown per questo è ecologico. “Eco” non “Narciso” e per questo anche lui piange quando ascolta questa parola e come lo “scemo del villaggio” parla da solo dei suoi amori e delle sue tristezze e ne ride e cosi per un attimo sente la sua voce e si fà dono della sua solitaria compagnia.

    Anche per questo il clown non è merito, è grazia, come lo può essere un paesaggio di un altura o la valle con un fiume. Si anche il clown scorre, si muove e vola.

    Per arrivare fin qui Nanosecondo ha dovuto attraverso infiniti spazi e vuoti a perdere: Taurasi (Fiera Enalogica del Vino), a Valle Saccarda, dove ho conosciuto la Principessa Naiza, con la sua motoarrunata, per andare anche a ritroso del tempo, nel 360 a.c. a trovare le maschere Antellane per fortuna che li ha incontrato l’esperta guida Salvatore anche lui D’angelo. E, poi gli Zanni (1500 d.c.) Sannitici: la D.ssa Patagoscha, Squasapasa, Erosaggio, per arrivare ai Clown (1700/1800) usciti dalle locande della commedia dell’arte: le Dottofesse Mecala, Betta, Mattonella, Spilla, Revisionata, Lanacotta, Memolla, Bambola ed i Dottori Scimmietta, Trombele, Supply, Topo, Goccia, e tanti altri/e ancora che oggi viaggiano per i paesi del Sannio e dell’Irpinia, ognuno come “coltivatore diretto” della propria anima.

    Servo sciocco o giullare? Si! Certamente Giullare, perché unico e divino come noi tutti. Tutti possono mettersi in gioco spogliandosi dei propri abiti, delle loro maschere, mettendo la faccia nella paglia. E, si i “pagliacci” hanno a che fare con la paglia, con la merda degli animali: asini, cavalli, capre, vacche e pecore. Loro pensano sempre di vacche!

    Pensare di vacche, di capre e di pecore è nell’animo del clown. Clown deriva dall’inglese “colonus” o dall’irlandese “clunni” (contadino, zotico, l’inurbano,..) e quindi da sempre hanno avuto a che fare con la campagna, con le vacche, con gli asini, con le capre, e con il vino. E, si il Solopaca, il Greco di Tufo, l’Aglianico, il Taurasi.

    Dionisio e Apollo, il bene e il male, il tutto in uno, per questo “unici e divini”. Il clown nella sua disperazione e solitudine, come tanti qui di voi a vivere in paesi abbandonati al loro destino, rischia di essere anch’egli vittima e preda dell’abbandono dei luoghi e preda di folli disperazioni.
    Ma, lui sa che può trasformare tutto ciò!

    Ma, Il clown sa anche che solo attraverso l’abbandono, l’abba”donarsi” allo spazio, al movimento, al gioco, al volo, con la moto del tempo o con un aquilone o un delta plano, egli sa che può riuscire a “guarire” tutti i mali del mondo. Come? Ma, attraverso alcune medicine naturali che non costano molto: l’immaginazione, la fantasia, il sogno, l’utopia, il sorriso (sorridere e ridere sopra …. nella sostanza il ridere di sé ….. o meglio di un “se” senza accento … nel senso di andare verso).

    Il clown non è nella comunità perché è egli stesso paese è paesaggio. E’, bellezza dell’anima nella fuga e nella lotta. Il clown è corpo fisico e spirituale, è uno stato più una maschera è contraddizione pura dall’esilio, dell’emigrazione, della fuga, fuori dalle rotte abituali, cosi come l’abbandono dei paesi, perché egli è: bambino, orfano, martire, viandante, guerriero e mago e per questo sanamente folle.
    Proprio nell’abban-donarsi” della sua sana follia il clown ritrova se stesso ed il suo paesaggio dell’anima e può prendersi cura dell’altro , per fargli ritrova la speranza di rinascita dell’essere umano.

    Quindi la cura è radica anche nell’esistenza, degli stessi ruoli e percorsi professionali che hanno dato al senso di cura “uno stare tra … limiti e confini ben definiti” nel mentre oggi ci si affaccia sempre più ad osservare la necessità (naturale) di andare oltre la siepe, avendo coscienza che il campo delle medicine integrate resta il futuro della “presa in cura” delle persone in rapporto ai diversi sistemi terapeutici che se pur antichi come il mondo, andrebbero riscoperti ed osservati da un altro punto di vista, anche alla luce delle nuove conoscenze.

    Lo stesso approccio “terapeutico” dell’attività del Clown “Dottore” che per un dato momento si “prende cura” di un essere umano, in una corsia di ospedale o in altri contesti del disagio sociale, è quello di porsi di fronte alla persona non come se essa fosse una persona malata, ma come ad una persona e basta, cioè si pone di fronte alla sua parte sana. Ovvero privilegiando ciò che uno ha e non ciò che manca. Ecco questo metodo dovrebbe essere considerato anche per “prendersi cura dei paesi”, non serve vedere quello che manca ma quello che c’è nella sua bellezza.
    Semmai non più solo come entità paese, ma come paesologia: paesologia quindi come un insieme di elementi naturali ed esseri umani, di una comunità allargata, di rete, non chiusa, non rancorosa, senza più risentimenti dell’anima, di nodi e snodi nel senso di: “idea di reciprocità”.
    Il clown nella paesologia è una combinazione di molteplici elementi che possono essere solo positivi: perché tendono a progettare e costruire un qualcosa che è in armonia con la struttura naturale sia dell’essere umano non più ordinatore. Il clown con il suo approccio può crea un nuovo sistema, un nuovo equilibrio, che tende a valorizzazione la naturalezza dell’essere umano, nel suo contesto, “l’ambiente del sé”: o come intendo io un “se” senza accento, un “se” che “congiunge” che “va verso” il nuovo attraverso, lo spazio, il movimento, il volo.
    Il Clown può mantenere intatto il suo rapporto con la campagna e con il paesaggio perché cerca non creare sovrastrutture che possano creare un amalgama con la componente naturale perché sa che queste creerebbero un disequilibrio e una disgregazione anche dell’elemento naturale, con creazione di inquinamento ambientale. Ecco oggi come Clown posso dire che più che sentirmi in forma mi sento “forma di comunanza”; mi sento “forma di adesione” (si praticamente un adesivo) ad un futuro che avanza, ma che non vedrò nella sua “nuova forma”. In questo senso il Clown non appartiene a nessuna comunità, perché è esso stesso uno “stato” (di grazia) che partecipa alla costruzione del futuro nel “qui ed ora”. Ecco perché, alcuni anni fa con gioia ho aderito alla “comunità provvisoria”.
    Egli, come tanti voi sa “abbandonarsi” ai silenzi dell’anima: davanti alla bellezza di un tramonto, o di un mare in tempesta, o di un volo d’uccello o di una foglia che cade, o dell’albero carico di frutti, o di un fiore con un ape che le vola sopra per succhiare il suo nettare e trasformarlo in miele e alla fine chiedersi come Erasmo da Rotterdam (rivolgendosi a Tommaso Moro un giorno): “…che c’è di più felice o mirabile delle api?”

    Aveva perfettamente ragione a porsi questa e tante altre domande finite nel famoso elogio alla Follia. Ma come le Api? Si proprio le Api: “….non hanno neppure tutti i sensi e meglio di un architetto realizzano qualcosa di simile alle loro costruzioni? Quale filosofo mai fondò una Repubblica come la loro?”.

    Adesso vorrei proporvi un piccolo esercizio “poesialogico”

    Formate delle coppie e guardatevi negli occhi, nel mentre leggo “L’Infinito” di leopardi
    (provateci pure voi mentre leggete la poesia):

    « Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quiete
    io nel pensier mi fingo; ove per poco
    il cor non si spaura. E come il vento
    odo stormir tra queste piante, io quello
    infinito silenzio a questa voce
    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    e le morte stagioni, e la presente
    e viva, e il suon di lei. Così tra questa
    immensità s’annega il pensier mio:
    e il naufragar m’è dolce in questo mare. »
    (Giacomo Leopardi, L’infinito)

    Ora provate anche voi a chiedervi cosa avete provate e confrontate qui la risposta
    E’ già lo specchio. Anche il clown è lo specchio dell’immaginazione e della creatività dell’animo umano. E la finestra, il paesaggio, la paesologia sul cuore (non un muro)…. come l’infinito di Leopardi. Lo sguardo non esclude perchè “… sedendo e mirando sulla panchina (di Mario Festa dotata di copertura per le intemperie), interminati spazi di là da quella (scavando a con metodo a cipolla come Elda), e sovraumani silenzi (paesologici), e profondissima quiete (il clown), “……. nel cor non si spaura”. Ecco i Clown come le api, fanno parte anch’essi della natura e quindi della paesologia.

    Il Clown aiuta ad abbandonarsi all’eliminazione delle maschere come strumento di difesa è per questo senz’altro diventa rigeneratore di speranza. La stessa “utopia” del clown è paragonabile all’essenza stessa della bellezza di un tramonto, o di un’alba, o di un paesaggio rurale, o di un campo di grano a giugno, quando il vento accarezza le spighe di grano sostenute dalla gramegna (zizzania) l’erbaccia (il bene e il male) non possono essere separati, per il clown lo stesso male è parte della crescita della vita è l’elain vitale.

    Il clown come l’ambiente si può vestire dei suoi umori. E come il cambio delle stagioni fa vivere la propria rabbia (tuoni) ed i propri amori senza confini (saette), senza per questo voler far male a nessuno (nella bellezza dei suoi passi e dei paesi che attraversa). Lui è forza della natura. E, così può dare un segno ai comuni mortali, anche grazie all’aiuto dei suoi angeli, perché c’è una forza che regna in ogni cosa, che non è fatta di polarità, ma di attrazione: l’amore.

    Dietro ai versi di ogni poesia c’è un “prendersi cura” di sé e dell’altro.

    Per Leopardi il desiderio di piacere è destinato a rinnovarsi; ricercando sempre nuove sensazioni, scontrandosi inevitabilmente con il carattere “provvisorio” della realtà, per terminare al momento della morte, nella sua estrema sofferenza e tristezza c’è la gioia dell’infinito sguardo che va oltre la siepe.

    Secondo questa teoria (teoria del piacere, espressa pure nello Zibaldone), l’uomo non si può appagare di piaceri “finiti”, ma ha necessità di piaceri “infiniti” (che vanno al di la del muro e del buio della stanza) nel numero, nella durata e nell’estensione: tali piaceri, però, non sono possibili nell’esperienza umana. Questo limite, tuttavia, non persiste nel campo dell’immaginazione, che diventa una via d’accesso ad un sentimento di piacere (espresso nell’ultimo verso della poesia di Leopardi) nella fusione con l’infinità del mare dell’essere.

    Nella sostanza il piacere avviene attraverso un movimento dell’anima uno specchiarsi nella siepe vedendo al di la di essa, oltre i confini stessi, della realtà e dell’immaginazione. L’Infinito, non ha muri, nella visione leopardiana, non è un infinito reale, ma è frutto dell’immaginazione dell’uomo e, quindi, da trattare in senso metafisico, e non solo. Oggi possiamo anche dire (in maniera scientifica) che l’andare oltre, può cambiare davvero la realtà e guarire.

    “Non è la volontà che può mettere in moto le enormi forze che sono dentro di noi, ma la nostra immaginazione”. (Emile Coué)

    Emile Coué, farmacista francese, così ci indicava una strada, molto più potente di una medicina e della stessa volontà di guarire. Oggi sappiamo che la stessa immaginazione può “prendersi cura” (effetto placebo), come ogni cambiamento di pensiero può agire sul livello biologico, sulla chimica del nostro corpo. La stessa logos è presa in cura del “sé”

    Se cambio il mio punto di vista cambia la mia realtà (?) Certamente si!

    Dietro queste tecniche ci sono oltre diecimila anni di storia: dai Maya, alle tecniche di meditazione orientali, o le filosofie e nella stessa filosofie e/o religione islamica, le varie anime come nel caso dei Sufisti, o dagli Egizi fino agli “specchi” Esseni, ecc.. E, già gli specchi (Esseni).

    Oggi persino ricerche nel campo delle neuroscienze (neuroni a specchio) stanno dimostrando di quanto sia vero è possibile vivere quello che ha vissuto “Alice nel paese delle meraviglia” è incantati anche noi dagli specchi, o dallo specchiarci in un laghetto nel cerchio dell’anima, possiamo anche immaginarci di vivere un infanzia felice, così come lo stesso Leopardi fece quando si specchiò nella siepe. Egli separò il passato dal futuro, come Mosè separò le acque perché solo “nel mezzo del cammin di nostra vita” posso realizzare un immaginario ed infinito presente.

    E così dopo aver parlato, parlato, parlato e poi parlato ancora di sogni ad occhi aperti e di come praticare questi sogni, alla fine potremmo convenire che uno degli strumenti cardini è l’utopia e che certamente la stessa l’immaginazione può cambiare la realtà e quindi, si può definire un metodo che è nel suo insieme “fuga e lotta”.

    Tutto l’universo e noi siamo energia, tutto è in movimento.

    Una recente ricerca di alcuni scienziati Russi hanno accertato che le parole e le frequenze ( i colori della voce) possono influenzare e riprogrammare il DNA umano che è un Internet biologico, superiore sotto molti aspetti a quello artificiale, e spiegano quindi anche indirettamente l’influenza della mente su di noi e sulla natura in cui siamo immersi.

    Per questo l’amore per lui è lo sguardo di se stesso rivolto ad un bambino, ad una madre, ad un vecchio, ad un giovane, ad un amico, ed anche se solo e disperato, resta incantato come allo sguardo di una foglia che cade da un albero o del pianto o del sorriso di un ramo pieno di fiero.

    Il clown è paesaggio nel suo “essere umano”. Il Clown è asino cocciuto che tira la corda o che ha paura di saltare il fosso e, come l’asino, rappresenta il legame tra terra cielo, tra sacro e profano, e quel che c’è in mezzo, anche il clown è un essere che contiene il tutto e ne resta l’unico tramite ricreatore.

    Il clown non è duale perché è fuori dal paradigma. E’ come la natura che ci svela i suoi segreti se la sappiamo osservare con gli occhi di un bambino. Il clown è il tuo bambino interiore e per questo è anche poesia fatta persona.

    Il clown più che raccontare storie le vive e le fa vivere con la stessa “magia gentile” che può avere una stessa storia di dolore, o di gioia o d’amore. Come quella vissuta da un’anziana signora che in un paese qui vicino mi chiese di farle un giro sulla mia moto del tempo per andare nel 1964. Ce la portai, e quando arrivammo gridò a squarciagola, tra gli applausi di tutti i passanti: “ … ho incontrato il mio amore”.

    Il clown certo è anche un po “schemano” perché recupera nel “cerchio della vita” le storie antiche di vita di ognuno, perché sa che possono curare molte ferite e malattie. Recuperare la nostra memoria nei gruppi fa bene alla salute (farlo da soli non serve, e neppure scriverlo). E’ stato provato scientificamente che fa bene alla salute. Non fosse altro che ogni malattia è una metafora della vita e raccontarla ci libera da ogni male.

    Il primo processo di guarigione è il perdono.

    Oggi la biologia totale, la PsicoNeurondocrinoImmunologia scientificamente ci confermano i benefici di questa pratica del raccontarsi e di recuperare la memoria.

    Sono quelle storie che nella tradizione orale propria della ruralità e tradizione contadina andrebbero recuperate. Erano storie che si raccontavano intorno al fuoco o mentre si lavavano i panni alla fontana o al fiume. Bisognerebbe tornare al “teatro familiare”. Si li, proprio in quello spazio intimo e segreto del “panorama” della comunanza dell’anime, dove ogni movimento può prendere il volo, e farsi cerchio nel cielo.

    Ed è li che si compie lo sguardo verso se stessi e verso gli altri, con l’incanto e la comprensione che abbiamo ognuno di noi ha bisogno delle stesse cose. Il clown non scrive niente di tutto ciò. Lo può solo custodire nella sua “biblioteca dell’anima”. Come l’intonaco vecchio dei muri delle case dei paesi custodiscono amarezze, gioie, carezze e speranze.

    Si la “biblioteca dell’anima” è come l’intonaco dei vecchi palazzi. E’ quello spazio metafisico che è in ogni casa, in ogni paese, in ogni essere. Dove ognuno arriva con il suo fardello per riposarsi e dedicarsi un po’ di tempo per se. Nel sedersi a terra, o su una panchina da solo o insieme agli altri per un gesto di riposo.

    Lì, intorno al fuoco, compie un antico rito (per questo sacro), come lo può essere ogni momento che l’uomo dedica a se stesso ed alla natura: alla madre terra. Ecco perché il clown ha consapevolezza che prima di prendersi cura degli altri si dovrà prendere cura di se, e che solo attraverso ciò può cambiare la realtà, il paesaggio, la storia, la comunità e quella parte di sé che non gli piace, avendo coscienza che ogni cambiamento non può che partire da se stessi.

    Ecco perché credo che il clown e la paesologia abbiano molte cose in comune.

    “Provvisoriamente” parlando è la voglia di costruire una terra del sorriso stracolma di buoni frutti, saggezza e gioia che mi ha dato la possibilità ed ancora oggi l’energia vitale di viaggiare e scoprire nuove terre. E, si l’animo umano non ama per niente appesantirsi ed affannarsi. Per soddisfare i suoi bisogni di amore e conoscenza si affida al paesaggio, allo spazio, al movimento al volo.

    Clown “Dottore” Nanosecondo

    DIALOGO TRA IL POETA E I BAMBINI
    I bambini
    Perchè te ne vai così lontano dalla piazzetta?
    Il poeta
    Vado in cerca di maghi
    E principesse.
    I bambini
    Chi ti Insegnò la strada
    Dei poeti?
    Il poeta
    La fonte e il ruscello
    Della canzone antica.
    I bambini
    Te ne vai lontano
    Dal mare e dalla terra?
    Il poeta
    S’è riempito di luci
    il mio cuore di seta,
    di campane perdute
    di gigli e di api,
    e me ne andrò tanto lontano,
    più in là dei mari,
    accanto alle stelle,
    accanto alle stelle,
    per chiedere a Cristo
    Signore che mi ridoni
    la mia anima antica di bambino,
    matura di leggende,
    con il berretto di piume
    e la sciabola di legno.
    (Federico Garzia Lorca)

    Nanosecondo

    13 gennaio 2010 at 12:56 pm

  319. Carissimi provvisori comunitari, la prima cosa che mi sento di dirvi e che sabato 9 gennaio ho trascorso con voi una giornata bellissima, che ha rafforzato enormemente in mè il senso di appartenenza e l’orgoglio di essere nato e cresciuto nel silenzo delle montagne irpine.
    Nutro uno spontaneo e sincero affetto nei confronti di tutti voi.

    Pasquale Innarella

    13 gennaio 2010 at 3:59 pm

  320. pasquale siamo onorati e gratificati di essere la tua comunità in Irpinia_
    hai visto le foto ? (clicca sul link seguente)

    ci sono anche le foto di aquilonia http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157612446263245/show/

    comunità provvisoria

    13 gennaio 2010 at 4:42 pm

  321. P.S. Il verbo “quatrare” non esiste. Attenzione!!!Questo mio strafalcione non è stato corretto. Se ne correggano altri, come le pesanti contraddizioni presenti sul territorio irpino e con le quali devono fare i conti i suoi abitanti. E se proprio non ci si riesce, si cerchi almeno di non esserne i fautori. Grazie. Ciao…

    anonimo

    13 gennaio 2010 at 8:43 pm

  322. ops…per luca, angelo, elda, franco ed il mio specialissimo angelo mercurzio l’almanacco immortale della comunità:

    il supercommento di prima è il testo dell’intervento per la giornata di paesologia che ho dovuto giustamente tagliare e contenere ai cinque minuti dati.

    uaoo ci sono resuscitato!!!!

    nanos

    Nanosecondo

    14 gennaio 2010 at 9:09 am

  323. quatrare o non quatrare …
    tempo pochi giorni ognuno ha fatto il proprio compitino e l’ha messo sulla cattedra del maestro e adesso la coscienza vanagloriosa e a posto e possiamo appicciarci il fuoco barocco
    ma la comunita ruspante quelle delle origini quella della protesta quella antagonista che fu dove
    e sono cominiciati i sottili distinguo qualche trombone inizia la scalata regionale e qualche altro prende le distanze ma non troppo
    ma l’archeologa lha presentata la denuncia a lacedonia ? e il neocomitato antipiano casa e programmazione territorio ha scritto ?
    intanto i paesi muoiono la comunita fa finta di vivere

    Anonimo

    14 gennaio 2010 at 9:34 am

  324. senti, anonimo, io a lacedonia ci sono stata per un anno, sotto la neve e la pioggia a sorvegliare quello che accadeva e a comunicare tutto alla soprintendenza, a scavare con mezzi minimi, a mettere le mani nella terra, prendendomi insulti e offese quotidiane e cercando di salvare il salvabile.non sai nemmeno come funziona un cantiere ed uno scavo di emergenza, informati.tutto quello che hai visto è agli atti, non nel cassetto di casa mia.ma tu dov’eri, mentre noi facevamo le ricognizioni sul formicoso e presentavamo le perizie con la nostra firma sotto? dov’eri mentre bloccavamo le distruzioni, gli scempi? esci allo scoperto, esponiti, come facciamo noi, e poi parliamo.
    e.

    eldarin

    14 gennaio 2010 at 8:51 pm

  325. caro anonimo
    elda si espone fin troppo. parla male di me, magari ti riesce più facile.

    Arminio

    14 gennaio 2010 at 9:21 pm

  326. per la prima volta rispndo ad un anonimo, ma lo sento di farlo:
    @ anonimo: senti ma la protesta antagonista e ruspante a che serve ?? mica l’ho capito ! molti comunitari, onestamente provano ad applicare nella loro vita quotidiana serietà e professionalità, tenendo ben presente i propri principi etici e morali (che non saranno uguali per tutti, ovviamente e meno male!). Del resto la comunità provvisoria è una vera realtà ed ancor di più l’azione che svolge Franco con la sua ricerca e scinza paesologica; se è vero, come è vero, che questo pomeriggio (14 gennaio) alla provincia di Avellino in una sala gremitissima si presentava il rapporto sugli indicatori economici Irpinia 2010; bene il nostro vicepresidente della provincia, ha aperto il suo discorso con Petrini (parlano bene) e con Paolo RUmiz (parlando malissimo) , i quali queste estate hanno scritto dell’ Irpinia e ha citato la paesologia come espressione intellettuale nata in questa terra e che riesce a far spostare meglio l’attenzione sul nuovo significato che devono avere i borghi irpini. Tant’è !

    luca b.

    14 gennaio 2010 at 9:34 pm

  327. scusate la digitazione e gli errori..ma scrivo sempre di getto al computer… oops

    luca b.

    14 gennaio 2010 at 9:36 pm

  328. Ma che tritezza questi “anonimi della calunnia e della cattiveria”! Ma non sentite gli umori acidi di uno stomaco che digerisce male per eccesso di succhi gastrici.Si sentono persino gli odori nauseabondi delle parole che trasemttono una vita mentale infelice e dolorante.Sì , le parole non hanno significato e significante ,ma anche odore,sapore e le loro parole sono anadate a male e quindi ‘puzzano’.Due sono gli atteggiamenti giusti ed utili rispetto a questo cattivo uso della intelligenza e delle parole.Uno un silenzio mortificante e disprezzante….due una pena per la sua vita mentale e sentimentale così disordinata e incattivita.Analizzate nel merito il suo quadro psicologico e cognitivo rispetto alla nostra esperienza umana ed intellettiva di Grottaminarda e capirete il suo disagio e disatro spirituale e sociale.
    Noi ,cara edda e franco, non abbiamo niente da spartire con simile personalità distorte e non abbiamo nè il compito pedagogico di correggerlo nè la pietosa compassione umana che pure la nostra cultura laica ci suggerisce.Noi siamo nel giusto rispetto solo verso il dolore e le difficoltà che non dipendono dalla volontà e dalla scelta delle persone.Le autocostrizioni e autocastrazioni non ci devono riguardare nè eticamente e meno che meno culturalmente.Staimo tentando cose così importanti per noi e per le nostre terre e non possiamo “terere tempus” di questi volontari parassiti del pensiero e della socialità.
    mauro orlando

    mercuzio

    14 gennaio 2010 at 11:35 pm

  329. Un tempola fede era forte e convinta,tuttavia la coerenza era rara, allora come adesso.Tutta la vita era innanzitutto vita di comunità cattolica, nel senso che tutti andavano in chiesa e dicevano convinti di credere in Dio, salvo qualcuno che si dichiarava onestamente “comunista” ma che la genta preferiva chiamare” strano”.

    La figura centrale della vita comunitaria era il parroco, poi il medico ed il comandante della stazione dei carabinieri.
    Il sindaco era un notabile latifondista, ex fascista ex monarchico, che incarnava potere e feudalesimo medioevale.
    Quando il parroco passava per strada lo si salutava con come gli altri cittadini con un normale”buongiorno” ma con un “sia lodato Gesù Cristo” e lui rispondeva “sempre sia lodato”
    La domenica era ancora la “domenica”, il week end era parola e prassi sconosciuta, tutti in piazza a fare “due chiacchiere” colvestito buono, “miezz’a li fuossi”.

    Quel comunista , nel mio paee, era mio padre: piano piano riusci’ a motivare i contadini, porta a porta, casa per casa, focolare per focolare, inculcando l’uguaglianza, la tutela dei dirittil il diritto al lavoro, la libertà, la dignità della persona, promuovendo lotte per la liberazione della terra, per restituire la terra a chi la lavorava per eliminare la mezzadria ed il bracciantato agricolo.

    Furono cosi’ occupate le terre, i contadini scesero in Prefettura con i loro trattori, un vasto movimento che comprendeva paesi come Bisaccia Lacedonia Aquilonia Andretta, SantangelodeiLombardi e tanti altri.

    La Prefettura fu occupata civilmente, senza alcuna violenza ed i politici “di sinistra”, ” comunisti” dormovano con i contadini nei l,ocali occupati, fino al giorno in cui qualcosa si mosse nella burokràzia
    del potere e furono emanata leggi più umane più giuste

    Che tempi! Io ero bambino e mio padre mi portava con lui in auto per farmi “capire”

    Questa è la mia storia, gentile sig anonimo, io non ho mai suonato la tromba e neppure il trombone, mio nonno aveva il mulino, faceva e regalava il pane quando il pane valeva più dell’oro, del petrolio, del cemento e delle sostanze d’abuso.

    Io non mi vergogno della mia biografia, men che meno di essere l’erede di mio padre e del padre di mio padre.
    Cerco di portare alto il cognome, non dimenticando mai che il destino è nel cognome.

    Le scalate non mi interessano, mi interessa emancipare valorizzare spiegare far comprendere comunicare sentimenti, valori motivazioni, io non sono un politico di professione e neppure di occasione
    La storia, gentile anonimo, è storia, nessuno la puo’ cambiare, neppure gli storiografi ed i pennivendoli.

    Buona giornata a tutti, comunitari ed anonimi compresi

    Rocco Quagliariello

    rocco q

    15 gennaio 2010 at 5:30 am

  330. Tuttavia sarebbe doveroso, per trasparenza e per onestà intellettuale, pubblicare l’identità o la mail del commentatore anonimo: non mi pare giusto che solo il corpo redazionale che gestisce ed amministra il blog comunitario debba conoscere l’identità dei commentatori anonimi.

    CHIEDO DI PUBBLICARE PER OGNI COMMENTO ANONIMO LA MAIL DA CUI E’ PARTITO IL COMMENTO E RENDERE PARTECIPI TUTTI DI CIO’ CHE ACCADE. GRAZIE.

    Rocco Quagliariello

    rocco q

    15 gennaio 2010 at 5:38 am

  331. Amici, le idee di tutti prendiamole con animo allegro. Se contengono qualche cosa di buono, bene. Se no, si passa appresso senza malanimo. E se non portano nome è perché per prime non gli danno valore.
    Poi, quanto a Elda, è anche ridicolo difenderla, sia perché si difende da sola con le sue bellissime idee e il suo lavoro (la terra di mezzo, i centri diffusi, il rifiuto delle identità territoriali…) sia perché, se non sapete che tipo è, chiedete a Oloferne …

    paolo

    15 gennaio 2010 at 11:18 am

  332. questo anonimo è un codardo abituato a leccare il culo, non perdete tempo con queste persone da sceneggiata napoletana, pronte solo a sputare veleno e a non farsi vedere. Io amo e stimo la gente che ci mette la faccia, le braccia, la mente. A Cairano Elda è stata infaticabile e come lei tanti altri comunitari che non hanno avuto alcun corrispettivo, solo la voglia di dare qualcosa agli altri, anonimo non darà mai nulla a nessuno, perchè chi è anonimo non esiste, non conta, e allora non rompere le palle e vieni a proporre le ue idee, facci vedere quanto sei bravo e sopratutto facci vedere come sei. E’ troppo facile fare il cecchino e sparare sulla folla. Imbraccia le tue armi e vieni a fare la guerra, il campo di battaglia è la mia terra, quella di Franco, di Elda, di Agostino, di Mauro, di Sergio, di Pasquale, di Nicola, di Luigi, di Luca … le persone come te dovrebbero solo imparare a stare zitte, perchè a sparare cazzate ce ne sono già troppi. Se siamo dove siamo lo dobbiamo ai codardi come te, sempre pronti a sparare cazzate e a non fare mai nulla. NULLA FARE PER NULLA CAMBIARE … penso che tu abbia un bel posto, ti fotti uno bello stipendio e te ne fotti se altri stentano a vivere. Addio uomo di neve, con il primo sole primaverile scomparirai, noi quello che pensiamo ce lo diaciamo guardandoci in faccia, sempre e comunque, guardandoci in faccia.

    giovanni ventre

    15 gennaio 2010 at 9:14 pm

  333. ora cominciamo a descrivere le caratteropatie citando dante Alighieri, Il Caravaggio per descrivere nella superbia punita della mitologia guerriera caratteri di comunitari o comunitarie…

    invito a parlare chiaro, senza incutere paura , terrore o rimembranze dell’esercito assiro e dell’epica biblica.
    soprattutto applichiamo il consiglio di mercuzio: il silenzio equiovale a disprezzo e noncuranza verso chi offende in maniera anonima.
    grazie. Rocco Quagliariello

    rocco q

    16 gennaio 2010 at 6:18 pm

  334. Chiedo scusa a tutti ma mi sono fatto prendere dalla foga. Però continuo a credere che chi scrive da anonimo non abbia diritto a giudicare.

    giovanni ventre

    16 gennaio 2010 at 6:46 pm

  335. SIAMO TUTTI IN ATTESA DI CONOSCERE LA VERA COMPLETA IDENTITA’ DEL COMMENTATORE ANONIMO DEL 14 GENNAIO DUEMILADIECI ORE 9.34 am.

    L’ATTESA E’ PROPEDEUTICA ALLA DEFINITIVA CONSACRAZIONE DEL BLOG COMUNITARIO E DELLE INIZIATIVE DELLA COMUNITA’ PROVVISORIA. PARLO A NOME DI TANTI E NON SOLO A NOME MIO PERSONALE.

    IN MANCANZA TUTTO FINISCE ” in vacca” COME DICONO IN TOSCANA, qui da noi si direbbe ” a puttane” giacchè “tarallucci e vino ” non ci azzeccano….
    Garbo concretezza misura rispetto e gentilezza non viltà e neppure codardìa figuriamoci “cazzimma”.
    Chi è causa del suo mal pianga se stesso!!!!!
    Intelligenti pauca.
    Grazie Rocco Quagliariello

    rocco q

    17 gennaio 2010 at 1:00 pm

  336. Primo seminario di paesologia
    Grottaminarda 9 gennaio 2010
    Mario Marciano
    Lo stereotipo nella comunicazione del territorio.
    Molte anime concorrono al pensiero paesologico: filosofi, scrittori, artisti, attori, musicisti e altre varie figure. Come si relaziona un pubblicitario, o come oggi si usa chiamarlo il comunicatore commerciale, in un contesto poetico come la Comunità Provvisoria? Questa è la prima domanda che mi sono posto non solo in occasione del seminario, ma già all’inizio della mia incostante ma convinta desione alla C.P.
    Un’opportunità di riflessione mi fu data a Nusco nel gennaio del 2009 in occasione dell’incontro “Paesi, città, territorio”. Tentai di dare un contributo al tema nei pochi minuti che ebbi a disposizione, i quali ovviamente non furono sufficienti a illustrare la mia proposizione. Oggi a Grottaminarda riprovo non solo con un intervento a cui l’ausilio del mezzo audiovisivo risulta indispensabile, ma anche con questi appunti che probabilmente arriveranno anche a chi non era presente a Grottaminarda e a chi vista la tarda ora del mio intervento era già esausto o sfinito dalla lunga giornata.
    Anche oggi si è parlato di turismo, tra gli altri interventi c’è stato quello del presidente dell’EPT di Avellino Spagnuolo. Può il turismo contribuire a scongiurare lo spopolamento dei paesi e a restituire attenzione ai piccoli centri delle zone interne? Di quale turismo si parla e in che maniera si comunica un’offerta turistica tanto particolare?
    Come si vede le domande a cui dare risposta sono tante e complicate e spesso generano confusione e scoramento a chi immagina un percorso virtuoso nella direzione della promozione del territorio. Basterebbe analizzare i disastrosi risultati ottenuti fino ad ora nella nostra realtà irpina, nonostante gli sforzi e gli investimenti sostenuti.
    Oggi alla promozione del territorio sono deputati a vario titolo: il Ministro o la Ministra Brambilla, le Regioni, le Provincie, gli l’EPT, i Comuni, le Camere di Commercio, gli altri enti, dalle Comunità Montane fino ad arrivare alle Pro Loco. Un coacervo di interessi e sovrapposizioni che ha prodotto l’arretramento dell’Italia nella classifica delle presente turistiche mondiali.
    A concorrere a questo negativo risultato i fattori sono diversi ovviamente. Carenze strutturali e mancata pianificazione strategica, confusione di ruoli, mancato coordinamento, in questi c’è senz’altro la comunicazione e per essa un certo tipo di comunicazione ricca di stereotipi.
    Abbiamo visto con l’ausilio di alcuni filmati promozionali provenienti da più parti del mondo, quali sono i contenuti abbiamo, seppur velocemente, analizzato i linguaggi, gli stilemi. Dal sud America all’Europa, all’Italia, esempi di messaggi che hanno in comune elementi che ricorrono quasi sempre: il paesaggio, l’arte, l’archeologia, la cucina, il tutto condito dalla presenza di una bella fanciulla che fa il bagno a mare o in piscina.
    Mescolando le immagini e togliendo l’audio, ogni spot visto potrebbe appartenere a qualunque territorio. Fatti salvi alcuni originali e pregevoli casi che pure abbiamo visto, il grande assente è l’uomo. L’uomo inteso come essere capace di relazionarsi e produrre una ricchezza che rappresenta il solo elemento capace di fare la differenza, l’emozione.
    Trasmettere e comunicare le emozioni è ben più difficile che trasmettere belle e affascinanti immagini corredate da musiche intriganti. Le emozioni scaturiscono dalle storie, le storie sono il vissuto delle relazioni. Il turista è un ospite, una persona che provvisoriamente abbiamo invitato a casa nostra, quando ci lascerà avrà portato con se ben più di un souvenir, quel calore che la dimensione paesologica, è in grado di offrire.
    Quando si sceglie una meta per le vacanze si compie un atto di amore verso un territorio, una scelta carica di aspettative, un desiderio di conoscenza che va oltre il tangibile, a volte senza rendersene conto, inconsciamente si stipula un contratto non scritto con il posto. Le vacanze sono un premio che ci concediamo, da esse ci aspettiamo molto.
    Quindi seppur brevemente abbiamo iniziato a definire il profilo della nostra offerta, senza la quale non si capisce di che turismo parliamo. Quello che i paesi possono offrire è un turismo di nicchia, non quello dei grandi alberghi, bensì quello degli alberghi diffusi che sono in grado di recuperare, tra l’altro, il tessuto urbanistico in abbandono. Quello degli agriturismo (veri) e quello dei bed and breakfast.
    Tale posizionamento più è esclusivo e più ci facilita nella competizione, bisogna sapere cosa vuole il mercato e cosa siamo in grado di offrire al mercato per vendere un prodotto. Diventare quello che si desidera, in base ad un progetto chiaro e condiviso da tutti gli attori del territorio è lo sforzo. A nulla valgono i contributi a pioggia per le varie iniziative che chiamiamo eventi, che durano il tempo di un fine settimana e non sono funzionali se non a soddisfare piccoli e grandi appetiti. Questi eventi, salvo ovviamente rari e virtuosi esempi, non servono a promuovere un territorio, almeno non nel senso dello sviluppo turistico. Essi spesso sono il silicone della cultura.
    La visita di un paese per un giorno, una settimana o un periodo più lungo, ha in se una condizione di provvisorietà, la comunità di un paese ha un potenziale maggiore per poter attivare le relazioni umane che danno vita alle storie ed alle emozioni. Quando torni a casa porti con te immagini, profumi, suoni, sapori di un posto che prima o poi tendono a sbiadire, quello che non sbiadisce sono le amicizie e le emozioni che generano.
    Tutto ciò va bene per una chiusura, ma andrebbe bene anche per il brief di uno spot. Chi sa che non lo realizzeremo.
    Ai comunitari con provvisorietà,
    Mario Marciano

    mario marciano

    17 gennaio 2010 at 3:49 pm

  337. Caro Mario, penso che la tua analisi sia centrata. Gli alberghi per i quali vale il modello di cui ha parlato Spagnuolo – buona occupazione infrasettimanale e scarsa occupazione nel fine settimana – sono quelli che trattano il segmento clienti individuali affari, cioè quelli che operano in contesti più ‘produttivi’ che ‘paesologici’ (cintura avellinese, Serino-Montoro, Mirabella-Grotta-Ariano).

    paolo

    17 gennaio 2010 at 5:55 pm

  338. per chi, tra una bistecca ed una braciola, ha ancora la voglia ed il tempo di riflettere sui temi di Grottaminarda ho pubblicato -come concordato- una concreta proposta operativa per il redigendo PTCP della Provincia di Avellino.

    La nuova Legge Regionale, ricordo, prevede che “dal basso”, ovvero dalle Provincie o Comuni possano pervenire suggerimenti per migliorare i contenuti del PTR (Piano Territoriale Regionale), in funzione dei contenuti dei vari strumenti di Piano sotto-ordinati (Piani Provinciali e Comunali). In tal modo si può incidere sulla pianificazione dei nostri territori e nello stesso tempo collaborare a migliorare la Legge.

    Se la redazione è daccordo si potrebbe realizzare un nuovo post, dove far convergere anche il lavoro di Fausto, che ha approfondito i temi legislativi della Campania in relazione al consumo di suolo confrontando l’esperienza della Regione Toscana.

    Ecco il link al mio articolo
    http://marioperrotta.wordpress.com/

    cordialmente
    mario perrotta

    marioperrotta

    18 gennaio 2010 at 6:48 pm

  339. Conosco i “temi legislativi” della Regione Campania, non solo in materia di PTR e posso solo immaginare quali saranno quelli della Provincia di Avellino in tema di PTCP.

    Su ogni “tema legislativo” la Regione Campania ha sempre avuto, sotto governi di sinistra centro, il vizietto di “prendere un po’ di qua ed un po’ di là ” da analoghe legiferazioni delle cosiddette Regioni Rosse virtuose/( Toscana, Emilia Romagna) con un copia incolla di pessimo gusto che mi auguro non sia sfuggito all’ottimo Fausto nel suo lavoro comparativo

    Non se ne puo’ più di scopiazzare un po’ di qua ed un po’ di là, copia incollare, sottrarre aggiungere , territorializzare comparativamente, inventarsi cifre, statistiche e quanto altro.

    La prova definitiva sono state le cifre fornite al Ministro della Salute per il deficit della sanità.
    Bastava togliere uno zero e la cifra si riduceva da trecento a trenta milioni di euro, poi un altro zero e si riduceva a tre milioni di euro poi ancora un altro e si arrivava a qualche spicciolata , con buona pace della SO RE SA… per non parlare degli azssessori regionali al bilancio che di mestiere facevano e fanno i filosofi… absit iniuria verbis.

    Per cortesia, un po’ di sobrietà e sano realismo non guiasterebbero
    Grazie. Rocco Quagliariello

    rocco q

    18 gennaio 2010 at 7:41 pm

  340. Caro Rocco non si tratta di immaginare
    è sufficiente collegarsi al sito della Provincia per verificare quali sono le linee guida, ad oggi, per il futuro PTCP.

    Appellandomi alla tua sobrietà, affrontiamo un argomento per volta. Alla Sanità, magari, dedichiamo un altro post del Blog. Non sono del campo e come mia abitudine non mi azzardo a scrivere di questioni che non conosco e che non ho studiato.

    Nel merito urbanistico, invece, le indicazioni fornite ed orientate ad una pacata discussione agli indirizzi del futuro PTCP, non credo possano essere coinvolte in giudizi qualitativi e generici sulla forma delle Leggi Regionali.

    Le leggi Regionali che hai citato hanno dei principi molto simili, perchè si sono costruite su di una proposta di Legge Nazionale, che da anni aspetta di essere approvata e giace negli archivi Parlamentari. Come saprai le leggi Regionali in tema di governo del Territorio devono essere collegate alla Legge Nazionale. E la vetustà di quest’ultima Legge di Principi (ferma al 1942 nell’impianto di base) -di fatto- arresta il compiuto meccanismo dei nuovi principi di pianificazione. Un esempio su tutti, il meccanismo perequativo. In rete se ne possono trovare varie versioni delle bozze di nuova Legge Nazionale sul Governo del Territorio.

    Al di la della forma (aspetto sul quale -per dovere di cronaca- ti chiedo di segnalarci gli eventuali copia ed incolla) i dati elaborati e di base per gli studi di analisi del PTR e la bozza di PTCP sono -con una operazione di massima trasparenza- disponibili in rete da anni. Per il PTR dal 2005 (vedi allegati alla prima stesura).

    Tutti i dati di base sono, inoltre, facilmente consultabili ed elaborabili sul sito web dell’Istituto Nazionale di Statistica, dal 1860 ai giorni nostri. Se vuoi approfondire la questione posso fornirti anche il resoconto parlamentare (dati e relazione) dell’inchiesta agraria Jacini che, tu mi insegni, è una splendida fotografia dell’Italia agraria subito dopo l’unità.

    Il lavoro di Fausto, che ho letto nella sua versione preliminare, è molto importante e fornisce un quadro utile per comprendere su quale aspetto in Campania è ancora possibile intervenire.

    Alla fine, pero’, devo dire che hai ragione, un po’ di sobrietà e sano realismo davvero non guasterebbe.
    cordialmente

    http://marioperrotta.wordpress.com/
    mario perrotta

    marioperrotta

    18 gennaio 2010 at 8:42 pm

  341. fiduciosamente e caparbiamente in attesa dell’almanacco…..quasi ad un anno da quella sera

    mario perrotta

    mario perrotta

    19 ottobre 2010 at 5:42 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: