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a torso irpino nudo

CALITRI / CERAMICA / MOSCARITOLO  _ di Eduardo Alamaro

Cari amici, accludo il testo della mia segnalazione sull’ottimo Moscaritolo, da me pubblicata sulla rivista D’A, ott.-dic. 2009. Può essere di una qualche utilità per l’incontro prossimo venturo e d’avventuro a Calitri, terra ceramica. Eduardo Alamaro

 Amici miei, rimaniamo in Irpinia. Andiamo a Calitri, anch’essa come Ariano, antico locus della ceramica. Vi lancio da questa finestra di D’A (e mi raccomando acchiappatelo!), un suggestivo vaso di Fulvio Moscaritolo, appartato e raffinato artefice del luogo. Mi è venuto alla mente questo suo corroso e corrosivo vaso del 2005 perché Moscaritolo collabora talvolta con i Russo di Ariano, coi quali è imparentato. E infatti questi mi avevano dato un catalogo delle sue pitture, opere scelte 1970 – 1980 (Delta 3 edizioni); nonché un fascicoletto della “St-Art” con un “percorso ermeneutico”, a cura di Michele Miscia.

Ma io avevo in mente invece quel suo vaso antico. Perché lo avevo collegato con le rugosità delle grotte scavate nella montagne dell’antico abitato di Ariano. Luoghi oggi inoperosi e desueti. Ma pur sempre ricchi di atmosfere verde marcio, di sonorità, di acque sotterrane, di sali. Di stratificazioni antiche. Un tempo quelle grotte erano stati invece luoghi di vita. Utili cantine, depositi, cisterne, pozzi, depositi di ghiaccio. Poi abbandonati per l’irrinunciabile modernità del frigorifero. E chissà quanti reperti ceramici sono ancora nascosti e ossidati in quelle grotte artigiane. “Chi li cercherà mai? Chi li tirerà fuori? Chi attualizzerà quei reperti?”, mi domandavo.

“Moscaritolo!”, mi risposi! Ecco, per questo mi era venuto in mente quel vaso! Ritornato allo studio l’ho ricercato. Avevo infatti conservato in archivio la cartellina del concorso “Sale in corpo”, promosso nel 2005 dal benemerito Ente Ceramica Faenza, al quale aveva partecipato con successo l’artista di Calitri.

L’ho ripescata, l’ho riaperta, la cartellina. E ho avuto conferma alla mia recente suggestione estiva di Ariano. Ho infatti rivisto la foto del vaso di Moscaritolo. Dal titolo “frammento”, premiato a suo tempo con 1° premio-ex aequo.

Ne ho riletto la motivazione originaria dei giurati. Che così riscriverei oggi, alla luce della inappellabile prova/finesta di D’A :

“La struggente plastica di Moscaritolo fa riemergere alla memoria ceramica contemporanea un reperto archeologico greco-romano impastato di sali e di ossidi. Si tratta di un flessuoso tronco di efebo ripescato dall’autore negli abissi della sua cultura classica, riletta con tatto e nostalgia. Con delicatezza e poesia contemporanea. Scultura ceramica trattata dolcemente sulle superfici con toni e pastosità informali. Si dice che “il frammento” premiato sia riemerso dai fondali marini dei nostri mari più profondi. Come i famosi bronzi di Riace. Ma forse è stato ritrovato dall’autore ripercorrendo nei secoli le caverne ceramiche dei Tranesi, ad Ariano Irpino. Ove era stato trafugato e dimenticato dalla Storia. E dalla Magia del luogo. E ad arte restituita dal Moscaritolo ai contemporanei.” 

 Nella foto: Fulvio Moscaritolo: “Frammento antico classico”, 2005, cm. 30 x 50, terraglia, impasto con ossidi, forno a gas muffolato.  

 

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Written by A_ve

24 aprile 2010 a 3:50 pm

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