COMUNITA' PROVVISORIA

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NOTTARIO(1990-2008)

di MARCO ERCOLANI

Non sono tanto io che ho fatto il mio libro
quanto il mio libro che ha fatto me.

Michel de Montaigne

Ora voglio scrivere il mio diario e per gratitudine
chiamarlo il mio nottario […].

Robert Musil

Per la mano sinistra

(Per la mano sinistra)

1

La vita è cristallo e formicaio.

Scrivo in stato di assillo.

I miei paradisi sono sotterranei.

Si chiudono gli occhi ai morti, perché non si sopporta che vedano cose indicibili.

L’uomo è sorpreso quando si riconosce, non quando si perde.

Senza un segreto che sia solo nostro si sarebbe vivi?

La luce di certi cieli è vietata ai sani.

A quale età si osserva meglio la luce?

La morte è le mie ossa, quando non potrò raccontare niente a nessuno.

Sognare senza che finisca il sogno: essere folli.

2

Ogni artista autentico raffigura il suo fallimento con opere adeguate.

Conoscere le storie della letteratura è perturbante.

Il linguaggio può trasformare, ma bisogna esserne all’altezza.

Quando sogna di fermare l’ombra, l’artista inizia il suo autentico lavoro.

Ogni estetica dissimula un ulteriore silenzio.

Non gettare grida di sgomento: scrivere.

Abbiamo scritto. Abbiamo modulato il nostro nulla. Adesso aspettiamo.

Rileggere sogni già sognati. Comporre libri con vana ostinazione.

Sentire ancora un brivido per qualche scrittura imminente.

La composizione di una storia è la difesa estrema dell’illusione.

Reale nell’atto in cui trascrivo fantasmi.

Resistere nella parola – infedeli abitatori della lingua.

3

Le parole intollerabili: quelle che ho il dovere di pronunciare.

Vivo diecimila vite: ma questa, che subisco, ha un nome?

Sognare il fuoco significa disamorarsi di ogni architettura eterna.

La luce è segreta a chi la pensa.

I sogni, prima di ritornare misteriosi, devono essere interpretati.

Esistono forme rigorosamente segrete e realmente incompiute.

I fiumi si differenziano per i detriti.

Scrivere e curare: rendere dicibile.

Il foglio bianco nasconde parole non nate. La scrittura ne rivela alcune.

Lo stile è la superficie esatta sotto la quale battono i colpi di migliaia di tamburi senza suono.

Scrivere nel buio, estendendo i confini del foglio.

Nella visione, la vista impara se stessa.

4

Il canto di un uccello, ma solo per il tempo in cui risuona – non oltre.

Quale terra premerò, nel passo successivo? E sarà proprio una terra?

L’assillo della scrittura è pronunciare le penultime parole.

Al suo culmine l’arte si distrugge, annulla ogni regola, sprigiona immagini e profezie.

Si può essere originali ripetendosi all’infinito.

Follia: deformità e sapienza.

Restare suscettibili di trasformazione: questo è il segreto.

Ho male alle corde vocali. Ho gridato tutta la notte, per qualcosa che riguardava un sogno.

Ogni poeta è immerso nel sonnambulismo che lo guida al prossimo verso.

Quale parola può definirsi giusta per descrivere un evento perturbante?

Un occhio semiaperto: la penultima maschera.

Il fondo di ogni scrittura è un’immagine-pensiero.

Si immagina essendo stanchi di sopravvivere.

5

Non l’esperienza estetica, che consente l’ammirazione della bellezza, ma l’evento perturbante, che obbliga ad esserne sopraffatti.

Le parole hanno il potere di abbandonarci perché non sono mai nostre.

Nessuna opera vera corrisponde a qualcosa se non al sogno del suo autore.

Mi trovo nella condizione di aver raccontato tutti i miei sogni e non aver più nessun desiderio di sognarli ancora.

Dentro un’ombra, è leggibile tutto.

Sentire qualcosa di irriducibile a quanto fino ad oggi è stato sentito.

Che cosa posso raccontare se tutto ciò che accade deve essere raccontato e simultaneamente taciuto?

Salvare i sommersi: condividere il loro destino senza morire.

Il dolore mentale è la sensazione intollerabile che si prova senza il sollievo della scrittura.

L’opera è interminabile, come talvolta appare il deserto, ma al deserto c’è un limite.

Vivere in uno stato di finzione reale.

Non ci sono disperazioni necessarie. Solo inevitabili.

6

Scrivere per la gioia delle proprie maschere.

Verificare in che modo l’indicibile provoca parole.

Le ossessioni non sono incubi ma modi complessi di sviluppare il processo artistico.

Oltre la possibilità, cosa esiste?

Durante il giorno scrivere parole che scaturiscono di notte.

L’aria, spesso, non si accorda alle cose.

Questo libro ha, come autore, chi lo legge e non lo fa morire.

Dove la complice influenza dell’altro e la vorace curiosità dell’uno si compenetrano: il testo apocrifo.

Vedi, se te lo consentirà la corrente.

L’origine è allontanare da sé la propria origine.

Eco di io multipli, l’io.

Libri come trivelle che perforano il bersaglio. Libri come frecce che possono mancarlo.

7

Le tenebre plurali, la notte unica.

I prigionieri si avvicinano veloci all’esecuzione annunciata.

Non che la testa faccia male ma quel senso di orrore che preme le tempie.

Nessuna tregua. Vivere è impossibile.

Canto per spiazzare il mio assalitore.

Ammutolire, in mezzo alla folla, e sperare che il proprio silenzio la contagi.

Si potrebbe provare indifferenza anche per la voce di Tom Waits?

Scrivo per non ferirmi di più.

Non riascolto. Evito di respirare. Preparo la cena, ma non per me.

Certe carnagioni stupefacenti tolgono la voglia di rappresentare la bellezza.

Il mare attraversato, troppo mobile, pericolosamente immenso.

Ogni cecità, quando non sia veggenza, è incapacità di vedere.

8

L’arte, quando è iperbole o spoliazione, arriva al cuore di sé.

Se appaiono dei lampi, la valle diventa silenziosa.

Il rumore che immagini quando si aprirà la porta.

Si nasce da una carenza. Si arriva a una metamorfosi.

Ripeto con le mie parole le idee degli altri, perché diventino mie.

Le nuvole mutano sempre. Non come le pietre, o come certi deliri.

Uno sconosciuto giudica pazzo lo sconosciuto che gli sorride.

Perché mi sveglio come se qualcuno avesse dormito dentro di me?

Ci sono dei tramonti, da qualche parte del mondo, che non riesco ad immaginare.

I sordi lo sentiranno risuonare, il colore?

Non ci sono che immagini. E, alla fine, non si riesce più a vedere nulla.

Si lavora nell’ombra, osservando le radici.

9

Camminare con la testa sempre voltata.

Fa notte. Inizio a scrivere nella pagina che non vedo.

Il miraggio rende le cose fantasmi credibili.

Quando non si sogna, le notti sono troppo buie.

Aveva l’incubo di cadere nel mondo.

Non si tenne eretto per una forma di vendetta contro gli uomini.

La scrittura non libera dalla scrittura.

Ci sono ricordi che, inutilmente, attribuiscono a me.

La pagina è scura, e da riscrivere sempre.

Ci sono abissi che solo chiudendo gli occhi dimentico.

Si scrive soli e al buio, mai essendo adulti.

Se un sogno è segreto allo stesso sognatore, può essere ancora sognato.

Solo i venti si oppongono all’aria.

10

L’artista vive dentro un sonno vigile, da cui trasfigura il mondo.

Se l’idea è originale, la lingua si adatti all’idea, trovando forme nuove.

La poesia vive nel sonno che ne matura il risveglio.

Le parole, scritte e riscritte, non pérdono energia.

Ogni poesia reale è una fulminea distruzione/ricreazione del mondo.

Le verità sono soprassalti.

Invecchiare significa arrendersi alle risposte.

Trascorse gli ultimi anni raccontandosi gli incubi della mente materna.

I veri artisti si nascondono attraverso le loro opere.

Attendere. Scrivere. Tornare ad attendere.

Menzogne da cui urgono verità.

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Written by Arminio

27 aprile 2010 a 6:06 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. Grazie a Ercolani! Scrittura folgorante
    pensiero ansimante, parole tattil(mente) acuminate, pungenti, spilli nel cervello, stupore senza sballo, tarantola che succhia il veleno nello spasmo
    dell’immaginazione, forza, azione, fremito, deliquio,flusso, catena, àncora-radice sull’attimo fuggevole, necessità di rinvenirsi.
    Un saluto affettuoso, Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    27 aprile 2010 at 10:21 pm

  2. Non gettare grida di sgomento: scrivere.

    caro marco
    che altro possiamo fare?

    Arminio

    30 aprile 2010 at 6:21 am


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