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La capitale dell’orlo

metto qui un pezzo su melfi, una delle prossime mete dei nostri giri. continuano ad arrivarmi richieste di venire a cairano. dopo la seconda edizione il nostro cairano7x diventerà uno degli eventi più importanti della cultura italiana.

armin

Oggi sono a Melfi con un po’ di persone. Prima di andare al castello ci fermiamo a un bar della limpida  piazza centrale. Ammiro il campanile. Ogni volta che si alza lo sguardo al cielo si può vederlo in tutta la sua eleganza. Sembra costruito da mani leggerissime, da lontano ti dà l’idea che potresti portartelo via con un dito.

Dopo una breve sosta nella calura di una bella piazza meridionale coi tipici luminari dell’accidia, andiamo a vedere il museo archeologico ospitato all’interno del castello. Vediamo gli oggetti che facevano compagnia ai morti. Di quella carne, di quei respiri non resta niente. Rimane, però, nei corredi funebri la traccia di una civiltà aperta, mobile, ricca di intrecci. Non abbiamo molto tempo e dopo aver guardato un paio di sale con la dovuta calma siamo costretti a un fugace passaggio davanti a tutte le altre meraviglie custodite.

Nel museo fa molto caldo. A un certo punto ho il mio solito appuntamento con una piccola brezza di panico, quanto basta per lasciare con sollievo il museo e tornare all’aria aperta.

La meta adesso è la chiesa rupestre di Santa Margherita. A me questo genere di pitture mi incanta. Non so chi siano i santi raffigurati, a malapena riconosco la figura di Cristo, ma secondo la guida in questa chiesa c’è l’unico ritratto esistente di Federico II. Mi fa piacere sapere che è stata una persona del mio paese a fare questa ipotesi. Si chiamava Lello Capaldo. Di lui non so molto, neppure che è stato seppellito al cimitero di Bisaccia. Io non so se l’imperatore è in questa chiesetta che adesso sta sotto una strada asfaltata, ma sento che a Melfi c’è solo lui, c’è l’imperatore coi suoi falconi. Tutto il resto, a cominciare dalla Fiat, mi pare inesistente.

Prima di partire ci fermiamo a bere qualcosa in un bar che si chiama Polo Nord. A Melfi possono modernizzarsi a piacimento, ma ho l’impressione che l’orma dell’imperatore non svanirà mai.

Prima di ripartire mi metto un po’ di zucchero sulla lingua. È come se avessi esaurito le forze. In macchina non ho molta voglia di parlare. Sento il cuore che va dietro, si nasconde.  Tornerò tante volte, porterò altre persone. Qui non ha senso venire da soli. In una lontana epoca questo è stato uno dei luoghi più importanti del mondo. Per me lo è ancora e sta a due passi da casa mia. È la capitale dell’orlo. E oggi mi pare che la vita si vada misteriosamente addensando proprio sull’orlo. I luoghi più frequentati appaiano consunti, sfiatati. Appena si arriva a Melfi si avverte che qui è rimasto qualcosa, come se il tempo avesse premura di tralasciare qualcosa nel suo lavoro di demolizione. La Lucania ha due capitali, Melfi e Matera, e invece ha scelto Potenza come sede della Regione, ha scelto un centro che non sa di niente, perché nel frattempo la piccola borghesia che ha riempito le città del sud si è sbriciolata in una moltitudine di ombre polverose che non sanno abbandonarsi a niente e a nessuno, neppure ai luoghi in cui vivono.


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Written by Arminio

29 aprile 2010 a 8:14 am

Pubblicato su AUTORI

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