COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

l’universo è un cane affamato

Ma la vita non ce la dà nessuno,

ci cade tra i piedi e noi la prendiamo

a calci,

non lo troviamo, non lo troviamo mai

il filo che riunisce cielo e terra

visibile e invisibile.

E nemmeno il dio che abbiamo inventato

può aiutarci a morire nella vita

a vivere nella morte.

Siamo soli, ma c’è un attimo

un attimo c’è sempre in cui qualcuno

qualcosa ci raggiunge.

Io vi ringrazio tutti

voi che siete vivi e voi che siete morti,

fatevi abbracciare ancora,

lo farò come so, come posso.

Tutto l’universo è un cane affamato,

io sono qui che gli offro le mie ossa.

franco arminio, primo maggio 2010

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Written by Arminio

1 maggio 2010 a 10:16 pm

Pubblicato su AUTORI

9 Risposte

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  1. Non basteranno le ossa di ognuno per placare la fame di questo cane.
    Tenerlo a bada ?
    Non c’è soluzione
    I movimenti sono diventati pesanti, anche per un solo, semplice abbraccio.
    Resta un cenno, impercettibile, del capo, è tutto

    Francesco B

    2 maggio 2010 at 1:52 am

  2. In Franco non ci interessano rilevare la giustezza o l’erroneità delle idee da accettare o rifiutare,più del talento più di ogni cosa è cercare di individuare quella parola particolare che ti fà individuare il suo stato d’animo ….la sopportabilità del suo dolore.Una sorta di discrimine ,decisivo ed infinitamente oscuro e profondo (Eraclito : l’oscuro), stava nelle’essere toccato da questa sorta di “destino” o di “grazia” (visto il senso della “grazia” nella cultura cristiana …preferico il “destino” del mondo greco ).Piu che da qualsiasi teologia o gnoseologia quello che ci tocca sono le scheggia che ci toccano nel profondo dei sentimenti e non nei suoi aspetti fenomenologici espressionistici o impressionistici meno che meno ideologici.
    mauro

    mercuzio

    2 maggio 2010 at 6:55 am

  3. oggi sono ad aquilonia per la cicoria e per gli amici.
    spero di capire a che punto siamo….
    dal blog non si capisce…..
    intanto il programma di cairano si è arricchito di alcune cose molte belle.
    d’ora in poi sarà quasi impossibile accogliere altre proposte.
    quanto alla poesia: è il mio demone, la mia radice…
    la paesologia viene dopo….

    Arminio

    2 maggio 2010 at 8:27 am

  4. A nessuno importa di capire qual’è il suo stato d’animo…forse la gente che lo legge vuole semplicemente capire qualcosa in piu di sè stessa semmai.

    Luigi Capone

    2 maggio 2010 at 11:18 am

  5. Chi se ne frega di capire le altre persone infondo, specialmente gli scrittori.

    Luigi Capone

    2 maggio 2010 at 11:42 am

  6. è molto bella questa poesia, mi ci trovo molto ormai…però franco d’ora in avanti non avertene se ti si qualificherà: il poeta franco arminio, paesologo

    sergio gioia

    2 maggio 2010 at 7:40 pm

  7. Questa poesia è un miracolo di equilibrio tra contenuto e forma. Per un attimo i temi cari a Franco trovano, con grazia e semplicità, plastica espressione, e la solitudine assoluta dell’io nell’universo dell’essere trova finalmente pace perchè ” qualcuno, qualcosa ci raggiunge”. Proprio in quell’attimo s’accende la luce della vita, della poesia e sì, allora si può levare una parola di ringraziamento al “cane affamato” dell’universo/essere che tutto divora, possiamo offrirgli anche le nostre ossa, quale grazie per quell’attimo irripetibile.
    Semplicemente splendida. L’ho rilanciata qui:
    http://www.acapofitto.splinder.com

    Salvatore D'Angelo

    3 maggio 2010 at 9:32 am

  8. Colpisce di questa poesia la sua architettura con la densità profonda di un pensiero e dei convincimenti antichi.Cinque strofe e un distico di chiusura dipanano gli assunti che si dibattono in enunciati avversativi dove una negazione (visibile e invisibile)e un ossimoro(morire nella vita a vivere nella morte)ci danno il rinvenimento della speranza nell’essere vita,in quel poco di buono che siamo tra inspirazione (voi che siete vivi e voi che siete morti) ed espirazione (fatevi abbracciare ancora).E’ l’attimo sfuggevole, anche del dolore, ad avvolgerci in un pessimismo cosmico,dove però ancora brucia vita nel midollo del vissuto.
    Bravo Franco! I fili tra (cielo e terra) sono quelli dell’anima,sono nell’anafora che congiunge la mia anima al tuo canto sofferente.
    Sincero, come sempre,Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    3 maggio 2010 at 11:18 am

  9. Cerco di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, molto intensamente, godendo di ogni stimolo intelligente. Grazie. Un abbraccio Edda

    Edda Canali

    11 maggio 2010 at 8:48 am


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