COMUNITA' PROVVISORIA

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una proposta ai sindaci irpini

metto qui un mio pezzo uscito oggi sul mattino con grande enfasi. vediamo se i soggetti chiamati in causa avranno la decenza di rispondere.


armin

L’Irpinia che viene rischia di essere un luogo orribile. Dal punto di vista dei servizi non ci sarebbe da meravigliarsi se, in breve tempo, ci ritrovassimo nelle condizioni in cui eravamo negli anni sessanta, con il danno ulteriore e, credo, irrecuperabile, di non avere intorno a noi e dentro di noi le speranze e gli umori positivi che circolavano in quegli anni. Penso in particolare all’Irpinia d’oriente. Qui ormai le case vuote sono molte di più degli abitanti. Il problema non è essere rimasti in pochi. Il problema vero è l’atteggiamento di chi nei nostri paesi ci è rimasto. Un paese di cento persone che amano la cultura e hanno rispetto degli altri è sicuramente migliore di un paese di mille abitanti in cui questi valori, che sembrano diventati inutili e fastidiosi orpelli, sono stati dismessi per partecipare ai fasti della miseria spirituale che dilaga in tutto l’occidente.

L’annunciata chiusura dell’ospedale di Bisaccia nasconde una verità ancora più amara: quell’ospedale di fatto da anni non è stato messo in condizioni di assicurare servizi adeguati e non mi riferisco a centri di eccellenza, ma ai servizi minimi ai quali un malato avrebbe diritto in uno stato che vuole definirsi “moderno” e “civile”.

In questi territori ormai veniamo chiamati a mobilitarci per difendere quel pochissimo che ci è rimasto, che ancora non ci è stato tolto. E, in genere, il risultato è che la briciola diventa sempre più piccola perché finisce sempre che  bisogna  spartirsela con altri difensori di briciole (in questo caso con l’ospedale di Sant’Angelo).

A Bisaccia permane una certa attitudine alle lotte sociali, basti pensare alla battaglia per il Formicoso. Per ora sembra che il pericolo è svanito e invece è solo rinviato. Attualmente nella nostra regione non c’è il minimo indizio di un ciclo avanzato nella gestione dei rifiuti. Andiamo avanti con solo due anelli delle catena: discariche e inceneritore di Acerra. Nessuna riduzione della produzione dei rifiuti, ridicole e false percentuali nella raccolta differenziata, assenza di veri impianti per la selezione e il riciclaggio. Con queste premesse è chiaro che la discarica sul Formicoso è ancora davanti a noi A meno che quel pezzo di terra lasciato libero non venga invaso da una selva confusa di pale eoliche. Come in una penosa catena di Sant’Antonio, qui si arriva a un’altra stazione del nostro calvario. Con tutte le pale che ci sono dovremmo come cittadini avere qualche beneficio. Il vento è un bene pubblico ma le pale fino a ora sono servite solo ad arricchire poche persone. Sembra di essere nei paesi arabi prima della nazionalizzazione del petrolio. Da questa veloce rassegna delle nostre croci sarebbe il caso di passare alle delizie, sarebbe il caso di segnalare che a giugno a Cairano ci sarà un evento straordinario, ma anche qui la domanda è la solita: gli irpini se ne accorgeranno? Siamo ancora in grado di cogliere il meglio considerano che siamo sempre più assuefatti al peggio? L’ultima nota è per questo mio articolo. Non ci sono nomi e dunque è destinato a non lasciare traccia. Ormai la barbarie impone che per ottenere risposte da qualcuno bisogna farne nome e cognome. E la risposta, allora, è immediata e, quasi sempre tagliente, rancorosa.

Quindi un riferimento chiaro, un nome in extremis lo voglio fare, è quello dei sindaci irpini, di tutti i sindaci irpini: abbiano il coraggio di andare in prefettura già dalle settimana prossima e di consegnare le loro fasce. Solo dimissioni collettive e immediate oggi potrebbero scuotere la ruggine che sta corrodendo tutto e tutti. Le dimissioni dei sindaci servirebbero a scuotere le istituzioni superiori ma anche a scuotere se stessi. Servono gesti clamorosi e generosi, serve impegno e, al tempo stesso, capacità di abbandonare le proprie cariche, quando queste non sono più utili al bene comune.

A Roma e a Napoli ormai ci trattano con indifferenza, ma non abbiamo nemici più grandi di noi stessi. Ad Avellino c’è un enorme teatro, un teatro che può raccogliere più di mille persone. Perché non usarlo per un gesto eccezionale, una grande manifestazione che serva a lanciare una vertenza irpina, la vertenza della terra dei paesi. Invitateci a partecipare, invitateci a sostenervi in scelte complesse, difficili, esposte. Solo così possiamo pensare di riammagliare i fili di una comunicazione e di una comunità che, allo stato attuale, non esiste, perché si è persa nelle incomprensioni e nei giochi di potere piccoli piccoli che giovano, forse, per un momento, ma che ci condurranno alla distruzione di questa terra.

A questo punto mi chiedo: chi dovrebbe organizzarlo questo raduno al Gesualdo? Come si fa a immaginare che di colpo centoventi campanili facciano risuonare la stessa campana? La prima risposta che mi viene in mente è che questo ruolo spetterebbe al sindaco del capoluogo. Oggi la politica non può essere mera gestione amministrativa, deve costruire cornici e dentro queste cornici i cittadini possono svolgere la loro azione. Adesso più che mai è necessario costruire una cornice irpina, un luogo in cui la politica diventi sintesi delle utopie meridiane e dello scrupolo nordico. Non è detto che i politici in servizio debbano limitarsi a svolgere la manutenzione della propria mediocrità. A volte, con un po’ di coraggio, si può andare anche oltre i propri limiti. Mi piacerebbe leggere nei prossimi giorni una risposta del sindaco Galasso. E se questa risposta non dovesse venire allora mi aspetto un’iniziativa senza indugi dai parti dei sindaci dell’Irpinia d’oriente. La terra dell’osso non può trasformarsi così repentinamente nella terra della cenere.

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Written by Arminio

9 maggio 2010 a 10:25 am

Pubblicato su AUTORI

10 Risposte

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  1. fra un poco vado all’assemblea che si tiene a bisaccia sulla sanità, dovrò pure scrivere un commento che esce domani sul mattino.
    insomma, non ci sono pause, domani sono a cairano, poi comincia un lungo giro che mi porterà in varie parti d’italia. sto dando tutto quello che ho e non c’è da vantarsi né da lamentarsi se altri si comportano diversamente. l’irpinia è quella che è, ma un pò la stiamo cambiando…..

    Arminio

    9 maggio 2010 at 3:05 pm

  2. Ho ripreso l’articolo anche sul mio blog perchè mi sembra una fotografia tremendamente reale di cos’è l’Irpinia oggi.
    Spero però che presto ci sia un altro articolo, di Franco o di altri, che racconti gli aspetti virtuosi della nostra terra, qualche realtà positiva, qualche storia di persone che ci credono ancora; tutto questo c’è, ma resta sempre in secondo piano.

    Comunque va dato merito a Franco di saper guardare alla nostra situazione senza fronzoli, senza retorica e con la consapevolezza di chi guarda le cose dal di dentro.

    stefano

    9 maggio 2010 at 4:16 pm

  3. Caro Franco,mi sento solidale alle tue denunce.Vivo ,per fortuna,in un paese civile che non ha questi problemi .Mi viene nostalgia di tornare ´,ma mi manca la forza di farlo. Conosco tanti emigrati pensionati del sud che ritornerebbero nei propri luoghi di origine ,ma il problema piu´lamentato ad impedirlo (e qua stiamo in tema di ospedali) e´: -ma se torno in Italia e mi ammalo non trovero´i servizi che ci sono qui!- Un abbraccio

    gianni panzetta

    9 maggio 2010 at 4:31 pm

  4. Ingabbiati, succubi delle logiche di bottega, tronfi di un potere che millantano per difendere l’ultimo strapuntino sistemato sul nulla, parassiti d’indennità e prebende, mistificatori, falsificatori di bilanci in cui da anni indicano gli stessi immobili in vendita prevedendo incassi che non ci saranno per proseguire, intanto, a sperperare danaro pubblico. Che ti aspetti, Arminio, da questa gente?
    Persa la speranza dell’industria (vedrai, anche la Fma farà fagotto), finiranno a pezzi i servizi. Metteranno via l’ospedale di Bisaccia, in ginocchio quello di S. Angelo dei Lombardi e quelli delle fasce tricolori non muoveranno un dito per non rischiare il posto.
    Intanto i giovani, disadattati, smettono di andare via perchè neppure altrove c’è da fare e perchè non c’è più voglia neanche di tentare. Non siamo ancora la Terra della Cenere ma di sicuro siamo quella dell’ultimo giro,la terra della Terza Stagione, degli anziani: per età o per rassegnazione. Invochi Galasso, una sua iniziativa: ma da quanto manchi ad Avellino? Opere (inutili) a metà, abbandono di quelle esistenti, lodi autocelebrative ai microfoni, finti giornalisti che non fanno uno straccio di domanda che non sia quella concordata e compiacente. Un coro di voci omologate e spente. Che vuoi che possa nascere da qua? E a cosa può servire una replica al tuo articolo-denuncia?

    Enea

    9 maggio 2010 at 10:43 pm

  5. Caro Franco,finalmente !
    L’altra sera al telefono abbiamo parlato di un libro che io avevo letto negli anni ‘70 e tu hai riletto ultimamente:the moral basis of a Backward Society (le basi morali di una società arretrata) di E.C.Banfield.
    Questo libro fa riferimento ad una ricerca socio-andropologica ,svolta da Banfield,nel 1955 e pubblicata nel 1958.
    Se ben ricordo la tesi di Banfield era più o meno questa :le cause dell’arretratezza e delle difficoltà di una comunità sono da ricercarsi non tanto come conseguenza di ritardi infrastrutturali o interventi esterni,ma sono invece da riferirsi alla mentalità degli abitanti;il primo anello sarebbe costituito soprattutto dalla <> ;questo si traduce in incapacità sociale e incapacità politica .
    Quindi alla base di tutto vi sarebbe in realtà un ethos,che Banfield definisce familismo amorale ,ossia un atteggiamento ,una visione della vita ,per cui ognuno persegue esclusivamente il proprio interesse,convinto che tutti gli altri facciano lo stesso .ad un certo punto si viene a creare un circolo vizioso per cui l’ethos produce le carenze strutturali e le carenze strutturali consolidano l’ethos,e l’unico modo di spezzare la catena è modificare l’ethos e la capacità sociale e politica.
    Tu lo dici,non abbiamo nemici più grandi di noi stessi!

    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    9 maggio 2010 at 11:04 pm

  6. solito problema dei blog e dei commenti:
    sei risposte, sono poche o sono tante, va bene o va male?
    e chi non risponde come la pensa?
    di certo c’è che io certe cose non posso non farle, mi sentirei male a stare qui senza muovere un dito come fanno tanti.
    quanto a galasso caro enea
    vedremo nei prossimi giori
    io non mancherò di fargli notare la sua pochezza se pochezza esibirà.

    Arminio

    9 maggio 2010 at 11:30 pm

  7. pensiero della notte:

    “non è perchè le cose sono difficili
    che noi non osiamo;
    è perchè non osiamo che
    le cose sono difficili”

    SENECA

    michele ciasullo

    9 maggio 2010 at 11:43 pm

  8. franco, anche chi non scrive legge…
    non ti crucciare…

    secondo me, la comunità provvisoria è molto associata a Te, anche se non saprei come fare altrimenti, crdo solo che ci voglia costanza e la partecipazione maggiore arriverà.
    che poi ci siano persone nella comunità che sono infastidite… non scisi puà fare nulla, fino a quando il motivo del fastidio non venga pubblicamente (di persona) affrontato…

    drvannetiello

    10 maggio 2010 at 12:16 pm

  9. Franco, continua sulla tua strada di impegno e di esposizione. Tu sai bene che molti ti appoggiano e, caro Franco, pure se non dovessero essere molti, che importa? Non spendere le tue forze e la tua intelligenza a dannarti per per chi non ascolta o, peggio, per chi non vuole vedere. Sappiamo bene che questa terra tende ad essere avara e, a volte, spietata con chi è molto generoso, con chi non smette di darsi e di lottare. Conserva i tuoi sogni e lascia perdere le recriminazioni. Splendido articolo questo, complimenti! Vai così.

    eldarin

    10 maggio 2010 at 9:40 pm

  10. CONSERVA I TUOI SOGNI…Sottoscrivo tutto quanto detto da Elda. Hai la “fortuna” di essere come sei, continua così, noi ti siamo molto grati. Ai tempi dei “girotondi” si gridava RESISTERE RESISTERE RESISTERE. Un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    11 maggio 2010 at 8:28 am


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