COMUNITA' PROVVISORIA

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Le assemblee dell’agonia ciarliera

metto qui il commento all’assemblea di ieri che ho scritto per il mattino di oggi. adesso parto per la daunia e poi cairano.

ho una grande voglia di abbracciare gli amici, ho bisogno del vostro calore….

armin

Ormai Bisaccia è il paese delle assemblee. Se ne fanno da anni e gli argomenti sono sempre gli stessi: l’ospedale e la discarica, la paventata chiusura del primo, la possibile apertura della seconda. Quella di ieri non è stata di certo l’ultima. Ormai è come assistere a un vero e proprio rituale. Eppure andando via ho provato disprezzo per quelli che stavano in piazza, per quelli che all’assemblea non ci sono andati. Almeno un momento emozionante lo hanno mancato. È stato quando ha preso la parola Tonino Di Ninno, lo storico militante di Rifondazione Comunista. Tonino non sta bene e non è riuscito a dire molto, ma il suo discorso rotto dall’afasia era sostenuto da una passione, da un attaccamento alla propria terra che non ho visto in alcuni relatori. Ora non è il caso di discutere sui meccanismi di selezione della classe dirigente. Fatto è che sono i politici per primi a segnalare la loro inadeguatezza. Non è un caso che il piano sanitario sia stato fatto da un tecnico. Insomma, si procede come si è proceduto per l’immondizia. E allora l’assemblea di Bisaccia si è chiusa con la certezza che ci saranno altre assemblee, altri incontri istituzionali interlocutori. Forse quello che deciderà le sorti della partita sarà un elemento che ancora non è stato chiamare a giocare, e cioè le persone che ancora abitano questi paesi e che si ammalano e che hanno i figli senza lavoro e senza speranze. Insomma, non è una lettera da consegnare a questo o a quello che può decidere le sorti di un territorio. Non è l’iniziativa di un consigliere regionale o provinciale. A un territorio che zoppica non si può chiedere di camminare. Occorre pensare di farlo volare. E per far questo bisogna uscire subito dalla zuppiera delle parole e mettersi in gioco personalmente. Se nella prossima settimana i sindaci irpini avessero la forza di riunirsi tutti insieme da qualche parte già avrebbero fatto un miracolo, già avrebbero dato una cura a questa nostra provincia. Non è Caldoro che ci ucciderà coi suoi tagli e nemmeno ci salverà se ci risparmia. La salute di un territorio dipende dalla propria capacità di autogovernarsi. L’assemblea di Bisaccia sarà stata una cerimonia inutile se ad essa non seguiranno fatti. La prima azione è convocare in seduta congiunta tutti i consigli comunali della provincia al teatro Gesualdo. Se si vuole percorrere la via istituzionale, come hanno più volte detto i partecipanti all’assemblea, allora si lavori perché questa via sia percorsa fino in fondo e con coraggio. Se invece si vuole traccheggiare aspettando la solita mediazione che lascia le cose come si trovano, allora sarà l’ennesima sconfitta. Continuerà questa lunga, penosa agonia che è cominciata agli inizi degli anni novanta, con l’unica consolazione che si tratterà di un’agonia ciarliera, piena di assemblee.

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Written by Arminio

10 maggio 2010 a 8:54 am

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2 Risposte

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  1. Forse è meglio prendere slancio da un po’ di poesia “empotlatchada”, come qui sotto :

    Salvatore D'Angelo

    10 maggio 2010 at 10:51 am

  2. quanto è vero quello che scrive Franco e quanto potrebbe essere salutatre quello che auspica, non si può chiesere ad uno zoppo di camminare, piuttosto bisogna trovare il modo er farlo volare. Le ali però non crescono all’improvviso, occorronno anni ed anni, secoli, una mutazione genetica potrebbe risolvere il problema. I sindaci purtroppo sono prigionieri della politica che impedisce loro il più delle volte di essere cittadini, semplici cittadini e di ragionare per logica di idee e non di partito. Le zone interne sono un peso per le zone costiere, sono valide solo se diventano luoghi atti ad ospitare discariche o centrali nucleari, che così starebbero lontano dai loro occhi e dal loro cuore ma che comunque un giorno tarleranno irrimediabilmente i loro cervelli. Siamo tutti nella stessa merda, chi sopra e chi sotto ma sempre nela merda. Dobbiamo trovare la forza di tirare lo scarico invece di limitarci a turarci il naso per non sentirne la puzza.

    giovanni ventre

    10 maggio 2010 at 6:30 pm


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