COMUNITA' PROVVISORIA

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LA MEDICINA DELLA SCRITTURA

Questa notte alla quattro mi sono messo davanti al computer per scrivere una lettera agli amici della comunità provvisoria. A un certo punto mi sono sentito male, un malore lieve, ma a un ipocondriaco basta poco per immaginare che la catastrofe è imminente. Ho pensato per prima cosa che dovevo placare l’agitazione, ma non sono riuscito a trovare il lexotan. Allora mi sono messo il giubbino e ho pensato che la cosa migliore era prendere aria. Sono arrivato vicino all’ospedale. Per un attimo ho pensato di entrare e farmi un elettrocardiogramma o almeno chiedere qualche goccia di tranquillante, ma poi mi sono vergognato di disturbare. Mi sono rimesso davanti al computer e ho pensato che dovevo scrivere un nuovo articolo sulla questione ospedaliera. Scrivendo mi sono accorto che le parole avevano la spinta giusta, come se il fuoco del malessere le spingesse in alto. In certi articoli non conta tanto quello che dici, più o meno diciamo tutti le stesse cose, conta la pressione che tiene insieme le frasi.

Quando ho finito l’articolo e l’ho spedito mi sono accorto che il malessere si era molto attenuato. Credo che tutto fosse derivato da una rabbia accumulata in questi giorni e in particolare nella giornata di ieri, una rabbia che la scrittura ha bucato e ha lasciato defluire. Si sa che la rabbia repressa fa male al cuore. E allora la scrittura è più potente della cardioaspirina e come ogni farmaco bisogna stare attenti agli effetti collaterali.

Adesso il sole è già alto, ho fatto tante altre cose da stamattina e tante mi aspettano nel corso della giornata. Non posso che ringraziare me stesso per come ho girato dalla parte giusta un’alba che sembrava nera. E mi vengono in mente i versi famosi di una poetessa polacca: preferisco il ridicolo di scrivere poesie/ al ridicolo di non scriverne.

arminio17@gmail.com

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Written by Arminio

12 maggio 2010 a 8:37 am

Pubblicato su AUTORI

13 Risposte

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  1. Se può esserti di stimolo, ti riporto il commento che ho raccolto sul mio blog a questa tua poesia :

    soffiami dentro
    io sono aria e vento
    e creta e niente.
    faccio parole
    con la carne e con la terra
    con le parole faccio carne e terra e niente.

    “Belli questi versi, essenziali, umili eppure c’è una tale fierezza..
    SinuoSaStrega” (Dalla Toscana)

    Sì, il ridicolo è non scriverne, di versi.

    Salvatore D'Angelo

    12 maggio 2010 at 9:15 am

  2. Della paesologia afferro piano piano il senso, direi che è bellissima ma in verità non l’ho ancora capita; temo sopratutto che chieda una coerenza che non ho.
    Comunque continua a curarti, che a me la tua cura piace molto.

    Ciao
    Cacioman

    cacioman

    12 maggio 2010 at 10:19 am

  3. cacioman mi fa venire in mente castroman, un argentino di 10 anni fa della lazio…chissà qual’è il vero nome, arturo, tiziano, magari brunilde…mah

    sergio gioia

    12 maggio 2010 at 10:34 am

  4. uomo paziente:
    malato sociale;
    uomo incazzato:
    guarito biologico.

    (no so chi l’ha scritta sta poesia)
    lo dico sempre che dobbiamo essere tutti uomini di medicina per non essere malattia!!!!!

    e non ti prendere i lexodan….fai l’urlo sciamanico

    AAAAAAAAAAAAAHHHHHH
    OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHHH
    EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEHHHHHHHHHHHHHHHH

    è catartico come la scrittura

    nanosecondo

    12 maggio 2010 at 11:27 am

  5. Che tristezza sentire che ti fanno stare così male. Non so perchè, ma da qualche tempo sentivo nervosismi, ed incomprensioni. L’anno scorso ci siamo molto divertiti, è stato entusiasmante, specialmente per i rapporti umani instaurati tra noi e con le donne di Cairano. (due giorni fa ci hanno accolto con tanto calore.) Sembrava tutto così “diverso”. (forse perchè non conoscevamo i “retroscena”?). NON AVREI NESSUNA VOGLIA DI ESSERE “LOGORATA”. Si vedrà. Un abbraccio. EDDA

    Edda Canali

    12 maggio 2010 at 1:11 pm

  6. @sergio
    Cacioman corrisponde ad un banalissimo “Claudio Gatti” di cui è stracolmo il pianeta: ce n’è uno che era prete ha visto la Madonna e poi si autoproclamato vescovo dopo che lo hanno spretato e condannato per abuso della credulità popolare; un altro che faceva il capo dei vigili urbani a Roma (dove vivo); un altro che fa il giornalista specializzato su Ustica e intrighi internazionali e traffico d’armi; uno che fa il prestigiatore in Umbria (ho una bella foto accanto ad un suo manifesto); uno che fa il fisico ricercatore e quando mi ha conosciuto è rimasto molto deluso (non so bene cosa si aspettasse); uno che faceva il travet informatico come me e nella stessa ditta (a cui hanno assegnato la mail “claudio gatti” per distinguerla dalla mia “gatti claudio”; non puoi capire che casino); uno che fa il capo dei dentisti al nord; ecc. ecc.)
    Ciao

    cacioman

    12 maggio 2010 at 1:14 pm

  7. Qualcuno sa chi è questo “cacioman”? Vuol prendere per il …….., (scusate) per i fondelli. E’ indisposto? Oppure è solo smarrito?….. Lo sapevo, non devo più meravigliarmi di nulla. Un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    12 maggio 2010 at 7:11 pm

  8. @Edda
    Giuro che mi chiamo Claudio Gatti. Non mi interessano i fondelli. La storia dei tanti Claudii Gatti è vera.
    Seguo vuoi di Comunità Provvisoria capendoci poco (per mia ignoranza). Di solito mi affascina molto quello che scrive Armin. Tutto qui. Mi ritiro in buon ordine (e buona camomilla).

  9. Caro Claudio Gatti Cacioman, scusa non avevo capito l’ironia, (a pensare che mi piace molto …l’ironia). Stavamo parlando di cose molto serie, (Il grave malessere che aveva colpito Franco a causa della discussione a Cairano……., il fatto che qualcuno lo sta “Logorando”) e quindi la tua filastrocca non mi sembrava “in tema”. Scusa di nuovo. Gli ironici credo siano graditi, io ritengo, NECESSARI specialmente in questo momento. Un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    13 maggio 2010 at 8:16 am

  10. @Edda
    Un abbraccio anche io.
    Ciao
    Cacioman

    cacioman

    13 maggio 2010 at 2:01 pm

  11. Sulla questione del riordino del sistema sanitario regionale della campania la discussione dovrebbe contenere una premessa sia politica che tecnica.

    E’ chiaro a tutti che il sistema va riordinato a partire proprio dalla ri-costruzione di una rete elle emergenze inefficace che nel passato ha fatto molto vittime.

    Cosi come è necessario ricostruire una rete della medicina preventiva, epidemiologica, della riabilitazione e della stessa diagnostica.

    Il governo ultimamente (alcuni giorni fà) ha respito le richieste formulate da alcune regioni (calabria, campania, molise ed altre …) per il ripiano dei debiti. La struttura debutata SORESA ne sta producendo di nuovi e sarebbe meglio chiedersi a che serve questa società (mista) di servizio della regione.

    Insomma la questione carissimo Franco non è solo l’ospedale di Bisaccia se chiuderlo oppure no e che tipo di sicurezze sociali vogliamo garantire ai cittadini.

    faccio un esempio e chiudu per il momento. Se arriva un infartuato a Bisaccia come viene assistito, se manca emodinamica , angiografia, utic, ecc. strutture debutate ad assistere in maniera idonea un paziente in queste condizioni.

    Il problema va affrontato e subuito nel suo complesso altrimenti rischieremo di mantenere in vita un sistema che non garantisce niente e nessuno o meglio fino adesso ha garantito solo logiche di potere fortemente clientelari. e basta.

    il problema non è avere l’ospedale sotto casa ma in quanto tempo lo riesco a raggiungere.

    enzo

    NANOSECONDO

    14 maggio 2010 at 12:53 pm

  12. ops…qaundo parliamo dim ospedale parlo di una struttura debutata a garantire tutte le emergenze sanitarie kla vecchia classificazione degli ospwedali in zonali, provinciali e regionali è un’emerita stupidità concettuale.

    l’ospedale è ospedale e basta.

    un’altra cosa e comprendere cosa è possibile fare in strutture come quelle di bisaccia e tante altre nella regione campania.

    L’autonomia in positiva imposta dalle nuove norme finanziarie ci impone di guardare la questione da un’ottica diversa il rischio se no è quello di fare una sanità di serie A e di serie B…aldila dell’avere sotto casa l’ospedale.

    Sarebbe interessante che la comunità provvisoria si possa far carico di sviluppare un dibattito serio su questo argomento cosi delicato e facilmente strumentalizzabile..in ordine a bisogni indotti che hanno interessato anche nel passato le logiche della “speculazione politica” su questo delicatissimo tema.

    Un pò come oggi alcuni riparlano di aprire i manicomi quando la la follia oggi è l’unica possibilità che l’uomo ha per non farsi imprigionare nelle logiche di consumo e di potere di un modello di società che sta uccidendo tutto e tutti.

    Ecco la questione della tutela della salute è una cosa seria e certamentemente non possiamo prima noi fare facili demagogie populiste.

    Sinceramente volevo astenermi dall’affrontare questi argomenti (ne ho fin cima ai capelli …è una metafora tanto li ho persi tutti….) che hanno segnato oltre 30 anni della mia vita prima sulle battaglie dei diritti civili a partire dal 1974/75 (legge 180; legge 194; ecc) e successivamente come dirigente provinciale di una organizzazione sindacale seguendo nello specifico il settore della sanità in provincia di salerno e non solo.

    ecco oggi abbiamo bisogno di nuovo di prenderci cura non solo noi ma anche prenderci cura delle strutture socio-sanitarie debutate alla tutela della nostra salute.

    Su questo argomento se volete tempo fà organizzammo come semplici operatori un “FORUM I CANTIERI DELLA SALUTE” sarebbe nteressante rimettere in cerchio queste più voci per fare un approfondimento su questi temi.

    fatenmi sapere che ne pensate se ne può parlare ed organizzare un evento. che abbia però un taglio non solo localistico ma generale.

    “se non siamo tutti uomini di medicina siamo già malattia” (L&M Cowan)

    NANOSECONDO

    14 maggio 2010 at 1:13 pm

  13. Molto bello e vero quello che hai scritto…molto..

    Franco Festa

    14 maggio 2010 at 2:01 pm


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