COMUNITA' PROVVISORIA

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LA POLITICA DEGLI AVARI

metto qui un pezzo uscito stamattina sul mattino. adesso vado alla manifestazione per reclamare una sanità più dignitosa.

ieri sera bella riunione ad avellino. ringrazio di cuore tutti i partecipanti, tantissimi. domani sera il programma di cairano7x comparirà su questo blog, preparatevi a divulgarlo…..

armin

In giro c’è molta avarizia e con l’avarizia si fa solo una politica infima, buona neppure a governare il trapasso di tre mosche morte. Ognuno prova a rintanarsi in una casa che non ha. Non è dato sapere cosa pensano i partiti dei tagli alla sanità. La parola è lasciata agli eletti nelle varie istituzioni ed è la tipica parola che non buca niente, dichiarazioni col profilattico della prudenza, dichiarazioni generiche di una stagione fatta di sentimenti generici, niente di veramente sentito, di veramente drammatico. Più che davanti a una crisi della politica siamo davanti a una crisi radicale del vivere. Forse qui in Irpinia questa crisi si sente più che altrove per il fatto che il crepuscolo degli umani si accompagna all’assenza di avamposti di civiltà che altrove sono stati realizzati.

La risposta all’articolo in cui parlavo della repentina trasformazione dell’Irpinia da terra dell’osso a terra della cenere ovviamente non poteva arrivare perché l’articolo non conteneva accuse rivolte a persone specifiche, ma anche se la mia proposta di una riunione collettiva al teatro Gesualdo non è stata per ora accolta, perché i sogni degli altri non interessano a nessuno, perché ognuno è occupato a tenere a bada i propri incubi. Tuttavia pare che qualcosa inizia a smuoversi. Non era davvero pensabile che,a parte l’animoso sindaco di Sperone, fossero tutti così accanitamente realisti e rassegnati al fatto che bisognava continuare a viaggiare a motore spento? E come potevano i cittadini della nostra provincia ad assistere passivamente a questa situazione?

La bassa marea della generosità rende evidente un panorama di miserie proprio nelle persone che più dovrebbero essere attive. Adesso penso ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, penso agli architetti, agli impiegati comunali, ai farmacisti, agli avvocati, ai medici di base, penso alla tanta Irpinia che vive nelle ville costruite in questi ultimi decenni. Ognuno rintanato intorno ai fatti propri, nell’appendice sfinita di un familismo amorale che non finisce mai. Sappiano questi signori che la vasca con l’idromassaggio e le vacanze ai tropici non bastano. Alla fine anche loro stanno qui, su queste strade, e sarebbe il caso di occuparsi di chi soffre, di chi è incagliato: la miseria degli altri prima o poi diventa anche la nostra. Stiamo diventando una comunità di impietosi, di gente incapace di consolare chi soffre e perfino di cogliere le grandi costruzioni della morte che salgono negli occhi di tanti.

Altro che politica! Altro che i tagli di Caldoro! Qui ci stiamo tagliuzzando ogni giorno da soli in una fiera del masochismo di massa. Forse solo una sventura più grande ci potrebbe distrarre da questo collutorio di viltà e avarizia in cui passano le giornate. Intanto c’è solo da resistere, magari nei prossimi giorni qualche sindaco smentirà tutto quello che ho scritto, vedrò gesti coraggiosi e finalmente potrò accantonare la mia smania, dismettere il mio noioso pessimismo e assistere ad una vera stagione di fervore. Allora insisto sulla mia richiesta ai sindaci di vedersi e soprattutto di lavorare tutti insieme, senza poi andare a Napoli a pietire alla spicciolata secondo la solita logica. Dai consiglieri regionali irpini mi aspetto una proposta relativa al taglio dei loro stipendi sull’esempio di quello che sta succedendo in altre nazioni europee. Ma in particolare è ai cittadini di tutta l’Irpinia che chiedo azioni forti in grado di scuotere realmente il sonno della politica. Se le iniziative che si profilano all’orizzonte dovessero risolversi nelle solite manfrine a cui abbiamo già assistito, allora bisognerà agire diversamente. Non penso solo a incatenamenti e scioperi della fame, ma a forme di lotta più incisive come lo sciopero fiscale o la richiesta di staccarsi da questa regione per formarne un’altra, una regione che vada dal Pollino alla Maiella, la regione delle montagne, dove forse la volgarità dell’Italia di oggi ancora non è riuscita a impestare tutto e tutti.

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Written by Arminio

15 maggio 2010 a 10:04 am

Pubblicato su AUTORI

11 Risposte

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  1. Caro Franco,che dire…. frecce scagliate nel centro della verità. la spietatezza di guardare e descrivere una immagine senza filtri ,nuda, come è nuda la terra di un deserto.Da turista della domenica dei paesi e del paese in cui sono nato, nella impossibilità di frequenze più assidue, posso solo auspicare che le tue considerazioni accendano il falò di una dignità e di un orgoglio che gli irpini hanno nel petto e non la solita fiera delle recrimazione, sentimento atavico e contagioso delle nostre terre.
    Ti saluto e spero di poter essere a Cairano quest’anno.Utilizzami ,se vuoi ,per le poche cose che posso e so fare .
    Saluti a tutta la CP e buon lavoro per Cairano.
    A. Castelluccio

    Angelo Castelluccio

    15 maggio 2010 at 11:27 am

  2. Analisi perfetta,lucida e corretta perchè tocca il cuore,i nervi e il sangue dei problemi irpini e non solo la testa dei “ragionatori e ragionieri” del politicume vecchio e nuovo.Più che di “avarizia” parlerei di piogrizia, narcosi….o quello che tu chiami autismo individuale o corale. Bisogna recuperare il gusto e l’uso del sano ,concreto e salutare “conflitto” politico che manca in Irpinia non solo per motivi generazionali ma soprattutto culturali o antropologici.
    La forma e la sostanza della politica deve abilitarsi a pensare al “conflitto” come fatto necessario ed utile per deleggittimare “potere e poteri” e prefigurare una novità e un futuro possibile “non solo nelle contraddizioni ma nella continuità passiva ” evitando accuratamente anche il nostalgico e regressivo recupero di un “moderatismo” o “radicalismo” sempre con la testa o il cuore rivolto al passato.
    Questa è una lettura filosoficamente e culturalmente rispettabile ma superficiale ma soprattutto politicamente e praticamente inefficace.
    Più “conflitto” perché più politica pensata e praticata. Evitando sia la retorica della testimonianza che la vuota dialettica tra “vecchio e nuovo”,come effetto di spoliticizzazione del soggetto-cittadino destinato alle accattivanti e facili fauci dell’antipolitica da una parte e “dalla libertà negativa e passiva” condannata all’inazione e appagata nella non partecipazione o denuncia politica.
    Il viaggio appena iniziato dalla Comunità provvisoria non ha bisogno di “pesanti e ricche valigie identitarie”da custodire o esibire durante il cammino per pretendere poteri ma di cercare strumenti diversi , linguaggi ricchi e idee praticabili che ci aiutino nella chiarezza dei fatti a “trovare e costruire una motivazione che ci tenga insieme” e a definire una “funzione” utile per noi ,la nostra gente e il nostro territorio
    mauro orlando

    mercuzio

    15 maggio 2010 at 11:44 am

  3. caro Franco,le tue ultime affermazioni”…una regione che vada dal Pollino alla Maiella…” mi suscitano un interesse particolare. Da un po´di tempo,girovagando nella nostra storia ritrovo che, siamo stati apparentati alla pianura campana ed a Napoli con forzatura. La divisione fatta da AUGUSTO sarebbe ancora oggi piu´ consona alle identita´territoriali.La regione da lui costituita ci vedeva legati alla Puglia a cui,per secoli anche successivi, siamo stati legati per economia e vocazione. Ma c´era un altro forte elemento di identita´
    trasversale appenninico (dalla Maiella al Pollino)costituto dai tratturi che per secoli hanno segnato i legami parentali,economici e culturali che ha resistito fino a decine di anni fa´(i cognomi PROCACCINI E CICCONE per esempio sono diffusi nei paesi rasenti i tratturi).I tratturi ed i sentieri medioevali hanno sedimentato una identita´che non rappresentano solo “depositi di memorie” e che il nuovo assetto amministrativo (piemontese) e le strade nazionali di supporto non hanno scalfito ancora del tutto.Potrei continuare,ma sarebbe lungo! Questo sara ´un tema del nostro laboratorio,e in quella sede lo approfondiro´. Naturalmente,mi farebbe piacere riparlarne anche con te. Ma quando?

    gianni panzetta

    15 maggio 2010 at 12:05 pm

  4. belli questi tre commenti….
    caro gianni scrive ancora sulla traccia intrapresa
    mi interessa molto

    Arminio

    15 maggio 2010 at 12:26 pm

  5. pensavo venissero altre riflessioni
    è come se le parole avessero smesso di produrre emozione politica
    è come se tutti dessero già per persa ogni partita.
    non è così
    e se così fosse non ha senso neppure fare cairano 7x.
    quella straordinaria esperienza non la possiamo poggiare sul nulla
    dobbiamo prenderci cura ogni giorno di quel che c’è intorno

    Arminio

    15 maggio 2010 at 9:34 pm

  6. Non mi emozionano né le identità né le identità territoriali.
    Poco mi importa che “territorio” sia oggi il mantra che la lega ha saputo imporre a tutto lo schieramento politico.
    Nella sua formulazione di perimetro chiuso, scrigno di valori identitari, è concetto fuorviante, obsoleto e inadatto sul piano politico: qualunque coppia di tematismi che esamini – che so, l’ospedale di Bisaccia e la discarica di rifiuti, ma potrei dire le infrastrutture, l’energia, l’acqua, la formazione, la ricerca, il welfare, la casa, la produzione, il consumo – ti porgerà due differenti scale “territoriali” di ottimizzazione della soluzione.
    Non è un caso, d’altra parte, che tutti gli organismi / istituzioni che presuppongono ‘definitivamente’ un territorio sono in crisi: province, comunità montane, le stesse regioni, come emerge anche dal tuo post.
    Io penso che bisogna guardare verso modelli istituzionali ‘aperti’ che corrispondano alla logica delle reti e dei sistemi.
    Anche di questo spero che si parlerà nella giornata del Parco dell’Irpinia d’Oriente, a partire dal concetto nostro, paesologico, di territorio come ‘ponte’ o ‘cerniera’, nelle belle accezioni di Elda (le terre di mezzo) e di Angelo (lectio del castello di Monteverde, l’Irpinia nelle piante diagrammatiche dei pellegrinaggi continentali medievali).

    paolo

    16 maggio 2010 at 2:17 am

  7. qualche giorno fa si è presentato al castello di grottaminarda il neo partito lega sannitica, fondato dal molisano lorenzo romano, che aspira a prendere il 14 % alle prossime elezioni e a formare il molisannio, neo regione con capoluogo benevento. presente l’onorevole pugliese del pdl

    sergio gioia

    16 maggio 2010 at 6:52 pm

  8. @ sergio gioia

    ascari leghisti al servizio di bossi e campioni della neosubalternità padana?
    Ecco, questo succederà se non si chiarifica il dibattito al nostro interno, se non si definiscono gli sbocchi di questa visione “paesologica”. Per me economia della decrescita, sistema di reti locali su basi democratiche e sinergiche, identità “aperta”, democratica, antinazionalista, non paesanologica, sono le linee guida su cui definire la nostra azione, attraverso una organizzazione che faccia lavoro culturale e politico allo stesso tempo, con iniziative che abbiano questo tipo di sbocco, quale risultato di un processo naturale. Non facciamo come quelli che scuotono gli alberi e gli altri raccolgono i frutti!….

    Salvatore D'Angelo

    17 maggio 2010 at 11:10 am

  9. Più volte si ondeggia verso “seccessioni”.

    Che in Campania ci siano problemi è evidente da un pezzo, che la soluzione sia la “seccessione” non la riesco proprio a comprendere.

    In un mondo che ha bisogno di riconferamre il senso “unitario” delle sue comunità sinceramente non comprendo questi ragionamenti e li sento molto lontani dalla realtà o meglio da quella realtà che sognamo ed immaginiamo di ri-costruire.

    nanos

    NANOSECONDO

    17 maggio 2010 at 12:40 pm

  10. caro nanos non credo che noi comunitari provvisori si voglia se-cedere! Semmai vogliamo dar-ci: Il che non esclude che si possa ripensare anche un nuovo assetto politico-amministrativo dei nostri territori all’interno dell’Italia una e unita. Soprattutto se questo movimento cresce intorno alle linee guida di cui al commento precedente. Fa tanta paura pensare / agire per qualcosa di nuovo, soprattutto se il corpo social-territoriale sa di stantìo e i miasmi della incipiente putrefazione incominciano ad ammorbare l’aria?

    Salvatore D'Angelo

    17 maggio 2010 at 3:45 pm

  11. L’intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto.

    (Bertolt Brecht)

    NANOSECONDO

    18 maggio 2010 at 10:26 am


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