COMUNITA' PROVVISORIA

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IL MOMENTO DI FARSI VIVI

metto qui un articolo uscito stamattina sul mattino.

La mia militanza in un partito è durata assai poco, giusto il tempo di verificare che si trattava di un partito che non è mai uscito dall’officina in cui era stato costruito. Un partito perennemente alle prese con la manutenzione di una macchina che non ha mai fatto un solo chilometro su strada . Si lavora sull’equilibratura,  sulla convergenza, ma poi ci si accorge che manca il motore e che il serbatoio è vuoto. Dispiace vedere persone anche di valore alle prese con una delirante giostra di incontri in cui si parla di tutto mentre si evita accuratamente di affrontare l’essenziale. Non mi stupisco, quindi, che il PD non abbia un suo pensiero sui recenti tagli alla sanità. Non si è battuto a difesa di Montaguto, isolato da anni per una frana tanto grande e tanto invisibile agli occhi degli strateghi della politica irpina, una frana che, allo stato attuale, scende verso valle alla velocità di due metri e mezzo al giorno. Non c’è un’idea degna di tal nome che questo partito abbia espresso sull’utilizzo dei fondi europei. L’unico problema che pare interessare i suoi componenti è come posizionarsi in modo da controllare il partito, in una sorta di Risiko degli impotenti coi dadi truccati. Così adesso il potere è altrove. Dopo la grigia esperienza del centrosinistra, in provincia e in regione comandano altri e quella che era una volta la sinistra sembra essere sparita tra le maglie di un trama clandestina, occultata, quasi reticente all’esposizione. La scena sociale è quasi tutta in mano agli accidiosi e ai fannulloni affaccendati. E questa categoria umana che prima era confinata nei bar della cirrosi adesso spadroneggia anche nei partiti. La competenza, lo studio, la cultura sono considerate virtù minori, o, peggio e più spesso, vizi. Quello che conta è blaterare a vuoto, pronunciare meschinità varie, e soprattutto astenersi da ogni forma di rispetto e ammirazione. Oltre che dei sempre più rovinosi dati economici, è il caso di cominciare a preoccuparsi di questa miseria spirituale che sembra diventato il marchio distintivo, il requisito indispensabile di chi fa politica. Tra quelli che fingono una cultura che non possiedono e quelli che palesemente esibiscono la loro cialtronaggine, il panorama appare davvero desolante. Non si vede all’orizzonte un partito che possa raccogliere e formare una classe dirigente degna di tal nome. Sembra di stare in una palude che si fa sempre più putrescente. Certo, bisogna sempre provare qualcosa, bisogna sempre cercare -come diceva Calvino- cosa nell’inferno non è inferno e provare a farlo crescere e a farlo durare. La prossima prova per come la vedo io, per la nostra terra, è a Bisaccia, il venticinque maggio. Sono assai curioso di vedere chi avrà la sensibilità e il coraggio di esserci e di manifestare per dare nuova dignità ai piccoli paesi. Noi di certo non scioperiamo per difendere il posto di lavoro dei medici, ma la salute degli ammalati. Non mi interessano le lettere ai politicanti, non mi interessano i documenti, i protocolli di intesa, le promesse fatte a voce, i bilanci di spesa. Oramai da tempo sento che si può apprezzare solo chi si espone in prima persona, chi si batte anche per territori che non sono suoi. Lo sciopero della fame del sindaco di Sperone per me vale di più di mille telefonate a un politico influente per brigare una soluzione che sia il solito pasticcio meridionale in salsa bizantina. In Irpinia si sono spesi tanti soldi per la sanità ma i servizi sono sempre rimasti assai scadenti. Lo sciopero di martedì a Bisaccia per me parte da qui. Parte dagli anziani dei nostri paesi di cui nessuno si cura. Non so se c’è davvero un’Irpinia buona e generosa, ma so per certo che ci sono persone, individui, cuori nei quali pulsano passioni e sentimenti come questi, animi lontani anni luce dalla stitichezza emotiva che appesta questa terra. A quelli fra loro che ancora non lo hanno fatto, io dico di donarsi e di abbandonare titubanze e timidezze e riserve inutili, perché questo è il momento di farsi vivi.

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Written by Arminio

23 maggio 2010 a 6:49 pm

Pubblicato su AUTORI

8 Risposte

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  1. franco scusami se non sono in tema. mi piacerebbe che tu scrivessi qualcosa su questa due giorni tra scampia e piazza dante…lo so che, comprensibilmente, non ami scrivere spesso di napoli, ma ti chiedo: vedi ancora una pulsione, un che di antico, un pò di sangue in questa città o ormai è solo un posto poco interessante? sarebbe bello un tuo articolo sul tipo di quello su ferrara

    sergio gioia

    23 maggio 2010 at 8:22 pm

  2. caro sergio
    non so se ce la faccio, sono giorni molto pieni, martedì lo sciopero, mercoledì parto per milano.
    comunque ti anticipo che scampia mi pare un incubo ben riuscito. napoli mi dà sensazioni contrastanti…..

    Arminio

    23 maggio 2010 at 9:19 pm

  3. è preferibile un efficiente elisoccorso (15 minuti da bisaccia o sant’angelo ad avellino) che un presidio ospedaliero inefficiente. 4 elicotteri in dotazione permanente, collegati con i centri specialistici regionali, lucani e pugliesi. costerebbero 1/100 degli attuali costi di gestione ed assicurerebbero un aumento significativo della percentuale di salvezza di vita in centri dotati di attrezzature e personale specializzato.
    Cosa fare delle strutture attuali ? Seguire l’esempio della fondazione Don Gnocchi di Sant’Angelo: un centro ad alta efficienza (privato) e specializzazione (recupero post-trauma); di INTERESSE REGIONALE (e quindi con posti letto non in quota provinciale). I pazienti napoletani qui trovano servizi, tranquillità e posti letto. Serve uno scambio anche nella SANITA’ tra fascia congestionata metropolitana e VUOTO dell’entroterra appenninico.

    verderosa

    24 maggio 2010 at 9:17 am

  4. si, bisogna puntare sulla qualità. io non difendo in nessun modo quello che c’è. sono convinto che questa può essere un’occasione per non pietire briciole, ma per chiedere una vera riorganizzazione della sanità in queste zone.

    Arminio

    24 maggio 2010 at 12:38 pm

  5. Angelo mi legge nel pensiero, proprio ieri a tavola con mio fratello parlavamo del problema delle strutture ospedaliere, strutture al servizio di 20 30.000 abitanti che hanno spese di gestione insostenibili e ingiustificabili. Io avevo avanzato l’ipotesi di eliminare gli ospedali e contestualmente dotare i luoghi di un pronto soccorso e di una eliambulanza capace di raggiungere in tempi limitati i grandi e funzionanti ospedali provinciali e regionali. Certo, anche il fare delle strutture dei centri specialistici a servizio della regione potrebbe riuscire a salvare capre e cavoli. Io domani non posso essere fisicamente a Bisaccia, ma certamente sono vicino alle preoccupazioni delle popolazioni a cui si vuole rubare la speranza di sopravvivere.

    giovanni ventre

    24 maggio 2010 at 2:17 pm

  6. “Cari” Eletti del mio partito, il PD, credo sia ora di ascoltare i cittadini Irpini. Come dice Franco “QUESTO E’ IL MOMENTO DI FARSI VIVI”. A mio parere siamo anche un pochino in ritardo! Coraggio non siate “TIMIDI”! BUON LAVORO! Edda Canali

    Edda Canali

    24 maggio 2010 at 7:18 pm

  7. …ma gli elicotteri non si alzano con la nebbia e col vento!
    …ci sono degli studi che dimostrano che la mortalità è direttamente proporzionale alla distanza dagli ospedali.
    qualsiasi persona di buon senso capisce che in Alta Irpinia bisogna APRIRLO un ospedale degno di tal nome ,non chiuderlo.
    La verità è che siamo vittime della solita furbizia napoletana.
    Ricordate l’acqua di Fontamara?…a un certo punto si arrivava ad un accomodamento fra i “cafoni ” e l’impresario :tre quarti all’impresario e,del rimanente ,tre quarti ai cafoni.
    A questi ultimi ,all’inizio,la cosa era sembrata equa,perchè ognuno aveva avuto i suoi tre quarti!andate a vedere come è stata fatta la ripartizione dei posti letto ed aprite gli occhi!
    Domani farò di tutto per esserci ,anche se per pochi minuti.

    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    25 maggio 2010 at 12:09 am

  8. …ma gli elicotteri non si alzano con la nebbia e col vento!
    …ci sono degli studi che dimostrano che la mortalità è direttamente proporzionale alla distanza dagli ospedali.
    qualsiasi persona di buon senso capisce che in Alta Irpinia bisogna APRIRLO un ospedale degno di tal nome ,non chiuderlo.
    La verità è che siamo vittime della solita furbizia napoletana.
    Ricordate l’acqua di Fontamara?…a un certo punto si arrivava ad un accomodamento fra i “cafoni ” e l’impresario :tre quarti all’impresario e,del rimanente ,tre quarti ai cafoni.
    A questi ultimi ,all’inizio,la cosa era sembrata equa,perchè ognuno aveva avuto i suoi tre quarti!

    andate a vedere come è stata fatta la ripartizione dei posti letto ed aprite gli occhi!
    Domani farò di tutto per esserci ,anche se per pochi minuti.

    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    25 maggio 2010 at 12:17 am


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