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un parco rurale un’idea di cui discuteremo a cairano 7x 2010

IRPINIA D’ORIENTE _ UN PARCO CONTRO L’IDEA DELLO SVILUPPO OBBLIGATORIO _ Franco Arminio (maggio 2008)

Il parco dell’Irpinia d’Oriente si costruisce con progetti che usano la gomma più che la matita; dobbiamo togliere e non mettere. Dobbiamo cucire in una nuova alleanza il vuoto e il silenzio e la luce e il cibo e il pensiero e l’arte di trascorrere il tempo, dobbiamo cucire fabbriche nuove come quella del vento a fabbriche antiche come quella del pane.

*

Il parco già c’è, bisogna solo usarlo. È un piccolo angolo di quel grande parco che dovrebbe chiamarsi “parco mondiale della terra tonda”.  Alla luce dei pericoli che corre il nostro pianeta, che esiste da quattro miliardi di anni, è chiaro che bisognerebbe dichiararlo per intero “area protetta”. Gli uomini stanno in giro da tre milioni di anni.  Tempo infimo, ma buono per sterminare i nostri compagni di avventura. Del miliardo di specie vegetali e animali che la terra tonda ha partorito, ne è rimasto solo l’uno per cento. Siamo troppi: tre nuovi nati ogni secondo, 26.000 al giorno, 95 milioni all’anno. Nel 1800 eravamo un miliardo, nel 1910 quattro miliardi, nel 2000 sei miliardi.

Continuando di questo passo nel giro di un secolo non ci sarebbe spazio neppure per muovere un passo.

C’è un modo di usare il mondo, che sinteticamente potremmo definire “capitalistico” a cui noi ci opponiamo radicalmente. Ci sono le persone che ammazzano i loro simili con un pistola e giustamente li mettiamo in galera. Ci sono i criminali di specie: sono tutti quelli che inneggiano alla crescita. Il corpo sociale è come il corpo di un individuo: non può vivere sempre mangiando, senza mai fermarsi, senza mai dormire.

Nel nostro parco non c’è spazio per il mito dello sviluppo. Noi non diremo mai che il nostro parco è un’occasione per lo sviluppo.

Abbiamo avuto l’ardire di usare questa parola perfino dopo il terremoto. Abbiamo concepito la ricostruzione come occasione di sviluppo e abbiamo visto com’è andata.

*

Noi siamo ambiziosi: chiediamo all’umanità di correggere la propria traiettoria. E cominciamo da qui, cominciamo dai nostri luoghi, dai nostri incontri.

A nessuno venga in mente di venire ai nostro incontri comunitari per il parco da solo in macchina. Bisogna venire in compagnia, altrimenti non ha senso.

*

Lo spazio è limitato e una crescita continua può solo lacerare il delicato involucro che ci contiene.

Il nostro è il parco della decrescita.

Il nostro è un granello per inceppare il meccanismo infernale a cui ogni giorno lavorano le oligarchie politiche ed economiche.

*

Non c’è tempo per tutto, ma in questi giorni sul nostro blog della montagna, https://comunitaprovvisoria.wordpress.com  il parco già vive. Parlare di un libro come quello di Livio, scrivere una poesia, battersi contro un criminale del territorio, tutto questo deve stare insieme, tutto questo è già una nuova politica e una nuova società. Dobbiamo incoraggiarci e incoraggiare. Siamo sulla buona strada.

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Il parco è già nato e non abbiamo bisogno di inchinarci davanti a nessuno per farci battezzare. Non staremo a imbrattare cartoffie, a istituire consigli di amministrazione. Non vogliamo fare una cosa che diventa un problema di cui occuparsi, ma vogliamo occuparci di quello che facciamo, dei liberi vincoli, della comune passione che ci lega a questo territorio.

Abbiamo capito che abitare un territorio sano è la condizione per poter abitare in maniera sana anche le parti malate, anche gli altri luoghi in cui scegliamo o siamo costretti ad andare.

Il nostro non è un recinto. Alla provincia come prigione psicologica non vogliamo aggiungere la prigione del paesaggio. Siamo per l’andare e il venire. E la nostra è una frontiera fra il basso occidente e l’alto oriente.

*

Il nostro non è un parco contemplativo, ma insurrezionale. Qui se si fanno passeggiate sono passeggiate rivoluzionarie. Non camminiamo nel giorno di festa per riposarci dagli imbrogli dei giorni feriali. Camminiamo come forma d’amore urgente. Non vogliamo svagarci, vogliamo rigenerare, rigenerarci.

*

Ci opponiamo al progetto di De Gennaro per una mega discarica in Irpinia non perché non vogliamo fare la nostra parte nella gestione del problema dei rifiuti, ma perché rifiutiamo questa esportazione della cancrena a cui ormai tutti si stanno assuefacendo. Come se ormai il mondo non consistesse nel portare la bellezza da un posto all’altro, ma nel far viaggiare la merda, come se ognuno di noi dovesse essere impegnato nella catena di montaggio del peggio.

giovedì 24 giugno 2010

a

CAIRANO 7x

‘il GIORNO del PARCO’

FOTO

http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157604801105191/show/

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Written by A_ve

25 maggio 2010 a 5:44 pm

Pubblicato su CAIRANO 7x

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2 Risposte

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  1. VBai Angelo, ora bisogna battere il ferro, ora dobbiamo dare una speranza a chi non vuole fuggire da questa terra meravigliosa.

    giovanni ventre

    26 maggio 2010 at 10:01 am

  2. Che gioia rivedere la “mia” Irpinia! Grazie Angelo. Verrò in questo luogo silenzioso e magico a fare una lunga e “rivoluzionaria passeggiata”. Grazie di nuovo un abbraccio. Edda

    Edda Canali

    28 maggio 2010 at 9:12 am


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