COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

” ciò che non siamo e ciò che non vogliamo” nel Tempio della “modernità” a Milano

 

 “-Abbiamo perso l’amico, si dice in questo secolo. . 

-No, il nemico, dice una voce, sul finire di questo stesso secolo.

Ed entrambi parlano del politico, ecco quel che vorremmo ricordare”

 

Ieri ero con Franco al politecnico di Milano…..si parlava di “paesologia” ,di “comunità provvisoria” e di Cairano 7x. Un uditorio qualificato ,attento …un po’ disorientato e sospettoso riguardo ad idee e sentimenti  che obbligano a pensare a sé stessi ,alla propria vita e al proprio consolidato sapere.E’ difficile e un po’ presuntuoso  parlare di “ un mondo antico morto e di un mondo nuovo ,sfinito e senza radici” ,suggerire di “non guardare in nessuna direzione….con lo sguardo del cane anche se prolungato affettuoso e clemente. Siamo nel tempio della “tecnica e della tecnologia applicata” che  vive e pratica la modernità  senza perplessità,dubbi, sospetti.Duro  far passare l’idea di “avere paura di costruire certezze e di praticare esercizi di perplessità non come esercizio di stile….” Raccontare  che  noi lavoriamo per pensare ad un nuovo tipo di comunità. Non una comunità anacoretica  di quelli che amano allontanarsi, di singolarità solitarie con vocazioni a ritirarsi in una sorta di slegamento sociale senza appartenenze e legami.Mentre il mondo massificato fuori impazzatra rumori assordanti di clacson nevrotici e  il cervello si spappola tra il velenoso co2  e  la insidiosa  frenesia  di  una ‘operosità’ malposta e imposta  e un individualismo nevrotico e cinico . Non siamo per una ‘singolarità” qualunque in nome di una identità comune al di la della forma in cui essa sia modulata. .La esperienza della Comunità provvisoria,  di Cairano, la ricerca  conoscitiva della “paesologia” rispecchia lo spirito leggero,provvisorio,creativo, che vuole espressamente evitare finalità,modelli,formalismi già consumati nel passato.” Un luogo per chi ha due minuti tra le dita per sè”.Un luogo dove si possa comunicare e “conversare non sotto il peso delle nostre parole e dove si possa passeggiare con la naturalezza e la leggerezza di un passero sopra il ramo” .Dove viviamo la vita e …noi che ci conficchiamo in essa istante per istante”…Nell’impazzare ‘ideologico’ dell’uomo del fare  come il ‘passepartout’ di tutte le pigrizie,le lentezze,arretratezze di un umanesimo che confligge con una idea di modernità  che ci vede non solo sospettosi  ma contrariati   e resistenti.La nostra parola magica e ….è inoperosità comunitaria .”andare all’aperto,fuori di noi e non rinserrarsi impauriti nella “coscienza” su qualche comodo lettino di analisi  o sedando il nostro corpo”.

 E  abbiamo scelto la parola  «comunità», ci accorgiamo che essa è riconducibile, in definitiva, ad un duplice senso: ciò che in comune ed essere-in-comune.. L’essere-in-comune rappresenta  la modalità di esistenza del libero individuo che partecipa direttamente, insieme agli altri, a ciò che è in comune. . L’essere-in-comune è appunto riferito ai componenti della comunità. Ma gli stessi componenti, sebbene fondamentali per l’esistenza della comunità, possono essere gli artefici di un ribaltamento dialettico un cambiamento di visione che li deve condurre  da una modalità disgregativa  a una aggregativa. È una  dimensione plurale della comunità in cui  la  “molteplicità” fa  intravedere una dimensione in cui la persona non è separata dalla vita, o da se stessa, ma coincide con essa in un sinolo inscindibile di forma e forza, di esterno e d’interno, in cui il soggetto è finalmente norma a se stesso e non deve nulla ad istanze trascendentali o trascendenti. In altre parole, un unicum, o singolarità, che coniuga il singolare e il plurale nella stessa persona.. Ed ecco  allora il paradigma o la categoria  originale e diversa della provvisorietà e ….della inoperosità nientemeno a Milano e al Politecnico!Difficile spiegare senza spocchia dottrinaria o ingenuità visionaria e inattuale.   L’improduttivo spazio e tempo  dell’inoperoso  non è delimitabile  da  un opaco dispositivo di miscelazione di desideri arcani, pulsioni di fuga, resistenze inerziali, eremitaggi esistenziali, silenzi e rifiuti assoluti, immobilismi estremi. Volendo far uso di un lessico più squisitamente filosofico, possiamo peculiarmente qualificare l’inoperoso come la prevalenza dello stare dell’essere sul divenire dell’essere: esso è il sottrarsi giocato contro l’esporsi. In tal senso, è la faccia speculare del potere: l’abbandono simmetrico alla cattura. Noi vorremmo scongiurare l’abbandono delle emigrazioni,le fughe nella propria autosufficienza intellettuale o sociale,la cattura nelle neoideologie postmoderne  del “fare” come variabile indipendente della producibilità umana universale e necessaria. Dobbiamo pensare per non disperare che possa esistere o essere pensata una possibile nuovo modo di fare economia.Si parla di economia ‘noetica’. Una possibile  nuova situazione in cui le visioni, i miraggi, le speranze segrete e inconfessabili, le introflessioni integrali, i mutismi e gli arresti incondizionati, le resistenze estreme e l’estrema inarticolazione dell’inoperoso diventano la  prassi possibile per vivere e pensare  “i piccoli  paesi” dell’abbandono, e dei “terremoti”,delle emergenze o delle urgenze naturali o meccaniche. Essa, grazie alla sua razionalità metapoietica, fa dell’inespresso,del fantasioso,del sogno e del non pianificabile il suo oggetto perspicuo,  che non lega le proprie sortie le sue finalità alla  esplosione consumistica e sublimazione riproduttiva . L’inespresso e l’inarticolato non necessariamente devono essere letti nell’ottica sublimato, modificato e riprodotto. Attenti e sospettosi  che anche l’inoperosità  può essere  trasformata in mercato operoso che mette in scena il fantasmagorico teatro della fruizione consumistica dell’inespresso.  Che l’inerzialità, l’inespressività e l’inappagabilità dei desideri  possono diventare sempre  riproducibili, attraverso sequenze/figure immaginifiche: replicanti che si spacciano per mutanti. In queste condizioni inedite e nuove  rifiutarsi di pensare che non v’è alcuna speranza di poter ingabbiare   anche  l’inoperosità nel ciclo o della salvezza o nell’orizzonte  della  linea di fuga. Anche per questo scriviamo in questo Blog e ci prepariamo per Cairano!  Primun vivere e fare  deinde …….philosofare  !Le facce dei giovani esprimevano attenzione e rispetto …silenzioso. Qualche perplessità  benevole e criticità controllata   tra gli ‘accademici’  non senza qualche ‘accidiosa e cinica “  dichiarazione  del solito vecchio “realista –pessimista” che nella sua impotenza  intellettuale e morale ….. ormai si limita a  “godere dei singhiozzi degli altri”…..difficile fargli capire che i nostri non sono “singhiozzi”!

mauro orlando

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Written by Mercuzio

28 maggio 2010 a 7:21 am

Pubblicato su AUTORI

Una Risposta

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  1. mauro oggi parlo all’aperto. il cielo è grigio….
    ho voglia di tornare in irpinia.
    grazie per queste tue preziose riflessioni. raccogliendo e sistemando i tuoi interventi sul blog potresti scrivere un libretto.

    Arminio

    28 maggio 2010 at 7:45 am


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