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2.DIARIO DI VIAGGIO

CON QUESTO POST RIPRENDIAMO IL DIARIO DI VIAGGIO DI FRANCESCO DI NARDO.

e.m.

 

Domenica 30 Maggio 2010

secondo giorno di viaggio

ore 7,15.

Sgusciamo dalla nostra tana-camper mentre un mattino estivo taglia orizzontalmente il porto. Una lunga teoria di barche a vela stanno immobili su un’acqua cristallizzata. La sera precedente io e Antonio ci siamo incantati ad osservare barche sospese su palafitte di alberi. Una stupefacente illusione ottica aiutata dall’immobile superficie di un mare che si divertiva a rispecchiare un mondo rovesciato.

Ripartiamo di buon’ora destinazione Rijeka (Fiume) e poco dopo ci imbattiamo nelle Foibe di Basovizza. Un pozzo carsico originariamente profondo 256 metri, poi i detriti della prima guerra (cannoni e altro materiale bellico) l’avevano ridotto a 228 m. Troppo poco, così i titini hanno pensato bene di accorciarlo a 198m, accatastandovi 500 metri cubi di resti umani. La guerra è terribile e “disumana” presupponendo che umano sia un sostantivo che pone l’uomo in una condizione di esclusiva capacità di sentire rispetto al resto della vita vegetale e animale. Un’altra delle nostre illusioni.

11 settembre 1943

Mattino

Fiume. Io, Bagnoli e Frizieri Fausto la vediamo dall’alto. Per noi, che abbiamo percorso a piedi qualche centinaio di chilometri in circa tre giorni, dopo il “tutti a casa e ognuno per i cazzi suoi” dell’otto settembre, è il primo passo verso il confine italiano. Poco prima due partigiani slavi mi hanno tolto il privilegio di avere un paio di scarpe nuove, frutto della mia amicizia col magazziniere. In cambio mi hanno lasciato la vita e un paio di vecchi scarponi. Mi è andata bene. I due partigiani avevano a tracolla grappoli di bombe a mano esibite con la fierezza dei vincitori.

Prima di entrare alcune persone ci hanno avvertito della presenza massiccia dei nostri nuovi nemici, i tedeschi, ma questo non ci impedisce di attraversare l’enorme cancello di ferro che divide le nazioni come il contadino fa col podere. Appena scesi in città, un automezzo tedesco, fornito di trombe acustiche, si prende la briga d’informarci di non abbandonare la città. Chi tenterà di farlo verrà sparato a vista. L’efficienza tedesca è da tenere in seria considerazione.

Ore 12,35.

Rijeka ci accoglie grigia e piovosa. Il mare steso ai piedi di questa città bilingue è una laguna protetta dalle intemperie marine. Due isole, come enormi mostri marini, Krk e Cres.

I ricordi di Francesco sono precisi ma non trovano corrispondenze topografiche. La città non combacia più con i racconti di chi l’ha vista settant’anni fa.

E questo impedisce alle emozioni di rompere gli argini.

11 settembre 1943

Ci radunano in una caserma dalla quale immediatamente Bagnoli e io scappiamo saltando il muro di cinta. Sulla collina incontriamo una donna che da tempo aspetta il marito, in armi nel continente africano. Ha una giovane figlia. Si accontenta di accudire tre militari sbandati.

I maschi dovrebbero avere la consistenza delle femmine.

13 settembre 1943

Mattino.

Sono due giorni che siamo a casa della signora istriana. Presi dall’inquietudine dell’incognita, alla fine io e Bagnoli decidiamo di ridiscendere in città per capire cosa accade. Frizieri Fausto di Napoli ha deciso che è molto più interessante la figlia della padrona di casa. Non l’abbiamo più rivisto.

Dalla collina confluiamo in una piazza dove delle volontarie distribuiscono riso. Rino trova un pezzo di cartone che esibiamo come scodella. Adagiano sopra il pasto caldo che  noi divoriamo con le mani. In città i tedeschi continuano a dare la stessa notizia. Ci convinciamo che è meglio la città prigione della crudeltà schizofrenica di chi spara a vista.

Sera.

Dopo una giornata passata a vagabondare senza meta, ci addormentiamo sotto un portone.

 14 Settembre 1943

I tedeschi, accompagnati dai fascisti, intimano a tutti i militari italiani orfani di ordini di rientrare in caserma. Rientriamo.

Qualche ora dopo.

Ci hanno ammassati come bestie su una nave in sei, settemila. Non ci dicono nulla. I tedeschi ci sputano addosso parole incomprensibili, taglienti come scudisciate. La nave si chiama Italia ma noi  lì sopra ci sentiamo stranieri.

Lasciamo Fiume senza pensieri  precisi né parole .

Domenica 31 Maggio 2010

ore 15, 40.

La pioggia ha avuto la meglio sui nostri umori. Così silenziosamente ci lasciamo alle spalle Rijeka diretti dove i luoghi hanno più risonanze quando i ricordi stimolano emozioni mai sopite.

Il fiume Dobra è incantevole, la natura intorno è giovane e rigogliosa. Le poche case contadine sono in sintonia con la vita circostante. Ci fermiamo un momento sulla massa di acqua che gorgoglia.

La pioggia è parte di questo momento e rende tutto più fluido.

                                                                                            Francesco e Gianni Di Nardo

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Written by eldarin

8 giugno 2010 a 6:42 pm

Pubblicato su AUTORI

Una Risposta

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  1. E’ bellissima e commovente la giustapposizione dei “diari-cronaca” del presente e del passato; l’effetto è quello di una “attualità” visuale a-temporale, come i flashback e il montaggio alternato in un film, sicchè i due piani del racconto si intrecciano e lo “sdoppiamento” del Francesco anziano e giovane crea lo strano effetto di “smarrimento”: lo sbandamento nel passato per la pardita dei punti di riferimento, seppure imposti dall’ordine militaresco, si sovrappone allo smarrimento nel presente, dato dalla non corrispondenza topografica dei ricordi: è proprio questo che contribuisce a dare forza e bellezza al racconto. E poi il succedersi di brevi annotazioni-sequenza (“Frizieri Fausto di Napoli ha deciso che è molto più interessante la figlia della padrona di casa” (rispetto al caos e alla paura) e “i maschi dovrebbero avere la consistenza delle femmine”, e il poco riso distribuito su un cartone, e i due sbandati addormetati sotto a un portone… tutto ha l’ evidenza plastica del visuale; sì, c’è materiale per ricavarne un film giocato sul filo del passato e del presente…
    Bravi Gianni e Francesco.
    Beh, sembra dissonante, ma io alle evocate sequenze, metterei questo commento sonoro :

    Salvatore D'Angelo

    8 giugno 2010 at 11:43 pm


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