COMUNITA' PROVVISORIA

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3. DIARIO DI VIAGGIO

  8 settembre 1943

Sera

Il tenente Nicola Della Ragione ci chiama in adunata per informarci di una importante novità. Così la chiama. Badoglio ha firmato l’armistizio . Da questo momento gli Americani sono diventati nostri amici e i Tedeschi nemici.

Poi ci consiglia di andare a dormire e l’indomani di incamminarci verso casa. Bel consiglio. Incamminarci vuol dire letteralmente andare a piedi dalla Croazia all’ Italia. Italia che per me è Mercogliano. Viva Mussolini, viva il Re e viva i comandanti che, motorizzati, sono partiti immediatamente lasciandoci nella merda. L’Italia Fascista si è miseramente sciolta e con lei  si sono dileguati i suoi virili fautori .

 9 settembre 1943

Mattino presto.

Il tenente dice, “tutti insieme seguendo la corrente del Dobra”. Poco dopo siamo rimasti Io, Rino Bagnoli, e Frizzieri Fausto. Affanculo l’esercito. Ognuno pensi al suo di culo. Qualche ora prima i partigiani Jugoslavi ci hanno bloccati e costretti a consegnare tutte le armi, poi stranamente, ci hanno lasciati andare.

In guerra le carognate e le buone azioni sono dietro l’angolo, il confine è sottile, sottilissimo, basta poco per fare l’una o l’altra cosa. Noi senza armi ci sentiamo meglio.

10 settembre 1943

Gli strascichi della guerra ce li ritroviamo accanto. Sveglia di buon’ora con il refrain del fiume e il torpore di un settembre ancora mite. Ai piedi dell’albero che ci ha protetti dalla notte giace un cumulo di bombe a mano abbandonate. Le stranezze in qualche modo ci affascinano e ci spaventano.

Mezzodì.

Il previdente Bagnoli ha portato con sé una decina di tomaie. Le scambiamo con un contadino per del latte appena munto. È l’esigenza del momento a dettare il valore delle cose. Il tempo che ci separa da Fiume lo riempiremo con l’incertezza del domani, la paura del presente e qualche frutto che i campi offrono.

Domenica 30 maggio 2010

ore 18,15.

Piove quando entriamo a Ogulin. Il Dobra ha scovato una profonda gola che divide la cittadina in due. Una serie di cataratte creano una affascinante scenografia naturale. Percorsi un centinaio di metri il fiume scompare, inghiottito da qualche magico artificio geologico, per poi ricomparire miracolosamente più a valle. Dal ponte l’altezza è notevole. Papà dice che è troppo alto e la gola troppo profonda. I ricordi sovrapposti non sempre combaciano. Non è convinto che il ponte sia quello giusto. A teatro quando l’attore riesce a provare l’emozione che lui stesso ha generato, immancabilmente la trasmette all’attento spettatore. quella di papà da qualche ora, involontariamente, ci contamina. La sento scorrere lungo la schiena. La casa sulla sinistra subito dopo il ponte forse è quella giusta.

Papà si ferma. Chiude l’ombrello sotto la pioggia. È confuso. Mi preoccupo che non si senta bene. Glielo chiedo. Lui mi guarda perplesso. In ritardo capisco e taccio. La pioggia può nascondere le lacrime.

 

Ogulin Primavera del ’43.

Mariza è la primavera. Fragrante come il pane fresco che suo padre tutti i giorni sforna. Lungo il fiume, al riparo dagli sguardi indiscreti e dal papà panettiere, accendiamo rossori ansimanti, a dispetto della perversità bellica. Otto chilometri più a valle, Josipdol, il mio quartiere generale, è lontanissimo. L’acqua, il bosco, gli uccelli e i nostri ardori primaverili. Non c’è spazio per altro.

Primavera del ’43

A Mariza si può dire solo di sì. Ma ieri sera le ho detto no. Maliziosa, mi ha trascinato fuori dal paese. Solo allora mi sono ricordato della guerra e della rabbia partigiana. Solo allora mi rendo conto dell’odio che seminiamo. I rastrellamenti: due case vicine bruciano. Un’ anziana nel mezzo. L’onda di calore la investe. Le case crollano, la sua anima evapora. Il grido straziante di un maiale mentre viene tirato per le gambe e per la coda. La contesa risolta con un taglio netto che lo divide in due. La guerra non ha ragioni ma solo torti. Terribili torti. Non partecipo e mi proteggo girando la faccia e il pensiero. Ma la vergogna la sento persistente come il puzzo della morte. Pavidamente taccio osservando due galline morte penzolare da uno zaino di un fante soddisfatto. Italiani, brava gente. Minchiate. La guerra è guerra e dietro a ogni arma si cela un potenziale assassino. E a chi dice che questa è retorica dico di cuore: andate al diavolo!

Domenica 30 Maggio 2010.

Ore 19,10.

Piove. Siamo entrati nel pub a prendere un thè caldo. Ragazzi croati incuriositi ci guardano. Un bel locale rocchettaro con foto di gruppi famosi. Alle spalle di papà una chitarra elettrica bianca e nera appesa al muro. Specchi e frasi famose. Sciarpa della squadra del cuore. Dietro al banco uno schermo al plasma trasmette immagini di una partita di tennis. Un ragazzo prestante con codino e orecchini gentile ci serve. Tutti bevono birra , proprio lì, nella panetteria del papà di Mariza.

                                                                                 Francesco e Gianni Di Nardo

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Written by eldarin

14 giugno 2010 a 5:00 pm

Pubblicato su AUTORI

7 Risposte

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  1. chi hala fortuna di avere un padre anziano
    dovrebbe fare quello che ha fatto mirabilmente gianni:
    prenderlo e portarlo in giro. questo viaggio è grande esercizio di salute morale. ed è scritto con una pulizia straordinaria.

    Arminio

    14 giugno 2010 at 5:20 pm

  2. bellissima cosa, istituiamo un premio a chi dedica del tempo per portare in giro i propri genitori

    giovanni ventre

    15 giugno 2010 at 11:38 am

  3. ci sono gesti che hanno più valore di altri, per esempio il gesto di gianni.
    se qui non ce ne accorgiamo
    vuole dire che non siamo così diversi dagli altri come pensiamo di essere.

    Arminio

    15 giugno 2010 at 12:05 pm

  4. Io credo che stia venendo fuori qualcosa di grande valore, non solo umano (il che è impagabile e appartiene in primo luogo al privato di padre e figlio – a noi non resta che ringraziare per avercene fatto partecipi-), ma anche “letterario”. Io ci vedo un testo straordinariamente ricco e di grande effetto “visuale”, un soggetto per un film, insomma.Bravissimi.

    Salvatore D'Angelo

    15 giugno 2010 at 5:51 pm

  5. Un mio personale omaggio a Fracesco e Gianni Di Nardo ( e a Elda Martino), in attesa di altri brani del Diario di Vaggio :

    Salvatore D'Angelo

    18 giugno 2010 at 6:10 pm

  6. Presa da altri impegni non avevo, purtroppo, più seguito questo storico ed emozionante viaggio, che peccato per me; raccoglierò tutti i vari documenti li stamperò come un libro, certo non sarà la stessa cosa come viverla nel momento preciso che accade: grazie a Francesco,a Gianni e, naturalmente, a Elda. Un bacio. Edda

    Edda Canali

    21 giugno 2010 at 9:31 am

  7. Giovanni, non ti offendere.
    Il proposito è sincero ma la grazia è quella di un’elefante!

    vittorio

    22 giugno 2010 at 10:42 am


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