COMUNITA' PROVVISORIA

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….ancora “parole” per Cairano 7x

Il Silenzio.

 

è venuto il buio un’ora prima
nell’armadio della casa.
un silenzio enorme da stamattina
viene dalla salma del paese
dalla salma del mondo.
non so, forse manca la pressione,
manca il gelo e il fuoco.
quello che c’è non lo so dire,
le valanghe e i tuoni
di questo silenzio
non so capire.
franco arminio
Le emozioni parlano e gridano spesso  con la voce del dolore .I poeti  sanno costringere  le parole a diventare creature viventi solo se immerse in un silenzio profondo e  particolare . Pochi altri riescono a sentire e vivere le emozioni profonde  del “silenzio”   come  come momento di pienezza  affettiva e conoscitiva..Antiche e leggere risonanze dell’anima sgorgano dalle parole del dolore e dell’esistenza dolorante Altro è saper ascoltare il silenzio di un anima nella gioia e nell’armonia  tra gli uomini,la natura  e le cose .Ancora più complesso e difficile ascoltare e interpretare il silenzio dell’anima che è in noi e negli altri da noi anche quando arriva a “valanghe e tuoni”. Solo  chi si è educato alla solitudine nella nostalgia e nella malinconia può riempirlo o abbracciarlo come aria rarefatta e inodore. A patto di essere capaci  di  evitare  di sconfinare dalla tristezza alla angoscia,dalla inquietudine del cuore alla nostalgia della solipsudine, dal rifiuto dei fastidiosi rumori di fondo al desiderio lancinante e antico delle voci liriche, dalle ceneri di una disperante e disperata solitudine alle braci calorose e inebrianti della speranza.
E anche saper  assaporare con labbra infantile il palpito della vita di un’anima che succhia al mistero dell’infinito.
Questo stato di ebbrezza e di gioia profonda ha fatto scrivere : ” O spirito gentile, che abiti questi luoghi ,grazie per aver sempre potetto la mia quiete, per le ore trascorse inseguendo le rimembranze, per il tuo nascondiglio, che io chiamo mio.! La quiete si estende come un’ombra man mano che che cersce il silenzio: che magico incantesimo! E come è inebriante quella pace….” S.Kierkegaard. Nella alchimia  chimica e psicologica Cairano si presta  a questa esperienza  a patto che ognuno si prepari per  tempo  con lo spirito giusto  e con le persone giuste. …

 

 

Il sentimento

 

Nella la stagione del silenzio e del respiro del corpo e della natura non la fa da padrone “la ragione” con la sua freddezza ma “il sentimento” con il suo calore.Ma “negli inverni del nostro scontento” bisogna  soprattutto evitare  le prime incrinature senza nessuna consolazione con i sentimenti della tristezza ,dell’inquietudine e della nostalgia. Non esiste una definitiva salute dell’anima così come non esistono i medici dell’anima e del dolore.  La vera salute dell’anima è la vita .” Infatti una salute in sè non esiste…dipende dalla tua meta ,dal tuo orizzonte ,dalle tue energie,dai tuoi impulsi ,dai tuoi errori e , in particolare dai tuoi ideali….”
( Nietzsche, La gaia scienza).
E’ il tempo  interno del proprio “io” melanconico a definire il senso e il significato dei sentimenti ,degli altri e delle cose.  Questo si fa non  recuperando il senso di nostalgia per forme di identità perdute ma imparare a recepire in piccoli e insignificanti gesti, in particolari parole, “una nuova figura dell’umano nella pura apparenza e nella nudità e leggerezza della bellezza.
Il pensiero non si manifesta nella compiutezza e pesantezza dei suoi filosofemi, o nella determinatezza delle sue intuizioni, ma nello scarto che produce rispetto al prorio tempo e al proprio spazio o territorio. Nel momento che si sottrare dal “farsi accecare dalle luci estive del secolo” e tiene fisso il suo sguardo alla sua parte d’ombra, al nascosto (aletheia) non solo per apparire ma venire alla luce, alla presenza ,quindi all’esistere non superficiale ma autentico. Recuperare e vivere  il significato concreto di “inoperosità” come custodia e vitalizzazione di queste zone d’ombra “Guardare nel buio di noi e dell’epoca” ma per percepire in esso “una luce che diretta verso di noi, si allontana infinitamente da noi”.Recuperare un senso dell’agire dentro di noi non per autoconservazione ma il recupero dei pezzi persi sul campo operoso fuori di sé stesso. Un vero atto “politico” ed “estetico”. ” Le arti che non realizzano alcuna ‘opera’- scriveva H. Arendt- hanno grande affinità con la politica ” …la vera politica!E ‘ la strada per approdare ad un pensiero e un vissuto della “Comunità inoperosa”: azione senza opera, soggetto senza sostanza (postcartesiano), presenza senza rappresentazione. Lasciare l’estate esuberante del nostro “io” metropolitano per vivere profondamente la maliconica mestizia della bellezza nei chiari i bosco. Queta è solo la strada del “sentimento” o delle “ragioni del cuore”.

 

La bellezza

Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna, al punto che non so concepire un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore.
(Charles Baudelaire, Opere postume)

E noi abbiamo un presentimento  che a Cairano ci sia la possibilità di scoprire e vivere la bellezza! Nelle sue strade ,sui suoi pendii si può aggirare e incontrare ‘il fantasma o gli spettri della bellezza’ non solo come fatto evocativo o onirico.A patto che la  sua perdita  possa costituire per noi una necessità incontravertibile di rincontrarla o reinventarla in un recupero razionale  del nostro legame con i territori d’origine e le persone umili che ce lo hanno conservato. Nella consapevolezza che una ragione senza ‘nostos’,che non conosce ritorno, non ci deve ostacolare o vietare  di riprendere  e ritrovare anche  il mito  che è la sua scaturigine ma soprattutto   il luogo della sua destinazione ultima.Dobbiamo rieducarci alla possibilità di tornare ad “abitare” i luoghi, le persone ,le cose  e i significati dell’esistenza ricercando e vivendo una condizione  che ci permette di sottrarci allo ‘spaesamento’ moderno o tardo-moderno. Su questa base  la conoscenza stessa  che si fa sentimento, pensiero e vita assume un’attitudine  attiva e quindi ‘estetica’ in cui l’apprendimento stesso e il piacerei esso,  si traduce nella pratica  in una azione intersoggettivamente condivisa  e produttiva improntata alla “bellezza”  . Questo è nelle possibilità di tutti quelli che saranno spettatori attivi e   attori a Cairano…… architetti, archeologi, musici, cantanti, poeti, filosofi, narratori, cuochi, fotografi, registi…. ….e un  barbiere…un posturologo, un medico umanista e altri luminari di discipline inusuali…. Ognuno ad offrire “il meglio” di sé e della sua professione o interesse. E anche degli  “ artisti –come scriveva Platone- impegnati in una professione che ha come caratteristica distintiva la ricerca dell’essenziale” Cosa  c’è di più essenziale per gli uomini della “bellezza”?Il “meglio” è  “bellezza”!La compiutezza  formale e sostanziale  che va sotto il nome di bellezza costituisce, in questa prospettiva, il principio ultimo del nostro orientamento nel mondo. Senza la bellezza, in breve, non saremmo in grado di interpretare il mondo e……. meno che meno di viverlo con consapevolezza e piacere per cambiarlo

La lentezza e lo sguardo.

 

“La  lentezza  si riconosce dalla volontà di non lascisrsi mettere  fretta, ma anche di aumentare la  nostra capacità di accogliere il mondo e di non dimenticarci di nosi stesi strada facendo” P. Sansot

Ad uno sguardo lento non sembra “succedere” mai nulla. E invece succede di tutto e di più Ci sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui però ogni istante acquista il suo significato ed il suo senso, un tempo veloce in cui si è sempre in attesa di quello che avverrà dopo e tutto sfugge ai nostri occhi.. Cairano è il luogo ideale per questi esercizi di “lentezza”.Gli abitanti e anche la natura e le cose  sembrano  vivere senza mai porsi quella domanda che assilla sempre noi: cosa accadrà dopo? Il nostro sguardo scivola sempre via verso un futuro di cui vorremmo controllare gli eventi, anche la morte. E intanto ci perdiamo il bello che scorre sotto i nostri occhi, siamo disattenti a ciò che ci capita intorno, alle persone, alle relazioni.Predisponendoci a guardare “ il “paesaggio”,  di collina in collina e di casa in casa, impariamo ad assaporarne la sua luce, a riempirsi gli occhi, a guardarne lo splendore, le sue linee, le sue curve, i suoi colori. Ci accostiamo ad ogni persona per farci intendere quanto è inadeguata la parola per una comunicazione  autentica e che sappia guardare  davvero nel profondo. E quanto è inadeguato il nostro occhio  che passa sempre oltre e la nostra mente  che non si sofferma ad ascoltare, a comprendere, e il nostro cuore ad esprimere vicinanza. 

Forse a molti questa esperienza  apparirà , noiosa, senza speranza ; oppure qualcuno vedrà qualcosa di diverso: ma bisogna avere pazienza, bisogna essere disposti ad uscire dai propri schemi mentali e visivi, condizionati come siamo da una vita che conosce, anche nello sguardo, solo la velocità, che non sa assaporare la lentezza che indugia e che, lei sola, può permetterci di catturare l’atmosfera di un luogo e di un’ambiente lontani dal proprio. Quella lentezza che ci permetterebbe di intessere relazioni più significative e vere.
Come ha detto Kiarostami, grande regista  dello “sguardo profondo” “le mie immagini non sono il risultato del mio amore per la fotografia, ma del mio amore per la natura. È qualcosa di simile a un regalo o a un ricordo”. “Per me è come un calmante, ha su di me un effetto terapeutico magico
E lo stesso sguardo che la poesia usa normalme“La Poesia è per me come una finestra e ogni volta che io le vado incontro, si apre da sé. Io mi siedo là: guardo, canto, grido, piango. Mi confondo con l’immagine degli alberi e sono consapevole che qualcuno mi ascolta, qualcuno che esisterà tra duecento anni o che esisteva già trecento anni fa. Non vi è differenza. È un modo di comunicare con l’esistenza, con la totalità dell’essere. È un privilegio di cui il poeta, componendo versi, può beneficiare: anch’io esisto o esistevo. Altrimenti come si potrebbe affermarlo? Nella Poesia, io non cerco nulla. È così che posso, quasi per caso, trovarvi quanto vi è di nuovo in me.”
(Conversazione con Forug, Tehran: Morvarid, 1977).
 

 

 
 

 

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Written by Mercuzio

14 giugno 2010 a 4:37 pm

Pubblicato su AUTORI

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