COMUNITA' PROVVISORIA

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SOMMARIO DELLA MEMORIA

metto qui l’introduzione a un libro uscito da poco sul museo di gaetano di vito a bonito. visitatelo,  sarà una bella sorpresa.

armin

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Gli uomini stanno sparendo. Il mondo sta sparendo. Al posto degli uomini e del mondo ci sono le merci. Ormai sembra che i luoghi e le persone non siano che supporti per le merci. Parlo dell’Occidente, parlo di questo delirio del consumare e produrre a cui non sembra esserci rimedio. Ogni persona è una falla, un buco da riempire. L’essere si ritira sotto la marea dell’avere. E ciò che abbiamo non ci basta mai. Il buco non c’è modo di riempirlo. Siamo al centro di una girandola di merci. L’esempio più clamoroso è quello dei telefonini. Pensiamo di usarli a nostro servizio, in realtà siamo gli schiavi, i telefonatori istigati a chiamare e ad essere chiamati per tenere in vita l’industria telefonica.

Tutta questa premessa per dire che la raccolta di Gaetano Di Vito ci dice di un tempo in cui gli oggetti venivano alla luce poco alla volta ed erano circondati da un’aura di prodigio.

Una pinza, una pillola, una fotografia, qualunque cosa aveva ancora un luogo in cui collocarsi, il mondo non era tanto gremito. La vita era degli uomini e dei luoghi. Le merci avevano il loro ruolo di servizio, erano il mondo delle cose e nient’altro, non avevano ancora preso il centro della scena. La cosa impressionante della prodigiosa impresa di Di Vito è che gli oggetti da lui raccolti sono una sorta di albero genealogico delle merci. Il loro essere accatastati in un’adiacenza casuale ci dice della loro parentela: un manifesto, un santino, un imbuto, un rossetto, tutto appartiene alla stessa famiglia. Non ha senso distinguere, non ha senso separare gli oggetti del barbiere da quelli del calzolaio. I musei tematici, a partire da quelli della civiltà contadina, alla fine è come se allungassero sugli oggetti un filo di mestizia, come se assegnassero loro un luogo in cui restare fermi, una collocazione che diventa molto simile a una lapide.

Nella stanza-utero sul corso di Bonito gli oggetti stanno in bilico, stanno uno sull’altro, c’è il senso dell’accumulo che produce una sottile euforia nel visitatore. Ma la cosa più importante è l’effetto sorpresa. Ci si trova davanti a qualcosa che non si aspetta. Qualunque descrizione del luogo difficilmente riesce a dar conto di quello che poi ci troviamo effettivamente davanti agli occhi. Siamo presi da un senso di meraviglia nel vedere gli antenati degli oggetti che usiamo adesso. Siamo davanti a un sommario della memoria che paradossalmente diventa un’opera d’arte d’avanguardia. Immagino che la tentazione sia di spostare questa roba in modo da approntare un allestimento museale vero e proprio. A me pare che se trasloco dev’esserci dovrebbe essere direttamente in una sala della biennale di Venezia o altro luogo d’arte contemporanea.

Alla fine la cosa migliore è lasciare tutto come si trova e quando non ci sarà più spazio è bene prendere un’altra casa e cominciare a riempirla.

Mi piacerebbe che quello che Gaetano ha fatto con gli oggetti del passato lo facesse anche con gli oggetti del presente. Siamo dentro un naufragio in cui gli uomini annegano e le merci restano a galla. Gaetano è l’uomo che salva gli oggetti, non potendo far niente per salvare i loro possessori. Siamo di fronte a un novello Noè che imbarca ciò che possediamo e lascia a terra l’oscenità di ciò che siamo.

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Written by Arminio

5 luglio 2010 a 8:37 pm

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. Caro Franco ti rinnovo il mio ringraziamento per il contributo alla pubblicazione su Gaetano di Vito e spero di vederti a Bonito i primi di agosto per la presentazione del libro.
    Approfitto di questo spazio per pubblicare la mia presentazione al libro e per invitare tutti i comunitari a Bonito per una visita al “museo”.

    Presentazione

    C’è un filo trasparente, che diventa rete per catturarti, che rende ancora (e sempre) più sorprendente la visita al museo di Gaetano Di Vito: l’arte della narrazione.
    Laddove lo spazio è ormai completamente definito dalle forme degli oggetti che lo riempiono e, ciascuno per sé, accenna alla sua vita trascorsa, si innestano fecondi i racconti di Gaetano che prendono forma attraverso la traditio, nel senso di dare, comunicare, consegnare ad altri.
    La trasmissione e la conseguente appropriazione dei saperi, delle pratiche e dei valori correnti in un tipo di società, culturalmente determinata e storicamente datata, oggi rappresenta il necessario valore aggiunto al desueto modello di museo che, spesso supinamente, conserva e “valorizza” i beni culturali in esso contenuti. La caleidoscopica raccolta di Gaetano Di Vito, oltre a suscitare meraviglia e curiosità – per eterogeneità e quantità – rappresenta un interessante presidio, nel microcosmo bonitese, di macrostorie che vanno dall’agricoltura alla musica, dalla medicina all’artigianato, dall’abbigliamento alla religione, alla magia, al diritto.
    La profonda conoscenza, poi, del territorio circostante e delle storie da esso scaturite, fanno dell’incessante lavoro di ricerca di Gaetano il magnete verso cui convergono, giorno dopo giorno, personalità più disparate (studiosi, giornalisti, turisti, anziani e giovani), tutte attratte dal desiderio di ascoltare, oltre che guardare e toccare.
    Di Vito ha la capacità di consegnare ad altri e così facendo opera un arricchimento dell’altro: è così che si perpetuano i saperi, le conoscenze, le tradizioni nelle società e non come un insieme di beni e valori culturali da sterilizzare e proteggere dai nostri macrosistemi sociali.
    È una materia nobile, questa, e come tale infinitamente preziosa, che senza sosta ricerchiamo e senza sosta rielaboriamo per costruire i nostri progetti sociali come popolo e per affermare così le nostre autonome identità.
    L’Assessorato alla Cultura esprime soddisfazione per la presente pubblicazione, che si colloca tra quelle che hanno dato vita ad una stagione feconda di studi e di ricerche sul territorio. In tal senso, ringraziamo Emanuele Grieco e Valerio Massimo Miletti, animatori culturali che hanno sapientemente supportato l’attività di Gaetano Di Vito, e quanti si dedicano all’approfondimento e alla scrittura della storia locale.
    Infine, un amichevole ringraziamento al poeta Franco Arminio, lucido interprete della complessità del mondo-Irpinia.

    David Ardito
    Assessore alla Cultura del Comune di Bonito

    davidardito

    5 luglio 2010 at 9:47 pm

  2. Franco come al solito riesce a scrivere parole che in modo chiaro ed inequivocabile mettono a nudo le debolezze della società consumistica in cui viviamo, ma il paradosso è che abbiamo tante cose da comprare, e non siamo mai stati così squattrinati. Complimenti a Franco per come paragona il luogo alla vita corrente. Un grande.

    giovanni ventre

    6 luglio 2010 at 3:07 pm


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