COMUNITA' PROVVISORIA

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Il grano che cresce in Oriente, riflessioni sul parco rurale

Paesaggio irpino con grano Senatore Cappelli _foto verderosa

IL MATTINO 7.7.2010 _   

Nella sua tenuta agricola «La Turchina», vicino Viterbo, la giovane Loretta Di Simone, laureata in giurisprudenza, ha riseminato il grano «Senatore Cappelli». Aveva ritrovato, per caso, un vecchio sacco di semi.

Anche in Alta Irpinia, specie sul Formicoso, si coltivava fino a pochi anni fa quella particolare varietà di grano che porta il nome del fautore della riforma agraria negli anni ’30. Le spighe erano alte quanto un uomo.

Loretta Di Simone ha avuto successo: il «grano Cappelli» , essendo un seme antico, ha un glutine molto digeribile e facilmente tollerabile, ricco di proteine; ha ottenuto una pasta buona, di sapore, certificata dall’Università di Firenze come salutare. Loretta ha ripreso l’attività agricola della famiglia con due obiettivi aggiunti : riavvicinare i giovani all’agricoltura e rieducare le persone ad essere consapevoli di quello che quotidianamente mangiano.

Tutti avranno notato nell’ultimo mese la martellante campagna informativa del Ministero delle Politiche Agricole su quotidiani e riviste: «L’agricoltura italiana punta sui giovani, l’agricoltura a beneficio di tutti»; «Le aree rurali per uno sviluppo sostenibile; le nuove sfide dell’agricoltura: imprese giovani ed efficienti per valorizzare i prodotti del territorio e tutelare ambiente e paesaggio».

In quest’ultimo claim ministeriale è ben riassunta la prospettiva del Parco rurale dell’Irpinia d’Oriente. Naturalmente il titolo è provvisorio; si tratta di ragionare e riorganizzare un territorio specificamente agricolo, di circa 700 chilometri quadrati, pari ad un terzo della superficie della Provincia di Avellino, che comprende i comuni più ad est della Campania, delimitati come triangolo dai fondovalle dell’Ofanto e dell’Ufita, oltre che da parte dei territori comunali ricadenti sul lato sinistro dell’Ufita e confinanti col Formicoso.

Chiaramente anche i confini, in questo momento, sono pretestuosi perché si tratta di iniziare il ragionamento da qualche parte. In questa parte di terra, la popolazione attuale è di soli 44mila abitanti, in progressiva decrescita, una delle densità abitative più basse d’Europa. Dopo la politica dei posti di lavoro nel pubblico impiego – durata fino a tutti gli anni ’90 -, sappiamo bene com’è andata a finire con le prospettive edilizie-industriali-infrastrutturali del dopoterremoto. Qui, adesso, i giovani sono in gran parte emigrati; soprattutto i laureati. Negli ultimi tre anni, altre inutili aspettative giovanili sono state riposte nei centri commerciali e, di recente, nei call-center.

Naturalmente la terra, quella agricola (700 chilometri quadrati), è stata man mano dimenticata; in parte rimboschita naturalmente; in parte per legno da destinare all’industria (noci e ciliegi), con i contributi comunitari. In gran parte declassificata a coltivazione di foraggio per l’industria delle carni (il foraggio rende più del grano).

La risorsa primigenia e ultima dell’Irpinia era ed è la terra. I paesi devono la loro esistenza alla coltivazione della terra. Bisogna quindi ripartire da questo elemento che è qui così vasto e preponderante. Una terra capace di fare ancora un gran bel paesaggio; e di cambiarlo ad ogni decina di chilometri. Una terra capace in futuro – sicuramente – di poter far dimenticare decenni di inutile politica assistenziale e pseudoindustriale. Basta crederci. Assieme.

L’idea di parco è, almeno in questo momento, legata indissolubilmente alla terra, all’agricoltura. Un parco rurale, un parco agricolo.

Poi anche energetico, paesaggistico, ambientale, storico, paesologico, eccetera.

«Il futuro dell’agricoltura non è più legato solo alla produzione di materie prime per l’alimentazione, ma anche alla sua centralità nella tutela dell’ambiente e del territorio, a beneficio di tutti. Le sfide: clima, energia, risorse idriche, biodiversità», continua la campagna ministeriale. Viene da pensare in contrappunto agli slogan della politica locale, alla vetusta idea del corridoio infrastrutturale est-ovest, alle cementificatorie piattaforme logistiche; alla legge nazionale per la discarica sul Formicoso. Nell’ultima campagna elettorale è stato presentato un progetto da venti milioni di euro per raggiungere in superstrada più telecabina un parco archeologico in altairpinia con annesso villaggio turistico. Ci sono decine di progetti di campi da golf presentati nella sola provincia di Avellino a valere sui fondi Por.

E il grano del Senatore Cappelli?

(angelo verderosa) 

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Una Risposta

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  1. “Le spighe erano alte quanto un uomo”…alte quanto un uomo con i piedi per terra.I campi di grano del Formicoso sono tristi, chi li coltiva non li ama…è distante.Il contadino,alla guida del suo trattore, è ad un’altezza di circa due metri da terra.Tutto il ciclo della coltivazione lo fa seduto a quell’altezza, lavora un campo per un intero anno senza calpestarlo.Difficile che si possa amare qualcosa senza toccarla mai.I buoi che tirano l’aratro appartengono al passato, ma innamorarsi della propria terra è indispensabile per il futuro

    fabio nigro

    9 luglio 2010 at 10:04 pm


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