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Franca Mancinelli – Il libro sul torace

di Adelelmo Ruggieri


leggo stesa, il libro sul torace

è il mio terzo polmone

In un libro di poesia le epigrafi sono sicuramente elementi fondamentali dello stesso; registrano le coordinate di riferimento, l’eredità di cultura. Dal fatto che vi siano o no, da dove stanno messe, dalla cosa che isolatamente accennano sull’intero, dalla loro coerenza al libro più o meno intima, da tutto questo può essere detto qualcosa sul libro, e sul proponimento stesso di quel libro.

La sola epigrafe di Mala kruna – il libro di esordio di Franca Mancinelli (Fano, 1981) edito da Manni nel 2007 – sono due versi di Dante dal canto XXVI dell’Inferno, il canto di Ulisse: né dolcezza di figlio, né la pieta / del vecchio padre, né ‘l debito amore.

Parte esattamente da qui “Mala kruna”, da quella tal cosa che non poté trattenere Ulisse dall’esplorare un divieto della virtù e della conoscenza; da quella tal cosa che non seppe trattenerlo da quel suo proposito; neanche la dolcezza di Telemaco, la pietà di Laerte e il virtuoso amore di Penelope poterono nulla.

E “Mala kruna”, dopo la sezione di avvio, “Oltre la giostra”, che riassume gli ‘anni di gioia’ dell’infanzia – quando “la gioia / parla forte” – prende proprio la forma di un viaggio – di una odissea di formazione: “Il mare nelle tempie” si chiama la seconda sezione, “Nel treno del mio sangue” la terza, “Un rudere la casa” la sezione finale: “ora in te è un rudere la casa / franata in una notte “.

“Mala kruna” è un libro fatto di parole pulite, spesso affilate: sguardo, foglia, ago, porta, ruga, ricordo, schianto, sale, linea, zaino, petali, culla, pollice, radice, traccia, scure, piazza, pazienza, laccio, gancio, croce, vetta.

È un libro pieno di cose che pungono, di piccole cose che pungono, e di ferite che inevitabilmente giungono da quelle cose lì, e si assommano quelle ferite, quelle spine, fino a formare una “corona”, inevitabilmente piccola, di spine. Ma è proprio tale corona di spine a fare avvertito il sentire di Franca, così tanto da renderla  “ragazza arco”, che “appesa la pelle a un ramo / cattura il vento”.

Norma Stramucci ha scritto una pagina molto bella su “Mala kruna” soffermandosi su tutto il buio e su tutta la luce, il non buio, che formano queste pagine. Ma il buio, ci spiega e avverte, è visto da Franca tanto nella sua valenza negativa che in quella positiva – “nella notte un estuario le tue braccia” –.

A tale maniera la luce diviene costitutiva del bene, e del non bene; non a caso Psiche può stare felice con Eros solo nel buio; non a caso è nel buio dell’abbandono che viene capita per intero la luce che fu – se ve ne fu – dell’incontro.

Una teoria di sfumature divide il buio dalla luce; una teoria di spine “in corona” divide il bene dal non bene, ma se “un cattivo tempo” non farà “partire le barche”, scrive Mancinelli nel testo che apre la raccolta , “lungo la strada” inizierà magari “una festa”: “mala kruna, disse / piccola corona di spine”.

all’orizzonte un mare diverso

fermava il sangue sotto le unghie;

madre nera dell’isola

ti venne a fianco e ti disse del vento,

un cattivo tempo che non faceva

partire le barche;

poi fissò un punto sul muro

lungo la strada iniziava una festa

mala kruna, disse

piccola corona di spine.

Ho avuto occasione recentemente di chiedere a Franca Mancinelli il perché di quella epigrafe e lei mi ha detto che il canto XXVI dell’Inferno è il suo preferito; già da quando aveva sedici anni lo aveva imparato a memoria, dalla “visione delle due fiamme fino alla morte di Ulisse”.

Ha scelto questi due versi per epigrafe, mi ha detto, perché essi, per lei, dicevano di “un grande dolore”, di “una ferita ripetuta per tre volte”.

A questo “grande dolore” di una ferita tanto caparbia che si ripete per tre volte, dieci volte, cento volte Franca Mancinelli oppone “le corde” dei versi – il suo”terzo polmone”.

Marzo 2009

***

Franca Mancinelli

Cinque poesie da “Mala kruna”

nella notte un estuario le tue braccia

solo rami di quercia

setaccio senza fondo

sasso chiaro che precipita

un granulo di terra che si scioglie

sono sempre stata qui

all’inizio della vita

guardando queste cose

muoversi nei tuoi occhi.

*

e la ragazza arco

appoggia un piede in aria e congiunge

costellazioni di non generati

al grido che ha rotto ora le acque,

appesa la pelle a un ramo cattura

il vento, è una busta della spesa

di desideri altrui

svaniti in uno sguardo

nel treno del mio sangue

salite

*

leggo stesa, il libro sul torace

è il mio terzo polmone

che s’apre e si richiude.

Per la muta

avevo lettere tatuate

come un anfibio stavo sulla sponda.

*

ora in te è un rudere la casa

franata in una notte, ora

la betoniera mastica la calce,

il tetto spiovuto, la preghiera

che mantenevi aperta con le mani.

Di tutte le stanze resta

l’incavo intonacato dello stomaco.

Tu pesti le sue pozze d’acqua stagna

e la saliva che discende

per essere inumata.

*

più neanche chiedo un laccio o un gancio

a te che mi svapori come un segno

d’alito sul vetro. Sorridi o è il flauto

suonato con i bordi del bicchiere?

Per le carezze devo

rivolgermi alla pioggia, al suo

tocco di acini caduti.

Mentre voltandoti guardavi

il cielo scuro come un pergolato

aperte le braccia perdevo le mani

come stringendo un tronco centenario.

Un altro tuo respiro trattenuto

e l’incavo racchiude la corteccia:

rimango in piedi sola

a formare una croce

piantata sulla vetta.

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Written by Arminio

13 luglio 2010 a 7:04 am

Pubblicato su AUTORI

24 Risposte

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  1. La butto lì… “La tristezza si risolve al bar, mai nella letteratura.”

    lucrezia ricciardi

    14 luglio 2010 at 11:54 am

  2. La butto lì anche io… “Che tristezza”
    Adelelmo

    Adelelmo

    14 luglio 2010 at 1:33 pm

  3. (commento accompagnato da un risolino scoppiettante..)
    Hai presente cosa c’è oltre la giungla delle beneamate parole?…cose meravigliose

    lucrezia ricciardi

    14 luglio 2010 at 1:51 pm

  4. veda un po’ lei

    ad.

    ad

    14 luglio 2010 at 2:35 pm

  5. Lucrezia perchè questa non necessaria “caduta di stile” non nel senso morale ma letterario ?

    mercuzio

    14 luglio 2010 at 4:14 pm

  6. Caro Mauro è che spesso le parole mi stanno strette, le mie e quelle degli altri beninteso.
    Convengo che a casa dell’impiccato è disdicevole parlare di corde, quindi mi scuso con le anime belle della comunità.

    lucrezia ricciardi

    14 luglio 2010 at 4:50 pm

  7. anime ‘belle,buone e giuste’ ….kaloi,agathoi,dikaioi per essere precisi come in nostri saggi antenati ….. appassionata e intransigente Lucrezia!

    mercuzio

    14 luglio 2010 at 5:47 pm

  8. Per Lucrezia Ricciardi

    a chi ama la poesia, a chi scrive poesie, non è che le parole vanno poi così “larghe”; anzi, forse è l’esatto contrario. Vanno strettissime. E non si tratta nemmeno di “anime belle”, o che è “disdicevole” parlare di questo e di quell’altro non lo è. Ci mancherebbe. Ma la poesia, in questo nostro tempo, oltre ad essere se stessa, dice anche sicuramente di un’urgenza.
    Siamo il più delle volte chiamati dentro un sabba pressoché infinito di parole da cui non si riesce a cavare pressoché nulla, per quante ne sono.
    La radicalità della poesia è anche questo; opporsi a questa pletora infinita di parole che frastornano, che allontanano, anche da quelle che hai chiamato, con grande efficacia, “cose meravigliose”.
    Di che parlano, se non di “meraviglia”, per fare un solo esempio, questi tre versi di Franca:

    più neanche chiedo un laccio o un gancio
    a te che mi svapori come un segno
    d’alito sul vetro.

    di “meraviglia” parlano, almeno a mio giudizio; ma lo fanno in poesia, con parole esatte e nitide.
    Lo fanno con la poesia che in virtù di queste poche parole lascia spazi grandi di libertà in chi scrive e in chi legge.
    E per quanto al bar, ci sono due momenti distinti secondo me: quando si beve qualcosa e si sorride e si sta allegri, e poi l’altro, magari è notte fonda, e si lascia il bar, e c’è tutta la meraviglia, di nuovo, di te che rientri – la persona che sei voglio dire – in mezzo a tutto ciò.
    E tutto ciò non è solo lirica e anime belle, per niente secondo me, perché tutto ciò è anche ‘opporsi’ a ciò che non va nella ‘macchina sociale’, e quello che non va è talmente tantissimo da lasciarci sbalorditi e basiti ogni volta per quanto sia così tanto tantissimo.
    Ma questa cosa qui è sicuramente un passaggio molto più difficile da semplificare, in primo luogo a se stessi, con altre parole.

    Con amicizia
    Buona serata di luglio

    Un saluto a Mauro

    Adelelmo

    Adelelmo Ruggieri

    14 luglio 2010 at 6:14 pm

  9. lucrezia non ce l’hai un afroamericano alto metri 2.20 spalle da maciste tatuato coi baffi all’insù il petto villoso e l’alito alcolizzato con cui sfogare un pò la tua di tristezza?

    sergio gioia

    14 luglio 2010 at 7:02 pm

  10. Grazie Adelelmo, sei gentile a spiegarmi tutto ciò, apri prospettive che svettano molto in alto. In quella stratosfera fatta di parole asciutte molto spesso anch’io attingo per rigenerarmi. Quasi mi intenerisce che questo,giustamente,ti sfugga.
    Mi imbarazza dirlo ma la sottoscritta tra le cose migliori che ha fatto, ha creato anche “eventi poetici”. Il mese di giugno intorno al solstizio d’estate mi ingegno a far succedere qualcosa…anche quest’anno è successo e chi ne ha preso parte con mia commozione ha parlato addirittura di magia.
    Dalle mie parti e nella mia vita i poeti sono di casa.
    ti saluto con qualcosa che rumino spesso:
    ..Nascendo
    Tornato da epoche troppo
    Vissute
    Godere un solo
    Minuto di vita
    Iniziale
    Cerco un paese
    Innocente

    lucrezia ricciardi

    14 luglio 2010 at 7:07 pm

  11. Le cinque poesie di Franca Mancinelli proposteci da Adelelmo Ruggeri le ho molto apprezzate, le trovo molto belle, un miracolo di equilibrio tra sensi e simbolo, tra rappresentazione e “visione” che si fa poesia attraverso il reale. E poi mi colpisce la levità, la dolcezza di stile, in cui l’immagine non prevarica mai più di tanto sulla freschezza dell’ispirazione, sul sentimento che “accende” la visione…. appunto perchè, secondo me, FM, ha un innato senso dell’equilibrio tra questi due elementi.
    Una vera scoperta.
    Lucido come sempre Adelelmo Ruggeri.Grazie per questo bel regalo.

    Salvatore D'Angelo

    14 luglio 2010 at 7:10 pm

  12. @franco arminio

    il commento di sergio gioia è ignobilmente sciocco. Davvero una brutta caduta di stile. Se voleva essere “umoristico” è davvero di pessimo gusto. E non si tratta dell’ “ethically correct”. No, è proprio becero,provocatoriamente sciocco. Chiedo io scusa a Lucrezia in vece sua. Sergio si sa, è un po’ così….Se avessi postato io il pezzo di Adelelmo Ruggeri, avrei immediatamente cestinato questo commento, senza alcuna esitazione.

    soter54

    14 luglio 2010 at 9:53 pm

  13. Chiaramente, per chi non lo sapesse, Soter54 è la mia sigla di postatore. Non ha nulla di anonimo. E’ stato un errore tecnico; non mi ero accorto che stavo col vecchio account. Ma pongo subito rimedio. Così:

    “@franco arminio

    il commento di sergio gioia è ignobilmente sciocco. Davvero una brutta caduta di stile. Se voleva essere “umoristico” è davvero di pessimo gusto. E non si tratta dell’ “ethically correct”. No, è proprio becero,provocatoriamente sciocco. Chiedo io scusa a Lucrezia in vece sua. Sergio si sa, è un po’ così….Se avessi postato io il pezzo di Adelelmo Ruggeri, avrei immediatamente cestinato questo commento, senza alcuna esitazione.”

    E invito il buon Sergio a fare ammenda della stupida boutade e a chiedere scusa a Lucrezia. Mah, sarà stato il caldo?

    Salvatore D'Angelo

    14 luglio 2010 at 9:59 pm

  14. C’è una sproporzione troppo grande fra tutto il lavoro a monte che necessariamente comporta un post come questo (leggere più e più volte, nel tempo, un libro – prendere ad amarlo – a farlo proprio come lettore – provare a commentarlo – lasciare quel commento per mesi e mesi perché decanti – oppure no, scegliere il gesto immediato – riprendere quel commento e vedere dove non va – scegliere i testi da accompagnare a quel commento) e il brevissimo lavoro che comporta lasciare un breve commento. È troppo grande questa sproporzione. E tutto ciò è un darsi così tanto la zappa sui piedi che verrebbe, ogni volta, da gettare la spugna e la rete; ma poi, se ci credi per davvero, uno deve crederci per davvero. Buona giornata di luglio agli amici della CP. Adelelmo

    Adelellmo

    15 luglio 2010 at 6:56 am

  15. Caro Adelelmo,
    grazie per le poesie, ma ancora di più grazie per i tuoi commenti. non c’è che dire, sei veramente un’anima bella, chiunque entri in contatto con te lo avverte e si deve fermare a sentire ciò che dici e il modo in cui dici le cose. il tuo tono mite, sommesso, la tua umanità, il tuo fervore che non è mai aggressivo o prepotente.
    a cairano tu sei stato una delle persone più generose, uno di quelli che sono venuti con lo spirito giusto, non perché lo avessero deciso, ma perché sono così: attenti, profondamente accorti, capaci di guardare e di ascoltare.
    forse la poesia non salverà il mondo ( ma è così necessario che si salvi, se parliamo del mondo degli “umani”?), ma di certo lo rende più sopportabile, più intenso.
    grazie Adel
    un abbraccio sperando di rivederti presto.
    e.

    eldarin

    15 luglio 2010 at 8:44 am

  16. adelelmo che esagerazione!

    sergio gioia

    15 luglio 2010 at 10:27 am

  17. scusami lucrezia, ho avuto un corto circuito

    sergio gioia

    15 luglio 2010 at 11:30 am

  18. Non me la sono mica presa sai? anzi mi ha fatto sorridere l’omone coi baffi all’insù

    lucrezia ricciardi

    15 luglio 2010 at 2:27 pm

  19. Caro adelelmo,
    le parole della Elda le faccio mie …..come mi capita più spesso in questi ultimi tempi
    un generoso ….capace di guardare e di ascoltare…..un amicizia che mi piacerebbe coltivare e consigliare a tutti gli amici della comunità o almeno un maggiore attenzione……
    mauro

    mercuzio

    15 luglio 2010 at 3:34 pm

  20. sì è vero era un’esagerazione, inappropriata assai per giunta; però anche tu Sergio non è che ci eri andato – come dire – leggero
    un saluto caro agli amici della CP
    a presto
    buona domenica
    adelelmo

    ps
    per Lucrezia: è molto bello quando scrivi: “Cerco un paese / Innocente”.
    per Salvatore: belle le tue parole sulle poesie di Franca

    ar

    18 luglio 2010 at 8:33 am

  21. @ ar
    trattasi di “girovago” del grande Ungaretti

    lucrezia r.

    19 luglio 2010 at 11:40 am

  22. Per Lucrezia
    era scappata via dalla mente dunque
    ora – di sicuro – non la dimenticherò mai più
    grazie
    Adelelmo

    ar

    19 luglio 2010 at 12:20 pm

  23. Ho letto Mala Kruna della Mancinelli e altre poesie. Vale la pena parlarne tanto? E’ davvero brava? Mi pare che sia una letterata, ce ne sono tanti… Dateci qualche vero poeta!!

    bert

    16 settembre 2010 at 4:37 pm

  24. Un messaggio che trasmette forza e gioia, quella di aver vissuto in pieno la vita.

    spazzolini

    10 dicembre 2010 at 10:44 am


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