COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

E SE RICOMINCIASSIMO DA QUI?

 

Guccini già lo cantava nel 1977, ma il tema è sempre attuale. Del resto è ciò che dicono in altri termini sia Franco Arminio che   il comune amico Mercuzio (Mauro Orlando) attraverso la paesologia l’uno e le sostanziose esegesi etico-filosofiche l’altro.

Beh, questo testo mi affascinò moltissimo nel 1978, quando uscì: Diceva , in codice canoro – e dunque prepolitico o post-politico, e quindi squisitamente “politico”, occhio all’ apparente tautologia!- in modo cartesiano quello che confusamente era nella testa e soprattutto nel cuore di tantissimi giovani militanti di allora, schierati su diversi e a volte opposti terreni, ma tutti inconsapevolmente uniti dallo spirito libertario e liberatorio di allora.

Beh, ora che molta acqua è passata sotto i ponti, e molti vini sono andati in aceto, posso dire che quello di Guccini era di botte buona. E dunque, se si ripartisse da qui?  Ma sottotraccia, senza sicumere, con “clemenza” -per dirla con Arminio-  e con fraterno spirito comunitario inclusivo e non esclusivo -per sintetizzare Mercuzio. (Salvatore  D’ Angelo)

 

LIBERA NOS DOMINE

 

di wannabf88 |

Un ringraziamento speciale ad Ettore Ferrini per il suo video dal quale wannabf88  ha liberamente tratto ispirazione.

 

 

 

Di Francesco Guccini >

 

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d’ ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d’ ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell’ odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo “è per amore”,
dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore!”,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d’ ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d’ ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine,
libera, libera, libera, libera nos Domine…

 

(Dall’ Album Amerigo  , 1978)

Annunci

Written by soter54

20 luglio 2010 a 12:21 am

Pubblicato su AUTORI

6 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Con “clemenza” e “con fraterno spirito comunitario” e, aggiungo io, con “leggerezza”. Grazie. Edda

    Edda Canali

    20 luglio 2010 at 8:42 am

  2. “Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte” – Fabrizio De Andrè

    Luigi Capone

    20 luglio 2010 at 1:36 pm

  3. da chi non vede oltre il proprio naso,
    da chi crede che tutto è solo un caso,
    da chi sta nella merda credendo sia profumo,
    da chi ama solo se stesso e poi nessuno.

    giovanni ventre

    20 luglio 2010 at 5:16 pm

  4. ……io per “politico” preferisco “Radici”

    “Radici” è un’ode riservata e perfino struggente, disperata, a ciò che senti più vicino, più tuo, anzi più intimo, fin nei muscoli, nelle ossa e nel codice genetico. Di per sé tutto l’album è una risposta alle delusioni, non ultima quella americana.
    Guccini si sforza di trovare punti d’appoggio, motivi da cui partire, ragioni per vivere, dato che il senso è inafferrabile.
    La canzone si sviluppa in alcuni punti cardine.
    La casa come cosa viva, un genius loci immutabile intorno al quale tutto è trascorso e tutto è rimasto uguale. L’interrogativo su di sé che Guccini si accorge di esprimere con un linguaggio del tutto inadatto, perché “la pietra antica non emette suono” e parla con parole “troppo grandi per un uomo”.
    La richiesta disperata di un senso, che nessuno tra i muri di quella casa, nascendovi e morendovi, ha mai colto con la constatazione che più ci si chiede e meno si sa.
    La straordinaria apertura finale: senso o non senso, quel che provo qui è dolcezza infinita.

    E’ da notare che Guccini ha scelto un andamento lessicale del tutto elementare, quasi inelegante, certo non forbito, com’è suo solito, in perfetta coerenza col luogo. La casa è la sua infanzia, è il parlar come si mangia e vive, e nel dialogo viene mantenuto questo rigoroso rispetto

    Mauro Orlando

    20 luglio 2010 at 6:12 pm

  5. Quando è tardi e per le strade scivolano sguardi
    di gente che ha sol fretta di tornare e i cinema si chiudono ed i caffè si vuotano,
    per le strade, assieme al freddo e ai tristi canti opachi,
    sono rimasti gli ultimi ubriachi,
    un ciondolare stanco verso il nuovo bianco giorno che verrà…

    Si discute delle rivoluzioni mai vissute
    e degli amori fatti di bevute e di carriere morte nel bicchiere
    nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano
    cantando mentre sputano lontano
    come se fosse in faccia all’universo…

    E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
    parlare forte a tutti od a nessuno
    o piangere aggrappati ai muri, stanchi e addormentati.
    L’ora vola e il vino amico o ammazza o li consola
    e il vino li fa vivere o morire
    e la tristezza solita o li uccide o se ne va…

    Attualissima

    E li vedi, girare lenti strascicando i piedi,
    persone strane, sogni a cui non credi,
    stagliarsi contro il cielo che si imbianca; nella stanca
    mattina che si riempie già di vita,
    piangendo un’altra notte che è finita,
    attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
    attendere, non sai dove, quando il buio tornerà,
    attendere, non sai dove, quando il buio tornerà…

    Luigi Capone

    20 luglio 2010 at 6:47 pm

  6. Guccini andrebbe riascoltato, riletto, riascoltato, riscritto e reinventato. E’ semplicemente straordinario. In “Due anni dopo” è al suo meglio, o giù di li.
    Condivido tutte, ma proprio tutte le annotazioni di Mauro Orlando. Il fatto poi che Luigi Capone posti “Per quando è tardi”, scritta nel 1967-68, dunque 43 anni fa e dica “è attualissima” (condivido) dimostra per l’ennesima volta che l’arte è soprattutto ciò che travalica tempi e generazioni e un opera (sia essa canzone popolare, poesia, romanzo, film, pittura, scultura, oggetto artigianale ecc.) rompe i gusti e le barriere generazionali e “parla” a tutti o a molti, al di là del caduco dei tempi.
    Quanto a LIBERA NOS DOMINE per me vale come un mantra contro l’intolleranza in agguato in ciascuno di noi. Notare che Guccini l’ha scritta in tempi non sospetti!

    Salvatore D'Angelo

    22 luglio 2010 at 9:40 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: