COMUNITA' PROVVISORIA

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per una regione delle montagne

metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. spero che tra il dieci e il venti agosto la comunità si raccolga per parlare un pò delle nostre cose. una prima ipotesi potrebbe essere il giorno dodici a bisaccia.

armin

Mi fa piacere che in Irpinia d’Oriente si faranno consultazioni popolari per formalizzare in qualche modo il nostro non sentirci realmente campani. L’esito della consultazioni è scontato e purtroppo abbastanza prevedibile. Saranno consultazioni interessanti sotto il profilo antropologico, ma senza ricadute concrete. Bisaccia e gli altri paesi resteranno in Campania. La Campania ne ha bisogno, ha bisogno dei grandi spazi dell’altura  ancora vuoti, dal suo punto di vista, pure se coltivati a grano da secoli, per le discariche, le centrali elettriche, i campi fotovoltaici, le pale eoliche. Ha bisogno del nostro territorio per perpetrare altri scempi, visto che ormai ha quasi del tutto distrutto il suo. E ha bisogno delle aree interne per i finanziamenti destinati alle cosiddette aree depresse, isolate. Ha bisogno della nostra presunta povertà per continuare ad arricchirsi. La muraglia burocratica non consente passaggi di questo tipo. Se ciò accadesse sarebbero moltissimi i paesi che chiederebbero di uscire dalla gabbia di regioni disegnate con la squadra e il righello, senza alcuna considerazione della geografia e della storia. Che cosa può mai accomunare Monteverde con Amalfi e Scampitella con Giugliano? La Campania non esiste, non è mai esistita. Al momento di disegnare le regioni nel dopoguerra i padri costituenti si posero il problema della Campania, valutarono l’ipotesi di creare due regioni, ma poi prevalse la configurazione che abbiamo anche adesso.

È chiaro che i problemi dei paesi dell’Irpinia d’Oriente non sono legati solo al rapporto con Napoli e che questo rapporto indubbiamente per noi svantaggioso non annulla le nostre colpe. Prima che del napolicentrismo noi siamo vittime del nostro vittimismo e anche di una sorta di cinismo da sconfitti. A furia di perdere ci siamo abituati a ingigantire le nostre sconfitte e a minimizzare i nostri successi. Il male dell’Irpinia sta in una diffusa sfiducia nelle proprie capacità di autogoverno. Ed è qui che si è formata l’idea che il problema sta nella poca attenzione che ci danno gli altri.

Io voterò senza riserve per l’uscita dalla regione Campania, ma voterei senza riserve a questo punto anche per l’uscita dall’Italia, se mai fosse possibile. Più che in Basilicata vorrei approdare in una regione che non c’è, una regione che si estenda dal Pollino alla Maiella, la regione dell’osso appenninico, un luogo dove provare a costruire un nuovo modo di abitare il mondo, basato sul rispetto dell’ambiente che non è la semplice postura ecologista, ma qualcosa di più profondo, l’avvertimento emotivo e sentimentale del paesaggio e selle sue componenti, umane, animali, vegetali. Un luogo dove la cultura abbia ancora un valore. Per troppo tempo la politica ha ignorato, svilito e deriso la cultura. Io sogno una regione nella quale non sia possibile fare politica se non partendo dalla cultura, una politica che  metta in second’ordine le questioni economiche e si ponga domande più lunghe, più difficili, poco risolvibili a tavolino davanti a bilanci e business plains. Una politica partecipata e attiva, dove non ci sono gerarchie, ma cuori e braccia e forze vive e disposte a darsi agli altri, senza ricevere in cambio stipendi, privilegi o potere.

Immagino che anche questo resterà un sogno. L’incubo dell’Italia di oggi è destinato a durare. E ha poco senso prendersela con Caldoro quando prima di lui c’è stato uno come Bassolino, quando anche sotto il nome della sinistra si sono compiute porcherie di ogni genere. E poi oggi la Campania è una regione governata a Roma. Quello che si fa in Italia lo decidono Tremonti e Bossi. L’ospedale di Bisaccia è stato chiuso perché ormai la politica è una sorta di barberia ed è ovvio che le forbici vengono usate solo per i più deboli.

Io sono per demedicalizzare la società. Penso che vivere abbia due controindicazioni inestirpabili, la possibilità di soffrire e la certezza di morire. Non c’è alcun piano sanitario che ci possa mettere al riparo da questo. E il piano della giunta campana sarà truffaldino come tutti gli altri piani redatti in questi anni. A Bisaccia abbiamo penato trent’anni per difendere una struttura che veniva progressivamente smantellata. Adesso dovremmo batterci perché ci garantiscano almeno una ridicola e offensiva nanosanità. Non avremo neppure quella. E il motivo è semplice: i soldi sono finiti, ma non per tutti, sono finiti per chi ne ha sempre avuti pochi. L’Italia è sempre di più un paese immorale, laido e reazionario. Un paese dove il lavoro intellettuale è disprezzato e dove il cinismo è più considerato della generosità. Spero che il voto per esprimere la voglia di lasciare la Campania significhi anche questo: non vogliamo stare in una regione dominata dalla camorra, una camorra che oltre al nero della cronaca, spesso si dipinge di grigio, quello altrettanto inquietante e perverso della camorra d’ufficio.

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Written by Arminio

2 agosto 2010 a 10:39 am

Pubblicato su AUTORI

21 Risposte

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  1. Caro Franco,finalmente affronti una questione che coviamo,ma abbiamo toccato sempre con toni morbidi, anche in occasione del dibattito sotto i Tigli di Cairano con Isaia Sales.Tu sai quanto sia daccordo con te.Vorrei aggiungere qualcosa alle tue riflessioni.Da molti anni mi occupo di ” viabilita” in senso lato.Cerco sentieri sanniti-irpini e strade romane e mi imbatto sistematicamente in in una griglia ancora persistente ,in parte riutillizzata dalle nuove strade,in altre parti integra.Ma gran parte ,riaccorpata col tempo e abusivamente(quando c´era ancora la fame di terra), a terreni d´uso agricolo.Questo reticolo, come un polpo e con la testa era Foggia era i TRATTURO.I suoi tentacoli si diramavano esattamente per il territorio che tu hai configurato:dalla Maiella al Pollino.(segue)

    giovanni luigi panzetta

    2 agosto 2010 at 11:26 am

  2. Quelle tracce che oggi ancora vediamo,sono solo una minima parte di quella rete di cultura pastorale e contadina che ha retto per almeno tremila anni.Coincideva esattamete con il territorio sannita. Gli Aragonesi compresero la pontenzialita´economica (era la fonte di reddito piu´grande dello stato di allora)e gli diedero uno statuto giuridico particolare.Era,insomma uno Stato nello Stato.I Tratturi avevano una dimensione sovrastatale,tanto che sfociava in una gran parte dello stato pontificio.La rete delle strade regie non era alternativa alla rete tratturale ,si intersecavano solamente.Le strade regie servivano a Napoli capitale per necessita´amministrative e di approviggionamento.(segue)

    giovanni luigi panzetta

    2 agosto 2010 at 11:45 am

  3. E poi vennero i Piemontesi e le tante commissioni governative per risolvere i problemi del Sud.Si penso´bene di smantellare un sistema di economia millenaria.La Puglia doveva diventare il granaio d´Italia.I terreni degli stazzi delle pecore ceduti a privati alimentarono il latifondo pugliese e quell´equilibrio economico pastorale-contadino fondato sull´economia della transumanza fu´ letale per l´intera regione che tu configuri. E se a questo si aggiunge lo scellerato disboscamento del nostro patrimonio boschivo (dovuto alle stesse motivazioni:recuperare terre da assegnare ai contadini)da cui si formo´la nostra bosgesia “pezzente” si ha un piccolo quadro di un´appropiazione indebita di un patrimonio di risorse collettive.(segue)

    giovanni luigi panzetta

    2 agosto 2010 at 12:02 pm

  4. Non sta avvenendo la stessa cosa oggi? Stiamo per essere espropiati una seconda volta.E tu,giustamete,ne cogli bene gli intenti.Ho solo accennato a delle questioni che avrebbero bisogno di piu´spazio e piu´approfondimento ed auspicare che, quel dibattito a cui abbiamo sempre accennato lo si faccia a Cairano o a Bisaccia e vorrei esserci anche io,caro Franco,con o senza Cassano ed Isaia Sales. Un abbraccio.

    giovanni luigi panzetta

    2 agosto 2010 at 12:17 pm

  5. franco.
    come al solito ci sconcerti….in modo propositivo.La provocazione antropologica, culturale,storica,economica e politica che ci sbatti faccia abbisogna di essere assaporata, masticata e difficilmente potrà essere deglutita meno che meno digerita nonostante stomachi allenati e succhi gastrici da ‘vicinet’.Come tu puoi intuire la parte che io ritengo più interessante e utile per me è il richiamo alla nuova cultura di ” un nuovo modo di abitare il mondo, basato sul rispetto dell’ambiente che non è la semplice postura ecologista, ma qualcosa di più profondo, l’avvertimento emotivo e sentimentale del paesaggio e selle sue componenti, umane, animali, vegetali”.Per il resto mi prendo un pò di tempo ma comunque sono interessato a discuterlo perchè ritengo che le scelte che abbiamo fatto e che faremo siano seriamente necessarie ma nella chiarezza.Sono scelte non accademiche o retoriche ma che deterrmineranno il nostro futuro esietenziale concreto…..
    mauro

    mercuzio

    2 agosto 2010 at 4:46 pm

  6. “Più che in Basilicata vorrei approdare in una regione che non c’è, una regione che si estenda dal Pollino alla Maiella, la regione dell’osso appenninico, un luogo dove provare a costruire un nuovo modo di abitare il mondo”. Perfetto. Ma se poi dal Pollino alla Majella vogliono, faccio un esempio, le centrali nucleari, tu che fai? Vedo che tu ripeti la sindrome di Romolo, quel particolare riflesso per cui uno comincia segnando un limite (limes?). Penso che stai lontano dalle tue migliori intuizioni paesologiche, con l’aggravante di un’impostazione sinistramente leghista, la peggiore idea di successo degli ultimi anni…. E’ tempo di stare dalla parte di Remo, caro Franco, e metterci senza indugi per l’alto mare aperto…

    paolo

    2 agosto 2010 at 6:59 pm

  7. ma qui io non faccio il paesologo, scrivo semplicemente un articolo per un giornale. un articolo è un articolo, un libro è un libro.
    mi pare comunque che il pezzo non sia intriso di umori leghisti, anzi….
    in ogni caso non credo che cambieranno gli assetti delle regioni e né che questa sia la faccenda fondamentale. rimane il fatto che il problema della campania esiste….

    Arminio

    2 agosto 2010 at 7:39 pm

  8. e rimane il fatto, cari amici, che fino a quando la politica continuerà a svilire e a ignorare la cultura , a considerarla come altro da sé, come un peso, fino a quando il paesaggio sarà inteso solo come uno spazio da occupare e da sfruttare, per qualsiasi fine e con qualsiasi mezzo, la direzione sarà sempre di più quella dell’autismo corale ( qui cito)e dello sfinimento “moderno”.
    l’articolo di franco contiene qualcosa di più profondo, forse una seconda o anche una terza lettura aiuterebbero.
    buon agosto a tutti, ci si vede in altura.
    e.

    eldarin

    2 agosto 2010 at 8:05 pm

  9. e rimane il fatto, anche se qui non c’entra molto, che la comunità deve ripartire dalle giornate comunitarie e dalle passeggiate paesologiche. se c’è stato qualche dissapore personale superiamolo. ma non si possono bollare come scampagnate il cuore del nostro stare insieme. persone nuove ne vengono sempre, e anche se non ne venissero (ma ne vengono ripeto), è un modo per venire per chi da tempo non si fa vedere e per ritrovarci tra noi e conoscerci meglio. insomma o torniamo come prima o la comunità è un brodo di chiacchiere inutili

    sergio gioia

    3 agosto 2010 at 12:40 am

  10. Non è leghismo rifugiare un’idea dentro un piccolo quadrante di pianeta, e tutto il resto fuori?
    Attenzione, perché poi il blog comincia a popolarsi di sanniti, etruschi, lucani e popolazioni affini e la deriva non è il leghismo ma il ridicolo…

    paolo

    3 agosto 2010 at 10:31 am

  11. concordo sullo svilimento della cultura. Su questo aspetto l’articolo è molto efficace ed arriva nel profondo. Sulla questione della nuova Regione avverto un pericolo di secessione da Lega Sud. Gli stessi argomenti potrebbero trovare spazio, e costruttivo luogo di discussione, nella definizione degli ambiti strategici (vengono definiti con l’acronimo STS = sistemi territoriali di sviluppo) del Piano Territoriale Regionale. Il nuovo piano Territoriale della Provincia di Avellino ha la possibilità di costruire le condizioni affinchè tutti i territori della nostra straordinaria provincia abbiano pari dignità. Dividersi nel momento della difficoltà è sempre un grave errore.

    mario perrotta

    mario perrotta

    3 agosto 2010 at 10:36 am

  12. ma non è che un articolo realizza la secessione e neppure uno o dieci referendum.
    io parto anche da un disagio, la nostra sanità del tutto assente, che ad avellino si sente meno.
    concordo con mario sul discorso dei STS, penso che al riguardo la comunità debba produrre qualcosa di puntuale, ma chi vuole lavorare può farlo, non credo troverà ostacoli.
    per paolo: non vedo in giro l’ardore leghista che tu paventi
    per sergio: possiamo fare tutti i giri che vogliamo, si tratta solo di organizzarli. io mi sono molto occupato di cairano, nessuno vieta ad altri di organizzare iniziative di qualunque tipo, la comunità è fin troppo aperta.

    Arminio

    3 agosto 2010 at 12:01 pm

  13. Amici, come l’ha capito bene l’articolo mia madre credo che non l’abbia compreso nessuno tra noi! Franco denuncia – secondo mia madre – il male della politica da 50 anni e avverte che quando questa puttana-signora si affaccia o fiancheggia un intellettuale puro lo fa solo per svilirlo e distruggerlo. Il malessere sociale in larghissima parte è dovuto alla politica che non ragiona mai per rinvenire verità e per rimuovere prontamente disagi, ma solo per regnare autogenerandosi in luoghi di combutta e di affari, perchè persegue – come ha dappertutto perseguito – cospicui vantaggi personali e di casta; la mafiosità grigia della politica è il virus endemico per negare la vita intellettiva, per fare sempre di due o più torti una ragione buona per dopo in lista d’attesa e da definire per il suddito prescelto, mai non reso cittadino.
    Spero di non avervi annoiato ma l’articolo di Franco e i commenti della CP mi sono serviti anche per dare risalto all’amicizia e al fervore delle idee che ci animano e che hanno prodotto simpatia e sorriso per voi da parte di mia madre e per dirvi che sono dispiaciuto a non poter partecipare alla riunione bisaccese per il 12 e 13 p.v. perché sono impegnato e mi andrebbe bene qualsiasi altro giorno, se si può ((°_°)), saluto tutti, Gaetano Calabrese..

    Gaetano Calabrese

    3 agosto 2010 at 2:10 pm

  14. franco il fatto è quei giri li hai organizzati sempre tu per tre anni e adesso non li stai organizzando più. tutto qua. con affetto

    sergio gioia

    3 agosto 2010 at 3:44 pm

  15. non è così, molte cose le ha organizzate angelo verderosa e credo che continuerà a farlo. sarebbe opportuno che ci fosse più iniziativa da parte di tutti, altrimenti che comunità siamo?
    comunque per agosto un paio di giri li possiamo fare. adesso penso a date e luoghi

    Arminio

    3 agosto 2010 at 3:51 pm

  16. A Melfi, insieme a Raffaele Nigro, dai! G.Calabrese

    Gaetano Calabrese

    5 agosto 2010 at 3:35 am

  17. sono meravigliato e sconcertato insieme, Franco scrive un articolo in cui parla dei problemi di unaterra martoriata e provocatoriamente cerca di porre l’accento sulle non analogie tra paesi appartenenti ad una stessa regione ma realmente distanti anni luce tra di loro. Franco grazie alla penna scrive di aspirare ad una regione diversa, ma dice anche che la cosa è impossibile, irrealizzabile, e subito viene tacciato di essere leghista. A parte il fatto che i leghisti con la loro forza per quanto discutibile riescono a porre in atto strategie a favore dei luoghi leghisti mentre noi subiamo coscienti le scelte leghiste e piano piano come una candela siamo destinati a spegnerci in nome di un progresso che mette al centro scelte non condivise da chi abita i luoghi affranti, meno densamente popolati e allora miei cari dobbiamo capire che bisogna fare dele scelte, non si può andare in guerra con la pistola ad acqua. Se vogliamo che ci sia ancora un futuro per le terre dei paesi da bandiera bianca, come li ha definiti Franco in tempi non sospetti dobbiamo anche avere il coraggio di esporci e se qualcuno di voi crede che la Regione Campania o Roma leghista possano avere un qualche interesse verso i nostri luoghi, se non di usarli per sversare immondizia, millantare giacimenti di petrolio o far arricchire le multinazionali straniere in nome di una produzione di energia dal vento definita ecologica allora veramente siamo alla frutta.
    Comunque questo discorso dovrebbe essere approfondito.

    giovanni ventre

    6 agosto 2010 at 5:22 pm

  18. @ Giovanni
    Nelle difficoltà non è “strategico” dividersi. Il discorso di Franco non è leghista, ma chi vuole indebolire taluni messaggi ha strada facile per ribaltare i significati di determinate idee. Questo è il vero pericolo che avverto. In Irpinia ed in Campania, con pari dignità per tutti i territori, questo è il punto.

    mario perrotta

    mario perrotta

    7 agosto 2010 at 8:18 pm

  19. è bellissima la basilicata…ma ha il più alto tasso di falsi invalidi d’italia (29%), superiore anche alla campania(25%)

    sergio gioia

    8 agosto 2010 at 12:50 pm

  20. allora la data la decidete o no??!

    michele ciasullo

    8 agosto 2010 at 11:15 pm

  21. a giudicare dal blog sembrerebbe ancora valida la data del 12…

    sergio gioia

    9 agosto 2010 at 6:24 pm


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