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MUSEO DELL’ARIA

La prima realizzazione di Cairano 7x è il museo dell’aria. Ha sede sulla rupe, sulla nuca del meteorite che spunta nella valle dell’Ofanto, tra il Formicoso e la sella di Conza. Il museo non ha arredi, non ha custodi. Per istituirlo ci siamo avvalsi unicamente della nostra immaginazione. Ci sono tanti musei in giro, spesso sono inutili. Non esisteva un museo dell’aria, un luogo cioè dove le persone possono andare non per vedere qualcosa ma semplicemente per sentire che la nostra vita si svolge nell’aria e che non c’è niente al mondo che sia più importante dell’aria. L’aria è come il mare, non è mai ferma. L’aria non è mai nostra, viene sempre da qualche parte. Certe volte quando d’estate soffia il vento da nord est io sento in un quel filo di freddo il respiro di una coppia che si è baciata poche ore prima a Sarajevo, vedo gli occhi di un’anziana donna affacciata alla finestra a Fiume. L’aria è un dono che contiene tanti altri doni. Dovremmo ricordarcelo ad ogni respiro, ogni volta che ci entra nei polmoni il giro del sangue è più lieto, i pensieri si fanno appena più chiari. Il mondo  vive perché è circondato da un filo d’aria, ma noi ce lo scordiamo, perché l’aria non l’abbiamo fatta noi, non è una macchina, un telefono, un cuscino. Il museo dell’aria a Cairano non dispone neppure di un cartello segnaletico o di guide. È un museo virtuale, nasce nella testa di chi sale alla rupe, non ha orari di apertura e di chiusura. Non appartiene allo Stato e neppure ai privati. Appartiene a chi sa stare all’aperto, a chi sa di essere una piccola parte di questo vorticare perenne a cui stanno appese le piccole scene della nostra vita e di quella degli altri. L’aria è una bestia colossale e generosa, dà la vita a noi e alle formiche, ai cani e alle piante. Il museo di Cairano è la nostra forma di devozione a questa bestia invisibile e senza forma. Forse quello che chiamiamo Dio è semplicemente l’aria ed è un Dio a cui ci piace credere, è un Dio che ha tanti fedeli inconsapevoli e tante chiese, una per ogni polmone, per ogni acquasantiera del respiro.

p.s

il testo è mio, l’idea è di elda martino.

andate a visitarlo. è il primo museo realizzato dalla comunità provvisoria.

franco arminio

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Written by Arminio

3 agosto 2010 a 9:52 pm

Pubblicato su Franco Arminio _

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4 Risposte

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  1. “Potessimo vedere oltre il nostro sapere, ed anche un poco oltre il baluardo del nostro presagire, forse allora sopporteremmo le nostre tristezze con più fiducia delle nostre gioie : Poiché esse sono i momenti in cui qualcosa di nuovo è subentrato in noi, qualcosa di ignoto ; i nostri sentimenti ammutoliscono in timido imbarazzo, tutto in noi arretra, si fa silenzio, e il nuovo inconoscibile, vi sta nel mezzo e tace”Rilke
    La nostra identità è sì una seconda pelle e la cultura è sì l’orizzonte di senso in cui fiduciosamente ci muoviamo senza farci fin troppe domande, ma anche che essa è un vestito che può essere cambiato e la nostra cultura è un orizzonte che può mutare. Quello che conta è non perdere il centro in se stessi. Il senso del “viaggio” ci permette di continuare a vivere o sopravvivere nel deserto della storia cercando di scoprire “i difficili segnavie” tra le precarie e mutabili rotte dei carovanieri viandanti nella storia o nelle storie. In una realtà che non ha strade segnate,definitive e sicure ( se ne vedi una è sicuramente o possibilmente un “miraggio”,l’uomo è sempre più un nomade o un viandante che è sicuro solo di stare in quel posto in quel preciso momento. Il suo è movimento puntuale , da un punto a quello immediatamente successivo .Il problema è non farsi prendere dalle vertigini dello spazio liscio o dalla paura della solitudine.
    Il “viaggio” è anche educarsi a vivere senza mappe dal momento che il contesto sociale non è più in grado di dare senso alle nostre azioni.
    Siamo come carovane nomadi che si muovono su un terreno liscio, e non dobbiamo lasciarci ingannare dagli orizzonti in movimento, senza enfatizzare il vestito che indossiamo, non lasciarci sopraffare dalla disperazione,quando manca l’acqua o l’oasi non corrisponde alle indicazione della mappa o delle speranze..Vivere senza mappe è alienante solo per chi è educato a vivere di mappe e finalismi o verità eteronome. Sicuramente è un vivere con un senso di povertà antropologica e può essere faticoso ma è sicuramente meglio dell’iperattivismo dei nuovi mutanti o delle pigrizie immobilizzanti dei sopravvissuti alle mitologie ,alle metafisiche o peggio alle teologie astratte ed autoritarie.

    Mauro Orlando

    4 agosto 2010 at 7:46 am

  2. Mentre noi celebriamo la bellezza dei paesaggi, del vento (bellissimo il testo) e della luce stanno per partire le (cito testualmente la fonte) “trivellazioni in via preventiva, ma con un preciso piano d’azione e sempre nel rispetto delle condizioni ambientali” alla ricerca del Petrolio in alta Irpinia. Non sarebbe stato giusto -nonostante i comprensibili aspetti di superiore interesse nazionale- coinvolgere le popolazioni preventivamente, per far capire cosa sta per accadere nei territori? Quali rischi? Quali ripercussioni sull’ambiente? Il disastro del Golfo del Messico dovrebbe insegnarci qualcosa.

    mario perrotta

    mario perrotta

    4 agosto 2010 at 1:00 pm

  3. ‘Sta storia del petrolio da noi la so da bambino, sapete? Ricordo negli anni 1954/1955 dei camions Taurus Americani che fecero delle trivellazioni a Lioni -contrada Petrara, lato sinistro del cimitero- e che, di tanto in tanto, fanno delle trivellazioni (non so quali società) in agro di Sant’Angelo dei Lombardi nei pressi del ristorante ‘O Metetore, alle spalle dell’ospedale. Comunque, bellissimo il testo e forte l’idea, complimenti e saluti cari a tutti,Gaetano Calabrese.

    Gaetano Calabrese

    4 agosto 2010 at 3:20 pm

  4. riproporrò questo post a settembre, è una bella idea e anche per questo non ha trovato molti consensi

    Arminio

    5 agosto 2010 at 5:36 pm


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