COMUNITA' PROVVISORIA

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“Forti come leoni e ……accorti e diffidenti come lupi”

I toni e lo stile di alcuni interventi sulla stampa locale che si dilettano a dipingere in modo caricaturale o distorta “ad usum Delphini”  l’esperienza originale della “comunità provvisoria” anche nella consapevolezza che  fa parte del gioco ‘politico-culturale’  richiedono l’urgenza e la  necessita di  una ulteriore precisazione non solo per misurare   le nostre capacità o ingenuità  comunicative ma sopratutto  per non ricadere ancora una volta  nel clichè della   inveterata pigrizia e malevolenza così connaturata al nostro “carattere irpino”. La nostra esperienza comunitaria  è talmente bella nella sua originalità e autenticità  e pericolosa per tutti  i poteri consolidati ‘vecchi e nuovi’,individuali e sociali, che  intellettualmente ci obbliga  a ricorrere al consiglio del grande ‘Niccolò’ : essere forti come leoni e accorti come le volpi e …..diffidenti e discriminatori come i lupi! Noi siamo consapevoli che quando progettiamo  un  parco libero  e sociale  e non costruiamo ‘polis’  perfette con mura  ostili e leggi fredde  per esercitare il ‘polemos’  delle diversità, quando rincorriamo culturalmente  ancora Orazio nel suo viaggio da Roma a Brindisi  sui reperti  della via appia  o dei tratturi  della transumanza  umana e animale naturaliter mobile e non stanziale ,  quando cerchiamo di ingabbiare  nel ‘logos’ della filosofia  le intuizioni poetiche della “paesologia”, quando  mettiamo in opera  un diverso modo di praticare e rioganizzare il turismo e il tempo libero e lento  nella nostra bella,sana ,pulita  e verde terra, quando  denuciamo e pensiamo ad una analisi e programmazione del territorio per l’uomo e non solo dall’uomo, qaundo  inseguiamo un origianle ed efficiente modo di praticare l’architettura ,i mestieri e le professioni  nella cosidetta Irpinia d’oriente prima e dopo i terremoti o le catastrofi naturali     , quando andiamo dietro alle parole e ai suoni  dei poeti  folli nella   sostanza  dei sogni e delle profezie   come bambini ingenui dietro agli eterni  aquiloni  della vita ……sempre  pensiamo ed agiamo  nella ricchezza e nella difesa  della individualità ma nell’rizzonte e nella prospettiva comunitaria….anche se provvisoria per disamore degli steccati e delle chiusure di ogni tipo. Ancora quindi una sollecitazione    per precisare “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”. Il terreno e gli argomenti li scegliamo noi unici titolari di una corretta e veritiera ermeneutica. Gli stili e gli umori e le miserie personali  interessano poco perché  legittimi sempre anche se mediocri e malevoli. Interessa la sostanza degli interventi  soprattutto come precauzione metodologica alla rigidità,alla pesantezza,alla durezza di un dialogo vecchio ed abusato tra ‘intellettuali di provincia” ,“sordo e cieco” tra le rassicuranti coppie  vero-falso, arcaico-moderno,vecchio-nuovo  e quant’altro  .A fatica stiamo rappresentando uno spazio e una occasione  di libertà e di democrazia ai margini e alla periferia dei poteri  che  cerca  di agire  come dissolvente delle fissità e delle rigidità.

Con lo scopo di fluidificare  i rapporti tra i soggetti senza necessariamente ridefinirli in uno spazio rappresentativo e generale mitico o ideale mai ideologicamente  identitario e discriminatorio o xenofobo. Consosciamo bene la “tragica storia” del Novecento e anche “la ridicola farsa” della recente storia politica italiana! Siamo convinti con modestia che l’intelletto sia sempre in ritardo sulla vita da vivere e raccontare. La frammentazione, il dis-ordine, l’antagonismo,il dialogo,il conflitto che quest’ultima esprime può essere ordinato, pensato, solo in forma metonimica, mai prescrittiva e assoluta. La stessa necessità del richiamo a  un passato, una cultura, un territorio specifico (Irpinia d’oriente) può essere revocata o evocata  muovendo dal presupposto che la serie dei possibili viene orientata e «chiusa» solo a partire dal presente (sempre momentaneo e casuale) che lo cristallizza in propria premessa metodologica mai mitica,etnica,reazionaria Il contrasto, il conflitto – in tutta la vasta gamma della loro fenomenologia di passioni apparentemente dissociative  (dalla gelosia all’antipatia, dalla concorrenza alla lotta, dall’odio privato all’antagonismo politico) – devono esprimere e rappresentare  la correlazione energetica tra istanze dissociative ed istanze associative che ognuno di noi porta dentro il suo dna e le sue ‘accumulazioni culturali’. Il perseguimento di scopi soggettivi non è opposto alla realizzazione di effetti generali ed oggettivi ,comunitari, per il semplice fatto che  l’oggettività è sempre un effetto di condensazione del soggettivo. Non cerchiamo di irrigidire in istituzioni o ‘stati’ anche solo mentali  attraverso un apparente concretizzazione o formalizzazione dello stato di natura immaginato da Hobbes, essa non richiede alcuna istituzione esteriore che ne neutralizzi gli effetti dirompenti,liberi e conflittuali   ma rappresenta di per sé stessa  un intreccio di incontri,umori, concetti, opinioni,  idee  per cui i concorrenti in lotta tra loro sono obbligati a focalizzarsi sul volere, sul sentire e sul pensare di altri uomini, piuttosto che al suo ombelico psicologico o culturale come abituato chi confonde la sua “intellettualità” con la verità .Noi siamo  sempre convinti che  il conflitto (polemos)è cifra dell’intensità dell’unità della relazione sociale e culturale che non si irrigidisce  nella “polis” ideale o concreta. Tanto più ricca, fluida e conflittuale la vita che lavora dall’interno le sintesi formali come “la comunità provvisora “ o altre esperienze sociali e culturali, tanto più alta la possibilità che la loro produzione mantenga inalterata la struttura temporale e provvisoria che le caratterizza dall’interno e che il sistema generale dei rapporti individuali , sociali, politici e culturali per così dire, evolva in fluidità e leggerezza. Nessuna «unità superiore» o “presunzione di primazia” può essere pensata (o concedersi all’immaginazione di essere) definitiva, Il presente, per così dire, non è mai perfettamente contemporaneo a sé stesso. E questo significa che ogni equilibrio è fluido e ogni sintesi aperta. Rispetto a ciò che è, a ciò che è stato, e a ciò che sarà.  Un conflitto che impone il confronto ai  poteri  politici e personali  quando si irrigidiscono e si solidificano in arbitrio o presunzione. Uno confronto-conflitto neanche    come esercizio retorico, di esodo , estetico ,narcisistico e autoreferenziale che non precede o persegue  la sua neutralizzazione, ma che deve essere letto come l’asse principale di temporalizzazione di ogni formalizzazione provvisoria del legame tra gli uomini. Non un “itinerario turistico o folcloristico”, “contrabbando della verità”  ecc.ecc. ma neanche “presunzione di verità” ,riproposizione di comode,ingessate  e vecchie forme di conflitto  e un richiamo solo formale alla consapevolezza e alla libertà sempre e solo propria e non degli altri. Questa è l’aspetto radicale e provvisorio che si cerca di vivere e pensare nella Comunità provvisoria e su questa sfida  cognitiva e politica assieme che ameremmo confrontarci per il futuro. “Hic Rhodus,hic salta”  Il resto è già stato consumato anche con notevoli qualità nella lunga storia culturale della nostra prodiga terra,non ci intriga  e ….un po’ ci annoia.

 

mauro orlando

 

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Written by Mercuzio

13 agosto 2010 a 11:16 am

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5 Risposte

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  1. caro mauro aggiorna il titolo, la diffidenza è una qualità negativa

    sergio gioia

    13 agosto 2010 at 11:38 am

  2. La diffidenza non è un sentimento di per sè negativo, preconcetto,aggressivo e malevole di rifiuto degli altri .E’ un atteggiamento filosoficamente attivo ed autonomo di “sospetto” sulle opinioni.idee degli altri quando sono consapevolmente o inconsapevolemnte cattive e malevoli è un atteggiamento di autodifese per non subire torti e offese e mai per imporre verità prescrittive ed eterodirette.Il lupo non aggredisce mai se non per riparare ad una offesa o a una aggressione……

    mercuzio

    13 agosto 2010 at 1:59 pm

  3. il lupo è ferito dalla incapacità di uomini capaci di infondre in politica solo i ,loro non sensi intellettuali che ci hanno portato a vivere una terra verde ma arida di idee, di progetti, di vita … Mauro dice bene bene che dobbiamo confrontarci con il futuro … pervhè acqua passata non macina mulino e noi dobbiamo costruirne tanti di mulini per riuscire a dare grano e produrre farina per il pane del benessere. Un abbraccio a tutti i comunitari da Marina di Camerota dove mi crogiolo al sole del Cilento … altra terra sofferente.

    giovanniventre

    13 agosto 2010 at 3:16 pm

  4. Non sono informata di cosa o di chi ha fatto scattare il “carattere irpino” di Mauro, ma sono molto contenta per ciò che ha provocato: appunto la precisazione di Mauro. Queste occasioni di chiarificazioni, di prese di posizione nette e forti mi entusiasmano, stimolano le persone ad esprimersi con forza, con determinazione, usando tutte le loro capacità per rendere a noi la vita più piacevole. Mi raccomando però sempre con “fluidità e leggerezza”. Un bacio. EDDA

    Edda Canali

    13 agosto 2010 at 4:12 pm

  5. Te l’ho detto un sacco di volte a Mercù ….. non ti deve più crucciare di chi non riese a scoprire…..

    «Il grande sentiero non ha porte,
    Migliaia di strade vi sboccano.
    Quando si attraversa quella porta senza porta,
    Si cammina liberamente tra cielo e terra»
    (Mumon, La porta senza porta)

    E, già la Comunità Provvisoria non può avere porte ..proprio perchè non ha forma….e questo a volte spaventa…specialmente poi chi è spinto ad attraversare questa porta senza porta …per comprendere che si può liberamente porre …come abbiamo fatto noi ultimamente a Cairano….tra cielo e terra…..

    Per fare questo però c’è bisogno non di coraggio ma semplicemente di compiere un’azione “spazio temporale”…..tu lo sai che come patafisico ed inventore della moto del tempo….ormai sono specializzatissimo su queste cose ….e qui posso svelare a tutti un segreto:

    Ho cambiato posto all’orologio!

    Oggi l’ho fatto anch’io,
    ho cambiato posto al mio orologio:
    da destra l’ho passato sul mio polso
    a sinistra.
    E, cosi oltre a mutarmi nella forma,
    ho cambiato il mio tempo e la mia distanza.
    Il non avere forma a volte mi faceva paura,
    se la pensavo nel mio tempo e così vicina.
    Così mi sono affacciato a una finestra,
    e guardando giù mi sono rivisto bambino.
    Lui non soffriva di vertigini,
    e gli piaceva far volare gli aquiloni.
    Lui volava con le onde del mare,
    come un gabbiano vorrei essere oggi.
    E, guardare più in alto,
    per trascendere il mio corpo.
    Per farlo so che devo,
    capovolgere il mio tempo e le distanze..
    Sai? I Clown sono raggi di luce verso il cielo,
    e quando vanno su a sinistra incontrano la luna,
    mentre a destra il sole.
    Così i Clown possono ascoltare il fruscio delle stelle, accettando tutte le motivazione,
    che gli suggerisce, il sole. (nanos)

    ops per chi a paura del volo c’è un’alternativa: raccogliere una conghiglia della riconsocenza e della gratitudine (per quello che si è e si ha già). La conchiglia è una delle forme primoridali della natura. Per milioni di anni ha protetto e custodito i nostri antenati, ha vissuto nell’acqua memorie di tutte le cose, e quindi tranquillamente ogni giorno, una volta che ce ne siamo raccolta una sulla spiaggia, ci possiamo dedicare tutte le nostre riconoscenze e gratitudine, prima o poi cambierete forma…..

    cia ci vediamo il 17 nella Grottammirata li ho visto che ci sono incastrate un sacco di conchiglie…Nanos

    Nanosecondo

    14 agosto 2010 at 12:05 pm


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