COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

La comunità e la “politica”

Pur smaliziati e incuriositi dai tentativi della politica politicante e praticante  irpina di cimentarsi intellettualmente  con i pensieri  nobili e lunghi  della Politica come ricerca, noi della Comunità provvisoria abbiamo il dovere  di prendere sul serio questi  tentativi per la loro “effettualità”  drammaticamente miope o  cinacamente lungimirante quando toccano  in modo frontale o laterale nell’analisi anche  i nostri ragionamenti,sentimenti, passioni per i temi del territorio, delle identità, delle culture  legate essenzialmente  alle storie ed ai racconti delle persone che lo abitano .Faccio riferimento ad un articolo apparso sul Mattino di Avellino  il 29 agosto 2010 firmato da Giuseppe De Mita  vice-presidente della regione Campania che aveva  anticipato “le solite passerelle dei potenti” alla allegra  Fiera  di Calitri e di striscio al drammatico Ospedale di Bisaccia tra questuanti e incazzati. “Riflettere sull’Irpinia –esordisce- nel tempo che stiamo vivendo è riflettere sulla condizione più esposta dell’uomo contemporaneo nelle mutevoli dinamiche dei processi e dei flussi che attraversano quelle che provano a definirsi come le nuove comunità nella modernità” .Il richiamo al quadro della “modernità” sempre ci ha intrigato con sospetto legittimo quando si fa discorso critico e propositivo e non solo polemico e strumentale. Ci piacciono “i pensieri lunghi della politica” a patto che non siano cortine fumogene  per coprire responsabilità e inadempienze tecnico-pratiche  per rimandare  decisioni  che toccano  i diritti  sociali e civili dei cittadini nella carne e nella quotidianità.

 Certo continua  a preoccuparci quando dichiara  rispetto all’Ospedale di Bisaccia  ed altro “ Tra qualche anno bisogna rivedere il piano ospedaliero…realisticamente  bisogna capire i margini di miglioramento e quant’altro….” Il sospetto sulla distanza  tra “ predicare  e razzolare” torna imperioso anche se inutile..In una democrazia rappresentativa  la “modernità “ si misura  essenzialmente con la divisione dei compiti e delle resposabilità amministrative e tecnico-politche tra eletti e  cittadini elettori. E’ il primo dei doveri e compiti che dobbiamo richiedere o pretendere  dai nostri eletti ed è moralmente disonesto  e politicamente scorretto scaricare sull’intera comunità o dei singoli cittadini responsabilità e compiti che sono non solo delle passate ma  anche presenti classe dirigenti politiche dei nostri territori. Abbiamo scelto  di non caratterizzarci  unicamente  nella funzione di “sentinelle “  politicanti ed impolitiche tra le macerie passate e presenti del nostro territorio.Teniamo a regolare distanza le fughe in avanti e all’indietro nelle mitologie  dell’inizio  come dalle catastrofi o utopie  astratte per il futuro.Lavoriamo su progetti possibili di un  parco sociale, sull’organizzazione del turismo, di una università popolare, ricerche storiche-letterarie-archeologiche, su un pensare e praticare una architettura compatibile e ideale assieme,sui racconti esistenziali e letterari del nostro rapporto “paesologico” con  “i piccoli paesi dalla grande vita” non solo a Cairano ,Aquilonia, Calitri ,Bisaccia ,Grottaminarda   eccc. ecc.ma  la rinuncia alla legittima e doverosa denuncia  analitica  dei mali e dei comportamenti pregressi  delle nostre classi dirigenti politiche non è stata dettata dalla mancanza  di argomenti e  capacità  ma perchè  avevamo scelto liberamente e responsabilmente  nuovi modi di pensare e  praticare la “politica” e la nostra funzione intellettuale, professionale con un nostro percorso originale e nuovo. Non è stata  una resa, un compromesso, una  dimenticanza o una rinuncia a un ‘pensiero critico’  o una scelta di ‘isolamento’ autistico ,neutrale,fondamentalista  o estetizzante. E’ stata  la convinzione non solo di essere nel giusto  ma di aver individuato  un percorso ‘comunitario’  che valorizzasse assieme le individualità  non solo per rivendicare diritti  ma per esercitare  doveri rispetto alle nostre convinzioni ,attitudini e  capacità professionali  nei “tempi  lunghi”  dei sogni e delle speranze  non come fuga dalla realtà ma come  profonda ed autentica interpretazione di essa.E  da queste considerazione che non ci piace il passaggio analitico in cui si scrive: “Ed in questo vi è una parte di indigena incapacità di leggere il presente nella sua dimensione di raccordo tra processo storico e prefigurazione del futuro; ma vi è anche un’altra parte di condizione universale di debolezza del sistema di vita contemporaneo. Lo smarrimento che avvertiamo è dentro questa condizione determinata da ciò che i mutamenti in atto stanno imponendo alle persone di trovare nuove comunità all’interno delle quali collocarsi; nuovi luoghi che possano esprime l’esigenza di socialità” …..”Medice cura te ipsum” mi verrebbe da scrivere  ma il gioca sarebbe troppo facile e anche ingeneroso.A noi piacciono le avventure del pensiero e siamo avvezzi ai percorsi impervi ed accidentati dei ragionamenti quando non si fanno sofisma,retorica o peggio “cattiva coscienza.Per esempio ci piace come stimolo analitico e come sfida cognitiva  il passaggio in cui si scrive :“…E, per ciò che riguarda l’Irpinia, tutte le discussioni fatte dovrebbero farci riflettere che nei flussi in atto non ci sono più le aree interne, ma ci sono – ci sono già – le terre di mezzo. Le terre dell’attraversamento, ma anche le terre della connessione, dell’incrocio, dello stare in mezzo” Con ben altre sensibilità e finalità questi ragionamenti e suggestioni  hanno attraversato anche le nostre discussioni e i nostri ‘parlamenti comunitari’ con implicanze politiche per i cittadini che andrebbero approfondite  se  diventano quadro analitico per la attuale maggioranza di governo nel suo complesso e in riferimento al nostro territorio.Sarebbe facile gioco polemico pensare ad una reale e cinica  discussione tra Caldoro,de Mita senior e junior e ……Cosentino nell compensazioni spartitorie tra Napolii,Avellino Caserta.

Ma sicuramente dovremmo affrontare  il quadro concettuale e organizzativo proposto per la nostra provincia …” Per cui le decisioni non sono l’attuazione di modelli e sistemi, ma sono l’interpretazione dello statuto dei territori ed esse accompagnano il movimento naturale dei fenomeni. Da noi la traccia di questo corso c’è; magari non evidente, poco consapevole, ma esiste. Il distretto energetico; la Valle Ufita quale snodo sulle lunghe linee di trasporto; l’organizzazione di sistemi di città diffusa (Valle Caudina); i percorsi delle Docg; la vocazione naturalistica; il germoglio di un turismo dell’accoglienza e del buon vivere; le produzioni legate al genius loci”. In questo “corso” ci sono anche le nostre vite esistenziali e politiche e sicuramente non possimao sottrarci a discuterlo per non farci poi inghiottire  da una “effettualità” della politica praticata con i mezzi del malaffare e della clientela  che tanto richiamo e fertilità ha trovato non solo nel sottobosco della “cosidetta società civile e professionale”  ma anche dei piani alti delle classi dirigenti vecchi e nuovi del nostro territorio.

 

mauro orlando

Annunci

Written by Mercuzio

30 agosto 2010 a 11:56 am

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. Heidegger, Intende la cura come “apertura verso se stessi” e poi verso gli altri, verso il mondo, avendo cura del mondo e degli altri. Lo stesso Heidegger suggeriva la differenza tra “cura autentica” e “cura in autentica”, dove nella “cura autentica” il soggetto si assume direttamente la “propria cura” e per quanto possibile non la delega in maniera esclusiva agli operatori, se non per capacità o funzioni totalmente compromesse (casi di emergenza-urgenza). Per “cura inautentica” invece Heidegger considerava il totale abbandono dell’autonomia della cura e la delega ad operatori e professionisti della cura. Ecco spero che tutti noi possiamo essere d’accordo sul “prenderci cura”.

    “L’abbandono della delega” non significa far da soli, anzi il contrario. La via del cerchio resta la via della relazione, del rispetto e della “non delega”. Siamo sempre più coscienti che per curare una malattia bisogna curare i contesti ambientali non solo fisici ma anche emotivi. Il paradosso in questa nostra epoca di vero oscurantismo individualistico (altra cosa è l’individuo nella sua unicità e quindi l’individualità), ci sta facendo allontanare sia dal contesto scientifico che naturale e per esso spirituale vero della “comunità che cura”.

    NANOSECONDO

    31 agosto 2010 at 12:22 am

  2. Mauro, quale Irpino Doc, ma trapiantato lontano, lontano….., parla fuori dai denti,chissà se a tutti va bene così. Attendo, come sempre sollecita Franco, che qualcuno si faccia sentire. Sempre, ovviamente, con grande “leggerezza”, senza sbilanciarsi, troppo. Un grosso abbraccio. EDDA Caro Nanos, anche il mio carissimo amico Sandro Biral era sulle stesse “lunghezze d’onda”, che grande perdita, ecco perchè ci sentiamo più soli! Un bacino. EDDA

    Edda Canali

    31 agosto 2010 at 8:09 pm


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: