COMUNITA' PROVVISORIA

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Sull’epoca che ha detto addio alla poesia

cari amici
ho ancora una settimana piena di impicci, tra cui la consegna di un libro in cui si parla anche di cairano 7x.
diciamo che la seconda decade di settembre la potremmo dedicare alla ristrutturazione del blog e anche della comunità.
proviamo ad avanzare idee, suggestioni, proposte.
intanto metto qui un pezzo che sta nel libro a cui sto lavorando.

***

La poesia non ha mai interessato molte persone. Ma adesso è chiaro che interessa perfino a pochissime persone tra quelle che pensano di farla o di praticarla.
Basta dare uno sguardo agli innumerevoli autori che circolano nella rete. È evidente che queste persone praticano la poesia in una sorta di anestesia dalla poesia stessa. Come se oggi l’unica maniera di essere poeti fosse quella di tenersi lontani dalla vertigine che sempre procura il vero esercizio poetico.
La circolazione delle poesie in rete o via mail è molto pericolosa. Uno ha la sensazione di fare presto a raggiungere gli altri, ad emozionarli col proprio dolore e invece non succede niente. Gli altri fanno appena in tempo a dare uno sguardo veloce ai tuoi testi, perché gli altri sono impegnati a mostrare i loro.
La poesia al tempo dell’autismo corale è destinata a circolare senza suscitare interrogazioni. Magari ci capita di mandare in giro una radiografia che attesta un tumore e la cosa viene scambiata per un semplice biglietto da visita a cui si risponde con un altro biglietto da visita.
Perfino tra i nostri più acclarati ammiratori si nascondono persone che nulla sanno di noi e dei nostri dolori. Pensano di ammirarci perché pensano che siamo ammirati da altri: puro conformismo. Magari è sempre meglio di quelli che ci ignorano o ci disprezzano, ma il risultato è lo stesso: l’interrogazione contenuta nella nostra poesia non riceve risposta.
Si può dire che è sempre stato così: che la risposta alla poesia avviene quando il poeta non c’è più. Si può dire che la poesia è destinata a cadere nel mondo quando chi la scrive è già salito in cielo e siede alla destra del nulla che chiamiamo Dio. E allora l’attuale circolazione apparente della poesia in rete può solo dare ai poeti l’illusione di esserci e di essere immediatamente avvistati, accolti. In realtà la poesia non è mai stata tanto respinta, tanto ignorata, tanto disprezzata. I blog letterari sono una sorta di lager involontario in cui il poeta è il deportato che mostra la sua ciotola vuota e il lettore di passaggio è l’aguzzino che dovrebbe riempirla con il cibo di un commento. Ovviamente non c’è soluzione per il semplice motivo che non si può proporre un disarmo unilaterale ai poeti che poeti non sono. Tutti scrivono, per i motivi più vari, compreso quello di non leggere. E la poesia vera ha un batticuore e una fosforescenza che non hanno tempo di raggiungere chi sarebbe disponibile ad accogliere batticuore e fosforescenza per il semplice fatto che in mezzo c’è una selva di falsi scrittori che ostacolano l’incontro tra il vero poeta e il vero lettore. Il vero poeta soffre e il vero lettore è ignaro di ciò che gli è sottratto e si aggira avvilito tra surrogati di poesia.
L’autismo corale è il colpo di grazia alla poesia. La comunicazione pervasiva in cui siamo immersi ci porta a ricevere nello stesso giorno una bella poesia assieme a tanta spazzatura: mail, sms, comunicati sulla bacheca di facebook, telefonate. Per rispondere alla poesia che abbiamo ricevuto dobbiamo schivare tutta la schiuma di questo mare inquinato della comunicazione. La poesia boccheggia come un pesciolino perché immersa nei detersivi pubblicitari, nello sciacquo continuo che ognuno fa del proprio io dentro la rete e fuori, in una sorta di perenne collutorio della psiche che ognuno sputa in faccia agli altri. Così vengono a mischiarsi emozioni delicatissime e vacua logorrea. Così vengono a mischiarsi calibratissimi congegni letterari e semplici eruzioni egotiche. La vittima di tanta confusione, ancora una volta, è il poeta vero, è colui che è abitato dal furore e non dalla semplice gestione socialdemocratica della propria carriera letteraria e delle propria esistenza.
A questo punto non gli resta che comporre sulla pagina a oltranza il suo dolore. Per ricevere a oltranza segni di indifferenza o di formale vicinanza. Questa è un’epoca che ha deciso di rinunciare alla poesia per il semplice motivo che la poesia è il più grande nemico del binomio produzione-consumo in cui abbiamo calato ogni esistenza e l’esistenza stessa del pianeta. La poesia è un tentativo d’intensità e come tale è un tentativo losco in un momento che la vita somiglia sempre più ai farmaci omeopatici: sostanza diluita fino all’inesistenza.

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Written by Arminio

1 settembre 2010 a 12:06 pm

Pubblicato su AUTORI

7 Risposte

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  1. franco, questo è il motivo per cui io non scrivo mai niente, fuorchè qualche rigo in questo blog per persone che conosco. sviluppo la mia poesia con altri mezzi, ad esempio parlando ieri a bisaccia al chiarore della piazza con vincenzo l’ubriacone e lucia la pazza

    sergio gioia

    1 settembre 2010 at 1:11 pm

  2. “gestione socialdemocratica della propria carriera letteraria e delle propria esistenza”… che tenerezza questa citazione da prima repubblica…
    D’altra la prima repubblica qui ha vita lunga ed è sempre incinta…

    paolo

    1 settembre 2010 at 6:21 pm

  3. Proprio perchè va meditata, la poesia, ha bisogno di essere letta su CARTA quando si è soli e declamata a VOCE quando si è con gli altri. Come è sempre accaduto. Assume in questo modo il suo peso specifico.
    Il monitor di un pc è altra cosa, è uno schermo dove tutto scorre…un allegro e giornalistico tritatutto. “i poeti”, questo, dovrebbero saperlo.
    Datemi carta, datemi voce….si levò un grido

    lucrezia r.

    1 settembre 2010 at 8:54 pm

  4. Io, per fortuna, non scrivo poesie
    ma solo testi con insistiti a capo.

    aitan

    1 settembre 2010 at 9:14 pm

  5. oh miei cavalieri erranti!

    lucrezia r.

    1 settembre 2010 at 9:26 pm

  6. Lucrezia, Lucrezia, …. il tuo scritto di ieri mi ha molto colpito, emozionato e, ovviamente, anche rattristato, tu ci fai “pensare”…Ogni frase sarebbe da leggere e rileggere: “Il Poeta è colui che è abitato dal furore e non dalla semplice gestione socialdemocratica della propria carriera letteraria e della propria esistenza.” Ho sempre sofferto di un grande senso di inferiorità non essendo io capace di “scrivere” tanto meno poesie, ora mi “consolo”. Tanti bacini. EDDA

    Edda Canali

    2 settembre 2010 at 10:37 am

  7. I versi di aitan sono affascinanti.
    Seducono.
    Vuoi leggerli, guardarli, toccarli..
    è impossibile non continuare a cliccare
    muito romantico

    iside

    6 settembre 2010 at 11:38 am


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