COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

COLLAZZONE

metto qui un bel pezzo di Adelelmo Ruggieri. ne approfitto per dire che la riunione di cairano del 19 è rinviata a data da destinarsi. forse non è neppure necessario farla, il solco comunque è segnato, c’è il rischio che a parlarsi in un momento di scarso entusiasmo ci si intenda ancora di meno.

****

Storno, bel nome per una strada di campagna. A destra c’è la scena al gran completo dei Sibillini. Opposto a loro c’è un triangolo di mare fra le colline. Eppure qui, di storni, che ci sarò passato migliaia di volte, non ne ho visti mai. Come potevo? Bisogna anche in questo caso capire, vedere meglio, e poi prestare molta attenzione a quanto si è capito e si è visto precisamente. E allora forse lo riconosci uno storno, le sue piume nere, i riflessi di bronzo e di verde tra le piume. Leggo che all’imbrunire gruppi di storni si adunano a formare gli stormi. Avevo fatto sempre confusione fra storno e stormo e ora ecco qui svelato l’arcano di quella N singolare che diventa – in una M – un plurale in volo.

*
Dicembre 2009. È domenica. Sono sulla 361 verso Treia delle Marche. Stamattina ho riletto “Scottature” di Dolores Prato. “Scottature” è un racconto specialissimo, l’unica opera non incompiuta di una scrittrice che avrebbe esordito quasi novantenne e sarebbe scomparsa tre anni dopo, nel 1983. Il racconto, autoedito a Roma nel 1967, brulica di figure. Fra di loro, basilare, c’è quella del “vecchio zio prete che viveva nell’America del Sud”, il quale, “lontanissimo, perdeva sempre di più quel poco di diritto acquisito per avere pensato a me quando se ne era ricordato”. Di lui la protagonista non conserva che “un ricordo, un anello e una promessa”. E ora lei ha finito gli studi e desidera andare all’università e fra poco lascerà la clausura conventuale, “Ma ecco che arrivò una lettera dallo zio”.“Le sue lettere si erano fatte rarissime e mostravano i segni di una vecchiaia a lungo arginata, che sfociava spezzando e cancellando ciò che egli era stato”; “Ma si era ripreso per dirmi che cosa dovevo fare nella vita”; in questa lettera le dice tutto il da farsi: deve vendere l’anello e con il ricavato acquistare un passaggio di seconda classe “in una buona nave e andare da lui”, e lì avrebbe trovato la sua nuova vita. “Diceva che io non avrei avuto fortuna altro che attraversando il mare: nulla di qua dall’Oceano, tutto di là. Diceva che le stelle dell’emisfero australe erano eccezionalmente propizie a me, mentre quelle di questo emisfero terribilmente malefiche. Mi spiegava come io avessi un temperamento fatto per la vita e per la gioia, contrario all’isolamento e alla rinuncia.”Allora la protagonista di “Scottature”, Dolores, si siede “sui gradini tra i gerani, e avanti a me s’aperse una cosa tanto grande che cominciava con l’Oceano e finiva con la vita.” Ma, nonostante tutto questo, e non è certamente poco, e per quanto tutto in lei dica “SI”, ella non andrà.

*
Della suggestione si prende quasi sempre la parte buia ma c’è anche una parte luminosa in essa, è quella che sta in la suggestione di un paesaggio. Che cosa suggerisce, che cosa aggiunge, suggestionandoti, un paesaggio?

*
Ieri ho telefonato a un amico carissimo che fa l’ingegnere come me e che legge le cose che vado scrivendo. Lui mi fa: E tu? Niente, devo farti una domanda a bruciapelo, sto in crisi. È la tua specialità stare in crisi. Che domanda è? Devo continuare a scrivere delle cose che mi capitano in sorte? Certo che devi, è un atto di libertà. Scrivi le cose che hai in testa e qui si compie la tua libertà, poi io le leggerò appena potrò. Ho capito.

*
26 Agosto 2010. È da un posto preciso che tocca ripartire sempre. Sento che qualcosa o qualcuno mi hanno messo in questo posto. Chi? Che cosa? Io stesso, tutta quanta la mia vita mi ci ha messo qui? Sono lungo la 448 Di Baschi. Sul lato sinistro direzione Todi c’è una trattoria-bar. Sul lato destro un po’ di ombra da una parete alta fitta di alberi. Oggi è una giornata di caldo e di luce inverosimile. E per giunta sui vetri c’è una patina che non riesco a mandare via. È che un po’ di giorni fa li ho puliti con un prodotto sbagliato, c’era scritto “fantastico per tutte le superfici”, i vetri di una macchina sono superfici, ergo, e ora c’è questa patina sfusa di polvere fusa che non va via. Siamo circa a metà fra Orvieto e Todi, due città indiscutibilmente meravigliose. Forse più tardi a Todi mi ci fermo. Non lo so. Il fatto di fermarmi o non fermarmi a Todi non dipende da tutta la mia vita. No, è un atto di libertà. C’è un caldo e una luce immani. Per fortuna questa trattoria-bar. Stanno arrivando due immigrati. Anche loro si sono fermati per comprare una bottiglia d’acqua. Ora stanno a parlare un po’ distesi su un telo, sotto l’ombra. Io sono seduto per terra e bevo a sorsi piccoli e prendo l’ombra. Stanno discutendo animatamente. Fanno i muratori. Si vede chiaramente che sono stanchi. Anche io sono stanco. Ma loro sono più giovani di me e dunque sono meno stanchi. Ora stanno ripartendo. Mi sento vecchio. mi sento che l’argine che ho opposto al trascorrere inesorabile degli anni si sta frantumando. Ero convinto, nonostante tutto, che il mio temperamento era fatto per la gioia, e ora sento che quel sentire era l’argine che opponevo a una suggestione di gioia. È passato non più di un quarto d’ora. Resto ancora un po’ e poi mi rincammino. Non so ancora se mi fermerò a Todi, la città di Jacopone. Vi nacque nel 1233. secondo altri intorno al 1236. Morì, nel 1303, a Collazzone, non distante, nel convento di San Lorenzo. Secondo altri intorno al 1306.

*
Scrive Maria Zambrano : poiché ciò che è chiaro ha il pregio di farci vedere ciò che non è riuscito ad esserlo, e un poco prima, appena un poco prima: Il linguaggio, anche il più irrazionale, il pianto stesso, nasce di fronte a un possibile ascoltatore che lo raccolga, e un poco prima ancora, ancora un poco prima: è l’amore, l’amore veramente tale, che ordina la vita e la conduce verso la verità. La prima asserzione è certa in assoluto. La seconda e la terza contengono anche della ‘suggestione’. Ma è la parte luminosa. Quella stessa che sta nella locuzione “la suggestione di un paesaggio”.

*
L’ultima delle Laude di Jacopone inizia così: Sopr’onne lengua Amore, / Bontà senza figura / lume for de misura / risplende en lo mio core. Sì, dovrebbe essere così. Di sicuro fin da ragazzo mi parvero meravigliosi questi versi. No, non vado a Todi. Mi fermo a Collazzone. Sento che a Collazzone c’è dell’ottima malta e del buon ferro per assestare l’argine. Poi, sotto Collazzone vedo. Intanto qualcosa ci ho capito e sono meno triste di due ore fa e mi sento anche più libero ora.

Annunci

Written by Arminio

3 settembre 2010 a 9:47 am

Pubblicato su Adelelmo Ruggieri

Tagged with

8 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. secondo me la comunità provvisoria è una cosa finita. continuerò a seguire la prodigiosa opera di franco e le iniziative di singoli che ho avuto il piacere di conoscere durante la breve esperienza di comunità provvisoria (2007-2009)

    sergio gioia

    3 settembre 2010 at 1:43 pm

  2. …..poiché ciò che è chiaro ha il pregio di farci vedere ciò che non è riuscito ad esserlo……
    Adelelmo ……avrei tanta voglia di scambiare due ciacchiere e vederti …per ora mi basta leggere le tue “suggestioni” e sapere che ci sei da qualche parte
    mauro

    mercuzio

    3 settembre 2010 at 2:58 pm

  3. @ sergio gioia:

    Ma vah?? Non ti farà male tanta autocoscienza?
    Comunque meglio tardi che mai accorgersi di ciò che si ha intorno. Quanto al fatto che continuo ad essere sempre più d’accordo con te, la cosa mi rende nervoso …. devo smettere credo.

    montecristo

    3 settembre 2010 at 3:20 pm

  4. la comunità vista da fuori è molto suggestiva
    e adelelmo guarda a noi con molta ammirazione.
    qui ci stiamo un pò inguarbugliando senza motivo o semplicemente perché non siamo abituati alle cose belle.

    Arminio

    3 settembre 2010 at 4:40 pm

  5. Caro Mauro
    un poco stiamo ancora lì, nella casa di Cairano, con quel balcone magnifico sul lago; mi dicesti che anche Edda amava molto quella casa e quella vetrata;
    sul tavolo avevi messo della frutta; mi dicesti come preparare il caffè la mattina; avemmo modo di parlare molto e ci accordammo sulla chiave di casa, dove lasciarla quando l’altro non c’era; qualcuno, magari, di questi tempi nostri tanto stracarichi di così tanta amabilità e cortesia, direbbe che è poca cosa; io penso invece che sono cose di riguardo, di grande riguardo, e che queste sono migliori sempre, sempre, di quelle di scarso o nessun riguardo; un grande abbraccio; a presto
    Adelelmo

    PS
    Ciao Sergio, da lontano non sembra affatto che “la comunità provvisoria” sia “una cosa finita”; e poi come può essere finita una cosa che appena due mesi fa ha realizzato – appena due mesi fa – quella cosa bellissima che è “Cairano 7x”?. Una cosa come “Cairano 7x” è sorprendente che accada. Ma non può essere certamente che accada un mese sì e l’altro ancora sì. Questo è impossibile. Un abbraccio.

    Adelelmo

    3 settembre 2010 at 5:09 pm

  6. Caro Adelelmo, come avrei voluto esserci a Cairano con te e Mauro, (forse c’ero visto che parlaste anche di me…) che gioia leggere i tuoi scritti! MI SENTO CHE L’ARGINE CHE HO OPPOSTO AL TRASCORRERE INESORABILE DEGLI ANNI SI STA FRANTUMANDO. Questo, credo, non avverà se ci sentiamo più di frequente. Un abbraccio. EDDA

    Edda Canali

    4 settembre 2010 at 9:27 am

  7. Cara Edda, sì, forse quella frutta sul tavolo era anche un tuo segno. D’estate la frutta su un tavolo in un casa che non conosci ma che ti ospita un poco si oppone al trascorrere del tempo. Un caro saluto a te e a Mauro. Buona domenica
    Adelelmo

    PS
    Le parole di Maria Zambrano sono tratte da un piccolo e bellissimo libro che si chiama “La confessione come genere letterario”.

    adelelmo

    5 settembre 2010 at 7:04 am

  8. ” Il mio temperamento era fatto per la gioia, e ora sento che quel sentire era l’argine che opponevo a una suggestione di gioia….” Potersi fermare dove uno desidera fermarsi, andare libero senza una meta fissa, precisa; perdersi, che grande senso di libertà! Sentirsi a casa nei luoghi “belli”. A volte ho questa felicità nelle piccolissime, deserte calli a Venezia. Un abbraccio. EDDA

    Edda Canali

    5 settembre 2010 at 8:58 am


I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: