COMUNITA' PROVVISORIA

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napoli e la corona di spine

da gerardo mazziotti a comunità provvisoria

Trovo demenziale questa generale ostinazione a parlare esclusivamente della città di Napoli, chiusa nella sua asfittica cinta daziaria , come se fosse un’ isola in mezzo a un deserto ( così è riportata, stupidamente, nella cartografia del piano urbanistico comunale)  e non fosse invece al centro delle allucinanti conurbazioni degli 81 comuni del suo hinterland, che, come diceva Francesco Saverio Nitti,  “sono la corona di spine che l’attorniano e la soffocano”. E con i quali costituisce, di fatto, una sola città di oltre tre milioni di abitanti. Ma ammettiamo che sia giustificato continuare a far finta che non esista. E immaginiamo che  dalla sera alla mattina, grazie a un intervento magico,  il sottosuolo cittadino è stato trasformato da “ problema” (caverne, topi , reti fognarie inefficienti, voragini- quella di Capodichino inghiottì una ragazza il cui corpo non fu mai trovato- interruzioni del traffico e così via ) in una  “risorsa” (parcheggi, strade, autostrade, centri commerciali, cinema-teatri, palestre, depositi e quant’altro non bisognevole di aria e luce naturali ); i quartieri spagnoli, Forcella, la Duchessa, il Lavinaio, il Pallonetto SantaLucia sono diventati moderni e confortevoli quartieri residenziali nel rigoroso rispetto dei loro valori storici, culturali, sociali e con  piena soddisfazione sia dei “conservatori” che dei “progressisti”;  il centro storico cittadino è stato recuperato al suo originario splendore con l’inserimento di un campus universitario e di attività produttive ecocompatibili;  le periferie sono state sottratte alle loro vergognose condizioni di degrado sociale, economico e culturale grazie all ’inserimento di attrezzature pubbliche, di attività produttive e di “adeguate quote di mixitè”; a Bagnoli è stata realizzata la Città delle Meraviglie pensata da Lamont Young, da Renzo Piano e Cesare DeSeta e dagli intellettuali dell’associazione “Salviamo Bagnoli”  con il recupero di Nisida in attrattore turistico di livello mondiale   (come merita questo pezzo di paradiso nei Campi flegrei  più di Alcatraz nella baia di San Francisco );  è stato realizzato lo straordinario programma di recupero dei quartieri orientali di Barra, Poggioreale, San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, denominato “NaplEst”;  il metrò collinare è stato completato e che dalle stazioni sono state rimosse le orrende opere della così detta arte contemporanea per essere sostituite da efficienti servizi igienici; la camorra è stata debellata; è stato creato un solido apparato produttivo in grado di garantire occupazione e di produrre ricchezza  e sono stati risolti i problemi del traffico, dell’inquinamento dell’aria, della scuola, della sanità ….e, che, grazie a questo miracolo, “Napoli è diventata una città vivibile, di quelle, per intenderci, dove le strade sono sempre pulite e ben tenute, i bus sono puntuali e con l’aria condizionata, le corsie preferenziali sono controllate, le multe elevate vengono puntualmente pagate e i tassametri dei tassisti non sono taroccati”. Epperò  sbaglieremmo se ritenessimo risolti compiutamente i problemi della città. Se, nel contempo, nulla fosse stato fatto per risolvere in modo soddisfacente la complessa problematica dell’ area metropolitana. Analizzata da un gruppo di studiosi cittadini e nazionali  e pubblicata nel libro” Progetto per Napoli, metropoli europea”, edito da Pironti nel 1994 (un’analisi con proposte di soluzione di stringente attualità). Si dimostra che i problemi di Napoli non troveranno mai soluzione se non saranno inquadrati negli stessi problemi dei 90 comuni della provincia ( compresi i 9 isolani).  Perciò trovo demenziale l’attuale dibattito sulle Primarie del centrodestra e del centrosinistra per individuare il candidato a sindaco di Napoli. Destinato a fallire. Come hanno fallito tutti sindaci che si sono succeduti dal 1946 ad oggi. Non capire la necessità vitale della istituzione della città metropolitana è un errore che i napoletani non sono più disposti a perdonare.   

La città metropolitana è una necessità vitale (ROMA del 1° settembre 2010)

GERARDO MAZZIOTTI g_mazziotti@yahoo.it

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Written by A_ve

3 settembre 2010 a 4:10 pm

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2 Risposte

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  1. il grande dramma è che i problemi annosi di Napoli e dell’hinterland si stanno espandendo come un sisma che grazie alle onde concentriche si allarga sempre fagogitando tutto ciò che trova. Ma posso garantire che io che vivo ad Avellino non posso dire certamente di non avere i problemi che tu così bene elenchi nel tuo scritto. Anche qui si è pensato che i fondi europei e non arrivati a cascata avesseo potuto cambiare volto alla città e ai paesi che la circondano. Ciò non è avvenuto o se lo è non me ne sono accorto. La mania di costruire grandi opere prende i nostri amministratori che hanno ormai da tempo perso il contatto con la gente. I bisogni non sono più quelli reali. Il cittadino, a mio parere vuole che si facciano delle cose che possano migliorare la qualità della vita, Allora a che serve costruire opere faraoniche, quando poi si tagliano i servizi primari, si sopprimono i collegamenti, lecorse ferroviare per i pendolari, si sopprimono gli ospedali in zone dove sentirsi male diventerà un lusso… per non parlare poi delle scelte assurde ed irrazionali che faranno della Irpinia nei prossimi mesi una sorta di gruviera, la Regione Campania ha autorizzato alcune società ad effettuare delle trivellazioni suuna superficie di circa 400 kmq in quel sottosuolo che ospita le sorgenti acquifere che danno da bere a mezzo sud Italia, ma come si può essere tanto sciocchi da non capire che il petrolio dell’Irpinia è l’acqua. Come vedi se Atene piange Sparta non ride. Anche sui prelievi dell’acqua dal sottosuolo sta accadendo qualcosa di estremamente deplorevole, la assetata Puglia, sta effettuando il raddoppio dela galleria Pavoncelli in Irpiia senza che noi irpii potessino avere parola in prposito. Allora perchè noi irpini non andiamo a Gallipoli a prenderci 100 km di spiaggia ??? Siamo alla frutta, lo dico con il cuore che piange. Stanno intaccando le sorgenti di profondità, quelle che fanno si che la nostra terra sia una sorta di piccola Irlanda. Di questo passo la verde irpinia sarà solo un ricordo. Ci vorrebbero di nuovo i briganti, i nostri avi sanniti si rigirano nelle tombe, ormai siamo un popolo di raccomandati in attesa di un posto in paradiso, semmai al posto di San Pietro, tanto un Dio in questa terra lo abbiamo.

    giovanni ventre

    3 settembre 2010 at 6:30 pm

  2. Napoli che città magnifica, nonostante i tanti problemi. Ogni volta che andiamo proviamo un’emozione unica, spero in futuro di conoscerla meglio. Grazie. Edda

    Edda Canali

    4 settembre 2010 at 8:57 am


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