COMUNITA' PROVVISORIA

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IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. stasera a calitri ho capito per l’ennesima volta che il cuore dell’irpinia d’oriente è un cuore freddo. nonostante la bravura di vinicio si sentiva l’incapacità di questa terra di abbandonarsi a una vera festa. forse nei prossimi mesi sarebbe il caso di organizzare un pò di sagre della tristezza, in fondo sta rimanendo l’unico prodotto tipico….
armin

1.
Il primo settembre è il primo giorno dell’anno. È come un capodanno silenzioso, non salutato da nessuno. Questo primo settembre è così silenzioso da farmi sentire il rumore del mio corpo. Ci ho messo mezzo secolo per sentire distintamente il rumore del mio corpo. E poi c’è il rumore del mondo, quello di una creatura mesta e rassegnata. Me ne sono accorto stamattina a scuola, riprendere servizio era una faccenda che non dava emozioni a nessuno. Fra un paio di settimane arrivano i ragazzi, ma non accadrà niente anche allora.
Il pomeriggio del primo settembre in Irpinia è un pomeriggio difficile. La luce è bellissima, mi fermo a filmare la chiesa del paese nuovo. Si avvicina un signore dall’aria distinta. Mostra di riconoscere a chi sono figlio. Lui è figlio di un calzolaio. Ha una madre quasi centenaria che ogni estate vuole tornare al paese. Vivono a Milano. Arriva un tipo di Andretta. Nasce una piccola conversazione sull’agricoltura come unica speranza per queste zone. Il signore emigrato a Milano si dice stupito che dopo mezzo secolo qui si emigra ancora. A questo punto mi accorgo che la mia digestione sarà difficile. Non è tanto quel che ho mangiato, è che non mi riesce di digerire il peso di questa giornata. Sono stato fuori pochi giorni, sapevo che al mio ritorno avrei trovato apparecchiata l’Irpinia desolata che ci porteremo appresso fino a giugno.

2.
Oggi la giornata è bella, la luce è fresca e lunga, c’è un nitore del mondo esterno che contrasta con la foschia in cui sono immersi i miei nervi. È l’appuntamento con l’ipocondria settembrina. Intanto ho saputo che un mio libro a cui tengo molto esce nella prima settimana di novembre. Forse il verbo uscire è inadatto. In effetti non c’è uno spazio pubblico in cui i libri possano approdare ed essere discussi. I libri traslocano dalla casa dello scrittore alle case di alcuni lettori. Stanno diventano sempre più una faccenda privata. La piazza, lo spazio sociale spettano ad altri. C’era più gente qualche giorno fa alla notte della taranta di quanta se ne veda nelle librerie per un anno intero. Ero al concerto per i miei figli e mi chiedevo come si potesse gustare una musica che andava avanti senza interruzione da cinque ore. La musica ha senso se è preceduta e seguita da silenzio. E mi chiedevo anche perché tutti quei centomila ragazzi meridionali non si mettessero insieme per rivoltarsi, per contestare chi comanda. Comunque non ha molto senso invocare le lotte degli altri. Bisogna aver cura di portare avanti le proprie, con coraggio e senza cedimenti. Da questo punto di vista l’Irpinia è una terra ideale. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Siamo circondati da cose che non funzionano e ognuno di noi in fondo è la prova di una terra richiusa su se stessa, una terra che subisce i cambiamenti ma non li sa produrre.

3.
In trent’anni ho scritto più di mille articoli sull’Irpinia. Questo non è giornalismo, è malattia. Ogni mattina basta andare all’edicola per trovare lo spunto per un altro articolo. Stamattina mi sono indignato per le dichiarazioni del sindaco di Lioni compiaciuto per il comportamento del sindaco di Altavilla che voleva impallinare i cani. Brutta anche la dichiarazione di Florio, commissario dell’Asl, secondo cui è assurdo e inaccettabile che in un paese come Altavilla si spende più per il ricovero degli animali che per i servizi sociali. Non pretendo che tutti abbiano rispetto per le creature non umane, ma vorrei ricordare a questi signori che il mondo non è solo nostro e che i cani randagi non fanno nemmeno un miliardesimo del danno prodotto dalla politica in questa disgraziata provincia.
Torno a casa e leggo l’articolo uscito qualche giorno fa su questo giornale a firma di Giuseppe De Mita. Prima di questo avevo letto una replica comparsa sempre sul Mattino a firma di un esponente del Pd, un partito ai miei occhi sempre più misterioso e indecifrabile. E anche l’articolo non mi ha aiutato a fare chiarezza. Cosa vuole Adiglietti? Vuole le industrie, le strade, le nocciole? Non ho capito. Anche l’intervento di De Mita è scritto con una lingua per addetti ai lavori. Nel suo intervento non ci sono parole concrete, tipo faccia, carota, pietra. È tutto costruito con frasi astratte, tratte da un gergo di astrazioni sociologiche che sono molto lontane dai miei gusti. Ma un articolo non è questione di gusti. E allora De Mita quando parla di statuto dei luoghi mi fa sentire qualcosa che altri politici non mi fanno sentire. Quello che mi piace del suo approccio è il senso di smarrimento che traspare. Oggi non c’è una sola soluzione, non c’è una sola strada. Per me la politica è quella che fa una buona cornice e lascia ad altre mani il compito di costruire il quadro. De Mita sa benissimo che oggi non può proporre ai suoi elettori il posto da bidello e non riesce a tenere aperto un ospedale. Dal suo articolo sembra che voglia impegnarsi più su un terreno squisitamente culturale. Detto altrimenti: il mio compito non è dare soldi a questa o quella comunità, ma aiutare le comunità a ridefinirsi e a riconoscersi come tali. Bene, aspettiamo De Mita alla prova dei fatti.
Io non ho ansie di compiacimento e di denuncia. Prendo atto che c’è una visione non banale dei processi in atto e che un esponente politico alleato con la destra dice cose su cui si può almeno ragionare. Cosa dicono il Pd e il resto della sinistra? Aspetto di leggere qualcosa. Non può essere che una lunga storia sia finita così miseramente, forse qualche voce libera c’è ancora. Si faccia avanti, si faccia sentire.

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Written by Arminio

6 settembre 2010 a 1:15 am

Pubblicato su AUTORI

18 Risposte

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  1. si …ma basta dire,bisogna passare dalle parole ai fatti… dobbiamo smetterla di indicare problemi,dobbiamo indicare soluzioni,dobbiamo produrre azioni se non non ha senso e non siamo più credibili.Questo è il terreno di gioco su cui posiamo trovare non cento ma almeno dieci,almeno cinque uomini di ferro.Noi siamo qui e siamo vivi,ma abbiamo bisogno di un nuovo inizio e di un nuovo patto.

    m.ciasullo

    michele ciasullo

    6 settembre 2010 at 3:02 am

  2. Franco, il tuo post è sconcertante.
    Giuseppe De Mita alla prova dei fatti, of course, lo aspetti tu!.
    Io l’ho già inutilmente aspettato quando era segretario provinciale del PD (Adiglietti per la cronaca c’era già e erano sodali).
    Cosa dicessero, in quel tempo, il PD e la sinistra, ti preoccupava di meno, immagino.
    A pro dei lettori ‘stranieri’ del blog ricordo che il Nostro saltò sull’altra sponda, secondo il collaudato schema:
    “non vicepresidente, non parto”
    per essere prima vicepresidente della provincia di AV epoi vicepresidente della Regione Campania, in entrambi i casi senza essere eletto.
    No, non si può avere né attenzione né indulgenza verso una mistura simile di trasformismo e nepotismo!

    p.s. Non eletto, ahimè, alle scorse regionali, il sindaco di Altavilla. Il buon uomo era candidato nell’UDC, partito di De Mita…

    paolo

    6 settembre 2010 at 10:52 am

  3. caro paolo
    ma tu hai letto un altro articolo, ovviamente.
    io e lo sai bene non sono indulgente con nessuno, nemmeno con me stesso, purtroppo…
    e non lo sarò in questo caso nemmeno con te….
    non mi attribuire aspettative che non ho.
    e poi io non ho scritto un comunicato della comunità provvisoria, ma un articolo ipocondriaco….
    a mia firma….

    Arminio

    6 settembre 2010 at 12:41 pm

  4. c’è l’idea di fare un incontro comunitario VENERDI’ 10 settembre alle 18, probabilmente a Bagnoli o Montella : comunità, blog, parco rurale, escursioni, incontri questi gli argomenti; poi una pizza … tenetevi liberi

    verderosa

    6 settembre 2010 at 1:03 pm

  5. bellissimi i n° 1 e 2
    riguardo al n° 3 avevo gà scritto sul Blog .Pochi commenti …ma lo ripropongo in dibattito

    …..Pur smaliziati e incuriositi dai tentativi della politica politicante e praticante irpina di cimentarsi intellettualmente con i pensieri nobili e lunghi della Politica come ricerca, noi della Comunità provvisoria abbiamo il dovere di prendere sul serio questi tentativi per la loro “effettualità” drammaticamente miope o cinacamente lungimirante quando toccano in modo frontale o laterale nell’analisi anche i nostri ragionamenti,sentimenti, passioni per i temi del territorio, delle identità, delle culture legate essenzialmente alle storie ed ai racconti delle persone che lo abitano .Faccio riferimento ad un articolo apparso sul Mattino di Avellino il 29 agosto 2010 firmato da Giuseppe De Mita vice-presidente della regione Campania che aveva anticipato “le solite passerelle dei potenti” alla allegra Fiera di Calitri e di striscio al drammatico Ospedale di Bisaccia tra questuanti e incazzati. “Riflettere sull’Irpinia –esordisce- nel tempo che stiamo vivendo è riflettere sulla condizione più esposta dell’uomo contemporaneo nelle mutevoli dinamiche dei processi e dei flussi che attraversano quelle che provano a definirsi come le nuove comunità nella modernità” .Il richiamo al quadro della “modernità” sempre ci ha intrigato con sospetto legittimo quando si fa discorso critico e propositivo e non solo polemico e strumentale. Ci piacciono “i pensieri lunghi della politica” a patto che non siano cortine fumogene per coprire responsabilità e inadempienze tecnico-pratiche per rimandare decisioni che toccano i diritti sociali e civili dei cittadini nella carne e nella quotidianità.

    Certo continua a preoccuparci quando dichiara rispetto all’Ospedale di Bisaccia ed altro “ Tra qualche anno bisogna rivedere il piano ospedaliero…realisticamente bisogna capire i margini di miglioramento e quant’altro….” Il sospetto sulla distanza tra “ predicare e razzolare” torna imperioso anche se inutile..In una democrazia rappresentativa la “modernità “ si misura essenzialmente con la divisione dei compiti e delle resposabilità amministrative e tecnico-politche tra eletti e cittadini elettori. E’ il primo dei doveri e compiti che dobbiamo richiedere o pretendere dai nostri eletti ed è moralmente disonesto e politicamente scorretto scaricare sull’intera comunità o dei singoli cittadini responsabilità e compiti che sono non solo delle passate ma anche presenti classe dirigenti politiche dei nostri territori. Abbiamo scelto di non caratterizzarci unicamente nella funzione di “sentinelle “ politicanti ed impolitiche tra le macerie passate e presenti del nostro territorio.Teniamo a regolare distanza le fughe in avanti e all’indietro nelle mitologie dell’inizio come dalle catastrofi o utopie astratte per il futuro.Lavoriamo su progetti possibili di un parco sociale, sull’organizzazione del turismo, di una università popolare, ricerche storiche-letterarie-archeologiche, su un pensare e praticare una architettura compatibile e ideale assieme,sui racconti esistenziali e letterari del nostro rapporto “paesologico” con “i piccoli paesi dalla grande vita” non solo a Cairano ,Aquilonia, Calitri ,Bisaccia ,Grottaminarda eccc. ecc.ma la rinuncia alla legittima e doverosa denuncia analitica dei mali e dei comportamenti pregressi delle nostre classi dirigenti politiche non è stata dettata dalla mancanza di argomenti e capacità ma perchè avevamo scelto liberamente e responsabilmente nuovi modi di pensare e praticare la “politica” e la nostra funzione intellettuale, professionale con un nostro percorso originale e nuovo. Non è stata una resa, un compromesso, una dimenticanza o una rinuncia a un ‘pensiero critico’ o una scelta di ‘isolamento’ autistico ,neutrale,fondamentalista o estetizzante. E’ stata la convinzione non solo di essere nel giusto ma di aver individuato un percorso ‘comunitario’ che valorizzasse assieme le individualità non solo per rivendicare diritti ma per esercitare doveri rispetto alle nostre convinzioni ,attitudini e capacità professionali nei “tempi lunghi” dei sogni e delle speranze non come fuga dalla realtà ma come profonda ed autentica interpretazione di essa.E da queste considerazione che non ci piace il passaggio analitico in cui si scrive: “Ed in questo vi è una parte di indigena incapacità di leggere il presente nella sua dimensione di raccordo tra processo storico e prefigurazione del futuro; ma vi è anche un’altra parte di condizione universale di debolezza del sistema di vita contemporaneo. Lo smarrimento che avvertiamo è dentro questa condizione determinata da ciò che i mutamenti in atto stanno imponendo alle persone di trovare nuove comunità all’interno delle quali collocarsi; nuovi luoghi che possano esprime l’esigenza di socialità” …..”Medice cura te ipsum” mi verrebbe da scrivere ma il gioca sarebbe troppo facile e anche ingeneroso.A noi piacciono le avventure del pensiero e siamo avvezzi ai percorsi impervi ed accidentati dei ragionamenti quando non si fanno sofisma,retorica o peggio “cattiva coscienza.Per esempio ci piace come stimolo analitico e come sfida cognitiva il passaggio in cui si scrive :“…E, per ciò che riguarda l’Irpinia, tutte le discussioni fatte dovrebbero farci riflettere che nei flussi in atto non ci sono più le aree interne, ma ci sono – ci sono già – le terre di mezzo. Le terre dell’attraversamento, ma anche le terre della connessione, dell’incrocio, dello stare in mezzo” Con ben altre sensibilità e finalità questi ragionamenti e suggestioni hanno attraversato anche le nostre discussioni e i nostri ‘parlamenti comunitari’ con implicanze politiche per i cittadini che andrebbero approfondite se diventano quadro analitico per la attuale maggioranza di governo nel suo complesso e in riferimento al nostro territorio.Sarebbe facile gioco polemico pensare ad una reale e cinica discussione tra Caldoro,de Mita senior e junior e ……Cosentino nell compensazioni spartitorie tra Napolii,Avellino Caserta.

    Ma sicuramente dovremmo affrontare il quadro concettuale e organizzativo proposto per la nostra provincia …” Per cui le decisioni non sono l’attuazione di modelli e sistemi, ma sono l’interpretazione dello statuto dei territori ed esse accompagnano il movimento naturale dei fenomeni. Da noi la traccia di questo corso c’è; magari non evidente, poco consapevole, ma esiste. Il distretto energetico; la Valle Ufita quale snodo sulle lunghe linee di trasporto; l’organizzazione di sistemi di città diffusa (Valle Caudina); i percorsi delle Docg; la vocazione naturalistica; il germoglio di un turismo dell’accoglienza e del buon vivere; le produzioni legate al genius loci”. In questo “corso” ci sono anche le nostre vite esistenziali e politiche e sicuramente non possimao sottrarci a discuterlo per non farci poi inghiottire da una “effettualità” della politica praticata con i mezzi del malaffare e della clientela che tanto richiamo e fertilità ha trovato non solo nel sottobosco della “cosidetta società civile e professionale” ma anche dei piani alti delle classi dirigenti vecchi e nuovi del nostro territorio.

    mauro orlando

    mercuzio

    6 settembre 2010 alle 11:30 am

    mercuzio

    6 settembre 2010 at 2:37 pm

  6. Stavolta sono d’accordo con Arminio. E’ il caso di celebrare le feste della tristezza che qui in Alta Irpinia si tengono praticamente tutti i giorni, senza voler esagerare.
    Ieri sono stato tutta la giornata a Calitri e ho ben impresse in mente le facce dei paesani che nel pomeriggio disprezzavano Vinicio Capossela, affibiandogli ogni sorta di difetto. Uno nel bar Zabatta mi invitava a tornare a Nusco “ti si’ fatt 30 km pè vedè a quir cretin? “.

    E di sera, la piazza era colma di anziani che urlavano contro i ragazzi accorsi a ballare e divertirsi da un pò tutta la provincia e oltre. Uno mi ha strattonato e mi ha detto che stavo dando fastidio, nonostante il mio comportamento sostanzialmente mesto.

    Vinicio Capossela, al contrario di come lo dipingono alcuni in paese, un gran signore e ci ha regalato come sempre grande spettacolo.

    Luigi Capone

    6 settembre 2010 at 7:32 pm

  7. De Mita è una personalità pubblica che non solo esercita una funzione politica rilevante non mi è chiaro con quale legittimazione democratica, ma dentro una formula politica che si contrappone a quella del precedente governo regionale, nel quale tuttavia era sempre rilevante il ruolo della sua famiglia politica.
    Per me è troppo.
    Beninteso, se alcuni vogliono aspettarlo alla prova dei fatti o analizzarne al microscopio le “sfide cognitive”, bontà loro.
    Ma se costoro firmano il contenuto del blog della Comunità Provvisoria (io non posso né desidero) è chiaro che dall’uno e dall’altra mi terrò accuratamente lontano.
    Contra negantem principia non est disputandum…

    paolo

    7 settembre 2010 at 10:50 am

  8. caro paolo
    l’esercizio di tenersi lontani è il più facile,
    è la specialità degli irpini.
    la comunità non è al servizio di de mita né di altri politici, mi pare una cosa indiscutibile.

    Arminio

    7 settembre 2010 at 11:25 am

  9. Caro paolo
    ripeto ciò che ho scritto in altro ‘post’ anche per esprimere niente di “personale” ma che ritengo utile alla chierezza del mio modo di pensare e di esprimermi…..Il linguaggio della comunicazione presuppone dunque un’etica della comunicazione, nella quale gli interlocutori del dialogo si impegnano reciprocamente a rispettare le pretese di validità e di legittimità portate da ciascuno degli interlocutori nel discorso.Per me un dialogo vero non nella logica della “fusione di orizzonti”, in cui poter fondare anche una “teoria dell’intesa” sociale, che impegna tutti gli interlocutori alla verità, alla veridicità ed alla libertà d’espressione. L’intesa diventa allora intesa “normativa”, capace di fecondare tutti i possibili accordi o conflitti anche in campo sociale e politico, e può reggersi solo se non viene messa in discussione la base stessa su cui si fonda la comunicazione, ovvero il “riconoscimento” della pretesa di validità del discorso dei vari interlocutori del dialogo.Ecco cosa intendo per “sfida cognitiva” come base metodologica e fondativa di qualsiasi comunità che si costruisce plurale e pluralista. Io colloco la mia posizione come quella di un iberalismo politico,democratico ed a-ideologico che io difendo nella particolare versione del repubblicanesimo kantiano ,laico e pluralista, si autocomprende come una legittimazione non religiosa e postmetafisica dei fondamenti normativi di uno Stato democratico costituzionale”.

    mercuzio

    7 settembre 2010 at 1:42 pm

  10. Il copia-incolla ha ridotto il mio scritto.Lo ripropongo per intero per Paolo
    …….Il linguaggio o gli atteggiamenti della comunicazione presuppongono dunque sempre un’etica della comunicazione con dei valori o convinzioni da condividere o da confrontare nella quale gli interlocutori del dialogo si impegnano reciprocamente a rispettare le pretese di validità e di legittimità portate da ciascuno degli interlocutori nel discorso. Per me un dialogo vero non nella logica della “fusione di orizzonti”, in cui poter fondare anche una “teoria dell’intesa” sociale e comunitaria , che impegna tutti gli interlocutori al meglio delle proprie considerazioni, alla veridicità ed alla libertà d’espressione. L’intesa diventa allora intesa “normativa” all’interno , capace di fecondare tutti i possibili accordi o conflitti anche in campo sociale e politico, e può reggersi solo se non viene messa in discussione la base stessa su cui si fonda la comunicazione, ovvero il “riconoscimento” della pretesa di validità del discorso dei vari interlocutori del dialogo. Ben altro il discorso rispetto agli interlocutori esterni nella società civile e politca.Rispetto a questi interlocutori qualsiasi movimento culturale e politico che non s iritenga autoreferenziale e autosufficiente per principio io (mia legittima e personale convinzione)io ritengo non solo utile ma necessario la disponibilità ad una “sfida cognitiva” come base laica,metodologica e fondativa di qualsiasi comunità che si costruisce plurale e pluralista e che miri e pensa ad una società e ad istituzioni laicche e pluraliste . Io colloco la mia posizione come quella di un iberalismo politico,democratico ed a-ideologico che io difendo nella particolare versione del repubblicanesimo kantiano ,laico e pluralista,che si autocomprende come una legittimazione dei fondamenti normativi di uno Stato democratico costituzionale.”Sfida cognitiva” è l’ironia costruttiva e propulsiva di Socrate che ama la ‘polis-comunità’ prima delle proprie convinzioni o umori a dispetto del sarcasmo satirico di Aristofane rancoroso, supponente e autoreferenziale.Se vogliamo costruire “comunità” abbiamo bisogno di sfide,aperture,confronti e conflitti senza la pretesa o la minaccia continua al dismpegno.Abbiamo bisogno di generosità anche a costo di rimetterci. Io questo ‘spirito costituente’ lo difenderò sempre e comunque……”donec ac cadaver”! Scherzo!
    mauro orlando

    mercuzio

    7 settembre 2010 at 1:45 pm

  11. I miei commenti non appaiono mai!

    Luigi Capone

    7 settembre 2010 at 3:02 pm

  12. “Tenersi lontano” è la specialità degli irpini?
    Nella terra del compromesso, dei compari e comparielli, dei sensali, dei galoppini, di quelli che stanno ‘mmiezzo, dei lacché, degli oppositori un tanto al chilo, del tengo famiglia, dell’adesso è il mio turno, della sidigas e dell’alto calore, dei trombati che fanno i presidenti di qualcosa?
    Hai perso la bussola, amico mio!

    paolo

    7 settembre 2010 at 6:33 pm

  13. mi piacerebbe di conoscere la tua “bussola” e il tuo
    “tenerti vicino”..La tua litania dei difetti,danni,vizi dei compari e ccomparielli purtroppo la conosciamo bene eds è proprio per questo che con difficoltà e rinunce stiamo cercando di pensare e praticare un diverso modo di pensare,praticare e vivere il nostro territorio,le istituzioni,le professioni e quant’altro con intransigenza e coerenza non solo a parole e agonismo retorico ma con comportamenti e azioni coerenti e conseguenti …..per alleggerire e in nome della nostra amicizia:

    mercuzio

    7 settembre 2010 at 6:52 pm

  14. volevo dire il non fare gruppo, il non convenire.
    dai, che bisogno c’è di trovare problemi dove non ci sono?

    Arminio

    7 settembre 2010 at 7:00 pm

  15. Mi meraviglio che vi meravigliate degli irpini.
    In fondo sono un popolo prono abituato, quando possibile, a delinquere.
    E per delinquere bisogna saper mentire e loro lo sanno fare benissimo.

    Penso però che la menzogna sia solo la loro possibilità di cambiare il mondo che hanno intorno, incapaci di cambiarlo in altro modo. In quell’altro modo.

    Ma dovrebbero essere quelle altre persone (che in Irpinia non ci sono) ad operare il trapasso di un mondo e l’edificazione di quell’altro mondo (che non può essere nelle terre avare d’Irpinia) dei quali parlate e sognate e sperate.

    Mi meraviglio, ancora, che vi meravigliate, ancora, che a Calitri si parli male di Capossela (lo riconoscono, però, ma come corpo estraneo), ed in altri paesi si parli male di altri personaggi (li riconoscono, però, come corpi estranei) ed in ogni dove si parli male di ogni altro personaggio e di ogni altro luogo.

    E’ sport molto praticato, annoveriamo in queste terre, i decani di tali discipline (e questi si che li che riconosciamo, riconoscenti, come ‘cosa nostra’).

    Ad peggiora, montecristo.

    montecristo

    7 settembre 2010 at 7:03 pm

  16. la mia indipendenza, il mio non aver chiesto niente a nessuno alla fine dà fastidio, ma non sono l’unico, ce ne sono tanti in irpinia che non hanno fatto ricorso alla politica….

    Arminio

    7 settembre 2010 at 7:12 pm

  17. Però anceh la vostra lagna su De mita : du palle…
    Infondo quelli più accaniti contro De Mita sono quelli che non hanno avuto favori …

    Luigi Capone

    8 settembre 2010 at 4:42 pm

  18. Che bello! Che bello! Non vi capisco molto! ciao, EDDA

    Edda Canali

    8 settembre 2010 at 6:38 pm


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