COMUNITA' PROVVISORIA

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Le parole della Comunità provvisoria: identità,paesologia e politica.

 

 

“Il significato delle parole dipende dall’uso che se ne fa”.   

Wittgenstein.

di mauro orlando

IDENTITA’

Ci sono parole buone  che ci sostengono nelle decisioni importanti della nostra vita,che illuminano i passi che compiamo,  che ispirano i nostri modi di orientarci nel mondo,che riempiono i vuoti e gli spazi della nostra mente,dei ricordi,della memoria e danno senso ai rapporti con gli altri.Ma le stesse parole possono essere ‘avvelenate’ quando confondono realtà,finzione e aspirazione e diventano “mito”  “fondamento”, “ideologia” per persone ,singoli,gruppi o comunità e diventano “sostanza”,”essenza”  e “verità” “radici” che dividono e escludono il dibattito,il conflitto,le differenze o peggio si fanno “sostanza” biologica, etnica,storica o culturale sfociando  nel razzismo e nel fondamentalismo.Essa è parola che determina sopratutto meticciato,pluralità,incompletezza,comunicazione,convivenza,scambio,interazione …alterità. Non privilegia la coerenza,la stabilità,l’unità,la chiusura ,la sufficienza  ma l’apertura,la comunicazione,lo scambio,il mutamento,la trasformazione,la creatività e l’innovazione.Identità può diventare parola avvelenata e tossica pur essendo parola nitida e bella,fiduciosamente condivisa,di uso universale quando promette ciò che non c’è,quando ci illude in ciò che “non siamo e non vogliamo”,quando fa passare per reale ciò che è finzione  ,al massimo ,aspirazione o “falsa coscienza” e “mito” di una modernità strapiena di beni,di merci,di ricchezza e desolatamente povera di relazioni e di progetti di convivenza e condivisione.

 

Paesologia

Alla paesologia non interessano i “non luoghi”degli spazi metropolitani privi di identità e di memoria ma soprattutto scarsi di relazioni. Dove vive una “collettività senza festa” e si soffre la “solitudine senza l’isolamento”. Si vive in un epoca del “tempo veloce, accelerato”.Il futuro è sempre più alle nostre spalle, in soggezione ad un presente che ci sommerge e ci virtualizza .E persino la storia è diventata un fatto mediatico.Il futuro non solo sembra senza senso e fine ma ci carica sopratutto di ‘paure’ e nel suo orizzonte esclude le categorie di ‘progetto’ e ‘speranza’.Paure economiche, sociali,ecologiche e perfino “metafisiche e religiose”.L’avvenire è rubato soprattutto ai più giovani. Una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica toglie potere e crea esclusione in quelli che non si ritrovano in questi poli. La rivoluzione informatica aiuta e favorisce i meglio tecnologizzati e i già informati o i ‘giàformati’.
.Il nostro “io” occidentale e moderno svuotato di senso è costretto a cimentarsi con i pieni dei poteri economici e culturali a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi. C’è oggi la necessità di coltivare una ragione che si fa “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati economicamente e terremotati interiormente o lontani dai centri decisionali dei poteri. Il suo compito precipuo e costruttivo è non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone ma di suggerire altro.Creare aspettative e possibilità è già costruire presente e precostituire futuro. Ripropone una caratura politica molto complicata,complessa e sottile che va al di là del sociologismo astratto e il meridionalismo politologico e di maniera se pur nobile.E’ una  richiesta di superamento ,filosofico direi, dell’Illuminismo non ideologico e dottrinale dove il rifiuto delle “magnifiche sorti e progressive”, delle utopie astratte e ideologiche e delle speranze universali e necessarie nel futuro ci impone una idea più che di recupero o di salvezza delle persone ,delle cose e della natura, di amore di esse ma non più per indicare il loro possibile futuro ma per la vivibilità del loro presente reale e per un rispetto per il passato che non passa e non ritorna nello stesso tempo. Punta soprattutto a far crescere una capacità personale di guardare e conoscere  le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse. Una riproposizione esistenziale ,vitale e attiva della ’modernità’ non necessariamente contrapposta alla ‘antichità’ ma nella sua capacità intellettuale ed umana di vivere l’antico, il tradizionale, il periferico,l’emarginato, l’escluso,l’altro da sé insomma come un possibile “inizio”,curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità

 

 

POLITICA

Da sempre è ricorrente …la «tentazione di Siracusa» di Platone e la sindrome ricorrente degli intellettuali di voler modificare la storia, intervenire nel governo della città e consigliare la politica, alternandosi ciclicamente alla sindrome opposta, che potremmo battezzare «tentazione di San Casciano», ovvero la località, denominata 1’«Albergaccio», in cui si rifugiò Machiavelli dopo le scottature della sua esperienza politica. Tutti gli intellettuali delusi dalla politica inseguono un loro Albergaccio in cui vivere, come la fine di un incubo o l’inizio di una sdegnosa solitudine, il loro disincanto politico e magari il loro operoso rientro nell’attività intellettuale
Il dramma del filosofo o del poeta in politica, al servizio della città, è cadere  in una insolubile contraddizione: il fine del vero saggio  è il potere o la personale realizzazione spirituale (l’eudeimonia), perché egli deve volgersi al governo della città? E’ possibile governare bene la polis sapendo che ci sono cose superiori che meritano le nostre energie e la nostra attenzione? E’ possibile usare con saggezza e mantenere con fermezza il potere, pur non nutrendo alcuna vera passione per il potere, anzi un sottile disprezzo? Si può insomma costringere il saggio a governare la città suo malgrado o perlomeno a consigliare chi governa? Con l’aggravante che, spesso non si tratta nemmeno di governare e di produrre opere per la città ma di spendere le proprie risorse in procedure insensate e avvilenti, dedicando gran parte del proprio tempo e dei propri buoni uffici per pararsi le spalle dai nemici e dagli amici. I mezzi divorano i fini. Un doppio scacco: rinunciare alla filosofia o alla poesia per governare e a governare per sopravvivere politicamente. C’è un  altro modo di pensare e vivere la filosofia,la poesia ,la cultura in genere e soprattutto la POLITICA.
Dobbiamo  concretamente sperimentare di persona che la politica può esser in grado di esprimere la nostra ‘individualità’ nella comunità sottraendoci alle appartenenze strumentali e ideologiche , al rifiuto, o al nascondimento , alla visibilità e alla comunicazione con gli altri. Per questo ripeto: la politica esiste per quello che è, con tutta la sua potenza e i suoi limiti, prima di tutto perché mette in gioco noi stessi, sempre e comunque.

 

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Written by Mercuzio

22 settembre 2010 a 8:39 am

Pubblicato su AUTORI

3 Risposte

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  1. Abbiamo affidato nel passato la ricostruzione agli architetti e loro utilizzarono le pietre del futuro. Oggi si vuole provare con le pietre del passato poi col le pietre filosofale e le pietre poetiche be sapete che vi dico … C’è bisogno di pietre che cantano … E quelle ce le hanno solo i guerrieri dell’arcobaleno … Sono angeli come il mio Mercuzio … Dell’ innamoramento. Elda più che andare a cercare pietra dure del passato per rafforzare la nostra comunità c’è bisogno di esporre le nostre pietre che cantano nel museo dell’aria di cairano … Prima che sia troppo tardi. … Grazie mercuzio tu sei pietra che canta

    nanosecondo

    22 settembre 2010 at 5:03 pm

  2. … propongo di fare dei fori nelle pietre utilizzandole come canne (non di fucile) ma d’organo … All’aria e al vento del museo dell’aria di cairano … Vedrete che come per incanto suoneranno musica ricostruttiva….

    nanosecondo

    22 settembre 2010 at 5:38 pm

  3. …..La politica esiste per quello che è, con tutta la sua potenza e i suoi limiti, prima di tutto perchè
    mette in gioco noi stessi, sempre e comunque.
    Questo conflitto perenne tra l’intellettuale disimpegnato (libero?) e l’intellettuale impegnato politicamente è sempre molto attuale, …..stare nel mezzo, essere equanime, (come pensano i buddisti?)…
    si vedrà

    Edda Canali

    22 settembre 2010 at 8:41 pm


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