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Scorie nucleari. Ecco le aree.

  La individuazione di 52 aree possibili, come deposito di scorie nucleari, è stata elaborata dai tecnici della Sogin. Moltissimi di questi siti per depositi sono localizzati sulle aree di  confine tra la Puglia e la Basiicata. Se la geografia conserva i suoi confini, molto probabilmente l’area dell’Alta Irpinia, la valle dell’Ofanto e l’Altopiano del Formicoso, per intenderci , potrebbero non essere esenti da questo destino di morte. Il Governo dice che non saranno imposti i depositi di scorie, ma saranno concertati con le Regioni, che nell’accettare saranno inondate da valanghe di milioni di euro come incentivazione e risarcimento.

 Amici della Terra è fortemente contraria alla ipotesi nucleare per la produzione energetica nazionale, ritenendo la  scelta inutile , costosa e pericolosa anche in termini di sicurezza nazionale, creando in Italia ulteriori possibili bersagli per attentati terroristici internazionali.

 Si aprirà una stagione di nuova passione civile, in tutta Italia, ne siamo certi; , così come siamo certi che i risultati di questa contrapposizione tra affaristi, politici e speculatori e società civile  proiettata a garantire benessere ambientale e sociale vedrà prevalere quest’ultima. (l.B).

Dal sito web del Corriere.it, una nota a  firma di Roberto Bagnoli del 23 setetmbre 2010.

Secondo i tecnici potrebbe esserci lo slittamento di 12 mesi sulle centrali

Scorie nucleari, ecco le aree Pronta una lista con 52 siti

 Ma per il piano Palazzo Chigi chiede di aspettare l’Agenzia

  ROMA – La Sogin, la società controllata dal Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, ha individuato 52 aree con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive. Ogni area, che ha le dimensioni di circa 300 ettari, deve essere in grado di accogliere, oltre ai depositi per le scorie di varia gradazione, anche il parco tecnologico che a regime avrà oltre mille ricercatori. Le zone adatte sono sparse su tutto il territorio italiano con particolare riferimento al Viterbese, alla Maremma, all’area di confine tra la Puglia e la Basilicata, le colline emiliane, alcune zone del Piacentino e del Monferrato. Ma la scelta del deposito nazionale per le scorie non sarà imposta, e avverrà d’accordo con le Regioni, con una sorta di asta: la comunità che accetterà i depositi radioattivi sarà infatti compensata con forti incentivi economici. Il lavoro svolto dalla Sogin e terminato ieri, al quale i ricercatori hanno lavorato un anno, è tuttavia finito in cassaforte in attesa della creazione dell’Agenzia per la sicurezza del nucleare che doveva già essere pronta prima dell’estate.

 Così ha voluto il governo, ricordando alla Sogin (ancora commissariata e in attesa di un «normale» consiglio di amministrazione) di rispettare l’articolo 27 del decreto 31 del febbraio scorso che vincola ogni decisione della società alla vigilanza della nascente authority. Anche questo è un altro tassello che porta il programma nucleare a sforare dai tempi programmati. La prima pietra per il nucleare era stata annunciata per il 2013, ora si parla già del 2014. Almeno un anno di ritardo. «Il rischio drammatico che si corre è quello del gioco dell’oca, dove si torna sempre indietro di una casella». La denuncia ufficiale dei tempi più lunghi per avviare la produzione di energia atomica è arrivata dal direttore per lo sviluppo sostenibile del ministero dell’Ambiente Corrado Clini. Intervenendo a un seminario organizzato dall’ambasciata francese e dallo stesso ministero, Clini ha anche affermato che occorre «riconsiderare tutta l’architettura normativa, senza fermare l’avvio delle procedure». Insomma un pasticcio complicato dall’assenza ormai da 5 mesi del ministro competente. Così alla Sogin non si riesce a nominare il vertice (5 membri) e la società resta commissariata nelle persone di Francesco Mazzuca e del suo vice Giuseppe Nucci. Clini ieri ha avvertito di muoversi con i piedi di piombo. Il rischio è di rovinare tutto scatenando la rivolta delle popolazioni. «Dobbiamo evitare quello che è accaduto con il deposito unico di Scanzano Jonico – ha affermato – non si può decidere che si va lì se prima non si sono verificate le condizioni di fattibilità».

Roberto Bagnoli

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Written by lucabattista

23 settembre 2010 a 6:11 pm

Una Risposta

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  1. Ciò che ci fa sapere Luca è notizia di gravità estrema. Urge compattezza e vigilanza su queste manovre, con estrema apertura a tutte le aree interessate. Parati estis!

    Salvatore D'Angelo

    24 settembre 2010 at 1:15 pm


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