COMUNITA' PROVVISORIA

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La Comunità provvisoria …..del cuore e della mente!

Il mondo è morto.

pubblicata da Elda Martino il giorno domenica 26 settembre 2010 alle ore 13.41

il mondo è morto.facciamoci le condoglianze l’uno con l’altro. il mondo degli umani, degli uomini e delle donne è morto dopo un’agonia di centinaia di anni. forse è morto un giorno di febbraio del 1600, mentre giordano bruno bruciava sul rogo a campo de’fiori. o forse era già morto prima, quando la peste nel XIV secolo dimezzò la popolazione europea. o forse è morto un poco dopo, quando eleonora pimentél de fonseca fu impiccata senza mutande a piazza mercato mentre il popolo dei lazzari napoletani e sanfedisti le guardavano sotto il vestito.no, il mondo è morto molto prima, quando la logica ha preso il sopravvento in maniera strisciante e subdola sull’istinto. quando in nome della nostra presunta superiorità di specie, abbiamo iniziato ad allevare e ad uccidere, quando abbiamo deciso di costruire mura intorno alle città, insediamenti puzzolenti di merda e di piscio dove ogni spazio delimitava una solitudine, una casa abitata da altri morti che litigavano con i vicini per il confine, per le pecore, per la proprietà. la morte è un evento definitivo, e noi abbiamo bisogno solo di eventi definitivi, unici, senza scampo. per troppo tempo abbiamo creduto di poterci salvare, mentre invece non c’era alcuna salvezza e già stavamo morendo. abbiamo usato la filosofia per convincerci che sapevamo pensare, che sapevamo usare la testa e che, quindi, eravamo vivi. nella nostra testa non eravamo noi a muoverci, ma i vermi, le sinapsi erano il loro strisciare, la terra che spostavano. gli occhi già non c’erano più, e quello che abbiamo visto era solo una rappresentazione consolatoria, un’immagine che ci eravamo costruiti ad arte. siamo bravissimi a prenderci in giro, a iluderci della nostra vitalità curiamo i nostri corpi, produciamo merci, le acquistiamo e così ci riempiamo la vita. ma quale vita? la vita non c’è più in questo mondo, è fuggita via, è andata a nascondersi quando ha visto come volevamo usarla, che commercio intendevamo farne, come pensavamo di esporla, di metterla in ridicolo, di svilirla. il mondo è morto quando l’ultimo lupo è stato ucciso e appeso per la gola nel paese più disperso degli appennini. quando i pescatori hanno smesso di lottare alla pari con i tonni nel canale di sicilia, quando abbiamo costruito i lager dove alleviamo i polli che poi le nostre mamme danno da mangiare, slavati, bianchi, ai bambini, bianchi e slavati pure loro, senza anima, senza cuore, destinati a diventare altri morti e ora solo in fase di coma irreversibile.nessuno grida più, nessuno piange veramente, nessuno si abbraccia con vero calore.facciamo il funerale a questo nostro misero mondo. scambiamoci frasi su come eravamo buoni e bravi. portiamo lunghi vestiti neri adatti al lutto e stiamo in silenzio. spegniamo le comunicazioni, annulliamo le parole, che restino solo pochi gesti semplici e poche, pochissime cose, quelle essenziali. smettiamo di correre, tanto siamo morti, non facciamo progetti, non investiamo denaro. i morti non le fanno queste cose. i morti sono composti, silenziosi, dignitosi e veri, qualità che abbiamo perduto da troppo tempo per poterci definire vivi.solo la morte può renderci di nuovo belli e furenti. la morte non è una cosa brutta, la morte è pulizia, è rinascita e inizio.non ci ha uccisi nessuno, siamo morti da soli, guardando il nulla, pensando al futuro, accumulando o dissipando, muovendoci o stando fermi, a letto, per strada, vicino a un camino o ad una festa.nessuno ci ha ammazzati, o tutti.ora possiamo organizzare un bel funerale, un funerale di stato, un funerale mondiale. e poi stare fermi, immobili, austeri finalmente, finalmente dignitosi e innocenti.torneranno le selve sui nostri mostri, sulle strade, sulle case, e negli stessi cimiteri. e torneranno altri uomini, insieme agli animali, ai rovi. ed è chiaro che tutto questo noi che siamo morti non lo potremo vedere. ma dobbiamo lasciare questo mondo, dobbiamo liberarlo dalla nostra ingombrante presenza, togliergli le mani dal collo, lasciarlo respirare.si riorganizzerà più velocemente di quanto crediamo, il mondo, perché non è nostro, non lo è mai stato e solo noi abbiamo creduto di poterlo comprare. ma l’aria non si compra e nemmeno il vento, il mare, la neve. non si compra tutto questo immenso splendore del quale noi non partecipiamo, mai abbiamo saputo partecipare.smettiamola di agitarci e fissiamoci nella nostra posizione di defunti, sorridenti come gli etruschi, ieratici come gli egizi. scegliamo quella che più ci piace e diamoci pace perché siamo morti, finalmente e inesorabilmente morti.

e.m.

    • Franco Arminio è un testo potente e delicato, lucidissimo e vertiginoso. mi conferma nell’idea che spesso le scritture migliori vengono da chi non fa lo scrittore di professione. s

      circa un’ora fa ·. ·
    • Antonio Lebro bellissimo… e vero.
    •  

      Mauro Orlando ‎…il cuore e la mente che grand’enigma!!!!!!In un momento di mia grande tritezza sei riuscita e rimettee al suo posto le ipertrofie della mia mente “strisciante e subdola” e vigliacca perchè si fa rappresentare dalle parole falsamente vive…….ma il cuore conosce il senso dell tue parole anche quando per parlare della vita usano la parola ‘morte’.Grazie ,Elda, e spero che mi sentirai tuo amico…..mauro

    • Ilaria Accardo

      la parola è morta. è morta dopo dolorosa agonia. strizzata, stirata, slabbrata, tagliuzzata, alfine dispersa nella presunta significazione dei sottintesi e delle icone.
      corpo e anima con la parola sono morti. distrutto persino il cadavere mo…lle del segno, del tratto, della penna, del foglio.
      non è morta sterminata, che l’olocausto avrebbe lasciato almeno l’obsoleto dovere del ricordo.
      non è morta sparata, che l’eco dei colpi avrebbe scosso le coscienze.
      …………………………………………………………………………………………………
      un minuto di silenzio.
      …………………………………………………………………………………………………
      non è morta di spada e di veleni, di pira e di asfissia.
      nessun mito, niente onore.
      è morta così. d’improvviso, in un’ora distratta di un giorno qualunque.
      e se la parola muore il mondo muore.
      e le menti, e i fiori, e i lupi sugli appennini.
      o no.
      quando presente e vivo è il suon di lei nel barbaglio di un’epifania.
      caffè e senso in uno scrittore la domenica mattina.
      perché uno è scrittore quando scrive e sognatore quando sogna. e chi scrive sogna. e sogna dei mondi, dei pini, delle olive e degli amori. che fioriscono ancora. dietro l’angolo, subito dopo il piscio. sotto i nasi e gli occhi assuefatti, ma non per questo immemori della meraviglia di una parola che era sulla bocca di tutti, prima che se ne dimenticassero.
      grazie
       
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Written by Mercuzio

26 settembre 2010 a 3:08 pm

Pubblicato su AUTORI

22 Risposte

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  1. elda ha letto il testo ieri a nusco. l’acustica non era buona ma certe parole arrivano e non si fermano.
    ho detto tante volte che elda è il nostro motore più grande, è la persona più generosa che abbiamo e anche la più coraggiosa. noi irpini, anche questo l’ho detto tante volte, dobbiamo imparare ad ammirare. un essere mirabile come elda non capita tanto spesso per le vie del mondo. direi che sarebbe il caso di organizzarle una grande festa, una giornata della comunità provvisoria come omaggio a quello che è a quello che fa.

    Arminio

    26 settembre 2010 at 4:05 pm

  2. e già, ma come dobbismo rianimarlo? cos’è che veramente funziona? è un bel problema, io in quasi 50anni non ho trovato una soluzione – a parte qualche proposta teorica – ma non mi sembra tale nemmeno il rivendicazionismo della comunità… con ciò, bello sfogo quello di elda…sembra una specie di spiritual o altra roba negra…

    liviobo

    26 settembre 2010 at 4:37 pm

  3. In questa decomposizione della realtà o falsa vita,ove tutto è simulacro di non verità,avere o
    nulla, si staglia,puro e sfaccettato come diamante,
    l’inno alla vita dell’amica Elda, quasi a paventare
    una possibile resurrezione dell’umano a patto che emerga,pura,cristallina,dirompente la verita assoluta dell’esistenza.

    renato

    26 settembre 2010 at 4:42 pm

  4. non immaginavo che Mauro avrebbe messo il mio testo su cp, io non pensavo di farlo.
    motivo per il quale ora mi sento scoperta, esposta. ma, in fondo, è giusto che sia così, nascondersi non serve a nulla. è vero, forse non c’è soluzione e non sono certo io quella che può trovarla, se invece c’è.
    grazie, in ogni caso, per questi commenti,alcuni mi riscaldano il cuore, ma, più in generale, li sento tutti molto vicini e mi aiutano a pensare, a continuare il mio personale viaggio sul fondo e in alto.
    grazie ancora
    e.

    eldarin

    26 settembre 2010 at 5:17 pm

  5. Fantasmi…. . I cento anni di storia della mia famiglia per il libro su mio padre…. fantasmi; l’addio a Cinzia, amica-sorella, ora quattro pugni di cenere..fantasmi; la nostra vita quotidiana e…provvisoria…fantasmi;
    …domani….aria e vento.
    Oggi, con fatica e gioia, senza memoria, come bambini,
    godiamo di ogni momento del nostro ultimo giorno.
    Grazie Elda, un bacio. Edda

    Edda Canali

    26 settembre 2010 at 6:01 pm

  6. non sembra
    ma questo di elda è un manifesto programmatica.
    la comunità provvisoria in fondo è nata proprio perché il mondo è morto.
    forse chi non sente questa cosa è una degnissima persona
    ma sta da un’altra parte

    Arminio

    26 settembre 2010 at 7:31 pm

  7. quando su un blog compare un testo del genere secondo me è quasi obbligatorio provare a esprimere le proprie emozioni.
    quando a scrivere è una persona che non fa niente per mettersi in mostra
    questo obbligo è ancora più grande.
    aspetto le riflessioni di tutti gli amici, questo è un fuoco in cui possiamo provare a raccoglierci e a farci compagnia.

    armin

    26 settembre 2010 at 8:58 pm

  8. Mio suocero mi diceva sempre quando muoio io muore il mondo. Ma non è così. Diciamo che moriamo noi , anche se questo è sbagliato perchè noi siamo immortali. Stiamo nel vento, nell’aria, nell’acqua, nell’universo, appesi ad due ali che ci tengono su…carssimi elda la terra è incinta ed oggi è tempo di guarire……

    Nanosecondo

    26 settembre 2010 at 9:42 pm

  9. mi ha totalmente impressionatoe,anche perchè penso che sia un’anima autentica che ci parla.

    michele ciasullo

    27 settembre 2010 at 12:14 am

  10. oggi è lunedi, piove…
    immagino che molti avranno modo di leggere questo testo di elda, vorrei sentire cuori aperti, generosi,
    come si fa a non rispondere a tanta esposizione?
    io sono andato a letto alle tre e mi sono svegliato alle cinque, devo sistemare tante scritture, devo sostenere molte sfide, sarebbe un bel sostegno sentire una comunità viva…….

    Arminio

    27 settembre 2010 at 7:40 am

  11. “questo è un fuoco in cui possiamo provare a raccoglierci e a farci compagnia” in un momento di ‘sconforto’ le parole autentiche della Elda ci riportano ad un realismo che non dovrà mai diventare acquiescenza,routine,rassegnazione,reverenza,sottomissione e senso comune ……ho chiesto aiuto ad un vecchio amico fragile che aveva grande rispetto delle parole……..grazie Elda!

    mercuzio

    27 settembre 2010 at 7:40 am

  12. Un cavallo avanza difficilmente nel fango sotto una pioggia incessante, il sentiero si snoda nel bosco buio, ogni pianta nasconde un pericolo, ogni cespuglio cela un nemico. Elda cavalca il destriero ed avanza paurosa ma fiera in questa foresta tenebrosa in cerca di una via d’uscita. Prima o poi la pioggia cesserà e un fuoco caldo scalderà le membra infreddolite e stanche. Allora Elda svestirà la corazza e l’elmo ed il suo sorriso farà impallidire il sole. Gli occhi potranno guardare la pianura sottostante e i fiori primaverili che la stanno colorando. Sembrerà starno ma lo scritto di Elda è un inno alla vita, a quella vita calpestata da uomini senza scrupoli il cui unico Dio è il denaro, nei santuari del potere i sarcedoti offrono il sangue delle vittime sacrificali agli dei del progresso/regresso con la speranza di placare la loro sete di onnipotenza. Ma come bene si evince dallo scritto, la morte serve al mondo per riprodursi, per fare pulizia, per abbattere i demoni e far ascendere gli angeli della logica, della pace, dell’amore. Lo stesso amore che Elda nutre per qualsiesi essere vivente, l’amore che nutre per la speranza di un mondo migliore a cui dobbiamo anelare, altrimenti non vi sarebbe un punto di ritorno. Elda Martino è uno scrigno in cui si può attingere a piene mani alla ricerca di sentimenti veri, puri, limpidi. Elda è per me una donna eccezionale con cui confrontarsi guardandoxsi negli occhi, gli occhi di una cerbiatta con il cuore da leone.

    giovanni ventre

    27 settembre 2010 at 10:05 am

  13. ..l’ho appena letto..e mi ha scosso fortemente; un senso di ripugnanza e di colpa assieme mi ha preso.
    siamo su questo mondo da millenni e da millenni il genere umano che sopravvive è il peggiore; la chiamano selezione naturale..e intanto muoiono.. quelli che vi si ribellano.

    marisa

    27 settembre 2010 at 9:01 pm

  14. Il dieci agosto scorso scrivevo, un po’ preso dall’amarezza per quanto percepivo dentro e intorno a me ( e tu Elda, lo sai, perchè in quei giorni abbiamo parlato a lungo al telefono):

    “Non c’è spazio per il racconto
    né luogo dove figgere un punto..
    solo dar conto d’una parola sfinita
    non più piccone contro il muro del silenzio…”

    Ma questo tuo scritto smentisce quel pessimismo e ne sono felice. La tua non è una “parola sfinita”, bensì potente e sincera, e lo rompe quel muro! Ho letto solo da poco, ho il cuore toccato dalla bellezza che c’è nella trama di queste tue parole. Con una gran voglia di corrispondere e corrispondervi, come ha intuito Franco e ci stimola a fare.

    Sembra uno di quei sermoni alla John Donne reinventati magistralmente da Marco Ercolani. Ma c’è di più e di meglio, c’è l’urgenza di comunicare, in modo paradossale – e dunque con efficace intelligenza- tutta l’urgenza di vita, di re-inventarla perfino, laddove sembra solo un sussistere sordo nel cupo rumore di una non-vita, perfettamente anestetizzati, come siamo ora, a ogni deriva.

    E’ vero, è anche un “manifesto programmatico”; lo faccio totalmente mio. Ringrazio Nanos e Mauro per le belle sequenze video da IL CIELO SOPRA BERLINO e per il mai tanto amato FABER, che aveva anticipato quasi sempre tutto.

    Dunque non rimane che sussistere e PERSISTERE in questa tua e nostra voglia di vita e verità nuove, reinventate come se noi si rifacesse il mondo nel primo giorno di una nuova creazione .

    Poco tempo fa, leggendo in epigrafe a un libro di poesie di Franz Krauspenhaar, uno scrittore milanese, un pensiero di Blaise Pascal, mi è venuto fatto di scrivere questo, a mo’ di controcanto:

    Il vasto mare alla fine non è che
    l’angusto spazio di vivere sempre
    nel povero guscio dei nostri corpi
    vascelli, da un capo all’altro del cuore
    e dei sensi, con poca ragione perfino.

    Ma se è pur vero che per noi nulla
    si ferma, e tutto fugge e scivola via,
    mìtili attaccati allo scoglio della
    memoria, nessun dio ci farà salvi
    né s’ergerà a giudice della nostra
    coscienza.

    E “con i buchi nel petto, col pianto
    appiccicato al muro, le nevrosi
    che tagliano vivi, col perfetto modo
    per non tirar dritto”,fermi sull’uscio,
    noi andremo fino in fondo allo specchio.

    Ci mireremo,chissà se riconosceremo
    il fratello o un compagno segreto,
    poi esitando spegneremo la luce
    e passeremo di là, nel pozzo del buio,
    ancora cercando quell’ ultimo fiato
    d’amore.

    E così (non) sia.

    Ora, letto il tuo testo, cara Elda, cambierei quell’ E cosi (non) sia, in MA COSI’ NON SIA, a fare mie la forza e la speranza – lucide, disincantate ma pur sempre potenti e sincere, che ho intraviste nelle tue parole, le quali hanno – mi ripeto e lo ripeto – rotto il muro del “silenzio” che ci soffoca o ci sta soffocando.

    Vorrei tanto che quel tuo (ma anche nostro) “personale viaggio sul fondo e in alto”- e ai lati- da me per altri sentieri intrapreso “da un capo all’altro del cuore e dei sensi/ con poca ragione perfino”, non fosse più dettato dall’ “angusto spazio di vivere sempre nel povero guscio dei nostri corpi vascelli,” ma – rotto quel muro, noi si possa tornare a nuotare nel “vasto mare” d’una vita vera, come un nuovo meraviglioso liquido amniotico d’utopia.

    Comunque, in fondo allo specchio, di certo c’è la dolcissima e combattiva sorella che sei. Il che mi scalda il cuore, davvero.

    Grazie , Elda, farò di tutto per essere sabato sera a Bisaccia, per trasmetterti tutto l’affetto e la tenerezza che provo per te in questo momento.

    Grazie davvero di cuore.

    PS Chiedo scusa a te e a tutti se mi sono autocitato.

    Salvatore D'Angelo

    27 settembre 2010 at 9:56 pm

  15. Ho letto il brano, l’ho anche riletto più volte. Ed ho atteso che in un istante ‘mi facesse paura’. Ma non è accaduto.

    E’ un brano di pura visione. Ed io sono per natura e per educazione, contrario alle visioni. “Visionare”, seppure con l’occhio della poesia, non mi basta, non mi scuote, nè tanto meno “l’evocare”.

    Credo che sia una visione non ‘foscoliana’ ma lugubre, destabilizzata, “ariana” o “celtica”, per non usare l’altro aggettivo che necessariamente ne consegue.

    Essa è una visione inumana e crudele.

    Il mio parere, se posso esprimerlo con la necessaria articolazione, è che è un testo “disamorato” (nel senso di privo di misericordia), “senza anima” (nel senso di laico), privo di “misticismo” (nel senso di contemplazione partecipativa); un testo che tiene conto solo del “corpo” dei luoghi e degli uomini, si attarda e si dispera solo su ciò che si vede, che può toccarsi, forse solo su ciò che è evidente.

    Penso di poter dire che è uno straordinario e meditato esercizio forbito ed altisonante, ma controllato (o forse privo) nelle vibrazioni della passione civile che sono proprie del rammarico, del rimpianto e della rabbia dovuta al non fatto, al non compreso, al non espresso, appunto al non visto.
    In fondo potrebbe essere assimilata alla ennesima ‘presa d’atto’, poetica certamente, di quanto la deplorevole condizione dei luoghi e degli umani che li popolano, genera in un animo sensibile che li contempla. In pratica una visione ‘dantesca’ o ‘verghiana’ priva della necessaria ‘luce della provvidenza’, nel senso di una indicazione stimolatrice o generatrice di cambiamento.

    Penso che la morte dei luoghi e degli uomini, sia solo la metà della realtà. L’altra metà è l’amore per i luoghi e per gli uomini, ed è ciò che amo: ciò che la vita ha inventato di di più solido e puro.

    EnzLu

    enzlu

    29 settembre 2010 at 8:40 pm

  16. solo due postille:
    la prima è per marisa che non avevo mai incontrato finora sul blog. volevo ringraziarla per le sue parole.
    la seconda è per salvatore che mi chiama sorella ( e fa bene) perché tali siamo, fratelli e sorelle, laicamente parlando, nel senso che mauro indica così bene nel suo post sull’amicizia e la comunità.
    a sabato, spero di esserci.
    vi abbraccio come una sorella, come un’amica, come un essere fragile, spezzato e piccolissimo. senza presunzioni e senza logica.
    e.

    eldarin

    30 settembre 2010 at 7:21 am

  17. Caro Enzo,pieno e assoluto rispetto per la tua lettura.
    Ma la “luce della provvidenza” , per me, è quella che sta “dentro di noi”e che nasce da noi, non all’esterno. E’ quella che, appunto come tu dici,peraltro, genera indignazione, ribellione e lotta. E dunque lotta e speranza. Questo io leggo nella filigrana del testo, al di là e sotto le parole. Non ha importanza poi se si vinca o si perda. La vita è nella lotta, nel gesto del fare. Chi è al di fuori, Indifferente, Provvidente o Imperscrutabile, tale rimane e nulla ci dà. E mi indigno e ribello al solo pensare che Qualcuno possa muovere imperscrutabili fili, a scandire la mia seppur piccola, debole, insignificante vita. Il Dolore nasce proprio laddove gli “accadimenti” del vivere vanno fuori dal nostro controllo, dalla nostra volontà e ci piovono addosso come una “condanna” che non abbiamo pronunziato. E accade spesso. La Lotta è per farlo accadere sempre di meno.

    Salvatore D'Angelo

    30 settembre 2010 at 10:54 am

  18. Mi è sfuggita la cosa più importante, che aggiungo qui:
    “Penso che la morte dei luoghi e degli uomini, sia solo la metà della realtà. L’altra metà è l’amore per i luoghi e per gli uomini, ed è ciò che amo: ciò che la vita ha inventato di di più solido e puro.”
    Sono le parole conclusive del commento di Enzo, che faccio mie, ma in altro contesto di pensiero. Tuttavia sono esattamente quelle che ho lette in filigrana nel testo di Elda. Infatti è proprio l’amore per “questi” luoghi e per “questi” uomini così martoriati che informa il suo bellissimo testo.

    Salvatore D'Angelo

    30 settembre 2010 at 11:02 am

  19. In altro post (“Sabato prossimo”) Armin ha rispolverato qualche vecchia (e bella) poesia e l’ha pubblicata, ritenendo che avesse “qualche consonanza con il bellissimo testo di Elda” che invita a commentare come “un testo sacro”. Il commento al post di Elda, più su, l’ho fatto.

    Ora a pensarci bene anche io ho dei (simil)versi che avrebbero qualche consonanza col testo di Elda, ma non so se aggiungerli qui o ancora al post di Armin. Senza voler ledere la maestà di Armin li pongo qui:

    Note: 16-12-2009 – ore 09:55 – Interno giorno, al tavolo di lavoro, nel silenzio, a capo chino:

    Desiderio.

    Quando l’ultimo filo d’erba
    avrà succhiato l’ultimo umore
    del mio corpo, allora, solo il dolore
    resterà, e l’aria e il sole.

    Sopra di me.

    L’erba sarà i miei capelli,
    terra il mio corpo, e sarò.

    Sentirò il vento portarmi.
    E riderò.

    EnzLu

    già publicato su altro blog il 02-03-2010

    enzlu

    30 settembre 2010 at 6:02 pm

  20. ….questi sono i sentimenti e le idee “comunitarie” che prediligo!

    mercuzio

    1 ottobre 2010 at 8:01 am

  21. Caro Enzo,
    che bello rileggerti sul blog.
    ovviamente non posso che prendere atto della tua lettura e non ho alcuna intenzione di contestarla. Perché? Perché credo che, nelle parole, che tali sono e tali restano, ognuno ci vede quello che vuole, che sente. Quindi non starò qui a giustificare le mie, quello sì che sarebbe un esercizio forbito e letterario…
    Invece ti ringrazio per le tue riflessioni. Tu sei un essere furente, vicino a me, o almeno è così che io ti sento, da quando ascoltai le tue di parole, la prima volta a sant’andrea di conza ormai quasi tre anni fa.
    questo è tutto quello che so dire.
    con amicizia
    e.

    eldarin

    2 ottobre 2010 at 12:47 pm

  22. Mi permetto di aggiungere questo, perché lo sto leggendo proprio ora e mi sembra così adatto, così vicino a ciò che stiamo scrivendo.
    ‎”Poi che null’altro che vacuo vento ci resta d’ogni cosa che esiste, poi che difetto e sconfitta colgono alla fine ogni cosa, considera bene:ogni cosa che è, è in realtà nulla; medita bene: ogni cosa che è nulla, è in realtà tutto.”(Omar Khayyam,Quartine)

    eldarin

    2 ottobre 2010 at 12:49 pm


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