COMUNITA' PROVVISORIA

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la terra che chiede certezze

metto qui l’ennesimo articolo uscito oggi sul mattino. l’argomento è sempre lo stesso, l’infinita tiritera dell’ospedale…

sono molto nervoso e molto stanco, c’è un limite a tutto…..

armin

°°°°

La tiritera dell’ospedale sembra ormai senza fine. Un mare di parole che non bagnano niente. Il commissario Florio continua a rilasciare dichiarazioni irritanti, ben sapendo che la sua carriera dipende non dalle cure che riesce a erogare ma dall’immagine di uomo rigoroso, capace di chiudere quel che va chiuso. La smetta di trafficare con le carte e la smettano anche tutti quelli che cercano di indorarci la pillola. Se hanno deciso di chiudere l’ospedale di Bisaccia abbiano il coraggio di procedere. Si produca il conflitto una volta per tutte, è stucchevole questo traccheggio continuo, queste trattative su una sanità da discount. Quella che abbiamo è già abbastanza squallida. Le ipotesi per il futuro sono sempre all’insegna della solita idea: piccoli paesi, piccole cose. La verità è che non si è programmato niente, non ci sono proposte intelligenti. Il rigore tanto sbandierato in regione è puramente demagogico. E noi non vogliamo più farci prendere in giro da nessuno. Politici e commissari se non sono capaci di organizzare una rete dell’emergenza degna di questo nome devono andare via tutti. I consiglieri regionali irpini non sono pagati per rispondere alle nostre telefonate e per dare rassicurazioni che durano meno dello spazio di un mattino. Si mettano piuttosto a lavoro e costruiscano insieme al Commissario un piano sanitario per la nostra provincia che abbia la presunzione di non rifarsi ad alcun modello, ma che sia calato sulle specificità del nostro territorio.

Personalmente non ho mai difeso gli ospedali così come sono. E siccome la sanità non è fatta solo di ospedali, allora io chiedo che si metta nero su bianco, punto per punto, cosa si vuole fare. Noi non ci spostiamo dal tetto  dell’ospedale e il 12 a Napoli non andiamo certo a fare una scampagnata. Chi non viene è un po’ vile, non ci sono altre parole. Mi aspetto che a Napoli ci siano tutti i sindaci della provincia, tutti i consiglieri provinciali e regionali, tutti gli esponenti delle forze politiche provinciali, tutta la deputazione irpina eletta in parlamento. Nessuna di queste persone può parlare a nome dell’Irpinia d’Oriente se non verrà a Napoli o non giustificherà in maniera significativa la sua assenza. Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Ci sono questioni che sono anche più importanti degli ospedali, ma bisogna essere conseguenti: chi concorda con la nostra lotta deve farlo fino in fondo e in tutte le sedi, senza voltafaccia, senza titubanze o ipocrisie.

So bene che non siamo tutti amici e non è possibile fare scelte che vadano bene a tutti. E questo vale per chi governa ma anche per chi protesta. Ho la sensazione che nelle file dei contestatori siano arruolate persone che continuano a subire il fascino discreto del potere. La confusione diventa grande se si considera che, d’altra parte, tra chi comanda ci sono persone che allo stesso modo subiscono il fascino discreto della contestazione.

Queste giornate saranno la prova del nove per l’Irpinia e per i suoi politici, chi non si espone non ha diritto di sedersi nelle sale dei bottoni. Chi non difende i cittadini, chi non soffre e non si indigna apertamente, chi diserta è il primo e vero nemico da combattere se vogliamo immaginare una rinascita per questa terra già così tanto umiliata e vilipesa.

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Written by Arminio

10 ottobre 2010 a 8:21 am

Pubblicato su AUTORI

7 Risposte

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  1. “….. Chi non difende i cittadini, chi non soffre e non si indigna apertamente, chi diserta è il primo e vero nemico da combattere se vogliamo immaginare una rinascita per questa terra già così tanto umiliata e vilipesa.” Come al solito franco sa essere diretto e onesto a rischio di sembrare intollerante e dogmatico.La “diserzione” in certi casi è legittima e attiva forma di resistenza etica e di distinzione politica dai poteri cotituiti ingiusti ed immorali nelle sue contraddizioni e ipocrisie.Nel nostro caso comunitario può diventare forma acquiscente al potere in nome di libere,autonome e differenti gerarchie di priorità,sensibilità, interessi e letture e impegno nel contrasto della situazione culturale e politica vigente.Il problema è delicato e va chiarito specialmente tra persone che pensano di cambiare modi e sotanza di vivere nelle notre terre offese e maltrattate.

    mercuzio

    10 ottobre 2010 at 1:20 pm

  2. sul tetto dell’ospedale e poi ultima assemblea organizzativa per la grande spedizione di napoli. le dichiarazioni odierne di caldoro sono penose: ma possibile che una grande e bellissima regione debba essere guidata da un tipo cosi? il craxino ci sottovaluta, gli faremo vedere di cosa siamo capaci….

    arminio

    10 ottobre 2010 at 2:48 pm

  3. Riprendo, in occasione della manifestazione del prossimo 12 ottobre a Napoli contro il Piano Ospedaliero della Regione Campania, una mia nota pubblicata su facebook in data 26 maggio 2010.

    In nome dell’efficienza non è condivisibile la chiusura di un presidio ospedaliero per un territorio che soffre, soprattutto, di problemi di comunicazione. Le operazioni di primo soccorso andrebbero garantite per tutti, sempre, in ogni condizione atmosferica. Qualche mese fa parlavo con un amico che ha deciso di trasferirsi in Irpinia, da qualche anno, dove ha investito per una nuova attività economica dedicata ad un allevamento specializzato. Uno degli elementi principali valutati nella scelta del sito è stato la vicinanza ad un presidio ospedaliero ed a strade di grande comunicazione.

    La razionalizzazione della spesa sanitaria è essenziale, ma sarebbe molto più giusto operare su tutti gli sprechi tenendo presente le vere esigenze dei territori, in particolare quelli dell’’Irpinia d’Oriente.

    La chiusura di un Ospedale è il primo passo per un triste ed inevitabile abbandono di grandi aree del territorio Regionale, a cui potrebbe seguire di tutto. Incombono, come stormi di Corvi, le perforazioni Petrolifere (possibile inquinamento delle falde acquifere), le Pale Eoliche della speranza di molti ed indecente arricchimento di pochi, i peggiori rifiuti che una parte del Paese industrializzato non vuole smaltire con i sistemi degni di una Civiltà Industriale del secondo millennio.

    Ma facciamo qualche calcolo ed analizziamo dei dati, per capire con maggiore consapevolezza di cosa stiamo parlando.
    Calcolo dei Tempi di spostamento su itinerari minimi lungo la rete stradale esistente

    Senerchia- Ospedale Avellino = 72 Km – 1 h/20 min
    Senerchia – Ospedale Bisaccia = 50,20 km – 1 h/6 min
    Senerchia – Sant’Angelo dei Lombardi = 38, 4 Km – 44 min
    Monteverde – Ospedale Avellino = 91 km – 1 h/27 min
    Monteverde – Ospedale Bisaccia = 22,30 Km – 38 min
    Monteverde – Ospedale Sant’Angelo dei Lombardi = 46,10 Km – 1h/7 min

    I dati sono ricavati da Google su base TeleAtlas. Per i Comuni si è tenuto conto dei “centroidi“del Nucleo Urbano. Per gli Ospedali si è tenuto conto della reale condizione di accessibilità e reale offerta di mobilità.
    Dalla lettura dei dati è evidente che si sacrifica, solo in base all’analisi della logistica degli spostamenti dei due Comuni presi ad esempio, la vita di un abitante di Monteverde, piuttosto che di Senerchia.
    Frequentando le unità di pronto soccorso coronariche so cosa significa un minuto in piu’ per un paziente in crisi cardiaca. E’ necessario parlare di emergenza in questo Piano Ospedaliero, come ha scritto più volte il dott. Michele Ciasullo, sul blog della Comunità Provvisoria.

    Se provassimo a completare la “matrice Origine/Destinazione” per gli spostamenti attratti dagli Ospedali in questione per tutte le possibili Origini (ad esempio Cairano), è evidente che Bisaccia, in termini di prima emergenza, è vitale. Il presidio di Bisaccia va adeguato e mantenuto in modo civile, come farebbero in una qualsiasi grande città o regione europea, per garantire le emergenze. Come farlo in modo civile ? Richiamando gli “uomini di valore” ed “incentivando la qualità”, ad esempio.
    Non si risolve chiudendo le strutture di servizio ma affrontando il vero cuore del problema. Se una rete idrica “fa acqua” non elimino il servizio dell’acqua potabile ad una parte della popolazione, ma cerco di eliminare le “perdite” e razionalizzare la distribuzione.

    La Sanità in Italia è finanziata proporzionalmente all’indice di vecchiaia. La Campania è una delle Regioni più giovani d’Italia, ma nello stesso tempo con un dei redditi pro-capite più bassi. Questa paradosso contribuisce a rendere critico il bilancio di un servizio Pubblico povero di risorse e ricco di “richieste di assistenza”. E’ giusto penalizzare le aree interne per risolvere questo paradosso? E’ giusto incidere sui “più deboli tra i deboli” per ripianare l’insostenibile deficit economico ?

    “Colui che salva una sola vita salva il mondo intero” – Talmud babilonese.

    mario perrotta
    (26.05.10 – 10.10.10)

    mario perrotta

    10 ottobre 2010 at 6:32 pm

  4. l’irpinia non si è data una strategia per il futuro e ora dobbiamo spendere il nostro tempo per fare lotte assurde.
    in un paese civile la sanità viene organizzata al meglio da chi è pagato per farlo.
    qui non è così,
    qui abbiamo eletto caldoro…..

    arminio

    10 ottobre 2010 at 8:47 pm

  5. sto lottando per costruire comunità.
    il 12 ottobre doveva essere la festa della comunità provvisoria.

    arminio

    10 ottobre 2010 at 9:23 pm

  6. Caro Franco, cari Amici,
    davvero non ho il tempo e l’opportunità di essere giorno 12 a Napoli a causa di gravi preoccupazioni in famiglia.
    Spesso non riesco ritagliarmi nemmeno un momento frettoloso per leggervi (a volte non riesco farlo per alcuni giorni, credetemi!).
    Me ne dolgo molto, sapete?
    Molti di voi mi conoscono e hanno constato che sono sempre l’ultimo ad andar via quando ci incontriamo, figuratevi se non desidero spendermi in una doverosa, anzi memorabile giornata di lotta in vostra compagnia: amici onesti che “vivono del proprio pane e della propria dignità!”.
    Adesso posso solo scrivere un po’ e tentare – da qui -di essere presente tra voi, per compiacermi di essere trattenuto dalla vostra attenzione e dal vostro buon cuore.
    Lo faccio offrendovi questi due pensieri-insegnamenti per come ricevuti e custoditi:
    1- “Che la tua anima sia fuoco per una umanità giusta e dignitosa sempre ed ovunque” – da uno scritto-dedica di Rigoberta Menchù Tum (Premio Nobel per la Pace), in occasione di un trascorso Premio Napoli, dopo un mio semplice e veloce omaggio poetico a lei rivolto, in Piazza Dante.
    2- “Maledetto è e sarà sempre quell’uomo che nella sua giornata non pensa – oltre la sua famiglia, s’intende!- per un altro uomo!” – ricevuto ‘viva voce’ da mio nonno, scomparso troppo presto, ahimè! quando avevo appena nove anni.
    Vi abbraccio, Gaetano.

    Gaetano Calabrese

    11 ottobre 2010 at 12:34 am

  7. @ Gaetano:
    piccoli paesi, grandi nonni. Grazie.

    Michele Citoni

    11 ottobre 2010 at 1:02 am


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