COMUNITA' PROVVISORIA

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LA FINE DELLA REPUBBLICA

La televisione è una fogna e un pagliaio:

trombe, pulpiti e altari

per dar voce ai fatui, agli avari.

L’imperativo è si mangia

per i cuori di pece incollati alla pancia.

Maestri di rappresaglie,

uccellacci e canaglie,

garriti e gorgheggi di una democrazia

totalitaria,

cataste di servi e ceroni

filiera di menzogne e cattiva ambizioni,

festini di sguatteri, orrenda fonia,

masticatori di muffa senza poesia.

L’ora è arrivata di voltare le spalle

a questa marmaglia,

abbiate cura di mettervi in salvo,

non fate spazio dentro di voi

al guitto senile

dal cranio calvo.

 

armin

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Written by Arminio

11 ottobre 2010 a 5:12 am

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. Bellissima poesia – invettiva, ci voleva.

    Salvatore D'Angelo

    11 ottobre 2010 at 7:51 am

  2. ….rilancio sul mio blog

    Salvatore D'Angelo

    11 ottobre 2010 at 7:51 am

  3. = Bravo, Franco, concordo e,alè!:)) veloce, veloce:))

    E’ sempre l’ora giusta per l’invettiva:
    perché il poeta non è mai in aspettativa.

    Egli ha un orologio pulsante,
    una mente incessante,
    un cuore indomabile,
    un pensiero inossidabile.

    La sua voce diventa un grido
    non malfidato,
    e gli basta un dito
    per indicare e trovare un reato.

    Egli non è mai ombra di se stesso,
    e quando gioca non finge, perché non è fesso.

    Il poeta non è mai in malattia,
    trafigge prima se stesso in poesia.

    Dalle stelle afferra la luce,
    per donarci la sua sofferta pace,
    per farci coraggio
    nel nostro viaggio.

    Combatte tutte le povertà umane
    che, al vero, non sono mai strane.

    Nutrendoci di compassione
    non uccide la ragione,
    perché sa che ogni discordia
    non troverà alcun tribunale di misericordia.
    = A presto, Gaetano Velox (in condivisione – :)).=

    Gaetano Calabrese

    11 ottobre 2010 at 2:15 pm

  4. Sabato sono stata a Pertosa (700 abitanti) si parlava di questo: http://www.fondazionemida.it/default.php?mcat=003&idcat=78&id=354&colore=3

    Cosa ha calamitato in questo luogo influenti politici e giornalisti? Tra celoduristi conclamati talvolta c’è l’usanza periodica di annusarsi. Alla fin della fiera, questa è stata malignamente la mia chiave di lettura.
    Sud e familismo amorale, c’erano le analisi (tante-troppe) e c’era pure- viste le star- un vasto uditorio. Nel menù degli interventi c’era di tutto: il terremoto 80 , l’ antropologia, il politico e il buon governo, il giornalista e le sue inchieste. A margine, come si usa fare, qualche marketta per libri da vendere, il carciofo bianco, l’indotto di un turismo che già esiste.
    Quella locandina con una donna vestita di nero degli anni 50 di demartiniana memoria è stata sicuramente una scelta fuorviante. Il sud adesso è altro, quella donna non c’è più e questo i giornalisti meridionali dovrebbero saperlo.
    Ci voleva qualcuno dotato di vocabolario paesologico, un sanmichelearcangelo arminiano che su quel palco facesse una irruzione per parlare del sud di ADESSO.
    Se io parlo, come ho fatto con F. D’Orilia quella sera di “Umanesimo delle montagne” dico qualcosa che al momento è incompresibile … per questo la CP ,mi pare un prezioso riferimento. Qui io mi istruisco.
    Mauro perchè non inizi a fare il “nostro” vocabolario?

    Un abbraccio circolare (come si dice a radio forcella) a TUTTI.

    lucrezia ricciardi

    11 ottobre 2010 at 9:47 pm


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