COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Un mutamento nel cuore.

 

Ho fatto un viaggio per vedere cose meravigliose.

Un mutamento nel paesaggio.

Un mutamento nel cuore.

(Susan Sontag)

Scrivo mossa da una necessità impellente e irrinunciabile. Scrivo perché, come direbbe la Ortese, è fondamentale a questo punto un mutamento nel cuore.

Ho visto, in questi mesi, troppe ambiguità, troppo non detto, troppe avarizie, a fronte, invece, di grandi slanci generosi e di esposizioni intense e sincere.

Inutile nascondersi: c’è qualcosa che divide, qualcosa che impedisce ad alcuni di aderire profondamente a quello che è il fulcro di questa esperienza.

Un fulcro che chiamiamo paesologia, ma che altro non è se non un “uscire da sé”, con clemenza, con mitezza e pure con ardore.

So che questo post sarà “sentito” per ciò che tenta di esprimere da chi non ha questi limiti, da chi ha deciso, sin da subito, di non imporsene e di affrontare la comunità come una vera rinascita morale, e culturale quindi, per ciascuno di noi. E so anche che verrà ignorato da chi non ha alcuna intenzione di andare più a fondo.

Non voglio più interrogarmi sulle perplessità, sulle superficialità, sulle disattenzioni involontarie o volute.

Io sto qui e non mi muovo, perché questo è il luogo nel quale anime curiose e vive, anime disposte a smembrarsi, a dare senza ricevere, a mutare i propri cuori, possono ritrovarsi, riconoscersi.

Questo è il luogo in cui il fatuo, l’equivoco debbono e possono finalmente essere abbandonati, è il luogo in cui si può dire addio  all’ uomo che dorme, all’uomo pietra.

Chi ha deciso di stare veramente in questo luogo, provvisorio e irreale, forse, ma materico e tangibile, al tempo stesso, lo deve fare sentendo dentro di sé la necessità di ripensare l’uomo e il suo rapporto con il mondo.

Mille riunioni non riusciranno a risolvere questo punto, questo gliuommero.

Ognuno di noi è chiamato a farlo, ognuno di noi deve saper dire se avverte come suoi i provvisori e sfrangiati e franosi principi della paesologia, se crede nel suo potenziale rinnovatore, se, come direbbe Franco, se la sente di stare in bilico sui cornicioni.

O se, invece, guarda alla cp con occhi diversi, occhi troppo umani, troppo ancora compresi nell’ammirazione di sé.

Vi ringrazio,

e.m.

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Written by eldarin

14 ottobre 2010 a 8:27 pm

Pubblicato su AUTORI

26 Risposte

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  1. “..forse sono malato di fegato…ma non mi curo….così imparano!!!”……….

    carissima elda .. è un pezzo che sto in bilico sul conrnicione….e sono uscito da me…..per questo spero presto di rincontrarti a Cairano…. nel nostro museo dell’aria…..ad ascoltare il silenzio…

    che la bellezza ti circondi,
    Nanos

    p.s.

    Nanosecondo

    14 ottobre 2010 at 10:56 pm

  2. la mia generazione è…… una razza in estinzione!

    Nanosecondo

    14 ottobre 2010 at 11:04 pm

  3. “non insegnate ai bambini……”

    Nanosecondo

    14 ottobre 2010 at 11:08 pm

  4. Carissima Elda,
    ecco dobbiamo insegnare ai bambini….”la magia della vita…..giro, giro tondo…..cambia il mondo……”……..

    Stai bella bellezza, Nanos

    Nanosecondo

    14 ottobre 2010 at 11:35 pm

  5. Naturalmente sottoscrivo ogni parola,concetto ,idea fino la punteggiatura e i sopiri di questo scritto. Non facciamo che la lingua e le parole diventino di fatto la sede privilegiata o l’occasione dei “fraintendimenti” ,dei “non detto” …degli equivoci che tanto danno hanno creato in particolar modo ai bizantinismi e barocchismi che hanno caratterizzato le nostre società meridionali facendoli serve o clienti .Credo che al di là dell’amicizia,la stima e perfino l’affetto che abbiamo maturato tra di noi nella esperienza che chiamiamo generalmente Comunità provvisoria,ad oggi abbiamo la necessità -ognuno per sè primaditutto- di fare chiarezza sopratutto nello ‘spirito’ che le nostre azioni ,sentimenti, idee devono maturare e ricercare in tutte le iniziative che andiamo a prendere per il presente ed il futuro. Non è la ricerca delle perfezioni metafisiche e universali,paradisi o origini perduti ,’escludenti’ ma le concretezze umane –troppo umane ma ‘includenti’ che ci permettono di avere un senso e un valore nelle nostre vite quotidiane private e pubbliche. Abbiamo una età anagrafica che non ci permette alibi e meno che meno ipocrisie verso noi stessi e gli altri .Le parole della Edda ci richiamano a questo ‘spirito paesologico’ che è la nostra discriminante e la nostra pregiudiziale che non è mai ideologica,fondamentalista, autistica verso tutte le esperienze che per comodità lessicale (non per spocchia) chiamiamo “paesanologia” .Non vogliamo essere anacoreti,profeti,pastori di nuove religiosità o ‘cassandre’ inconcludenti……siamo uomini in carne,sangue e ossa che vogliono declinare il proprio disagio civile,politico,morale ed intellettuale nella terra d’Irpinia in visione esistenziale che faccia “tabula rasa” dei comportamenti personali e collettivi che si richiamano al detto latino “primum vivere …deinde filosophari”. Noi oggi possiamo essere paradosso e ossimoro……….vogliamo vivere una vita filosofica che vogli vivere il conflitto come possibilità di confrontare gli opposti e i contrari nel senso e nel fine di rendere coerente le nostre idee e sentimenti ai nostri comportamenti e azioni pubbliche.Per noi non è in discussione la necessità o la utilità di stare dentro a tutto ciò che matura ed è promosso sul nostro territorio ( attività ricreative,sanità, tempo libero, turismo, cultura locale e quant’altro di buono si continua praticare ) ma per noi “lo spirito paesologico” non è annacquabile o contrattabile con “nessun piatto di lenticchie” con il sistema dei poteri locale,provinciale ,regionale e …..nazionale. E’ lo spirito che porta Franco a stare nella “tenda sul’ospedale” o alle manifestazioni con sindacato,sindaci e amministratori che sono ‘la malattia della sanità non la cura. Noi dobbiamo fare concretamente la nostra parte senza “cappelli in mano” e con la spregiudicatezza dei “sognatori pratici” ma non dei “profeti disarmati”.Mi raccomando di non prendere queste parole come ‘citazioni colte e paradossali’ come puro esercizio retorico o discorsivo. Anche questa fa parte della nostra storia comunitaria e paesologica….ridare senso,sostanza e valore alle parole. Questo si cerca di fare con il nostro fiore all’occhiello che è rappresentato da Cairano 7x…..buoni e fattivi rapporti con le organizzazioni e istituzioni locali ma la volontà e l’esperienza di proporre il “meglio” della cultura locale,nazionale ed europea sia quando si parla di poesia,lettaratura,arte pittorica,fotografica,cinematografica, architettura, filosofia,teatro,musica ,sociologia,antropologia e quant’altro in un contesto naturale e umano di particolare bellezza e semplicità.Non siamo noi ad abassarci agli altri ma sono gli altri che sono costretti ad alzarsi al nostro llivello di proposta. Questo deve essere il paradigma su cui declinare ogni altra nostra iniziativa di ‘promozione culturale’ nei piccoli paesi con il compito di promuovere “la grande vita” e non di assecondare “la piccola vita “ e peggio “i vecchi difetti ,abitudini se pur di buon senso”. In questo modo si può avere un ‘senso’ e non solo un ‘consenso’.Anche il Blog che è la nostra vetrina non solo locale deve rappresentare lo spazio libero della partecipazione,della comunicazione, della informazione ma soprattutto l’occasione di articolare, arricchire il confronto anche linguistico su ciò che l’elemento connotativo ed identitario di questa nostra esperienza “paesologica e comunitaria originale ed autentica che non vuole usare mezzi termini,sconti ed equivoci quando si fa ‘cultura,vita,politica’ in un territorio con una sua specifica e concreta storia. Con questo spirito teoretico e con presunzione operativa osiamo pensare a un parco rurale, una ricerca storica archeologica,antropologica e letteraria, un idea e una di turismo , una attività culturale (cinema,teatro,fotografia ecc.),una idea e pratica dell’archietettura, un senso della vita conviviale e sociale ,un’ idea di Università popolare ecc e non semplicemente per cercare consenso e accettazione indiscriminata,contrattata o sottomessa.Sono ,come al solito,lungo ma volutamente perché vorrei essere chiaro per poter poter prendere una decisone coerente ed importante per la mia vita mentale ,civile e politica nella mia terra per il presente e futuro. Io credo che ognuno di noi oggi deve onestamente e coerentemente sciogliere i nodi (gnommere) dei propri pensieri ,sentimenti,passioni per stare dare dentro,consapevole ed attivo o ai margini ,gregario o protagonista di questa esperienza che vogliamo sia “paesologica, comunitaria,libera e provvisoria”.Oggi noi abbiamo una grande resposnsabilità verso gli irpini, noi stessi e tutti i nostri amici che abbiamo incontrato e conosciuti in giro per l’Italia e per l’Europa.Aspetto chiarezza anche lunga ed articolata da parte di tutti per poter continuare con coerenza e libertà l’esperienza di questo Blog ,di Cairano 7x e quant’altro ci capiterà di vivere sul nostro territorio e nei nostri paesi.
    mauro orlando

    mercuzio

    15 ottobre 2010 at 9:25 am

  6. Tu si che sei un vero angelo … “L’altro” … Te t’avevo detto che era un po “maledetto”. figurati che una volta mi disse che anch’io parlavo troppo e mi aveva fatto una lettera per scomunicarmi per l’eterno … Ma io ho tenuto duro e feci un istanza al padreterno di cambiare Angelo. Per fortuna che sei arrivato tu. E poi so contento pure che ci sta elda … Lei parla con il cuore… E bella questa comunità provvisoria …si organizzano sempre feste… Ma tu ci vai sempre alle feste del santo patrone? Ma l’organizzi tu o tenete pure voi come a noi qui la pro loco e il comitato festa … Sai teniamo adesso pure gli sponsor non ho capito ancora a che servono ma li teniamo. Io glielo già detto pure a elda che per fare il museo dell’aria ci serve solo l’immaginazione e la fantasia … Ma quelli non ci credono …. Be però ho visto che ci stanno un sacco di architetti … Ma c’è stata un’altra scossa? ma … Caro mercuzio e elda … Siamo tutti angeli caduti … Noi dobbiamo solo impegnare ai bambini … Giro giro tondo cambia il mondo …. Cento cinquanta e la lega non canta…. Canta sola sola .. E lui non vuole andare a scuola … Sale sul tetto che scotta …. Scotta la storia… La memoria vacilla …. ma la comunità provvisoria …. È quest-altra cosa?

    nanosecondo

    15 ottobre 2010 at 10:37 am

  7. Provo a definire, o meglio ridefinire a quasi un anno di distanza dal seminario, il mio punto di vista sulla Paesologia in poche stringate parole.

    Sincero impegno, per le future generazioni, a considerare come “valore etico” l’uso consapevole delle risorse naturali (acqua, vento, terra, paesaggio, biodiversità, etc.). Tale nuova etica è indispensabile e non negoziabile, base di ogni azione culturale e professionale.
    mario perrotta

    mario perrotta

    15 ottobre 2010 at 8:44 pm

  8. condivido l’estrema sintesi di mario
    aggiungo l’attenzione alla vivibilità / riabitabilità dei paesi dell’appennino e
    alla terra agricola come ultima vera, grande risorsa del nostro sud

    verderosa

    15 ottobre 2010 at 9:35 pm

  9. Caro Mario ,sei sempre straordinariamente lucido!
    Ti devo pubblicamente ringraziare,perché mi hai fornito piste di dibattito che ho usato in diverse occasioni(sempre citando la fonte!).

    Senza la Comunità Provvisoria non ci saremmo conosciuti.

    Con Fraterna Amicizia
    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    15 ottobre 2010 at 10:30 pm

  10. So che Elda è una persona schiva e frugale.
    Lascia però che ti dica che sei tu LA GRANDE ANIMA della comunità provvisoria!

    Dal profondo del cuore
    M.Ciasullo

    michele ciasullo

    15 ottobre 2010 at 10:32 pm

  11. Mi associo al pesniero di Michele Ciasullo circa Elda e Mauro. Ottima la sintesi di Mario Perrotta, condivisa anche da Angelo e da me. Visto che poi abbiamo la grande risorsa di Franco come paesologo e autore di questa straordinaria intuizione, e con lui nella CP vi sono talmente tante e tali riusorse umane, a livello di eticità, capacità culturali, organizzative, politiche, specializzazioni tecniche e quant’altro (Angelo, Agostino, Nanos, Giovanni, Mauro,Luca, Mario Perrotta e Mario Festa,i Michele, Ciasullo e Citoni, Federico Iadarola e Verderosa, David Ardito, Sal Di Vilio,Donato, Lucrezia, Raffaele, Sergio, Vittorio,Laura,Ursula, Marisa, Antonio, Enzo Luongo e i tanti troppo che dimentico ora) perchè DUNQUE noi non si prova davvero a STRUTTURACI un po’ di più, sia a livello organizzativo sia nell’elaborare dei riferimenti comuni? Vedrei bene anche il progetto delle “leadership orizzontali diffuse” e soprattutto vedrei Elda come “grande anima” comune che ci rappresenti a livello formale e pubblico, dando per scontato che Franco, in quanto poeta, se lo si vuole conservare come tale, deve necessariamente essere un battitore libero.

    Salvatore D'Angelo

    15 ottobre 2010 at 11:38 pm

  12. ringrazio chi ha commentato comprendendole queste mie poche parole, chi le ha volute comprendere.
    spero che non siano apparse “astratte” a qualcuno…ma ,se così è stato, mi sta bene, perché l’astrazione è una cosa bella, è il sogno, l’utopia, la speranza, il pensiero.
    sull’organizzazione più strutturata sono stata sempre d’accordo, ma ripeto ancora la preghiera di tenermi lontana da ogni forma di ruoli “istituzionali”.
    io non mi sento di rivestire incarichi di nessun tipo.
    continuo, per un mio limite, a credere nella forza che hanno pochi convinti e non in quella di molti distratti.
    ci sono di certo persone molto più adatte a cariche e ruoli, io resto nella comunità a pensare, a lavorare ( per Cairano, per la cp, per la APS – se si deciderà di farla -, e per ciò che serve) e a scrivere quando ne sento il bisogno.

    e.m.

    eldarin

    16 ottobre 2010 at 8:44 am

  13. una sola cosa la volevo ribadire, e credo che sia davvero poco astratta: c’è bisogno di un mutamento nel cuore, prima di tutto quello. questa sì che sarebbe un’azione rivoluzionaria, una rivoluzione umana e culturale.
    salvatore, mauro, michele, mario, enzo, angelo, ditemi: è dogmatico ciò che sento di chiedere? è astratto?

    eldarin

    16 ottobre 2010 at 8:49 am

  14. mutamento del cuore, è un pò come avere fede; non è che ci si arriva con la ragione, nè bastano i tuoi accorati appelli sulle pagine del blog; ognuno ha la sua strada da seguire, prima o poi si arriva alla stessa meta ma i tempi sono diversi
    – – –
    salvatore perchè non fai tu sintesi ? riprendere l’idea dell’APS e rappresentarci; sei il punto d’equilibrio tra il fare e il pensare

    verderosa

    16 ottobre 2010 at 8:49 am

  15. Voglio essere preciso anche a rischio di diventare “pedante” ….solo per amore e per rispetto e salvaguardia degli interessi,sentimenti e ragioni personali spendibili soggettivamente,esistenzialmente ,intellettualmente ,eticamente e politicamente per il futuro nella esperienza concreta , paesologica e comunitaria, dei “piccoli paesi dalla grande vita “ della mia Irpinia.Fare sintesi è importante solo le eventuali contrapposte posizioni siano chiare a tutti.Mi farebbe piacere che ognuno avesse rispetto delle parole facendo anche un sforzo di comprensione per le proprie e di quelle che usano gli altri e non giocando sulle pigrizie o ipocrisie della falsa contrapposizione tra astrazione-concretezza, pensare-fare, ragione-cuore,vecchi-giovani e quant’altro.Voglio essere chiaro esplicitando il mio disccordo su quanto rispettosamente leggo con attenzione nel nostro Blog. Io penso che alla esperienza della CP non basti ( e ripeto non basti….non che siano sbagliate) organizzare iniziative o eventi con le finalità e le argomentazioni: “….c’è un gruppo di amministratori comunali giovanissimi; il sindaco ha meno di 30 anni. Intorno a loro stanno convergendo diverse energie. I ragazzi del posto, le scuole superiori di Calitri, le associazioni culturali dell’alta irpinia, la comunità provvisoria, alcuni giovani sindaci del circondario. Inoltre, fatto considerevole, ci sono ex-amministratori che un tempo si fronteggiavano in opposte fazioni. Si sta verificando non solo una ricucitura sociale e interculturale, ma, fatto nuovo, il dialogo che si mette in moto travalica i confini del singolo paese; mette insieme le forze intellettuali che abitano ancora i piccoli paesi dell’entroterra appennico. Si, è auspicabile una partecipazione di proposte ampia, significativa, col giusto respiro di comunicazione per ogni evento e la giusta attenzione a chi vi partecipa, come ospite e come pubblico.” Prima di tutto non mi va bene( spero non dovrò ripetere sempre “per me”) che la Comunità provvisoria risulta essere uno dei tanti fattori o concorritori alle finalità sopraesposte sulla cui bontà o originalità avrei molto da ridire ,da chiarire non per preconcetta pregiudiziale ma solo per esperienza diretta e concreta in tante altre rispettabili iniziative del genere nello spazio e nel tempo sul nostro territorio. Per quel che mi riguarda ribadisco rispetto per gli organizzatori e per gli ospiti ma ritengo riduttivo e minimalistico le presunzioni di originalità,autenticità a tutta la nostra esperienza comunitaria sia per Cairano 7x che per le curiosità e i dibattiti rilanciati sul nostro Blog e in molte sedi prestigiose della cultura nazionale ( Politecnico di Milano,Università di Padova ecc.) sulla originale proposta culturale “paesologica” e social-politica di Comunità provvisoria che nelle intenzione e nei fatti cercava di superare “i tempi e i modi” di un certo modo di pensare e fare cultura-politica.Per esemplificare credo non sia un grande risultato l’occasione di incontro di “ ex-amministratori che un tempo si fronteggiavano in opposte fazioni” o ““….c’è un gruppo di amministratori comunali giovanissimi; il sindaco ha meno di 30 anni.”.A scanso di equivoci malevoli…..buone e giuste cose ma sicuramente riduttive rispetto a quello che ci siamo detto al Goleto, a Cairano , a…..Grottaminarda nel primo tentativo di approfondire,spiegare anoistessi e agli altri la “paesologia” e ….l’umanesimo delle montagne”.Si tratta di contrapposizione tra astratto e concreto? In questi ultimi tempi e per altri motivi ho cominciato a diffidare degli “uomini del fare” e anche degli “uomini della provvidenza”.Io insieme a tanti altri a Grottaminarda avevamo scomodato il meglio delle nostre capacità intellettuali per rivestire di pensiero una esperienza difficile complessa e oggi mi va molto stretto la sbrigativa considerazione “…I temi fondativi degli incontri sono quelli dell’abitabilità dei paesi interni e della risorsa ‘terra’, ultima occasione di sviluppo ancora sostenibile per un territorio ormai ai margini della vivibilità.”o anche “deve essere un lavoro comunitario dove per comunità si intende un gruppo di persone ampio, locale e visionario con l’obiettivo di realizzare infine un ‘fatto’. Forse il Parco, forse una ‘guida’ all’irpinia. Partendo dall’incontro, dalle relazioni, dalla discussione.” Ancora l’ossessione discriminante del “fatto” contrapposto al sentimento,passione,idea che tanto sconcerta e spaventa le vecchie e nuove classi dirigenti politiche e le intristite,offese e frustrate figure ‘intellettuali’ locali in cerca di rivalse col cappello in mano o con radicali e inconcludenti contrapposizione “senza se senza ma”.Per circa quarant’anni di “diaspora” intellettuale dalla mia terra sono tornato al mio paese in agosto per la festa patronale con amore e con rispetto dei comitati promotori, le proloco e tutti quelli che scrivevano con fatica storie locali ma questo non mi mai fatto pensare che valesse la pena di impegnare la mia persona per il mio paese e la mia terra.Aver conosciuto la Comunità provvisoria e le tante belle persone ,”sognatori pratici”,intellettuali e non mi aveva riscaldato il cuore e impegnato il pensiero.Ma non venitemi a confondere “il grano con il loglio…” la paesologia e la ‘paesanologia’.Io continuerà a venire alla festa del patrono, apprezzerò la convivialità e l’umanità dello stare e mangiare e bere assieme ma non chidetemi di impegnarmi più del dovuto ma soprattutto non pensate di vendermi il tutto come una esperienza originale e autentica utile al futuro,alle speranze e ai sogni dei giovani e dei vecchi come me che abitano e amano questa bella terra che è l’Irpinia.
    mauro orlando

    mercuzio

    16 ottobre 2010 at 4:16 pm

  16. Tessere la rete. Il telaio incrocia fili e traccia disegni. Non ci stà verticismo, non ci stà omologazione. Una tessitura colorata e “lavorata” e capace di emozionare quando si compie l’azione del farla derire la proprio corpo. La tessitura di una rete garantisce approcii che hanno a che fare con l’esperienze e le esperienze di ognuno di noi.
    L’uso consapevole delle risorse naturali non è paesologia, è la direzione politica dei decenni che ci stanno avanti; è la dimensione che deve informare ogni azione programmatica ed economica e sociale e civica.

    La paesologia è qualcosa di altro, uno sguardo profondo, realista, tagliente. Il punto di partenza .
    La comunità provvisoria se innalzerà il livello di ambizione a cui tendere, forse avrà ancora nuova linfa. Può diventare il luogo che accoglie, la casa madre, in cui tante persone , tante realtà sociali, gruppi operativi, movimenti ambientalisti si ri-uniscono per costruire una rete. Nella rete , i fili saranano di colori diversi, perchè ogni colore dovrà rappresentare quell’insieme di persone, che forse già per conto proprio agisce nel senso dell’etica ambientale, sociale ed economica.
    Questo è per me il futuro della comunità provvisoria anche se lo spazio di un comemnto è davvero piccolo.
    Non so se mi sono sporto sul cornicione, ma dico quel che penso. La comumnità provvisoria come organismo granitico , omogeneo, unitario, non credo funzionerebbe. La cp come federazione di associazioni, di persone, di luoghi, forse potrebbe essere il motore trainante di un nuovo civismo dell’Irpinia.

    luca b.

    16 ottobre 2010 at 7:22 pm

  17. al solito ..scusate la digitazione… ;-)

    luca b.

    16 ottobre 2010 at 8:07 pm

  18. Il solo uso consapevole delle risorse non è paesologia, condivido. Non a caso ho aggiunto che tale uso deve essere considerato uno dei “valori etici”. l’ETICA, infatti, come ci insegnano i filosofi greci studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o “moralmente leciti”, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o “moralmente inappropriati”. Per far questo è necessario guardare al mondo con onestà, realismo e profondità.

    Le reti, allora, lasciamole nel mare mediterraneo per “catturare i pesci” o utilizziamole per i segnali digitali, le comunicazioni stradali e la fornitura di acqua ed energia. Il concetto di rete, nei casi citati, nasce per costruire un sistema idoneo a sopperire alla mancanza di un collegamento, mediante altri collegamenti disponibili. C’è, in sostanza, in questi anni un abuso di questo termine che ha come vero motivo per il suo utilizzo il concetto di sovrabbondanza, mentre ci troviamo a dover fare i conti -oggi- con risorse sempre più limitate. Quello di cui parla un paesologo, appunto.

    mario perrotta

    mario perrotta

    17 ottobre 2010 at 7:45 am

  19. I commenti di Luca e mario mi trovano in accordo se non altro perchè non apodittici ma problematici e quindi aiutano il chiarimento ,non le sintesi, di cui abbisogniamo in questo momento di snodo.Il discorso ‘etico’ di mario lo trovo utile quando viene individuato nel riimparare a “guardare al mondo con onestà, realismo e profondità”.Credo che anche mario non pensi a nessuna ‘etica’ assoluta e prescrittiva.Credo che lo stesso luca quando parla di ‘reti’ come una ” tessitura che…garantisce approcci che hanno a che fare con l’esperienze e le esperienze di ognuno di noi”.Non solo salvifico strumento tecnologico ma possibilità di mettere in rapporto ‘esperienze ed esistenze’ per un impegno pubblico comunitario.Pertanto io penso che sia diventato non solo utile ma indispensabile cominciare una dialogo tra di noi partendo dalla soggettività attiva e consapevole dove ricreare “reti comunicative” sociali attive che aiutano a non ritrarre la “morte del soggetto” , la sua dispersione o dissoluzione, o un ripiegamento individualistico nel privato “triste ,solitario y final” culturalmente forte o, peggio, nel consumo edonisticamente passivo e superficiale .Ma anche pretese minimalistiche di aggregarsi o accodarsi a processi minimalistici e ‘pratici’ di iniziative pubbliche con ingenue e già sperimentate oneste intenzioni e soluzioni salvifiche e buoniste.Nessun fondamentalismo o contrapposizioni astratte ma neanche sia il ‘pratico’ ‘lisciare il pelo’ ai comportamenti viirtuosi della società civile o della società politica sia “l’autismo corale” quando si fa disimpegno.
    mauro orlando

    mercuzio

    17 ottobre 2010 at 8:15 am

  20. in fondo questo post qualcosa l’ha smossa. anche se nessuno di noi forse è ancora “mutato”,sta però affrontando la possibilità di un “mutamento nel cuore”, che altro non è, poi, se non l’affrontare ciò che è fuori da noi, considerando l’esterno il centro e noi, singolarmente o insieme, una parte di un ben più complesso sistema.
    è vero, ognuno ha i suoi tempi, e i miei non sono mai stati “appelli”. non ho l’autorevolezza per farne.
    io, al massimo, ho esposto – con i miei toni – un pensiero, un bisogno, un sentimento personale.
    e la comunità è, per come pare a me, il luogo dell’accoglimento ( mi scuserete il termine) del pensare, perché è dal pensare, dal pensare e dal sentire insieme, anche scontrandosi, anche dissentendo, che può venire fuori un nuovo “fare”.
    buona domenica
    e.m.

    eldarin

    17 ottobre 2010 at 10:40 am

  21. p.s. i miei commenti vanno in spam da qualche giorno. ogni volta devo andarli a ripescare e approvarli. potete risolvere il problema?
    marci

    eldarin

    17 ottobre 2010 at 10:44 am

  22. mi permetto di intervenire, mi sento un po’ a disagio a farlo, sono l’ultimo arrivato e sicuramente sono quello che sa meno. ma a me pare che il post di elda parli al cuore piuttosto che alle azioni alla condivisione piuttosto che all’iniziativa che ne è il passo successivo. per me la cp è un luogo in cui le proprie fragilità e marginalità, condivise, possano superare il disagio del confronto frivolo di tutti i giorni per diventare motore di idee e progetti. ma per avere il coraggio per stare in bilico sui cornicioni bisogna, credo, riconoscersi fragili e marginali., appunto. la mia è innanzitutto un’adesione esistenziale nel senso di condividere la mia vita con altri per un’utopia chiamata paseologia, “uscendo da me”. credo che la paesologia sia prima di tutto un esercizio dell’anima, rintracciare dentro di sè quella meravigliosa desolazione che la stessa ha reso visibile di terre scordate. ringrazio elda per il coraggio del post, su cui ho riflettuto molto e mi perdonerete se solo ora ho avuro il coraggio di dire qualcosa che poi non è molto.

    sergio pag

    17 ottobre 2010 at 11:06 am

  23. sergio pagliarulo è una di quelle persone che si sono avvicinate recentemente alla cp ma che subito ne hanno compreso il senso più profondo.
    ho avuto modo di parlare alcune volte con lui e l’ho trovato talmente vicino a certe tematiche da farmi ben sperare per il futuro della cp.
    sono queste le persone, i ragazzi, i cuori che non dobbiamo lasciarci sfuggire…
    grazie,sergio, sono io che ringrazio te.
    p.s. giusto per chiarire come la vedo io: qui non ci sono né primi né ultimi.

    eldarin

    17 ottobre 2010 at 11:45 am

  24. Faccio mia la definizione di Sergio, che ho la fortuna di conoscere da qualche anno e di cui conosco la sincerità e la profondità di pensiero. “Paesologia: un esercizio dell’anima, rintracciare dentro di sè quella meravigliosa desolazione che la stessa ha reso visibile (per le) di terre scordate”. Grazie Sergio, a presto.

    mario perrotta

    mario perrotta

    17 ottobre 2010 at 2:13 pm

  25. sergio,
    piacere di leggerti e di ….conoscerti!
    benevenuto in Comunità provvisoria.
    mo

    mercuzio

    17 ottobre 2010 at 4:08 pm

  26. Caro Mauro,
    mi spiace ma io non sono d’accordo con il tuo commento del 16 ottobre 2010 alle 4:16.
    Ormai sono mesi che si scrive e si riscrive su teorie, ipotesi, ideologie e quant’altro; alla fine ci si è ridotti a dieci persone che si rincorrono nei commenti.
    Le teorie vanno bene se sono seguite da fatti e/o azioni, ed io non ne vedo se non interminabili “botte e risposte” virtuali.
    Poi chiudo in riferimento al tuo
    “Ma non venitemi a confondere “il grano con il loglio…” la paesologia e la ‘paesanologia’.Io continuerà a venire alla festa del patrono, apprezzerò la convivialità e l’umanità dello stare e mangiare e bere assieme ma non chidetemi di impegnarmi più del dovuto ma soprattutto non pensate di vendermi il tutto come una esperienza originale e autentica utile al futuro,alle speranze e ai sogni dei giovani e dei vecchi come me che abitano e amano questa bella terra che è l’Irpinia”…..
    Nessuno ha chiesto (o imposto) niente a nessuno, c’è un’idea che qualcuno porta avanti e CHI VUOLE può dire la sua e scegliere di collaborare (partecipare) o meno.
    Stesso discorso per la vendita, non siamo commercianti, e quello che si fa non è certamente per vendere o comprare, ma semplicemente come un modestissimo contributo sociale/territoriale.
    Se parli a nome della Comunità Provvisoria e ritenete che tali iniziative “paesanologiche” non rientrano nelle attività comunitarie o vanno contro delle “linee guida” basta dirlo. Le attività continuano e si cancella comunità provvisoria laciando solo i nomi (o anche in forma anonima) non c’è problema.
    Purtroppo caro Mauro l’Irpinia bisogna viverla tutto l’anno per capirla bene; organizzare una serata in un piccolo comune riuscendo a portare 100 persone da altri 15 comuni non è cosa da poco. Del risultato sono personalmente soddisfatto; che poi l’iniziativa possa essere paesologica o “paesanologica” va bene lo stesso.
    Con questo, senza voler essere polemico, ribadisco la mia posizione ed il mio modo di vedere le cose, e nel momento in cui capirò di essere “controcorrente” in navigazione solitaria farò un passo indietro, lasciando la Comunità Provvisoria (che avevo piacevolmente conosciuta a fine 2008, con cui ho felicemente convissuto nel 2009, ma sentita lontana nel 2010) dedicandomi ad altro.

    agostino

    18 ottobre 2010 at 7:42 am


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