COMUNITA' PROVVISORIA

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Dalla Daunia con furore…

di Sergio Gioia

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 9 ottobre si è tenuto il primo stage di paesologia della Comunità Provvisoria. È trascorsa una settimana e dopo tanto tempo non so se tenere un registro ironico o freddo di questo resoconto. Aggiungo che scrivo da Napoli, dove provo sentimenti e sensazioni un po’ diversi da quelli che provo quando sto in Irpinia, relativamente agli stessi fenomeni. Scrivo perché sollecitato a farlo da Franco: potrei comunque declinare cortesemente l’invito ma mi sento di non dover venir meno a quello che ormai non è più per me un impegno solitario, ma un qualcosa che mi fa sentire “sulla stessa barca” con tante altre persone che ho conosciuto in questi tre anni di esperienze comuni.

Il giro prevede alcune tappe. Partenza da Lacedonia, destinazioni Mastralessio di Anzano di Puglia, via Scampitella, Accadia e Vallesaccarda. Un po’ di curiosità ad aspettare i presenti chi fossero, e qui in parte cominciano le sorprese: insieme a Franco ed Elda Martino, e poi sopraggiungono tre persone di “città”, Sergio Pagliarulo di Avellino e due nuove conquiste, Davide e Antonio da Napoli, mai visti prima.

 

La chiacchierata accucciati per terra al casello di Lacedonia sembra più un riscaldamento…ci alleniamo a svegliare i sensi interiori per possibilmente percepire tutte le sfumature di quel giro che già agiva nei nostri cervelli come un potente stimolo alla nostra fantasia.

 

Giunti a Scampitella, il maestro concertatore Harmin si catapulta su un meraviglioso gruppo di vecchioni in trono sugli sgabelli pubblici della piazza, e noi con lui. Un attimo prima eravamo rimasti senza fiato innanzi alla maestosa porcata della neo scultura di una piazzetta laterale, che rappresenta magnificamente quanto questi luoghi siano incompresi da tutti quelli che ci hanno messo mano da trent’anni a questa parte. Ci solleva appena psicologicamente ascoltare dalla bocca del proprietario la storia, narrata per la prima e ultima volta nella sua vita, del suo supermercato, con mille sottigliezze sulle differenze tra franchising, marchi e quant’altro degne del più scaltrito sofista del terzo (?) secolo a.C.

Infine un giovanotto sulla quarantina a fianco al bar, simile a un tracagnotto buttafuori della costa romagnola, ci dice che Scampitella e tutta l’Alta Irpinia sono il luogo più brutto del mondo, ma si capisce benissimo che non se ne andrebbe nemmeno se gli dai il premio del prossimo superenalotto.

 

Ok, sentendoci più coraggiosi di Robinson Crusoe e più raffinati di Oscar Wilde, tutti e sei ce ne andiamo diritti ad Accadia, passando prima da Mastralessio. Qui rischiamo l’incidente diplomatico col titolare  di un negozio dell’inquietante piazzetta centrale, inquietante in senso buono ovviamente. L’ energumeno esce fuori dalla sua tana inveendo contro una persona di noi che scriveva beatamente alcune cose su un taccuino per fatti suoi. Per poco non alza le mani addosso a tutte e sei…ecco quel tipo non è molto diverso dal mostro di Avetrana, se solo gli fosse andata al cervello una microgoccia di sangue in più, avrebbe fatto una strage. Di tipi così oggi è piena l’Italia, ed è un soggetto pienamente capace di intendere e di volere e sano di mente, è semplicemente uno a cui non gliene frega più niente degli altri e nemmeno di se stesso.

 

Ad Accadia attingiamo alla vetta della giornata paesologica: mega panino sui gradini diroccati dell’area abbandonata di Accadia…i discorsi ritornano sottililissimi come alla pizza di Mattinella di qualche sera prima, io per lo più taccio, serpeggia una venatura di godimento tra noi, un attimo di sazietà spirituale surreale ma non illusorio.

 

Poi, la prova che non trattavasi di scampagnata: nientedimeno veniamo invitati a starcene soli per ore…qui si riassume il meglio di tutta la mistica occidentale e orientale, religiosa o atea fa lo stesso.

 

Carichi di tutti i fantasmi positivi che ci balenano nella mente dopo questo pomeriggio, assorto ma tutt’altro che pallido, ci viene incontro un’ora di ristoro e requie in quello che è già divenuto un nuovo santuario della paesologia neo irpina: casa Pagliarulo in quel di Vallesaccarda. Tutta la cultura, la laboriosità,  l’onestà , la civiltà del vostro popolo dipinti negli occhi di Pagliarulo padre, che ci guida a vedere i suoi orti immani, e nelle pizze indescrivibili che la sua consorte ci offre.

 

Dimenticavo, prima eravamo passati a Panni, dove gli altri sono saliti sulla passeggiata panoramica ed io ho preferito restare solo coi miei pensieri neri, ma anche un po’ fucsia e giallognoli, a congelarmi sulla piazza di accesso al paese. A un certo punto un tizio mi salutò quasi a volermi ringraziare di essermi manifestamente divertito su quella panchina più di come mi sarebbe capitato al casinò di Montecarlo.

 

La giornata termina alla grande: mi offro di accompagnare Elda ad Avellino…finalmente una conversazione intensa in mezzo al grigiore di tante giornate senza un interlocutore degno di nota.

 

Tant’è ragazzi. Grazie a chi ha organizzato la cosa e a chi è venuto, vi aspettiamo al prossimo stage che si farà a novembre.

 

Sergio Gioia

 

 

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Written by soter54

20 ottobre 2010 a 10:04 pm

Pubblicato su AUTORI

5 Risposte

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  1. Bravo Sergio. Ho apprezzato e pubblicato volentieri. Riveli una bella dote di scrittore di cronaca apparentemente svagata, invece autoironica, scherzosa e con richiami colti. Spero ci invierai altri pezzi da postare.

    Salvatore D'Angelo

    20 ottobre 2010 at 10:12 pm

  2. uno spaccato svagato, veloce, disincantato.
    ad ogni luogo un segno; sintesi, sincope.
    bravo

    verderosa

    20 ottobre 2010 at 10:22 pm

  3. Grazie Sergio, peccato non esserci stato.

    Michele Citoni

    21 ottobre 2010 at 7:56 am

  4. bravo sergio!
    a tratti mi hai ricordato la prosa di paolo villaggio!
    a novembre secondo giro, credo che andremo a calabritto e a senerchia

    arminio

    21 ottobre 2010 at 9:40 am

  5. Sergio,hai guardato luoghi e persone con grande attenzione e clemenza.
    bello
    grazie
    e.

    eldarin

    21 ottobre 2010 at 9:51 am


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