COMUNITA' PROVVISORIA

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Per fare una poesia

per fare una poesia
c’è sempre da scrivere un’altra cosa,
quella che abbiamo visto
non è mai la rosa.

per fare una poesia
il mondo ti deve cadere in bocca,
la lingua lo rovista e non lo tocca.

per fare una poesia
devi sentirti come un’anguilla
sull’autostrada, non è la letteratura
e le sue trame, è il lampo di luce
che la distingue dal catrame.

per fare una poesia
devi mirare
il centro della terra,
lì dove non potrà mai arrivare
il colpo di un fucile,
la carta di una caramella.

per fare una poesia
non ci vuole niente
ma proprio niente,
nessuna idea
nessuno sforzo,
basta che abbiate un corpo
uno solo, ma che non sia vostro.

 

Franco Arminio da IL PRIMO AMORE

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Written by Arminio

20 ottobre 2010 a 7:19 pm

Pubblicato su AUTORI

12 Risposte

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  1. questo blog mi pare stia diventando poco attento alla poesia. è un peccato, la poesia è un dono….

    Arminio

    21 ottobre 2010 at 5:36 pm

  2. un blog è fatto di persone, forse, caro Franco, se c’è poca attenzione alla poesia, è perché i cuori sono inariditi, e i cuori sono organi che stanno nei corpi, nei corpi delle persone.
    in ogni caso, bella.
    tu scrivine ancora, stai pur certo che c’è chi le legge, qui e altrove.
    e.

    eldarin

    21 ottobre 2010 at 6:08 pm

  3. ma io non sono mai riuscito a stare in un partito perché nei partiti la poesia è bandita….
    se la cp perde i contatti con la poesia
    si uniforma alla miserira spoirituale che c’è in giro.
    tensione politica e tensione poetica, questo per me è un bel binario….

    Arminio

    21 ottobre 2010 at 6:14 pm

  4. sono d’accordo con te, con un occhio maggiore, per ciò che ti riguarda, alla tensione poetica che è più delicata, e va protetta…

    eldarin

    21 ottobre 2010 at 6:17 pm

  5. Penso alle mie esperienze sudafricane, al fatto che ho visto (e filmato) tante assemblee popolari e non una di queste si svolgeva senza che in apertura e in chiusura, talvolta anche in mezzo, salisse dal fondo uno di quei meravigliosi canti di lotta in cui per magia tutti si distribuiscono con naturalezza le parti sulla dominante, la terza, la quinta… E ho sempre pensato che un’assemblea che comincia e finisce così non possa che essere una cosa diversa da quelle che conosciamo. Scusate la botta di retorica, faccio una proposta: non ci sia riunione o iniziativa della cp che non si apra e chiuda con una lettura poetica.

    Michele Citoni

    21 ottobre 2010 at 6:59 pm

  6. Mi piace questa poesia perché si capisce alla prima lettura. E’ solo in seguito che ti fa smarrire.
    Come perdersi appena usciti indenni dal labirinto…

    p.s. stesso effetto mi ha fatto la CP, mi pareva così semplice e così bello all’inizio, una visionaria costruzione di “senso” collettivo. Ora mi sono completamente perso, faccio fatica a comprendervi. Ci vediamo domani, comunque, con il cuore allegro.

    paolo

    21 ottobre 2010 at 7:04 pm

  7. michè ma sei in forma prodigiosa
    praticamente ogni volta che apri bocca
    dici cose meravigliose.
    io non potevo dirla questa cosa, ma approvo a patto che non siano miei testi.
    allora domani se siete d’accordo cominciamo e finiamo con una poesia….

    Arminio

    21 ottobre 2010 at 7:15 pm

  8. “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”. Dead Poets Society, USA 1989, Regia: Peter Weir, Sceneggiatura: Tom Schulman.

    mario perrotta

    mario perrotta

    21 ottobre 2010 at 7:27 pm

  9. Bene, mi candido a leggere qualcosa che porto, ma se posso scegliere preferirei sul tetto.
    @ Franco: intanto cominciamo, vedrai che prima o poi potremo permetterci anche le tue…

    Michele Citoni

    21 ottobre 2010 at 7:43 pm

  10. ANNI RUBATI

    Passa un trattore
    dal sordo rumore,
    nell’aria rimane
    l’odor del letame.

    Un suon di campane
    scandisce le ore,
    il vento trasporta
    il profumo dei fiori.

    Nel borgo incantato
    un bambin spensierato,
    uscendo da scuola
    saltella beato.

    Lo osservo, lo invidio,
    quel giocare sincero
    mi fa rimembrare
    di non esser più vero.

    Ritornano in mente
    gli amici d’infanzia,
    son tutti impiegati
    in chissà quale stanza

    Vorrei come allora
    star sempre per strada,
    un calcio al pallone,
    una spiga rubata.

    L’estate era al termine,
    la scuola aspettava,
    ancora una volta
    l’inverno arrivava.

    Il freddo, la neve
    tanto agognata,
    dopo lo studio
    a “pallottoliata”.

    La sera alla piazza
    si giocava di grazia,
    “a carne” “o’moccià”
    “o’ chiappaliberà”.

    Così son passati
    quegli anni rubati
    e checchè se ne dica
    non son più tornati.

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    22 ottobre 2010 at 10:53 am

  11. DIVERSO

    Vien da lontano
    ti tende la mano,
    non parla italiano
    è nord africano.

    Ha vissuto in miseria
    la fame più nera,
    il mare attraversa
    in una vita migliore spera.

    Ma appena sbarcato
    il destino ha segnato,
    la gente lo scaccia
    qual can appestato

    È nero, sudato
    si sente umiliato,
    non trova lavoro
    dorme per strada.

    Un tozzo di pane
    se vuol guadagnare,
    nei campi a sgobbare
    sotto il sole a zappare

    Lontana è la sua terra
    ricorda la guerra,
    non ode al suo fianco
    la voce di mamma.

    Gli tornano in mente
    i giochi di bimbo,
    scalzo correa
    nella polvere calda.

    I fratelli minori,
    i cari, gli amori,
    è troppo distante
    quel mesto richiamo.

    Il sole già nasce ma
    non nel deserto,
    al posto dell’oasi
    il supermercato.

    Non passan cammelli
    ma auto e carrelli,
    una lacrima bagna la pelle catrame,
    non c’è più la guerra …
    ma è ancora in catene.

    Giovanni Ventre

    giovanni ventre

    22 ottobre 2010 at 10:56 am

  12. POESIA

    E’ poesia il vento che sussurra
    la sua dolce canzone
    ed una bianca nuvola che vaga
    lieve nell’aria azzurra.

    E’ poesia il gorgogliante rivo
    che ride fra l’erbetta
    ed il cielo infinito d’un cobalto
    terso profondo vivo.

    Ed è poesia un canto che lontano
    nella notte si perde
    e uno sguardo di donna innamorata
    dolcisimo ed arcano.

    un ....... comunitario

    22 ottobre 2010 at 12:35 pm


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