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per michele d’ambrosio

 

Mi sentivo spesso al telefono con Michele. Era per parlare
dell’Irpinia o per invitarlo a qualche evento culturale che
organizzavo. Poteva essere a Bisaccia o a Cairano, lui c’era sempre.
L’ultima volta l’ho visto proprio a Cairano. Nel nostro rapporto si
era fatta strada una vena d’affetto e di stima reciproca. Non era
stato così nel passato: ricordo un faccia a faccia nella sezione ds
di Paternopoli, ricordo la mia irruenza nel cercare di strapparlo alla
rigida armatura in cui aveva imprigionato la sua intelligenza. Molti
parleranno in questi giorni delle sue virtù e dei suoi vizi di uomo
politico. A me piace ricordarlo con un testo scritto molti anni fa in
cui lo ritraevo per come mi aveva colpito nei comizi e negli
interventi in sezione. D’Ambrosio aveva una lingua, aveva una musica
che nessun altro aveva e nessun altro ha.

L’Irpinia ha un glorioso attore classico e non lo sa. Si chiama Michele D’Ambrosio e attualmente lo si può vedere e ascoltare nel suo generoso tour provinciale per presentare la mozione di sinistra del suo partito. Ma in realtà si tratta d’altro. Una performance altissima, degna di un artista shakespeariano, o del teatro beckettiano: immaginate una cosa come “L’ultimo nastro di Michele”.  Peccato che dove si esibisce D’Ambrosio nessuno spenga le luci per creare l’atmosfera adatta. E ovviamente intorno non ci deve essere niente, né prefatori, né accompagnatori. Un palcoscenico spoglio. Una sedia. La sua faccia. I gesti delle sue mani. In lui c’è qualcosa di caravaggesco. Sembra ispirato dai moralisti ispanici del seicento e dai vecchi padri del deserto.

Il teatro di D’Ambrosio è così forte che richiede spettatori molto sensibili e non la gente sospettosa e posticcia che segue le vicende della politica. Ci vorrebbe un bagno nello spirito della tragedia greca per rivitalizzare le sezioni diessine dove il nostro è costretto ad esibirsi per combattere contro gli anticomunisti che vorrebbero cacciarlo. In realtà la politica per D’Ambrosio è una vocazione metafisica, dove non ci sono cose e persone, ma grumi di pensiero da sciogliere nella sua fiera eloquenza. Lui non ha fatto piantare alberi, né costruire palazzi. Non ha commesso alcuna delle nefandezze di cui si sono macchiati quelli che continua ad avversare nei suoi monologhi, dove c’è un sentore lirico e spartano e non quel viluppo di meschinità e opportunismi a cui ci hanno abituato i politici dell’ultima ora. Quelli che recitano intorno a lui sembrano esistere molto a sproposito, tesi a spiegare l’afflizione delle loro tesi.

Se davvero la politica è un teatrino, bisogna andare a sentire gli attori migliori. La luccicosa bava di capre che disegnano per noi poli e ulivi non può in alcun modo costituire salvezza in questa Pompei della democrazia. E così, mentre da ogni parte calano le ceneri, può essere utile ascoltare il nostro Abramo. In piedi o seduto, lui resta sempre al suo posto, lontano dall’ambulatoria demenza dei nostri giorni.

 

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Written by Arminio

23 ottobre 2010 a 10:14 am

Pubblicato su AUTORI

4 Risposte

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  1. Anche per me l’ultimo incontro è stato a Cairano. Non stava bene fisicamente ma era sempre lucidissimo. Ogni volta che lo salutavo gli mandavo i saluti di mio padre che lo conosceva bene. Aveva abitato con lui a Prato negli anni sessanta e assieme ad altri compagni avevano fatto tante lotte (non si usa più questo termine!?) nel mio paese ed avevano avuti non pochi problemi per questo.
    Mia madre che è stata sua compagna di classe, mi ha sempre ripetuto che era “il migliore” della classe (espressione cara alla sinistra italiana).
    Personalmente ho avuto la fortuna di ascoltare spesso il compagno Michele D’Ambrosio nella piazza di Bonito. Mi ricordo anche di comizi dal balcone di casa sua. Altri tempi quando si parlava di politica nelle piazze e non nei salotti televisivi. Altri tempi e altra Politica.
    In quel periodo ero adolescente ma i suoi comizi li preferivo. Mi incantavano perchè riusciva a parlare del mondo e delle sue complessità e poi riportava tutto alla politica nazionale e locale. Dopo aver parlato andavamo a stringergli la mano e lui quasi non voleva. Non vestiva mai i panni spocchiosi dei politici.
    In quel periodo i De Mita, Mancino non venivano a Bonito. Sapevano che c’erano l’Onorevole Covelli, fondatore del Partito Monarchico e Michele D’Ambrosio, anima del partito comunista irpino.
    Era un periodo in cui dirsi comunisti era un’eresia in Italia ma lo era di più a Bonito per quella fortissima contrapposizione che esisteva con L’On. Covelli che governava ogni processo politico del paese.
    Mi ricordo della sua cultura politica, del suo rigore morale e della sua intransigenza. Faceva parte della commissione che indagò sulla ricostruzione in Irpinia. I suoi detrattori in paese (e in irpinia) dicevano “che non voleva far arrivare soldi per il terremoto”. Penso solo che aveva già capito molte cose. Guardava in avanti anche se il suo passo era lento.
    Oggi lo ricorderò promuovendo una giornata di cultura nel mio paese. Sarebbe stato contento.

    davidardito

    23 ottobre 2010 at 1:46 pm

  2. La nostra provincia ha prodotto politici e intellettuali da sempre; D’Ambrosio era un uomo della politica, di indubbia moralità, e vorrei sottolineare una frase ta quelle di franco:
    “se la politica è un teatrino, bisogna andare a sentire gli attori migliori”.

    teoraventura

    24 ottobre 2010 at 1:24 pm

  3. ieri al suo funerale una strana atmosfera. mi aspettavo che ci fosse un’emozione più grande.

    arminio

    24 ottobre 2010 at 1:43 pm

  4. david, forse la cosa più semplicemente intensa su Michele D’Ambrosio,in questo “bailamme” di coocodrilli giornalistici e ricordi e pensieri e frasi ad effetto .
    E’ stato per me che non los conoscevo affatto un pensatore di valore e visionario.

    lucabattista

    24 ottobre 2010 at 4:26 pm


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