COMUNITA' PROVVISORIA

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la mia personale notte sul tetto

Brande, materassi  e coperte che scivolano  sulle tegole da una finestra appesa su una scaletta, da cui a malapena passa l’aria: ecco il primo miracolo di una notte sul tetto. Di luce neanche a parlarne, il nubifragio di qualche giorno prima ha messo fuori uso l’impianto elettrico. Tentiamo più volte di rianimarla, come medici su un tavolo operatorio, ma i suoi segnali di vita si sono già dispersi da un po’. Allora cerchiamo qualche candela e una batteria.

Ma intanto sul manto tegolato appaiono i 2 Michele, Citoni e Friscione, che con le telecamere e le luci di supporto al seguito ci danno quelle tenue illuminazione di cui abbiamo bisogno. Decidiamo, quindi, di continuare così: sotto i riflettori della ribalta citoniana.

Distribuiamo le coperte, ci sistemiamo alla meglio sui letti. I due mik piazzano le telecamere e si comincia. Il mattatore delle parole è ovviamente Franco. Ma io non lo seguo. Sono acquattato in un angolo, sotto a due coperte. Ero l’unico non preparato alla notte. Io sul tetto non ci dovevo essere. Dovevo passare la serata con2 cari amici che non vedevo da mesi. Ero con la truppa già dal pomeriggio: a Bonito Irpino per un funerale e poi un museo nascosto come uscito d’incanto da una favola pieno di cose e storie. Il curatore è un ragazzo semplice ma fatto dal più bel candore che io abbia mai sentito. Forse le favole esistono. Tardiamo per una mummia e per delle stanze da civiltà contadina che lo stesso ragazzo del museo ci esibisce come fossero gloria. E forse è vero, c’è del glorioso nella sua ostinazione ad accumulare oggetti e cianfrusaglie senza farsele rubare dal tempo e dalla non curanza. Quanto mi sono sentito stupido e piccolo ma in ammirazione. Volevo dirgli quanto fosse meraviglioso quello che stava facendo ma niente. Ne ho subito la gloria senza poterlo magnificare. Mi sono ripromesso di tornare e di parlare con lui con più calma. I miei amici di viaggio, intanto, continuano con periodica scientificità a convincermi di restare per la notte sul tetto. Ma io ancora tengo duro.

Poi di corsa a Sant’Andrea di Conza, dove altri amici comunitari hanno organizzato una bellissima mostra su alcuni artisti armeni. Anche il luogo è stupefacente, è un’ex fornace. Vorrei chiedere della mostra, interessarmi del luogo. Ma niente, un sussulto bruciante mi acceca, una telefonata come una coltellata. Ed è a quel punto che Elda e Franco. si infilano nella mia solitudine come saette e mi convincono a passare la notte sul tetto. Cedo di schianto. Do’ ai miei amici in arrivo una mitologica sola e salgo. Ma sono così incazzato che un tetto non mi basta più, voglio l’Everest! Ma qualcuno ha fortunatamente un po’ di grappa e a quella per il momento mi aggrappo.

Io sono ancora sotto le mie coperte, sento la discussione intorno a me come un ronzio di una zanzara. Pale eoliche senza vento e i loro padroni come palazzinari del vuoto. Ospedali che non si occupano delle persone. Condivo tutto quello che dicono ma non dico una parola. So che sono lì per questo, per le battaglie che Franco ha portato avanti, per testimoniare a lui che ho creduto e credo in quello che fa, per la comunità provvisoria e per le diverse umanità che sono con me e anche per me, ma con la testa non sono sul tetto, sono da un’altra parte tra le stelle, a prendere a sassate le stelle per spegnerle. Che stronze le stelle, brillano e non mi dicono nulla. Sono sempre io a metter loro le parole in bocca. Da questa notte ognuno per i cazzi suoi, che le stelle brillino lontane dalle mie parole! Me ne sto zitto!

Mi calmo un po’ solo quando Fabio ci racconta della nascita del suo secondo bambino. Ma continuo stramene sotto le coperte. Ma all’improvviso Franco mi solleva dal finto torpore e quasi mi costringe a dire qualcosa. E allora sprigiono un monologo di 15 minuti ma non ricordo gran chè di quello che ho detto. So solo che chiedo di cambiare argomento, basta ospedali, pale, monnezza, parliamo di amore! Me la prendo con Franco e gli dico che non può scrivere delle bellissime poesie d’amore mentre non sa spiegarmi l’amore! Avrebbe potuto rispondermi, magari, che nelle sue poesie c’è già tutto ma resta in silenzio, quasi abbozza un sorriso. Capisco la delicatezza del suo silenzio e pian piano la mia rabbia si dissolve in essa.

Proviamo a dormire un po’ ma io non ci riesco. Scendo dal tetto, come un cane randagio perlustro la zona. Qualche macchina sfila sulla strada, mi sembra di scorgere nella luce dei fari una certa sorpresa nell’incrociarmi. Bandiere dei sindacati e scritte flosce, mentre è il vento il solo a esserci. Mi avvio a un distributore di sigarette. Penso che sia strano che un distributore debba riconoscermi tramite la carta di identità. È come se mi dicesse: “non do da fumare agli sconosciuti”. Alle mie, spalle mentre scelgo le Winston blu, si ferma una gazzella dei carabinieri. Mi chiedono, non chi sono ma da dove vengo. Rispondo che vengo dal tetto dell’ospedale e vanno via. Penso ormai che quel tetto sia una zona franca che non fa più paura a nessuno. Ho avuto quasi la sensazione che dire tetto è come dire sono una brava persona.

Scorgo un bar aperto, l’alba non è lontana. E allora decido di portare su latte caldo e cornetti ai mie compagni di umanità. Il bar è piccolo, pieni di uomini dalle facce stracciate e rinchiusi in sgangherate mimetiche. Fanno paura, sono cacciatori. Non ne ho mai visti così tanti, sembrano quasi una milizia, una sorta di gruppo paramilitare. E tutto questo per sparare a quattro uccelli all’alba. Sento di non capirli e non gli dico nulla perché so che non mi capiranno.

Vado via, risalgo sul tetto. L’alba comincia a sollevarsi stanca. In quel momento Franco infila una mano nel proprio zaino e come promesso regala a ognuno di noi una copia del suo libro di prossima uscita. Non prima di una dedica come a suggellare una notte. Io mi sento emozionato, ho tra le mani il suo libro e forse sento di non meritare tanto. Ho passato una notte a denti stretti, senza esser stato di grande compagnia. Eppure quel libro mi sembra una corona. Lo sfoglio, leggo un po’ qua e un po’ là, sorrido e per la prima volta mi sento a mio agio, rilassato. “Cartoline dai morti” recita la copertina!

Sergio Pagliarulo

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Written by Arminio

28 ottobre 2010 a 2:28 pm

Pubblicato su AUTORI

11 Risposte

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  1. caro sergio
    sono contento che sei tra noi. con te abbassiamo anche la media dell’età.

    Arminio

    28 ottobre 2010 at 4:38 pm

  2. caro franco,
    sono contento anche io di essere tra voi e spero abbassare solo l’età media.
    forse quello che ho scritto non è molto comunitario per una notte sul tetto ma è quello che mi è passato per la testa.

    sergio pag

    28 ottobre 2010 at 5:44 pm

  3. i post ci sono e pure belli,
    i commenti un pò meno….
    andiamo avanti, l’idea della cp è sempre molto viva

    Arminio

    28 ottobre 2010 at 6:46 pm

  4. E’ l’ora dei “Sergio” cronisti…di qualità e che qualità! Un bravo e un grazie a SP per questa cronaca così viva: ho “visto” tutto attraverso le sue parole…un po’ era come essere lì. Davvero, grazie.

    Salvatore D'Angelo

    28 ottobre 2010 at 6:48 pm

  5. Una bellissima pagina di diario,
    sincero ed emozionante,
    come dovrebbe essere sempre la nostra presenza e la nostra vita.
    complimenti Sergio
    a presto

    mario perrotta

    28 ottobre 2010 at 6:52 pm

  6. I miei complimenti a Sergio.

    agostino

    28 ottobre 2010 at 7:41 pm

  7. complimenti sergio. speriamo che si formi un nuovo gusto, quasi una nuova linea di vivere e raccontare contemporaneamente

    sergio gioia

    28 ottobre 2010 at 8:44 pm

  8. così: proporre esperienze e poi che ognuno ne scriva. questo mi pare un ottimo funzionamento della cp.

    Arminio

    29 ottobre 2010 at 4:59 am

  9. Grazie per la bella narrazione e per le emozioni trasmesse, anche a me le stelle hanno fatto sempre un po rabbia, forse perchè se ne stanno lì sempre calme, sempre brillanti ma assolutamente inutili.

    ventre giovanni

    29 ottobre 2010 at 2:48 pm

  10. Sergio il tuo cornetto a nutella, che ho sempre odiato, in quell’alba – invece – era buonissimo.

    luca b.

    1 novembre 2010 at 10:41 pm

  11. l’incontro di vallesaccarda si annuncia memorabile
    ma non c’è ancora una data….

    arminio

    1 novembre 2010 at 10:46 pm


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