COMUNITA' PROVVISORIA

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per uscire dal binario morto….

metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. fra un po’ vado a sant’andrea. mi pare che la cp è più viva che mai. ieri sera ne ho parlato a caserta davanti a duecento persone. dobbiamo partire da qui, ma da una fonte che sia solo nostra, ma lo sguardo è aperto verso il mondo.

armin

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Le notizie sul taglio ai trasporti regionali che ancora una volta penalizzeranno i piccoli paesi e le zone montuose confermano la necessità di aprire una vertenza di queste zone nei confronti della Regione e del governo nazionale. In questi tagli è compresa anche la soppressione della tratta ferroviaria che va da Avellino a Rocchetta. Si tratta di una soppressione che non arrecherà danni particolari, in quanto le corse ordinarie non le usa nessuno, ma il danno è molto grave se si considerano i viaggi turistici che su quella linea si stavano attivando. Una ferrovia che lambisce tre fiumi, che attraversa un parco naturale e zone di interesse comunitario, che passa a un soffio da paesi ancora assai belli, dovrebbe essere considerata un grande patrimonio.

La politica in questi anni non ha fatto nulla per costruire intorno a quel pezzo di ferrovia la suggestione di un viaggio in Irpinia. Ci hanno provato con successo negli ultimi mesi singole persone e associazioni. Hanno indicato una strada, in questo caso ferrata, per tenere aperto un varco verso oriente e verso quella terra dell’osso che rischia di essere sempre più abbandonata.

Già è insopportabile il fatto che i ragazzi migliori dei nostri paesi debbano andare via. Quelli che studiano qui non hanno certo le migliori condizioni: un ragazzo di Aquilonia che va al liceo di Sant’Angelo torna a scuola dopo le cinque del pomeriggio. La sede storica di questo liceo è in ristrutturazione da molti anni e quella in uso per gli studenti del linguistico e del tecnologico è vergognosamente inadatta.

Già è desolante che per organizzare un poco di sanità bisogna raccogliere un po’ di briciole qui e là. Rischiamo di ritrovarci dopo mesi di lotta con soluzioni che ci chiameranno ad altre lotte. La gente sembra rassegnata al fatto che certe strutture debbano fornire problemi più che servizi.

Adesso il taglio di un ramo secco come l’Avellino-Rocchetta, così vengono chiamate le ferrovie periferiche, diventa il simbolo della dismissione di un intero territorio e chiama ancora una volta i sindaci ad assumere posizioni chiare. Da troppo tempo ascolto lamenti che non si traducono mai in scelte concrete. È come se i sindaci dei nostri paesi in fondo avessero assunto l’idea che qui non vale la pena stare. E forse loro il problema lo hanno risolto proprio facendosi eleggere a sindaco: alla fine è pur sempre uno stipendio sicuro.

I problemi veri ce li hanno gli altri. Sono gli anziani che vivono in centri storici privi di servizi e negozi, sono i contadini che devono vendere a prezzi stracciati i loro prodotti, sono i giovani che trovano sulla loro strada molta droga e pochi modelli positivi a cui ispirarsi.

La vita in Irpinia si fa facendo sempre più penosa. Se si esclude la bellezza del paesaggio, che però si può ammirare solo nelle rare giornate di bel tempo, è veramente un panorama di rovine e di morti che non si lasciano inumare. Il mio sogno di un grande sciopero generale è il sogno di una giornata che segni la fine di un malessere che dura da trent’anni. Avrei anche una data, il 23 novembre, ma so benissimo che non si farà mai. Questa è una terra in cui i pavidi sono sempre in scena e i coraggiosi sono attori non protagonisti.

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Written by Arminio

30 ottobre 2010 a 10:46 am

Pubblicato su AUTORI

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