COMUNITA' PROVVISORIA

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CARTOLINE DAI MORTI

Di Adelelmo Ruggieri

E allora puoi solo parlare della tua vita o di quella degli altri.

Il tempo allevia agli uomini il dolore.

Terenzio

Svariatissimi sono i modi di morire, eppure a tale impensabile varietà si oppongono un po’ di cose certe: una di loro per esempio è che a ognuno toccherà, quando sarà, si spera il più tardi possibile per ognuno, il proprio modo di morire, e solo quello lì. Ma per l’ipocondriaco non è così. Egli ha una specialità specialissima: in lui ogni sintomo produce panico – paura; e tutto diventa abnorme istantaneamente, ma istantaneamente non si muore, tranne nei casi di “devastazione fisica” – di morte violenta. Ci vuole anche il suo tempo per morire. Anche se hai novantanove anni è molto improbabile che la morte ti colga istantaneamente – improvvisamente: le occorre anche in quel caso il suo tempo. Una delle 128 Cartoline dai morti (nottetempo, 2010) di Franco Arminio si occupa proprio del Caso della quasi centenaria:

Avevo novantanove anni. I miei figli venivano alla casa di riposo solo per parlarmi della festa dei cento anni. A me la cosa non faceva nessun effetto. Io non li sentivo, sentivo solo la mia stanchezza. E volevo morire per non sentire più neanche quella. È successo sotto gli occhi della prima figlia. Mi stava dando uno spicchio di mela e mi parlava della torta col numero cento […]

la Cartolina non è ancora finita, la novantanovenne non è ancora morta, ma manca poco. Molto poco in questo caso. La figlia le sta dicendo della torta col numero cento. Le sta dando uno spicchio di mela. Lei, la Centenaria, magari la sta guardando o guarda quello spicchio, sente che sta avvenendo qualcosa, ma non morirà subitissimo, morirà di lì a breve probabilmente, ma non subitissimo. O meglio, di lì a breve inizierà un processo, prenderanno a cessare le sue funzioni: prima quella cardiocircolatoria e allora sarà morta clinicamente, poi quella respiratoria e allora sarà morta realmente, e infine quella nervosa, e allora sarà morta legalmente.

[…] . L’uno deve essere lungo quanto un bastone e gli zeri quanto le ruote di una bicicletta, stava dicendo.

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In coda alle sue 128 cartoline Franco Arminio scrive una “Nota”:

Ho scritto queste cartoline dopo i piccoli attacchi di panico che continuano a visitarmi. Non sono più gli attacchi di una volta, quelli per cui cerchi qualcuno che ti accompagni all’ospedale e se non lo trovi ci vai da solo e quando ci arrivi ancora non ti è chiaro se stai morendo davvero o sei a un altro capitolo della tua penosa ipocondria. Ho provato a scrivere delle cartoline anche in altri momenti, ci ho provato un po’ di volte, ma ho buttato tutto. Erano simili alle altre, il disegno delle frasi era quello, ma la stoffa era asciutta, non era bagnata in quell’umore che ti viene dalla morte appena trascorsa. Allora puoi scrivere intorno a questa cosa che forse regge tutto, intorno a questo niente che sorregge e corrode ogni cosa. Lo sguardo del panico dilata i sensi, li fa grezzi, non hai tempo di raffinare, di romanzare. Dopo dieci, venti minuti sei di nuovo sul binario morto della calma o dell’agitazione usuale e allora puoi solo parlare della tua vita o di quella degli altri. I morti non ti pensano, non ti mandano nessuna cartolina.

Da questa Nota finale appare quanto mai esplicito che una delle cifre più perspicue del libro è che non sono “i morti” a mandare queste 128 Cartoline, ma sono quei 128 io visitati dal panico. È il panico a fare “bagnata” “la stoffa” di queste frasi: “bagnata in quell’umore che ti viene dalla morte appena trascorsa”.

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Nella quarta di copertina è scritto di questo libro come di un “resoconto ironico e fulminante dei tanti modi di morire”, e appena dopo di queste cartoline viene detto che ci sono inviate “da un posto sconosciuto”, e che con esse ci vengono spediti “un soffio impercettibile, una leggera pena, una vertigine, una sorpresa”.

E tutto ciò si mostra per l’intero nel libro, ma quel “posto sconosciuto” non è tale, perchè c’è (quasi) sempre qualcuno che raccoglie quel soffio, quella pena, quella vertigine e quella sorpresa, e quel qualcuno è proprio “qui” e “subito dopo” – è questo “il posto” -, e anche quando non c’è qualcuno o qualcosa, c’è magari ancora dell’altro a raccoglierlo quel soffio e quella sorpresa. Nella più breve fra le cartoline, l’ultima: “Pure io, sì pure io.” il soffio sta come nell’articolarsi della stessa lingua – in quel “,sì”.

Insieme alle 128 Cartoline e alla Nota c’è un’altra pagina nel libro, la prima; è la dedica: “A mio padre/ che non ha più bocca a quest’ora/ e non ha più dormito/ dal giorno della sua morte.” E in questa prima pagina, per niente casualmente, assenza e [non] sonno vengono posti insieme.

Una delle ultime Cartoline, la centodecima, è invece questa: “All’inizio che ci ama vorrebbe riaverci, poi si abitua al fatto che siamo morti, poi per tutti stiamo bene dove stiamo.”

E questa qui è proprio una di quelle cartoline – resoconto fulminante di cui dice l’estensore della quarta di copertina, perchè funziona proprio così per non pochi; e da un certo punto in poi, elaborato il lutto, accettato in sé il dolore e accettata la paura, si farà strada in chi è rimasto la convinzione che lì dove sta – chi non c’è più – sta bene. Che quell’assenza non è, inevitabilmente, sonno, ma almeno un poco lo rammenta o lo richiama che sia.

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Written by Arminio

24 novembre 2010 a 2:03 am

Pubblicato su AUTORI

2 Risposte

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  1. DAP è l’acronimo con il quale il glossario medico nomenclatura internazionale indica la sindrome comunemente definita “attacco di panico”

    I neuroni n controfase non riescono attraverso il sistema gaba-ergico a controllare i neuroni eccitatori del circuito dopaminergico serotoninergico noradrenergico e si innesca la cascata di eventi che conduce all’attacco di panico.
    Un disturbo del vissuto psichico, un disturbo della mente, un disturbo somatoforme su base psicogena, eredo costituzionale, ma ance una dispercezione sensoriale allucinatoria nel cui contesto prevale la sensazione di “morte imminente”.
    Ovviamente la morte non sopraggiunge nella sindrome DAP “CLASSICA-SCOLASTICA”, IL TRANSITORIO SGOMENTO DRAMMATICO PASSA DOPO QUALCHE MINUTO ANCHE SENZA RIMEDI FARMACOLOGICI CON IL CONTROLLO DEL RESPIRO E DEL BATTITO CARDIACO, MANOVRE VAGALI CHE CIASCUN PAZIENTE IN PREDA A EPISODI RIPETUTI DI DAP è in grado di gestire con senza l’aiuto di altre persone nel dramma momentaneo che improvvisamente e spesso senza aura di preavviso lo attanaglia e lo massacra in una situazione di sgomento e di dramma soggettivo.
    I soggetti che soffrono di questo disturbo , unitamente al corredo genetico eredo familiare costituzionale, possiedono una fragilità neuronale un’alterazione dei ritmi circadiani dei livelli plasmatici dei neuromodulatori chimici interessati e dunque una soglia DAP più bassa rispetto alla cosiddetta “normalità”.
    Sono tuttavia pazienti e persone alquanto sensibili, sensitivi senzienti percepienti, creativi, intuitivi in buona sostanza inquadrabili in “irregular personality”, dove l’inquadramento è indice di acume intellettivo e spiccata sensorialità.
    Se il contenuto della recenzione all’ultima fatica arminiana è condivisibile è bene che si spieghi meglio cosa sia l’attacco di panico, cosa che con molta umiltà mi sono permesso di fare nel commento, condividendo la recensione lettas nel Post. Grazie
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    24 novembre 2010 at 6:08 am

  2. invitato dall’Autore delle “cartoline dai morti”, dopo pausa di riflessione e rilettura del testo che ripeto,pubblicamente,mi è piaciuto assai assai, provo ad ipotizzare un commento che non ha la presenzione di assurgere a recensione critica.

    frequento e conosco da anni l’Autore dell’opera, con il quale ho condiviso il nucleo forte del comune avvertire come improcrastinabile la necessità di ritrovarci intorno ad un’intuizione che spesso ho definito “intuizione arminiana”, ossia l’approccio di un metodo paesologico nell’osservare la realtà, il contesto in cui si vive, per tentare di modificarla, non potendole attribuire torti, ed un materiale che è possibile sintetizzare nella terra, nel vento, nel repeertorio degli sguardi silenziosi, del grano, della civiltà contadina, del parco rurale e letterario di un territorio che geopoliticamente definiamo alta irpina altra irpinia d’oriente.

    nell’intuizione arminiana ,per chi gli è medico amico, amico e medico, si scorgono a primo acchito elementi di profondo disagio esistenziale, una specie di malessere , un conflitto profondo tra ragione e sentimento che trova soluzione nella pancia arminiana
    ovvero nel cervello viscerale un gruzzolo di centinaia di milioni di cellule neuronali che la Natura il Creatore ha sistemato sulla mucosa intestinale a fare da supporto alle sentinelle immunitare ed alle cellule che secernono ormoni interni necessari al funzionamento di coplicati sistemi bio recettoriali enzimatici.
    L’intuizione arminiana è tutta nella pancia giaccé l’Autore è stato gratificato dalla natura e dal Creatore nel senso che il numero di cellule neuronali intestinali è sicuramente maggiore della media delle persone oltre che garantire una funzionalità pressocchè perfetta a quel grappolo di cellule neuronali sistemate nelle viscere.
    Questa premessa non significa che l’Autore ragiona sempre e soltanto di pancia, quanto piuttosto che al ragionamento razionale e pragmatico, al ragionamento impregnato di sussulti emotivi emozionali si aggiunge un valore di integrazione che è appunto il ragionamento di pancia.
    L’intuizione arminiana da cui discende e promana la nostra amiciza ed il comune sentire su tematiche paesologiche a difesa del territorio altirpino d’oriente nasce nella pancia e si dirige,pi, nei circuti viscero viscerali e viscero somatc fno a raggiungere i circuiti spino talamici e midollo cerebrali.
    Nell’ntuizione arminiana c’è anche l’ispirazione delle cartoline dai morti che vengono da un lung percorso meditativo e riflessivo dell’Autore che, essenso affetto da patofobia e necrofobia, escorcizza entrambe raccontandoci ed inventandosi centoventiquattro modi maniere di possibili fine di esistenza processi del morire, leggendo i quali non possiamo fare altro che divertirci con l’ironia amara che è tpico, toponimica della gente di alta irpinia che Noi siamo.
    Con “cartoline dai morti” l’Autore offre il meglio di sè per tutti coloro che riescono a sintonizzarsi sulle frequenze di una vita appesa af filo della precarietà e della provvisorietà, a coglierne chances ed opportunità stando sempre con gli occhi ben aperti, i piedi ben piantati per terra e la testa al solito posto cioè sul collo, possibilmente senza piegare la schiena e curvare le spalle.
    In questa immagine iconoclasta c’è il significato profondo ed essenziale dell’opera arminiana, una forma di resistenza all’infinito, fino a sfibrarsi, sapendo che dopo lo sfinimento puo’ subentrare la morte ma anche riprendere la vita più bella ed interssante di prima.

    l’Autore mi ha confidato,in un colloquio davanti ad un bar recentemente, che la maniera con cui “gradirebbe” morire pobnendo fine ai suoi giorni, che auspica, è una maniera di sofferenza senza dolore insopportabile ,colmata e riscaldata dal calore umano delle persone che gli vogliono bene non solo parentali ma prevalentemente amici di cu c si puo’ fidare,alle quali in vita l’Autore ha dato il meglio di sé.
    Questa confidenza è perfettamente coerente con tutta la impostazione dell’opera “cartoline da morti” in quanto crtamente dal nostro Autore non potevo aspettarmi di preferire una morte improvvisa o addirittura violenta.
    L’invito a leggere “cartoline dai morti” con la leggerezza dell’intelligenza ironica ed autoironica e la profondità di chi ha piena la consapevolezza di avere tra le mani un libro di piccole dimensioni tipografiche (Nottetempo) ma di grandissima cifra narrativa poetica letteraria .
    Quel mix ben riuscito tra Leopardi Pasolini e V Magrelli che in altre occasioni mi ero permesso di evidenziare raccogliendo peraltro lusinghier apprezzamenti proprio dall’Autore e non soltanto.
    Rocco Quagliariello, con stima ed ammirazione.

    rocco quagliariello

    26 novembre 2010 at 6:52 am


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