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da monia gaita

“Il mio paése” / di  Monia Gaita

E’ circondato il mio paése da una coróna incalcolàbile di vènti crepitanti,

una coróna di spine, un còrpo armato di stélle,

un àmpio indìzio di córse di cinghiali

che impóngono tributi di paura imprecisàbile a campagne

dóve i falchétti segnalano il confine tra l’incantésimo di fichi néri e bianchi

e  fùlmini che incartano partènze.

Il mio paése ha incastonato fuòchi, sógni e fondaménti in un anèllo,

l’anèllo invisìbile e matèrno

che incastra il cùneo degli impulsi e dei messàggi

déntro il légno,

che include nell’elènco delle piètre anche il mio nóme

su cui s’incróciano in un punto di segréti interpellanti

lane e fèrri.

 E’ qui che vòglio stare, al largo delle còste dei rumóri d’altri luòghi,

 déntro Magliano mia, pure da mòrta,

 nella casa dóve mia nonna recitò per una vita il crèdo macinato del lavóro

 e mi crébbe, cóme una pianta a ùnico esemplare,

 tra fissi Cristi e Madònne transitive,

 idiòma di rosàri, distinto croceségno alle paréti,

 con amóre.

Magliano: il vico di Montefredane in cui sono cresciuta

(segnalata da Franco Arminio / postato da Angelo Verderosa)

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Written by comunitariamente123

25 novembre 2010 a 1:24 pm

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3 Risposte

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  1. angelo ha risistemato con cura il post che era uscito in maniera scorretta.
    direi che è un amministratore di cui ci possiamo fidare.

    arminio

    25 novembre 2010 at 3:05 pm

  2. bèlla poesìa, mà perchè tùtti quèsti accènti?

    sergio gioia

    25 novembre 2010 at 8:07 pm

  3. Gli accenti segnano la partitura musicale delle strofe e ci invitano a conferire peso e spessore alle parole, a ciò che diciamo. Anche visivamente tendono a porre in rilievo il bilanciere fonico che una poesia porta con sé come un DNA necessario. Purtroppo, caro Sergio, oggi non si dà più importanza alle parole. La TV col suo dizionario stupidologico e certa carta stampata col suo campionario lessicoscemogràfico, che sarebbe bene riciclare per altre cose ben più utili, mortificano continuamente il linguaggio. Ma sappiamo che bisogna tenacemente sorvegliare il linguaggio in quanto se lo impoveriamo e lo sfregiamo, impoveriamo e sfregiamo lo stesso pensiero che ne presiede lo sviluppo e la genesi. Diamoci tutti una mano e boicottiamo il sottopensiero che partorisce il sottolinguaggio di tanti sottopolitici e di tanti sottolibri che finiscono con frequenza anche sui banchi di scuola.
    Un saluto affettuoso a tutti

    Monia Gaita

    11 dicembre 2010 at 3:37 pm


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