COMUNITA' PROVVISORIA

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ADRIANA ZARRI
(26 aprile 1919 -18 novembre 2010)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teologa, scrittrice,
giornalista, eremita,
donna libera e indipendente.
Tutti coloro

che ne hanno apprezzato

le battaglie, le opere, la vita,

la ricordano,
con affetto e gratitudine.

Lei stessa ha scritto
questo epitaffio:

NON MI VESTITE DI NERO

è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c’è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un’epigrafe d’erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.


 

 

 


Come definirebbe la fede?
Credo che noi abbiamo un concetto molto intellettualistico della fede. La fede non è necessariamente credere nell’esistenza di Dio, nella divinità di Cristo, nella risurrezione, nei cosiddetti contenuti di fede. La fede è soprattutto un atteggiamento di ascolto, di disponibilità. Perché se è vero che ci si salva per la fede, e se è vero che gli uomini onesti si salvano, allora si vede che questi uomini onesti anche se non hanno la fede, anche se non credono come crediamo noi, la fede ce l’hanno, i cosiddetti non credenti. I non credenti onesti oggi sappiamo tutti che si salvano, a parte il fatto che si salvano tutti perché io nell’inferno non ci credo, quindi si salvano tutti. Si tratta di vedere l’ampiezza dell’anticamera che dovranno fare. E certo anche tanti cosiddetti credenti dovranno fare una lunga anticamera. E magari tanti cosiddetti non credenti la faranno più breve.


Si parla di chiese che si svuotano, di fede che viene meno. È un vero problema della nostra epoca?
Bisogna vedere se le chiese che erano piene una volta, di chi erano piene, di credenti o di non credenti? È il discorso che facevamo prima, della fede. Quelli che vanno in chiesa, sì, sono credenti dal punto di vista intellettuale, credono nell’esistenza di Dio e tutto il resto, ma tante volte non hanno questa disponibilità, questo ascolto. Per cui in realtà non sono credenti. E le nostre chiese sono piene di non credenti e per fortuna le nostre strade sono piene di credenti inconsci, anonimi. Che dicono di non credere e magari credono, sia pure in una maniera diversa da noi.

 

 

 


( Da un’intervista a cura di Paolo Tognina su VOCE EVANGELICA del 6 Giugno 2005)

 

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Written by soter54

26 novembre 2010 a 12:31 pm

Pubblicato su AUTORI

6 Risposte

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  1. troppo facile dire che un non credente ha fede, troppo facile essere cattolica e dire di non credere all’inferno. è ridicolo dire che la fede è un atteggiamento di ascolto, di disponibilità. ma perchè, che male c’è a essere ateo? dall’intervista si capisce chiaro che la zarri è atea, ma ha mangiato da cattolica, ci si è fatta un mestiere sopra, ci ha guadagnato in fama e soldi. e come lei molti, solo a dire di essere atei in italia si ha un minimo di coraggio, magari atei di destra e non consumisti. sarebbe il martirio…atei poi e apolitici sarebbe il colmo, il massimo!

    sergio gioia

    26 novembre 2010 at 2:10 pm

  2. Molto umilmente, caro Sergio ti dico che ti stai sbagliando circa Adriana Zarri, donna che ha vissuto da eremita, in assoluta povertà, fino alla morte..
    Io non so cosa sono, a proposito di fede, ma quelli che sono mossi dal sacro fuoco mi inquietano molto; e mi riferisco a ogni tipo di “verità rivelata”, anche quelle atee, laiche, pseudosportive e chi più ne ha più ne metta…te lo dico come se ti stessi guardando negli occhi, e col cuore.

    Salvatore D'Angelo

    26 novembre 2010 at 8:43 pm

  3. Su questo post, interventi anche qui :
    http://lapoesiaelospirito.wordpress.com

    Salvatore D'Angelo

    26 novembre 2010 at 9:09 pm

  4. volevo solo dire che non credere nella divinità di gesù, nella resurrezione, nell’esistenza dell’anima significa essere tutto fuorchè religiosi in senso teistico alla maniera cristiana. il problema è quando si vuole essere tutto e il contrario di tutto, senza rinunziare a niente. è un male tipico di chi in fondo non crede a niente. che mi importa se uno vive da eremita, anch’io vivo come un monaco ma che c’entra questo con le convinzioni filosofiche?

    sergio gioia

    26 novembre 2010 at 11:30 pm

  5. Caro Sergio, che senso ha fare polemica, così, tanto per farla? Ho stima della tua intelligenza, dunque perchè dici queste cose?

    “Signore, guarda le mie mani.
    Forse c’è una corona.
    Forse
    ci hanno messo una croce.
    Hanno sbagliato.
    In mano ho foglie verdi
    e sulla croce,
    LA TUA RESURREZIONE.”

    “Lasciate solo la terra
    che scriva, a primavera,
    un’epigrafe d’erba.
    E dirà
    che ho vissuto,
    CHE ATTENDO.
    E scriverà il mio nome e il tuo,
    uniti come due bocche di papaveri.”

    Ti sembrano parole di una che non ha fede, che non crede nella resurrezione e nella divinità di Dio?

    Una che si rivolge a Dio chiamandolo SIGNORE, e dice “sulla croce la tua risurrezione” ( profferendo un netto atto di fede), e che chiude dicendo “ATTENDO”: “attende” che Dio, il suo Signore, venga a renderle la promessa di resurrezione, di nuova vita, e lo aspetta auspicando che la terra, a primavera, intrecci il nome suo(di lei, adriana) e quello di Dio “uniti come due bocche di papavero”…

    Ti sembra una miscredente, questa?

    Ho riportato quel breve stralcio di intervista perchè lì vi si sottolinea uno dei MALI CHE AFFLIGGONO L’UOMO TOUT COURT: l’aridità, la chiusura, l’ipocrisia, la mancanza di DISPONIBILITA’ a capire e comprendere chi IN APPARENZA ci sembra lontano.
    Considerazioni che hanno un senso univerale, che vanno al di là del puro fatto religioso come identità chiusa, ostile; patrimonio che appartiene all’uomo in quanto tale, dunque a TUTTI gli uomini.

    Insomma, caro Sergio, rendere onore , ricordare chi , pur essendo lontano da noi, ci ha “toccati” e dato qualcosa, tu questo come lo chiami?

    Ahi, i retropensieri, il proiettare sugli altri i pre/giudizi che su di loro ci siamo costruiti….

    Suvvia, ricordati ciò che ci dicemmo a Sant’Andrea di Conza in margine alla mostra di Salvatore Di Vilio….
    grandi sono ( e saranno) i fermenti sotto il cielo..

    Salvatore D'Angelo

    27 novembre 2010 at 12:45 am

  6. Il commento del 27 novembre 2010 ore 12.45 a.m(poco dopo la mezzanotte trascorsa) è sovrapponibile ad un commento che lo stesso commentatore indirizzo’ alla mia modesta persona qualche anno addietro…!!!!!!!!
    Caro Sergio, “non ti crucciar di loro ma guarda e passa” ed esprimi liberamente le tue idee, SEMPRE.
    Absit iniuria verbis.
    Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    27 novembre 2010 at 4:55 am


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